Vai al contenuto

Befana Profana

Scrittore
  • Numero contenuti

    1.152
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni vinti

    1

Tutti i contenuti di Befana Profana

  1. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Nascituriddu: siciliani di domani KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWF N SY
  2. Befana Profana

    [FdI 2019-1] Dolore clandestino

    @skifezza, @Ernest, grazie @Joyopi, lo so, avete ragione. Avevo grossi dubbi su come chiudere e ho un po' pasticciato sul finale. Dovevo limitarmi ai gesti, come all'inizio del racconto. Grazie @caipiroska, non sei l'unica ad aver trovato una stonatura nel vestito. In realtà non pensavo a una cosa particolarmente vistosa: un semplice tubino nero con una bella scollatura dietro che con un coprispalle è adatto a tutte le situazioni, anche quelle funebri. Quello che lo rendeva speciale era che le sta particolarmente bene e che era legato a ricordi con Tommaso. La cosa del vestito per me era importante perché non avendo lei altro modo di esternare il dolore, le dava in qualche modo un legame da portare e sentire con l'amato morto. Ma posso benissimo avere la mente contorta io. (tra l'altro, nella storia originale da cui ho tirato fuori questo racconto, lei passava un sacco di tempo a prepararsi davanti allo specchio, scegliendo abito e tutto in onore di lui; poi alla fine rinunciava all'idea di andare al funerale per paura che qualcuno la notasse o ci fossero reazioni... quindi forse l'obiezione inconsciamente me l'ero posta anche io ). Grazie mille di lettura e commento
  3. Befana Profana

    [FdI 2019-1] Dolore clandestino

    commento a "Andata e ritorno dall'isola" Sono entrati quasi tutti. Sul sagrato rimangono l’autista e gli addetti alle pompe funebri. Barbara aspira un’ultima boccata prima di spegnere la sigaretta contro una suola delle scarpe. Si guarda intorno: c’è un contenitore apposito per le cicche, all’angolo destro della chiesa, tra i vasi di fiori. Passando accanto all’auto funebre in attesa del suo triste carico, un brivido le percorre la schiena, ma il simbolo sulla carrozzeria la fa sorridere per la prima volta da giorni. Una Jaguar, non sa se sia un caso o una scelta della famiglia, ma Tommaso l’avrebbe apprezzato. L’autista deve aver frainteso, perché ricambia il suo sorriso. O forse è per via del vestito: è abituata ad attirare gli sguardi quando lo indossa; Tommaso ne andava pazzo. Dopo averlo infilato, questa mattina, è rimasta a fissarsi allo specchio, ripensando all’ultima volta che l’aveva portato, a lui che le faceva scorrere piano la cerniera sulla schiena; poteva quasi sentire il calore della sua bocca sulla pelle. Ha dovuto rifarsi il trucco, dopo, per l’ennesima volta. Schiena e spalle sono coperte da un casto bolero per renderlo più adatto alla circostanza, ma quel vestito è un omaggio a Tommaso. L’autista vorrebbe parlarle, Barbara affretta il passo: il sagrestano sta già chiudendo le porte. Una volta entrata, si guarda intorno. Non ci sono più posti a sedere, a meno di infilarsi qui e là scomodando qualche astante e lei non vuole farsi notare. Si apposta sul fondo, vicino all’espositore di candele e alla cassetta delle offerte; ci sono altre persone in piedi: conoscenti, colleghi, forse persino intrusi curiosi. Nessuno farà caso a lei. Da anni non assisteva a una messa, ma non le sembra sia cambiato gran che. Ovunque abiti scuri, qualche mormorio, nasi soffiati o che tirano su, più frequenti man mano che ci si avvicina all’altare. Giunto alla prima fila, lo sguardo di Barbara si distoglie in fretta, ma la mente ha già registrato tutto. L’uomo anziano dalle spalle un po’ curve, accanto a lui due testoline spuntano appena dallo schienale. I loro ricci scuri le sono così familiari da provocarle una fitta allo stomaco. A chiudere la fila, lei, la moglie: Francesca. Ignorava il suo nome prima di leggerlo sul giornale, non parlavano mai di lei; sapeva della sua esistenza, ma non se ne curava. E ora eccola lì, a due decine di metri. Lo sguardo di Barbara erra tra la nuca della donna e la bara di noce circondata di fiori. Non vuole pensare a Tommaso rinchiuso lì dentro. Non può. Trema così forte che deve addossarsi al muro in cerca di un puntello. Gli occhi si posano di nuovo sulla prima fila. La donna ha il capo leggermente chino. Barbara si chiede se stia ascoltando l’omelia del prete o se come lei la ignori, persa nei suoi pensieri. È evidente che il tizio in paramenti sacri non conosce niente di Tommaso. “Un solerte lavoratore… padre di famiglia devoto… pilastro...” ha ascoltato poche parole ma le sono bastate per capire che si tratta di un testo già scritto, probabilmente il modello standard per uomo maturo morto accidentalmente. Immagina ne esista uno per donna di mezza età, uno per ragazzo nel fiore degli anni, quello più sereno per l’anziano dipartito nel sonno… moduli preconfezionati, in cui di volta in volta riempire gli spazi bianchi con i nomi della vittima e dei familiari. E lei? Lei non entra in nessuna casella. Non ha nemmeno avuto il diritto di esserne informata, lo ha saputo per caso, in ufficio. «Hai visto lo schianto sulla tangenziale? Quarantacinque anni, uno in meno di me. Un colpo di sonno, sembrerebbe» ha detto Nanni passandole il telefono. Di solito non guarda la cronaca locale, lo ha preso solo per non essere scortese con il collega. Ha letto e il mondo si è spento. «Stai bene?» s’è preoccupato Nanni. «Un po’ di mal di testa, vado un attimo in bagno». Pensare che si era offesa perché Tommaso non rispondeva ai suoi messaggi. La schiena appoggiata al lavandino del bagno, s’è sforzata di ritrovare il fiato. Non sa come sia riuscita a finire la giornata di lavoro, ma lo ha fatto. L’ingegner Lusi lascia moglie e due figlie piccole, diceva l’articolo. Lasciava loro, lei non era contemplata, non faceva parte del quadro. Era sola con il suo dolore. Nei tre giorni successivi s’è data malata, non è più uscita fino a quel giorno, per il funerale. Ha scrutato quotidiani locali e testate on line ogni giorno per trovare la data. “le esequie si terranno… ne danno il triste annuncio la moglie Francesca e...” Mentre sceglieva l’abito, le scarpe, il trucco, le pareva di avere uno scopo. Anche se si sentiva secca e avvizzita come i fiori nel vaso sul tavolino. Dovrebbe buttarli, ma non ci si rassegna: sono un regalo di Tommaso. Ripensa al sorriso buffo con cui glieli ha offerti, non riesce ad accettare che non ci saranno mai più sorrisi. Non sa come la loro storia sarebbe andata avanti: non avevano fatto progetti, nessuna promessa, ma era parte della sua vita, di lei. Imprescindibile come il fatto di respirare. Non immaginava che potesse semplicemente scomparire. Morire. Tommaso e le sue braccia calde, quell’humour un po’ triviale da eterno adolescente, la passione per i film d’Alberto Sordi e la cucina indiana. Le citazioni colte e la fobia dei ragni. Aveva ancora tante cose da fare, da dare al mondo; da dare a lei. Da fare con lei. Quando è rientrata dal lavoro, dopo averlo saputo, ha chiamato Stella cercando una spalla su cui piangere, per parlare di lui, di loro, del sadismo della vita; ma le è stato subito chiaro che l’amica non capiva. Per quanto dispiaciuta, in fondo pensava che fosse meglio così: una storia sbagliata, un uomo che di sicuro le avrebbe fatto solo del male, che mentiva alla moglie… certo, non meritava di morire ma forse... Non poteva capire il suo dolore. Anche per questo, immagina, ha deciso di partecipare alla cerimonia, per sentirsi tra persone che soffrono come lei, che piangono Tommaso quanto lei. E forse sentirsi meno sola. «Non sapevo come parlare di lui, cosa dire, allora ho cercato di parlare con lui, ho scritto un saluto, un omaggio, se volete, a Tommaso, qualche verso per...» Alza gli occhi verso l’altare. Non s’era nemmeno accorta che il prete avesse concluso la sua tiritera. È stata la voce della donna ad attirare la sua attenzione: la vibrazione nel tono o forse il silenzio irreale che si è creato tra i banchi. È bella, Francesca, ora la vede bene. Gli occhi un po’ perduti, fissi nel vuoto sopra le teste dei presenti. La voce è esile, appena cantilenante. Sola. Mi sento sola Persa in un vasto vuoto. Vuota. Mi sento vuota Come il letto questa mattina, come ogni mattina, ora che non sei più. Arida. Mi sento arida come greto di fiume in secca. Barbara ascolta quelle parole e le sembrano scritte per lei, pensa che potrebbe averle scritte lei. Si sente finalmente compresa. Non che voglia andare a presentarsi alla donna, assurdo solo pensarlo, e poi cosa, diventare amiche? “Ciao, ero l’altro amore del tuo uomo”, no, ma pensare che qualcuno provi esattamente ciò che prova lei la fa sentire meno sola. Non ho più lacrime son già tutte versate Non ho più grida son già tutte urlate. Mi resta l’Amore che mi hai dedicato che ti ho donato che ancora volevo darti A Barbara quei versi sembrano parlare del senso d’incompleto che ha dentro, d’interrotto, di cose che avrebbero dovuto ma non saranno mai. Del peso insopportabile che le opprime il petto. Si sente accolta da quei versi. Abbracciata. Quest’amore darò alle nostre figlie: cerco nei loro volti il tuo sorriso nei loro sorrisi ritroverò un po’ di te ogni giorno. Non mi hai lasciata sola. L’ultima strofa colpisce Barbara come una frustata. Sente nascere dentro un’assurda gelosia per quella donna e le sue bambine, come non aveva mai provato prima: loro sono insieme, possono consolarsi e sostenersi a vicenda; piangere insieme. Ma lei? Niente e nessuno vuole o può consolarla: è sola. Sola. Con gli occhi, deglutendo i gemiti, cerca la bara, cerca un appiglio, una salvezza da quel dolore che non ha diritti, nemmeno d’urlare.
  4. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Valanghe: innevate colline piemontesi KGUCJROXEZPBDQALIH V TMWFNSY
  5. refuso o voluto? Voluto voluto: un giuoco di parole
  6. Befana Profana

    Lo scaffale delle meraviglie

    Boh! Non so cosa ho fatto. I miei link non funzionano. Pazienza
  7. Befana Profana

    Lo scaffale delle meraviglie

    La mia libreria è multitasking e multispecie Biblioteca poi ne ho un po’ qui in vetrina: 1/2 vetrina 2/2 vetrina qualcuno dal mio lato del letto: Letto più una libreria in ogni camera dei figli, uno scatolone nello sgabuzzino, altri sparsi qui e lì, altri venduti o regalati per far spazio, un ereader quasi morto ma con un 180 titoli dentro... ma il grosso dei libri con cui sono cresciuta vive ancora dai miei, nelle immense librerie a tutta parete di soggiorno e camera degli ospiti. Quando, forse, avrò lo spazio, chissà Che bella questa discussione! Però se non smetto di curiosare in agorà e dire « oh! Che bel topic! » tra un po’ non avrò più tempo per la vita vera e mi trasformerò in una befanina di pixel che abita sul forum 24/24h
  8. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Urgente: tutta quella gente che corre sempre KG U CJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  9. Solo uno dei miei preferiti è entrato in classifica, ma è arrivato primo. Sì, lo so che solo gli scemi non hanno dubbi, ma non avevo dubbi che il racconto di @Vincenzo Iennaco avrebbe vinto la tappa complimenti a lui e alla sua maglia gialla e anche a tutti gli altri, ai vincitori e ai partecipanti, con i punti e senza punti, e pure a quelli che già prendono appunti. Un’ottima prima manche e senza (o quasi) polemiche, eppure ci toccherà riscattarci tutti nella seconda. Ma a una certa età, meglio riscattare che scattare, che la sciatica è sempre in agguato. E su questa pirla di saggezza, saluti a tutti (niente bacioni, che quelli ormai puzzano, di questi tempi)
  10. Sì, @Anglares, avevo capito, ma grazie comunque
  11. Accetto il « no, deve esserci il riscatto », okay. Però, giusto per amor di logica, sarebbe il tema principale anche se uno per tutto il racconto fa di tutto per riscattarsi, ma alla fine non riesce. O no? Non voglio una risposta, eh? La domanda rilevante era quella di prima e avete già risposto, ahimè
  12. Volevo fare praticamente la stessa domanda di @Lauram. Deve esserci per forza il riscatto o può essere solo un anelito, una speranza, un progetto che non si realizzerà?
  13. Befana Profana

    Unpopular opinion

    Sono in ritardo di quasi un mese, @mercy ma ti ho letto ora. Mi hai fatto rivivere i ricordi di tanto tempo fa: quand’ero giovvane, ho vissuto un anno in Guadeloupe, isola delle piccole Antille (là dove scoprii, tra l’altro, che gli ananas sono piante a terra e non spuntano sugli alberi) e facevo colazione con i manghi colti maturi dall’albero. Quasi 20 anni dopo, ne sento ancora la dolcezza succulenta. Non ho mai più potuto mangiare un mango, tornata in Europa, troppo deludente. Varrebbe anche per le banane, forse, ma non mi fa lo stesso effetto. Mi rendo conto di essere OT, quindi, per inserire una nota di unpopolar opinion, andrò controcorrente dell’abusato « vorrei mollare tutto e andarmene su un’isola dei Tropici »: io l’ho fatto, non lo rimpiango, anzi, mi ha cambiato la vita in tutti i sensi, e fu un’esperienza meravigliosa. Ma no, non vivrei tutta la vita in un’isola: mi disturba non avere il susseguirsi delle 4 stagioni, mi sono divertita a festeggiare Natale in spiaggia, ma l’inverno vero mi è mancato. Non sopportavo il fatto di non poter andare lontano, in meno di 3 ore si faceva il giro dell’isola. E non mi abituavo ad albe e tramonti sempre inderogabilmente alla stessa ora. Mi piace vedere lo scorrere del tempo: le giornate che si allungano e poi si accorciano, e poi si allungano di nuovo... Okay, scusate l’intromissione, stavo curiosando i topic dell’agorà e mi è partito il momento amarcord.
  14. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Truculento: aggettivo. Dicasi di individuo crudele, minaccioso, ma che non va veloce. Esempio: gli zombie di Romero sono truculenti KGUCJROXEZPBDQALIHV T MWFNSY
  15. Befana Profana

    Lo scaffale fantastico di saggistica e manualistica

    Doc Martens, Vai dove ti porta il quore, Memorie di un cardiologo dislessico. Edizione a cura del mi(ni)stero della Sanità
  16. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Oups! Doppione, scusate!
  17. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Hennesimo: ancora uno che si è tinto i capelli di rosso! KGUCJROXEZPBDQALI H VTMWFNSY
  18. Befana Profana

    [FdI 2019-1] Cinque distanze

    La cosa che mi convince meno è l’aver inserito « lui » tra le altre distanze: anche tralasciando le mie convinzioni che quando sei morto sei morto finita lì; non riesco a concepire che la sua « distanza » sia come le altre. Secondo me il racconto avrebbe dovuto solo concentrarsi sugli altri 4 e le loro emozioni e reazioni alla sua perdita. È opinabile, certo, ma la trovo una stonatura nell’armonia dell’insieme. A parte questo, ho apprezzato il racconto e la poesia ancora di più. Ciao, @queffe, grazie della lettura
  19. Befana Profana

    Nani!

    Gary Oldnan: nanattore di grande talento, rinunciò a una parte secondaria nel cat di Biancaneve, quando fu scelto per il prestigioso ruolo del « prigioniero di Azkanan » nella saga di Harry Tappotter. GUCROEEZPBDQALIHVTMFN S
  20. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Zozzorellone: allegro sporcaccione KGUCJROXEZ PBDQALIHVTMWFNSY
  21. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Riccastro: uno che, perché ha i soldi, si prende per il Re Sole KGUCJR OXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  22. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Yankee Google: motore di ricerca riservato agli utenti internet americani, riconoscibile dal caratteristico motivetto che funge da colonna sonora alle ricerche. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  23. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Fondutah: piatto tipico statunitense a base di formaggio tradizionale mormone KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWF NSY
  24. Solo onde positive, @Emy, forza e ottimismo. Un abbraccio con il pensiero
  25. Befana Profana

    [FdI 2019-1] Un grande vuoto

    Il racconto mi è piaciuto molto. sono un po' indecisa sull'interpretazione del lutto: probabilmente è il lutto di se stesso che sta facendo, del fatto di essersi lasciato scivolare nel vuoto quando la ragazza è partita. In ogni caso non si può non compatire con lui. Sono d'accordo con chi ha detto che l'incipit crea confusione. So che hai volutamente scelto un ordine non cronologico per i "quadri" di cui il racconto si compone, ma per ridurre la confusione, io avrei visto meglio come apertura il momento di loro due sul letto che parlano della cena di compleanno e dell'haiku; il che renderebbe meno ignoti i personaggi presenti all'annuncio ufficiale della loro relazione. Sapremmo già che c'è una moglie e due genitori/amici. Secondo me è una possibilità per rendere la cosa più chiara. L'haiku non parla di lutto, come richiesto dalla traccia (almeno apparentemente: forse in quel rinascere dalla giovinezza di lei c'è una confessione di paura della vecchiaia, terrore di andare verso la morte), ma lo trovo splendido. Adoro gli haiku, la loro capacità di fissare un'immagine, un concetto, una situazione in 3 piccoli colpi di luce. Una lettura molto gradita. Ciao
×