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Daleko

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  1. Daleko

    Normalité – Il romanzo

    Titolo: Normalité – Il romanzo Autore: Noemi Nappo Casa editrice: Genesis Publishing ISBN: 978-960-647-072-1 Data di pubblicazione: 23/03/2020 Prezzo: 3,99€ Genere: Introspettivo, Drammatico Pagine: 250 Quarta di copertina o estratto del libro: «"Il mio unico dubbio, Andrea, il mio unico dubbio è: se fossi nato donna, mi avresti comunque amato?" Estate 1986. Sulla riva di un fiume, per contrastare il proprio malessere senza nome, un ragazzo getta pietre al proprio riflesso. La solitudine adolescenziale in cui si è volontariamente rinchiuso termina con un incontro inaspettato, e tra gli stessi campi in cui meditava la fine, Marco trova in Andrea una risposta alla propria diversità. In una storia di crescita, d’amore e di distruzione, Marco affronta un viaggio introspettivo alla scoperta di se stesso, nel tentativo di trovare il proprio posto in un’Italia ambigua e contraddittoria, illuminata da sprazzi di umanità.» Link all'acquisto: Amazon, altri store.
  2. Daleko

    Avverbi in "-mente": opinioni?

    Perché usare "particolarmente" o "improvvisamente" dovrebbe voler dire non saper scrivere "in modo particolare" o "all'improvviso"? Eppure esprimi lo stesso concetto con lo stesse parole, solo di due categorie grammaticali diverse. @Alexmusic ci tengo a sottolineare che l'editor ha modificato il manoscritto aggiungendo molti "poi", "mentre" e "all'improvviso", che io tendo a non utilizzare. Inoltre, alcuni avverbi in -mente sono stati modificati nell'aggettivo corrispondente, spesso creando frasi a dir poco cacofoniche. Una su tutti è stata la modifica di "velocemente" in "veloce": "si abbassò veloce", "parlò veloce" sono due esempi che mi vengono al momento. L'avverbio è un modificatore del verbo, e finché capisco il non volerlo utilizzare a mo' di prezzemolo, quello che mi fa davvero storcere il naso è il volerlo sostituire con un aggettivo anche quando non sarebbe possibile farlo. Avrei compreso e apprezzato una modifica quale "si abbassò con uno scatto repentino" nel primo caso, oppure "snocciolò senza prender fiato" nel secondo caso, ma tra l'usare un avverbio in modo adeguato e l'usare un aggettivo per modificare un verbo, credo proprio che il primo sia il male minore.
  3. Daleko

    Avverbi in "-mente": opinioni?

    Ciao a tutti. Come da titolo, la mia curiosità di oggi riguarda gli avverbi che terminano in -mente. Quanto spesso li utilizzate nei vostri testi e perché? Invece, qual è la vostra opinione su di essi in qualità di lettori? Io so di utilizzarli in maniera piuttosto massiccia e sono consapevole di quanto possano in effetti dar fastidio, ma è più forte di me! Il mio editore mi ha da poco rimandato un'intera revisione dell'ultimo manoscritto, in cui sono stati ritoccati quasi solo gli avverbi per ridurli considerevolmente in maniera considerevole. Non so se la mia sia mancata conoscenza di sufficienti sinonimi, se sia solo un vezzo duro a morire o se io abbia proprio un handicap linguistico, mi rendo però conto di parlare allo stesso modo anche al di fuori dell'ambito narrativo, utilizzando avverbi lunghissimi anche quando potrei esprimere lo stesso concetto con molto meno. Il motivo principale per cui mi dispiaccio però è che il mio non è solo un riflesso incondizionato, ma una vera e propria (seppur opinabile) scelta linguistica: lavorando su testi in inglese mi accorgo di utilizzare largamente molto spesso avverbi che terminano in -ly, praticamente cioè l'equivalente inglese dei nostri avverbi in -mente. Temo di essere proprio una causa persa. Voi, invece?
  4. Daleko

    Che ne pensate dei ringraziamenti a fine libro?

    Hai ragione! Alla fine li ho inseriti perché avevo un paio di persone da ringraziare necessariamente (come la persona che ha scritto la prefazione), ma non mi piacciono i ringraziamenti prolissi e non ne sentivo il bisogno, quindi me la sono cavata con circa 140 parole. Praticamente meno del tuo commento!
  5. Daleko

    Che ne pensate dei ringraziamenti a fine libro?

    Grazie a tutti per le risposte! @Kikki, grazie mille per i complimenti
  6. Nell'ultima pagina del mio primo libro, lo ammetto, ho ringraziato un po' di persone (la maggior parte delle quali, ahimè, nemmeno più in vita). Invece per il secondo non solo ho poche idee, ma provo anche un vago imbarazzo all'idea di "ringraziare" qualcuno, anche se non sono sicura del motivo. So che potrei evitarli in toto, ma vorrei apporre almeno un ringraziamento all'editor che si è occupato del manoscritto, avendo fatto non solo un ottimo lavoro ma spendendosi anche più del necessario. Qual è la vostra opinione al riguardo?
  7. Daleko

    Fenomenologia dell'autore - E tu, in che categoria sei?

    Dunque, vediamo: modestia a parte, mi riconosco nel narratore (ma non escludo trattarsi di un terribile effetto Dunning-Kruger ). Anche se sono solo seminformata, resto fortunatamente realista, particolare che ben si accompagna al mio essere timida. Poteva andar peggio, dai.
  8. Daleko

    Note sì, note no

    Ciao @lucamenca, probabilmente avrai già risolto il tuo dubbio ma vorrei risponderti lo stesso. Io se possibile provo a evitare di aggiungere note, ma la CE con cui pubblico sembra preferirle anche per parole simili all'italiano. Il mio ultimo romanzo è ambientato nell'Abruzzo degli anni Ottanta, e nelle conversazioni fra contadini spuntano frasi in dialetto o alcune espressioni tipiche. Anche se il loro significato è piuttosto intuibile (come "annasconnere la mane", oppure "quarchecose"), l'editor ha comunque richiesto le traduzioni esplicitate nelle note.
  9. Daleko

    Quelle oscurità che soffocano lo scrittore

    Ciao, grazie per avermelo chiesto. L'Editore con cui ho firmato da poco mi ha mandato, proprio questo weekend, la prima bozza corretta del manoscritto. La depressione è ancora forte, e continuo a sentire un forte senso di vuoto che mi impedisce di scrivere, ma lavorare su qualcosa mi fa stare bene e mi distrae un po'. Ammetto che mi si è stretto il cuore quando ho ripreso a leggere il manoscritto, la persona ch'è venuta a mancare a gennaio mi ha sempre sostenuto, e nonostante non si trattasse di un lettore ha letto e recensito con gioia il mio primo libro. Ho deciso di dedicargli questo romanzo, basato su una storia che aveva molto apprezzato, per rafforzare in qualche modo la sua presenza nella mia vita. Probabilmente suona patetico, ma mi permette di dormire con più tranquillità.
  10. Daleko

    Quelle oscurità che soffocano lo scrittore

    Grazie mille, davvero. Purtroppo il vuoto che mi rantola nel petto richiede tutta la mia attenzione, e l'unica cosa che è riuscita a nascere da questo dolore è una poesia in memoriam, null'altro. Sento però un vago, appena percettibile bisogno di scrivere, e anche se al momento non ne ho le forze mi è comunque di consolazione.
  11. Daleko

    Quelle oscurità che soffocano lo scrittore

    Vi ringrazio davvero tanto per la vicinanza, per il conforto e per le parole d'incoraggiamento. Mi scuso se non rispondo singolarmente a ognuno di voi, in questi giorni mi è difficile anche solo mettere in ordine i pensieri per scrivere qualche semplice commento, ma ho letto e apprezzato le risposte di ognuno di voi. Mi è davvero di aiuto sapere di avere comprensione ed empatia da parte di persone che condividono le mie stesse passioni e i miei stessi bisogni. Grazie ancora.
  12. Daleko

    Quelle oscurità che soffocano lo scrittore

    Grazie a tutti per le vostre risposte, avevo davvero bisogno di leggere qualche pensiero di questo tipo.
  13. Ciao a tutti. Quest'anno per me è iniziato con un lutto improvviso, che mi ha sconvolto e scosso più di quanto io sia disposta ad ammettere. Piango quasi ogni giorno e ho smesso di funzionare: non dormo, non mangio, se il mio ragazzo non provvedesse ai miei bisogni passerei il tempo a letto a fissare il soffitto. Ero già in cura per una depressione piuttosto forte, ma riuscivo ancora in qualche modo a mettere nero su bianco le storie che avevo da raccontare. Ora ho come l'impressione che nella mia mente sia stata murata una porta, che il posto da cui nascevano i miei racconti sia sparito senza preavviso. Ho già avuto dei "blocchi dello scrittore", in passato, con la tipica sensazione di non sapere più come dire ciò che si ha da dire. Ora invece sembra che io non abbia proprio più nulla da offrire al mondo, mi sento una pianta seccata e ormai morta da cui è inutile attendersi altri frutti. Avete mai sperimentato qualcosa di simile? È davvero possibile non essere più... scrittori?
  14. Aggiorno per dire che non ho ancora novità. Non hanno risposto all'email
  15. Daleko

    Pseudonimi diversi a seconda del genere?

    Allora vuol dire che, ironicamente, così ho più probabilità di ottenere una poco ambita fama
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