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Roberto Ballardini

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  1. Roberto Ballardini

    Lampi di Poesia 11 - topic ufficiale

    @Aurelio C.P. Mandraffino Ottimo, Aurelio! Complimenti e anche a tutti gli altri, naturalmente, partecipanti e organizzatori. Bravi.
  2. Roberto Ballardini

    [LP11] Amabili libri

    Che io possa illuminare qualcosa la vedo dura, ma certo mi ha fatto molto piacere partecipare.
  3. Roberto Ballardini

    [LP11] Amabili libri

    Posso capirlo. Diciamo che il filo logico che ho seguito forse era un pochino troppo personale. La chiave di lettura è l'associazione libri\viaggio o viaggiare coi libri, poi mi è piaciuto immaginare che non fosse un viaggio solitario, che nei libri due persone diverse si fossero incontrate, condividendo un pezzo di strada e portandosi dietro non tanto le proprie solitudini ma i propri bagagli di vita. Ma non è la narrazione di un evento reale. La tematica poetica vorrebbe essere più universale. Vorrebbe. L'incomunicabilità non è un virus, ma un fenomeno piuttosto comune soprattutto nel caso in cui le personalità che si incontrano siano già formate, poco propense a sacrificare parte del proprio ego per agevolare un rapporto. E comunque la vita è lunga e le persone cambiano. Se ci ritorno spesso credo sia perché i contrasti nei rapporti tra le persone sono più interessanti. Hai mai visto un film in cui vadano tutti d'amore e d'accordo dall'inizio alla fine? Chi riesce a sorbirsi la felicità altrui senza sbadigliare? E comunque nessuna relazione fra due persone è mai solo una cosa o l'altra (almeno fino a che la relazione è in essere) e quel "la nostra cena" voleva essere un momento di dolcezza. Esatto. Somma questo al fatto che le paure non sono quelle di un viaggiatore solitario ma di due viaggiatori che condividono un pezzo di strada, e hai il significato di questo scritto. Cioè, significato è una parola grossa, diciamo il filo logico che mi ha guidato. Per come la vedo la questione non sta nell'interpretare le intenzioni dell'autore, ma piuttosto nel fatto che le parole in questione inneschino una reazione o meno nel lettore. Nel momento in cui le leggi le parole sono tue e di nessun altro, e per quel che mi riguarda è stimolante dare una propria chiave di lettura, anche se diversa dall'originale. Grazie del passaggio e del bel commento, Talia. A rileggerci.
  4. Roberto Ballardini

    [LP11] Amabili libri

    Ciao Edu. Per quello che può valere non c'era nessuna intenzione di essere retorico. In genere parto da un verso e vado d'istinto, senza farmi troppe domande e senza pensare a chi viene dopo, per leggere (d'altra parte sarebbe comunque impossibile credo, accontentare tutti). Seguo un filo logico, nella mia testa, e poi ci lavoro fino a che ho la sensazione che le parole abbiano trovato la loro giusta collocazione. Gli espedienti grafici non li apprezzavo, ma ora li trovo piacevoli, anche se mai fino al punto di farne una questione. Credo ci siano molti modi di scrivere le stesse parole. Io nello specifico ho scelto questo. In altri scritti miei di questo tipo ci sono soluzioni analoghe e col senno di poi mi viene da dire che in genere servono più come interruzione, come pausa dopo la quale riprendere il filo, che ad altro. Qui avevo l'impressione che la sequenza di frasi precedenti stesse raggiungendo un punto di rottura, diventando sempre più parossistiche e così ho spezzato il filo. @Edu Grazie per il passaggio.
  5. Roberto Ballardini

    [LP11] Amabili libri

    @Ippolita2018 Bell'aneddoto. Non lo conoscevo. Neanch'io amo moltissimo i viaggi fini a sé stessi, ma principalmente perché credo che i libri siano a loro volta un modo di viaggiare di cui usufruisco parecchio in questo periodo (passare da un saggio di Alessandro Leogrande sull'immigrazione a Neil Gaiman che parla del Walhalla e poi di nuovo a un saggio sulla filiera agroalimentare a me stupisce ancora perché la mente è straordinariamente eclettica quando non siamo noi stessi a fissarci solo su ciò che conosciamo o su ciò che vogliamo conoscere, o solo sul reale, o solo sul fantastico). Comunque questa era l'idea di base: libri e viaggio. Tutti i versi sono riferiti a questa associazione che poi non dev'essere necessariamente il viaggio di un lettore solitario, ma può anche essere quello di due persone sullo stesso libro o su libri diversi, non necessariamente un lui e una lei (ho controllato, niente desinenze maschili o femminili) ma anche sì se siamo in vena di romanticismo. La specifica contrapposizione che hai citato all'inizio per me era quella tra lo stato d'animo inquieto del viaggiatore (e dell'artista, naturalmente, straordinariamente portato all'autolesionismo) e quella del carpentiere sinonimo di costruzione, di solidità, di chiodi piantati con un motivo materiale, non come sinonimo di amore per le cause perse, per la sofferenza. La pioggia di "se" è il vagliare le infinite possibilità che ci si pongono viaggiando e ampliando la nostra conoscenza. Ma c'è anche un elemento più personale, un bagaglio di vita che è fatto di tare, di sensi di colpa, di frustrazione, di rancore, insomma di emozioni positive e negative. Si sente, no? Quello che ci portiamo dietro in ogni viaggio, ma anche tutti i giorni, nella vita quotidiana. Vedi che gioco fantastico sono le interpretazioni diverse delle parole? Come si può dar loro un unico significato? Per me è impossibile ed è giusto che sia così. La poesia diventa un bellissimo gioco a più persone. Niente maestri, solo persone che si incrociano. Esatto. Quasi l'opposto dell'animo del viaggiatore che non ha casa e, perdendosi, nemmeno punti di riferimento. Scrivendo non ho potuto fare a meno di pensare al treno che attraversa il mare ne "La città incantata" (il film più felliniano, dicono, di Myazaky). Per me nell'immagine del vagone ristorante, della notte fuori e della cena nella luce (fioca) dell'interno dondolante c'è la dolcezza del libro, del suo trasportarti lontano. Per me, certo. Grazie, Ippolita, dell'opportunità che mi hai dato per esporre la mia interpretazione. A rileggerci e grazie per l'impegno profuso nel contest, tuo e degli altri organizzatori. Ciao
  6. Roberto Ballardini

    [LP11] Amabili libri

    Non voluto, ma confesso di averci pensato. Il film non mi aveva fatto impazzire, ma il titolo mi piaceva moltissimo. Non sapevo fosse tratto da un romanzo Va benissimo qualsiasi interpretazione. I versi, come ho sempre pensato, appartengono a chi li legge nel momento in cui li legge. Diciamo che sono un po' più contorto di così, o meno lineare, o più anarchico, o casinaro, scegliete voi. In genere parto da un soggetto (più spesso un verso libero nel quale identifico un argomento) e poi ramifico il percorso facendo diventare nelle intenzioni i versi metafore l'uno dell'altro. Sono dell'idea che un lettore possa apprezzare anche solo parti di una poesia e che il profilo di un autore si costruisca nell'insieme delle sue opere, mai in una sola. Forse perché non credo nella perfezione, né posseggo modelli a cui far riferimento. Credo nella poesia come espressione anche impura, non come stile, nè come forma, e il miglior risultato è sempre quanto riesce a far discutere, non stupire (hai visto mai ). Nello specifico il soggetto sono proprio i libri, intesi come viaggio ma anche come forma di interrelazione fra le persone. O perlomeno è quello che ci leggo io. Sono stato anche romantico nello scrivere, a suo tempo, ma ora credo di essere più razionale. Anche freddo, per certi versi. Non c'è necessariamente un rapporto romantico, ma emotivo sì. I libri sono treni che ti fanno viaggiare anche tra le persone, o perlomeno questo è il mio punto di vista. @Solitèr @Poeta Zaza @Ippolita2018 Grazie a tutti per il passaggio. E complimenti a tutti noi, no?
  7. Roberto Ballardini

    [LP11] L'estate è arrivata

    @Emy Se confrontiamo questo componimento a quello di Ippolita abbiamo due visioni dell'estate molto diverse. La cosa bella, la più bella a mio avviso, della scrittura è che rende tutto soggettivo, come in realtà è. Laddove l'estate ritempra e rigenera, altrove sfinisce e logora. Evviva la diversità. D'altra parte, il mare è sempre il mare, fino a che non l'avremo riempito di sacchetti e bottiglie di plastica. L'haiku è un mondo poetico che mi è sconosciuto ma che mi affascina molto. Prima o poi mi deciderò senz'altro a saperne di più. Ciao, alla prossima.
  8. Roberto Ballardini

    Parigi [LP11]

    @Lmtb99 Mi viene naturale soffermarmi sui singoli vocaboli. Mi piace molto "vertigine" perché mi dà l'idea di approcciarsi a qualcosa di colossale, e associandolo alla città che dà il titolo al componimento mi fa pensare alla sua storia prima ancora che alla sua bellezza. L'associazione con "sabbia" è curiosa ma siccome "canto" li unisce insieme mi fa pensare a una malia che stordisce e graffia, erode lentamente come il tempo misurato da una clessidra. La storia, appunto. Poi è la volta dell'usignolo e qui mi viene da soffermarmi su quella specifica. Perché innocente? O meglio, è ovvio che lo sia, ma perché specificarlo. Sembra fare da contrappunto a qualcos'altro che invece non lo è. Di nuovo la storia? Immagino che il femminile di "sussurrate" (il soggetto a cui fa riferimento è "versi" mi pare) sia un refuso e che l'associazione della vita alla Francia sia una cosa personale che riguarda chi abbia materialmente visitato lo stato in questione. Io che non amo viaggiare fisicamente immagino non lo saprò mai. Me ne farò una ragione. Alla prossima.
  9. Roberto Ballardini

    [LP11] Sete di tramonti

    @Aurelio C.P. Mandraffino Poesia descrittiva, non fosse per i passaggi sul desiderio che dalle parole si evince struggente, doloroso, e quella morte dolce, serena, appagata che lasciano entrare nel quadro maestoso del tramonto l'essere umano con tutto il suo bagaglio emotivo. I primi due versi sono ammalianti, ti avvolgono e introducono dolcemente al miracolo della natura, i riferimenti all'uomo sono ben aderenti alla traccia. Un buon componimento. Alla prossima.
  10. Roberto Ballardini

    [LP 11] Fisica dei sistemi complessi a Ferragosto

    @Talia Piaciuta molto, a partire dal titolo. Innanzitutto direi che è molto ben centrata sulla traccia, in quanto è una poesia che parla in primo luogo, e in un suo modo tutto particolare, di socialità, cioè di gente, appunto, nell'accezione più "statistica" del significato. Bella e per nulla scontata (mi viene da dire "geniale" ma non vorrei sembrare troppo enfatico, sai) la dicotomia scienza\fenomeno di costume con la ciliegina aggiunta di un logo che è icona tecnologica del nostro tempo. Ottimo.
  11. Roberto Ballardini

    [LP11] Solstizio

    @Edu Le poesie brevi, anzi brevissime, mi ispirano una naturale diffidenza, almeno tanto quanto quelle lunghe. Cioè mi fanno subodorare una fregatura, come la pittura astratta. Ma d'altra parte le parole (anche le immagini), si sa, inducono sempre e comunque una reazione emotiva ed è su quella che in genere fondo il mio commento, più che sulla forma della quale non mi prenderò mai la briga di erudirmi. La brevità del testo, poi, a mio avviso, diventa parte integrante dell'intento espressivo. Se non si è voluto spendere altre parole, vuol dire che l'intenzione è quella di caricare queste di un'enfasi maggiore e di una maggiore immediatezza. "Scaraventa" e "peso" sono a mio avviso le parole chiave. Esprimono violenza e invasività che poi la similitudine finale riporta in un ciclo naturale, in un ordine delle cose sul quale poco possiamo. Questa è la mia interpretazione, perlomeno. Ciao Edu, a rileggersi.
  12. Roberto Ballardini

    [LP11] Sempre respira

    @Poeta Zaza Bella mano, la tua di scrittrice o poetessa come preferisci. Qui la trovo molto sicura di sé, padrona del componimento non facile, non esplicito. I primi quattro versi li trovo un incipit favoloso. Dicono molto senza spiegare niente. Espressione pura. Mi adeguo e commento senza pensarci troppo su. "Non aspetto" presume un'azione, un intento, mi viene da dire un "piano", qualcosa da portare a compimento velocemente prima che l'attenzione altrui ne possa compromettere l'esito. Poi una domanda, che viene posta quasi in simultanea, credo, da chi scrive e da chi legge. Chi è l'interlocutore? Ancora prima di formulare ipotesi, arrivo a quella frase che ha tutta l'aria di essere una chiave: "il vento non canta sopra i grilli". E in effetti è vero, anche se non ci avevo mai pensato. La chiusa è ugualmente enigmatica, misteriosa, suggestiva. No, non voglio formulare ipotesi. Sciuperebbero l'atmosfera. Tornerò a leggere le tue risposte ai commenti. Per ora le parole sono più che sufficienti. Bravissima. A rileggersi.
  13. Roberto Ballardini

    [LP11] Le estati dei miei vent'anni

    @Befana Profana Poesia diretta ed esplicita, che a me pare condensarsi tutta intorno a quella bella definizione "il vasto tempo di un istante". In un istante, infatti, col senno di poi, sembrano risolversi gli eventi passati, soprattutto quelli lieti, e in un istante si richiamano i ricordi per poi riporli. Quel lapidario (si fa per dire) "ricordi", appunto, piazzato in chiusura mi sembra suggerire una sfumatura malinconica, immagino anch'essa di breve durata dato che la vita, in genere, va avanti e non lascia troppo spazio per indulgere sul passato. Ma è tutto relativo. Piaciuta. A rileggersi.
  14. Roberto Ballardini

    [LP 11] "E venne il giugno, e il sole diventò selvaggio" (J. Steinbeck, Furore)

    @Ippolita2018 Poesia davvero poco conciliante nei confronti di quello che è il tema principale del contest e la stagione a cui generalmente si associano il divertimento, la spensieratezza e una cospicua parte di sudati risparmi (non fosse per il riscaldamento, in effetti, dal punto di vista economico per molti l'inverno sarebbe senz'altro più economico), ma personalmente non vedo come darti torto. Nemmeno io, lo confesso, amo la stagione suggerita dalle tracce. Se penso al mare d'estate, nella migliore delle ipotesi mi vengono in mente il sudore e la sabbia appiccicata sulla schiena, nella peggiore io che divento nero e sembro portare i calzini anche a piedi nudi, e la polvere del cantiere che fa le veci della sabbia. Vabbè, non divaghiamo. Poesia caustica e sincera che diventa involontariamente, credo, uno spartiacque sociale. Io ci trovo persino una vena ironica e drammatica allo stesso tempo in quel rifugiarsi nella terra umida, come un insetto, come se la natura all'esterno diventasse ostile, nemica. D'altra parte, i cambiamenti climatici non hanno ancora avuto la meglio sull'immaginario vacanziero, per ora, e le città piccole e grandi in cui si vive (a eccezione delle località balneari, certo) continueranno a spopolarsi e a trasformarsi in quei bellissimi luoghi silenziosi nei quali leggere in tutta tranquillità. All'ombra e col ventilatore, certo. Ritrovo quindi, per chiudere, la tua poesia asciutta e moderna, fatta anche di citazioni e suggestioni intellettuali mai banali. Alla prossima.
  15. Roberto Ballardini

    Mari Pintau [LP 11]

    @Solitèr Che bel suono esotico, il titolo. Fa venire in mente di riflesso Fabrizio De Andrè e il suo "Creuza de mà" che nella mia percezione apriva i confini della piccola Italia a un mondo più vasto. Poesia elegante e suggestiva che direi si modella perfettamente intorno alle tracce fornite, non solo alla seconda. L'estate si sente tutta, forse più quella del sud che nel mio immaginario è molto diversa dall'estate e dal mare delle mie parti, più strutturata e commercializzata. Magari solo perché dell'una ho esperienza diretta e dell'altra no. Dal punto di vista formale, io personalmente non trovo nulla da eccepire, ma tecnicamente il mio parere vale poco. Bellissima la chiusa. Una poesia che trasporta altrove, com'è giusto che sia. Ciao, Solitèr, alla prossima.
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