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Roberto Ballardini

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  1. Roberto Ballardini

    Viaggiatrice del tempo in tempo di guerra

    @edotarg Sì, di innocenza e vulnerabilità. In genere, negli anziani e nei bambini - data la non premeditazione o consapevolezza del proprio esigere - si è portati a ravvisare l'innocenza. O forse è proprio la vulnerabilità stessa, indiscutibile in quelle fasce d'età, a far leva sull'indulgenza del nostro giudizio. Comunque sia ne hanno pienamente diritto e anche questo non si può mettere in discussione, credo. Non era questo che intendevo . Con questa giostra intendevo la giostra dei nostri tempi che per chi ha fatto la vita di mia madre (in cui temo non ci sia stato molto spazio per quel divertimento che noi oggi reputiamo un diritto o addirittura - lo si evince dalle dichiarazioni dei politici dopo ogni atto terroristico - un segno distintivo del nostro modo di vivere) presumo appaia come qualcosa di incomprensibile (spesso faccio fatica a comprenderla persino io, ti dirò ). I richiami nei versi seguenti alla modernità e alla tecnologia in continua evoluzione rimarcano questo aspetto luminoso e rutilante della nostra contemporaneità. O almeno quella era l'intenzione. Sì, certo. La poesia voleva parlare di lei, di mia madre, seguendo il binario del rapporto tra il suo tempo e il nostro, ma anche quello più generale di ogni guerra che ogni vita è chiamata ad affrontare. Io perlomeno la vita la vita la vedo così e voglio citare da un saggio di Antonello Mangano la definizione per me più realistica di ciò che è la vita e il nostro mandato per viverla: "La vie est un combat que nous devons combattre (scritta murale nelle campagne di Foggia, 2010, il cui autore è certamente uno degli anonimi raccoglitori che di lì sono transitati). Non c'è molto altro da aggiungere, per quel che mi riguarda. E' sicuramente complicato, e non so nemmeno quanto possa essere legittimo che io vada così sul personale su un forum virtuale, ma d'altra parte la poesia è sicuramente molto personale, quindi tanto vale andare fino in fondo. Diciamo che non c'è una vera e propria malattia, ma un lento degrado fisico e mentale (molto difficile da immaginare fino a che non lo si vede, almeno per me). Dire che questo abbia complicato i nostri rapporti, non mi convince. Diciamo piuttosto che c'è sempre stato un abisso tra il mio modo di vivere e il suo e che semmai la sua vulnerabilità ci ha avvicinato. Per quanto sia possibile avvicinarsi, certo. Ci sono dei limiti che è difficile valicare a meno che non si sia disposti a fingere emozioni che non sussistono. Sì, quell'accostamento è reale, direi, non è un luogo comune . Ci sono senz'altro delle analogie di fondo. Amore sì, per quanto io sia restio ad ammetterlo. Odio no, non proprio. Direi più un complicato conflitto di interessi. Corretto, sì, ma difficile da liquidare in così poche parole. Io non credo che persino noi che le viviamo, abbiamo compreso fino in fondo le contraddizioni del nostro tempo e le implicazioni che hanno sulla nostra vita. Solo a prendere in considerazione la virtualità, per esempio - che ha cambiato e sta cambiando moltissimo i rapporti tra le persone - , c'è ancora molto da capire, credo. D'altra parte, mai come ora il nostro rapporto con la natura sta ai minimi storici, no? E quello che mi lascia esterefatto è come quelle che sono notizie e prove inconfutabili - e non più previsioni catastrofiche di esaltati ambientalisti - in merito all'estinzione del genere umano, continuino a non fare notizia. Ma non divaghiamo, certo. Sì, tutto ciò che scrivo in realtà sono domande che pongo a me stesso. Risposte vere e proprie non ne do. Semmai opinioni personali di carattere generale che, nello specifico, rimandano alla scritta sui muri di Foggia citata in precedenza. Comincio a pensare che illudersi in merito al futuro che abbiamo davanti sia una prerogativa inevitabile. D'altra parte anche un pessimismo tout court sarebbe poco realistico e quindi tanto vale affrontare la vita con uno spirito combattivo, votato ad ottenere buone condizioni di vita e diffondere un atteggiamento positivo nelle persone che ci stanno intorno. Semmai la differenza la può fare il proprio livello di consapevolezza. Se oggi mi permetto ancora il lusso di avere sogni, ammesso e non concesso, lo faccio con la consapevolezza di sognare e non di incassare un anticipo sulla realtà. Credo sia una questione fondamentale, di questi tempi. Vivere la propria vita per quello che è, con dignità e quella stima che certamente ognuno di noi merita. Be', quasi ognuno di noi. Parole sante. Sì, perlopiù corretta. Leggerò senz'altro, e commenterò. Abbiamo ancora un po' di tempo prima che chiuda il locale, no? Ciao, e grazie del bel passaggio.
  2. Roberto Ballardini

    Viaggiatrice del tempo in tempo di guerra

    @@Monica Grazie, Monica. E' davvero un bel complimento che mi inorgoglisce un bel po'. Sulla veridicità delle tue affermazioni non ho voce in capitolo, ovviamente, ma che qualcuno possa avere una simile opinione di me è una cosa che mi fa senz'altro piacere. Mi viene da dire che non credo di essere a caccia del mero piacere materiale, tutt'altro, però riconosco al piacere spirituale una valenza molto concreta, tangibile e, in questo senso sì, può anche essere giusto parlare di edonismo. La vedo più come una questione di razionalità vs. idealizzazioni varie quali possono essere quelle che concernono la religione, il sentimentalismo, l'arte e chi più ne ha ecc. ecc. Grazie di nuovo e ciao. Buone feste
  3. Roberto Ballardini

    Viaggiatrice del tempo in tempo di guerra

    E' strano come io che razionalizzo sempre tutto poi quando scrivo poesia lo faccio in modo molto istintivo, poco ragionato, tanto da ritrovarmi alla fine dalla stessa parte di chi la commenta a guardarla come se l'avesse scritta qualcun altro e a prendere atto di aspetti per me altrettanto inediti di come possano apparire al lettore. Diciamo che col senno di poi, una delle cose che più mi dà da pensare quando guardo mia madre, la madre che oggi ho davanti agli occhi, è come possa arrivare nella sua percezione questa modernità non sostenibile che ruota e luccica come una giostra, appunto, e magari genera in lei soltanto confusione. Ho una certa idea della vita che ha fatto, ovviamente, e mi viene da dire: sì, non solo ma quasi. Come spesso succede, penso che i suoi momenti felici siano stati generati principalmente dalle sue illusioni. Ma è solo una mia presunzione, chiaramente, non ho la pretesa di giudicare la sua vita nè di conoscerla per quello che è stata davvero. Semmai quello che vedo oggi, è come si diventa vecchi. Ed è sconcertante, sinceramente. Ahahah, dovremmo prima stabilire cosa significhi esattamente starci con la testa. Ho fatto cenno alle illusioni e credo valga la pena di rifletterci. Come è stato detto nei commenti precedenti, le illusioni fanno davvero parte della vita? Si può vivere senza? A più di cinquant'anni credo di aver finalmente spogliato il mio sguardo sulle cose e sulle persone di tutti i costumi mentali indossati in precedenza, ma forse è solo un'altra illusione. Chi può dirlo? Molto bella questa interpretazione. Io pensavo a qualcosa di meno elegante, ma in fondo il concetto non cambia. Quando dico sudicia ribelle alla vita, ho in mente proprio i bambini che si sporcano con una noncuranza tutta loro, e contravvengono in modo innocente e selvatico a tutte le norme che regolano la buona educazione. Sì, giustissimo. Il passato è sogno, ormai, il futuro illusione. Il presente, che deve la sua apparente mobilità al passato e al futuro, cioè al sogno e all'illusione, è la realtà, l'eterno attimo fuggente in cui possiamo vivere in concreto le nostre continue sensazioni e cercare di capirle. Non si può, infatti, ma lo si fa, in genere, indossando la vita altrui sopra i propri abiti. Per questo non si dovrebbe avere mai la pretesa di sindacare su di essa. Vabbè, poi spettegolare è umano, certo, e anche presumere, ma ci sono consapevolezze che fanno la differenza. No, secondo me no. O almeno non per quella che è stata la mia esperienza di figlio, in questa vita. Ma ci sono tanti modi di essere genitore, credo. Il condizionale usato nei capoversi (notare la disinvoltura e la sfrontatezza con cui mi avventuro nella terminologia poetica che non conosco, ahahah) indica una serie di buoni propositi che non è detto vengano poi realizzati, mentre prendono piede invece le considerazioni nude e crude di ciò che è stato. Se le è fatte, forse, per lo stesso motivo per cui facciamo tutto ciò che facciamo, cioè per ricavarne piacere, anche quando otteniamo esattamente l'opposto. E' così. Ok. Hai appena vinto un contest e trovato anche il tempo per un bel commento approfondito. La solita stakanovista dal cuore d'oro. Grande Laura. Merci.
  4. Roberto Ballardini

    Viaggiatrice del tempo in tempo di guerra

    Non penso sia appropriata al clima della poesia. Mi sembra normale che ognuno di noi abbia la sua particolare e unica sensibilità. I tuoi suggerimenti indicano come sarebbe la tua poesia, a meno che non esista un modo universale di fare poesia, cosa che non credo assolutamente e mi suona persino come una contraddizione in termini. Per quel che può valere, la contrapposizione tra due diversi periodi storici, anzi tre, si condensa tutta in quei pochi termini che toglieresti, quindi diciamo che quella chiave di lettura lì, che non è l'unica ovviamente, era, anzi è, proprio premeditata Grazie a te per gli apprezzamenti e per la lettura. Ciao.
  5. Roberto Ballardini

    Una memorabile lettura di Masters

    comm UNA MEMORABILE LETTURA DI MASTERS I topi di biblioteca e gli emaciati nerd letterari annusarono subito nell’aria qualcosa di strano, gli oratori entrarono truci e attaccarono i cappotti senza cerimonie neanche fossero essi stessi quattro spettri infelici da antologia Avevano un aspetto ferino e i volti non sembravano potersi piegare a sorrisi di convenienza né avere la minima intenzione di rompere il ghiaccio Presero posto evitando gli sguardi appesi e con loro spuntarono subito, sul tavolo, alcool e bicchieri Nessuno sapeva da dove venissero quegli sconosciuti né chi avesse organizzato la serata Mama la cuoca - così si presentò - aveva i capelli a filo degli occhi e le labbra nere come lo smalto sulle dita e le Doc Martens e attaccò La collina senza noiose valutazioni introduttive spiazzando il pubblico colto che amava i preliminari La sua voce roca da sintomatica fumatrice li colse alla sprovvista, mettendoli alle strette Si fece una ventina di morti, suppergiù, poi lasciò la parola a Fèro il metalmeccanico che partì con Minerva Jones, la bistrattata poetessa di paese e di lì proseguì, discretamente elegante volto pieno e morbido, come un panino due baffi arricciati da moschettiere e quegli occhi che potresti vedere nel finestrino di un treno di passaggio in una stazione secondaria, dove non si scende mai Lesse in tono monocorde con leggere impennate di apprezzamento e disgusto, come se li avesse conosciuti davvero, quei fantasmi, e li portasse aderenti sulla memoria, come mignatte il cui morso gli pizzicasse a tratti la tempra dell’esperienza E passarono così l’indignato Jones e il dottor Meyers e Conrad Siever sepolto fra le radici del melo e la povera Flossie, sedotta e abbandonata e intanto Mama riempiva i bicchieri e Fido il carpentiere beveva, si carezzava la barba e giocava con le bretelle sul ventre, aspettando di leggere Aveva sopracciglia, basette e in generale pelame ovunque così lungo da metterne in discussione la natura umana e ventilarne quella canina Quando toccò leggere a Lupo il poliziotto in pensione – rasato, tatuato, canottiera, cicatrici, sigaretta appesa - il giro degli oratori fu completo e poi riprese in ordine sparso assegnando a ognuno la sua parte di anime, fino alla fine Tutti e quattro si fecero odiare, in quella grandiosa lettura per l’assoluta indifferenza che mostrarono al giudizio e l’innegabile, illecito amore che tributarono invece alla sterminata famiglia estinta, facendosi sempre più disinvolti e solidali con i cadaveri ciarlanti Con loro si mescolarono e diventarono sì licenziosi e arditi arroventando l’aria di quella serata indimenticabile che certo Lee Masters e i suoi poveri morti avrebbero apprezzato o, forse, apprezzarono. Qualcuno sostenne, infatti di avvertire nella stanza molte più presenze di quante apparivano
  6. Roberto Ballardini

    Perché ridi in questo reparto?

    @Cristina Einhver Questa poesia era fra quelle che mi sono capitate sotto gli occhi nel corso della settimana in cui ho fatto parte della giuria dei canti e mi ha colpito, malgrado non avessi capito tutto e presentasse alcuni passaggi che avrei modificato (è normale no? Credo succeda a chiunque scriva e legga poesia, senza per questo doversi sentire in cattedra. In fondo credo fermamente che in poesia non ci siano regole certe, solo diversi criteri di valutazione) e che magari poi passo a illustrare, per dare corpo al commento. Mi ha colpito, dicevo, perché le voci nuove, fresche, fuori dagli schemi - ma soprattutto credo quelle in cui riconosci, a volte persino senza capire il significato, una sincera autenticità di intento e non la pur legittima aspirazione al riconoscimento di merito - si riconoscono subito. E si riconoscono subito anche gli scarti strategici, le deviazioni dal prevedibile senso che si prospetta ad ogni nuovo verso che intraprendiamo. Perchè diciamolo, l'imprevedibilità è uno dei tratti fondamentali della poesia quando si vogliono oltrepassare i recinti della mera estetica formale e graffiare di più. Rileggendola ora, a distanza di tempo, mi vengono in mente ulteriori associazioni ad altre figure di poetesse che hanno vissuto esperienze in istituti psichiatrici più simili a prigioni e camere di tortura che non a centri di cura e recupero e mi dico che forse è il caso di andarle a recuperare fra le letture di gioventù (ben più varie e numerose di quelle attuali, ahimè) e rileggerle alla luce delle mie nuove esperienze e consapevolezze in ambito poetico. Detto questo, passo alle osservazioni a cui mi riferivo sopra: E' un gran bell'incipit, che disegna già da solo una storia clinica di rapporti emotivi e di forza. Mi lascia perplesso il terzo verso. Se il senso è quello che gli attribuisco lo avrei delineato in questo modo: Lo sapevo, in fondo era un modo per attirare l'attenzione dell'infermiere, mio poetastro preferito Io collego quella singola lacrima a cui si fa cenno al passaggio successivo, cioè lo scambio domanda\risposta ma rimane un po' vago, se davvero il collegamento è quello. Ridere e sorridere sono due cose diverse e visto che ritrovo entrambe le definizioni per rappresentare lo stesso gesto, o momento, la cosa mi dà una sensazione di approssimazione che preferirei risolvere usando lo stesso vocabolo, o uno o l'altro. Tutto qui. Sono comunque perplessità, magari anche infondate, che non mi hanno impedito di apprezzare molto il senso generale della poesia, così per come l'ho inteso io. Grazie della lettura, anzi della rilettura. Ciao
  7. Roberto Ballardini

    [Gioco] Una catena di film

    Leaving Las Vegas (Via da Las Vegas) di Mike Figgis 1995, un buon soggetto (il romanzo di John O'Brien), non superficiale, e un buon film anche se non ricordo nulla di particolarmente eclatante a parte un'ottima fotografia. Buono nesso: anno di produzione
  8. Roberto Ballardini

    Viaggiatrice del tempo in tempo di guerra

    Ciao @Mafra grazie della lettura. Sì, è assolutamente personale, con poche divagazioni di natura stilistica e il significato è quello che ti è arrivato, cosa che mi fa molto piacere in quanto sto cercando di fare della mia poesia un qualcosa che non si debba capire solo attraverso commenti e controcommenti Quella che sto vivendo con mia madre è un'esperienza a cui non ero di certo preparato ma che ora, nel momento in cui ne scrivo, mi trova un pochino più organizzato e in grado di farvi fronte. Forse un tempo, quando i nuclei familiari erano più coesi e i nonni vivevano in famiglia, c'era modo di rendersi conto prima di ciò che significa veramente non solo invecchiare (dico a livello personale) ma ritrovarsi a dover far fronte alla vecchiaia altrui e alla responsabilità di fare in modo che essa sia per loro - madri, padri e nonni - quantomeno più alleggerita possibile da quelli che sono i problemi pratici. Detto questo, sì, per quanto possa essere stato difficile il rapporto in essere, si arriva inevitabilmente al punto di considerare obbiettivamente la vita dei propri genitori e capire che non esiste un modo giusto per vivere, esiste soltanto il vivere. Io non pensavo specificatamente a quel conflitto, ma a quella guerra personale che ogni vita, credo, si trova a dover affrontare con annessi e connessi, cioè disfatte, vittorie e ricostruzioni varie. Tuttavia usare quel riferimento al piano Marshall mi è sembrato giusto perché in fondo mia madre, anche se da ragazzina, lo ha vissuto e quindi rimane tutto in tema. Ed è comunque una buona metafora per qualsiasi vita si ritrovi a dover ricominciare e ricostruire, sia essa passata attraverso una guerra, un terremoto, una pandemia o a qualsiasi altro evento distruttivo. E' un elogio non da poco. Non so se lo merito ma fa certo piacere. Grazie a te, Mafra, ciao.
  9. Roberto Ballardini

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  10. Roberto Ballardini

    La ruvida ironia degli amanti di lunga data

    Ma certo! E' naturale. Vuoi mettere quante fantasie (letterarie, in particolare, ahahah) puoi coltivare quando non devi entrare in bagno subito dopo la tua amata\o? @camparino che è un po' che non lo sento aveva scritto qualcosa di molto azzeccato in proposito, se non erro. Io e te sicuramente , ma diciamo che se vogliamo considerare le categorie nella loro generalità, non è sempre così, purtroppo. Vabbè, meglio riderci sopra. Bello scambio, @Panurge ti ringrazio. Non credo che gli staffer vedano di buon occhio i cazzeggiamenti extraletterari, quindi ci risentiamo su qualche altra poesia. Ciao.
  11. Roberto Ballardini

    Jukebox

  12. Roberto Ballardini

    La ruvida ironia degli amanti di lunga data

    @Panurge Temevo non arrivasse in questo senso, ma è proprio così Non sono due facce della stessa moneta, sono due monete diverse, cioè due scuole di pensiero diverse. C'è chi crede che le emozioni siano la nostra parte più sincera e quindi espresse a ruota libera, e chi pensa che la nostra natura non sia proprio così perfetta e pura e vadano in un certo modo controllate. Ma è tutto relativo. Detto questo, chi reggerebbe una vita o anche soltanto un anno di amore o odio sfrenato? In genere, poi, mi pare che certe sfrenate emozioni vadano pure a finire male. Se devo essere sincero non ci credo molto, cioè credo che gli eccessi emozionali dipendano soprattutto dall'idealizzazione della figura dell'altro e le idealizzazioni, si sa, sono operazioni solitarie (che guarda caso cessano in genere nel momento in cui si comincia a vivere insieme e vedersi tutti i giorni, cioè vedersi per quello che si è). Non ci si innamora dell'altro, ma di sé stessi accanto all'altro, per come lo si immagina. L'affetto è un'altra cosa, credo. Ma forse mi sbaglio eh. Ognuno la viva come preferisce, giustamente. Magari l'unica raccomandazione è quella di non menarsi, o peggio. Grazie della lettura. Ciao
  13. Roberto Ballardini

    La Mascherina (e controindicazioni da covid 19 e seguenti)

    Nessuno è perfetto Ciao, alla prossima.
  14. Roberto Ballardini

    [Gioco] Una catena di film

    The year of living (Un anno vissuto pericolosamente) di Peter Weir 1982, il film me lo ricordo ottimo, ma è passato un bel po' di tempo e non ci metto la mano sul fuoco. Sicuramente una grande Linda Hunt, questo sì nesso: regista
  15. Roberto Ballardini

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