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Befana Profana

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    Donna
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    Hyères

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  1. Befana Profana

    L'uomo del supermercato

    @m.q.s., @Lauram: non ci avevo pensato scrivendo, anche perché la riflessione "faccio piacere anche agli altri" mi è venuta solo cercando come chiudere il racconto. Ma rileggendolo, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato proprio il protagonista di Choke. Palahniuk è uno dei miei autori culto, e Choke è forse il suo romanzo che preferisco dopo l'ineguagliabile Survivor. Che la cosa mi abbia influenzata? Grazie mille a entrambi di commenti e feedback. @don Durito il tuo commento mi ha fatto molto piacere perché uno dei miei dubbi era proprio che tutto restasse troppo liscio e gentile. L'idea di base era che lui si divertisse un po' alle spalle dei suoi "benefattori", un gioco per divertirsi e basta. Però scrivendo, mi è venuta fuori la cosa del "mi faccio piacere e li faccio sentire bene". Temevo facesse ancora troppo "tutti buonini" come spesso nelle mie storie; se resta comunque il senso di beffardaggine del vecchio "mi passo il tempo, ma faccio loro anche un piacere" che nessuno si lamenti, sono contenta. Ciao e grazie @bwv582 quel tuo "potrei dirti" iniziale, mi ha fatto temere un "invece mi ha fatto schifo" invece sei stato gentilissimo come tuo solito. Ti dico subito che son proprio tonta (anzi tonna, nello specifico) perché ho lasciato il racconto in sospeso e poi riletto non so quante volte e il pinne gialle invece di pinna gialla non mi è mai saltato agli occhi. Grazie! Sulla malinconia, spero che il finale con gli amici al bar e le sue riflessioni sorridenti tolgano il dubbio: non è un vedovo depresso. Non so se gli piaccia farsi commiserare, io immaginavo più che lo facesse per incontrare gente nuova, avere nuovi ascoltatori per i suoi aneddoti, non solo figli e amici che li conoscono tutti e sbadigliano quando li racconti di nuovo. E anche il piacere di farsi vezzeggiare un po', perché no. Ma il racconto mostra solo una scena, ognuno può ricostruire intorno il quadro che più lo convince. Mille grazie, Bmw @Talia, grazie mille per le osservazioni: sull'UHT hai sicuramente ragione tu, sono abituata ai francesi che parlano sempre per sigle in tutte le occasioni, avrei dovuto usare a lunga conservazione. Sai che non mi ero posta il problema se staccasse troppo? Volevo da un lato spezzare le troppe riflessioni di lei, perché la prima parte è quasi tutta vista dal suo punto di vista e volevo rendere più "attivo" Luigi. D'altro canto, mi ricollegavo al discorso sul vino e inserivo una progressione con pezzi di conversazione. Ti confesso che il racconto è rimasto a metà per diverse settimane, perché avevo l'inizio, sapevo come chiudere, ma la parte: fanno la spesa, ma non posso descrivere ogni articolo acquistato; però nemmeno tre pagine di dialogo e neppure un riassunto tipo "comprarono quello che serviva chiacchierando amabilmente e si ritrovarono all'uscita". la via di mezzo dialogo diretto, indiretto mi era sembrata una buona soluzione. Ma rifletterò seriamente alla tua idea di invertire i passaggi e rendere tutto più fluido e uniforme, nel caso dovessi utilizzare questo racconto per non so bene cosa. @barbara71_a grazie mille del bel commento positivo e caloroso. E non preoccuparti per le sgridate: quelle le prendi se non fai un commento esaustivo prima di pubblicare qualcosa di tuo, per i commenti lampo sentiti libera @Adelaide J. Pellitteri , non so se il grande Ugo avrebbe accettato, ma l'idea è meravigliosa ti ringrazio tanto Credo di non aver ricevuto tanti commenti a un racconto in così poco tempo, dai tempi del MI del 29 febbraio 1937... A parte gli scherzi, che servono a nascondere il rossore che mi provocano i complimenti, vi ringrazio tutti moltissimo, per le osservazioni e i suggerimenti e ancor più per aver trovato piacevole la lettura. Per non so che ragione (forse il peso degli anni?) in questo periodo penso e scrivo per lo più di personaggi della terza età. Questo vecchietto che quando s'annoia finge d'essere vedovo da poco e sprovveduto mi girava in testa, ce l'ho lasciato girare per un po', poi ho iniziato a scrivere mezzo racconto e l'ho lasciato lì, insomma ho esitato parecchio perché il dubbio era: ma c'è qualcuno che avrebbe voglia di leggere la storia di questo impostore del banco-frigo? A chi interessa, a parte me? Il fatto che lo abbiate letto con piacere e ci abbiate anche trovato di che riconoscersi in parte, mi conforta nel fatto di non buttare via tutto. Non so se ci sia "mercato" per una raccolta di racconti della terza e quarta età, ma comincio ad avere materiale per pensarci Grazie a tutti voi
  2. Befana Profana

    L'uomo del supermercato

    commento a "L'uomo dimensionale colpisce ancora" L’uomo sta lì, piantato a mezza via tra la corsia dei latticini e quella dei salumi. È anziano, le spalle un po’ spioventi sotto il pullover blu; si guarda intorno, con la mano destra rassetta i capelli bianchi che gli coprono la fronte, un po’ troppo lunghi; con la sinistra stringe l’impugnatura del trolley di tela posato accanto a lui. Il trolley è rosso, o piuttosto lo era: ha la tela sbiadita, così come le mele disegnate sopra. Deve aver già vissuto molte giornate di spesa; il suo proprietario invece, non sembra averne l’abitudine. Nina esita. Vorrebbe rendersi utile, detesta la tendenza contemporanea a farsi i fatti propri che spesso assomiglia a menefreghismo; però le è già capitato di proporre il suo aiuto a una persona anziana e di ricevere in cambio un rifiuto stizzito. Oltretutto, non ha tempo da perdere: finita la spesa deve rientrare a riordinare casa, prima di andare a prendere il piccolo a scuola. Non è sicura di potersi permettere di fare da baby-sitter a un vecchietto sperduto. Eppure, vederlo così, le smuove qualcosa dentro. Se capitasse a suo nonno, vorrebbe che qualcuno gli desse una mano. Percorre decisa i tre metri che la separano dall’uomo. «Buongiorno, mi scusi, le serve aiuto? Non vorrei intromettermi, ma mi sembra...» «Buongiorno, no, non s’intromette. Si vede che sono imbranato? Cercavo il tonno in scatola, ma non lo vedo.» «No, che imbranato, non è facile orientarsi, se non si conosce il negozio. E questo è anche bello grande: il tonno lo trova nel reparto conserve, qui c’è il fresco.» L’espressione dell’anziano è ancora perplessa. «Venga, l’accompagno.» «La faceva mia moglie la spesa. Adesso che non c’è più… mi trovo come un bambino che deve imparare tutto.» «Io… mi dispiace, non so come dirle...» «Oh, si figuri, alla nostra età è normale, mi manca, ma tanto tra un po’… è solo che è strano, abituarsi a fare le cose da soli. Faccio fatica ad apparecchiare per uno, il più delle volte finisce che mangio sulla poltrona davanti alla tv.» Sono arrivati agli scaffali del tonno, l’anziano sceglie due scatolette di pinne gialle in olio d’oliva, poi le mette giù per prenderne due al naturale. «Quasi la sento, la Nunzia che mi sgrida “Pochi grassi, Luigi, che hai il colesterolo”». La donna pensa che dovrebbe mettere nel cesto le poche cose che è venuta a cercare, il detersivo per i piatti e le merendine del figlio, e andarsene, ma qualcosa nell’uomo la intenerisce. Non è solo l’aria da cagnolino entrato per sbaglio in una profumeria, ma il volto affabile, il modo in cui si scusa di dar disturbo, quel colletto della camicia con il bottone che pende. «Deve prendere molte cose? Posso accompagnarla per un po’: conosco bene il market, ci vengo da anni, così farà prima a trovare tutto» «Oh, ma non vorrei farle perdere troppo tempo» risponde con un sorriso che lo contraddice. Nina segue l’ordine della breve lista che ha memorizzato sul telefono e intanto osserva gli acquisti dell’uomo: un pacco di pasta, scatolette di fagioli e piselli, passato di verdure in bottiglia. Nulla di fresco, tranne delle patate, insalata e qualche pomodoro. Le ricorda la spesa che faceva da ragazza a Milano, quando divideva un appartamento con altri fuori sede come lei: cibo in scatola e surgelati. Ragazzi e anziani si somigliano, constata, non sa se divertita o triste. Loro, però, riempivano il carrello di alcolici, nel trolley dell’uomo c’è solo un brick di vino rosso. L’anziano si sente osservato, sorride e quasi si scusa: «Non dovrei bere, ma un goccio ogni tanto… perché il pranzo sembri migliore.» Lo rassicura: anche a lei capita di bere un bicchiere, quando mangia da sola, per rallegrare il pasto. Luigi però ci tiene a spiegare: «l’idraulico è un po’ come un prete, che arriva ad esaudire le preghiere; la gente è così contenta quando hai riparato il guasto che ti offre sempre un goccetto. Rifiutare è difficile, non vuoi offendere, a volte ti bagni solo le labbra, ché hai ancora il giro da finire, ma il gesto è gentile. Forse è per quello che un bicchiere ogni tanto mi ringiovanisce.» Nina detesta fare la spesa, se ne occupa solo perché deve e perché il suo compagno è un disastro quando ci pensa lui, ma oggi è contenta d’essere lì, mentre ascolta Luigi raccontare del lavoro di una vita, delle situazioni più assurde che gli sono capitate. «Ma mai nessuna casalinga discinta e pronta a tutto, quella mai vista, credo sia solo una leggenda urbana. O ero sfortunato io.» Ridono. Alla cassa, mentre sistemano gli articoli sul nastro, racconta del primo viaggio che hanno fatto, lui e la moglie, a più di cinquant’anni, regalo del figlio. «La mattina la Nunzia mi obbligava ad aiutarla a rifare il letto e rassettare la stanza. Non c’eravamo mai stati prima in un albergo, e avevo bel ripeterle che le signore al piano erano pagate apposta per fare i fatti, lei non voleva che facessimo la figura degli sciattoni.» Ride anche la cassiera. Alla porta del market, a Nina spiace doverlo lasciare. «È venuto in macchina, l’aiuto a caricare nel baule?» «No, ma non ho molta strada da fare, e con il carrellino, qui, non ci sono problemi di peso. E se mi stanco, prendo l’autobus.» Nina rimpiange d’essere venuta in scooter, con l’auto avrebbe potuto accompagnarlo. Non ha osato chiedere da quanto sia solo, ma è chiaro che dev’essere una cosa recente. Lo guarda incamminarsi trascinando il trolley, e prova una punta di malinconia; come quando si saluta un parente in stazione. Si dice che forse lo rivedrà, se fa la spesa da quelle parti dev’essere del quartiere, lo ha pure detto, che abita vicino. E a lei capita spesso di fermarsi a fare acquisti lì uscendo dal lavoro. Posa la sacca della spesa nel portabagagli sotto la sella dello scooter e mette in moto perché si sta facendo tardi. Luigi aspetta di vederla uscire dal parcheggio per dirigersi alla fermata della linea sette. Ha davanti a sé sei fermate e poi il cambio in Piazza per prendere la tre. Spera che non ci siano ritardi, o non farà in tempo per la prima mano a briscola al Bar Luna. Gli è davvero scomodo venire così lontano per fare la spesa, ma ormai ha esaurito tutti i market a una distanza ragionevole da casa. Prima o poi dovrà smetterla. Entra in casa per posare le commissioni e fare pipì, non ha mai sopportato i bagni pubblici. Nemmeno quelli del Bar Luna che frequenta da una vita. Come ogni volta in cui passa dalla porta, da anni, lancia un saluto alla foto della moglie, sul comò di fronte. Si chiede cosa direbbe del fatto che ha attraversato tutta la città solo per giocare ancora al neo vedovo sperduto. È sicuro che gliene direbbe quattro. Non sa spiegare bene perché non la smetta. La prima volta capitò per caso. Nunzia era morta da pochi giorni e si era reso conto di non avere più latte da mettere nel caffè la mattina. Non era la prima volta che faceva la spesa, anzi, forse l’aveva fatta più spesso lui che la moglie negli ultimi tempi; ma avevano spostato di scaffale il latte UHT e lui era rimasto interdetto, fino a che un ragazzetto sorridente gli aveva chiesto se avesse bisogno di aiuto. Avevano scambiato poche chiacchiere, ma il giovane era simpatico e Luigi aveva riso per la prima volta da giorni. Aveva deciso di rifarlo una domenica mattina in cui si era svegliato un po’ giù di corda. Poco alla volta era diventata un’abitudine. «Tra un po’ dovrò cominciare a scorrazzare in tutta la provincia, oppure smetterla,» spiega alla foto e a se stesso. Se qualcuno dovesse scoprirlo, farebbe la figura del vecchio pazzo. In fondo in fondo, però, è convinto che la sua mania non faccia del bene solo a lui: piace a tutti giocare al buon samaritano. Regalo buona coscienza, ride, mentre accelera il passo; è sicuro che al tavolo stiano già mescolando le carte e sbuffando. Dovrà sorbirsi una sgridata sacrosanta.
  3. Befana Profana

    L'uomo dimensionale colpisce ancora

    Premetto che non ho letto le altre avventure del tuo supereroe di secondaria importanza, e quindi tutto era per me nuovo e sorprendente, e il racconto mi ha molto divertita. Ho trovato un solo refuso che poi ti segnalerò, però nella scrittura ho notato un po' di dettagli e formulazioni lunghe che secondo me smorzano un po' il ritmo e la verve. ti faccio un po' di pulci, vedi tu se utili o no. Lo toglierei: nella comunità dei supereroi, c'erano eroi di serie... visto che l'hai appena scritto sopra non mi sembra necessario ripeterlo: "ormai non dava più importanza alla cosa..." questi dettagli sono deliziosi non so se sia sbagliato, ma lo trovo brutto: mentre? o allora niente: disse Zagorax, il molto trasformato in una maschera d'angoscia con la parentesi messa lì, sembra che il suo contenuto si riferisca all'uomo dimensionale, non all'approccio empatico, la sposterei. "L'uomo dimensionale cercava di usare un approccio empatico con i nemici (lo spiegava anche nel suo blog, letto da...)..." userei un verbo più adatto alla situazione: impantanati, invischiati, sprofondati, impelagati... portargli la mamma che lo sgrida "mangi?" è un'idea fantastica perché guardandosi? è strano. Guardando a destra penso che sia un refuso per "Felicia" Aggiungo un'ultima cosa: nella frase finale, quando Felicia cede ed è gentile con lui, lascerei comunque una sfumatura di frecciatina, tipo «almeno nelle tue storie, vinci sempre.», o sei un vincente, insomma una roba così, che gli rinfacci ancora un po' la sua mancanza di successo. sono solo osservazioni soggettive, vedi tu. Il racconto si legge con piacere e con un gran sorriso, nonostante l'empatia con il povero Vinicio, incompreso e irrealizzato. Andrò a cercare il suo blog
  4. Befana Profana

    Antonio si presenta

    Ciao @Il goffo Antonio e bentornato! Per i tuoi 3 obiettivi, direi che questo è il posto giusto Quanto all'ispirazione, nemmeno io sono una fucina di idee, non ho consigli illuminanti. Forse leggendo in Officina troverai ispirazione per scrivere, e potrai anche partecipare ai contest dell'officina, per scrivere a partire da tracce già date. Forse lo hai già fatto, ma in caso contrario ti invito a leggere il Benvenuto, con tutte le spiegazioni e i consigli, non che il link al regolamento completo del forum. Ti saluto e rinnovo il mio ben (ri)arrivato tra noi. Ciao
  5. Befana Profana

    [MIXL] Il naso d'Alice

    @Lo scrittore incolore, @Alberto Tosciri, grazie dei bei commenti. La chirurgia estetica usata a sproposito o in modo morboso è uno degli aspetti plateali, ma la tendenza a rifuggire la propria insoddisfazione o senso di inadeguatezza concentrando le proprie forze verso un capro espiatorio (è perché ho il naso brutto, sono calvo, non sono simpatico, perché a scuola erano cattivi con me, perché il mondo non mi capisce, si stava meglio quando si stava peggio, eccetera...) è una cosa molto umana e molto diffusa. C'è chi ci casca solo ogni tanto e chi invece se ne fa fagocitare. Speriamo che Alice sia solo un personaggio paradossale
  6. Che poi è anche meglio che te ne stai via per un po’ che à Perpignan e dintorni c’hanno la tempesta Inès in questi giorni, con le onde il vento e le mareggiate è rischiosetto Fa piacere « rivederti », mandi
  7. @paolati almeno la petizione di Edu ti ha trascinata fino a qui, che ora te ne stai nel tuo castello assuddiperpignan e non vieni più a trovarci. E a noi non restano più che i tuoi vecchi racconti da rileggere e i ricordi di quando giocavi qui con noi
  8. Befana Profana

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Dissertazione: quando prima di fare qualcosa (l'azione) spieghi in lungo e in largo quello che stai per fare e perché. Che poi a volte la spiegazione dura così tanto che la cosa l'ha già fatta l'altro per non starti più a sentire. KGUCJROXEZPBD QALIHVTMWFNSY
  9. Befana Profana

    Mezzogiorno d'Inchiostro EXTRA-LARGE [Topic ufficiale]

    Ip ip urrà per @Lo scrittore incolore, vincitore Extra-large (tanto l’avevo già scritto che ero fan del racconto e del suo autore, e come sempre avevo ragione ) Bravi anche tutti gli altri, noi, bravi wuddini che ci mettiamo in gioco negli esperimenti, innovazioni, nuove sfide, mica come tutti quegli altri che ci han lasciati a giocare da soli e han fatto venire i lacrimoni a @Kuno (che poi le mucche che piangono come vitelli son di uno strappacuore che non si regge). Bravo, Kuno, bel contest, non farti abbattere, non lo abbandonare, tienilo in fresco per prossime occasioni. Baci a tutti, ma con calma che oggi è anche san va’ lentino ()
  10. “Luca c, il mio regno per un tag di Luca c!” (semicitazione)
  11. @Edu ormai hai trascinato in questa discussione mezzo forum, tutti tranne l’interessato, perché non lo puoi taggare. Un circolo vizioso, anzi un Luca C(ircolo) vizioso
  12. O allora affibbiamo all’intaggabile il nick di @paolati, e lui dovrà fingersi lei fino a che la vera @paolati ritorni tra noi per sgridare l’impostore e riprendere il suo posto, che manca tanto anche a me
  13. Io firmo però propongo un emendamento: che si tolga il nick impronunciabile a LucaC ma non per ridargli il banale LucaC: Facciamo un sondaggio, rigorosamente in stanza segreta, per decidere il suo nuovo nome. E voglio venire anch’io alle Maldive, ma non in elicottero, in dirigibile! Taggo @Adelaide J. Pellitteri, però non fateglielo fare a lei il cambio di nome di LucaC, perché potrebbe combinare un pasticcio e cambiarci i nick a tutti che poi non ci riconosciamo più
  14. Befana Profana

    [MIXL] Il naso d'Alice

    @Macleo, eh però me lo devi dire come l’avresti finito tu, che m’hai lasciato con la curiosità insoddisfatta. Contenta che ti sia piaciuto e speriamo che Alice si lasci convincere a investire in una psicoterapia Grazie mille. @ITG all’inizio l’avevo pensato dai toni più seri, ma poi dato che il tema mi sembrava abbastanza denso di suo, ho cercato di non farlo troppo pesante. Grazie d’averlo definito scorrevole: ho appena riletto un paragrafo e sono inciampata in una valanga di «quel, quello, quella», accidenti a me che non posso nemmeno dar la colpa al poco tempo e alle poche riletture. Incorreggibile. Grazie della lettura e del commento
  15. Befana Profana

    [MIXL] Il naso d'Alice

    @Adelaide J. Pellitteri, sai che non ci avevo proprio pensato a vip e reality? In realtà la chirurgia estetica era un pretesto "facile" per parlare di una cosa abbastanza diffusa tra persone normali: gente che si convince che gli manca qualcosa (tette più grandi, naso più dritto, villa lussuosa, carriera prestigiosa, il più bello o ricco dei compagni/e, quel che si vuole) e che quello deve raggiungere per essere felice e quando lo raggiunge non è felice lo stesso ma non capisce perché, deve mancargli qualcos'altro, senza mai fermarsi a pensare che forse l'insoddisfazione è qualcosa che ha dentro e che dovrebbe affrontare, da sola o con aiuti esterni. Certo, qui l'ho buttata un po' sulla parodia. E hai ragione, quelli che si costruiscono un fisico "perfetto" pezzo dopo pezzo per diventare celebri sono un esempio patologico di questa insoddisfazione. Sul "villosità" ho dei dubbi anch'io, ero partita da "pelosità" ma non mi piaceva, ho pensato che l'effetto comico della parola suonasse bene, studierò se sia solo maschile, come termine Sono felice che sia tu che @Talia abbiate apprezzato il finale: contavo proprio sul fatto che leggendo ci si aspettasse un intervento riuscito male o un naso al di sotto delle aspettative, invece no, sorpresa: un altro "handicap" appare Grazie, ragazze, felice che vi sia piaciuto (anche perché era tanto che non scrivevo così tante battute, non ero sicura di riuscire a gestirle)
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