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Ylunio

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  1. Ylunio

    Scelta del titolo (romanzo di fantascienza)

    Sto lavorando ormai da qualche mese a un romanzo di fantascienza che mi sta prendendo abbastanza e il titolo che avevo scelto all'inizio è già stato bocciato (da me stessa e da altre persone). Quindi, al momento, il mio romanzo non si intitola. Ieri stavo parlando con mia sorella di questa questione, visto che tempo fa aveva cercato di aiutarmi a sceglierne uno nuovo, e ci siamo interrogate un po' sulla questione del titolo. Il titolo deve dire qualcosa della trama, deve essere collegato all'essenza del libro, oppure deve solo essere qualcosa di suggestivo, che fa subito capire il genere di appartenenza del libro stesso, visto che poi alla trama in sé di solito ci pensa la quarta di copertina? Pensavo a Il Signore degli Anelli. Il romanzo non parla di Sauron (cioè, del Signore degli Anelli). Il romanzo parla di Frodo, parla di Sam, parla della Compagnia dell'Anello, parla di Aragorn, del destino del regno degli Uomini, della fine della Terza Era. Parla degli anelli del potere, sì, e dell'Unico Anello in particolare, senza dubbio, ma di Sauron? Sauron è la minaccia, quella cosa che sta lì nell'ombra, un essere senza corpo, che aspetta di ritornare e di poter utilizzare di nuovo tutto il suo potere, ma non è in nessun modo né il protagonista né il tema centrale de Il Signore degli Anelli. Insomma, Harry Potter non si intitola Colui che non deve essere nominato. Che ne pensate? Voi che strategia utilizzate quando dovete scegliere il titolo per i vostri romanzi e racconti?
  2. Ylunio

    Scrivere di se stessi

    Io ho avuto qualche problema col mio primo romanzo, in questo senso. Era scritto in prima persona e ho cominciato a provare un certo fastidio all'idea che i lettori potessero identificare l'io narrante con me (in realtà io e la protagonista ci somigliavamo davvero pochissimo e non mi ero particolarmente ispirata a me stessa per scriverla). In ogni modo, andando all'argomento principale del post, la tendenza a scrivere di sé è difficile da evitare, ma allo stesso tempo non riesco a vederla come un problema. Mi spiego meglio. Siamo esseri umani e in quanto tali mutiamo continuamente. La me di un anno fa non è la me di adesso e nonostante ci siano alcune costanti nel nostro carattere, nonostante ci siano delle cose che ci rendono inequivocabilmente noi, siamo anche dotati del bellissimo lusso di poter cambiare. Questo non succede ai personaggi di un romanzo. Loro sono in un certo modo quest'anno, e saranno uguali nel momento in cui rileggerai il romanzo tra vent'anni, ritroveremo sempre le stesse persone, la stessa dinamica, la stessa storia (nonostante La Storia Infinita insegni che i libri cambiano ogni volta che li leggi, in realtà siamo noi a essere cambiati e a leggere tra le righe cose diverse). Quindi, anche prendere ispirazione de se stessi (e in questo "se stessi" includo tutto ciò che ci coinvolge e ci circonda, la nostra vita quotidiana, le persone che conosciamo bene e che incrociamo per strada, gli ultimi film che abbiamo visto, la musica che stiamo ascoltando, il nostro appartamento, la stagione che osserviamo fuori dalla finestra) non è necessariamente un male, perché è comunque un qualcosa di transitorio, qualcosa che, tra qualche anno, mese o addirittura giorno, sarà completamente diverso. E si trasformerà, nello scrivere, in qualcosa di immobile e permanente. Mi è capitato a volte di rileggere qualcosa di vecchio, qualcosa che avevo scritto mesi fa, anni fa, non importa, e non riconoscerci né me stessa né le mie idee, erano un riflesso cristallizzato di qualcosa che è stato, ma non è più. E a quel punto, qual è la differenza tra una cosa totalmente inventata (che per definizione non può esistere) e qualcosa che, invece, affonda le sue radici in una realtà che non è più reale?
  3. Ylunio

    editing e copyright: in quale ordine?

    Che io ne sappia non penso sia mai successo che una casa editrice o un'agenzia abbiano "rubato" un manoscritto. Come si diceva più sopra le idee non sono protette da copyright, quindi se il tuo lavoro dovesse contenere qualcosa di geniale che un ipotetico agente o editore cattivo volesse decidere di rubare, che il romanzo sia depositato o meno da qualche parte fa poca differenza. E nel caso in cui avessi scritto un vero capolavoro in tutto e per tutto, ancora, sia l'agente che la CE non avrebbero nessun interessa a rubarti il romanzo, ma anzi, cercherebbero di vendere più copie possibili. E tutelarsi in questo caso è comunque davvero semplice, ricordo che già quand'ero al liceo mi auto-inviavo copie dei miei primi romanzi per raccomandata prima di mandarli in giro. Adesso mi faccio meno paranoie.
  4. Ylunio

    Non farsi capire dal lettore

    Secondo me dipenda da che cosa pensi che il lettore potrebbe non capire. Messaggi e sottotesto (quindi, per definizione, tutto ciò che cerchi di far trasparire dalla narrazione senza parlarne in modo diretto), oppure proprio banalmente quello che succede? Nel secondo caso non mi è mai capitato, di solito credo di riuscire a raccontare in modo adeguato. Nel primo caso, a meno di chiedere a ogni singolo lettore se ha capito quello che volevi dire, mi sa che non lo saprai mai. Anche perché in questo caso bisogna aprire un dibattito del tipo: è più importante quello che tu, in quanto autore, volevi dire, o quello che è stato colto/interpretato da uno, dieci, mille lettori diversi? Mi è capitato di affrontare una discussione simili ieri a proposito di un'opera d'arte figurativa. È più importante il messaggio - anche astruso o che richiede una certa ricerca per essere compreso - che l'autore voleva comunicare o l'impressione singola che quell'opera fa a chi ne fruisce?
  5. Ylunio

    Purismo letterario...si o no?

    Sono andata a leggere il racconto di @Roger75, giusto per capire cosa avesse generato questa riflessione. Secondo me c'è un problema di fondo. Ovvero, quello che tu chiami "purismo letterario" è semplicemente il "rispetto della lingua". Io ho studiato linguistica, letteratura etc. e sono la prima a sostenere che la lingua la fanno i parlanti e non la grammatica (è un dato di fatto che molti si rifiutano di accettare), ma qui ci si sta dimenticando, arte a parte, e purezza a parte, che lo scopo principale della lingua è quello di fare passare una comunicazione, un messaggio, quella storia, quei contenuti a cui tu sembri tenere tanto. Ecco, il problema della forma carente (chiamiamola così), degli errori di grammatica, della punteggiatura a casaccio, è che ostacola il passaggio di questo messaggio. Se io devo rileggere una frase due o tre volte volte per capire che cosa vuole dirmi l'autore, perché i verbi non sono accordati nel modo giusto, la virgola è messa in un punto che rende ambigua la frase, allora dopo un cinque o dieci minuti abbandono il testo. Tu metti tutta la questione in un unico calderone, forma e contenuto, come se l'affinarsi dell'uno si svilisse l'altro per mantenere una sorta di equilibrio, quando non è così. La forma serve a veicolare il messaggio, la forma è serva del contenuto, senza la forma non ci può essere contenuto. Poi è ovvio che, con consapevolezza e con tutte le motivazioni del caso, si possono infrangere le regole di grammatica, si può scrivere una frase stridente, si può iniziare una frase con la congiunzione. Ma le regole bisogna conoscerle, e il messaggio deve passare comunque, altrimenti stai più o meno scrivendo solo per te stesso, perché tu sai già cosa vuoi dire.
  6. Ylunio

    Fin quanto si può spingere la voce narrante e il punto di vista?

    Allora, io non direi che ci sono delle regole del tipo "questo si può fare e questo non si può fare". Si può fare tutto, l'importante è farlo con consapevolezza. Puoi cambiare punto di vista, saltare dalla prima alla terza persona, dal presente al passato, tutto quello che vuoi, a patto che il romanzo funzioni. Se il romanzo funziona, tu non ti perdi, e il lettore non si perde, allora tutto a posto. Certo, per fare funzionare un romanzo in condizioni diverse della normalità (es. terza persona limitata, passato remoto) bisogna avere i mezzi letterari e linguistici per farlo, ma non c'è nessuna regola che dice che non si può fare. Se alla fine funziona, va bene. Ti invito comunque a sperimentare, anche perché alcune cose che ci sembrano bellissime nella nostra testa, poi magari messe su carta non lo sono poi tanto.
  7. Ylunio

    Tempo massimo di pubblicazione dell'opera

    Un termine massimo stabilito dalla legge, no, non mi pare. Questo è proprio il genere di cosa che viene discussa in un contratto di edizione. Come vedi la clausola sui tempi di pubblicazione è presente.
  8. Ylunio

    Tempo e pov preferito

    Io preferisco leggere quello è che più adatto al libro che sto leggendo
  9. Ylunio

    Protagonista femminile forte/dominante e altri dubbi

    La trama che hai descritto mi ricorda moltissimo quella di un manga giapponese intitolato Ooku - Le stanze proibite Ti copio la trama da Wikipedia: In un periodo temporale alternativo della storia giapponese feudale, uno stranissimo e misterioso morbo che colpisce esclusivamente la popolazione maschile ha causato una massiccia riduzione degli uomini in tutto il paese, tanto che le donne devono cominciare ad occuparsi anche dei lavori più eminentemente maschili. La struttura sociale cambia in tal maniera radicalmente; dopo 80 anni dal focolaio iniziale il rapporto uomo-donna è di 1/4. Il Giappone è diventato completamente matriarcale, con le donne in possesso d'importanti cariche politiche e gli uomini che fanno da consorti. Solo una delle donne più potenti, a capo dello shogunato Tokugawa, può permettersi un intero harem di uomini belli e improduttivi, gli ooku. Io ho visto il film giapponese tratto dal manga e mi è piaciuto molto, anche se nel film la storia è più incentrata sui protagonisti maschili che sulla Shogun. Comunque, se vuoi sapere se una storia simile potrebbe vendere o essere ritenuta interessante, visto che esiste (almeno) un precedente di successo, direi di sì
  10. Ylunio

    Dialoghi e coerenza: incubi atroci

    @AceOfSpades Per quanto riguarda le spiegazioni, io mi limiterei solo alle cose che sono veramente importanti per la trama. E ti faccio un esempio. Mettiamo caso che tu stai ambientando la storia in un mondo fantasy. In realtà tu scegli già di non spiegare alcune cose perché sono uguali a quelle del nostro mondo e assumi che il lettore le dia per scontate (Come mai una mela se si stacca dal ramo cade dall'albero? Non stai lì a spiegare la forza di gravità), però se una cosa è strana per il lettore, ma è normale per i personaggi (in un mondo dove la gravità non esiste, la mela si stacca dal ramo, ma non cade dall'albero) allora la spiegazione rischia di suonare astrusa e ridondante, perché avviene all'interno della narrazione, tra personaggi che sanno come funzionano le cose: sarebbe come spiegare la forza di gravità. Diverso è se stai cercando di spiegare al lettore qualcosa che anche i personaggi ignorano (es. I personaggi rimangono sorpresi dalla mela che non cade dall'albero e anche loro cominciano a staccarsi da terra e non hanno idea di cosa sta succedendo. I lettori e i personaggi sono sullo stesso piano). Per quanto riguarda i dialoghi, a me piace leggerli ad alta voce per essere sicura che suonino bene. Poi alterno botta e risposta di qualche riga (raramente più lunghi, anche se nel mio ultimo romanzo mi è capitato di scriverne uno di qualche pagina, ma era motivato e poteva avere senso solo così) con dialoghi inframmezzati da descrizioni consistenti. Cerco di evitare i dialoghi come quelli dell'esempio fornito da @Marcello, anche se devo ammette che i miei primissimi approcci alla scrittura dei dialoghi tendevano ad avere quell'aspetto. Comunque, per toglierti qualunque dubbio, prova a dare un'occhiata agli scrittori che ti piacciono, vedi come loro gestiscono i dialoghi, specialmente dialoghi che ti sembrano particolarmente belli e piacevoli da leggere.
  11. Ylunio

    Costanza

    Io personalmente ho un piccolo quaderno per gli appunti. Ho difficoltà nel prendere appunti col cellulare, finisco sempre con lo scrivere di meno e frasi più corte, e onestamente un taccuino e una penna non prendono molto spazio. Per il resto concordo che non deve essere obbligatorio scrivere ogni giorno, però, sempre per esperienza, a volte basta aprire il file di testo, rileggere qualche riga e magari cominciare a sforzarsi di scrivere e poi le parole arrivano. Una volta saranno 300, un'altra volta 3000, ma arrivano.
  12. Ylunio

    Recensione negativa

    Sono molto d'accordo su questa cosa e, devo dire la verità, questo post mi ha dato molto da pensare. Secondo me chiedere ad amici e parenti di scrivere recensioni positive su Amazon, o altrove, è scorretto quanto scrivere una recensione negativa perché si prova antipatia verso l'autore. Ma nessuno può impedire che accada. Tuttavia, alla fine l'estratto è sotto gli occhi di tutti, gratuitamente, e chiunque può giudicare con i propri parametri se interessato a proseguire nella lettura, indipendentemente dalle recensioni. E in una lotta tra "opinioni personali di persone a caso" e "l'effettivo contenuto del libro" vincerà sempre l'effettivo contenuto del libro. Se mi piace quello che leggo, lo compro. Se non mi piace, no. Indipendentemente da tutte le stellette possibili e immaginabili.
  13. Sarò brevissima. Il mio contratto editoriale è scaduto a Marzo e qualche settimana fa un mio conoscente mi ha contattato per dirmi "Ehi, ho comprato il tuo libro!". Dove? Su Amazon. A me non importa ricevere royalty o niente del genere per un singolo libro venduto mesi e mesi dopo la scadenza del contratto, ma mi chiedevo, in effetti, a contratto scaduto, se queste cose siano normali. Se il mio libro possa essere ancora acquistato on-line o in libreria perché ci sono delle copie in giro.
  14. Ylunio

    Recensione negativa

    Scusami, ma vedo che il tuo libro è disponibile gratuitamente, come fai a sapere che non l'ha comprato? Tra l'altro è possibile anche leggerne un estratto bello lungo direttamente su Amazon, magari si è basato su quello?
  15. Ylunio

    United stories

    Qualcuno ha avuto notizie da questa agenzia? Leggo tra l'altro sul loro sito che al momento hanno chiuso la finestra di invio manoscritti.
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