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attila

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  1. Sdrammatizziamo, la prossima volta scriverò un alert: attenzione, questo libro contiene dialoghi in dialetto, consultare un medico prima di procedere con l'acquisto
  2. @meryj Allora Gomorra la serie quasi tutta parlata in napoletano strettissimo la cestiniamo? E Camilleri? Idem? Io non contesto che a qualcuno possano non piacere i dialoghi, e sottolineo dialoghi, in dialetto, quello che non capisco è la pretesa per la quale non bisognerebbe farlo. Chi lo ha stabilito? E comunque per completezza d' informazione il libro, per quanto pochissimo recensito, non è andato male. Forse per andare bene bisogna andare male, chi lo sa. Ti ha gapio? (Più o meno). E poi quando dici che sei veneta e leggi solo libri in dialetto veneto... Beh, sforzati. Io sono romano ma se mi capita un dialogo in veneto napoletano siciliano o quello che è vado avanti lo stesso, magari imparo qualcosa. Buona fortuna per i tuoi lavori.
  3. Non sono troppo d'accordo. Ci sono autori dallo stile inconfondibile, vedi Celine o Salinger, tanto per fare due esempi, che hanno ispirato dozzine di emuli, ma erano solo imitatori. Con i romanzi di genere avere uno stile inconfondibile è più complicato, è il caso di McCarthy o dello stesdo Camilleri che pure si rifà a Gadda e prima ancora agli scapigliati.
  4. @Tinucci@Ospite Io credo che la cosa più difficile sia proprio avere uno stile, è come il talento, o ce l'hai o non ce l'hai, non te lo puoi inventare. La maggior parte degli scrittori, me compreso, non ha uno stile personale, al massimo imita quello di un altro. Buonanotte.
  5. Anche io sono dell'idea che la via classica sia quella auspicabile. Secondo me devi prima vedere se riesci a pubblicare con un editore classico (a meno che tu non voglia pubblicare solo in formato digitale, in questo caso conviene il self, per non cedere i diritti parzialmente, perché poi il cartaceo ti rimane sul groppone; a me è successo) e solo in caso non ci sia disponibilità da parte loro, provare con il self. oppure il self è consigliabile se scrivi un genere che gli editori non pubblicano o pubblicano difficilmente, tipo la fantascienza. Però occhio se lo fai a stare cauto con il cartaceo, perchè per esperienza ti posso dire che gli editori, soprattutto quelli di un certo livello, non vogliono in giro edizioni cartacee diverse dalle loro, e poi diventa difficile ritirare le copie pubblicate in modalità on demand dal mercato, anche se sono poche unità. Poi è ovvio che se hai scritto un capolavoro, chiudono un occhio anche su quello. La storia del capolavoro somiglia a una barzelletta! Sembra che si pubblicano solo quelli.
  6. Ho l'impressione che se lo facessero comincerebbero (e forse si fermerebbero) da quelli con più recensioni, e quindi staremmo da capo a dodici, con autori che si comprano le recensioni per apparire in classifica eccetera eccetera: La solita situazione kafkiana, non se ne esce.
  7. Ciao, non lo sai che gli haters hanno il dono della preveggenza? Riguardo il fatto di acquistare un libro, leggerne poche righe e stroncarlo chiedendo il rimborso, in pratica insultandolo gratuitamente, la ritengo un'altra indecenza. Vuoi insultarmi? Almeno paga!
  8. Già che ci sono vorrei spendere qualche parola anche sugli haters-recensori. Credo che a chiunque di noi sia capitato di ricevere stroncature dei propri lavori, è normale. Per dirvene una ho letto una stroncatura di "Non è un paese per vecchi" del grande Cormack McCarthy (da cui i fratelli Coen, che io adoro, così come adoro McCarthy, hanno tratto l'omonimo film) ad opera di una lettrice, con la motivazione "scrive i dialoghi di seguito, senza trattino o virgolette di separazione". Sic! fa il paio con quella che ha scritto di me "in un libro destinato a tutti non ci devono essere parti in dialetto"; scusate l'immodestia del paragone. Diciamo che uno scrittore degno di questo nome deve avere almeno uno o più haters, altrimenti non conta niente. Modestamente io ne ho, anche più di uno. Uno in particolare che aveva scritto peste e corna del primo libro della trilogia ("il peggior libro che sia mai stato scritto" era il complimento migliore) me lo sono studiato. Sapete che è possibile visualizzare il profilo degli utenti che recensiscono? Naturalmente usava un nick, non ricordo quale (probabilmente Napalm 51, come l'odiatore seriale di Crozza mutuato dal personaggio di Walter Sobchak interpretato da John Goodman in The Big Lebowski). Ebbene costui avrà recensito una cinquantina di libri, di cui almeno quaranta stroncati senza appello. Giuro. Ognuno con la formula "il peggior libro che sia mai stato scritto"; peccato, pensavo di essere io il detentore di tale invidiabile titolo, invece niente, mi è andata male anche questa volta. Ora, se leggi quaranta libri orribili su cinquanta, due sono le possibilità: o hai un karma di merda che a confronto Fantozzi è Gastone, il cugino fortunato di Paperino, o sei masochista e ti scegli apposta libri disgustosi così soffri il più possibile. Ho individuato due categorie di haters. La prima è l'haters puro (ce ne sono a bizzeffe sui social), quelli che odiano tanto per odiare, che godono nel fare del male; l'altro è l'hater-scrittore, forse il più temibile. E' quello che stronca ogni possibile autore per vendetta, il frustrato che imputa all'ottusità del mondo il loro insuccesso. Sono i più motivati, agiscono con furore nichilista, vogliono veder scorrere il sangue. Il massimo del godimento lo traggono quando l'autore oggetto del loro insano odio ritira il suo libro. Per loro è l'apoteosi, possono dormire tranquilli, missione compiuta, sotto a chi tocca. Di solito si distinguono dall'hater tout-court perchè si addentra in aspetti tecnici e comincia a snocciolare tutti i difetti narrativi, grammaticali e sintattici di un'opera, scendendo nel dettaglio, molto spesso confondendo (volutamente) semplici refusi per ignoranza atavica dell'autore che anziché scrivere dovrebbe spalare sterco gratuitamente. All'inizio restavo scioccato leggendo i loro commenti, ora ho imparato a riconoscerli e mi fanno quasi tenerezza. Da quello che ho scritto nel primo post di quest thread potrebbe sembrare che sia anche io uno di loro; in effetti, quando vedo libri insulsi diventare bestseller mi ribolle il sangue, però vi assicuro, e qui dovete credermi sulla parola, che quando invece m''imbatto in uno scrittore di talento, soprattutto se sconosciuto, sono il primo ad applaudirlo, mi alzo addirittura in piedi; non solo, spesso entro anche in una mini crisi esistenziale e comincio a ripetermi come in un mantra: "ma quando mai scriverai così? Perchè non lasci perdere, con tutte le cose che ci sono da fare?.. dai retta a Napalm 51, vai a spalare sterco, che è la stessa cosa!" Poi naturalmente il giorno dopo sono di nuovo piegato sulla tastiera del pc a cercare di scrivere capolavori; sapete meglio di me come funziona. Voi avete avuto qualche disavventura con i nostri simpatici amici haters? Vi andrebbe di raccontarmela? Tranquilli, non ho intenzione di scrivere un libro sull'argomento. La mia è solo curiosità intellettuale.
  9. Diciamo che le due cose vanno di pari passo. Anche questa è una guerra tra poveri tutto sommato.
  10. Classifiche drogate insomma. E meno male che Amazon vigila. Vabeh, tanto è un gioco.
  11. @Ospite Hai ragione, però se quell'investimento (che non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di fare, e non per una mera questione di soldi) ti porta a pubblicare su Amazon Publishing e di conseguenza aumentare visibilità e vendite, forse il gioco vale la candela. Hai centrato la questione, i lettori di Amazon leggono quasi esclusivamente ebook, ma questo perchè dovrebbe significare che siano meno esigenti di quelli che frequentano le librerie e acquistano il cartaceo? Solo perchè gli ebook costano poco? Allora offriamoglieli gratis e propiniamogli qualsiasi cosa. Semmai il contrario, questi spendono 0,99€ e si aspettano un prodotto a livello editoriale; va bene per un esordiente che vuole farsi conoscere ma non può diventare uno standard, dovremmo dare più dignità al nostro lavoro, credo. Così ci guadagnano solo Amazon e gli altri editori che ricorrono a questo sistema, paraculissimo, di scouting "a gratis". Purtroppo è un ragionamento che potrebbe essere esteso a tutto il mondo del lavoro, e nonsolo all'editoria, siamo sempre nell'ambito della globalizzazione; e qui chiudo, se no sconfino. In bocca al lupo per i tuoi lavori, a te e agli altri.
  12. Ringrazio tutti quelli che sono intervenuti nella discussione. Però mi sembra che nessuno sia entrato nel merito. Nel mio intervento lamentavo il fatto che molti "bestseller" di Amazon (e non, su Amazon) sono davvero poca cosa, ed è preoccupante, perchè vuol dire che il livello medio del lettore si sta abbassando sempre di più; non è una novità, del resto. Riprendo la metafora di McDonald's. Se ti abitui a mangiare hamburger zeppi di ketchup pagandoli uno o due euro, poi è difficile che apprezzi costosi piatti gourmet. Ed è quello che temo stia facendo Amazon con i libri e anche gli editori pian piano cominciano ad adeguarsi; è un avvitamento che porterà a proporre cose scritte sempre più frettolosamente, meglio ancora se copia e incolla. Per questo distinguevo tra lettori Amazon e non Amazon. Il lettore che frequenta le librerie mediamente è più informato ed esigente ma quello che non ci mette mai piede sarà facilmente influenzato dalle recensioni, spesso totalmente fuorvianti, che troverà a margine. Sembra un paradosso ma lo è fino a un certo punto: per scoprire gioielli letterari su Amazon (parlo ovviamente di autori sconosciuti) bisognerebbe leggere quegli scrittori che hanno ricevuto recensioni dal negativo al pessimo. Poi è vero che ognuno ha i lettori che si merita.
  13. Salve, sono un autore che autopubblica i suoi libri in esclusiva su Amazon da circa tre anni, con alterne fortune: alcuni sono andati bene (una trilogia fantathriller; per bene, naturalmente, intendo entro i limiti dell’autopubblicazione) altri ( una paio di gialli pubblicati sotto pseudonimo) decisamente meno. Dopo tutto questo tempo mi sono fatto un’idea sul lettore medio di Amazon. Amazon, a mio avviso, ha avuto il merito di avvicinare ai libri una categoria di lettori che probabilmente ne sarebbe rimasta distante e di proporre all’attenzione del pubblico una serie di autori che altrimenti avrebbero avuto difficoltà ad emergere; tuttavia, credo che sia una categoria di lettori che difficilmente ha messo piede, o lo farà mai, in una libreria o in una biblioteca. Questo giudizio, forse ingeneroso, l’ho ricavato leggendo alcuni “bestseller” di Amazon, in particolare quelli pubblicati da Amazon stessa con l’etichetta Amazon Publishing e che quindi godono di un indubbio vantaggio promozionale, se non altro perché hanno un editore. Ebbene - tranne qualche eccezione che c’è, va riconosciuto – in genere sono di una pochezza imbarazzante, e si potrebbe affermare che più sono banali e più vendono. Io ho elaborato una mia personale equazione in proposito: Amazon sta alla (buona) letteratura, così come McDonald’s sta al (buon) cibo. E’ un po’ come quelle catene di negozi cinesi che offrono tutto a 99,€ (costo medio di un libro auto pubblicato su Amazon): in genere è paccottiglia. Allora perché ci pubblico? Per farmi le ossa cercando di capire il gusto del pubblico, senza cedere i diritti ad alcuno. Non mi piace pubblicare tanto per pubblicare e se devo cedere i diritti dei miei lavori a un editore deve essere un editore “vero”, se no aspetto e intanto genero qualche profitto pubblicando in proprio. Tornando ai bestseller di Amazon (ovviamente parlo dei libri di autori che pubblicano in proprio) ricevono centinaia di recensioni (molte ma molte di più di quelle di autori famosi) quasi tutte molto positive se non entusiastiche; allora dici: “Wow! Chissà che razza di capolavoro!” e ti viene voglia di leggerli; lo fai, cercando di restare il più possibile imparziale nel giudizio, e cominci a smadonnare di brutto fin dall’inizio, chiedendoti: ma come c…o si fa? E non una volta, spesso. Al contrario, ogni volta che provi a pubblicare qualcosa di un po’ meno banale e che richiede un maggior sforzo di comprensione sono critiche feroci. Io ad esempio ho pubblicato un giallo (tra l'altro con pseudonimo) chiaramente ispirato al Pasticciacccio di Gadda, in cui faccio largo uso dei dialetti ma solo nei dialoghi e non nell’esposizione (cosa che fa mirabilmente Camilleri, ad esempio) e subito una lettrice si è infuriata dicendo che un libro destinato a tutti (magari!) non può assolutamente avere dialoghi scritti in dialetto. Vai a sapere perché. In altre parole, a sentire la tizia, dovevo pubblicare il libro con i sottotitoli o abolire del tutto i dialetti, che tra l’altro, come potete immaginare, mi sono costati parecchia fatica, visto che ce ne sono almeno quattro. Alla tipa non andavano già i dialetti perché la distraevano dalla lettura, sosteneva; in poche parole, perché la sottoponevano a uno sforzo di comprensione probabilmente imprevisto e che non era disposta a sostenere. Questo per dirvi. È di oggi la conferma che noi italiani leggiamo sempre meno (sono in calo anche i libri per l’infanzia che negli ultimi anni erano gli unici con il segno più davanti) e siamo un popolo di analfabeti di ritorno, o analfabeti funzionali, con notevoli difficoltà a comprendere ciò che leggiamo. In un quadro simile, mi chiedo, ha senso proporre lavori per quanto possibile originali (e badate bene! sto parlando di romanzi di genere, non di saggi filosofici), o non è il caso di fare il compitino per il lettore zoppicante? (spesso zoppicano anche gli autori, va detto, me compreso). E mi domando ancora, quelli che vendono tanto è perché si sono adeguati al gusto e alle (scarse) capacità intellettive del pubblico di riferimento (insomma, detto in termini scorrettissimi, sanno di scrivere per degli ignoranti), o vendono perché sono come loro? E' sempre il solito dilemma: E' nato prima l'uovo o la gallina? Immagino che la risposta possa essere: dipende se vuoi andare sul sicuro e vendere, o vuoi proporre qualcosa di più originale e impegnativo, a tuo rischio e pericolo. Nel secondo caso, temo che Amazon non sia il luogo più adatto, occorre trovarsi un editore. Mi auguro che non sia un argomento già trattato altrove, nel qual caso mi scuso. Grazie.
  14. Ogni tanto faccio capolino su questo sito, colpevolmente (nel senso che dovrei farlo più spesso, perchè è molto interessante, e tra i più civili ai quali mi sia mai capitato di partecipare a vario titolo). Mi interessa particolarmente questa discussione, anche se un po' datata, perchè stavo pensando di partecipare al prossimo concorso in questione. Anche io come altri autori autopubblico su Amazon e vorrei farlo anche su ilmiolibro e partecipare al concorso ilmioesordio. Come altri, credo che iscriversi appositamente al sito per partecipare al concorso sia inutile e sbagliato: difficile diventare visibili in così poco tempo; certo poi, come sempre, dipende da quello che si è scritto, ma insomma la formula social non convince neanche me e c'è il rischio che finisca per premiare i più attivi anziché i più talentuosi. Così vanno le cose nel mondo dell'editoria oggi. In fondo siamo carne da macello! Poi qualcuno ce la fa, beato lui, e il resto è strame. Il vero problema, come più di qualcuno ha giustamente sottolineato, è precludersi la possibilità di proporre la propria opera a un editore "serio", perchè già (auto)pubblicata. Nel mio caso il problema non si pone, avendolo già autopubblicato su Amazon e dunque sono a rischio taglio editoriale comunque. Però non pensate sia strano che Newton Compton scelga di pubblicare l'opera vincitrice del concorso, proprio quell'opera autopubblicata sul ilmiolibro? Se valesse il discorso "le case editrici schifano le opere autopubblicate, a prescindere" perchè non dovrebbe valere anche per NC? Forse perchè NC è partner e sponsor del concorso? E cosa cambia? Sempre di casa editrice che pubblica opera "semiedita" si tratta. Non so voi, ma credo che l'interrogativo mi toglierà il sonno per molte notti.
  15. La neve cade silenziosa oltre la grande vetrata. Ci sono un pianoforte, un enorme camino, la biblioteca, tutto quello che lei potrebbe desiderare, secondo lui. Eppure, sebbene nel lusso e nello sfarzo, Julia è prigioniera. Dal rifugio scavato nella roccia della montagna, non può fare altro che aspettare l’occasione giusta per fuggire. Ma Lord William ha grandi piani per lei: Julia è sua, lo è sempre stata. È l’eco di qualcosa di meraviglioso accaduto in un lontano di tutto è sempre stato Lord William, e ancora una volta è da lui che deve ripartire. Divisi e lontani come non sono passato che ritorna prepotentemente nella sua vita. È la promessa di un futuro all’altezza delle sue straordinarie aspettative, che così duramente sta cercando di costruire, per cui ha tramato l’intera, interminabile vita. E mentre il massone da un lato è perso in Julia e in tutto ciò che lei rappresenta, dall’altro assiste al vacillare del mondo sotto i colpi di un potere occulto, il suo, che adesso pretende la resa dei conti e di risolvere, finalmente, a suo favore la disputa con i nemici di sempre: gli Umani e i loro alleati. Disperso in quel mondo che Milord guarda da lontano, c’è Jonathan. Emotivamente paralizzato dalla scomparsa di Julia, solo, ha smarrito la strada. Troppi gli ostacoli contro cui lottare, e nessuna traccia visibile della direzione da prendere. Eppure sa che il cuore mai stati, Julia e Jonathan lottano prima di tutto contro i propri limiti, non solo fisici, entro cui sono confinati. Ma sfidare se stessi, basterà a sconfiggere il male?
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