Vai al contenuto

Origin753

Scrittore
  • Numero contenuti

    18
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

15 Piacevole

Su Origin753

  • Rank
    Sognatore

Contatti & Social

Informazioni Profilo

  • Interessi
    Psicologia, Introversione

Visite recenti

434 visite nel profilo
  1. Origin753

    Tempo Di Libri, Milano [2017]

    Ci sono stata Venerdì... non mi è piaciuta. Ecco il resoconto: https://lapsicologaciarlatana.wordpress.com/2017/04/23/tempo-di-libri-o-tempo-di-arrabbiarmi/
  2. Origin753

    Baldini & Castoldi Editore

    Oggi a Tempo di libri a Rho fiera mi hanno rimbalzato: sono passata per lasciare un curriculum e la sinossi del mio romanzo (come "promemoria", visto che comunque avevo già inviato opera completa un paio di mesi fa), ma mi è stato detto che al momento non cercano, che sono ancora in fase di transizione e che per uscire ci vorrà un annetto. Non ho dettagli ma credo che il silenzio potrebbe significare blocco e/o confusione.
  3. Non me ne parlare! Su questo punto si toccano i livelli più imbarazzanti (ma ammetto di essere di parte: studio psicologia). Per me la caratterizzazione dei personaggi dovrebbe essere ritenuta importante quanto la grammatica, invece sembra essere uno degli aspetti più trascurati, sia dagli scrittori che dagli editori (altrimenti non pubblicherebbero certe cose con personaggi che spesso non suonano credibili nemmeno ai profani dell'osservazione di caratteri!). Purtroppo credo che la credibilità dei personaggi non sia tra i criteri giudicati importanti per la selezione dei manoscritti.
  4. Origin753

    Edizioni e/o

    Uh! Grazie mille per l'informazione! Poiché ho spedito la proposta proprio ai primi di febbraio, ma ancora non ho ricevuto notifica di lettura mail non credevo fosse già iniziata la selezione. Attenderemo. ...
  5. @Lemmy Caution @Niko , non ti preoccupare. Mi sembrava semplicemente che non ci fossimo capiti, tutto qua. Con lezioncina mi riferivo più che altro a @Mirtillasmile che, anche se non mi sembra avvezza a certe letture e non sembra aver compreso il mio discorso, insiste con il far riferimento a un contesto storico-culturale molto generico, frutto di informazioni scolastiche vaghe, che poco ha a che fare sia con il topic, sia con quello che intendo, sia con il contesto specifico di una certa epoca. E chi ha tirato in ballo i contadini, scusa? Ma infatti, come accennato nel primo post, non mi limito a leggere e rileggere opere, ma leggo biografie, saggi e articoli su opere e contesto storico-culturale e sociale, epistolari o stralci di lettere e diari, parti di libri che andavano "di moda" in una certa epoca ma che ai giorni nostri non si leggono più, mi fiondo a conferenze ed eventi, vado a visitare case e luoghi in cui i miei scrittori preferiti hanno vissuto... Al di là del fatto che il pubblico era di "ceto medio-alto" sai più nello specifico da che tipo di persone era composto? Sai che tipo di persone scrivevano e per quali motivazioni? O quali erano i best sellers dell'epoca? E i generi che andavano di moda? A me sembra di no. Di certo non so tutto, ma qualcosa in più del lettore medio che ha incontrato gli scrittori del passato solo tra i banchi di scuola oppure ha letto qualche classico tanto per provare, sì. Comunque se per te quanto dico è storicamente inesatto, continua a pensare pure cose tipo che erano i nobili a scrivere e che la scrittura era pura attività intellettuale e non ludica.
  6. Decisamente non ci siamo capiti! @Lemmy Caution pensa che io avevo proprio in mente scrittori tipo Kafka e/o Jane AustEn (che tra l'altro aveva una sorella - femmina - sola...) quando parlavo di scrittori "full time psicologici"! Ripeto ancora: non c'entra con il lavoro,con la professione. @Niko forse hai in mente "artisti montati" non scrittori "full time" @Mirtillasmile , guarda che i romanzi di Charlotte Brontë (e compagnia briscola) non erano solo letti in chissà che circoli letterari (ovvio era necessario saper leggere e scrivere) Ragazzi, dai, io ammetto di essere impreparata sugli scrittori contemporanei, ma voi, per favore, fate lo stesso e non tiratemi fuori la lezioncina da scuola superiore perché non basta.
  7. Sì, per passione/hobby non c'è problema. Ma qui si parla della "voce", di uno dei criteri di selezione spesso citato da editori... E se una persona prova a contattare un editore è perché è già oltre la soglia del passatempo. Beh, è un'impressione soggettiva e assolutamente non voglio giudicare nessuno. Innanzitutto io ho la mania di osservare persone sconosciute e ipotizzare caratteristiche tipo che lavoro fanno, che carattere hanno, ecc. a partire da gestualità, modo di vestire, parole utilizzate, modo di porsi, ecc... L'artista "full time psicologico" si vede che ha "qualcosa in più" anche quando è "off stage", anche quando chiacchiera del più o del meno, risponde sui forum, ti scrive una mail... si distingue, risulta interessante perché sembra avere una prospettiva personale, artistica, originale... perché mentre vive la vita di tutti i giorni sviluppa la propria arte, una propria poetica (idee, pensieri, sentimenti personali, ecc) ha una prospettiva personale, utilizza ogni piccola cosa come strumento, come ispirazione, ecc.. quando è il momento, quando si mette a scrivere (o dipingere o comporre musica e poesie, ecc.) trasferisce ciò che ha elaborato o la propria prospettiva su carta. L'artista "full time" è "sempre sul pezzo". L'artista "part time" quando è "off stage" è una persona qualunque (non in senso negativo, sia ben chiaro): dà risposte standard oppure affettate, quasi per cercare di dimostrare di essere un artista... L'artista "part time" semplicemente affronta la vita in maniera "non artistica". Indossa i panni dello scrittore solo quando deve scrivere. Immagina di parlare con una persona sconosciuta. Quando un "artista full time" dice all'improvviso: "Sai, scrivo/dipingo, ecc." spesso ti viene da dire o pensare "Un po' me lo aspettavo"; quando l'"artista part time" dice all'improvviso: "sai, scrivo/dipingo, ecc." pensi o dici: "Ah, sì? " Non so se sono riuscita a spiegarmi. A dedicarsi alla nobile arte della scrittura erano solo nobili? Scrittura pura attività intellettuale e non ludica? e poi Charlotte Brontë letta solo da una casta acculturata..? Abbiamo informazioni e idee molto diverse su questi argomenti. Ribadisco che per "full time" e "part time" intendo in senso psicologico e non materiale. Ma infatti! Si vede lontano un miglio che la stragrande maggioranza dei libri pubblicati dalla CE (almeno dalle più grosse) è fatta per essere venduta e non per scopi artistici, che le "voci" contemporanee che riescono a "farsi sentire", a convincere gli editori gridano "voglio diventare un Best Seller", "voglio essere pubblicato! Cosa devo fare per farmi pubblicare?", "adesso, lettore, ti strappo qualche lacrima così mi lasci una bella recensione", "adesso ti metto il colpo di scena così non ti annoi", "adesso ti piazzo una scena di sesso così vendo" ecc. ... È proprio questo che mi manda in bestia e mi ha fatto allontanare dai contemporanei! Ormai è business e non è arte, non è bisogno di comunicare, non è bisogno di esprimere le proprie idee, ecc. Hai ragione a dire che mi sottraggo a letture validissime (anche se, ad esempio, su Murakami Haruki ho già da ridire), c'è di sicuro qualche perla nascosta, e mi dispiace, mi dispiace un sacco perdere l'opportunità, ma è sommersa da un mare di letame! Non mi sono avvicinata ai classici del passato e allontanata dai contemporanei (e dalla narrativa in generale) perché mi sono alzata storta alla mattina, ma perché ho pescato un sacco di porcherie tra i contemporanei... C'è roba che non mi piace o che detesto anche tra i classici del passato, ma almeno non c'è quella stomachevole falsità che trovo quando giro per le librerie tra i best sellers!
  8. Origin753

    Edizioni e/o

    Anch'io ho una domanda... Vorrei chiedere se per cortesia potete segnalarci l'inizio (o la fine, se invece avete già iniziato) oppure le fasi del vaglio delle proposte ricevute a febbraio 2017. Sappiamo che ricevere una risposta personalizzata è impossibile, ma un avviso generico, un segnale, richiede a voi solo poco tempo... però a noi risparmia la tortura dell'incertezza, la maturazione di molti sentimenti negativi e dona la possibilità di accettare a cuor leggero eventuali proposte di altri editori. Almeno so/sappiamo quando metterci l'anima in pace. Grazie! P.s. Come suggerito da Niko, ho aperto, in “varie ed eventuali”, un topic ispirato a una questione emersa in questa discussione: “La "voce" degli scrittori: quello che tutti cercano e nessuno sembra più avere”.
  9. Origin753

    La Mappa dell'editoria italiana al 2018

    Il secondo link non funziona più.
  10. Uhm... io credo che ci siano due tipi di scrittori: gli scrittori di talento con voce innata (pochissimi!) e gli scrittori con voce "costruita" (non in senso negativo). Non credo sia solo qualcosa di spontaneo, penso anzi che necessiti di un gran lavoro. Per "part time" e "full time" intendevo solo in senso psicologico. Un artista, per me, può essere artista "full time" anche quando fa lo spazzino o l'impiegato di banca o la cassiera o il meccanico...: è l'approccio mentale, la prospettiva di vita, che fa la differenza. Concordo! Anziché ricalcare temi e stili altrui, secondo me lo scrittore dovrebbe comportarsi come una sorta di pittore che ha a disposizione una tavolozza di colori: vecchi colori devono essere mescolati per creare qualcosa di nuovo.
  11. Ciao a tutti! Vorrei riprendere un argomento iniziato nel topic di Edizioni e/o. Eva f ci ha portato un report dei manoscritti ricevuti nella sessione di giugno 2016 Riporto uno stralcio: "Manca una voce" è qualcosa che si sente dire spesso dagli operatori editoriali che selezionano i romanzi, ma che nessuno ci spiega. È qualcosa che sentiamo tutti, ma che tutti abbiamo difficoltà a spiegare. Cerchiamo in questo topic di definire a parole questa impressione, di dare forma al termine "voce". Che cosa si intende, secondo voi, per "voce"? Cosa intendono, secondo voi, gli editori? Come possiamo fare noi autori per creare questa "voce"? Ecco il mio pensiero. Anch'io da lettrice lamento negli scrittori contemporanei la mancanza di "voce" (in realtà sono infastidita soprattutto dall'estrema povertà di contenuti, ma qui servirebbe un topic a parte). Sono in generale molto molto critica con i libri (ne inizio tanti e poi li abbandono, a volte solo per mancanza di tempo, a volte perché il libro mi "tortura", per un motivo o per un altro, e quindi sono costretta ad abbandonare la lettura), ma francamente detesto la narrativa contemporanea, specie quella italiana. Leggo quasi solo autori del passato, del 1800 o dei primi del '900; non solo narrativa, ma anche epistolari o stralci di epistolari ed eventualmente anche saggi scritti da questi autori o opere giovanili. Confrontando scritti di diverso genere credo emerga ancora meglio la questione della voce. Se prendo ad esempio una lettera della scrittirice Charlotte Brontë ritrovo lo stesso stile, lo stesso utilizzo delle parole, degli aggettivi, della sintassi, ecc... che trovo nei suoi libri. Charlotte Brontë scriveva in maniera "drammatica/intensa" perché era una persona che aveva un modo di sentire "drammatico/intenso" e per questo il suo stile è riconoscibile sia quando la si incontra nelle vesti di scrittrice, come voce narrante dei suoi romanzi, sia quando leggiamo scritti informali e personali come le lettere. Ho notato che molti autori, specie contemporanei e sia scrittori affermati che aspiranti, non hanno uniformità di voce: c'è differenza tra gli scritti "informali" (es. quando scrivono una mail, quando scivono sui forum, sui social network, ecc..) e gli scritti "ufficiali" (romanzi, racconti), differenza tra quando sono on stage o off stage. Certamente non sempre autore e voce narrante coincidono, e ci sono autori camaleontici che si cimentano con più stili, più voci, ma credo sia consigliabile per un aspirante scrittore concentrarsi su una sola voce, svilupparla al meglio e far coincidere autore e voce narrante per evitare scivoloni rischiosi. Ad esempio ci sono autori che utilizzano uno stile molto drammatico, ma poiché allo stile non corrisponde un modo di sentire intenso, non riescono a mantenere lo stile per tutto lo scritto e scivolano in uno stile ampolloso e artificioso o hanno svariate cadute di stile. Il selezionatore o il lettore bocciano i manoscritti per immaturità stilistica. Inoltre penso che far coincidere la voce narrante con l'autore possa aumentare la "forza della voce" grazie al contatto diretto con l'identità (ammesso che l'autore abbia una forte identità propria!). In ultimo la cosa più importante: la maggioranza degli scrittori contemporanei purtroppo sono "artisti part-time" nel senso che sono artisti, o si atteggiano tali, solo nel momento in cui si siedono a scrivere. È come se prendessero un vestito, lo indossassero per il tempo necessario di scrivere e poi tornassero a "vivere la loro vita". Scrivono per hobby, perché "scrivere è bello" non per urgenza di dire qualcosa. La maggioranza degli autori del passato che sono passati alla storia (sicuramente anche nel passato esistevano gli "scrittori part-time" ma il tempo ha fatto la "scrematura") della letteratura erano scrittori nel vero senso del termine, artisti che vivevano la propria arte "a tempo pieno", artisti sia "on stage" che "off stage", intellettuali e artisti che nel contesto informale, privato, coltivavano il proprio "mondo interiore", elaboravano un proprio pensiero personale e originale, che avvertivano l'urgenza di esprimere il proprio pensiero, le proprie idee e convizioni, i propri valori e riversavano il loro bagaglio al momento giusto, sulla carta. Solo negli artisti "full time" si sente la vera voce, la necessità di comunicare. E voi, cosa ne pensate? Che suggerimenti possiamo darci per migliorare e sviluppare questa benedetta "voce"?
  12. Origin753

    Jo March

    Sono una piccolissima casa editrice, giovanissima... infatti hanno un catalogo con pochissimi titoli. Si tratta di una CE che pubblica per il 98% appunto classici minori di letteratura inglese o americana, del 1800 o inizi 1900, libri dimenticati o sconosciuti. Non escludono a priori autori italiani, infatti di recente hanno pubblicato un saggio sulla scrittrice Elizabeth Gaskell di un'autrice italiana... Credo però sia inutile proporre loro dei libri fuori dalla loro area di interesse e competenza. Si tratta di una casa editrice seguita e sostenuta da appassionati di un certo genere di libri.
  13. Origin753

    Jo March

    Vorrei spendere qualche parola in favore della Jo March. Non ho esperienza diretta per quanto riguarda i servizi di agenzia letteraria, ma amo molto le loro pubblicazioni. Sono persone serie e professionali. Ho per questa casa editrice la massima stima e rispetto. Se i servizi di agenzia letteraria sono di qualità come le pubblicazioni, siete in buone mani!
  14. Origin753

    Edizioni e/o

    Hanno già risposto alla domanda... l'incompatibilità con le linee editoriali! Provo a esplicitare un passaggio che forse è sfuggito: Le più grandi CE, oppure quelle un po' più piccole che sono state inglobate in grandi gruppi, ormai sono "generaliste": pubblicano di tutto (quindi quando arriva la mail standard "siamo spiacenti ma il manoscritto non è adatto alle nostre linee editoriali" direi che possiamo ritenerlo un modo gentile per dire che lo considerano una ciofeca). Le piccole, al contrario, di solito hanno un'identità molto forte. Dall'identità, dalla propria "missione" traggono la forza di sopravvivere, in tutti i sensi, sul mercato. Qui si sta parlando di una CE "non generalista", indipendente, che si è auto-definita "medio-piccola" , ma che io definirei a tutti gli effetti "una media che conserva ancora l'impostazione e la mentalità da piccola casa editrice" e cioè una CE che cerca di espandersi sul mercato, ma allo stesso tempo non rinuncia ed è anzi fortemente radicata alla propria identità, al proprio gusto e alla propria "missione" originaria (spiegata nella loro home page del sito). Quindi anche quando un manoscritto è bello, non viene pubblicato se viene ritenuto incompatibile con la "missione". Questo forse può apparire un'assurdità o un sintomo di mentalità chiusa o una discriminazine ingiusta e insensata, ma non è così. Prova a pensarla al rovescio: cosa faresti tu se avessi una casa editrice? Io ci ho pensato spesso (ho pensato anche di aprirne una! ): pubblicherei libri che mi piacciono, libri che non vedo sugli scaffali, ma soprattutto libri compatibili con la mia "missione di vita". Ad esempio: io sono, per esperienze personali, fissata con l'introversione. Da lettrice scelgo i libri, sia di narrativa che di saggistica, che trattano quel tema, che esprimono le prospettive introverse; da autrice scrivo per promuovere la diffusione di alcuni importanti concetti. La mia "missione" è il motore di tutto, ciò che mi ha spinto e che mi spinge ad andare avanti anche quando mi sento scoraggiata, ciò che dà un senso ai miei scritti... (e che mi fa storcere la bocca quando mi arrendo a inviare il mio manoscritto a CE che non stimo ). Se fossi un editore e incontrassi un'altra persona con la mia stessa prospettiva darei il massimo perché credo in quello che promuovo; se dovessi promuovere un libro buono ma non di mio gusto o contro la mia missione non avrei la stessa spinta. Io non sono d'accordo. Gli scrittori devono sviluppare una propria identità e non orientarsi in base al mercato (specie perché questo verte in condizioni distrastrose!). Infatti molti editori (edizioni e/o compresa) lamentano la mancanza di "una voce" e credo intendano quella che io chiamo "un'identità". La costruzione di questa identità può comprendere narrativa o letteratura straniera: la fusione di culture, temi di altre letterature, modi di trattare temi, stili, modi di sentire, ecc... possono fondersi con la prospettiva italiana e dar luogo a connubi interessanti. Penso ad esempio alle descrizioni della natura nei romanzi giapponesi... sensibilità, bellezza, delicatezza sono elementi assenti nei romanzi contemporanei occidentali. Non sarebbe male vedere qualche autore italiano ispirarsi alla sensibilità orientale. Il problema è che gli autori contemporanei sembrano scrivere senza aver nulla da dire... il confronto con gli scrittori del passato (io leggo quasi solo autori stranieri e morti e sepolti da svariati anni) è impietoso.
  15. Origin753

    Ciao a tutti!

    Grazie a tutti!
×