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2.174 Più unico che raro

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  • Compleanno 30/09/1987

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    Napoli

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  1. Credo anch'io, grazie Massimo. Verissimo, anche io credo che all'intrattenimento vada sempre unito qualcos'altro. Grazie. Quello senz'altro, altrimenti non avrebbe appunto senso scegliere quel personaggio in particolare. Il tuo esempio è giustissimo. Diciamo però che la strada a metà che avrei in mente prevede comunque una certa attinenza ai fatti ma con delle differenze: nel caso della congiura, ad esempio, se è vero che non si verificò in quegli anni, non vuol dire che mancassero del tutto i presupposti affinché non ci si provasse. La massoneria era potente e presente. Nel romanzo magari potrei solo "forzare un po' la mano" cambiando un po' il corso degli eventi, senza stravolgerli. La congiura di trecento anni prima la tengo solo come spunto. Mi intriga, grazie per la segnalazione (i tuoi consigli di lettura sono sempre preziosi.) Sono assolutamente d'accordo. Hai colto perfettamente il mio intento. Grazie ancora a tutti, mi siete sempre di grande aiuto e vi prometto che alla milionesima copia comincerò a dividere i profitti con ciascuno di voi.
  2. Lo scoglio dei due fratelli

    Commento Lo scoglio dei due fratelli Il rumore della serranda del negozio che si abbassava fu il segnale che un'altra giornata di lavoro era finita. Carluccio accennò un saluto e si avviò verso casa. Come sempre, a me invece sarebbe toccato aspettare l'autobus per scivolare giù da Posillipo e raggiungere il centro. Sapevo che l'attesa avrebbe potuto essere lunga, così adocchiai una panchina affacciata sul mare e mi ci sedetti. Del traffico e di tutta la gente che affolla la piazzetta durante il giorno, a quell'ora restava giusto qualche passante o un'automobile qui e là. Ero solo, ma davanti avevo il golfo di Napoli a farmi compagnia. Mi accesi una sigaretta e inspirai profondamente. Ero esausto. Il sole, stanco come me per le fatiche del giorno, era sdraiato sull'acqua all'orizzonte, pronto ad immergervi del tutto il corpo, mentre la notte si apprestava a dispiegare il suo telo scuro sulla città. Vista da lassù, Napoli era un immenso falò di scintille. L'infinità di case illuminate che si inerpicano sul Vesuvio lo facevano apparire come una fiaccola ardente. Oppure come la sigaretta che tenevo tra le mani. Un'enorme sigaretta capovolta che si consuma lenta. Dell'autobus nemmeno l'ombra. Mi alzai per affacciarmi, inspirai l'ultimo tiro e gettai il mozzicone acceso giù dal pendio. Lo vidi far scintille mentre rimbalzava sul grosso scoglio in basso, una roccia solitaria e malinconica immersa nell'acqua tinta di sangue. Fu in quel momento che la voce mi parlò. Proveniva da lontano e da nessun luogo, un sussurro profondo come gli abissi. Un tono malinconico vibrava nelle sue parole. Mi rendo conto di quanto possa apparire insolito, eppure quel suono senza bocca non mi spaventò. Non mi preoccupai nemmeno un istante di comprenderne l'origine e mi abbandonai rapito al suo racconto. La voce mi portò in tempi remoti, tra corpi di vite ormai sepolte. Mi immerse in profumi antichi e dal sapore di un passato che non passa mai. Recava in sé odori di sale e pesce, di legno di scafi bagnati e di reti; di pelle bruciata dal sole e di mani di pescatori. Era una Napoli vecchia quella in cui mi accompagnò, una città fatta di carrozze tra i vicoli barocchi, di campane a scandire il tempo e di mercati; di boschi e casupole appolaiate come gabbiani tesi sul pendio volto al mare. La voce parlava e io viaggiavo; mi trasportò in una notte di tempesta, di onde alte quanto sequoie e violente come schiaffi. Ero lì. Il frastuono della bufera mi scoppiava nelle orecchie, ma riuscivo ugualmente a distinguere le urla di due giovani che si precipitavano in mare per soccorrere una barchetta in balia del fortunale. Lo schianto della chiglia contro lo scoglio ruvido fu tremendo. Pochi attimi e ciò che restava del piccolo scafo fu inghiottito dai flutti voraci, e con esso le vite dei due marinai, un padre e un figlio. Della sciagurata famiglia, solo una giovane donna si salvò, soccorsa dalle braccia forti dei due giovani e da loro trasportata a riva. La voce mi suggeriva i loro nomi e me ne descriveva sembianze e qualità: la ragazza si chiamava Angelica, e di angelico aveva il viso arrossito, gli occhi di giada e il corpo femmineo. Tonio e Cristiano, i due giovani, erano fratelli. Entrambi robusti e di nobile cuore, di bell'aspetto e molto simili tra loro se non per il colore di pelle e capelli: il primo pareva un saraceno per i tratti orientali, la pelle olivastra e un folto cespuglio bruno e ispido che gli spuntava sulla testa. Il secondo, al contrario, aveva la pelle più chiara, seppur resa rossastra dal sole, e i capelli lisci di un biondo splendente. Dopo la tragedia, la povera Angelica fu accolta nella casa dei due, dove trovò pian piano conforto e una nuova famiglia che la abbracciò come una terza figlia. Ma col passar del tempo, mi confessò la voce, alla pena e all'amore fraterno si sostituí nel cuore di Tonio e Cristiano un sentimento ancor più forte. Entrambi si innamorarono perdutamente di lei. E io, spettatore assorto della magia che dalla voce nasceva, li osservavo tenerle la mano in lunghe passeggiate sulla spiaggetta, prima uno e poi l'altro, intenti dapprima a rincuorarla e in seguito a corteggiarla. Quel cambiamento nei loro atteggiamenti era testimone della passione che aumentava e li avvolgeva. La bellissima Angelica, imbarazzata da quelle dimostrazioni di affetto, all'inizio respinse ogni gesto di attenzione; non perché fosse disinteressata, ma perché non voleva rovinare l'amicizia o far torto a nessuno dei due. Ma lentamente, il suo cuore si sciolse e si avvicinò al bel Tonio, più tenace e insistente. E una notte stellata lo baciò più volte come il mare baciava la spiaggia. Nonostante ciò, proseguì la voce, Cristiano non si perse d'animo. Il fatto che Angelica avesse scelto suo fratello non spense il desiderio di conquistarla, ma anzi fu il tizzone che ne alimentò il focolare. Piuttosto di accettare la vittoria del fratello e smettere di corteggiare la ragazza, scelse di inimicarsi Tonio. I rapporti tra i due divennero sempre più tesi. Tonio divenne nervoso e violento a causa del comportamento scorretto del fratello e la stessa relazione tra lui e Angelica cominciò a soffrirne di conseguenza. Cristiano non fece altro che aspettare, finché Angelica, stanca del comportamento dell'amante, cedette al fascino e alla gentilezza dell'altro. Forse come segno infausto, una nuova burrasca spazzò il mare la notte quando le labbra di lei cambiarono approdo. La voce fece una pausa. Io vidi l'autobus fermarsi davanti a me, aprire le porte e poi ripartire. Non me ne preoccupai, ero troppo ammaliato da quel racconto che per mezzo di chissà quale sortilegio giungeva alle mie orecchie e al mio cuore. Avrei aspettato il prossimo, decisi, ed esortai la voce a proseguire. I due fratelli erano ormai nemici giurati. Nella loro casa, dove prima c'era amore e vitalità, scoppiò dapprima il silenzio, poi l'odio profondo. Arrivò la sera del Carnevale. Tra i vicoli e nelle piazze un fiume di carretti variopinti, tamburi, maschere e giare ricolme di vino dava vita a uno spettacolo meraviglioso. Come un negativo del cielo buio che la sovrastava, la città si colorava e si infiammava. Io, trasportato dalla magia della voce, mi aggiravo tra la folla festante e tra le mille fiaccole accese. Le danze erano appena cominciate e si sarebbero protratte fino all'alba. Uomini e donne mascherati si rincorrevano e s'intrecciavano. La dolce Angelica finì tra le braccia di un uomo mascherato da capo a piedi che la portò via verso la spiaggia. Seppur quasi irriconoscibile per il travestimento, Tonio era stato smascherato dalla ragazza, che inebriata dal vino e dalla festa, rideva e scherzava per il finto rapimento. Ma ben presto lei capì che non si trattava di uno scherzo: Tonio, accecato dalla gelosia, la trascinò verso la barchetta ormeggiata di fianco allo scoglio, pronto a fuggire via portandola con sé. Angelica gridò aiuto. Cristiano la sentì e vedendo l'amata in pericolo corse a perdifiato sulla spiaggia. Si fiondò sullo sconosciuto mascherato e lo trafisse alle spalle con un pugnale. Solo dopo averne versato il sangue, Cristiano capì ciò che aveva fatto. Voltò la lama verso il proprio petto e si colpì al cuore. Morì accanto al fratello e ad Angelica disperata, le cui lacrime si mescolarono al sangue sullo scoglio. Terminato il suo racconto, la voce si dissolse nel vento e sparì senza destino così come priva d'origine era venuta. Restai per molto a fissare lo scoglio, e a chiedermi se magari in passato non fosse appartenuta proprio a uno dei due fratelli. Quando l'ultimo autobus passò, mi decisi a salire per rincasare. Era tardi, la casa era immersa nel buio e nel silenzio della notte. Mia moglie era già a letto. Mi svestii e mi infilai sotto le coperte accanto a lei. La vidi schiudere per un secondo i suoi magnifici occhi di giada. Le poggiai la mano sul ventre. Sussurai una parola d'amore, poi diedi un bacio ad Angelica e mi addormentai.
  3. Ho visto il mare

    Buon espediente per caratterizzare subito il personaggio narrante. Un po' contorto come ragionamento. Ho capito cosa intendi, però seppur non ci sia nulla di sbagliato in quanto a forma, proverei a esprimere lo stesso concetto in maniera un po' più semplice. Bella similitudine. Potresti evitare la ripetizione di poche. Immagine azzeccata. Non vorrei sbagliare, ma mi sembra che la forma verbale non sia la più corretta. Forse "non gli avevano reso"? Anche la frase precedente: per quanto fossero state ricercate... Anche qui vedrei meglio "mi fecero dimenticare". Rettifico, rileggendo forse è un'impressione sbagliata. Non che sia sbagliato, ma l'uso di questa espressione che solitamente è associata a situazioni più piacevoli () mi sembra faccia perdere drammaticità alla descrizione. Ottimo uso dei dettagli. Degno di un detective. inverti. A me personalmente le similitudini piacciono molto, però usarne due, per di più molto potenti, nella stessa frase potrebbe disturbare qualcuno. L'immagine in sé non è male, però un pochino troppo retorica. È una questione di gusto personale, ovviamente, ma io taglierei, il pensiero si intuisce già senza. Metti i due punti dopo "me stessa". Bel passaggio. Solo quel "consolarmene" non mi convince. Trova una espressione che si addica meglio come musicalità al lirismo di questo periodo. Bella. Ciao @lovigius, è la prima volta che ti leggo e commento. Ti chiedo scusa se ti ho segnalato qualche cosuccia e se ti evidenzio più ciò che non mi piace che non il contrario, ma oltre che servirmi per postare un mio racconto credo che possa far piacere ricevere un commento abbastanza dettagliato e critico, per poter migliorare. In breve: L'incipit è breve ma ben costruito, riesce a intrigare subito il lettore. Il titolo è molto bello, mi complimento. Ci si dimentica a volte l'importanza dei titoli. Diciamo che all'inizio mi hai catturato abbastanza abilmente. Poi però, da un terzo in poi, la narrazione ha perso quel grado di "mistero" che alimentava la mia curiosità perché si è palesato un tipo di storia che purtroppo è abbastanza abusato, così come il tema trattato. Beninteso, io stesso scelgo di usare nei miei racconti temi tratti dalla realtà e dall'attualità. E soprattutto quando si tratta di temi così forti e importanti, ne condivido assolutamente la scelta. Non sono uno di quelli che sostiene che solo perché una tematica sia già abbastanza conosciuta, non valga la pena raccontarla, anzi. Secondo me il silenzio non dovrebbe mai coprire tragedie come questa. Il problema qui, però, è che manca un tratto originale, un filo diverso dagli altri che tiri la narrazione. In realtà eri partito bene con la storia del tipo "che non mi piace", però poi non capisco bene la vicenda dello sparo... forse è una mia mancanza, però. E vengo al finale. Non mi è piaciuto, te lo dico sinceramente. Va benissimo un po' di speranza, per carità (anche se io da queste parti sono conosciuto per le sciagure e le stragi dei miei personaggi...), però al di là di una bella retorica non mi resta nulla. La protagonista viene fuori uguale a come era all'inizio, e se in lei non cambia nulla, non cambia nulla nemmeno in me che leggo. Infine, sullo stile: buono, a tratti ottimo. Da limare qualcosina, ma ci sono belle immagini e una buona capacità di descrizione. Ottimo potenziale, magari unito a qualche "idea narrativa" più originale può essere un'arma eccellente. A rileggerti e a presto!
  4. Ho scritto un soggetto cinematografico...

    Grazie, in bocca al lupo!
  5. Ho scritto un soggetto cinematografico...

    Siamo nella stessa barca. Forse io a differenza tua con l'inglese un po' me la cavicchio (icchio-icchio) ma al contrario, mentre tu devi ultimarla, io praticamente devo iniziarla...
  6. Ho scritto un soggetto cinematografico...

    Eh, infatti è una bella cifretta. Io credo che tenterò la strada del self-traducing...
  7. Grazie a tutti per il contributo, la discussione che ne è uscita fuori mi sembra abbastanza interessante. Assodata la necessità di attenersi a usanze, costumi, dettagli dell'epoca che fa da sfondo alla narrazione, e fermo restando che trattandosi di un romanzo e non di un saggio storico la libertà dell'autore è quindi sacra, vi faccio un esempio di quello che intendevo come "problema": il Principe vive nel Settecento. Nel mio romanzo, avrà a che fare con un gruppo di congiurati che intende rovesciare il Vicerè. Ma nella realtà, non è mai avvenuta nessuna congiura in quegli anni (l'episodio che mi ispira è avvenuto in realtà 300 anni prima). Ovviamente inventerei i personaggi e adatterei tutti i comportamenti e i dettagli al Settecento, ma resta il fatto che un evento così importante nel contesto del mio romanzo non ha base storica. Questo può essere considerato un errore?
  8. Ciao @Fraudolente, grazie per il contributo. Comprendo perfettamente il tuo discorso sul rendere bene il contesto e lo condivido, per questo sto studiando un bel po'. Riguardo ai personaggi realmente esistiti, ovviamente mi documento e tento di farne un ritratto verosimile. Il discorso è però che al mio Principe, ad esempio, farei fare cose che ovviamente non ha fatto, lo farei partecipare a eventi immaginari, ecc. È su questo il mio piccolo dubbio: personaggio reale, vissuto in parte reale (studiandone la storia) in parte immaginario. Ma come ho detto, probabilmente mi faccio problemi inutili, in fondo sempre di fiction si tratta. @camparino, non fa una grinza!
  9. Grazie @Marcello, ottimo pre-editing. Ti devo già qualcosa? Sì, credo che sia questa la chiave.
  10. Ciao a tutti. Come da titolo, sono impegnato nella fase di preparazione per un romanzo storico, più o meno. Il contesto infatti sarà la Napoli settecentesca, e l'idea della storia parte da una figura realmente esistita: Raimondo di Sangro, meglio conosciuto come principe di Sansevero o "principe maledetto". Vista la particolarità del personaggio, un uomo su cui le leggende si sprecano, e del contesto (Napoli è una città ricca di leggende, miti, storie popolari di natura magica), il romanzo non avrà la pretesa di essere troppo realistico né un resoconto storico, ma anzi potrebbe assumere un carattere leggermente surreale o fantastico/horror. Dato che mi piace complicarmi la vita, il romanzo che ho in mente è a struttura corale (mi piacciono così). Più che un racconto della vita del Principe, vorrei che fosse il racconto di una città, di un piccolo mondo che Goethe definì «un paradiso, ognuno vive in una specie di ebrezza e di oblio di sé stesso». Dunque il Principe sarà uno solo dei personaggi principali. Tra gli altri ci sarà un nobile o celebre straniero che intraprende il "grand tour", arriva a Napoli e viene a contatto con il Principe e con gli ambienti massoni (una specie di Goethe appunto); poi altri personaggi, tutti più o meno ispirati a uomini, donne esistiti o eventi realmente accaduti in città (membri della congiura dei baroni, massoni, vicerè, cardinali, nobili, presunte streghe, persone del popolo protagonisti di leggende, fantasmi, ribelli, ecc.), ma di periodi differenti a quello in cui il romanzo è ambientato (le mie ricerche vanno dal '400 al '800). Un bel miscuglio, insomma. Ovviamente, ho in mente delle sottotrame che leghino i vari personaggi tra loro, e una specie di trama principale, anche se su questa ci sto lavorando su. Quello su cui chiedo un suggerimento è se, secondo voi, questa strada a metà tra la verosimiglianza e il realismo storico da un lato e dall'altro il fantastico (e forse l'ucronia o diacronia, visto che i vari personaggi ed eventi come dicevo sarebbero ispirati a epoche precedenti e successive), possa rappresentare un problema. In breve, c'è il rischio che al lettore che magari conosce un po' della Storia del periodo possa dar fastidio questa mancanza di aderenza con la realtà? Forse disattendere l'aspettativa di realismo storico potrebbe essere un problema? Non so se mi sono spiegato bene... forse mi faccio troppi problemi.
  11. Cosa state scrivendo?

    Tieniti libero per il 2025.
  12. Cosa state scrivendo?

    Grazie per il suggerimento, Massimo. È già tra i materiali che sto studiando, ma ti ringrazio molto. Occhio, potrebbero esserci risvolti fantastici/surreali...
  13. Auguri Eudes

    Auguroni Eud!
  14. Cosa state scrivendo?

    Grazie! Ho un editor allora, nel caso...
  15. Cosa state scrivendo?

    L'ennesimo tentativo di un mio primo romanzo, ispirato alla storia del principe di Sansevero e a molte leggende/storie/misteri del Seicento e del Settecento napoletano. Un lavoro abbastanza impegnativo.
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