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Befana Profana

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  1. Befana Profana

    [H2019] Risvegli

    commento È il freddo a svegliarla. Un freddo affilato che s’insinua attraverso la pelle fino a grattarle le ossa e farla tremare. Strofina le braccia con le mani, cercando di scaldarle, inutilmente. Si guarda intorno, ma non può distinguere nulla, vede soltanto buio; le occorrono alcuni attimi per abituarsi alla penombra e scoprire una strada che non conosce. Dei tre lampioni che riesce a vedere due sono spenti, il terzo, il più lontano, alita una luce giallastra e fioca. Cerca l’orologio, ma ha il polso nudo, e non solo quello, ha addosso soltanto la camicia da notte con cui si è coricata. Ha i piedi gelati, o forse peggio, perché le fanno davvero male. Si china ad osservarli nella luce asfittica: sono bagnati, sporchi, le piante arrossate e gonfie presentano diverse lacerazioni, alcune sembrano profonde. Come se avessero camminato a lungo, come se… è evidente che ha camminato a lungo scalza, l’ultima cosa che ricorda è di essersi stesa nel letto, verso mezzanotte, nel suo appartamento pulito e riscaldato. E ora ? Dove cazzo si trova ora ? Come può esserci arrivata se non camminando? Avrei potuto almeno infilare le pantofole, riflette pur sapendo che è un pensiero idiota. Credeva che il sonnambulismo fosse un problema ormai dimenticato, non aveva fatto più crisi da… da quando ? Dai diciotto anni almeno. Quand’era bambina, rappresentava un vero dramma per tutta la famiglia: i suoi genitori non sapevano più cosa fare, chiudere la camera a chiave non bastava, più di una volta si era calata dalla finestra, sempre senza svegliarsi. Ma crescendo le cose sono migliorate, pensava essersene liberata per sempre. Almeno fino al mese scorso, quando ha ricominciato a fare sogni bizzarri e svegliarsi talvolta fuori dal letto, con segni o indizi inesplicati addosso. Una mattina, un vicino che partiva al lavoro l’ha trovata addormentata in cortile. Ma questa volta… dove diavolo è finita? Non importa. Le importa solo trovare il modo di rientrare, prima di prendersi un malanno; fa freddo e l’aria è gonfia di umidità. Di più, la strada è costellata di pozzanghere. La cosa la sorprende perché non pioveva quando si è coricata, non si vedevano nuvole da giorni. Scuote le spalle con un brivido: non è certo la cosa più strana della situazione. A guardare bene le pozze, non è nemmeno sicura che sia acqua, o almeno non solo. Emanano un odore forte, pungente. Tanto da farle pizzicare la gola e gli occhi. Un odore che le sembra stia già impregnando la camicia da notte e anche la pelle. Puzza di morte, è la sola immagine che le venga in mente. Come nella baita di nonna, il giorno in cui riaprendola per l’estate avevano trovato i resti putrescenti di un tasso entrato e rimasto prigioniero chissà come e chissà quando. L’odore aveva infestato i luoghi per settimane. Non riuscivano nemmeno a mangiare senza essere presi dalla nausea. Solo a ripensarci, sente di nuovo lo stomaco risalirle in gola. O forse è a causa dell’odore che sta respirando. Deve andarsene. Si puntella con le mani per rialzarsi. Anche il suolo su cui è seduta è umido, realizza ora che lo tocca con le dita. Si alza e si massaggia il corpo, nel tentativo ridicolo di strapparsi di dosso l’umidità e l’odore. Ha le mani sporche, di terra, ma non solo. Alza la destra in direzione dell’unico lampione per osservarla meglio. Quello sotto le unghie sembra sangue rappreso. Ne ha anche l’odore, dolciastro e stomachevole. Sfrega le mani tra loro, le strofina sulla camicia da notte rosa, tracciando strane linee brunastre. Esamina le braccia, le gambe, il torso: nessuna ferita, a parte quelle sotto i piedi. Con un gesto consueto, un tic confortante venuto dall’infanzia, si passa le dita tra i capelli per spostarli dietro le orecchie. Sono bagnati, non ci aveva fatto caso prima. Ritira la mano lucida del fluido viscoso che le impregna i capelli. Lo stesso sangue che aveva sotto le unghie e che ristagna nelle pozzanghere ai suoi piedi. Il sangue di chi? Sa che dovrebbe conoscere la risposta, ma non la trova. Un urlo le invade la gola, incapace di uscirne. Deve andarsene, vuole rientrare a casa, chiudersi dentro a chiave, lavarsi sotto un getto d’acqua bollente e buttarsi nel letto. Vorrebbe chiudere gli occhi e scoprire che è un sogno, ma per quanto serri e riapra le palpebre, non succede nulla, è sempre lì, in quella strada buia e nauseabonda. Deve scuotersi, prima che il freddo e la paura abbiano la meglio. Rifiuta di lasciarsi andare alla disperazione, deve camminare fino a incontrare qualcuno, o almeno un luogo noto per orientarsi, ritrovare la direzione di casa. Anche soltanto un segno di vita. Non ci sono case lungo la via in cui si trova: da un lato il lungo muro di quella che sembra una fabbrica abbandonata, dall’altro una sorta di campo incolto, erbe alte, sporcizia, tutto fuorché invitante, tanto più in quella penombra inquietante e fetida. Può andare solo dritto davanti a sé o nella direzione opposta. Non sa come decidere, la visibilità si limita a pochi metri in un senso come nell'altro. S’incammina in direzione del lampadario acceso, tenendosi il più lontano possibile dal campo. Il muro alla sua destra le offre una parvenza di protezione nella solida vicinanza del cemento. Deve solo sforzarsi di ignorare le finestre dai vetri rotti che la fissano a meno di un metro dalla sua testa. Cammina veloce, anche se i piedi le fanno male e si chiede per quanto ancora la porteranno. Sta quasi per crollare, quando intravede un incrocio, una via d’uscita da quella strada interminabile; accelera il passo. Più avanza e più le pozze sul terreno aumentano, è ormai impossibile non camminarci dentro. Più numerose e più profonde: il liquido le lambisce le caviglie. Avanza sforzandosi di non pensare alla sostanza viscosa in cui i suoi piedi si muovono con un orrendo rumore di risucchio. A ogni passo la melma si ispessisce intralciandole sempre più i movimenti. D’un tratto si trova incapace d’alzare il piede sinistro e perde l’equilibrio, cadendo in avanti. Tende le mani per non finire lunga distesa, le ginocchia urtano con violenza il suolo, ma evita il peggio. Ha le mani e le gambe immerse in una vasta pozza, ancora più profonda di quanto le fosse sembrata camminando. Spinge sulle ginocchia e tira con forza indietro le braccia, per liberare le mani. La fanghiglia resiste. Strattona con tutte le sue forze, le spalle le fanno male quando infine riesce a estrarre le mani da quella colla scura. Vorrebbe rimettersi in piedi, ma non ne ha più la forza e si accorge con terrore che il livello della pozza sta salendo. O forse è lei che scende, sprofonda, come se non ci fosse più l’asfalto solido sotto la pozza, o se quell’asfalto si fosse dissolto. Incapace di resistere, si sente risucchiata in quel fango, sempre più denso, profondo, abissale, che vuole aspirarla a sé. Nello stesso istante, il lampione si spegne senza un suono, lasciandola nel buio. Vorrebbe urlare, chiamare aiuto, anche se non ha incontrato nemmeno un ratto da quando ha aperto gli occhi in quella strada. Vorrebbe urlare ma il fango le arriva ormai all’altezza della gola, le entra nel naso e nella bocca, con il suo sapore dolciastro, ferroso e insopportabile, le ricopre gli occhi. Non vede più nulla, non sente più nulla. È il freddo a svegliarla. Un freddo affilato che s’insinua attraverso la pelle fino a grattarle le ossa e farla tremare. Strofina le braccia con le mani, cercando di scaldarle, inutilmente. Si guarda intorno, ma non può distinguere nulla, vede soltanto buio; le occorrono alcuni attimi per abituarsi alla penombra.
  2. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Favolossa: aggettivo femminile, dicasi di persona dall'ossatura particolarmente bella KGUCJROXEZPBDQALIHVTMW F NSY
  3. Befana Profana

    [H2019] Risvegli

    @simone volponi, la tirata sul sonnambulismo mi era sembrata una buona idea, ma avete ragione voi, non ci sta. È inutile, anche la volta in cui ho deciso di provare a scrivere di un sogno, un racconto indefinito senza premesse, conclusioni, appigli reali, ho comunque dovuto cercare di renderlo "credibile" con la biografia dell'ex sonnambula. Le abitudini sono una malattia cronica Grazie del commento @AdStr, quello del senso (messaggio?) del commento non sei il primo a farmelo notare, ma non ho una risposta perché non mi ero proprio posta il problema. Ero partita con l'idea del contest di Halloween e provare a fare un racconto "di paura" dei più classici, di quelli che ci si racconta da ragazzini intorno a un falò o in una serata a tema, per vedere se si può fare sobbalzare il vicino. La paura irrazionale dell'incubo in cui sei quasi sicuro che sia solo un sogno, però il dubbio ce l'hai e soprattutto non riesci a uscirne, mi era sembrata una bella idea; è chiaro che metterla nero su bianco, quella paura, non era facile e mi sono parecchio incartata. Sull'ultimo punto del tuo commento, posso essere d'accordo con te, anche se il tutto era voluto: da un lato, volevo proprio giocare con il genere horror, in cui gli aggettivi abbondano (sai quanto io tenda a essere parca in fatto di aggettivi, qui ho buttato piogge di doppi qualificativi per un solo sostantivo ); dall'altro, come dici tu, cercavo di rendere il tutto visto dagli occhi di lei. Il susseguirsi di immagini, sensazioni, dettagli, azioni volevano immedesimare il lettore con la protagonista perché vivesse o almeno vedesse il tutto attraverso gli occhi di lei. Ho deciso per partito preso di non usare né prima né seconda persona narrante e cercare comunque di far empatizzare il lettore con lei nonostante il narratore esterno/interno. Queste le intenzioni, i risultati... ehm, molto meno nobili Grazie, Adria', i tuoi commenti sono sempre ottimi me ne sono resa conto, @caipiroska, è stata molto sofferta la redazione di questo racconto. Anche la decisione di postarlo nonostante non mi soddisfacesse lo è stata Sugli aggettivi hai ragione, quelli, come il susseguirsi di gesti e sensazioni, volevano essere un modo di rendere con immediatezza la percezione del tutto da parte della protagonista. Sarà anche che non ho l'abitudine di scrivere così, o sarà che non era il metodo giusto, il racconto non assomiglia del tutto a quello che avevo in testa, ma insomma, ci ho provato. Grazie, carissima
  4. Befana Profana

    [H2019] Risvegli

    @H3c70r, esimio, lei non riuscirebbe a essere cattivo neanche volendo! Grazie del commento @Marco86 il tuo commento mi ha fatto molto piacere: ho la sensazione che tu abbia letto il racconto come vorrei averlo scritto, temo che nella realtà sia riuscito meno bene di come dici tu, ma hai colto esattamente il senso e l'atmosfera che avevo in testa scrivendo. Grazie mille, davvero. @Vincenzo Iennaco, grazie della fiducia, ma il correttore non c'entra: sono tutti gli stupidi "faux amis" che popolano il mio cervello senescente che ormai storpia e confonde costantemente due lingue ad aver commesso l'inghippo. Ed è un po' colpa anche dei francesi: che idea di chiamare i lampioni "lampadaires", dico io! Felice che tu abbia apprezzato la lettura. Grazie del commento @Mariner P, @Lauram, grazie a entrambi
  5. Befana Profana

    [H2019] Interitus

    Decisamente il tuo è il racconto la cui lettura mi ha più disturbata, in questo contest. È un complimento, eh? Non ho vere osservazioni, ma forse asciugherei qualche passaggio. Ti segnalo solo due frasi nella parte finale che rileggendo ho "accorciato" nella testa perché secondo me più secche avrebbero un miglior effetto. Sono solo speculazioni mie, eh, senza pretese, puoi ignorarle senza problemi. L'ultima cosa che vedono è (il volto di ) un uomo che la tradisce (o il tradimento del suo uomo). cambierei anche il soggetto da iridi a lei, per avere la corrispondenza tra il soggetto che vede e l'oggetto del tradimento E resto qui in balia della vita cui non ho saputo rinunciare.
  6. Befana Profana

    [H2019] 02:06

    Il racconto è ben scritto e molto piacevole, se devo trovare un difetto che smorza un po' l'efficacia è nell'eccesso di aggettivi e descrizioni. Spieghi un po' troppo i sentimenti d'angoscia del protagonista, forse è dovuto alla scelta della seconda persona, non lo so, però calchi spesso la mano per farci capire quanto abbia paura (ti faccio un esempio banale, gli urli "di terrore", che non necessitano della specificazione, è abbastanza chiaro perché urli), credo che la tensione sarebbe stata ancora maggiore se avessi suggerito un po' di più l'angoscia invece di descriverla in ogni sfumatura. È solo un'opinione, la mia, il racconto è comunque davvero ben fatto. Ciao
  7. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Quisquaglia: uccellino di piccole dimensioni e scarso interesse ornitologico e gastronomico KGUCJROXEZPBD Q ALIHVTMWFNSY
  8. Befana Profana

    [H2019] Navigando nel Pacifico

    Mi era già piaciuta la prima volta questa fiaba gotico-marinara, confermo il piacere della seconda lettura. Come @H3c70r, anch'io avrei visto bene nel momento in cui gli amici notano la perla un "che hai fatto? puzzi come la morte (o un tonno putrefatto, quel che vuoi tu)", per quanto su una barca non si profumi di rosa, scopare con un cadavere ambulante vecchio di secoli deve ben lasciare un olezzo che si nota, no? Temo (o spero) che non avremo mai una conferma empirica a questa domanda, restiamo alle ipotesi Scherzi a parte, nessun brivido di paura ma una deliziosa lettura, @Mariner P, grazie
  9. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Quiedam: un qualsiasi formaggio olandese, perlopiù di mediocre qualità KGUCJROXEZPBD Q ALIHVTMWFNSY
  10. Befana Profana

    [H2019] Flagello e repulsa

    Credo di indovinare da dove hai tratto l'ispirazione: sto combattendo con le cimici, per fortuna non giga, da non so più quanti mesi ormai e non se ne vanno! Bleah! Il racconto mi è piaciuto, anche nel linguaggio aulico (forse ogni tanto esageri, il gatto che parla delle donne con cui ha avuto rapporti di appagamento dei suoi appetiti è un po' eccessivo. Sarà uno dei gatti di Baudelaire o Hemingway, chissà ). Quello che posso dire è che secondo me sarebbe un horror se si chiudesse alla prima parte, la repulsa, dopo diventa una sorta di racconto tragico sul dopo apocalisse, non so, ma in ogni caso non vedo più nessuna attinenza con il filone gotico, horror, paura. È solo la mia opinione, eh, fanne quel che vuoi, anche nulla Ciao, @Poeta Zaza
  11. Befana Profana

    [H2019] Trentasei ore da topicida

    Cosa vuoi dire, quando arrivi per ultima con i commenti? (sono indietro come la coda del porco, si dice dalle mie parti). Mi sa che ripeto cose già dette: il racconto è carino e coinvolgente, ma che le vittime del vecchio siano in realtà un'entità soprannaturale non si capisce. Se è un porblema di spazio, forse potresti snellire dei passaggi: a esempio ti prendo l'inizio "Soddisfatto, il vecchio posa le chiavi sulla mensola. Si sbottona il soprabito con lo sguardo fisso sul pavimento: un topolino è in preda a convulsioni. Il sorriso del vecchio è così smagliante che sembra bucargli le guance. Si siede per osservare comodo. Ti ho preso! Muori! ll topolino apre e chiude la bocca come un pesce appena pescato, gli occhi sgranati puntano il vecchio, supplicano pietà. Tra gli spasmi, vomita liquido giallastro; il corpo ha dei tremori, il collo rigido, la bocca spalancata nel disperato bisogno di ossigeno." Ecco, è solo un esempio, ma secondo me se snellisci un po' la prosa, semplificando qualche descrizione qui e là, trovi lo spazio per inserire, sul finale o dove vuoi, la natura soprannaturale della "punizione": fai apparire le vittime riunite, o inserisci uno spirito o che so io che decide di punire il vecchio e lo fa attraverso topo, gatta e ragazza. Non so , vedi tu, ma secondo me è proprio solo la cosa che manca: far comprendere da cosa derivi l'avvelenamento del vecchio. Ciao
  12. Befana Profana

    [H2019] Incubo a occhi aperti

    non è un horror, di questo sono sicura. È un racconto molto triste, che parla, anche, della facilità con cui si può diventare protagonista/autore di una tragedia. Rileggendo, mi sono venuti solo due appunti: la struttura lunga, complessa e un po' ritorta dei periodi nella parte iniziale la trovo poco adatta. Soprattutto che l'incipit sembra dire che lui racconta (forse non davvero, ma è come se spiegasse a qualcuno) cosa è successo, non che ci ripensa da solo. Mi sembra improbabile costruire periodi così complessi quando si racconta un aneddoto vissuto a qualcuno. Ma magari sbaglio io, e tu non la pensi così. L'altro appunto è davvero un dettaglio io quei puntini li cambierei con un punto fermo. Quelle delle frasi precedenti sono giustificati, ma qui il concetto è importante e definitivo: dopo la disgrazia, ripensa a quello che lo angustiava allora come sciocchezze. E prova un po' invidia e un po' pietà per il suo io di prima. Ciao, fantasmino bau
  13. Befana Profana

    [H2019] Turno di notte

    Ho riletto il tuo racconto, letto giorni fa, perché sono davvero tanti e un po' mi perdo. Grandguignolesco, grottesco, horror beffardo, humour macabro, chiamiamolo come vogliamo, a me che son cresciuta con Nightmare e i venerdì di Zio Tibia, potrebbe non piacermi? Che poi, ridendo e scherzando, il protagonista finisce sforbiciato, più horror di così, cispola! Molto molto carino (se si può dire carino a una storia di cadaveri, obitori, necrofilia e autopsie da vivi! )
  14. Befana Profana

    [H2019] Risvegli

    @Poeta Zaza, grazie @Miss Ribston, hai perfettamente ragione quando dici che non c'è ciccia. Il problema è che era una cosa voluta, mi era venuta la voglia di fare un racconto fatto solo di paura, che provasse a trasmettere le sensazioni e le atmosfere di un incubo. Non c'è una ragione, o forse sì ma non mi importava cercarla, per cui lei sogni questa cosa, o magari non è un semplice incubo, ma l"incubo finale", una sorta di inferno fatto di incubi infiniti. L'idea era questa, ma mi sono resa conto scrivendo che renderla nei fatti era difficile, in ogni caos io non ne ero capace. La cosa del sonnambulismo doveva essere un modo per rendere credibile la situazione tanto per lei che per il lettore, perché non si capisse subito troppo facilmente che si trattava di un sogno, ma mi rendo conto che non ha avuto l'effetto sperato, anzi ha appesantito il tutto. Dato che sono una maniaca del tutto credibile, studiato, spiegato, che si regge, senza incoerenze, cose non dette o inesplicabili, mi stuzzicava l'idea di provare a scrivere qualcosa fatto tutto di non detto, immaginatelo voi, abbiamo solo una protagonista non ben identificata in un incubo da cui cade in un nuovo incubo, forse identico, forse no. Il risultato è decisamente traballante, ma mi sono tolta una voglia Sullo spoiler hai ragione. Ho pensato pubblicando al fatto che mi sia stato detto più di una volta in un MI "peccato che si sapesse la traccia, toglieva un po' la sorpresa" e ho voluto posticiparla, poi strafare con lo spoiler. ma si sa che strafare non è mai bene Grazie mille di commento e suggerimenti. era una delle idee che avevo considerato, ma se già così ho avuto grossa crisi per costruire il racconto, fare una serie più lunga di incubi che si mordono la coda, in 8000 caratteri, mi sembrava davvero troppo arduo. Rischiavo di fare una serie di scenette brevi e ripetitive, o allora incubi diversi tra loro, ma poi non sapevo come rendere il circolo vizioso. Mi sembrava la strada migliore, il racconto a cerchio. Ho cercato almeno di rendere l'inquietudine che si vive "dentro" un brutto sogno. Non ci sono riuscita come vorrei, ma riproveremo, forse. Il prossimo Halloween Grazie, @M.T., felice che almeno l'atmosfera un po' renda Questo, come le liste di gesti di lei che giustamente additava @Pulsar, nelle mie intenzioni dovevano far immedesimare il lettore con la protagonista: quando sei in un sogno (soprattutto inquietante) scopri le cose una dopo l'altra, ti sembrano vere, eppure, rifletti "ora faccio quello", prendi coscienza di una cosa, e di una snesazione dopo l'altra... insomma, l'avevo immaginata così. Per gli stessi motivi ho inserito il "vorrei svegliarmi". Capita nei sogni di dire basta, ora mi sveglio e credere di svegliarsi e invece essere ancora nel sogno, eccetera. Insomma, sono tutte cose che ho fatto volutamente, ma mi sono resa conto che non davano affatto l'effetto (scusa l'allitterazione) sperato, e comprendo le tue (e non solo le tue) perplessità e critiche. Forse avrei dovuto concentrarmi più sull'ambiente come dici tu, ma ero partita con l'idea di rendere il tutto il più vago possibile, un incubo generico con paure che possiamo condividere tutti. ci ripenserò e forse ci riproverò. Grazie del commento, @Rhomer
  15. Befana Profana

    [H2019] Risvegli

    @Pulsar non so bene come rispondere al tuo commento, perché il "finale furbetto" era il fulcro della mia idea. Volevo descrivere un incubo che si ripete senza che la protagonista ne possa uscire. All'inizio avevo anche pensato di fare più risvegli, magari in luoghi diversi o nello stesso luogo ma con angoscia crescente, ma avevo paura che diventasse troppo pesante e tedioso. Però non ho mai pensato a un altro finale, per me il succo era che nel momento in cui si sente morire, in realtà riparte per un altro giro di incubo spaesante. Lasciando al lettore decidere se sia un semplice incubo da cui prima o poi si sveglierà o una sorta di inferno fatto di incubi che si ripetono all'infinito. Non so se fosse un'idea valida, e sono anche convinta di non essere riuscita a renderla appieno, ma era proprio quella la mia idea: un incubo, vago, fatto di terrore e di domande senza risposte, che il lettore può interpretare a sua guisa. insomma, tutto quello che non ti è piaciuto del racconto È la ragione principale per cui ho postato anche se non ero convinta del racconto, avere opinioni, reazioni, consigli, anche dei "lascia perdere e scrivi altro" grazie di lettura e commento
  16. Befana Profana

    [H2019] Risvegli

    @Il fantasma di Cjan dici che non ci andava? Cercavo di rendere realistica e credibile la situazione e un passato da sonnambula mi sembrava utile. Non volevo che i dubbi "è tutto un sogno" arrivassero troppo presto. Non lo so, passare dall'idea che avevo in testa alla scrittura è stato molto complicato, non sono convinta del risultato, ma se almeno son riuscita a metterti l'ansia son contenta Ciao e grazie, fantasmino in realtà era quello che volevo, caratterizzarla il meno possibile per rendere più facile l'immedesimazione del lettore con la protagonista (almeno nelle mie pie intenzioni, nella realizzazione ehm...) diciotto anni significava semplicemente dall'età adulta. Il sonnambulismo è più diffuso nei bambini, per molti scompare crescendo, qui mi serviva per rendere "credibile" il risveglio in strada. non capisco il problema: è una vecchia fabbrica, con i finestroni quadrati, rotti perché ormai abbandonata, in alto. Cos'è che non ti torna? Il suono del lampadario, come altre cose che hai notato, erano un tentativo di rendere l'idea dell'incubo: ti succedono cose strane e orribili, noti i dettagli uno dopo l'altro, la luce si è spenta, ma non ha fatto nemmeno un suono, ti aggrappi ai dettagli per cercare di capire se è vero. come sopra, questo era nelle mie velleità, ma la realizzazione mi ha messo in grossa difficoltà Sulla scena di film non so cosa risponderti, la mia idea era fare un racconto di paura classico, con un protagonista incastrato in un incubo da cui non riesce a uscire e il lettore che ne vive (si spera) l'ansia e l'angoscia. E proprio perché è un incubo, non ci sono dettagli specifici ma riconducibili a tanti luoghi e situazioni. E il terrore è di non svegliarsene mai ma restare chiusi all'infinito in un incubo che si mangia la coda. Come detto sopra, so di non esser riuscita bene nel mio intento. Il fatto di dover spiegare qui le mie intenzioni, conferma il fatto che non ho lavorato bene. pazienza, ci ho provato. Grazie, @Adelaide J. Pellitteri del commento e di avermi segnalato quel cavolo di "lampadario"
  17. Befana Profana

    [H2019] Humus

    non sono un'esperta, ma credo che sia più un racconto distopico o sf-catastrofico che un horror. Dell'horror non ha nessuna caratteristica, tranne forse il finale-trappola per Ada. Detto questo, un bellissimo racconto, letto tutto d'un fiato e con la bocca leggermente aperta. Piaciuto molto molto.
  18. Befana Profana

    [H2019] Laura

    Ciao @Miss Ribston, un'idea agghiacciante e un racconto ben disturbante, per una lettura più che gradevole. All'inizio, leggendo, mi risultava strano che lei, convinta di essere stata seviziata dal cugino, continuasse a tenerselo in casa, pur cercando di tenere le distanze e non scappasse. Ma se è strano per qualcuno di equilibrato, la cosa è probabilmente comprensibile per uno spirito disturbato e annebbiato come quello di Laura. Difetti non ne ho trovati, è un buon lavoro, forse ho apprezzato meno il finale che fa parecchio spiegone, ma non so come avresti potuto evitarlo. Forse con u n ritrovamento delle immagini dopo la morte di laura? O facendola risvegliare un attimo prima di morire, per capire in uno sguardo che la "colpevole" è lei? Non lo so, nessuna delle soluzioni mi sembra ottimale. Forse avresti potuto solo dare meno spiegazioni (tipo quella dell'acciarino), ma solo le informazioni strettamente necessarie. Del resto, è solo la mia opinioneç, se nessun'altro ha da ridire sul finale, dimenticala Ti segnalo solo 2/3 punti che mi sono saltati agli occhi (se te li hanno già fatti notare negli altri commenti, ignora) forse è un refuso, ma dovrebbe essere "ravviò", che significa mettere a posto, perché "ravvivare" vuol dire rendere più vivo, ridare vitalità e non mi sembra adatto credo che "desistere" regga "da": o scrivi "desistere dal tentativo" oppure cambi il verbo "dovette rinunciare al tentativo" questo non è un refuso, ma un dubbio mio: penso di capire il senso, ha una fobia delle scale e quindi è presa da vertigini o senso di pericolo affrontando i gradini, ma la frase scritta così mi lascia perplessa: le danno idea di mancanza di equilibrio? equilibrio dei gradini? di perdere lei l'equilibrio? io vedrei meglio un'immagine più semplice "i gradini le davano le vertigini", o il capogiro, o un senso di nausea, o le facevano tremare le gambe, eccetera. Anche questa può essere solo una fisima mia, come quelle sopra e puoi ignorarla come loro In ogni caso, un racconto davvero da brividi.
  19. Befana Profana

    [H2019] La vecchia poltrona

    L'ho riletto ora per la seconda volta e confermo che è il racconto che mi è piaciuto di più di tutti quelli letti finora del contest. Il crescendo di fascinazione e inquietudine, i dubbi che crescono fino a farsi certezze ma incapaci di frenare il desiderio di rivedere il figlio perduto. Molto bello, anche nella sobrietà del finale. Se devo trovare un dettaglio che ho apprezzato meno è quello del rumore di zoccoli e di unghie arcuate, che richiama l'immaginario classico del diavolo dai piedi di capra e l'odore di zolfo. Avrei lasciato la creatura, presenza, chiamiamola come vogliamo, indefinita, neutra. A dipingerne la natura demoniaca basta il suo terribile sadismo di sfruttare ai propri fini il dolore supremo di una madre orfana del figlio. Racconto terribilmente bello, bravo @Komorebi
  20. Befana Profana

    [H2019] Risvegli

    @Adelaide J. Pellitteri Argh! Orrore! Ora non ho tempo e tornerò poi per rispondere ai vostri commenti, ma visto che me l’hai fatto notare, metto un gran disclaimer per tutti: alla fine non è « lampadario » ma lampione. Mannaggia a me che penso mezzo in franciliano e mezzo in Italiese, ho fatto confusione con « lampadaire » che significa lampione. Ho riletto decine di volte, ma non me ne sono accorta. Eppure all’inizio ho scritto giusto, lampioni. Che rincitrullita! Scusate tutti
  21. Befana Profana

    [H2019] I fratellini

    Ciao @Lauram, mi è piaciuto questo tuo nerissimo racconto "di famiglia", così tanto che mi chiedo se abbia senso pubblicare il mio coso, ma tant'è. la storia con l'incomprensione della bambina e i due orribili genitori l'ho trovata ottima. Forse avrei trovato più d'effetto se di fosse chiusa al momento della "rivelazione", dell'uccisione di Agnès, quando si scopre l'orrendo mistero. La parte successiva, con la "punizione" dei due e la pace ritrovata delle anime dei bambini ci sta, ma l'ho trovata meno d'impatto. Però è solo un punto di vista. Provo a farti le pulci sulle cose che ho visto migliorabili o quelle che non ho capito. questa è bellissima, volevo dirtelo mi sembra ridondante specificarlo, abbiamo capito. Sua madre l'accusa di essere la causa anche questa è magnifica (cioè, un'immagine orrenda ma resa benissimo ) io metterei un'altra virgola, tra Agnès e seduta il dettaglio del bambino che sembra tremare sembra un indizio terribile di quello che si scoprirà dopo credo che sia una svista: ci vuole il futuro, come nel resto del periodo, non il condizionale la virgola è di troppo. O allora ne aggiungi una prima, per chiudere "da quella notte" in un inciso così la virgola è tra il soggetto e il verbo, io sposterei Agnès: "in attesa dell'esito del parto, nello studio del padre, Agnès posa gli occhi" come insulto creda che vada scritto tutt'attaccato: pisciasotto non ho capito cosa significhi "finché ne entra"? anche qui mi suona strana la virgola. Rigirerei in "Immobili per il padre, i piccoli cadaveri si muovono invece per Agnès" da morta starai ferma, come i tuoi fratelli è un'immagine ad effetto, certo, ma non riesco a figurarmela, a parte una cosa da film horror, con la pelle svuotata per magia. Boh Per il resto, te l'ho detto, il paragrafo finale con la "punizione morale" secondo me spiega un po' troppo. Senza volerlo eliminare, lo vedrei meglio snellito un po' e meno esplicativo. Ma resto impressionata, tanto dall'idea di fondo che dalla realizzazione. Un racconto da brividi.
  22. Befana Profana

    Nani!

    1100-Melegnano: nano lombardo GUCROEZPBDQALIHVT M FNS
  23. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Deludente: dente che non si è dimostrato all’altezza delle aspettative KGUCJROXEZPBD QALIHVTMWFNSY
  24. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Germano: cugino dell'anatra KG UCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
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