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Emmanuel33

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  1. Introduzione Nell’universo ci sono tante cose a cui voi non trovate un’esatta spiegazione. Vi ponete molti quesiti ai quali non date una risposta concreta per cui numerosa è la voglia di sapere tutto. Nell’universo, tanti sono gli esseri che vi esistono. Alcuni li troviamo proprio attorno a noi… altri invece provengono da luoghi lontani. Ciò che vi andrò a raccontare , non farà altro che affermare che tutto ciò che può essere chiamato vita è collegato all’amore; dopotutto cosa sarebbe la vita senza l’aroma dolce dell’amore? Non si respira se non si è amati perché l’amore è quella cosa che fa vivere la vita fino in fondo. L’amore dunque è un sinonimo della parola esistenza. Questa storia vi mostrerà il lato più bello ma purtroppo tragico dell’amore, vi svelerà la faccia più veritiera di esso; parlerà di quel frammento d’amore puro così ricco di magia e di splendore ma al tempo stesso di malinconia e di illusione, vi racconterà ciò che viene chiamato “amore impossibile”. Dunque, aprite bene gli occhi del vostro cuore e non arrendetevi mai; un amico tempo fa mi ha dimostrato che chi lotta col cuore vince sempre. Per darvi un’idea, nella vicenda che andrò a narrare, l’inferno sarà il terribile luogo in cui la terra si è trasformata; il purgatorio sarà uno stato d’animo ed esistenziale dal quale sembra non esserci una via d’uscita; il paradiso, invece, sarà quel piano esistenziale in cui regnerà l’intera essenza dell’amore. Con questo vi lascio al racconto, con la speranza che questa storia vi faccia capire la straordinaria forza di cui è dotato il vero amore, una forza così tale da segnare ciò che è il mio nome: destino. Capitolo 1 “ La mia vita è un vero schifo. Non chiudo mai gli occhi, non posso sognare né provare emozioni. Non posso assolutamente sentire il calore e sono, purtroppo o per fortuna, immortale. Riesco solo a congelare tutto ciò che mi ritrovo davanti e a sputare neve. Per una parte però, è bello poter ghiacciare le cose; è come se le imprigionassi in uno stato perenne che duri per sempre, quasi come le fotografie. D’altra parte invece, è così noioso, monotono. In fondo la mia vita non è un granché. Vivo in una società dove le sensazioni sono proibite e le persone, o meglio gli esseri della mia specie, non comunicano mai fra loro. Passo il tempo girovagando per le vaste distese ghiacciate di quassù mentre quando arriva l’inverno sulla terra, ci si catapulta verso di essa a ricoprirla di neve. Intanto io sono l’unico che al contrario di tutti prova ad immaginare come sarebbe bello provare emozioni; si perché questa vita mi ha stancato. Io voglio vivere per davvero provando qualcosa; forse sono già in grado di sentire… forse questa voglia di evasione, questo senso di inadeguatezza verso il mio mondo già può essere un qualcosa scatenato nella mia anima; forse, chissà”. Questo è ciò che pensava Jack di se stesso e della sua esistenza. Lui faceva parte degli spettri invernali, creati appositamente per portare freddo. Questi spettri erano i portatori dell’inverno e portavano neve e gelo sul pianeta Terra. Gli spettri invernali erano incapaci di amare e di far battere il loro cuore. Nonostante avessero la convinzione di non possederlo, gli spettri avevano un piccolo cuore immobile nelle loro anime che però era spento, bloccato nel freddo come se fosse morto di ipotermia e di mancanza di calore ossia affetto. Nessun spettro invernale ha mai amato e ne tantomeno è stato mai amato. Nessuno eccetto uno. Jack era diverso, possedeva la capacità di poter amare, doveva solo convincersi che poteva farlo. Per quanto potesse essere particolare, però, la sua diversità lo portò alla totale distruzione. “ Sono tutti uguali qui. Perché io sono diverso? Che strano! Sono l’unico a provare una specie di sensazione. Nessuno di noi ne è capace. Ma perché sono così? Pensare che in passato ho provato a mettermi in comunicazione con qualche essere umano per farci notare, o meglio per far capire a loro che io non sono come gli altri; gli esseri umani sono cosi bravi ad inventare storie che non sanno mai la pura verità delle cose. Comunque ci provai ma con scarsi risultati: la voce era come se fosse ferma, lì sul punto di uscire. Così provai con la neve e la sua magia ma non fu una bella esperienza. Quindi sono rimasto a soffrire dentro di me mentre esternamente mi mascheravo dietro un viso serio al quale tutto gli era indifferente. Era questo l’aspetto che avevamo. Di come siamo nati però questo non lo so; il mio mondo è governato da una entità molto potente che si fa chiamare Brina. Lei è la regina delle nevi ed è stata lei che ha stabilito che tra noi e gli esseri umani non ci debba essere alcun tipo di relazione e che ha proibito le emozioni a noi spettri. Non si sa il motivo; forse ha paura dell’amore, chissà.. “. Jack si interrogava spesso sulla sua vita. Non riusciva a credere di essere davvero l’unico a provare qualcosa. Egli cercava di non farlo notare perché se lo veniva a sapere la regina del suo mondo, la sua esistenza poteva cessare o essere resa un inferno. Quindi decisi di agire per primo ma l’amore era già pronto per fare la sua mossa. Inizialmente, feci solo in modo che due anime uguali potessero riconciliarsi, poi fu l’amore a combinare il resto finché poi non si arrivò alla fine. Ma con mio grande stupore, non fu affatto facile. Stava ormai per arrivare l’inverno e gli spettri della neve dovevano prepararsi per andare in missione sulla Terra. “ Ecco, si torna a lavorare. Sarà sempre la stessa noiosa cosa: farò cadere la neve, renderò le strade scivolose e il resto del mondo mi odierà per l’unica cosa che la mia specie sa fare. Almeno mi consolerò vedendo le famiglie riunite… nessuno di noi poteva riconoscere un emozione ma io mi fermavo sempre a guardare dalla finestra la gente abbracciarsi e riscaldarsi. Non so per quale motivo. Probabilmente sarò l’unico ma è la cosa più bella dell’inverno.” Ma questa volta fu diverso. Non sapeva ancora che avrebbe conosciuto l’amore; inoltre egli lo intravedeva già, nella forma di affetto. Jack era davvero l’unico e da lui si poteva imparare molto. Venne il 21 di Novembre e gli spettri andarono sulla Terra. Vi erano due modi per arrivarci: teletrasportarsi tramite un fulmine o cadere sottoforma di pioggia dalle nuvole. Jack scelse quest’ultima e una volta atterrato, ai suoi occhi quel mondo così diverso dal suo appariva bello ma al tempo stesso scontato; infatti anno dopo anno trovava quel mondo sempre peggiorato. Iniziò a convincersi che forse era veramente lui a renderlo così, ma in fondo non era colpa sua. D’altronde, a quel tempo, la Terra non era come la si vede oggi; tempo fa quel mondo venne impossessato dal male e da lì iniziò a peggiorare. In questo mondo c’era però un’umana che odiava il suo noioso modo di vivere e il posto nel quale viveva. I due, estranei alla loro natura, non si sarebbero mai incontrati se non fosse stato per me. Un creatore da vita a qualcosa e un’entità d’immensa potenza se ne prende cura. Quindi, io, sono protagonista in molte faccende che accadono nell’intero cosmo. Solitamente voi umani vi mostrate scettici di fronte a certe situazioni, pensate che sia sempre un caso, oppure un qualcosa voluto da un ipotetico creatore; ma ahimè dispiace deludervi ma il caso è solo un sinonimo del mio nome. Sono io a decidere, nel bene o nel male come vanno le cose. Le persone romantiche talvolta credono nel destino, ma divento così furioso quando scopro che mi confondono con l’amore. E quest’anima così pura, imprigionata in quell’inferno, credeva solo ed unicamente all’amore e sapeva che io potevo essere o un amico oppure un nemico di esso. Voi umani poi credete che tutto avvenga per una ragione voluta da un autore iniziale di quest’opera che chiamate vita; ma alla fine vita poi non è altro che un ulteriore sinonimo del concetto di esistenza. Talvolta la stupidità umana è sorprendente! “Eccomi qui, arrivato sul pianeta delle disgrazie; guarda tu che schifo questo mondo: così pieno di odio e di guerre. La gente dovrebbe ringraziarlo piuttosto che odiarlo, l’inverno;il mio mondo sarà anche freddo e privo di emozioni ma almeno non è circondato dal male. Sarà meglio far cadere al più presto la neve, almeno ci sarà un velo bianco a coprire tutto, un foglio bianco su cui scrivere un'altra storia”. Jack pensava che nel suo mondo, essendo privo di ogni tipo di emozione, non potesse esserci il male, ma non dimentichiamo che il suo mondo era governato da una regina che non conosceva l’amore. Jack e i suoi coetanei iniziarono, poi, a spargere la neve in quel luogo così distrutto dall’odio mentre il vento iniziava a dare forti pugni alle case e il cielo si lasciava colorare di grigio. La superficie terrestre, tra le arde fiamme in cui si trovava, divenne fredda e immobile; il mondo era ormai imprigionato in un’enorme palla di vetro nella quale, la neve, ne era la principale fonte. Dovete sapere che la realtà esistente sul pianeta tempo fa era così stupida, cieca che non guardava mai oltre una semplice apparenza la quale, invece, sembrava bastare all’umanità per definire qualcosa. La terra era annegata nell’inferno e le anime delle persone erano irrecuperabili ragione per cui non mi divertivo più di tanto; ma un giorno, proprio in quella stagione d’inverno, una ragazza dal cuore così puro e vivo attirò la mia attenzione e decisi, quindi, che avrei dovuto assolutamente lottare contro ciò che voi chiamate amore. “Come fanno gli esseri umani a vivere in questo posto?…sembra un pozzo di dannati! Un po’ di vento per rinfrescare l’aria e un po’ d’acqua dalla pioggia per spegnere questi incendi causati dalle guerre, ecco cosa ci vuole. Perché gli umani devono odiarsi? Non posso semplicemente amare o cose simili. Eppure non dovrei sorprendermi così tanto; appartengo ad un mondo che non sa nemmeno cosa sia l’odio, che non sa cosa potrà mai essere il male o il bene. Non resisto più, non posso più andare avanti facendo finta di niente. Io sono diverso; devo accettarlo e finché non troverò qualcosa di tanto grande, cosi grande come questa voglia che grida sempre più forte, dovrò convivere con questa parte sconosciuta che è in me. Se solo potessi urlare all’intero universo ciò che provo ogni singolo momento, se potessi solamente per un'unica volta essere realmente me stesso o se potessi capire perché… perché devo essere così, perché deve andare così… Basta, non posso… è come se vivessi in un purgatorio; in effetti il mio mondo è proprio un purgatorio, senza emozioni, senza obbiettivi, con il solo unico scopo di girovagare nella parte ferma del cosmo, dove il tempo non esiste e non può controllare niente. Ma quale condanna devo scontare per restare in questa gelida prigione che è la mia esistenza? La mia anima,proprio come un lupo alla luna, ulula e urla di rabbia, ruggisce come una tigre a questo universo che però non ascolta. Se solo potessi… se solo avessi qualcuno”. Capitolo 2 Ogni creatura ha un modo diverso nel descrivere il concetto di vita, di esistenza, nel capire cosa significasse per essa una determinata cosa; e gli esseri umani sono le creature più complesse in quest’ambito. Il perché non saprei spiegarlo nemmeno io, voi umani siete cosi particolari…affascinanti oserei dire. Ma da quando le vostre menti sono state possedute dalle allusioni, dai fanatismi del potere conferito al male, avete subìto un cambiamento. La razza umana diventò così scontata, penosa, priva di sentimento che oramai il destino e il tempo non poterono far più niente. Mi correggo, quest’ultimo forse ebbe un ruolo minore, non perché voglia vantarmi, ma credo che l’altro fosse un elemento di fondamentale importanza; d’altronde se non fosse stato per me la prospettiva dell’esistenza di oggi non sarebbe così. Nel corso del tempo il male è salito al comando dell’universo quindi questa volta la battaglia non era più tra bene e male, ma fu una lotta, uno scontro tra me e l’unica cosa che poteva beffarmi, dato che il male non può controllarmi. Fu questo che cambiò le cose, fu questa partita tra destino e amore che stabilizzò l’equilibrio ed eliminò il caos che il male aveva seminato. Miei cari, l’amore è davvero qualcosa di eccezionale, Né sono rimasto tanto sorpreso. Ma siamo solo all’inizio dell’inizio, man mano che andremo avanti potrete assistere alla partita, alla guerra più epica che sia mai esistita, superando quella che sembrava infinita tra bene e male. Bene e male stabilivano chi saliva al comando, ma in fin dei conti ero sempre io a muovere i fili di chi era al trono. Posso liberamente dire che l’umanità è stata ingannata per tanti secoli perché ci sono sempre stato io dietro ad ogni cosa, tralasciando però la battaglia tra i due re dell’anima, lì ho fatto solo in modo che trovassero un pretesto per scontrarsi sempre, poi il vincitore lo hanno deciso loro stesso; il male dunque vinse e si impadronì della Terra trasformandola, dal paradiso terrestre che era, in un vortice infernale a cui capo vi erano l’odio e le guerre. Per molto tempo l’oscurità governò sulla Terra trasformando il popolo umano in una massa di rimbambiti che correvano per inseguire il potere. Tutti tranne che una persona, una ragazza dall’animo così buono e puro; l’unica che aveva ancora un anima mentre gli altri se l’avevano fatta rubare dal re del male. Ella era cosi incantevole, e fu il cavallo di battaglia dell’amore. Questo, infatti, era convinto che la sua messaggera potesse spaccare la barriera di ghiaccio che imprigionava il cuore di colui che avevo scelto come pedina del gioco. Nel momento in cui calò l’inverno totale sul pianeta Terra, le nostre pedine entrarono in gioco e l’avvincente partita poteva considerarsi avviata. La prima mossa toccò a me. Feci quindi in modo che la marionetta dell’amore potesse avvistare il guerriero che avevo mandato in campo. La mia mossa poteva sembrare un attacco normale, semplice, ma il mio rivale non sapeva ancora che senza il mio aiuto le due anime gemelle non si sarebbero mai incontrate, perché per quanto è forte e potente, un amore non può mai manifestarsi se non fosse per il mio volere; e questo, di solito, è visto come uno scherzo all’universo ed io allora continuo a scherzare e a raggirare il cosmo facendolo girare su se stesso come una via senza meta, un percorso senza fine, una pista senza traguardo così che le cose rimangano sempre come siano senza alterazioni e che ci sia dunque un equilibrio. Ma la terra e la razza umana non erano più in armonia da quando il male incombé nel mondo, ragione per cui volli sfidare l’amore in un duello all’ultimo sangue. Da questa partita si sarebbe deciso la sorte della Terra e del genere umano perché al fine di tutto i due giocatori erano i padroni dell’intera esistenza. Così ci sfidammo, io per dare equilibrio, l’amore per abbattere me così che esso potesse sempre e comunque trionfare. Quando la partita iniziò feci innalzare una bufera al piccolo spirito invernale. Non manipolai la sua mente, fece tutto lui. Feci solo in modo che lui pensasse quel che voleva pensare: “Ah ma come si è ridotta la Terra! Si è distrutta da sola. Adesso meglio ricoprire il sangue con la neve e spazzare un po’ l’odio con una tempesta; si forse una tempesta può migliorare le cose, chissà.. Potente vento, gelida neve fondetevi in tempesta e bufera, fate che il mondo alla pioggia e ai fulmini si piega.” Jack scatenò un forte temporale con fulmini, uragani e bufere di neve. Forse iniziò a manifestare un primo sentimento, forse la rabbia stava per evadere dalla sua anima… La Terra, dunque, si ritrovò in un ambiente glaciale. Le guerre furono così interrotte e il sangue per un po’ non venne più versato. Fu solo il primo giorno, e nei giorni a venire l’inverno si faceva di gran lunga più sentire. Venne poi il fatidico giorno; Jack stava passeggiando in un bosco innevato quando a un tratto sentì una voce provenire da dietro un albero, così lo spettro si nascose fra la neve sparsa sul terreno per sentire senza farsi scoprire. << Non è giusto che il mondo vada in rovina per mezzo di tutta questa gente assetata di vendetta e affamata di ricchezza; non posso più rimanere qui rinchiusa in quest’inferno mentre il mio povero cuore si disintegra lentamente.>> Jack si tramutò in un fiocchi di neve che scesero dolcemente sulla splendida e chiara chioma bionda della ragazza. E mentre essa versava lacrime, quel piccolo fiocco di neve si trasformò in una di esse il quale le carezzò dolcemente il viso rossastro della fanciulla. D’un tratto la lacrima in cui jack si nascose, cadde sul suolo e nel momento in cui si infranse, lo spettro, goffamente, uscì allo scoperto. La ragazza ebbe un sussulto e quando gli apparve dal nulla un ragazzo dai bianchi capelli e dagli occhi celestiali, uscì un urlo dalla sua bocca. Lo spirito invernale fece un gesto con la mano come per dire no ti prego non ti spaventare, non aver paura. Jack aveva davanti a se forse la creatura più bella che avesse mai visto: una splendida ragazza dai lunghi capelli biondo platino, con dei preziosi occhi color verde smeraldo e con un fisico a dir poco perfetto ricoperto da una maglietta a mezzo busto e dei pantaloni blu attillati. La sua pelle appariva così diversa da quella di Jack; oltre al colorito aveva qualcos’altro di diverso: il modo in cui era fatta << Chi sei? Che cosa vuoi da me e da dove sei venuto?>> domandò la ragazza impaurita indietreggiando. Quell’incantevole fanciulla vedeva un essere molto strano; davanti ai suoi occhi vi era un essere dalle sembianze umane con dei fascinosi e intriganti occhi celesti come se fossero due luminose stelle. La ragazza provò scosse di terrore. Quest’essere arieggiava nell’aria, non posava i piedi per terra e soprattutto era ricoperto di un colore che ondeggiava tra l’azzurro e il bianco. I suoi vestiti in tinta con la pelle gli erano incollati addosso. Sembrava un fantasma. Poi continuò ancora la ragazza non avendo avuto alcuna risposta: << Cosa vuoi da me? Sei un fantasma? Che cosa sei tu? >>. Jack non rispose. Non poteva, o meglio non voleva; era convinto di non saper parlare quando invece poteva farlo. Lo spirito invernale non rispose e rimase li immobile ad osservare l’immensa bellezza dell’umana. Poi le fece un sorriso. L’umana confusa acquisì un’espressione interrogativa. Non sapeva spiegarsi chi o cosa fosse e perché fosse sbucato dal nulla in quel preciso istante e perché avesse deciso di rivelarsi proprio a lei; quel mondo era zeppo di persone. Tra i vari interrogativi messi in disordine dall’aria gelida portata dal turbolento vento, i due sconosciuti rimasero li ad osservarsi mentre l’umana accennava quasi a ricambiare il sorriso intuendo che quell’essere non le avrebbe fatto del male. La verità è che voi umani siete cosi stupidi certe volte. Quella ragazza credeva nel vero amore ma al primo incontro con la sua futura anima gemella non le passò alcuna idea su quell’essere che potesse far riferimento all’amore. Spesso muovo i fili dell’universo abilmente affinché nessuno s’accorgesse della mia presenza, della mia intromissione; ma in certi casi sono io stesso a rendermi visibile alla vista delle persone cosicché esse si accorgano di me e che sappiano che tutto ciò che accada avvenga per mano mia. Adesso chi mi maledice per la mia intromissione, sa che negli eventi, come l’incontro descritto in precedenza, ci sia il mio zampino e quindi è consapevole che sia stato per mio volere se essi abbiano incontrato qualcuno o perso tale. Ma per chi crede di essere libero, di essere un giocatore della vita non gli passa l’idea che qualcosa possa accadere per il potere del destino. Voi umani, dopotutto, così religiosi e anche così scettici avreste dovuto accorgervi che siete solo delle pedine comandate da qualcuno; che sia un dio o meno chissà, ma esistono tre re del cosmo che hanno il potere assoluto sull’intera dimensione: tempo,destino,amore. Questi tre sovrani governano per stabilire equilibrio ed eliminare il caos. Ma da quando quest’ultimo invase la terra decisi di voler sfidare la sorte di essa con l’amore l’unico vero sovrano fra i tre e l’unica cosa che poteva sconfiggere qualsiasi cosa. Questo però era ciò che pensava il tempo; esso governava con le sue leggi ma ammise che l’amore non poteva essere sconfitto. A questa affermazione mi opposi severamente perché in realtà sono io il re che manipola l’universo e governa questo regno. Fu come una partita a scacchi in cui io e l’amore ci sfidammo scegliendo come pedine due anime che avrebbero deciso le sorti della Terra. Personalmente non m’importava nulla del vostro pianeta, il mio scopo era quello di poter distruggere l’amore; la Terra fu solo un pretesto per convincere l’avversario a scendere in campo. L’amore è tremendamente forte ma presenta infinite debolezze. Dopo averle sorriso, lo spettro si dissolse nell’aria facendosi portare via dal vento. L’umana rimase senza parole. Non riusciva a capire. Perché poi proprio a lei questa anomalia. Credeva di essere impazzita. E nella sua mente cominciò a disperarsi pensando al suo modo di vivere riferendosi a ciò in cui lei credeva ciecamente: << Oh quanto vorrei esser portata anch’io via di qui con un solo soffio di vento. Questa vita vissuta come una dannata, un’anima imprigionata nelle celle infuocate dell’inferno, rinchiusa in una prigione con sbarre fatte di odio, disprezzo e di sangue innocente. Quanto male c’è in questa vita mia che a chiamarla così suona come una pazzia? Amore vero, amore raro, che tramuti cascate di tristezza in oceani di felicità, dove ti nascondi?>>. Capitolo 3 Era ormai pieno inverno sulla Terra. Le guerre erano state momentaneamente sospese a causa delle numerose bufere e piccoli attimi di tranquillità donavano pizzichi di serenità alla Terra. Ma era solo questione di tempo perché non appena gli spiriti invernali si sarebbero ritirati per tornare a casa, il male avrebbe abbattuto ancor di più quel mondo che ormai era già distrutto ed irrecuperabile. Nel corso del tempo sono sempre stato io a muovere i fili dell’universo e a giocare con le anime delle persone; ma in quell’epica battaglia non sono stato l’unico a giocare con la sorte; un giocatore più furbo di me ha messo in campo le sue risorse migliori e ha giocato con le sue pedine sino a superare i propri limiti. In questo libro, da come vi sarete già accorti, vi svelerò la verità dell’essere: non esiste nessun dio, ne tantomeno un elemento che abbia originato il mondo. La razza umana, per sopravvivere lungo il percorso della sua storia, ha dovuto affidarsi alla fantasia e alla immaginazione perché senza di essi si sarebbe, probabilmente, estinta. L’uomo è fatto così, ignorando o talvolta seguendo, la sua ragione, si costruisce sempre un elemento surreale, o meglio afferma l’esistenza di un qualcosa di cui egli stesso non ha alcuna prova certa. Voi umani vi siete detti solamente bugie nel corso dei secoli e avete sempre creduto in un qualcosa che andasse oltre la vostra realtà. Ma in fondo, ideare un elemento che fungesse da creatore da venerare, si è dimostrato un fattore positivo. L’uomo non sarebbe mai sopravvissuto se non avesse ideato cose inesistenti, perché si sarebbe lasciato divorare poi da un esistenza apparentemente priva di scopo. L’essere umano ha bisogno di illusioni per andare avanti, ha bisogno di credere in qualcosa che non potrà mai verificarsi in modo tale da spingersi fino alla fine di tutto. Quindi posso affermare ciecamente esistono solo tre re dell’universo. Tempo: ora lo percepite sotto un aspetto diverso rispetto a come era visto tanto tempo fa, ma con l’avanzare dello sviluppo della vostra mente state riuscendo, a piccoli passi, a capire chi esso sia per davvero. Il tempo è il più grande giocatore di nascondino che sia mai esistito. Esso è un eterno maratoneta nascosto nel vuoto, che correndo via, rubando la vita agli esseri umani, governa l’universo facendolo andare avanti e indietro fino a farlo oscillare per farlo girare su se stesso così da prenderlo in giro. Destino: beh, posso considerarmi lo stratega e il mago più abile in assoluto. Gli umani non mi hanno mai smascherato. Ma adesso è arrivato il momento di rivelare tutto ciò che l’umanità non conosce. Il tempo può raggirare i pianeti ma io mi prendo gioco di tutto ciò che esista; il mio nome racchiude il concetto di esistenza. In fin dei conti non son altro che un giocatore di anime. Amore. Egli è il padrone di queste essenze speciali chiamate anime. Lui è onnipotente. Escludendo il fatto che noi tre siamo eterni, l’amore è l’unico che non potrà mai cessare; il tempo può essere momentaneamente bloccato mentre l’amore, per quante cadute possa prendere, è ciò che l’universo contiene. L’unico essere che poteva raggirare il mago della presa in giro. Il mondo degli umani era diventato un vero e proprio inferno: le strade erano tutte ricoperte dal sangue innocente versato per mezzo della stupidità dell’uomo; l’onestà e la pace erano state sommerse dalle urla della disperazione e dalle bombe del male che andavano nel vuoto per poi esplodere e colpire con l’odio e con il dolore tutte le persone; un nuovo modo di vivere si stava generando mentre chi si sentiva estraneo ed aveva gusti diversi veniva emarginato, deriso e ucciso. Quel mondo era imprigionato in una cella infernale era stato fatto prigioniero del male, con catene di disprezzo e di egoismo mentre demoni bastardi tenevano rinchiuso il mondo in un vortice immerso nelle fiamme. Capitolo 4 “Oh! Che cosa ho visto? Era senz’altro la creatura più bella che io avessi mai visto! Forse era un angelo. Quanto era bella. Oh spietata sorte, perché mi hai fatto così diverso da quella splendida fanciulla? Perché mi hai castigato privandomi di un cuore cosicché io non potessi amare? Lei, così tremendamente bella ed incantevole; io, così gelido ed invisibile”. Jack si sentì strano dopo aver incontrato quell’umana dotata di una straordinaria bellezza. Il giovane spirito invernale sembrava molto colpito dall’umana. Nessun’altro della sua specie si sarebbe scandalizzato alla vista di quella fanciulla, ma lui invece sembrava non pensare ad altro: “Mia cometa umana imprigionata, mi chiedo se tu sia reale o se sei solo uno scherzo della mia illusa mente che standosene sempre rinchiusa in una stanza buia è uscita matta. Cosa darei per rivederti ancora principessa, cara principessa dei mie sogni infranti; un’anima così pura come la tua, tenuta incatenata a un mondo così brutale che al sol pensier di esso tremo di rabbia e di paura”. Lo spirito invernale, nell’incontro con la ragazza, aveva sentito qualcosa; la sua sensibilità si era svegliata da un profondo sonno. Jack era riuscito a sentire qualcosa, ma qualcosa che andava oltre ciò che lui provava in quel momento, era riuscito a sentire un grido, forte e assordante come un disperato ruggito: aveva sentito l’anima della ragazza. Egli non sapeva ancora cosa erano quelle urla assordanti e inconsapevolmente udì immense parole in quelle grida distrutte. A questo punto l’amore giocò la sua carta: fece tremare le barriere di ghiaccio che avvolgevano il cuore del ragazzo d’inverno ed esse vibrarono forte come le case attaccate da un turbolento terremoto. “ E’ un qualcosa che non riesco a spiegarmi, non riesco a descrivere ciò che sta accadendo in me. Forse perché non lo so cosa sta succedendo nel vuoto assoluto della mia gelida anima, o forse lo so ma non riesco ad accettarlo. Non saprei. Non ho mai provato niente di simile… anzi, non ho mai provato niente se non senso di smarrimento. Prima non sentivo niente; adesso, sento troppo. Noi esseri, generati dal ghiaccio, non possiamo provare alcun tipo di sensazione. Cosa mi sta succedendo? Perche io ho sentito qualcosa quando ho visto quell’umana? Ho udito una voce che si disperava, urlava e nel mentre singhiozzava per il pianto. Pensavo fosse quella splendida ragazza ma l’avevo davanti ai miei occhi, e cosi come lo ero io anche lei era immobile. Ero perso nel suo meraviglioso viso ma al tempo stesso cercavo di sentire quel grido. Esso era come una richiesta di aiuto, invocava un nome il quale però non riesco a ricordare. La ragazza invocava questo nome, lo imprecava, lo pregava, piangeva dannatamente e invocava tristemente quel nome. Non so bene chi o cosa lei invocasse né cosa la tormentasse, ma mi sentivo coinvolto come se io adesso facessi parte della sua esistenza” In Jack si era avviato ormai il cambiamento. Si era attivato un meccanismo innescato da un semplice sguardo. Quando sfidai l’amore, capì molte cose di esso: capì ad esempio che in un semplice sguardo possono accadere molte cose. Per me era una novità perché non ci avevo mai trovato niente di interessante in uno sguardo; in fondo ogni sguardo ricambiato nasce dal mio potere, il quale però fa cessare tali sguardi, spesso senza che io me ne accorgessi. Così quel novellino aveva un cuore che iniziò a dare segni di vita, o meglio speranza, la partita era appena iniziata. Passarono un paio di giorni da quando Jack vide l’umana per la prima volta. Non riusciva ancora a levarsela dalla mente; la ragazza dai capelli biondo platino era diventata l’unica immagine nella mente dello spettro. “ Sapete, un essere umano quando prova forti sentimenti, si comporta in maniera molto strana. Ecco, è una situazione simile alla mia: mi sento molto strano. Lo ero già da prima di incontrarla a dir la verità, ma adesso non so… sento veramente qualcosa. Il mio essere non dovrebbe avere la capacità di percepire questo genere di cose eppure io percepisco. Io sogno. Io sento. Ho sentito; ho ascoltato ciò che mi diceva. Lei mi aveva parlato. Era sorprendete come un essere umano potesse comunicare con la sola forza dei propri sentimenti, che io sappia gli esseri umani non né sono in grado. Sono troppo testardi per pensare ai loro sentimenti. Gli esseri umani non ascoltano. Loro possono capire ma non lo fanno. Io invece, che non dovrei essere in grado di percepire queste violente vibrazioni che mi attaccano la mente, ascolto. Il mondo intero pensa che ciò che sono io sia una minaccia per esso e che sia un essere spregevole senza un minimo di conoscenza di cosa è un sentimento. Beh, date le circostanze, io penso che sia tutto il mondo a non sapere cosa sia un emozione; penso che l’intera razza umana non abbia più la più pallida idea di cosa volesse significare sentire, si perché l’oscurità ha messo un telo nero sugli occhi del cuore delle persone e si è somministrata nelle vene della gente proprio come se fosse una droga, una droga potentissima e letale che ruba l’anima ancor prima di accorgersi che la si possiede una per davvero. Di così tanti interrogativi sono sommerso, e di tante onde di confusione sono colpito, mi trovo al centro di una marea causata dal caos e sto annegando in un oceano di vuoto. Forse la padrona del mio triste mondo saprà dirmi qualcosa”. Jack era immerso nella più totale confusione; disprezzava gli umani per essersi lasciati abbindolare dal male, odiava se stesso per essere diverso e non riusciva a capire qual’era la sinfonia che il destino aveva composto per lui. Così egli si recò dall’unica forma di dea esistente per poter capire cosa stava accadendo dentro la sua anima o dentro al suo cuore, semmai lo ne possedesse uno. Andò da colei che aveva generato le anime così impassibili e malinconiche che governavano quel mondo in cui regnava l’eterno inverno. << Mia regina è permesso? >> chiese Jack all’ingresso del palazzo spoglio, gelido e al buio. Il rumore di un gocciolio rimbombava sulle pareti facendosi sentire per tutto il gigante perimetro dell’ingresso. Una densa nebbia riempiva il fondo della stanza. Non si vedeva niente. << Regina Brina? Ci siete? >>. D’un tratto si sentirono provenire dei passi dal freddo buio. Ce ne furono altri cinque o sei e poi cessarono di colpo. Non appena il rumore dei passi cessò una leggera luce bianca e opaca si accese nella parte alta in fondo alla sala. La luce faceva chiaramente vedere un trono, ricoperto interamente dal ghiaccio, e dinanzi ad esso vi era una donna alta e vestita di bianco. La donna guardò stizzita John e fece un cenno col braccio per far volare via una civetta bianca che si trovava su di esso; la civetta teneva stretta una pergamena e andò a posarsi sul ramo di un albero spoglio posto magicamente vicino ad una finestra appannata con gocce di pioggia congelata. Quella donna era la regina Brina. Essa aveva una sottile veste bianca con le maniche scoperte e aveva una lunga mantella bianca avente un cappuccio allungato a forma di cono. La regina si sedette sul trono mentre lo spettro della neve rimase li immobile ed inchinato. La donna aveva dei guanti con le polsiere i quali lasciavano quattro dita della mano scoperte. Lo sguardo di John si smarrì nella divina bellezza della regina. Aveva osato guardarla dritta negli occhi; quegli occhi grigi, affascinanti e al tempo stesso spenti. Si lasciò cadere lo sguardo, poi, seguendo la sua chioma ondulata candida per ritornare con il volto abbassato lasciandosi cadere gli occhi nel corpo formoso e nella sua chiara pelle, così chiara quanto la neve. << Cosa c’è? >> rispose freddamente Brina. << Oh regina della mia esistenza, è da un po’ che la mia mente non ragiona razionalmente; mi chiedo il perché di tale cosa e la mia anima risponde in modo strano>>. << Voi siete fatti tutti della stessa sostanza di questa sabbia bianca rinforzata con armature di ghiaccio infrangibili. Ti stai facendo condizionare dalla razza umana a furia di congelare la Terra>>. Jack non disse nulla. Annui, si scusò per il disturbo e si diresse verso le gigantesche porte di ferro poste all’ingresso. La regina intanto rimase impassibile senza alcuna espressione sul suo soffice viso. Dopo un po’ richiamò la civetta a se e le disse: << Tieni d’occhio quel ragazzo, non voglio che vada tutto in frantumi >> e cosi facendo, la regina schioccò le dita e la civetta volò via dal palazzo per pedinare il fantasma d’inverno. Brina si alzò dal trono e guardò per un momento una lanterna che aveva tenuto in mano da quando si era mostrata a Jack. Teneva sempre quella lanterna con se. Poco dopo, fece un sospiro, diede uno sguardo all’albero spoglio posto vicino alla finestra e si diresse verso il piano di sopra scomparendo nel buio salendo le scale. Capitolo 5 Passò una settimana e Jack era ancora confuso: continuava ad essere strano, diverso. Le parole della regina erano state inutili dal momento che esse non avevano in nessun modo placato il caos nella testa del ragazzo. Così lo spettro invernale si decise a scendere sulla Terra dopo essere stato una settimana fermo, immobile a riflettere ed era giunto a una conclusione; era rimasto chiuso in quel mondo privo di emozioni per troppo tempo, adesso era arrivato il momento di infrangere regole perché ciò che stava accadendo a Jack poteva stravolgere l’intero universo. Quindi Jack decise di tornare sul mondo degli umani ma non per portare su di esso l’inverno, no, voleva qualcosa di più di una risposta razionale…voleva avere una risposta come gli umani ossia dal profondo dell’anima e per poterla avere doveva cercare quella ragazza che aveva scatenato in lui un processo ad egli ancora sconosciuto. “Tremendo mondo tremante, che non temi la terribile tempesta, tramanda questo mio messaggio tartassato dalle lacrime taglienti che mi rigano le guance, alla temibile padrona dal cuore gelato e dille che il mio ego è profondamente tormentato”. Il ragazzo volle lasciare la sua casa per un intero inverno e restare sulla Terra a cercare quell’umana dall’anima così pura; l’avrebbe cercata anche per un anno intero purché la trovasse. Jack passò attraverso un viale alberato con due file di abeti imbiancati le quali si andavano ad incrociare ad arco così da formare un lungo e gelido tunnel. Fra i piccoli spazi concessi tra un abete e l’altro si poteva intravedere il magico mondo dove risiedeva il potente inverno: immense distese di ghiaccio sottile e trasparente attraverso il quale si vedeva un vuoto assoluto, forse perché una creatura fredda e malinconica come uno spettro invernale è vuoto dentro di se; poi vi erano possenti montagne innevate sulle quali vi era il castello della regina e si narra che in quel luogo, sulla cima più alta della montagna risieda uno spaventoso drago di ghiaccio. Camminando sempre più, Jack continuava a guardare quel suo mondo così triste; era quasi giunto alla fine di quell’interminabile tunnel e alzando lo sguardo verso l’alto si poteva vedere l’intenso manto argenteo del cielo che ricopriva tutto il perimetro di quel mondo come se fosse una gabbia malinconica che si disperava attraverso le tempeste. Il regno della regina d’inverno non era mai calmo; Tempeste di neve, temporali, aria congelata da un unico respiro. La regina era la dea, l’unica e sola dell’inverno. Quel mondo era sotto il suo controllo. Jack provava smarrimento. E’ pur vero che questo sia una forma di emozione ma forse era l’unica che la padrona dei cuori di ghiaccio aveva concesso al suo mondo: smarrimento; essere smarriti perché si e persi o meglio si ha perduto qualcosa…qualcuno. Continuando a camminare Jack pensava al suo mondo; quell’ambiente angoscioso privo di vitalità, un posto in cui la vita non respirava mai e la propria esistenza assumeva la forma di un vero e proprio purgatorio senza una meta, incatenando l’anima a una barriera di ghiaccio indistruttibile la quale si nasconde dietro il manto candido e dispersivo della neve. “ i fiocchi di neve, la bellezza del ghiaccio, il fascino dell’atmosfera invernale…ma a cosa serve tutto questo se poi non possiamo provare le sensazioni? Perche condannarci a un’esistenza così deprimente e solitaria?”. A volte avevo l’impressione che Jack non volesse più esistere nel mondo. Lo spettro d’inverno era ormai arrivato alla fine della suo cammino attraverso quel percorso situato al centro di Kinvernia. Prima di abbandonare il suo luogo, si fermò. Si girò e sospirò leggermente. Dopodiché pensò al viso angelico della sua umana e respirando profondamente salutò il suo mondo per immergersi in un vortice infernale nel quale vi era un anima che non meritava le atroci sofferenze di quello che nell’universo era chiamato male. Così Jack scese sulla Terra e iniziò a cercare quella ragazza. Cercò a lungo in molti posti ma dell’umana nessuna traccia. Era però soddisfatto del fatto che le violenze erano cessate e che le che le cattiverie erano momentaneamente sospese a causa delle condizioni di gelo. Jack provava un così piacevole sollievo quando portava l’inverno nell’inferno. Era come se il paradiso arrivasse a contrastare l’oscurità; ma purtroppo la Terra era una schiava del male, per cui la pace, se così la si poteva chiamare, durò per poco tempo. Quando l’inverno sarebbe andato via, quel mondo sottomesso alle grinfie malvagie della più totale cattiveria, sarebbe sceso ancora più in basso nel vortice infernale che lo circondava. Jack la cercò ovunque: tra le numerose strade di varie città; tra i posti più affollati e al tempo stesso la cercò anche fra i luoghi meno frequentati dalle persone. La cercò in ogni casa ma di essa non vi era alcuna traccia. Avendo perduto le speranze, il ragazzo solitario decise di sedersi nella neve nel luogo più solitario possibile: una collinetta innevata nascosta dalla quale la sera si poteva osservare l’aurora boreale. E fu proprio lì che la vide. “ Fra tanti luoghi in questo mondo bruciante sbuca dal nulla questa piccola curva di ghiaccio. Ed eccola li, distesa sul bianco con lo sguardo verso l’alto; una perfezione divina incarnata in un corpo umano. Quanto è bella. A guardarla dopo un po’ persino i miei occhi si vengono accecati dall’immensa luce che ella emana. Una creatura così bella ma sola. Devo assolutamente scoprire il suo nome. Lei ha qualcosa di diverso, ma non riesco a capire cosa.” Alice se ne stava li distesa fra la neve non sapendo di essere osservata. Guardava su verso il cielo aspettando forse qualcosa; o forse stava semplicemente osservando il cielo, un posto magico e sereno, così lontano da lei che era imprigionata nel più totale inferno. Jack divenne invisibile; si confuse tra la neve e si avvicinò alla ragazza. Ancora una volta udì strani suoni. “ Ma cosa sono queste tremende urla che rimbombano nella mia mente? Chi sei anima in pericolo, dimmi che cosa hai? Queste urla assordanti mi riempiono la testa. I miei occhi non smettono di guardarla mentre la mia mente avverte una richiesta d’aiuto ma non so chi sia quest’anima così frustata. Forse è lei. Si senz’altro, è lei”. Lo spettro d’inverno si avvicinò ancor di più all’umana e tentò di sussurrarle qualcosa all’orecchio, ma Jack non riuscì a parlare. Anche se un soffio di vento si insinuò nell’orecchio di Alice. Ella allora si accorse di qualcosa. Jack tentò di abbracciarla ma il corpo dell’umana gli passò attraverso. La ragazza invece sentì il suo corpo attraversato da un gelido brivido. Alice si accorse di non essere sola. Jack sconfortato cercò ancora un altro modo per mostrarsi all’umana; si mise dinanzi alla ragazza e le disegnò attorno la figura di un angelo. Così facendo Alice si accorse della presenza di Jack. << Chi è là? C’è qualcuno? >> “Cavolo! Anche la sua voce è così maledettamente perfetta. Troverò il modo di parlarle.” Jack si rivelò e apparve nuovamente dinanzi agli occhi della ragazza umana. Ma anche questa volta la sua bocca non riuscì a emettere un suono. La ragazza sembrò in un primo momento spaventarsi, poco dopo però calmò il suo respiro affannato per l’ansia e chiese nuovamente a quell’essere chi egli fosse. Jack, non riuscendo a parlare, provò a farsi capire disegnando strane figure sulla neve. Disegnò o meglio ci provò. Nel suo pasticcio ne venne però fuori una scritta “Sono Jack”. << Jack?>> disse incredula Alice << Jack Frost? Non sei umano vero? >>. Jack era di sasso; la splendida ragazza gli stava lì davanti e gli parlava e lui non riusciva a batter ciglio. Riuscì a poco a poco a scuotere la testa. << Io mi chiamo Alice >>. Jack si immobilizzò. Non gli era mai capitato di diventare letteralmente una statua di ghiaccio. Nel frattempo l’anima della ragazza era entrata in un caos ancor più tempestoso di quello scatenato dal male sulla Terra e contemporaneamente a ciò, l’animo ghiacciato iniziava a creare leggere scintille. Alice si sentì tremare il cuore quando si pietrificò nello sguardo di Jack. Nello stesso istante si innescò qualcosa in quei due. Forse l’amore aveva fatto la sua mossa; forse le due anime si stavano iniziando a legare in un inespugnabile intreccio. Capitolo 6 La sfida più epica di sempre proseguiva, ma adesso vorrei soffermarmi su un particolare molto importante: la regina delle nevi. Essa è un elemento molto importante della storia che vi sto raccontando. La regina di ghiaccio è forse l’essere più affascinante che io abbia mai conosciuto. Io conosco tutti, scavo nella loro mente e mi impossesso dei loro segreti più nascosti e la regina era fatta interamente di segreti, bugie e rancore. D’altronde se non sopportava le emozioni un motivo ci doveva pur essere. Brina, in un tempo molto passato risalente a prima della conquista del male sulla Terra, era una dea appartenente a una delle dieci costellazioni divine ed allora si chiamava Clara. Ella era tutto l’opposto di quella che poi divenne in seguito a causa della terribile tragedia che le capitò. La dea viveva in una dimensione alternativa in cui vi regnava soprattutto l’amore. Ella era figlia di un re chiamato Sole e di una regina che si faceva chiamare Luna. La principessa alloggiava in un castello possente ed infinitamente grande nel quale all’interno vi abitavano tutti coloro che appartenevano alla corte reale mentre al di fuori di questo castello vi era un immensa prateria nella quale risiedeva il resto del popolo. Il mondo in cui viveva Clara non era fatto di umani o esseri particolari; quel mondo era abitato da divinità che esprimevano l’essere sotto una forma monarchica. Il re e la regina erano gli dei più potenti e insieme con il loro amore facevano esistere quel regno divino. La loro figlia, Clara, era invece una dea e viveva sotto la forma di una principessa perché non aveva trovato ancora il suo scopo: era una dea che ancora doveva scoprire la sua specialità, la sua più grande virtù. La principessa Clara però, nascondeva un certo fascino nel profondo della sua anima; ella era immersa in un eterno conflitto interno tra la sua parte buona e il suo lato oscuro. Dovete sapere che Clara celava un profondo segreto; ella si nascondeva dietro la personalità che mostrava agli altri. A quel tempo ogni divinità aveva una propria funzione mente Clara ancora doveva trovare la sua vocazione. Il re e la regina erano i più grandi messaggeri dell’amore e dimostravano l’esistenza di esso unendosi in bacio una volta all’anno producendo un effetto che oggi viene chiamata eclissi. Ma uno sfortunato giorno questo sentimento padrone che tutto governava finì a causa di una terribile tragedia. Clara poteva essere la più felice dell’universo; poteva avere tutto ma nel suo cuore sapeva che le mancava qualcosa:qualcosa che non poteva chiedere ma doveva esser donato spontaneamente. In un regno dove un’entità invincibile governava, la giovane dea non né possedeva nemmeno un frammento. Un giorno si presentò al palazzo un giovane di nome Lian; era un ragazzo alto, con un’armatura cavalleresca tinta interamente di nero. Egli incrociò subito lo sguardo della principessa e da quel momento decise che volle farla sua. << Chi siete voi bella fanciulla? >> chiese il giovane. << Ma straniero, io sono la principessa >> rispose Clara. Essa scese le scale poste nella facciata destra dell’atrio. Lian la guardava senza staccarle gli occhi di dosso. La principessa si avvicinò al ragazzo. << Cosa vi porta qui al castello straniero vestito di nero? >> << Sono qui per prestare servizio al re, ma in attesa di esso posso restare qui; in fondo sono in ottima compagnia >> disse Lian sorridendo. Clara era profondamente attratta da quel nobile ragazzo; passarono tutto il pomeriggio a passeggiare nel giardino ed ella ne rimase affascinata dalla vastità di cose che quel giovane conosceva ed era incantata dal modo in cui parlava, la sua voce… provava qualcosa per lui. Nel tardo pomeriggio, arrivato il re, Lian salutò cortesemente la principessa per andare a parlare con il re nella stanza di quest’ultimo. << Cosa stavi facendo? Ti avevo avvertito di stare alla larga da mia figlia >> disse il re furibondo <<Sua maestà >> disse Lian ridendo quasi a prenderlo in giro. << Ho solo parlato un po con la piccola principessa indifesa che voi mio caro re sdolcinato non potrete proteggere a lungo >> <<Ma come osi parlare di lei in questo modo. Stalle alla larga! Se non lo farai dovrai vedertela con me in persona e al diavolo la pace >> << Con tutto il rispetto caro Sole ardente, dal diavolo ci siete già e se fossi in voi ci andrei piano con le parole, perché se l’accordo di pace salta il tuo regno cadrà >> . Il giovane poi fece un occhiolino al re e uscì dalla stanza col sorriso sulle labbra dirigendosi verso la sala da ballo, dove attendeva pensierosa Clara. Lian chiese alla principessa di ballare ed ella accettò. Dalla sala da ballo proveniva una melodia classica, il valzer e la pista era tutta per loro. << Oh come siete attraente principe Lian, scommetto che tutte le donne vi vorrebbero>> << Può darsi ma sono io a non aver trovato ancora quella giusta>>. Nei giorni a seguire Lian e Clara continuarono a vedersi facendo varie cose, come andare a cavallo o prendere un tè; ma quando il sovrano venne a sapere di questa frequentazione non fu molto contento: << Ti avevo detto di starle alla larga! Cos’è sei sordo per caso piccolo ed insignificante demonio principesco? Lei è la cosa più preziosa che posseggo e non permetterò mai a nessuno di portarmela via >> così facendo il re impugnò la sua spada e la puntò contro Lian facendolo indietreggiare sino a spingersi nell’angolino della stalla. << Attento stupido re stai per commettere un grave errore. Io mi prendo ciò che voglio e tu non potrai impedirmelo; sei troppo preso dalla morale e dal tuo animo buono. Non vincerai mai e se dai inizio alla guerra con quella spada sarà anche l’inizio della tua rovina >> rispose in modo tranquillo il principe deviando con un colpo di mano la spada dalla sua direzione. << Non mi provocare posso trovare tanti buoni motivi per sguainare la mia spada >> cos’ mentre il re provò a colpirlo, il principe svanì. Il re allora iniziò a sudare di paura. Era terrorizzato. Lian intanto comparve dinanzi alla stanza della principessa. Busso e subito dopo ella aprì. << Salve principessa posso accomodarmi? >> << Ma certo vieni Lian >>. Il principe già nei precedenti giorni aveva fatto alludere Clara di amarla e lei ci era cascata iniziando a capire qual’era la sua vera vocazione: l’amore. La piccola dea era quindi vulnerabile. Lian iniziò ad accarezzarle il viso e subito dopo iniziò a baciarla. La principessa si lasciò andare dando libero accesso al principe demoniaco. Egli iniziò a toccarle i seni con forza e le morse il labbro. << Ma… cosa stai facendo? Fermati lasciami stare! >> urlò clara ma Lian ormai stava svelando la sua vera natura. La sbatté con forza sul letto e baciandole il collo le mise una mano fra le gambe. A quel punto Clara continuò a gridare e riuscì a colpire Lian con un calcio nelle parti basse. << Tu ignobile senza cuore. Lurido diavolo tentatore che vuole solo trasgressione>> Intanto il re con le sue guardie irruppe nella camera e arrestò Lian. << Papà ma chi è quest’uomo malvagio? Cosa voleva da me, perché me? >> << Ma come, non glielo hai detto? >> disse Lian ridendo e tossendo subito dopo che il re gli aveva sferrato un destro nello stomaco. Clara iniziò a chiedere spiegazioni così il re Sole le spiegò tutto: << Devi sapere, bambina mia, che in questo regno non vi è solo l’amore bensì vi è anche il male il quale si nasconde sotto varie forme per colpirci. Il male ha ingannato anche me, facendomi credere che vi poteva essere la pace e l’amore assoluto senza ombre di oscurità e che esse potessero andare via di qui. Ma io maledetto ingenuo ho creduto all’amore e mi sono fatto fregare. Perdonami figlia, perdonami >>. Clara si ritrovò senza parole. Aveva solo tante e tante di quelle lacrime da versare e d’un tratto si sentì gelare dentro; d’improvviso il cielo si oscurò e l’aria divenne gelida. La principessa iniziò ad affannarsi e a tremare per il freddo. A poco a poco le sue lacrime divennero gelide tanto da congelarsi. Ad un tratto ella si sollevò in aria e una raffica di vento la avvolse in un vortice trasformando la dea dell’amore nella dea del freddo. Allo sparire del vortice Clara non era più la dolce principessa ma era una dea fredda col cuore ghiacciato. << Sono stata per tanto tempo ingannata alludendomi dell’esistenza del vero amore. Ma questo non potrà mai esistere finché un cuore subirà del male. D’ora in poi non vi sarà più alcuna emozione né male né bene, ma solo spine congelate che ti gelano il cuore fino a farlo smettere di battere. >>. Così, consumata dalla rabbia, la principessa congelò tutto ciò che la circondava trasformando chi ci viveva in statue di ghiaccio e facendo diventare quel luogo un posto dove avrebbe vissuto l’eterno e freddo inverno e congelando quel mondo invaso dal male, l’anima di Clara venne imprigionata in una lanterna con vetri appannati ed essa vi ci sarebbe rimasta finché non avrebbe conosciuto o visto l’amore vero. Così la dea si trasformò nella regina dell’inverno la quale diede vita a Kinvernia e si mascherò sotto un'altra veste e sotto un altro nome; da quel momento ella si chiamò Brina. Capitolo 7 Lo spettro le era davanti e Alice era in lotta con il caos che le invadeva l’anima. D’un tratto era come se quell’essere così freddo, a vista d’occhio insensibile, fosse l’unica cosa bella nella sua vita. Jack non riusciva a emettere suono. Improvvisamente fece qualcosa inconsapevolmente. Dentro di sé sentiva ardere la sua anima come mai prima; sentiva una fiamma che man mano aumentava sempre più sino al punto di voler esplodere “Oh ahimè, questo fuoco che brucia e aumenta sempre più dentro me; ma perché? Non so dare una spiegazione a questo mio comportamento, ma so che avviene e per mezzo di ciò mi tormento. Perché un essere triste come me, che di sentimenti né sa ben poco, sente questo incessante e scottante fuoco? E’ come se il calore di mille vulcani risiedesse in me e la lava, così bollente volesse ricoprirmi. Mi sento come se fossi in una fornace. Il ché è strano. Io non posso provare calore. Cosa mi sta succedendo? Cosa sto diventando? Sento il mio corpo andare a fuoco e sento la mi anima bruciare d’un fuoco così vivo mai visto. Percepisco il calore che mi scorre nelle vene; brucio e non so come ma sento che avviene”. Jack non voleva accettarlo o non voleva crederlo ma stava provando qualcosa. Esternamente il suo viso iniziò opacamente ad arrossire, mentre internamente stava bruciando come se fosse stato colpito in petto da una freccia infuocata. Poi ad un certo punto accadde: la fiamma che ardeva in Jack non esisteva ancora, ma bensì essa si stava generando. Nell’animo ghiacciato del giovane d’inverno vi fu uno scoppio che devastò ciò che Jack aveva dentro. Sentì qualcosa di piacevole. Iniziò così ad arrossire fortemente in volto e scatenò un evento naturale. Alice, che era interessata al mutamento di Jack il quale stava arrossendo nonostante egli vivesse con una temperatura glaciale, volgeva adesso lo sguardo verso l’alto: un’incredibile ponte prodotto da un fascio di luce azzurra che andava a tuffarsi nell’oscuro cielo. Da quell’agitazione Jack produsse un fenomeno naturale magico ed unico. L’umana osservava quella magia che solo il gelido inverno sa’ donare ed ella sembrava a dir poco incantata da quello spettacolo celestiale. Lunghi fasci azzurri che si andavano ad incurvare nella superficie del cielo sino a produrre un ponte incantato che congiungeva quell’inferno con il totale inverno, l’unica cosa che momentaneamente regalava all’umanità, ormai irrecuperabile, una via di salvezza. Intanto il resto del cielo si ricoprì di centinaia di stelle generando vera magia. << Hai fatto tu tutto questo? >> Jack, senza sapere né come né da dove gli era uscita quella voce, parlò: << Si. Non so come io abbia potuto creare una simile cosa; forse è stato grazie a te che sei la creatura più bella che io abbia mai visto e questo evento si addice alla tua bellezza, anzi addirittura il tuo splendore supera questa magia. Tutto questo che vedi, l’hai creato tu Alice. Tutta quest’aria piena di magia, tutto questo è per te >> Jack si sentiva in un modo strano come non si era mai sentito. Tutto ciò che egli teneva chiuso nella sua mente adesso era uscito allo scoperto sottoforma di semplici parole e di incredibili fenomeni. << Tu sei qualcosa che si può solo sognare Jack. Hai qualcosa dentro te che ti rende così speciale>> << Ahimè mi spiace ma non ho niente qui dentro >> disse Jack toccandosi il petto. Poi riprese: << Ho solo il gelo che riempie il vuoto che occupa il nulla che io veramente sono. E’ il ghiaccio che porto dentro che mi fa essere eterno, immortale>> << Io invece vorrei morire. Non riesco più a sopportare questo inferno, con le sue atroci guerre incessanti che portano caos e scompiglio nella mia vita >> << Oh no piccolo diamante immerso nell’abisso infernale non desiderare di sparire dal gioco della vita… se solo potessi farti divenire immortale; ma cosi facendo poi diverresti come la mia specie, fredda, neutra, diventeresti un’anima turbata e passeresti dalla gabbia dell’inferno in cui ti trovi, ad un’infinita strada senza meta che è questo atroce purgatorio che è la mia esistenza >>. Quei due esseri all’apparenza totalmente diversi, erano invece due anime completamente identiche; l’unica differenza era la gabbia della loro esistenza. Mentre Alice era imprigionata in quel vortice infernale che era il mondo degli umani, Jack era bloccato in una dimensione esistenziale infinitamente monotona, angosciosa, priva di significato.
  2. Introduzione Nell’universo ci sono tante cose a cui voi non trovate un’esatta spiegazione. Vi ponete molti quesiti ai quali non date una risposta concreta per cui numerosa è la voglia di sapere tutto. Nell’universo, tanti sono gli esseri che vi esistono. Alcuni li troviamo proprio attorno a noi… altri invece provengono da luoghi lontani. Ciò che vi andrò a raccontare , non farà altro che affermare che tutto ciò che può essere chiamato vita è collegato all’amore; dopotutto cosa sarebbe la vita senza l’aroma dolce dell’amore? Non si respira se non si è amati perché l’amore è quella cosa che fa vivere la vita fino in fondo. L’amore dunque è un sinonimo della parola esistenza. Questa storia vi mostrerà il lato più bello ma purtroppo tragico dell’amore, vi svelerà la faccia più veritiera di esso; parlerà di quel frammento d’amore puro così ricco di magia e di splendore ma al tempo stesso di malinconia e di illusione, vi racconterà ciò che viene chiamato “amore impossibile”. Dunque, aprite bene gli occhi del vostro cuore e non arrendetevi mai; un amico tempo fa mi ha dimostrato che chi lotta col cuore vince sempre. Per darvi un’idea, nella vicenda che andrò a narrare, l’inferno sarà il terribile luogo in cui la terra si è trasformata; il purgatorio sarà uno stato d’animo ed esistenziale dal quale sembra non esserci una via d’uscita; il paradiso, invece, sarà quel piano esistenziale in cui regnerà l’intera essenza dell’amore. Con questo vi lascio al racconto, con la speranza che questa storia vi faccia capire la straordinaria forza di cui è dotato il vero amore, una forza così tale da segnare ciò che è il mio nome: destino. Capitolo 1 “ La mia vita è un vero schifo. Non chiudo mai gli occhi, non posso sognare né provare emozioni. Non posso assolutamente sentire il calore e sono, purtroppo o per fortuna, immortale. Riesco solo a congelare tutto ciò che mi ritrovo davanti e a sputare neve. Per una parte però, è bello poter ghiacciare le cose; è come se le imprigionassi in uno stato perenne che duri per sempre, quasi come le fotografie. D’altra parte invece, è così noioso, monotono. In fondo la mia vita non è un granché. Vivo in una società dove le sensazioni sono proibite e le persone, o meglio gli esseri della mia specie, non comunicano mai fra loro. Passo il tempo girovagando per le vaste distese ghiacciate di quassù mentre quando arriva l’inverno sulla terra, ci si catapulta verso di essa a ricoprirla di neve. Intanto io sono l’unico che al contrario di tutti prova ad immaginare come sarebbe bello provare emozioni; si perché questa vita mi ha stancato. Io voglio vivere per davvero provando qualcosa; forse sono già in grado di sentire… forse questa voglia di evasione, questo senso di inadeguatezza verso il mio mondo già può essere un qualcosa scatenato nella mia anima; forse, chissà”. Questo è ciò che pensava Jack di se stesso e della sua esistenza. Lui faceva parte degli spettri invernali, creati appositamente per portare freddo. Questi spettri erano i portatori dell’inverno e portavano neve e gelo sul pianeta Terra. Gli spettri invernali erano incapaci di amare e di far battere il loro cuore. Nonostante avessero la convinzione di non possederlo, gli spettri avevano un piccolo cuore immobile nelle loro anime che però era spento, bloccato nel freddo come se fosse morto di ipotermia e di mancanza di calore ossia affetto. Nessun spettro invernale ha mai amato e ne tantomeno è stato mai amato. Nessuno eccetto uno. Jack era diverso, possedeva la capacità di poter amare, doveva solo convincersi che poteva farlo. Per quanto potesse essere particolare, però, la sua diversità lo portò alla totale distruzione. “ Sono tutti uguali qui. Perché io sono diverso? Che strano! Sono l’unico a provare una specie di sensazione. Nessuno di noi ne è capace. Ma perché sono così? Pensare che in passato ho provato a mettermi in comunicazione con qualche essere umano per farci notare, o meglio per far capire a loro che io non sono come gli altri; gli esseri umani sono cosi bravi ad inventare storie che non sanno mai la pura verità delle cose. Comunque ci provai ma con scarsi risultati: la voce era come se fosse ferma, lì sul punto di uscire. Così provai con la neve e la sua magia ma non fu una bella esperienza. Quindi sono rimasto a soffrire dentro di me mentre esternamente mi mascheravo dietro un viso serio al quale tutto gli era indifferente. Era questo l’aspetto che avevamo. Di come siamo nati però questo non lo so; il mio mondo è governato da una entità molto potente che si fa chiamare Brina. Lei è la regina delle nevi ed è stata lei che ha stabilito che tra noi e gli esseri umani non ci debba essere alcun tipo di relazione e che ha proibito le emozioni a noi spettri. Non si sa il motivo; forse ha paura dell’amore, chissà.. “. Jack si interrogava spesso sulla sua vita. Non riusciva a credere di essere davvero l’unico a provare qualcosa. Egli cercava di non farlo notare perché se lo veniva a sapere la regina del suo mondo, la sua esistenza poteva cessare o essere resa un inferno. Quindi decisi di agire per primo ma l’amore era già pronto per fare la sua mossa. Inizialmente, feci solo in modo che due anime uguali potessero riconciliarsi, poi fu l’amore a combinare il resto finché poi non si arrivò alla fine. Ma con mio grande stupore, non fu affatto facile. Stava ormai per arrivare l’inverno e gli spettri della neve dovevano prepararsi per andare in missione sulla Terra. “ Ecco, si torna a lavorare. Sarà sempre la stessa noiosa cosa: farò cadere la neve, renderò le strade scivolose e il resto del mondo mi odierà per l’unica cosa che la mia specie sa fare. Almeno mi consolerò vedendo le famiglie riunite… nessuno di noi poteva riconoscere un emozione ma io mi fermavo sempre a guardare dalla finestra la gente abbracciarsi e riscaldarsi. Non so per quale motivo. Probabilmente sarò l’unico ma è la cosa più bella dell’inverno.” Ma questa volta fu diverso. Non sapeva ancora che avrebbe conosciuto l’amore; inoltre egli lo intravedeva già, nella forma di affetto. Jack era davvero l’unico e da lui si poteva imparare molto. Venne il 21 di Novembre e gli spettri andarono sulla Terra. Vi erano due modi per arrivarci: teletrasportarsi tramite un fulmine o cadere sottoforma di pioggia dalle nuvole. Jack scelse quest’ultima e una volta atterrato, ai suoi occhi quel mondo così diverso dal suo appariva bello ma al tempo stesso scontato; infatti anno dopo anno trovava quel mondo sempre peggiorato. Iniziò a convincersi che forse era veramente lui a renderlo così, ma in fondo non era colpa sua. D’altronde, a quel tempo, la Terra non era come la si vede oggi; tempo fa quel mondo venne impossessato dal male e da lì iniziò a peggiorare. In questo mondo c’era però un’umana che odiava il suo noioso modo di vivere e il posto nel quale viveva. I due, estranei alla loro natura, non si sarebbero mai incontrati se non fosse stato per me. Un creatore da vita a qualcosa e un’entità d’immensa potenza se ne prende cura. Quindi, io, sono protagonista in molte faccende che accadono nell’intero cosmo. Solitamente voi umani vi mostrate scettici di fronte a certe situazioni, pensate che sia sempre un caso, oppure un qualcosa voluto da un ipotetico creatore; ma ahimè dispiace deludervi ma il caso è solo un sinonimo del mio nome. Sono io a decidere, nel bene o nel male come vanno le cose. Le persone romantiche talvolta credono nel destino, ma divento così furioso quando scopro che mi confondono con l’amore. E quest’anima così pura, imprigionata in quell’inferno, credeva solo ed unicamente all’amore e sapeva che io potevo essere o un amico oppure un nemico di esso. Voi umani poi credete che tutto avvenga per una ragione voluta da un autore iniziale di quest’opera che chiamate vita; ma alla fine vita poi non è altro che un ulteriore sinonimo del concetto di esistenza. Talvolta la stupidità umana è sorprendente! “Eccomi qui, arrivato sul pianeta delle disgrazie; guarda tu che schifo questo mondo: così pieno di odio e di guerre. La gente dovrebbe ringraziarlo piuttosto che odiarlo, l’inverno;il mio mondo sarà anche freddo e privo di emozioni ma almeno non è circondato dal male. Sarà meglio far cadere al più presto la neve, almeno ci sarà un velo bianco a coprire tutto, un foglio bianco su cui scrivere un'altra storia”. Jack pensava che nel suo mondo, essendo privo di ogni tipo di emozione, non potesse esserci il male, ma non dimentichiamo che il suo mondo era governato da una regina che non conosceva l’amore. Jack e i suoi coetanei iniziarono, poi, a spargere la neve in quel luogo così distrutto dall’odio mentre il vento iniziava a dare forti pugni alle case e il cielo si lasciava colorare di grigio. La superficie terrestre, tra le arde fiamme in cui si trovava, divenne fredda e immobile; il mondo era ormai imprigionato in un’enorme palla di vetro nella quale, la neve, ne era la principale fonte. Dovete sapere che la realtà esistente sul pianeta tempo fa era così stupida, cieca che non guardava mai oltre una semplice apparenza la quale, invece, sembrava bastare all’umanità per definire qualcosa. La terra era annegata nell’inferno e le anime delle persone erano irrecuperabili ragione per cui non mi divertivo più di tanto; ma un giorno, proprio in quella stagione d’inverno, una ragazza dal cuore così puro e vivo attirò la mia attenzione e decisi, quindi, che avrei dovuto assolutamente lottare contro ciò che voi chiamate amore. “Come fanno gli esseri umani a vivere in questo posto?…sembra un pozzo di dannati! Un po’ di vento per rinfrescare l’aria e un po’ d’acqua dalla pioggia per spegnere questi incendi causati dalle guerre, ecco cosa ci vuole. Perché gli umani devono odiarsi? Non posso semplicemente amare o cose simili. Eppure non dovrei sorprendermi così tanto; appartengo ad un mondo che non sa nemmeno cosa sia l’odio, che non sa cosa potrà mai essere il male o il bene. Non resisto più, non posso più andare avanti facendo finta di niente. Io sono diverso; devo accettarlo e finché non troverò qualcosa di tanto grande, cosi grande come questa voglia che grida sempre più forte, dovrò convivere con questa parte sconosciuta che è in me. Se solo potessi urlare all’intero universo ciò che provo ogni singolo momento, se potessi solamente per un'unica volta essere realmente me stesso o se potessi capire perché… perché devo essere così, perché deve andare così… Basta, non posso… è come se vivessi in un purgatorio; in effetti il mio mondo è proprio un purgatorio, senza emozioni, senza obbiettivi, con il solo unico scopo di girovagare nella parte ferma del cosmo, dove il tempo non esiste e non può controllare niente. Ma quale condanna devo scontare per restare in questa gelida prigione che è la mia esistenza? La mia anima,proprio come un lupo alla luna, ulula e urla di rabbia, ruggisce come una tigre a questo universo che però non ascolta. Se solo potessi… se solo avessi qualcuno”. Capitolo 2 Ogni creatura ha un modo diverso nel descrivere il concetto di vita, di esistenza, nel capire cosa significasse per essa una determinata cosa; e gli esseri umani sono le creature più complesse in quest’ambito. Il perché non saprei spiegarlo nemmeno io, voi umani siete cosi particolari…affascinanti oserei dire. Ma da quando le vostre menti sono state possedute dalle allusioni, dai fanatismi del potere conferito al male, avete subìto un cambiamento. La razza umana diventò così scontata, penosa, priva di sentimento che oramai il destino e il tempo non poterono far più niente. Mi correggo, quest’ultimo forse ebbe un ruolo minore, non perché voglia vantarmi, ma credo che l’altro fosse un elemento di fondamentale importanza; d’altronde se non fosse stato per me la prospettiva dell’esistenza di oggi non sarebbe così. Nel corso del tempo il male è salito al comando dell’universo quindi questa volta la battaglia non era più tra bene e male, ma fu una lotta, uno scontro tra me e l’unica cosa che poteva beffarmi, dato che il male non può controllarmi. Fu questo che cambiò le cose, fu questa partita tra destino e amore che stabilizzò l’equilibrio ed eliminò il caos che il male aveva seminato. Miei cari, l’amore è davvero qualcosa di eccezionale, Né sono rimasto tanto sorpreso. Ma siamo solo all’inizio dell’inizio, man mano che andremo avanti potrete assistere alla partita, alla guerra più epica che sia mai esistita, superando quella che sembrava infinita tra bene e male. Bene e male stabilivano chi saliva al comando, ma in fin dei conti ero sempre io a muovere i fili di chi era al trono. Posso liberamente dire che l’umanità è stata ingannata per tanti secoli perché ci sono sempre stato io dietro ad ogni cosa, tralasciando però la battaglia tra i due re dell’anima, lì ho fatto solo in modo che trovassero un pretesto per scontrarsi sempre, poi il vincitore lo hanno deciso loro stesso; il male dunque vinse e si impadronì della Terra trasformandola, dal paradiso terrestre che era, in un vortice infernale a cui capo vi erano l’odio e le guerre. Per molto tempo l’oscurità governò sulla Terra trasformando il popolo umano in una massa di rimbambiti che correvano per inseguire il potere. Tutti tranne che una persona, una ragazza dall’animo così buono e puro; l’unica che aveva ancora un anima mentre gli altri se l’avevano fatta rubare dal re del male. Ella era cosi incantevole, e fu il cavallo di battaglia dell’amore. Questo, infatti, era convinto che la sua messaggera potesse spaccare la barriera di ghiaccio che imprigionava il cuore di colui che avevo scelto come pedina del gioco. Nel momento in cui calò l’inverno totale sul pianeta Terra, le nostre pedine entrarono in gioco e l’avvincente partita poteva considerarsi avviata. La prima mossa toccò a me. Feci quindi in modo che la marionetta dell’amore potesse avvistare il guerriero che avevo mandato in campo. La mia mossa poteva sembrare un attacco normale, semplice, ma il mio rivale non sapeva ancora che senza il mio aiuto le due anime gemelle non si sarebbero mai incontrate, perché per quanto è forte e potente, un amore non può mai manifestarsi se non fosse per il mio volere; e questo, di solito, è visto come uno scherzo all’universo ed io allora continuo a scherzare e a raggirare il cosmo facendolo girare su se stesso come una via senza meta, un percorso senza fine, una pista senza traguardo così che le cose rimangano sempre come siano senza alterazioni e che ci sia dunque un equilibrio. Ma la terra e la razza umana non erano più in armonia da quando il male incombé nel mondo, ragione per cui volli sfidare l’amore in un duello all’ultimo sangue. Da questa partita si sarebbe deciso la sorte della Terra e del genere umano perché al fine di tutto i due giocatori erano i padroni dell’intera esistenza. Così ci sfidammo, io per dare equilibrio, l’amore per abbattere me così che esso potesse sempre e comunque trionfare. Quando la partita iniziò feci innalzare una bufera al piccolo spirito invernale. Non manipolai la sua mente, fece tutto lui. Feci solo in modo che lui pensasse quel che voleva pensare: “Ah ma come si è ridotta la Terra! Si è distrutta da sola. Adesso meglio ricoprire il sangue con la neve e spazzare un po’ l’odio con una tempesta; si forse una tempesta può migliorare le cose, chissà.. Potente vento, gelida neve fondetevi in tempesta e bufera, fate che il mondo alla pioggia e ai fulmini si piega.” Jack scatenò un forte temporale con fulmini, uragani e bufere di neve. Forse iniziò a manifestare un primo sentimento, forse la rabbia stava per evadere dalla sua anima… La Terra, dunque, si ritrovò in un ambiente glaciale. Le guerre furono così interrotte e il sangue per un po’ non venne più versato. Fu solo il primo giorno, e nei giorni a venire l’inverno si faceva di gran lunga più sentire. Venne poi il fatidico giorno; Jack stava passeggiando in un bosco innevato quando a un tratto sentì una voce provenire da dietro un albero, così lo spettro si nascose fra la neve sparsa sul terreno per sentire senza farsi scoprire. << Non è giusto che il mondo vada in rovina per mezzo di tutta questa gente assetata di vendetta e affamata di ricchezza; non posso più rimanere qui rinchiusa in quest’inferno mentre il mio povero cuore si disintegra lentamente.>> Jack si tramutò in un fiocchi di neve che scesero dolcemente sulla splendida e chiara chioma bionda della ragazza. E mentre essa versava lacrime, quel piccolo fiocco di neve si trasformò in una di esse il quale le carezzò dolcemente il viso rossastro della fanciulla. D’un tratto la lacrima in cui jack si nascose, cadde sul suolo e nel momento in cui si infranse, lo spettro, goffamente, uscì allo scoperto. La ragazza ebbe un sussulto e quando gli apparve dal nulla un ragazzo dai bianchi capelli e dagli occhi celestiali, uscì un urlo dalla sua bocca. Lo spirito invernale fece un gesto con la mano come per dire no ti prego non ti spaventare, non aver paura. Jack aveva davanti a se forse la creatura più bella che avesse mai visto: una splendida ragazza dai lunghi capelli biondo platino, con dei preziosi occhi color verde smeraldo e con un fisico a dir poco perfetto ricoperto da una maglietta a mezzo busto e dei pantaloni blu attillati. La sua pelle appariva così diversa da quella di Jack; oltre al colorito aveva qualcos’altro di diverso: il modo in cui era fatta << Chi sei? Che cosa vuoi da me e da dove sei venuto?>> domandò la ragazza impaurita indietreggiando. Quell’incantevole fanciulla vedeva un essere molto strano; davanti ai suoi occhi vi era un essere dalle sembianze umane con dei fascinosi e intriganti occhi celesti come se fossero due luminose stelle. La ragazza provò scosse di terrore. Quest’essere arieggiava nell’aria, non posava i piedi per terra e soprattutto era ricoperto di un colore che ondeggiava tra l’azzurro e il bianco. I suoi vestiti in tinta con la pelle gli erano incollati addosso. Sembrava un fantasma. Poi continuò ancora la ragazza non avendo avuto alcuna risposta: << Cosa vuoi da me? Sei un fantasma? Che cosa sei tu? >>. Jack non rispose. Non poteva, o meglio non voleva; era convinto di non saper parlare quando invece poteva farlo. Lo spirito invernale non rispose e rimase li immobile ad osservare l’immensa bellezza dell’umana. Poi le fece un sorriso. L’umana confusa acquisì un’espressione interrogativa. Non sapeva spiegarsi chi o cosa fosse e perché fosse sbucato dal nulla in quel preciso istante e perché avesse deciso di rivelarsi proprio a lei; quel mondo era zeppo di persone. Tra i vari interrogativi messi in disordine dall’aria gelida portata dal turbolento vento, i due sconosciuti rimasero li ad osservarsi mentre l’umana accennava quasi a ricambiare il sorriso intuendo che quell’essere non le avrebbe fatto del male. La verità è che voi umani siete cosi stupidi certe volte. Quella ragazza credeva nel vero amore ma al primo incontro con la sua futura anima gemella non le passò alcuna idea su quell’essere che potesse far riferimento all’amore. Spesso muovo i fili dell’universo abilmente affinché nessuno s’accorgesse della mia presenza, della mia intromissione; ma in certi casi sono io stesso a rendermi visibile alla vista delle persone cosicché esse si accorgano di me e che sappiano che tutto ciò che accada avvenga per mano mia. Adesso chi mi maledice per la mia intromissione, sa che negli eventi, come l’incontro descritto in precedenza, ci sia il mio zampino e quindi è consapevole che sia stato per mio volere se essi abbiano incontrato qualcuno o perso tale. Ma per chi crede di essere libero, di essere un giocatore della vita non gli passa l’idea che qualcosa possa accadere per il potere del destino. Voi umani, dopotutto, così religiosi e anche così scettici avreste dovuto accorgervi che siete solo delle pedine comandate da qualcuno; che sia un dio o meno chissà, ma esistono tre re del cosmo che hanno il potere assoluto sull’intera dimensione: tempo,destino,amore. Questi tre sovrani governano per stabilire equilibrio ed eliminare il caos. Ma da quando quest’ultimo invase la terra decisi di voler sfidare la sorte di essa con l’amore l’unico vero sovrano fra i tre e l’unica cosa che poteva sconfiggere qualsiasi cosa. Questo però era ciò che pensava il tempo; esso governava con le sue leggi ma ammise che l’amore non poteva essere sconfitto. A questa affermazione mi opposi severamente perché in realtà sono io il re che manipola l’universo e governa questo regno. Fu come una partita a scacchi in cui io e l’amore ci sfidammo scegliendo come pedine due anime che avrebbero deciso le sorti della Terra. Personalmente non m’importava nulla del vostro pianeta, il mio scopo era quello di poter distruggere l’amore; la Terra fu solo un pretesto per convincere l’avversario a scendere in campo. L’amore è tremendamente forte ma presenta infinite debolezze. Dopo averle sorriso, lo spettro si dissolse nell’aria facendosi portare via dal vento. L’umana rimase senza parole. Non riusciva a capire. Perché poi proprio a lei questa anomalia. Credeva di essere impazzita. E nella sua mente cominciò a disperarsi pensando al suo modo di vivere riferendosi a ciò in cui lei credeva ciecamente: << Oh quanto vorrei esser portata anch’io via di qui con un solo soffio di vento. Questa vita vissuta come una dannata, un’anima imprigionata nelle celle infuocate dell’inferno, rinchiusa in una prigione con sbarre fatte di odio, disprezzo e di sangue innocente. Quanto male c’è in questa vita mia che a chiamarla così suona come una pazzia? Amore vero, amore raro, che tramuti cascate di tristezza in oceani di felicità, dove ti nascondi?>>. Capitolo 3 Era ormai pieno inverno sulla Terra. Le guerre erano state momentaneamente sospese a causa delle numerose bufere e piccoli attimi di tranquillità donavano pizzichi di serenità alla Terra. Ma era solo questione di tempo perché non appena gli spiriti invernali si sarebbero ritirati per tornare a casa, il male avrebbe abbattuto ancor di più quel mondo che ormai era già distrutto ed irrecuperabile. Nel corso del tempo sono sempre stato io a muovere i fili dell’universo e a giocare con le anime delle persone; ma in quell’epica battaglia non sono stato l’unico a giocare con la sorte; un giocatore più furbo di me ha messo in campo le sue risorse migliori e ha giocato con le sue pedine sino a superare i propri limiti. In questo libro, da come vi sarete già accorti, vi svelerò la verità dell’essere: non esiste nessun dio, ne tantomeno un elemento che abbia originato il mondo. La razza umana, per sopravvivere lungo il percorso della sua storia, ha dovuto affidarsi alla fantasia e alla immaginazione perché senza di essi si sarebbe, probabilmente, estinta. L’uomo è fatto così, ignorando o talvolta seguendo, la sua ragione, si costruisce sempre un elemento surreale, o meglio afferma l’esistenza di un qualcosa di cui egli stesso non ha alcuna prova certa. Voi umani vi siete detti solamente bugie nel corso dei secoli e avete sempre creduto in un qualcosa che andasse oltre la vostra realtà. Ma in fondo, ideare un elemento che fungesse da creatore da venerare, si è dimostrato un fattore positivo. L’uomo non sarebbe mai sopravvissuto se non avesse ideato cose inesistenti, perché si sarebbe lasciato divorare poi da un esistenza apparentemente priva di scopo. L’essere umano ha bisogno di illusioni per andare avanti, ha bisogno di credere in qualcosa che non potrà mai verificarsi in modo tale da spingersi fino alla fine di tutto. Quindi posso affermare ciecamente esistono solo tre re dell’universo. Tempo: ora lo percepite sotto un aspetto diverso rispetto a come era visto tanto tempo fa, ma con l’avanzare dello sviluppo della vostra mente state riuscendo, a piccoli passi, a capire chi esso sia per davvero. Il tempo è il più grande giocatore di nascondino che sia mai esistito. Esso è un eterno maratoneta nascosto nel vuoto, che correndo via, rubando la vita agli esseri umani, governa l’universo facendolo andare avanti e indietro fino a farlo oscillare per farlo girare su se stesso così da prenderlo in giro. Destino: beh, posso considerarmi lo stratega e il mago più abile in assoluto. Gli umani non mi hanno mai smascherato. Ma adesso è arrivato il momento di rivelare tutto ciò che l’umanità non conosce. Il tempo può raggirare i pianeti ma io mi prendo gioco di tutto ciò che esista; il mio nome racchiude il concetto di esistenza. In fin dei conti non son altro che un giocatore di anime. Amore. Egli è il padrone di queste essenze speciali chiamate anime. Lui è onnipotente. Escludendo il fatto che noi tre siamo eterni, l’amore è l’unico che non potrà mai cessare; il tempo può essere momentaneamente bloccato mentre l’amore, per quante cadute possa prendere, è ciò che l’universo contiene. L’unico essere che poteva raggirare il mago della presa in giro. Il mondo degli umani era diventato un vero e proprio inferno: le strade erano tutte ricoperte dal sangue innocente versato per mezzo della stupidità dell’uomo; l’onestà e la pace erano state sommerse dalle urla della disperazione e dalle bombe del male che andavano nel vuoto per poi esplodere e colpire con l’odio e con il dolore tutte le persone; un nuovo modo di vivere si stava generando mentre chi si sentiva estraneo ed aveva gusti diversi veniva emarginato, deriso e ucciso. Quel mondo era imprigionato in una cella infernale era stato fatto prigioniero del male, con catene di disprezzo e di egoismo mentre demoni bastardi tenevano rinchiuso il mondo in un vortice immerso nelle fiamme. Capitolo 4 “Oh! Che cosa ho visto? Era senz’altro la creatura più bella che io avessi mai visto! Forse era un angelo. Quanto era bella. Oh spietata sorte, perché mi hai fatto così diverso da quella splendida fanciulla? Perché mi hai castigato privandomi di un cuore cosicché io non potessi amare? Lei, così tremendamente bella ed incantevole; io, così gelido ed invisibile”. Jack si sentì strano dopo aver incontrato quell’umana dotata di una straordinaria bellezza. Il giovane spirito invernale sembrava molto colpito dall’umana. Nessun’altro della sua specie si sarebbe scandalizzato alla vista di quella fanciulla, ma lui invece sembrava non pensare ad altro: “Mia cometa umana imprigionata, mi chiedo se tu sia reale o se sei solo uno scherzo della mia illusa mente che standosene sempre rinchiusa in una stanza buia è uscita matta. Cosa darei per rivederti ancora principessa, cara principessa dei mie sogni infranti; un’anima così pura come la tua, tenuta incatenata a un mondo così brutale che al sol pensier di esso tremo di rabbia e di paura”. Lo spirito invernale, nell’incontro con la ragazza, aveva sentito qualcosa; la sua sensibilità si era svegliata da un profondo sonno. Jack era riuscito a sentire qualcosa, ma qualcosa che andava oltre ciò che lui provava in quel momento, era riuscito a sentire un grido, forte e assordante come un disperato ruggito: aveva sentito l’anima della ragazza. Egli non sapeva ancora cosa erano quelle urla assordanti e inconsapevolmente udì immense parole in quelle grida distrutte. A questo punto l’amore giocò la sua carta: fece tremare le barriere di ghiaccio che avvolgevano il cuore del ragazzo d’inverno ed esse vibrarono forte come le case attaccate da un turbolento terremoto. “ E’ un qualcosa che non riesco a spiegarmi, non riesco a descrivere ciò che sta accadendo in me. Forse perché non lo so cosa sta succedendo nel vuoto assoluto della mia gelida anima, o forse lo so ma non riesco ad accettarlo. Non saprei. Non ho mai provato niente di simile… anzi, non ho mai provato niente se non senso di smarrimento. Prima non sentivo niente; adesso, sento troppo. Noi esseri, generati dal ghiaccio, non possiamo provare alcun tipo di sensazione. Cosa mi sta succedendo? Perche io ho sentito qualcosa quando ho visto quell’umana? Ho udito una voce che si disperava, urlava e nel mentre singhiozzava per il pianto. Pensavo fosse quella splendida ragazza ma l’avevo davanti ai miei occhi, e cosi come lo ero io anche lei era immobile. Ero perso nel suo meraviglioso viso ma al tempo stesso cercavo di sentire quel grido. Esso era come una richiesta di aiuto, invocava un nome il quale però non riesco a ricordare. La ragazza invocava questo nome, lo imprecava, lo pregava, piangeva dannatamente e invocava tristemente quel nome. Non so bene chi o cosa lei invocasse né cosa la tormentasse, ma mi sentivo coinvolto come se io adesso facessi parte della sua esistenza” In Jack si era avviato ormai il cambiamento. Si era attivato un meccanismo innescato da un semplice sguardo. Quando sfidai l’amore, capì molte cose di esso: capì ad esempio che in un semplice sguardo possono accadere molte cose. Per me era una novità perché non ci avevo mai trovato niente di interessante in uno sguardo; in fondo ogni sguardo ricambiato nasce dal mio potere, il quale però fa cessare tali sguardi, spesso senza che io me ne accorgessi. Così quel novellino aveva un cuore che iniziò a dare segni di vita, o meglio speranza, la partita era appena iniziata. Passarono un paio di giorni da quando Jack vide l’umana per la prima volta. Non riusciva ancora a levarsela dalla mente; la ragazza dai capelli biondo platino era diventata l’unica immagine nella mente dello spettro. “ Sapete, un essere umano quando prova forti sentimenti, si comporta in maniera molto strana. Ecco, è una situazione simile alla mia: mi sento molto strano. Lo ero già da prima di incontrarla a dir la verità, ma adesso non so… sento veramente qualcosa. Il mio essere non dovrebbe avere la capacità di percepire questo genere di cose eppure io percepisco. Io sogno. Io sento. Ho sentito; ho ascoltato ciò che mi diceva. Lei mi aveva parlato. Era sorprendete come un essere umano potesse comunicare con la sola forza dei propri sentimenti, che io sappia gli esseri umani non né sono in grado. Sono troppo testardi per pensare ai loro sentimenti. Gli esseri umani non ascoltano. Loro possono capire ma non lo fanno. Io invece, che non dovrei essere in grado di percepire queste violente vibrazioni che mi attaccano la mente, ascolto. Il mondo intero pensa che ciò che sono io sia una minaccia per esso e che sia un essere spregevole senza un minimo di conoscenza di cosa è un sentimento. Beh, date le circostanze, io penso che sia tutto il mondo a non sapere cosa sia un emozione; penso che l’intera razza umana non abbia più la più pallida idea di cosa volesse significare sentire, si perché l’oscurità ha messo un telo nero sugli occhi del cuore delle persone e si è somministrata nelle vene della gente proprio come se fosse una droga, una droga potentissima e letale che ruba l’anima ancor prima di accorgersi che la si possiede una per davvero. Di così tanti interrogativi sono sommerso, e di tante onde di confusione sono colpito, mi trovo al centro di una marea causata dal caos e sto annegando in un oceano di vuoto. Forse la padrona del mio triste mondo saprà dirmi qualcosa”. Jack era immerso nella più totale confusione; disprezzava gli umani per essersi lasciati abbindolare dal male, odiava se stesso per essere diverso e non riusciva a capire qual’era la sinfonia che il destino aveva composto per lui. Così egli si recò dall’unica forma di dea esistente per poter capire cosa stava accadendo dentro la sua anima o dentro al suo cuore, semmai lo ne possedesse uno. Andò da colei che aveva generato le anime così impassibili e malinconiche che governavano quel mondo in cui regnava l’eterno inverno. << Mia regina è permesso? >> chiese Jack all’ingresso del palazzo spoglio, gelido e al buio. Il rumore di un gocciolio rimbombava sulle pareti facendosi sentire per tutto il gigante perimetro dell’ingresso. Una densa nebbia riempiva il fondo della stanza. Non si vedeva niente. << Regina Brina? Ci siete? >>. D’un tratto si sentirono provenire dei passi dal freddo buio. Ce ne furono altri cinque o sei e poi cessarono di colpo. Non appena il rumore dei passi cessò una leggera luce bianca e opaca si accese nella parte alta in fondo alla sala. La luce faceva chiaramente vedere un trono, ricoperto interamente dal ghiaccio, e dinanzi ad esso vi era una donna alta e vestita di bianco. La donna guardò stizzita John e fece un cenno col braccio per far volare via una civetta bianca che si trovava su di esso; la civetta teneva stretta una pergamena e andò a posarsi sul ramo di un albero spoglio posto magicamente vicino ad una finestra appannata con gocce di pioggia congelata. Quella donna era la regina Brina. Essa aveva una sottile veste bianca con le maniche scoperte e aveva una lunga mantella bianca avente un cappuccio allungato a forma di cono. La regina si sedette sul trono mentre lo spettro della neve rimase li immobile ed inchinato. La donna aveva dei guanti con le polsiere i quali lasciavano quattro dita della mano scoperte. Lo sguardo di John si smarrì nella divina bellezza della regina. Aveva osato guardarla dritta negli occhi; quegli occhi grigi, affascinanti e al tempo stesso spenti. Si lasciò cadere lo sguardo, poi, seguendo la sua chioma ondulata candida per ritornare con il volto abbassato lasciandosi cadere gli occhi nel corpo formoso e nella sua chiara pelle, così chiara quanto la neve. << Cosa c’è? >> rispose freddamente Brina. << Oh regina della mia esistenza, è da un po’ che la mia mente non ragiona razionalmente; mi chiedo il perché di tale cosa e la mia anima risponde in modo strano>>. << Voi siete fatti tutti della stessa sostanza di questa sabbia bianca rinforzata con armature di ghiaccio infrangibili. Ti stai facendo condizionare dalla razza umana a furia di congelare la Terra>>. Jack non disse nulla. Annui, si scusò per il disturbo e si diresse verso le gigantesche porte di ferro poste all’ingresso. La regina intanto rimase impassibile senza alcuna espressione sul suo soffice viso. Dopo un po’ richiamò la civetta a se e le disse: << Tieni d’occhio quel ragazzo, non voglio che vada tutto in frantumi >> e cosi facendo, la regina schioccò le dita e la civetta volò via dal palazzo per pedinare il fantasma d’inverno. Brina si alzò dal trono e guardò per un momento una lanterna che aveva tenuto in mano da quando si era mostrata a Jack. Teneva sempre quella lanterna con se. Poco dopo, fece un sospiro, diede uno sguardo all’albero spoglio posto vicino alla finestra e si diresse verso il piano di sopra scomparendo nel buio salendo le scale. Capitolo 5 Passò una settimana e Jack era ancora confuso: continuava ad essere strano, diverso. Le parole della regina erano state inutili dal momento che esse non avevano in nessun modo placato il caos nella testa del ragazzo. Così lo spettro invernale si decise a scendere sulla Terra dopo essere stato una settimana fermo, immobile a riflettere ed era giunto a una conclusione; era rimasto chiuso in quel mondo privo di emozioni per troppo tempo, adesso era arrivato il momento di infrangere regole perché ciò che stava accadendo a Jack poteva stravolgere l’intero universo. Quindi Jack decise di tornare sul mondo degli umani ma non per portare su di esso l’inverno, no, voleva qualcosa di più di una risposta razionale…voleva avere una risposta come gli umani ossia dal profondo dell’anima e per poterla avere doveva cercare quella ragazza che aveva scatenato in lui un processo ad egli ancora sconosciuto. “Tremendo mondo tremante, che non temi la terribile tempesta, tramanda questo mio messaggio tartassato dalle lacrime taglienti che mi rigano le guance, alla temibile padrona dal cuore gelato e dille che il mio ego è profondamente tormentato”. Il ragazzo volle lasciare la sua casa per un intero inverno e restare sulla Terra a cercare quell’umana dall’anima così pura; l’avrebbe cercata anche per un anno intero purché la trovasse. Jack passò attraverso un viale alberato con due file di abeti imbiancati le quali si andavano ad incrociare ad arco così da formare un lungo e gelido tunnel. Fra i piccoli spazi concessi tra un abete e l’altro si poteva intravedere il magico mondo dove risiedeva il potente inverno: immense distese di ghiaccio sottile e trasparente attraverso il quale si vedeva un vuoto assoluto, forse perché una creatura fredda e malinconica come uno spettro invernale è vuoto dentro di se; poi vi erano possenti montagne innevate sulle quali vi era il castello della regina e si narra che in quel luogo, sulla cima più alta della montagna risieda uno spaventoso drago di ghiaccio. Camminando sempre più, Jack continuava a guardare quel suo mondo così triste; era quasi giunto alla fine di quell’interminabile tunnel e alzando lo sguardo verso l’alto si poteva vedere l’intenso manto argenteo del cielo che ricopriva tutto il perimetro di quel mondo come se fosse una gabbia malinconica che si disperava attraverso le tempeste. Il regno della regina d’inverno non era mai calmo; Tempeste di neve, temporali, aria congelata da un unico respiro. La regina era la dea, l’unica e sola dell’inverno. Quel mondo era sotto il suo controllo. Jack provava smarrimento. E’ pur vero che questo sia una forma di emozione ma forse era l’unica che la padrona dei cuori di ghiaccio aveva concesso al suo mondo: smarrimento; essere smarriti perché si e persi o meglio si ha perduto qualcosa…qualcuno. Continuando a camminare Jack pensava al suo mondo; quell’ambiente angoscioso privo di vitalità, un posto in cui la vita non respirava mai e la propria esistenza assumeva la forma di un vero e proprio purgatorio senza una meta, incatenando l’anima a una barriera di ghiaccio indistruttibile la quale si nasconde dietro il manto candido e dispersivo della neve. “ i fiocchi di neve, la bellezza del ghiaccio, il fascino dell’atmosfera invernale…ma a cosa serve tutto questo se poi non possiamo provare le sensazioni? Perche condannarci a un’esistenza così deprimente e solitaria?”. A volte avevo l’impressione che Jack non volesse più esistere nel mondo. Lo spettro d’inverno era ormai arrivato alla fine della suo cammino attraverso quel percorso situato al centro di Kinvernia. Prima di abbandonare il suo luogo, si fermò. Si girò e sospirò leggermente. Dopodiché pensò al viso angelico della sua umana e respirando profondamente salutò il suo mondo per immergersi in un vortice infernale nel quale vi era un anima che non meritava le atroci sofferenze di quello che nell’universo era chiamato male. Così Jack scese sulla Terra e iniziò a cercare quella ragazza. Cercò a lungo in molti posti ma dell’umana nessuna traccia. Era però soddisfatto del fatto che le violenze erano cessate e che le che le cattiverie erano momentaneamente sospese a causa delle condizioni di gelo. Jack provava un così piacevole sollievo quando portava l’inverno nell’inferno. Era come se il paradiso arrivasse a contrastare l’oscurità; ma purtroppo la Terra era una schiava del male, per cui la pace, se così la si poteva chiamare, durò per poco tempo. Quando l’inverno sarebbe andato via, quel mondo sottomesso alle grinfie malvagie della più totale cattiveria, sarebbe sceso ancora più in basso nel vortice infernale che lo circondava. Jack la cercò ovunque: tra le numerose strade di varie città; tra i posti più affollati e al tempo stesso la cercò anche fra i luoghi meno frequentati dalle persone. La cercò in ogni casa ma di essa non vi era alcuna traccia. Avendo perduto le speranze, il ragazzo solitario decise di sedersi nella neve nel luogo più solitario possibile: una collinetta innevata nascosta dalla quale la sera si poteva osservare l’aurora boreale. E fu proprio lì che la vide. “ Fra tanti luoghi in questo mondo bruciante sbuca dal nulla questa piccola curva di ghiaccio. Ed eccola li, distesa sul bianco con lo sguardo verso l’alto; una perfezione divina incarnata in un corpo umano. Quanto è bella. A guardarla dopo un po’ persino i miei occhi si vengono accecati dall’immensa luce che ella emana. Una creatura così bella ma sola. Devo assolutamente scoprire il suo nome. Lei ha qualcosa di diverso, ma non riesco a capire cosa.” Alice se ne stava li distesa fra la neve non sapendo di essere osservata. Guardava su verso il cielo aspettando forse qualcosa; o forse stava semplicemente osservando il cielo, un posto magico e sereno, così lontano da lei che era imprigionata nel più totale inferno. Jack divenne invisibile; si confuse tra la neve e si avvicinò alla ragazza. Ancora una volta udì strani suoni. “ Ma cosa sono queste tremende urla che rimbombano nella mia mente? Chi sei anima in pericolo, dimmi che cosa hai? Queste urla assordanti mi riempiono la testa. I miei occhi non smettono di guardarla mentre la mia mente avverte una richiesta d’aiuto ma non so chi sia quest’anima così frustata. Forse è lei. Si senz’altro, è lei”. Lo spettro d’inverno si avvicinò ancor di più all’umana e tentò di sussurrarle qualcosa all’orecchio, ma Jack non riuscì a parlare. Anche se un soffio di vento si insinuò nell’orecchio di Alice. Ella allora si accorse di qualcosa. Jack tentò di abbracciarla ma il corpo dell’umana gli passò attraverso. La ragazza invece sentì il suo corpo attraversato da un gelido brivido. Alice si accorse di non essere sola. Jack sconfortato cercò ancora un altro modo per mostrarsi all’umana; si mise dinanzi alla ragazza e le disegnò attorno la figura di un angelo. Così facendo Alice si accorse della presenza di Jack. << Chi è là? C’è qualcuno? >> “Cavolo! Anche la sua voce è così maledettamente perfetta. Troverò il modo di parlarle.” Jack si rivelò e apparve nuovamente dinanzi agli occhi della ragazza umana. Ma anche questa volta la sua bocca non riuscì a emettere un suono. La ragazza sembrò in un primo momento spaventarsi, poco dopo però calmò il suo respiro affannato per l’ansia e chiese nuovamente a quell’essere chi egli fosse. Jack, non riuscendo a parlare, provò a farsi capire disegnando strane figure sulla neve. Disegnò o meglio ci provò. Nel suo pasticcio ne venne però fuori una scritta “Sono Jack”. << Jack?>> disse incredula Alice << Jack Frost? Non sei umano vero? >>. Jack era di sasso; la splendida ragazza gli stava lì davanti e gli parlava e lui non riusciva a batter ciglio. Riuscì a poco a poco a scuotere la testa. << Io mi chiamo Alice >>. Jack si immobilizzò. Non gli era mai capitato di diventare letteralmente una statua di ghiaccio. Nel frattempo l’anima della ragazza era entrata in un caos ancor più tempestoso di quello scatenato dal male sulla Terra e contemporaneamente a ciò, l’animo ghiacciato iniziava a creare leggere scintille. Alice si sentì tremare il cuore quando si pietrificò nello sguardo di Jack. Nello stesso istante si innescò qualcosa in quei due. Forse l’amore aveva fatto la sua mossa; forse le due anime si stavano iniziando a legare in un inespugnabile intreccio. Capitolo 6 La sfida più epica di sempre proseguiva, ma adesso vorrei soffermarmi su un particolare molto importante: la regina delle nevi. Essa è un elemento molto importante della storia che vi sto raccontando. La regina di ghiaccio è forse l’essere più affascinante che io abbia mai conosciuto. Io conosco tutti, scavo nella loro mente e mi impossesso dei loro segreti più nascosti e la regina era fatta interamente di segreti, bugie e rancore. D’altronde se non sopportava le emozioni un motivo ci doveva pur essere. Brina, in un tempo molto passato risalente a prima della conquista del male sulla Terra, era una dea appartenente a una delle dieci costellazioni divine ed allora si chiamava Clara. Ella era tutto l’opposto di quella che poi divenne in seguito a causa della terribile tragedia che le capitò. La dea viveva in una dimensione alternativa in cui vi regnava soprattutto l’amore. Ella era figlia di un re chiamato Sole e di una regina che si faceva chiamare Luna. La principessa alloggiava in un castello possente ed infinitamente grande nel quale all’interno vi abitavano tutti coloro che appartenevano alla corte reale mentre al di fuori di questo castello vi era un immensa prateria nella quale risiedeva il resto del popolo. Il mondo in cui viveva Clara non era fatto di umani o esseri particolari; quel mondo era abitato da divinità che esprimevano l’essere sotto una forma monarchica. Il re e la regina erano gli dei più potenti e insieme con il loro amore facevano esistere quel regno divino. La loro figlia, Clara, era invece una dea e viveva sotto la forma di una principessa perché non aveva trovato ancora il suo scopo: era una dea che ancora doveva scoprire la sua specialità, la sua più grande virtù. La principessa Clara però, nascondeva un certo fascino nel profondo della sua anima; ella era immersa in un eterno conflitto interno tra la sua parte buona e il suo lato oscuro. Dovete sapere che Clara celava un profondo segreto; ella si nascondeva dietro la personalità che mostrava agli altri. A quel tempo ogni divinità aveva una propria funzione mente Clara ancora doveva trovare la sua vocazione. Il re e la regina erano i più grandi messaggeri dell’amore e dimostravano l’esistenza di esso unendosi in bacio una volta all’anno producendo un effetto che oggi viene chiamata eclissi. Ma uno sfortunato giorno questo sentimento padrone che tutto governava finì a causa di una terribile tragedia. Clara poteva essere la più felice dell’universo; poteva avere tutto ma nel suo cuore sapeva che le mancava qualcosa:qualcosa che non poteva chiedere ma doveva esser donato spontaneamente. In un regno dove un’entità invincibile governava, la giovane dea non né possedeva nemmeno un frammento. Un giorno si presentò al palazzo un giovane di nome Lian; era un ragazzo alto, con un’armatura cavalleresca tinta interamente di nero. Egli incrociò subito lo sguardo della principessa e da quel momento decise che volle farla sua. << Chi siete voi bella fanciulla? >> chiese il giovane. << Ma straniero, io sono la principessa >> rispose Clara. Essa scese le scale poste nella facciata destra dell’atrio. Lian la guardava senza staccarle gli occhi di dosso. La principessa si avvicinò al ragazzo. << Cosa vi porta qui al castello straniero vestito di nero? >> << Sono qui per prestare servizio al re, ma in attesa di esso posso restare qui; in fondo sono in ottima compagnia >> disse Lian sorridendo. Clara era profondamente attratta da quel nobile ragazzo; passarono tutto il pomeriggio a passeggiare nel giardino ed ella ne rimase affascinata dalla vastità di cose che quel giovane conosceva ed era incantata dal modo in cui parlava, la sua voce… provava qualcosa per lui. Nel tardo pomeriggio, arrivato il re, Lian salutò cortesemente la principessa per andare a parlare con il re nella stanza di quest’ultimo. << Cosa stavi facendo? Ti avevo avvertito di stare alla larga da mia figlia >> disse il re furibondo <<Sua maestà >> disse Lian ridendo quasi a prenderlo in giro. << Ho solo parlato un po con la piccola principessa indifesa che voi mio caro re sdolcinato non potrete proteggere a lungo >> <<Ma come osi parlare di lei in questo modo. Stalle alla larga! Se non lo farai dovrai vedertela con me in persona e al diavolo la pace >> << Con tutto il rispetto caro Sole ardente, dal diavolo ci siete già e se fossi in voi ci andrei piano con le parole, perché se l’accordo di pace salta il tuo regno cadrà >> . Il giovane poi fece un occhiolino al re e uscì dalla stanza col sorriso sulle labbra dirigendosi verso la sala da ballo, dove attendeva pensierosa Clara. Lian chiese alla principessa di ballare ed ella accettò. Dalla sala da ballo proveniva una melodia classica, il valzer e la pista era tutta per loro. << Oh come siete attraente principe Lian, scommetto che tutte le donne vi vorrebbero>> << Può darsi ma sono io a non aver trovato ancora quella giusta>>. Nei giorni a seguire Lian e Clara continuarono a vedersi facendo varie cose, come andare a cavallo o prendere un tè; ma quando il sovrano venne a sapere di questa frequentazione non fu molto contento: << Ti avevo detto di starle alla larga! Cos’è sei sordo per caso piccolo ed insignificante demonio principesco? Lei è la cosa più preziosa che posseggo e non permetterò mai a nessuno di portarmela via >> così facendo il re impugnò la sua spada e la puntò contro Lian facendolo indietreggiare sino a spingersi nell’angolino della stalla. << Attento stupido re stai per commettere un grave errore. Io mi prendo ciò che voglio e tu non potrai impedirmelo; sei troppo preso dalla morale e dal tuo animo buono. Non vincerai mai e se dai inizio alla guerra con quella spada sarà anche l’inizio della tua rovina >> rispose in modo tranquillo il principe deviando con un colpo di mano la spada dalla sua direzione. << Non mi provocare posso trovare tanti buoni motivi per sguainare la mia spada >> cos’ mentre il re provò a colpirlo, il principe svanì. Il re allora iniziò a sudare di paura. Era terrorizzato. Lian intanto comparve dinanzi alla stanza della principessa. Busso e subito dopo ella aprì. << Salve principessa posso accomodarmi? >> << Ma certo vieni Lian >>. Il principe già nei precedenti giorni aveva fatto alludere Clara di amarla e lei ci era cascata iniziando a capire qual’era la sua vera vocazione: l’amore. La piccola dea era quindi vulnerabile. Lian iniziò ad accarezzarle il viso e subito dopo iniziò a baciarla. La principessa si lasciò andare dando libero accesso al principe demoniaco. Egli iniziò a toccarle i seni con forza e le morse il labbro. << Ma… cosa stai facendo? Fermati lasciami stare! >> urlò clara ma Lian ormai stava svelando la sua vera natura. La sbatté con forza sul letto e baciandole il collo le mise una mano fra le gambe. A quel punto Clara continuò a gridare e riuscì a colpire Lian con un calcio nelle parti basse. << Tu ignobile senza cuore. Lurido diavolo tentatore che vuole solo trasgressione>> Intanto il re con le sue guardie irruppe nella camera e arrestò Lian. << Papà ma chi è quest’uomo malvagio? Cosa voleva da me, perché me? >> << Ma come, non glielo hai detto? >> disse Lian ridendo e tossendo subito dopo che il re gli aveva sferrato un destro nello stomaco. Clara iniziò a chiedere spiegazioni così il re Sole le spiegò tutto: << Devi sapere, bambina mia, che in questo regno non vi è solo l’amore bensì vi è anche il male il quale si nasconde sotto varie forme per colpirci. Il male ha ingannato anche me, facendomi credere che vi poteva essere la pace e l’amore assoluto senza ombre di oscurità e che esse potessero andare via di qui. Ma io maledetto ingenuo ho creduto all’amore e mi sono fatto fregare. Perdonami figlia, perdonami >>. Clara si ritrovò senza parole. Aveva solo tante e tante di quelle lacrime da versare e d’un tratto si sentì gelare dentro; d’improvviso il cielo si oscurò e l’aria divenne gelida. La principessa iniziò ad affannarsi e a tremare per il freddo. A poco a poco le sue lacrime divennero gelide tanto da congelarsi. Ad un tratto ella si sollevò in aria e una raffica di vento la avvolse in un vortice trasformando la dea dell’amore nella dea del freddo. Allo sparire del vortice Clara non era più la dolce principessa ma era una dea fredda col cuore ghiacciato. << Sono stata per tanto tempo ingannata alludendomi dell’esistenza del vero amore. Ma questo non potrà mai esistere finché un cuore subirà del male. D’ora in poi non vi sarà più alcuna emozione né male né bene, ma solo spine congelate che ti gelano il cuore fino a farlo smettere di battere. >>. Così, consumata dalla rabbia, la principessa congelò tutto ciò che la circondava trasformando chi ci viveva in statue di ghiaccio e facendo diventare quel luogo un posto dove avrebbe vissuto l’eterno e freddo inverno e congelando quel mondo invaso dal male, l’anima di Clara venne imprigionata in una lanterna con vetri appannati ed essa vi ci sarebbe rimasta finché non avrebbe conosciuto o visto l’amore vero. Così la dea si trasformò nella regina dell’inverno la quale diede vita a Kinvernia e si mascherò sotto un'altra veste e sotto un altro nome; da quel momento ella si chiamò Brina. Capitolo 7 Lo spettro le era davanti e Alice era in lotta con il caos che le invadeva l’anima. D’un tratto era come se quell’essere così freddo, a vista d’occhio insensibile, fosse l’unica cosa bella nella sua vita. Jack non riusciva a emettere suono. Improvvisamente fece qualcosa inconsapevolmente. Dentro di sé sentiva ardere la sua anima come mai prima; sentiva una fiamma che man mano aumentava sempre più sino al punto di voler esplodere “Oh ahimè, questo fuoco che brucia e aumenta sempre più dentro me; ma perché? Non so dare una spiegazione a questo mio comportamento, ma so che avviene e per mezzo di ciò mi tormento. Perché un essere triste come me, che di sentimenti né sa ben poco, sente questo incessante e scottante fuoco? E’ come se il calore di mille vulcani risiedesse in me e la lava, così bollente volesse ricoprirmi. Mi sento come se fossi in una fornace. Il ché è strano. Io non posso provare calore. Cosa mi sta succedendo? Cosa sto diventando? Sento il mio corpo andare a fuoco e sento la mi anima bruciare d’un fuoco così vivo mai visto. Percepisco il calore che mi scorre nelle vene; brucio e non so come ma sento che avviene”. Jack non voleva accettarlo o non voleva crederlo ma stava provando qualcosa. Esternamente il suo viso iniziò opacamente ad arrossire, mentre internamente stava bruciando come se fosse stato colpito in petto da una freccia infuocata. Poi ad un certo punto accadde: la fiamma che ardeva in Jack non esisteva ancora, ma bensì essa si stava generando. Nell’animo ghiacciato del giovane d’inverno vi fu uno scoppio che devastò ciò che Jack aveva dentro. Sentì qualcosa di piacevole. Iniziò così ad arrossire fortemente in volto e scatenò un evento naturale. Alice, che era interessata al mutamento di Jack il quale stava arrossendo nonostante egli vivesse con una temperatura glaciale, volgeva adesso lo sguardo verso l’alto: un’incredibile ponte prodotto da un fascio di luce azzurra che andava a tuffarsi nell’oscuro cielo. Da quell’agitazione Jack produsse un fenomeno naturale magico ed unico. L’umana osservava quella magia che solo il gelido inverno sa’ donare ed ella sembrava a dir poco incantata da quello spettacolo celestiale. Lunghi fasci azzurri che si andavano ad incurvare nella superficie del cielo sino a produrre un ponte incantato che congiungeva quell’inferno con il totale inverno, l’unica cosa che momentaneamente regalava all’umanità, ormai irrecuperabile, una via di salvezza. Intanto il resto del cielo si ricoprì di centinaia di stelle generando vera magia. << Hai fatto tu tutto questo? >> Jack, senza sapere né come né da dove gli era uscita quella voce, parlò: << Si. Non so come io abbia potuto creare una simile cosa; forse è stato grazie a te che sei la creatura più bella che io abbia mai visto e questo evento si addice alla tua bellezza, anzi addirittura il tuo splendore supera questa magia. Tutto questo che vedi, l’hai creato tu Alice. Tutta quest’aria piena di magia, tutto questo è per te >> Jack si sentiva in un modo strano come non si era mai sentito. Tutto ciò che egli teneva chiuso nella sua mente adesso era uscito allo scoperto sottoforma di semplici parole e di incredibili fenomeni. << Tu sei qualcosa che si può solo sognare Jack. Hai qualcosa dentro te che ti rende così speciale>> << Ahimè mi spiace ma non ho niente qui dentro >> disse Jack toccandosi il petto. Poi riprese: << Ho solo il gelo che riempie il vuoto che occupa il nulla che io veramente sono. E’ il ghiaccio che porto dentro che mi fa essere eterno, immortale>> << Io invece vorrei morire. Non riesco più a sopportare questo inferno, con le sue atroci guerre incessanti che portano caos e scompiglio nella mia vita >> << Oh no piccolo diamante immerso nell’abisso infernale non desiderare di sparire dal gioco della vita… se solo potessi farti divenire immortale; ma cosi facendo poi diverresti come la mia specie, fredda, neutra, diventeresti un’anima turbata e passeresti dalla gabbia dell’inferno in cui ti trovi, ad un’infinita strada senza meta che è questo atroce purgatorio che è la mia esistenza >>. Quei due esseri all’apparenza totalmente diversi, erano invece due anime completamente identiche; l’unica differenza era la gabbia della loro esistenza. Mentre Alice era imprigionata in quel vortice infernale che era il mondo degli umani, Jack era bloccato in una dimensione esistenziale infinitamente monotona, angosciosa, priva di significato.
  3. Emmanuel33

    vari tipi di narratore

    Si quindi il narratore di secondo grado è colui che fa i monologhi
  4. Emmanuel33

    vari tipi di narratore

    D'accordo. Nel narratore di secondo grado, anche quando scrivo i monolghi non devo mettere le virgolette?
  5. Emmanuel33

    vari tipi di narratore

    Il problema che la narrazione normale è raccotata dal destino quindi dovrei scrivere tutto il libro in corsivo tranne i dialoghi. Se scrivessi in corsivo le frasi del narratore di secondo grado e le mettessi sempre con " queste virgolette? Comunque è ua storia d'amore in cui il destino sfida l'amore e i protagonisti sono le pedine dei due giocatori. Il pianeta Terra l'ho descritto come un mondo divorato dall'oscurità del male e dal paradiso terrestre che era adesso si è trasformato in un inferno con guerre e sangue innocente, ossia la situazione attiale del mondo di oggi.
  6. Emmanuel33

    vari tipi di narratore

    Nel libro che sto scrivendo c'è il destino che è il narratore di primo grado e poi il protagonista il quale è il narratore di secondo grado. Come faccio ad evidenziare o separare i gradi del narratore? Per adesso ho iniziato con una narrazione normale da parte del narratore di primo grado e ho usato " queste virgolette per il narratore di secondo grado. Può andare bene così?
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