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giodin

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  1. giodin

    Orologi molli

    Cara @Claudia87 , mi piace il tuo racconto o forse sarebbe meglio dire la tua favola, considerando gli elementi che lo compongono. L'inizio è scorrevole e si legge piacevolmente, anche con una certa aspettativa. Il seguito ti conduce piano ma inesorabilmente all'incontro con l'antagonista, il Tempo. Questo incontro è il clou del racconto, e qui ti faccio il mio appunto, perché a mio avviso, il dialogo con il tempo andrebbe sviluppato. Non c'è proporzione tra premessa, la conclusione e il dialogo centrale. Il Tempo lo rappresenti come un vecchio saggio, che ti ricorda le cose importanti della vita e allora merita e devi dargli più spazio. Credo che un dialogo un pò più approfondito, possa aggiungere qualche elemento utile, per caratterizzare con maggiore consapevolezza l'importanza che il Tempo ed il suo passaggio ha tra la gente. Comunque brava.
  2. giodin

    Mi dai una sigaretta

    @Willy forse hai ragione, ma se io fossi quel Qualcuno, non avrei né il tempo di scrivere in questo spazio, né quello di risponderti. Io mi immagino delle situazioni , le racconto per mio piacere, non voglio somigliare ne tendere a Qualcuno di irraggiungibile perché nella tensione perderei il piacere di questo Hobby cumulando solo le inevitabili ansie da prestazione. Credo invece che una storia sia compiuta quando riesci a strappare al lettore un sorriso, una sensazione, una riflessione. Pretendere di più per me significherebbe rinunciare a scrivere ed io non voglio perdere questa mia piacevole compagnia. Salutoni
  3. giodin

    Mi dai una sigaretta

    Cari @travirgolette @Willy , grazie per essere passati. Contrariamente a quanto scrivete io credo che il su esteso pezzo, possa considerarsi un racconto. Il racconto altro non è che la narrazione di una storia che può essere fatta con espedienti tecnici diversi, come il monologo, il dialogo o la narrazione in terza persona. Ma siccome non sono un tecnico mi farebbe piacere che sull'argomento ci fosse il parere di qualcuno più rappresentativo. Nel caso specifico questa è la storia di due matti, rinchiusi in una stanza di un manicomio che si interrogano sul significato del tempo in attesa dell'unico evento della loro giornata: la visita dello psichiatra. Per me è stato una sorta di esercizio per individuare i diversi significati che nel linguaggio comune si può dare all'accezione del tempo. A presto.
  4. giodin

    Mi dai una sigaretta

    Antonio: Mi dai un pacchetto di sigarette? Bart: Certo! eccolo. Antonio: Ma è vuoto! Bart: Perché, tu me lo hai chiesto pieno? Tu mi hai chiesto un pacchetto, ed io te l’ho dato. Antonio: Allora, dammi una sigaretta! Bart: Non fumo. Antonio: Allora perché ti porti il pacchetto dietro? Bart: Così se qualcuno me lo chiede io glielo do. Antonio: E se qualcuno ti chiedesse una sigaretta? Bart: Non gliela darei! non fumo! Antonio: Fai bene. Anch’io non fumo. Il fumo fa tanto male, chissà perché la gente fuma? Bart: Credo per far passare il tempo. Antonio: E per questo allora che a noi il tempo non passa mai? Credi che dovremmo cominciare a fumare? Bart: Non lo so! Forse…. oppure trovare qualcosa da fare. Antonio: Io odio fumare… Bart: …e allora trova qualcos’altro da fare… Antonio: Ma io faccio già qualcos’altro, altrimenti il tempo non passerebbe. Bart: E cos’è che fai? Antonio: Ricordo! Bart: E cosa ricordi? Antonio: ….il mio passato. Bart: Allora raccontami qualcosa….tanto per passare il tempo! Antonio: Quando? Bart: Ma adesso. Antonio: Adesso?… non posso….non me lo ricordo. Bart: E per questo che il tempo non ti passa! Antonio: E tu, allora come passi il tempo? Bart: io scrivo canzoni. Antonio: Mi prendi in giro, le canzoni non si scrivono si cantano! Bart: …e cosa canti se prima scrivi…. ! Antonio: e che le scrivi a fare se dopo non le canti? Bart: Ma adesso te ne canterò una, così inganniamo il tempo. Antonio Io nella mia vita non ho mai ingannato nessuno. Mi hanno ingannato e ne ho sofferto…. Bart Allora diciamo che ti canto una canzone...per passare il tempo! Antonio Sì! Facciamolo passare, così può darsi che arrivi il dottore. Bart Questo pezzo l’ho composto io Antonio Da quando? Bart Da un bel pezzo! Antonio ….ma se tu mi canti un pezzo composto da un bel pezzo, vuol dire che la canzone non è originale. Allora pure io sono capace di scrivere! Bart Intendevo da un bel po’ di tempo….pezzo stava per periodo di tempo Antonio Tu sei perseguitato dal tempo. Tu vorresti che passasse ma qui non può passare! Come fa se manca la campanella Bart Cosa c’entra la campanella ora! Antonio la campanella è tutto. scandisce il tempo. A scuola se non ci fosse la campanella regnerebbe il caos e nessuno mai saprebbe se il tempo è passato e quanto ne è passato. Nell’amore….quanto non ti suona più il campanello vuol dire che ormai il tempo è passato…Ma noi non siamo a scuola….né siamo innamorati e allora come fai a dire che è passato del tempo da quando l’hai scritta? Bart Perché l’ho composta prima e siccome adesso è dopo, sono sicuro che il tempo è passato! Antonio: …ma non è giusto…allora il tempo non mi passa solo perché non ho un punto di riferimento. Bart: No non ti passa perché lo perdi e le cose perdute poi si scordano e tu ti scordi del tempo passato. In realtà non è che il tempo non passi, ma noi ci scordiamo che il tempo è passato e così diciamo che il tempo non passa mai. Bart …e allora Antonio …allora balla. Se balli non perdi tempo, così non te lo puoi scordare e ti ricordi che il tempo è passato. Antonio: si! Hai ragione mi concentrerò, così recupererò il tempo perduto. Ma la tua chitarra è senza corde! Bart: Me le hanno strappate, dicevano che davo fastidio. Ma io ho continuato a suonare…. le corde ad una chitarra non servono. Adesso ti suono una ballata napoletana che ho composto ieri. B suona…non si sente nessuna musica…ma A si alza e comincia a ballare….poi smette Antonio Perché hai smesso…era bellissima…continua…! Bart: Non posso, la chitarra è scordata….e poi tu non segui il tempo….basta….forse hai ragione il tempo non passa mai, per questo non l’hai seguito…! Antonio Gia, se fosse passato l’avrei seguito… Bart: Adesso ho capito perché non passa, perché non abbiamo un orologio? Antonio: È vero, se avessimo un orologio lo vedremmo passare. Bart: Certo…e magari è anche passato, ma noi non ce ne siamo accorti! Antonio: E sicuramente così, come ci si può accorgere del tempo che passa se non hai un orologio? Bart: Secondo me un sistema deve esserci. Antonio: Anche secondo me. Il tempo mica passa perché hai l’orologio. Passa e basta. L’orologio ti indica solo quanto tempo è passato, mostrandoti come il tempo passa. Bart: Hai ragione! Deve dunque esserci un sistema diverso per vedere se il tempo passa….. Sicuro! Altrimenti ai tempi in cui l’orologio non esisteva, il tempo non sarebbe passato e noi non saremmo arrivati ai nostri tempi….ma forse… ho capito come funziona! Antonio: Come? Bart: L’altra sera, ho sentito dire da un signore che il tempo lascia il segno…noi ci lamentiamo sempre che il tempo non passa, ma se capissimo quali sono quei segni che lascia …forse potremmo scoprire che in effetti è passato…e magari, anche come riconoscerlo quando passa. Antonio: Facciamo la prova….cerchiamo di vedere fuori, al di là della grata….magari c’è qualche segno…. Bart: …… niente! Sempre lo stesso muro di cinta, con i mattoni rossi sgretolati…talmente alto da non poter vedere il cielo…qui il tempo non è passato proprio…non ha lasciato il segno… Antonio: Ed anche questa stanza….è sempre uguale, pareti verdi…pavimento in linoleum…luci al neon…il tempo non l’ha segnata….. Bart: Però aspetta….il tuo viso….il tuo viso… è diverso! Antonio: Che significa diverso! Bart: Significa che è mutato da quando ti conosco. I tuoi capelli sono diventati bianchi, la tua barba grigia…i tuoi occhi acquosi. Tu se invecchiato…ma lo sai che non me ne ero mai accorto. Antonio Davvero!…adesso che mi ci fai pensare, anch’io noto che sei diverso. Guarda quante rughe hai intorno agli occhi e i denti…te ne mancano due… Bart: Questo potrebbe dunque essere il “segno” del tempo che passa. Allora, noi non dobbiamo fare niente per farlo passare …. Antonio: In che senso Bart: Nel senso che non dobbiamo avere un passatempo, il tempo passa comunque… Antonio: Si! Ma allora se il tempo è passato. Io perché non l’ho seguito ballando?… Bart: Non so che dirti….forse eri distratto Antonio Hai ragione, tutti ti dicono fai attenzione che il tempo passa, io mi sono distratto con il ballo…e ho dimenticato di fare attenzione, così non l’ho visto passare. Bart: Già, ma se il tempo passa anche se non ce ne accorgiamo, perché il dottore non viene? Antonio Vedrai che è solo per una questione di tempo….con questa neve! Bart Mi sa che hai ragione. A proposito mi dai un pacchetto di sigarette? Bart: Certo ! eccolo. Antonio: Ma è vuoto! Bart: Perché, tu me lo hai chiesto pieno? Tu mi hai chiesto un pacchetto, ed io te l’ho dato. Antonio: Allora, dammi una sigaretta! Bart: Non fumo. Antonio: Allora perché ti porti il pacchetto dietro? Bart: Così se qualcuno me lo chiede io glielo do. Antonio: E se qualcuno ti chiedesse una sigaretta? Bart: Non gliela darei! non fumo! Antonio: Fai bene. Anch’io non fumo. Il fumo fa tanto male.
  5. giodin

    Il Paradiso

    @Antonellanbl il racconto mi sembra un po' monocorde e ripetitivo. Non è credibile che una persona che abbia vissuto la vita degli altri si renda conto improvvisamente dell'esistenza di un tale rimpianto e solo in punto di morte. Credo che una tale insoddisfazione abbia dato luogo anche in vita ad insanabili contrasti interiori riferibili alla incapacità di agire e di reagire, al desiderio frustrato di farlo, alla mancanza di volontà a perseguire i propri desideri. Questi stati d'animo devono avere per forza accompagnato l'ultimo rimpianto, ma nel tuo racconto non ne fai cenno. La conseguenza è che il pezzo diventa una sorta di lamento, peraltro ripetitivo in alcune sue parti. Una sorta di tragica insoddisfazione in cui la protagonista sembra quasi abbia il desiderio di crogiolarsi. L'argomento è pesante quindi lo alleggerirei con frasi brevi, quasi telegrafiche, una specie di elenco di errori da fissarsi nella memoria nel caso in cui ci fosse un'altra vita da vivere. Non me ne volere per le critiche. Ripasserò a trovarti
  6. giodin

    Lorem Ipsum

    Ma lo sai che non mi sono neanche posto il problema. Devo controllare sul contratto editoriale poi ti faccio sapere. Ma comunque non vedo la differenza. Il problema sarà invece vendere qualche copia e credimi in tutte e due le opzioni sarà difficile. Ci sono già passato e se non hai un forte impulso pubblicitario il tuo libro resta in ostaggio di una cerchia di amici e di qualche curioso. Perciò dicevo che la pubblicazione in genere, e comunque in qualsiasi formato avvenga, non cambia la vita di chi scrive. Inoltre uscire con il cartaceo non significa che il tuo libro sarà presente in tutte le librerie. Intanto dipende dal distributore e poi anche se il distributore fosse ben qualificato solo qualche libreria farebbe magazzino con il libro di un esordiente o di un autore sconosciuto.
  7. giodin

    Lorem Ipsum

    Cari astronauti scrittori, Redman mi chiede di raccontarvi la mia esperienza con l'Agenzia. Lo faccio volentieri se la circostanza può esservi utile. Prima di propormi all' Agenzia comune, io avevo già scritto 3 libri gialli, pubblicati da una piccola casa editrice. L'accordo con la CE era che ne scrivessi uno ogni anno. Improvvisamente però e senza preavviso la suddetta CE è risultata irreperibile e così mi sono ritrovato nel cassetto un libro non pubblicato. In passato avevo fatto già la trafila di invio del manoscritto alle varie case editrici, l'esperienza era stata lunga ed estenuante e così decisi di non riprovarci, del resto la soddisfazione di una pubblicazione l'avevo ottenuta, per cui un'altra eventuale pubblicazione non mi avrebbe cambiato la vita. Verso la metà di novembre del 2016, ricevevo per posta elettronica - e non ho mai capito come mai - la richiesta di un invio di manoscritto da parte di L.I. L'invio doveva essere effettuato telematicamente. Data la facilità inviai il manoscritto. Dopo alcuni mesi, mi arrivò un messaggio dell'Agenzia che mi diceva che il mio testo era in lettura esterna e dopo qualche altro mese, intorno a maggio 2017 una telefonata, in cui mi dicevano di avere trovato una casa editrice per la pubblicazione. Successivamente mi venne inviato un contratto di rappresentanza e quindi un contratto editoriale da parte della casa editrice. Nel frattempo l'agenzia provvedeva all'editing del testo che mi venne inviato per l'approvazione. Il lavoro di Editing è stato soddisfacente. Ed arriviamo dunque ai giorni nostri. Secondo il programma tra breve dovrei essere contattato dalla casa editrice per concordare la data di uscita del libro ed una eventuale attività di promozione. Nel frattempo, dato che il mio ultimo libro risaliva a qualche anno prima, volendo approfittare dell'opportunità, decisi di provarne a scrivere un altro. Avevo paura di non farcela, di avere perso la vena e la fantasia ed invece, nel giro di tre mesi riuscii nell'intento, nessun merito trattandosi di banali libri gialli, ma per me era comunque una conferma importante, la vena era rimasta. A quel punto, facendo parte ormai degli scrittori ufficiali dell'agenzia, come da contratto, ho provveduto ad inviare il manoscritto direttamente a L.I. e son o oggi in attesa di una risposta. Ora se posso darvi un consiglio, e mi permetto solo perché sono per casualità un passetto avanti a voi, non mi arrovellerei più di tanto sull'esito dell' invio. Certo riuscire ad avere la pubblicazione di un libro è una soddisfazione, perché è il riconoscimento di un impegno, ma poi non è che cambi molto. Qualcuno forse lo comprerà, ma gli acquirenti non saranno mai abbastanza per darti una soddisfazione economica e così alla precedente ansia, ormai superata, si sostituirà quella dovuta alla inevitabile insoddisfacente diffusione del tuo lavoro. E' vero si potrebbe avere il colpo di fortuna di essere notato da una importante casa editrice, ma le possibilità sono le stesse che vincere una cifra milionaria da un gratta e vinci e comunque tra le due alternative se dipendesse da me sceglierei la seconda. Io credo che al nostro livello si scriva per noi stessi e che tutti noi siamo degli scrittori e lo saremo sempre, almeno sino a che avremo una storia da raccontare e qualcuno disposto ad ascoltarla e a prescindere dal giudizio di agenzie e case editrici. Vi auguro dunque, e mi auguro, di continuare a scrivere costantemente e serenamente, così come dovrebbe essere un hobbj e non un lavoro.
  8. giodin

    Il titolo sulle lettere

    @Lo scrittore incolore Grazie del passaggio. Il componimento, è solo una riflessione in rima, e credo che tutte le riflessioni debbano essere sintetiche. Il mio interesse era solo quello di contrapporre la forma alla sostanza che nell'educazione sociale spesso si confondono. La poesia mi venne spontanea, una volta che per lavoro dovetti scrivere ad un truffatore, condannato ed anche recidivo, con una lettera, nella cui intestazione la segretaria lo indicava come Pregiat. mo sig.
  9. giodin

    Lorem Ipsum

    @contedrugula m e n sono vicini nella tastiera del telefonino ed io hp le dita grandi. Om bocca al lupo per il tuo lavoro e purtroppo non riesco a tornare indietro per le correzioni anche in questo testo.
  10. giodin

    Lorem Ipsum

    @Matitina mi hanno proposto un contratto con una casa editrice vuol dire che non solo valutano, ma cercano nel contempo di trovare anche una soluzione editoriale, pertanto il tempo che inpiegano e ' assolutamente giustificato, anzi rispetto alla doppia funzione che contestualmente svolgono, ritengo che siano anche veloci ed efficaci. In bocca al lupo.
  11. giodin

    Lorem Ipsum

    Ho spedito il mio manoscritto a novembre. Ho avuto la risposta tre giorni fa. Ritengo che l'agenzia sia affidabile e che lavori in modo pratico ed efficiente. Non ho mai riposto nessuna aspettativa sull'esito dell'invio. A mio avviso dovreste dedicarvi ad altro, evitando il pensiero fisso che a volte travalica nell'ossessione ed aspettare confidando nella professionalità delle persone a cui vi siete affidati. Considerate peraltro che la pubblicazione di un romanzo non cambia la vita, ma è solo un piccolo riconoscimento morale per il proprio impegno e quindi non vale poi la pena di arrovellarsi tanto.
  12. giodin

    Il titolo sulle lettere

    @Myskin grazie. Si scrive e non si pensa, perché i titoli nelle lettere si scrivono d'abitudine. La falsità, così come l'hai accennata la vedo più nelle lapidi dei cimiteri. C' hai mai fatto caso che tutti i morti hanno sempre vissuto una vita esemplare? Mi sono posto il problema e ho scritto un pezzo sull'argomento, ricercandone il motivo...magari un giorno lo posto. Grazie per essere passato. Ah hai ragione, meglio la virgola.
  13. giodin

    Il titolo sulle lettere

    Se non ti paga e scrivi a un debitore dicendogli che è un uomo detestabile, sulla busta lui risulta un gran signore un uomo illustre, onorevole o spettabile, e ogni giorno compiamo un sacrilegio distribuendo titoloni di valore tipo… “pregiatissimo” a chi non tiene pregio o “onorevole” a chi non tiene onore. Si scrive e non si pensa, è quì il difetto e, con “gentile” o “pregiatissimo signore” ci si rivolge sul frontespizio di un biglietto anche al ladro, al pappone e al truffatore.
  14. giodin

    Mentre ti guardo ti muovo altrove

    @Myskin Bravo, mi piace. Soprattutto mi piace il contrasto tra le prime terzine e le ultime. Nelle prime parli di un amore idilliaco, incantato, di una figura che si muove nella tua immaginazione. Poi il riposo. Lo stacco dalla fantasia, con il riproporsi di quell'amore nella praticità quotidiana. Dunque quell'amore esiste e le terzine finali sono la prova della sua reale esistenza. Così quando riposa il canto, quindi la fantasia svanisce e Viene sera - la scansione del tempo interrompe il tuo viaggio fantastico - quella figura amorevole si ripropone nel mondo reale, partecipando alla tua vita quotidiana. Non so se l'ispiratrice della poesia esista veramente, nel caso tienitela stretta.
  15. giodin

    Una bella giornata

    E’ una giornata bella stamattina. Non la vedevo così che ero bambino. Lo sguardo corre fino alla collina dalla finestra, aperta sul giardino. Gli uccelli si inseguono nel cielo, i fiori all’improvviso son sbocciati, non c’è una nuvola, neanche un velo e i giorni cupi sembrano passati. Anche nel cuore le giornate tetre lasciano lo spazio alla primavera. Non sento più il peso delle pietre al tramonto, prima della sera.
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