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Roberto Ballardini

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Roberto Ballardini ha vinto il 27 agosto 2017

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  1. Colazione su Venere

    @libero_s Ciao Libero. Il piacere è reciproco, e sono contento che ti sia piaciuto. Grazie.
  2. Colazione su Venere

    @Sira Giusto, direi di sì. Per quel che riguarda l'immedisemazione, penso sia giusto perlomeno citare il proctologo che mi ha visitato qualche mese fa . Devo dire, in tutta sincerità, che oltre ad avermi fatto sentire come una vittima di stupro, mi ha insegnato un sacco di cose sulle intrusioni corporali. Può essere che la parte più cialtrona del racconto io la debba proprio a lui. Ti dirò che ogni volta che posto qualcosa del genere lo faccio con l'ansia di venire infamato per la volgarità o per l'idiozia. Fortunatamente mi è andata sempre bene. Soprattutto grazie al resto della quadriglia Le conversazioni le trovo parte dei momenti e degli incontri, e la specifica successiva allunga un periodo senza dare info ulteriori. Sono d'accordo Ci riguardo. Ma certo!
  3. Colazione su Venere

    @Sira Giusto, direi di sì. Per quel che riguarda l'immedisemazione, penso sia giusto perlomeno citare il proctologo che mi ha visitato qualche mese fa . Devo dire, in tutta sincerità, che oltre ad avermi fatto sentire come una vittima di stupro, mi ha insegnato un sacco di cose sulle intrusioni corporali. Può essere che la parte più cialtrona del racconto io la debba proprio a lui. Ti dirò che ogni volta che posto qualcosa del genere lo faccio con l'ansia di venire infamato per la volgarità o per l'idiozia. Fortunatamente mi è andata sempre bene. Soprattutto grazie al resto della quadriglia Le conversazioni le trovo parte dei momenti e degli incontri, e la specifica successiva allunga un periodo senza dare info ulteriori. Sono d'accordo Ci riguardo. Ma certo!
  4. Jukebox

  5. [Gioco] Catena musicale

    What's the frequency, Kenneth?
  6. [Gioco] Catena musicale

    Occhi da orientale
  7. Colazione su Venere

    @Sira Felice che vi sia piaciuto! @Rica Proprio vero. @Anglares Ciao Anglares! Felice di esserci. Aspetto
  8. Cosa state leggendo?

    @Thea Piaciuto moltissimo @AnnaL. Appena comprato e in lista di attesa. spero prenda anche me Appena finito Borne di Jeff Vandermeer. Ottimo. Fantascienza d'autore, edizione stupenda, trovate geniali (bellissima la piscina biotec, se mai faranno il film renderà benissimo sullo schermo). A tratti ho faticato un po', perché le parole diventavano fini a se stesse, ma sono arrivato comunque felicemente alla fine in tempi rapidi. La cosa che mi ha colpito di più è l'analogia credo involontaria tra le peripezie dei protagonisti nella città distrutta e le immagini dei notiziari che vengono dalla Siria. Quando si dice che la fantascienza, a volte, sa cogliere la realtà come pochi altri generi letterari (a modests opinione del sottoscritto, ovviamente).
  9. Colazione su Venere

    @Rica Ciao Fede.Ho latitato un po', però accidenti se mi sono mancati questi commenti. Doppiamente grazie. Bene. Sono molto soddisfatto, direi. Sono d'accordo. Ho fatto tutto un po' in fretta, ma giuro che tutto ciò che ho tagliato prima di postare l'ho fatto pensando a te. Sempre più contento. Non lo so. Per quel che mi riguarda propendo sempre per vivere il presente. Alle illusioni credo di aver già dato fin troppo. Piano. Vai piano. Io sì, ma essendo una battuta del cameriere, senza quella ripetizione mi suona un po' monca. Assolutamente no. Mi ero dimenticato che fosse maiuscolo. Per tutte le altre piccole correzioni, condivido in pieno. Bello essere di nuovo qui a postare. Ci sentiamo da te, prossimamente. Ciao.
  10. Colazione su Venere

    Nova Hendrix scese dal taxi ai piedi dell’Interstellar e con le mani lisciò le pieghe del lungo cappotto di policandro, indugiando sulla curva dei seni a beneficio del giovane portiere palestrato. Nemmeno le piacevano gli uomini, già allora, ma la sua vanità era universale e in genere non le poneva restrizioni di carattere sessuale. Estetico ed economico, forse, ma tutto il resto era ben accetto. Il ragazzo le scoccò un’occhiata maliziosa e un sorriso lascivo, umido come un giro di lingua ben stretto intorno agli easter eggs corporali delle sue giovani e meno giovani amanti. Attraversò la hall sconfinata e disseminata in modo apparentemente casuale di colonne ambrate, nelle quali affioravano i costosissimi fossili dorati che quell’anno andavano per la maggiore. Il cappello a tuba bianco e nero le era costato un patrimonio ma cazzo se ne era valsa la pena per come la fece sentire adeguata in mezzo alla scrematura darwiniana della migliore società newyorkese. I Fibre tondi e rossi coprivano buona parte delle lentiggini sugli zigomi e gli stivali di pelo erano forse un pelo troppo vistosi, ma in mezzo alla feccia capitalista dell’Interstellar lei si sentiva la donna di classe che sapeva di essere e filò via dritta in direzione degli elevatori Humberg, per salire agli ultimi piani e intervistare la giovane esordiente che aveva appena preso un oscar come migliore attrice non protagonista. Nova Hendrix scende dal taxi ai piedi dell'Interstellar e sosta qualche istante sul marciapiede, prima di entrare. La sua figura è molto più sottile e sobria di un tempo. I corti capelli bianchi e il cappotto grigio ardesia la definiscono per intero. Il portiere è un ragazzo giovane come allora, anche se lei non è più in grado di attirare la sua attenzione. Gli ascensori vanno avanti e indietro lungo le piste verticali incassate nell’angolo di congiunzione delle facciate e lei infila il primo senza nemmeno doversi fermare, con la sua andatura da tartaruga ottuagenaria. La sensazione è sempre quella di salire racchiusi in una goccia di rugiada scintillante, trasparente, limpida. Gli ingranaggi meccanici sono posti in bella vista sulla schiena della cabina. I due piani terrazzati del club, in cima al palazzo, la accolgono con la stessa intimità e lo stesso volume di ricordi dei numerosi momenti, incontri, conversazioni che ha vissuto lì fin da quando i suoi genitori la portavano con loro durante le cene di lavoro del papà o i pranzi di rappresentanza della mamma. Vi ha festeggiato il raggiungimento della maggiore età, la prima laurea, il primo disastroso fidanzamento con un uomo. Mio dio, un uomo. Quando ci pensa le viene ancora da ridere. Nel bene e nel male, l’Interstellar l’ha accompagnata nel corso di tutti i momenti salienti della sua vita, con la stessa delicatezza con cui il direttore di sala l’accompagna al solito tavolo. È a quel tavolo, vicino alla balconata, che ha intervistato Sera Williams la prima volta ed è lì che è cominciata la loro relazione. Ricorda ancora perfettamente quel primo incontro, ogni parola che si dissero, anche quando spense il registratore e fecero una pausa per chiacchierare informalmente, come due amiche. Ora che ci pensa, Nova è sicura che non lo siano mai state, amiche. Tra di loro l’attrazione è sempre stata tale, fin dal primo momento, da non permettere loro di essere altro che amanti. “Sei lesbica?” le chiese Nova a un certo punto, meravigliandosi della sua stessa audacia. E con un’attrice già discretamente famosa qual era Sera allora. Pazzesco. Ancora oggi si chiede che cosa le fosse preso. “Oh, perché me lo chiedi?” rispose Sera, sorridendo maliziosa, per nulla imbarazzata. “Ho un pelo di fica fra i denti?” È sicura di essersi innamorata di lei fin da quella prima sarcastica risposta alla sua domanda sfrontata. Avrebbero convenuto, successivamente, di essersi comportate in modo molto inusuale rispetto alla loro condotta abituale, come se entrambe fossero sotto l’effetto di un potente incantesimo. Nova lascia il cappotto nelle mani di Julian, il cameriere più anziano dell’Interstellar, e si siede. L’aria riscaldata artificialmente dalle pompe di calore del locale è gradevole ed è bello potersene stare all’aperto sotto il cielo invernale come seduti nel salotto di casa propria. È sempre a quel tavolo che condivisero il loro primo litigio. Non l’aveva mai vista arrabbiata, prima di allora, e la trovò ancora più bella del solito. Il diverbio ebbe luogo per via della tattica non proprio esemplare che Nova usò per averla tutta per sé. “Ma come hai potuto?” l’aggredì Sera, fissandola inferocita negli occhi come se volesse cavarglieli. “Voglio dire, parlare con me di Coral come se fosse uno scarafaggio e poi scopartela neanche ti fossi perduta nel deserto e la sua fica fosse l’unica cosa bagnata nel raggio di centinaia di chilometri?” “Ero confusa. Mi piacevi tanto, volevo attirare la tua attenzione e non sapevo come fare” replicò Nova con l’espressione contrita di un cagnolino messo in castigo per la sua eccessiva esuberanza. “Per questo sei andata a letto con lei tutte le sere per almeno due settimane? Credevi davvero che prima o poi non sarebbe venuta a raccontarmelo?” “Quando tu e Coral avete rotto…” “A causa tua.” “E sia. Quando tu e Coral avete rotto, a causa mia, le cose hanno preso una piega imprevista: lei è venuta da me per farsi consolare e io, in certe situazioni, non riuscivo a controllarmi. Parlo al passato perché ora, invece, ci riesco benissimo, eh” puntualizzò per paura di aprire altri fronti. “Coral era una gran bella scopata, d’accordo, ma era te che volevo, quante volte ancora dovrò ripetertelo?” “A me lo vieni a dire cos’era Coral? Io ci andavo a letto da almeno due mesi, prima che tu riuscissi a metterci l’una contro l’altra.” “Ma poi ti sono venuta a cercare e tu eri felice che lo avessi fatto, non puoi negarlo.” “Perché mi avevi raccontato cose terribili su di lei, che non erano vere.” “Qualcuna lo era. Era stata davvero con un uomo.” “Prima di incontrare me.” “Ma era un uomo.” “Erano cazzi suoi, perdio! E tu mi hai fatto perdere un’amica.” “Ma te ne ho fatta trovare un’altra, che modestamente sarei io. E da quello che mi hai detto quando ci siamo conosciute intimamente, non mi pare che tu ci abbia rimesso nello scambio.” “Non è questo il punto.” “E quale sarebbe, allora?” “Il punto è che Coral era anche amica tua, la migliore amica tua, a quel che andavi in giro a dire. Questo fa di te una traditrice. E chi tradisce una volta…” “Smettila. Il punto è che io ti amo.” “Ah, ci siamo.” “Ma è vero, lo sai.” “No, il punto è che tu hai una personalità forte e io no.” “Però vorresti averla e ora incolperai me per aver intralciato il tuo percorso formativo, dico bene?” “Ecco, vedi cosa intendo? Tu riesci sempre a neutralizzare la mia personalità.” La superarono, naturalmente, com’è normale che sia. Anzi, dopo un esordio tanto eccitante da poter difficilmente mantenere il ritmo, in seguito a quel primo litigio trovarono il giusto equilibrio per proseguire e coltivare la loro relazione, che si distese nelle rispettive coscienze come un mantello di terra fertile e cielo che semina, nutre, scalda. A Sera la similitudine della terra femmina e del cielo maschio non piacque mai, ovviamente. Lei odiava le metafore naturali perché in genere chi le invoca, sosteneva, poi arriva infallibilmente a parlare di leggi vecchie come il mondo e di tutto il male in cui incorra chiunque abbia la scelleratezza di trasgredirle, sorvolando sul fatto che è sempre e soltanto l’uomo a punire sé stesso e il prossimo. La natura non punisce, la natura è complessa, è cambiamento. La natura è morte, è vita. Nova sorride, ora. È proprio al cambiamento che pensava il giorno del loro undicesimo anniversario. Ride, tanto da doversi coprire la bocca con la mano affinché la gente intorno non la prenda per pazza. Ride e prosegue con i ricordi. Le allungò il pacco sul tavolo, incartato e infiocchettato, e rimase a guardarla con l’ansia e l’entusiasmo trattenuto a stento di un bambino che pregusta un momento di piacere, le mani giunte tra le ginocchia, strofinandole avanti e indietro per l’eccitazione. Gli occhi brillanti, il labbro inferiore sporto in fuori, come aveva sempre fatto fin da bambina quando pensava di meritarsi un bacio o un abbraccio. Persino le lentiggini sembrarono accendersi e spiccarle sul volto più del solito. È vero, Sera non voleva sentire parlare di ruoli sessuali, eppure Nova era sempre stata dell’idea di rappresentare, nella loro relazione, la parte più mascolina: irruente, ruspante, impulsiva, impaziente. Sera, al contrario, era riflessiva, prudente, sensibile, calma, almeno fino a quando non estrasse il regalo dalla scatola. Nova sollevò il menù affinché dai tavoli vicini non potessero vedere, ma Sera emise un urlo che fece girare tutti, e il fallo di gomma volò oltre il parapetto d’acciaio e cristallo temperato, come un roseo embrione alieno svirgolante nell’aria, in picchiata libera sugli utenti del club al piano inferiore. Trascorsero alcuni minuti di silenzio prima che Sera fosse in grado di superare lo shock e organizzare una reazione razionale. “Ok, puntualizziamo una cosa” disse infine con aria grave. Nova, ammutolita per la delusione, avrebbe voluto correre di sotto a recuperare il giocattolo costatole sessanta euro, ma tutte le persone intorno puntarono gli occhi su di loro, per non parlare di quelli di Sera che la inchiodarono alla sedia, crocifissa per un peccato che ancora non comprendeva. “Per me essere lesbica significa innanzitutto non dover subire intrusioni corporali più profonde di un dito medio. Chiaro?” Il labbro inferiore di Nova sparì sotto quello superiore. Lo sguardo si spense e rimase soltanto la spia opaca del senso di colpa e della delusione, ciò nonostante si sforzò di rispondere e Sera l’ascoltò incredula all’idea che lei avesse potuto pensare di infilarle nella passera quella protesi disgustosa. “Perché solo il medio?” “Perché è quello più lungo, genio, e se va bene quello vanno bene anche tutti gli altri, no?” “Anche la lingua? La mia potrebbe essere più lunga del dito medio.” Sera la fissò per qualche secondo, e poi la linea dura delle labbra si spezzò in un sorriso. “Scema.” In quel mentre sopraggiunse il cameriere e posò sul tavolo il pene artificiale, avvolto in un tovagliolo. Da come l’oggetto continuava a muoversi al minimo tocco, diede a entrambe l’impressione di essere vivo. “L’hanno portato su dal piano di sotto. Mi pare sia partito da qui, vero?” Nova ringraziò, arrossita, e se lo fece cadere in grembo, sotto il tavolo. Il ragazzo, bello e muscoloso almeno quanto il portiere di quella mattina, ventidue piani più giù e un po’ di anni prima, indugiò a guardarla con un sorrisetto malizioso. “Desiderate qualcos’altro, già che sono qui?” “Non quello che pensi tu. Non è mica per me, quell’affare. Ci gioca il mio cane.” “Un fenomeno. Dovrebbe condividerlo in rete.” “Oh, non in quel modo, come potrebbe? È un maschio. Ci gioca con la bocca.” “Ancora meglio.” “Oh, maledizione! E tu che ridi, accidenti?” Mentre il cameriere si allontanava, Nova tirò il tovagliolo a Sera che si è accasciò sul tavolo e rischiò di soffocare per le risate. Poi le tirò anche la protesi, lei parò istintivamente con la mano e l’uccello di gomma prese di nuovo il volo oltre il parapetto. Si alzarono e fuggirono via, in lacrime, tenendosi per mano, ridendo come due dementi. Nova riesce a trattenere l’ilarità, e gli occhi cominciano a lacrimarle ma non soltanto per il ricordo esilarante. Sono tanti i ricordi. Troppi. Eccola lì, Sera, nella sua forma migliore, nella sua migliore interpretazione che le è valsa l’ennesimo oscar, questa volta alla carriera. Sullo schermo gigante dell’Interstellar, montato sul traliccio metallico che attraversa il terrazzo, passano le immagini di Colazione su Venere. Un servizio commemorativo del notiziario, com’è logico aspettarsi, nell’anniversario della scomparsa di Sera Williams, la grande attrice. Nova sfila il fazzoletto di seta dalla scollatura e si asciuga gli occhi. Il cameriere che si avvicina per l’ordinazione assume di colpo un’espressione preoccupata, ma lei alza una mano dalle dita sottili come ramoscelli e gli fa segno di non preoccuparsi. È giovane e nuovo del locale, non le ha mai viste lì insieme. Come potrebbe? Sono passati quasi vent’anni dall’ultima volta. Ora Nova ne ha ottantasette ed è difficile credere che questa vecchia incartapecorita sia stata compagna di vita della giovane dea che si muove con naturalezza sullo schermo, eternamente giovane nella memoria collettiva. In qualche modo, però – forse una luce sul volto dell’anziana donna, forse una semplice intuizione – il ragazzo si volta verso lo schermo alle sue spalle, rimane a guardare qualche istante, e di nuovo abbassa gli occhi su di lei. “Era una sua ammiratrice? O forse la conosceva?” Nova annuisce, senza specificare quale delle due, incapace di parlare anche se le lacrime si sono fermate. “Torno dopo, per l’ordinazione” sussurra il ragazzo, facendole una breve carezza sul dorso della mano, e si allontana. Nova lo guarda scambiare qualche parola con il cameriere anziano che le ha preso il cappotto. Rimane a contemplare lo schermo per qualche minuto ancora, lascia un paio di banconote sul tavolo e si alza a fatica. Le immagini del film, sature di blu e azzurri che sembrano arrivare da pianeti lontani, spiccano contro il cielo giallo di un mondo logoro e vecchio persino più di lei. Un mondo che ha dimenticato i suoi colori più puri. Il cappotto le scivola addosso con delicatezza, senza che lei abbia dovuto chiamare. Quando si volta è sorpresa di vedersi accanto il cameriere più giovane che le sorride con la dolcezza di un bambino. Lei gli accarezza una guancia e si avvia lentamente alle colonne scintillanti degli elevatori Humberg.
  11. Se fossi un albero

    @AdStr Ciao. Lascio il mio commento. Non ho letto i precedenti quindi senz'altro ripeterò qualcosa. Dunque, prima qualche osservazione personale, altrimenti non mi passano il commento. Comunque bazzeccole, perchè il racconto è scritto bene. nella sua direzione, per evitare la ripetizione Non mi fanno impazzire queste descrizioni telegrafiche, ma probabilmente sono io che sono antiquato L'uomo ha una pancia prominente, la sua igiene è trascurata e fa uno sforzo visibile per interagire con noi. Come non detto, come non detto. Eliminerei la battuta, a che serve? Ospitano non mi suona bene. Un più semplice sulle sbarre, magari. Bello L'immagine è chiara, ma la evidenzierei ancora di più : Davanti a loro gli alberi più grandi sovrastano con gentilezza gli arbusti, più esili, e avvolgono il percorso come in una sorta di guscio, una cupola rada che lascia filtrare i raggi del sole a fasci. Bella, comunque. insiste Max, per attirare la sua attenzione E' stata lei stessa a formulare l'ipotesi che l'albero fosse circondato da altro, e ora ipotizza che non lo fosse. Due ipotesi contraddittorie. Ho afferrato il concetto, mi piace e lo condivido. Credo sia questo sia il punto focale della storia. Per questo cercherei di ripulirlo e sintetizzarlo Forse non siamo qui per evincere un senso dalla storia. Forse siamo qui per dargliene uno, con le nostre mani. O in qualche altro modo, naturalmente Sarà, ma a me pare che lui, sotto sotto ma neanche tanto, una missione da compiere ce l'abbia. Mi è piaciuto molto, per diversi motivi. Innanzitutto perché si confà perfettamente al mio modo di intendere la scrittura, molto simile a una sorta di meditazione buddista. Poi perchè credo sia maledettamente difficile descrivere la natura e tu ci sei riuscito bene. Nella trasandata figura del custode ci si potrebbe vedere un contrasto tra la natura umana, imperfetta, e la Natura che ha un suo ordine e un suo equilibrio, al contrario, perfetto. Naturalmente la bella Cristina invalida subito questa teoria, anche se non dovrebbe. Non te ne voglio, per questo. In quanto uomini siamo portati a idealizzare la figura femminile, anche se non dovremmo, credo. E comunque fanno tutti parte del giardino, no? Anche il custode, poveraccio. Per finire, mi è piaciuto anche perché l'idea è molto originale, lontana dagli stereotipi narrativi più comuni. Insomma, bello. Complimenti.
  12. Lista, giuria e annunci

    @Andrea28 Troppo buono, Andrea. Grazie @libero_s Vero niente, ma grazie per il complimento . E complimenti a te, piuttosto. Bravo.
  13. Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    Chiedo la cancellazione dei racconti sopraindicati. Grazie
  14. Bertinoro\Las Vegas, andata e ritorno

    @Rica Non sono voluti. Forse erano impostati male nel Word e poi incollando sono rimasti. Non ho questa gran passione per i rientri. Per gli stacchi invece sì. Non è detto che ti sbagli. E nemmeno che abbia sbagliato io. Non mi piace parlare di sbagli. Lo può fare chi vuole diventare Scrittore e deve per forza trovare delle regole. Io non ho questo problema e non mi piace ripetermi, nemmeno quando la imbrocco. Quando lo faccio, mi annoio e mollo tutto. Ora come ora, lo ripeto, il racconto fa molto National Geographic e mi piace per quello. E oltretutto fa parte della struttura del racconto, di cui hai appena fatto il sunto tu stessa. Sinceramente mi stupisce la tua domanda. In merito alle anatre e ai cicloamatori ho già risposto esaurientemente nel commento precedente. Non sto a ripetermi. Sulle anatre sono d'accordo e sul resto no. Ora ho imparato. E grazie ancora per la dritta. I tagli li capisco, ora, lo sai, e grazie a te e ad altri ho dato una bella ripulita alla mia prosa. Non credo di potere (volere) andare oltre, che poi finisce che scriviamo tutti allo stesso modo e non sia mai. Ricambio l'abbraccio e grazie del tuo tempo. Ciao Fede.
  15. Bertinoro\Las Vegas, andata e ritorno

    @Rica Tutto bene
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