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Joyopi

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Joyopi ha vinto il 14 aprile 2017

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2.291 Più unico che raro

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    Perenne ritardatario...
  • Compleanno 30/09/1987

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    Uomo
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    Napoli

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  1. Joyopi

    [Sfida 14] Un uomo è le decisioni che prende

    @Vincenzo IennacoIennaco Grazie mille vincè, anche per le belle parole nel post delle votazioni!
  2. Joyopi

    [Sfida 14] Un uomo è le decisioni che prende

    Grazie @Andrea28, hai ragione perché anche io avevo un po' di amaro in bocca per non essere riuscito a sviluppare meglio il punto di cui parli. Come hai ben capito, il problema principale stava nel limite di caratteri. In particolare volevo evitare uno "spiegone" e per spiegare senza fare digressioni (già una abbastanza lunga c'è) avrei dovuto inserire una scena in più e consumare troppi caratteri. Grazie ancora!
  3. Joyopi

    [Sfida 14] Suicidio a chilometri zero

    Ciao Mac! Non so se sia pratica corretta commentarsi tra avversari, ma siamo tra amici e sinceramente mi fa piacere lasciarti un brevissimo feedback (per di più positivo). Il tuo racconto mi ha divertito tanto, l'ho trovato ironico e molto intelligente (ma non avevo dubbi a riguardo) oltre che partente da una premessa molto interessante. Ci sono alcuni passaggi davvero fantastici per la logica grottesca che esprimono, su tutti questo: Scritto con la consueta maestria e con grande abilità nel disegnare questo protagonista sui generis. Insomma, bravo!
  4. Joyopi

    [Sfida 13] Cuore di tenebra

    @simone volponivolponi, mi ero completamente perso il tuo commento. Ti ringrazio in ritardo!
  5. Joyopi

    Guanto di Sfida

    Eccomi qui!
  6. Joyopi

    [Sfida 14] Un uomo è le decisioni che prende

    Sfida 14. Sfidante: @Macleo Genere: Mainstream Tema: Decisione (sia intesa come singola decisione riguardo un problema o una questione, sia come caratteristica caratteriale generica) Boa: Al protagonista non piace la maionese. Commento Ogni uomo è le decisioni che prende “Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del Bianconiglio. Ti sto offrendo solo la verità, ricordalo. Niente di più.” Un uomo è le decisioni che prende. Così, con la parte di camicia dietro la schiena e sotto le ascelle fradicia di sudore, gli occhi dilatati, zeppi di venuzze rosse che vagano qua e là per la sala del ristorante come a voler schizzar fuori dalle loro orbite e scappare da quella faccia e da quel corpo, dal ristorante, dalla città, dal mondo, Gregorio Vassani aspetta le conseguenze delle sue. Un uomo è le decisioni che prende. Questo pensa Enrico Vassani mentre con gli occhi pieni di rabbia osserva la busta marroncina formato A4. Se la rigira tra le mani nervosamente, stringe le dita sui bordi, le affonda nella carta fino a strapparla. Il contenuto è sul tavolo: una foto e un biglietto. È uno di quei momenti da pillola azzurra o pillola rossa, come nel film Matrix. Ora tutto cambia, ogni cosa può essere risucchiata come in un buco nero dalla decisione che va presa. Nel film, che Enrico ricorda di aver visto al cinema molti anni prima, al protagonista si presentava il bivio in due pastiglie: nella prima, rossa, la possibilità di distogliere il velo che nascondeva la verità sul mondo intero; nell'altra, azzurra, la possibilità di rifiutarla e di tornare a credere alle sue, di verità. Per Enrico la situazione è differente: la verità si è già spiegata davanti a lui con tutta la propria violenza. Non gli resta che accettarla per poi prendere una delle decisioni più importanti della sua vita. Se è quello che è, Enrico lo deve soprattutto alle proprie scelte e alla forte volontà. Sin dai tempi del ginnasio, è sempre stato popolare e capace. Già da ragazzino aveva le idee chiare, così scelse di sfruttare il carisma e il consenso che riscuoteva per farsi eleggere rappresentante d'istituto. Si impegnava a tempo pieno nelle battaglie per i diritti degli studenti anziché, come facevano praticamente tutti i suoi coetanei, nelle conquiste amorose o sportive. Raggiunta la maturità, Enrico si iscrisse a Scienze Politiche, sfidando la volontà di un padre chirurgo che avrebbe voluto vedere suo figlio seguire le sue orme. Un'altra decisione coraggiosa, ma in fondo il padre si fidava di lui e a ragione. All'università diventò in breve tempo uno dei membri più influenti del comitato studentesco. Poi cominciò la scalata alla politica vera, tra sezioni sindacali e circoscrizioni locali di partito fino ai primi incarichi amministrativi. Non ha mai rifiutato i compressi, Enrico, ma non ne è mai stato schiavo. Adesso è il Primo Ministro, l'uomo dalle quali decisioni dipende un paese intero, ma che una busta A4 marroncina con il suo contenuto inchioda alla parete del dubbio. In questi attimi si sente insignificante come uno schizzo di maionese sul tavolo di un fast food. Ha sempre odiato la maionese e allo stesso modo odia sentirsi così, con una risposta da dare a una domanda che in un verso o nell'altro lo porterà di sicuro a dimezzare il montepremi. Il cellulare di Gregorio Vassani vibra ripetutamente sul tavolo. Il nome Enri lampeggia sul display per qualche decina di secondi per poi essere rimpiazzato da un'icona rossa di un telefono a testa in giù. Chiamata rifiutata. Qualche secondo è la vibrazione ricomincia, così come il lampeggìo del nome Enri. Gregorio lancia qualche occhiata allo schermo, una punta di vergogna. Si strofina le mani sudate sui pantaloni e lo lascia fare. Maledizione! grida Enrico Vassani. Il telefono vola dalla sua mano e va a schiantarsi su una parete. Il fratello non risponde. Dopo quello che ha combinato, non risponde. Il respiro del Primo Ministro è pesante. Prende la fotografia e la osserva ancora; la scena è ripresa da una certa distanza, forse dall'esterno di una finestra dalla quale con molta probabilità è stata rubata, ma è abbastanza chiara: una donna rossa, nuda, giace sul pavimento dove una vistosa pozza di sangue si estende dai suoi capelli fino alle gambe di un tavolino, quasi interamente ricoperto di sacchetti e strisce disomogenee di polvere bianca; Gregorio è perfettamente riconoscibile in piedi accanto alla donna, le mani tra i capelli arruffati e una smorfia mista di terrore e smarrimento. Enrico sa dei vizi del fratello, della coca e delle troie. Anche queste sono scelte. E sa che in parte è colpa sua, perchè lui dei due è sempre stato quello più bravo e buono, il fratellino capace e, per loro padre, il figlio sul quale investire tutto. Quello che però non sapeva, fino a poco prima, è quanto profonda potesse essere la latrina in cui Gregorio era capace di ficcarsi. Enrico rilegge il bigliettino allegato alla foto. Due sole parole: Omicidio. Dimissioni. Diciotto lettere che pesano come una montagna sulle sue spalle. Nessuna firma né altre spiegazioni, ma non ce n'è bisogno. Il Primo Ministro non è uno stupido e capisce perfettamente cosa vogliano dire, così come sa benissimo che il partito è pieno di sciacalli pronti a fiondarsi sulla sua carcassa ancora fresca e a prendersi lo scettro, senza pensare al leader del partito avversario. Di chiunque sia la mano che impugna la pistola, il mirino è puntato sulla fronte di Enrico. Se sceglie di ignorare le minacce, di non dimettersi o denunciare l'accaduto, è un attimo che si sposti su quella del fratello. Un uomo è le decisioni che prende. Affrontare l'irreparabile. Rinunciare al potere e ai frutti di una vita di lavoro, uscire di scena sul più bello per salvare il culo di un fratello idiota, capace solo di assecondare i propri vizi e di rovinare tutto quello che lui ha guadagnato con il sudore. Pillola rossa. Fare finta di nulla, tornare a immergersi nel comodo tepore della sua poltrona e lasciare che quei figli di puttana restino con il cerino in mano, che denuncino Gregorio, che lo incriminino per omicidio e lo chiudano in una gabbia a raccogliere i cocci di un vaso che in fondo ha deciso lui di rompere. Pillola azzurra. Il televisore al plasma del ristorante trasmette le immagini, senza sonoro perché dai diffusori posti ai quattro angoli in alto piove una magnifica jam session. Gregorio segue il ritmo jazz ticchettando le dita sul tavolo mentre fissa lo schermo. Edizione straordinaria. L'audio non è necessario, il testo racchiuso nel rettangolo blu e rosso che occupa la parte inferiore del quadro è chiarissimo: Il Primo Ministro Vassani fa un passo indietro. Alla base della decisione motivazioni familiari non meglio precisate. La parte superiore è quasi interamente occupata dal mezzo busto di Enrico, in abito scuro e cravatta regimental, nascosto in parte da una fitta fila di microfoni. Gregorio pianta i suoi occhi in quelli di Enrico che non può ricambiare lo sguardo. Deglutisce. Sposta la vista solo per qualche attimo, perché una donna rossa è entrata nel ristorante, gli ha fatto un cenno e ha lasciato una borsa sul tavolo di fianco al suo prima di andarsene di nuovo. Mentre osserva quel sedere procace allontanarsi, Gregorio ripensa a quanto era sexy senza vestiti addosso, anche sporca di sangue finto se la sarebbe fatta, magari sul tavolo pieno di coca. Si alza e prende la borsa. Tira leggermente la cerniera per controllare ci siano le banconote, ne valuta soddisfatto il peso e va verso l'uscita. Sulla soglia si gira a dare un'ultima occhiata allo schermo e ad Enrico. Un uomo è le decisioni che prende. Suo fratello ha scelto di non tradirlo. Anche stavolta si è rivelato il più bravo e buono tra i due. Oltre che l'unico fedele.
  7. Joyopi

    [Fdl 2018-3] La lupa (fuori concorso)

    Anche se è bella lunga la frase toglierei la virgola. E non andrei a capo con la frase dopo. O scrivi "Adesso anche per me" perché è evidente secondo me non regge benissimo la particella "a", oppure (meglio secondo me) "Adesso appare anche a me chiara come..." Bella immagine. Ripetizione di rispetto (okay, li rispetta parecchio, però... ) meglio il bianco al posto del grigio se vuoi far intendere ci sia neve. Questo pezzo è di un realismo e di una potenza descrittiva spaventosi. Bellissimo, mi sembra di essere lì in mezzo a loro due. taglia "nuovi" perché "a loro sconosciuti" li qualifica già come novità. Questa la taglierei perché ha troppo il sapore di un'anticipazione. Quanta tristezza in questa frase. Magistrale. Finale fantastico. L'immagine della foresta che si cinge alla lupa in un ultimo abbraccio è potentissima, di grande poesia, oltre che per nulla banale. L'inizio della nevicata è pure molto azzeccato, anche se meno originale, ma quelli come noi (romantici, immersi nelle emozioni "buie", quelle che scaturiscono solo dalla tragedia, dalla fine) sono inevitabilmente legati a scene del genere, dal sapore bagnato e nostalgico. L'ululato del lupo che arriva sul luogo della tragedia (tocco di classe, non so se del tutto voluto, il fatto che in un racconto sui lupi è l'unico momento in cui ascoltiamo un lupo ululare) chiude perfettamente la scena. L'ho proprio visualizzato che compare da un crinale tra gli alberi, mentre la compagna chiude gli occhi e se ne va per sempre, con il suo piccolo al suo fianco... Bello, Platuzzo, molto. Innanzitutto lo stile è costruito ad arte per disegnare un atmosfera di perenni inverni, di foreste e di natute selvagge senza però perdersi in eccessive digressioni descrittive... ho trovato infatti molto equilibrato il rapporto tra azione, scorrimento della storia, pensieri, emozioni e descrizioni, in un'alternanza di frasi per lo più brevi e secche (tranne qualche passaggio che ci sta tutto) che si soffermano la prima su di un aspetto, la seconda sull'altro, la terza sull'altro ancora ecc. Non so se mi sono spiegato proprio bene... Uno dei punti forti di questo racconto, comunque, è la totale immersione in un pov per nulla facile da trattare: abbiamo una storia di vita selvaggia, di lotta per la sopravvivenza, di ricerca del proprio posto e di istinto, di caccia, di morte, certo... un ciclo di vita come ce ne sono miliardi tutti i giorni sul nostro mondo, e che proprio per questo ne sono l'essenza. Ma io ho letto anche una storia d'amore, materno, maschile e femminile, universale. È qui la grande bravura: la lupa è LUPA, prova emozioni e sensazioni che non la fanno figurare come un essere umano che interpreta una lupa ma al contrario è coerente con quello che (da totale ignorante del mondo animale) mi aspetterei da lei: il mondo è filtrato dagli odori, "sente" il lupo che la punta, cerca di tranquillizzare il figlio passandogli la lingua sul muso... Stesso identico discorso per il lupo, che solitario va e viene per procurare il cibo alla sua famiglia, mostra il proprio "amore" con rare strofinate di muso e mostrando i denti... e infine ulula il suo dolore. Bello, molto bello. Regna.
  8. Joyopi

    Guanto di Sfida

    In giro per una afosa ma piovosa e Napoli, deserta e perciò molto più bella... niente granita nè ustioni per me, basta uno spritz... Ci sono, entro domani scrivo il finale e arrivo, sul gong!
  9. Joyopi

    [FdI 2018-2] Una circostanza inspiegabile

    Vero, qui come in altri punti ho dovuto tagliare per rientrare nei limiti di caratteri e qualche frase è venuta un po' monca. Diciamo che è un'anticipazione di quanto avverrà alla fine... lui è il pesce che abbocca all'amo. Grazie! Vero, non c'avevo pensato! Che non a tutti è piaciuto in realtà. Ci sta, alla fine era un giochino nel racconto. Sì, gli ultimi due proprio non ce l'ho fatta a inserirli. Giusto Mac, lo intendevo in senso metaforico, come a dire che la sua morte avrebbe ripagato in un certo senso i creditori. È venuta così e così... Vero, ma almeno la continua con un po' di grana in tasca, il che non fa mai male soprattutto se devi ricominciare, no? Oh, yes! Ovviamente bisogna accettare ed entrare nella mentalità abbastanza "sui generis" e surreale dell'intero racconto. tipo qui: se mi sottolinei che il protagonista ha la passione per il gioco degli scacchi ci vedo un calcolo da parte tua e la cosa non mi piace, rende tutto più artefatto. Grazie Platuzzo (regna). Sì, ho dovuto tagliare un bel po' per rientrare nei limiti. Riguardo al grassetto, si tratta solo di uno dei miei giochini, mi divertiva vedere se riuscivo a buttarci dentro un po' tutte le parole tema in maniera coerente, ma capisco che possa disturbare. In realtà devo dire che questo modo di procedere mi ha addirittura aiutato nel dare uno svolgimento al dialogo e al racconto. E non ho mai letto nessuno dei tre! In più di un punto, purtroppo, però accetto il suggerimento. Non fa una grinza! Sai che forse sei tra le poche che l'hanno afferrata? Vero, in realtà non convinceva del tutto neanche me ma non riuscivo a trovare qualcosa di meglio (che non fosse più lungo). Vedi sopra. Ci sta. In mia difesa dico solo che per far accettare al lettore l'assurdità dell'incontro ho scelto di soffermarmi un po' su di esso, un modo per farlo interiorizzare prima di virare verso il centro del racconto. Grazie! Non ho letto il romanzo di cui parli, ma l'idea dell'incontro col doppio in verità mi è venuta da un racconto di Borges. Lì il doppio era il protagonista, ma con 60 anni in meno... @Kikki, @Emy @bwv582, @Rica, @Andrea28, @camparino, @Vincenzo IennacoIennaco, @-Omega-, @M.T., @Macleo, @Heartmind, @Silverwillow, @Plata, @luca c., @Kuno, @Talia, @Pulsar, @paolati, @Befana Profana, @caipiroska, @IlMioNomeTrue, Ammazza quanti siete! Grazie mille a tutti voi per i suggerimenti, le critiche e i complimenti. Grazie davvero. Scusate se rispondo solo adesso e chiedo perdono a chi di voi non ho ricambiato il commento, giuro che mi rifarò. @simone volponia te no, niente ringraziamenti perché sei cattivo e brutto, non mi hai commentato e visto che ormai ti conosco questo vuol dire che il mio racconto ti faceva cagare!
  10. Joyopi

    Ferragosto d'inchiostro 2018 - Terza tappa

    Un fiorino!
  11. Joyopi

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Seconda tappa

    Così agisce un vero Re. Quanta autorità in così poche righe...
  12. Joyopi

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Seconda tappa

    Complimenti a vincitori, perditori e a chi sta a metà del guado. Bravi tutti!
  13. Joyopi

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Off Topic

    E la banana? Suoooona!
  14. Joyopi

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Off Topic

    Già fatto, caro!
  15. Joyopi

    [FdI 2018-2] Casa nuova

    bello, una pennellata d'autore! Se avessi scritto tutto il pezzo così... Scherzo, sempre bravissimo. L'idea è molto semplice e anche il modo in cui la comunichi. Racconto molto soft, ma anche molto intelligente. Forse mi è mancato il bum, ma... niente, bravo, bis!
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