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Roberto Ballardini

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1.533 Più unico che raro

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  • Compleanno 11 febbraio

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  1. Roberto Ballardini

    Demonite - 1\3

    Manca Sleepers di Barry Levinson, credo la citazione più importante per quello specifico passaggio.
  2. Roberto Ballardini

    Demonite - 1\3

    Wow, sei bella decisa Ottimo. A me sembrava un'espressione abbastanza comune, ma non oso contraddire. Non percepisco una differenza sostanziale, ma questo non significa che non ci sia eh. Io non ci sono mai andato e mai ci andrò, per quanto mi annoia il calcio, ma qui nella cittadina in cui vivo lo scenario è plausibile (abito a due passi dallo stadio). Ora non ho tempo per rileggerlo, ma se non ricordo male, nelle intenzioni io mi visualizzavo una partita in corso e quindi strade vuote intorno perché i tifosi stanno tutti dentro lo stadio. Mi è stato segnalato anche nel commento precedente, e ripensandoci ora continua a sembrarmi una cosa normale. il raffronto con la realtà (quale realtà, poi? Ce ne sono tante. Ravenna, Roma, New York, Demonite...) non lo vivo in modo così categorico, dato che è abbastanza chiaro che il contesto è immaginario e non ho scritto che la luna è a strisce gialle e verdi, ma che le strade intorno allo stadio di una cittadina gotica di fantasia e sicuramente poco metropolitana, sono vuote perché tutti i tifosi sono dentro ad assistere alla partita e il resto degli abitanti non interessati sono chiusi dentro casa a guardare la televisione. Cioè lo scenario a cui mi è capitato di assistere durante una passeggiata notturna in contemporanea con una partita allo stadio (ma il fatto che io sia testimone non è importante. Quello che conta, a mio avviso, non è tanto ciò che sembra vero, ma che risulta plausibile compatibilmente con il linguaggio narrativo. Nel primo o secondo Batman di Tim Burton, per intenderci, era plausibile che a Gotham City girassero pinguini, per intenderci. La mia è una fantasia molto meno ardita, e magari cerca di stringere interazioni più forti con la realtà, ma resta ugualmente una fantasia. Certo, è sempre questione di punti di vista, ovviamente, però non sono più tanto propenso a generalizzare la figura del lettore. Proprio su questo racconto, tra qui e altrove, ho ricevuto una gamma di opinioni molto varie fra loro che attestano come i lettori siano poi una categoria molto eterogenea, esattamente come gli scriventi. Detto questo, mi piace considerare anche l'eventualità di snellire la prosa e concentrarla sui meccanismi della narrazione puri e semplici. E' una delle tante strade appetibili che offre la scrittura, certo. Ci provo. Se vado indietro con la memoria, mi pare di aver avuto in mente, quando l'ho scritto, film come C'era una volta in America e Mistyc River. Cioè storie che parlavano di ragazzi cresciuti sulla strada, che reagivano all'ipocrisia e alle prevaricazioni delle istituzioni (che avrebbero dovuto perlomeno salvaguardare il loro precorso formativo e invece tutto il contrario). Ora possiamo disquisire su quanto un dettaglio di questo genere possa giovare a un racconto di fantasia, lo so, ma considera che io vivo la fantasia come una questione molto pratica, con delle implicazioni molto tangibili sulla realtà, e non mi voglio far ingabbiare dai paletti di genere. Penso ancora che la fantasia debba raccontare la realtà, e adoro le contaminazioni. E quindi, eccoci qua. Questo per mettere anche le mani avanti, certo, e spiegare come la sitcom grottesca che segue non sia per me così semplice da incasellare (anche se fra quei commenti - e non mi riferisco certo allo splendido commento precedente, per qualcuno lo è stato eh. E a qualcuno sono persino riuscito a dare il voltastomaco, ahahah ). Non sbagli, sulla città immaginaria, ma praticamente ne abbiamo già parlato. Per il resto speriamo bene . @Gioia92 Grazie del passaggio e del commento critico, sempre ben accetto. Ciao Gioia.
  3. Roberto Ballardini

    Cosa state leggendo?

    Pierre non pensa neanche per un momento di avere le traveggole. Troppe volte ha studiato quei tratti nelle fotografie e sul grande schermo, centimetro per centimetro, per carpire il segreto dello stile perfetto. - Soccia, Cary Grant! Il mitico Robespierre quando incontra il famoso attore americano, su una sperduta isola jugoslava. Da 54, dei Wu Ming.
  4. Roberto Ballardini

    Jukebox

    I can't take my eyes off of you - Damien Rice
  5. Roberto Ballardini

    [Gioco] Catena musicale

    Massì, c'hai ragione, un titolo si trova sempre Blood of Eden
  6. Roberto Ballardini

    Jukebox

  7. Roberto Ballardini

    La piuma rossa

    Questa è la cosa che mi fa più piacere di tutte. Non sempre riesco a venire incontro alle aspettative di chi legge sui contenuti, però desidero molto che ciò che scrivo - apprezzato o meno, condiviso o meno - risulti comprensibile e di relativamente facile leggibilità. Grazie dell'apprezzamento, Walter. Ce n'è sempre bisogno. Wow, che emoticon imponente eh
  8. Roberto Ballardini

    Jukebox

    Non funziona, lo dico per esperienza. In genere, quando mi succede, io la canto ininterrottamente per 48\36 ore fino a che comincia a farmi vomitare e dopo non la canto per il resto della vita (credo).
  9. Roberto Ballardini

    [Gioco] Catena musicale

    Chiedo scusa per il titolo monoparola ma ce ne sono molti altri di titoli con Voodoo, ho controllato. Vabbè, nessuno della Pausini, pazienza Voodoo
  10. Roberto Ballardini

    Demonite - 3\3

    Ottimo! In effetti ciò di cui soffre di più questo racconto, o questo assemblaggio di parti...mi limito a dire differenti (1), è proprio la carenza di collegamenti tra le due parti. Su questo concordo in pieno, ma a mia parziale discolpa devo dire che ero abbastanza ansioso di chiudere la partita con i racconti vecchi e passare alle cose nuove che avevo in mente e su cui sto lavorando. (1)Aggiungere l'avverbio stilisticamente poi non esprime correttamente il mio pensiero dato che credo che siano proprio certe scelte a definire lo stile o il carattere di un autore (non voglio dire con questo di avere intenzione di fare della mia scrittura questo mix specifico, ma che il desiderio di andare oltre i paletti di genere e autoralità (si dice? Mannaggia, ho certi dubbi a volte. Sul dizionario ho trovato autorale eh) possa essere una referenza legittima e apprezzabile. Sì, ho capito il tuo punto di vista e anticipo in parte la risposta alle valutazioni finali. Innanzitutto non equivochiamo sul fatto che io stia a difendere a spada tratta il mio lavoro perché non è così. Credo di essere abbastanza consapevole nelle scelte che faccio (e anche della loro\mia fallibilità), e trovo le tue osservazioni molto acute e legittime anche se improntate su una logica che capisco ma che al momento è diversa dalla mia, e sottolineo al momento. Poi magari alla fine cerco di spiegarmi meglio. Diciamo solo che il mio lavoro qui è finito e ora sta lì (o meglio in giro nell'etere in cerca di pubblicazione) e a me piace molto disquisirci sopra in modo intelligente. Detto questo, la commistione tra trash e autoralità è a mio avviso il punto... non voglio dire di forza, ma di possibile interesse di questo scritto. O perlomeno è la cosa che a me ha intrigato di più. Il trash fine a sé stesso non mi esalta, lo dico francamente, e nemmeno l'autoralità, ma se decido di puntare in una direzione, oh be' allora ci spingo dentro, ci puoi giurare. Credo di essere abbastanza contrario alle mezze misure e non capirò mai chi mescola l'acqua col vino. Sono abbastanza morigerato, in genere, ma quando ho voglia di bere, allora cazzo bevo eh. Chiaramente non vedo questa commistione di generi come una mezza misura, ma tutto il contrario. Ottimo! Sono molto sensibile a questo tipo di osservazioni e non ho nessuna intenzione di affaticare il lettore, se è disposto a leggere la mia roba. Concordo in pieno. In parte ho già risposto. Aggiungo solo che secondo me, se amiamo la scrittura a prescindere e non solo per quanto potenzialmente possa migliorare la nostra vita guadagnandoci l'apprezzamento altrui, in fondo scriviamo di ciò che ci piacerebbe leggere. Non voglio dilungarmi, faccio solo alcune brevi riflessioni sulle ultime letture (tutte squisitamente personali, eh). Ho abbandonato Pastorale americana a pag 50 perché l'ho trovato troppo presuntuosamente autoriale, ho abbandonato Guida galattica a pag 30 perché l'ho trovato troppo poco autoriale, e ora sto leggendo 54 dei WuMing e credo che nessun editor sano di mente avrebbe consigliato loro quello specifico mix tra bassa padana, Jugoslavia, storia del comunismo, Cary Grant, servizi segreti inglesi. Sì, lo so, a cose fatte e se il libro passa, allora ci si inventa tutti qualche sommo motivo per cui quel mix dovesse funzionare per forza, ma io credo che col poco senno del prima non sia così facile fare pronostici. A questo proposito e per esempio, penso anche a Breaking Bad e al coraggio che devono aver richiesto certe scelte di sceneggiatura in corso d'opera, che poi dopo, quando sono arrivati i soldi a fiume, alè, tutti i critici a scapicollarsi per trovare i motivi per cui loro (i critici) avevano sempre saputo che quelle scelte avrebbero funzionato. Detto questo, sto a pag 330 (la metà) e continuo a leggere con piacere. Aggiungo (e poi mi riallaccio ai WuMing) che su Demonite ho ricevuto una decina di commenti assolutamente imparziali tra qui e altri siti e ho riscontrato una interessante gamma di opinioni (una tipa mi ha detto chiaramente quanto le abbia dato il voltastomaco, ahahah) molto diverse tra loro, ma accomunate dal riconoscimento e dall'apprezzamento della qualità della prosa (intesa come cura, presumo). La stessa cosa che secondo me mi fa accettare le imposizioni autoriali dei WuMing, corroborate da una onesta disponibilità a far sì che il lettore capisca non dove vogliano andare a parare, ma ogni singolo passo che porta in quella direzione. Senza esibizionismo cerebrale e senza compiacimento del lettore. Dunque qualità\disponibilità a farsi capire come possibile linea guida. E poi una sana voglia non di sperimentazione, ma di divertimento. Perchè scrivere è faticoso ma è anche divertente eh, diciamolo. E perché quando le cose si fermano, poi muoiono e non sono più divertenti, diciamo anche questo. Vabbè, sono cose complicate e io faccio fatica a spiegarmi, ma spero di esserci riuscito almeno in parte. Intendo che chiudere la narrativa dentro recinti culturali secondo me è sbagliato, ma lo è anche la reazione opposta, cioè semplificarla (e svuotarla, aggiungo io), sgravarla di tutta la fatica che comporta per venire incontro a tutti i mezzi scrittori che oggi leggono (lo dico senza problemi, tanto mi ci metto anch'io eh) e non hanno voglia di faticare (qui non mi ci metto, no). Commento prezioso, il tuo, @Bango Skank. Di quelli che fanno ragionare. Grazie infinite.
  11. Roberto Ballardini

    Demonite - 2\3

    Non mi dà questa impressione, e comunque la soluzione non sarebbe così semplice. Tieni conto del fatto che Grace è già entrata da un pò. Tagliare quella spiegazione (perché questo è, a mio avviso, non una forzatura, non un esibizionismo) spingerebbe il lettore a chiedersi (o almeno si spera) come sia possibile che, con un cadavere nell'altra stanza che stà lì già da qualche ora, lei senta la puzza soltanto nel momento in cui il padre entra in cucina. Se taglio quello che dici tu, poi la scena deve essere reimpostata completamente. Cioè, se ce la figuriamo su un palcoscenico per rendere meglio l'idea, non deve essere più Grace ad essere presente sulla scena e il padre a entrare, ma il contrario. Questo presuppone poi nei dialoghi un approccio molto diverso, resettandoli in toto e reimpostandoli sulla sorpresa di lei nel momento in cui entra. Non infattibile, certo (nulla è infattibile nella narrativa) ma una faticaccia dal momento che la scena mi era venuta impostata in quel modo e secondo me va bene. @Bango Skank Ok passiamo alla parte 3.
  12. Roberto Ballardini

    La piuma rossa

    Ciao, Siretta. Non ricordo di aver fornito queste informazioni, ma dietro gli occhiali gli occhi azzurri ce li ho davvero, eh Moro o saraceno forse in un'altra vita, prima di rinascere in forma di muratore scrivente nella bassa Padana, o forse prima che i capelli diventassero bianchi, non ricordo bene Credimi se vuoi, ma ti giuro che per ora non mi sono ancora dato la briga di capire bene cosa sia esattamente, questo sciodontell E' qualcosa che ha a che fare con lo spiegone, immagino. Una parte di me scrive in questo modo, anche nelle cose nuove, non ci posso o non ci voglio fare niente. O lettrice? Non dirmi che sei un uomo, potrei rimanerci male Che sciocchezza! Siretta donna è , per forza. Ma certo! Non intendevo che non sia perfettibile, ma solo che sono arrivato a farmi una certa idea, e cioè che al di là di una buona forma non esiste una versione del racconto ideale e perfetta ma potenzialmente un La piuma rossa (nello specifico, ma intendo qualsiasi racconto di qualsiasi scrittore o scrivente) per ogni persona che legge. In questo senso, La piuma rossa di Roberto Ballardini è arrivato alla sua forma definitiva, insieme a un'altra ventina di racconti o poco più poi confezionati in una raccolta autopubblicata (mi serviva per darmi un'idea di dove sono arrivato). Di sicuro non ci rimetto mano, anche perché ho la testa piena di idee nuove che premono per uscire e stanno uscendo. Credo di aver capito. E' una smussatura tra i due passaggi. Non ne ho percepito la necessità, ma questo non vuol dire che non sia necessaria. A me è sembrato naturale parlare fino a un certo punto del fuori e poi passare al dentro, ai mondi chiusi dentro di loro, ma capisco che cosa intendi ed è un'ottima osservazione. Prima ho capito, qui forse un po' meno, ma credo che il senso sia sempre lo stesso, no? Ho usato il presente, però, che è la forma temporale che mi piace di più. Non posso usare il passato remoto. Questa commistione nasce dal rimaneggiamento, senza dubbio. Anche per questo dico che esiste un punto in cui i racconti vanno lasciati liberi (non accantonati o abbandonati, eh, mi raccomando perché è importante. Nel cuore io me li porto tutti) di essere come sono, nel bene e nel male (non prima di aver raggiunto un buon livello di forma eh, sia chiaro. Senza una buona forma, non esiste nessun racconto o romanzo, nemmeno se i contenuti sono eccelsi). E' impossibile, per quel che mi riguarda, convertire il linguaggio di un racconto in un altro diverso, magari anche più sciolto e avanzato, senza pagare uno scotto in termini di usura. Un racconto è qualcosa di organico e qualsiasi intervento ha delle ripercussioni sul resto. Quindi nel momento in cui si riprendono vecchi scritti, bisogna essere consapevoli di doverli per forza stropicciare un po' (esiste stropicciare?). Anche questa è una buona osservazione, ma il fatto che abbia sbrigato il finale in questo modo (non dimenticare che mi affido molto all'istinto quando scrivo, l'ho detto più volte) denota quelli che per me erano i motivi di interesse. Quando quel filo sottile che poteva essersi steso tra di loro si spezza, per me è come se tutto il resto fosse una logica conseguenza, cioè mi interessa relativamente. il boato nel senso che probabilmente era un fucile da cacciatore, capace di fare un bel buco, insomma, e anche di farlo schiattare sul colpo, ancora prima di rendersene conto. @Sira Con la nebbia che c'è qua gli abbracci me li prendo tutti e li ricambio pure. A presto Siretta. Gran bella poesia, la tua di oggi. Prometto che passo.
  13. Roberto Ballardini

    La piuma rossa

    @sarano E' un racconto un po' cerebrale, che fatica a farsi apprezzare, ma io ci sono affezionato tanto quanto agli altri. Forse risente del rimaneggiamento, in quanto è stato spogliato e rivestito più di una volta, ma ora è arrivato e a me va bene così. Ti ringrazio per gli apprezzamenti e anche per l'esauriente analisi, con la quale concordo in toto.
  14. Roberto Ballardini

    On Writing 13. Incipit: due ragazzi e Claire T. Oaks nel deserto

    Credo di aver capito, però mi fa ancora male la testa, sappilo. Giusto, concludiamo qui, però è un argomento molto interessante, anche per le citazioni letterarie e non che stuzzica. Alla prossima @bwv582
  15. Roberto Ballardini

    On Writing 13. Incipit: due ragazzi e Claire T. Oaks nel deserto

    Ahahah, no macchè, fino qui ti sei spiegato benissimo. Non ho letto la saga di Harry Potter, cioè ho letto il primo e poi mi sono sempre riproposto di leggere gli altri (sull'onda dei commenti medio\lusinghieri di mia figlia alla saga cinematografica)ma non mi sono mai deciso. Da quello che mi dici sembra che Silente entri nel sogno di Harry Potter, cioè che quello di Harry non sia un sogno ma una visita mentale di Silente. Una premonizione, una visione, o una vera e propria interazione cerebrale. In questo caso sarebbe corretto fornire informazioni di cui il sognatore non può disporre. In qualsiasi altro caso, mi viene da dire di no. Quello che intendevo io nel post precedente, è che se tu autore decidi di avvalerti della dimensione onirica lo devi fare con uno scopo. Cioè se in un romanzo appare in sogno la famosa pistola di Murakami, quella pistola deve ugualmente sparare, per intenderci, come se apparisse nella realtà. Deve essere motivata. Oppure no, ma soltanto nel caso che l'intera opera sia fondata sulla demotivazione, ma in quel caso la distinzione sogno\realtà mi pare diventare superflua. Diciamo che ogni opera ha un suo linguaggio specifico (e spesso è assurdo paragonare opere che parlano linguaggi differenti). Mi viene in mente una scena di Lupin III - credo fosse il film d'animazione Il castello di Cagliostro di Myazaki - in cui una locomotiva guidata dallo stesso Lupin deraglia dai binari, caracolla giù per un pendio e poi si rimette sui binari più in basso (e nel momento in cui lo fa parte la musica, e per me è una scena di pura poesia, infinitamente più poetica di mille sbrodolamenti anche autorevoli su sole\luna\vita\amore), il che è ovviamente un'assurdità ma nel film entra perfettamente nel linguaggio generale e non ti verrebbe mai in mente di chiederti se sia possibile o meno. Cioè non te ne frega nulla, per quanto la scena è meravigliosa. Quindi c'è da considerare anche il fattore linguaggio. Credo che ogni opera sia una creatura a sé stante e vada giudicata come tale, e che qualsiasi paragone si possa effettuare soltanto a puro titolo di gusto e raziocinio personale. Poi magari un po' mi dispiace per quelli che fondano il proprio lavoro e la propria autorevolezza sulla critica alle opere altrui, ma questo non cambia le cose. Per quel che mi riguarda, ovviamente. Ma non è raccontato dalla madre, però, e non è visto dal suo punto di vista. E' come se Leonard venisse traslato sul posto e assistesse al fatto reale, non raccontato, non rivisitato da un'ottica altrui, ma proprio come se stesse accadendo in quel momento e lui si trovasse presente. A questo punto, si può disquisire sul fatto che sia possibile o meno, ma qui mi ricollego alla citazione di Lupin, il linguaggio dell'opera mi consente la libertà di farlo accadere proprio perché il confine tra sogno e realtà in OW si è quasi dissolto completamente. C'è una considerazione da fare alla base di tutto questo ed è quella per cui se davvero esiste una dimensione reale, noi ne abbiamo una percezione comunque filtrata dai nostri sensi che non sono infallibili. In altre parole tutto accade nella nostra mente perchè se la realtà esiste davvero noi siamo destinati a essere separati da essa, come succede nel sogno\visione di Leonard in cui quella superficie trasparente lo costringe a rimanere fuori dal luogo in cui la cosa accade, ad esserne soltanto spettatore. Potrebbero, certo. E' quello che dicevo. La realtà ci viene raccontata dai nostri sensi. Chi ci dà la sicurezza che i nostri sensi non siano alterati? Pensa a Matrix e abbiamo già detto tutto quello che c'è da dire sull'argomento (si fa per dire, in realtà per ogni idea e concetto esiste un'alternativa e quindi teoricamente di parlare si potrebbe anche non finire mai). @bwv582 Ovviamente anch'io do per scontato che tutto ciò che penso e affermo sia soltanto un mio punto di vista. Per quel che mi riguarda, la discussione era già intrigante quando l'hai cominciata tu, e quindi ben venga tutto quanto. Ciao!
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