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Anglares

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    Roma

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  1. Anglares

    Stereotipo

    @Dark Smile ciao, Sono lieto di ritrovarti in Officina. Stereotipo ma anche conformista, mi sembra di capire. Maschere, manichini che rivestono un vuoto interiore a cui fa eco il piazzale deserto: si materializzano delle negatività il cui contrappunto, da quello che evoca la struttura del componimento, è una sorta di indignazione morale. Qui evocata come polo positivo. Bene l'effetto dinamico scaturito dai giochi sinestetici che esaltano la dimensione intuitiva dell'atto poetico. Viene suggerita l'opposizione descritta sopra ma anche una serie di impulsi sensoriali annessi in un affresco dinamico e vivace. Proprio per assecondare questa vivacità ritengo importante che i versi stimolino l'immaginazione con descrizioni originali. Un po' poco efficace a tal riguardo la frase d'apertura: Dove l'immagine evocata manca di originalità, che invece ho trovato nel seguito. Altro punto incerto mi è sembrato questo: Questa assonanza che produce un'allitterazione (non voluta?), mi sembra tolga ritmo. Così come ogni ripetizione che non ha una legittimità semantica: Si rischia l'effetto elenco. La varietà della struttura dei versi aumenta lo stimolo dell'immaginazione. Da rilevare anche la ripetizione della parola cera. La parola tronca dà un accento arcaico forse non necessario. Mi sono soffermato sui punti che mi sembrano migliorabili ma la tua capacità di vedere con le parole mi affascina sempre. Spero di averti dato qualche spunto utile e di ritrovarti presto in Officina. Alla prossima.
  2. Anglares

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Ostica: Ostrica veramente difficile da aprire. KGUCJROXEPBDQALIHVTMWFNSY
  3. Anglares

    Undici. I miei anni allora

    @Rica concordo. La mia riflessione era riguardo a questo: Ma la tua risposta mi fa capire che hai sotto controllo la cosa. è solo un esempio per dire che un oggetto può entrare nel racconto senza la necessità di essere affiancato a un aggettivo. Qui secondo me devi fidarti di più del lettore. Nel momento in cui concettualizza un passaggio lo completa di tutte le informazioni mancanti. Ad esempio non hai descritto fisicamente la protagonista ma tutti i lettori l'hanno vista. Chi bionda, chi mora, chi con i capelli corti, chi lunghi, chi più magra... Ognuno ha visto la sua protagonista.
  4. Anglares

    [Natale 2018-1] Le mille luci del Natale

    @Ippolita2018 ciao, Non partecipo al contest e di solito non commento i testi in concorso. Però, ho notato ora il tuo racconto e sono lieto di aver letto qualcosa di tuo. Spero di ritrovarti presto, magari anche nella sezione poesia. Un saluto anche a @Emy che credo sia coautrice.
  5. Anglares

    Undici. I miei anni allora

    @Rica rieccomi da te. A me piace confondere le carte. Mostrare le cose da un punto di vista insolito, ambivalente, o descrivere qualcosa dandone un ritratto straniante. Credo che questo attivi il senso critico e creativo di chi legge, rivelando qualcosa sia del lettore che dell'autore. Nei tuoi testi trovo sempre una forte tensione morale. Descrivi situazioni in cui i personaggi vengono illuminati da un senso del giusto e sono legati da intrecci affettivi complessi. Frustrazioni, incomprensioni, incomunicabilità e tutto un non detto che crea un accumulo nello svolgimento, preparando il finale. La tua capacità di tenere il racconto "a fuoco" su questo aspetto mi affascina: come ho notato in altri tuoi scritti c'è spesso una schema preciso tra personaggi positivi e negativi. Questa nitidezza che non mi appartiene esprime ai miei occhi un senso di bellezza, perché rende una descrizione di fatti qualcosa di vivo. E non perché hai usato uno stile narrativo anziché un altro, come leggo nella discussione. Ma perché è il tuo modo di sentire. Te lo dimostra il fatto che non è la prima volta che evidenzio questi aspetti. Questo innesca sempre una riflessione su come si vive e sul rapporto tra le persone, e i tuoi racconti sono pieni di input sul tema. Ma queste sono considerazioni che potrei utilizzare per qualsiasi tuo racconto. Diciamo qualcosa su questo. Al centro del racconto c'è il rapporto madre-figlia, come non dovrebbe essere nella prima parte. Come dovrebbe essere nella seconda. Nei pensieri della protagonista abbiamo entrambi i momenti. Tutto quel lavoro di interiorizzazione, il notare dettagli che rafforzano le sue impressioni, va a puntellare lo schema descritto inizialmente. A me questo arriva. Sono sempre molto scettico su queste "correnti" di scrittura con cui si fa credere a qualcuno che è "più scrittore" perché scrive una frase in un modo (fatalmente quella di un determinato stile narrativo) anziché in un altro. Non nego che uno scrittore debba lavorare sulla tecnica e lo stile. Sono importanti. Ma ci sono scuole di scrittura che insegnano a guardare o a pensare? Credo che questo sia il problema principale di qualsiasi esigenza comunicativa, quindi di chi scrive. Se torno a leggerti è perché trovo nella tua scrittura questa sensibilità. Spesso ho l'impressione che se per una volta molti autori, anche famosi, invece di raccontare come scrivono, raccontassero più esplicitamente come vedono il mondo, apparirebbero più mostruosi e più piccoli di quello che fanno apparire. Si può obbiettare che uno scrittore è uno scrittore. Ma scrivere è pensare. Questa divagazione mi serve per dirti che il mio consiglio è di non modellare il tuo modo scrivere su uno stile di maniera. C'è già in te il perché della tuo scrivere. Non credo che sia un aggettivo a rendere vivo un oggetto, ma il suo essere in rapporto con la rete di significati che vai tessendo nel racconto. Ad esempio nella prima parte della storia sarebbe bastato citare la presenza di una confezione di assorbenti presente in casa, senza aggettivi o altro, lasciando dedurre che la madre (come di fatto avviene già nel racconto) non ha pensato di dare alla figlia (come avviene nella seconda parte) e che la protagonista non ha il coraggio (o la consapevolezza) di chiedere. Ovviamente ti giochi questa carta nella seconda parte del racconto e inserirla anche nella prima creerebbe uno schema troppo speculare. Ma è per dire che possiamo arrivare a esprimere quello che vogliamo per infinite strade. Anche la lasagna. Non si anima perché le diamo un colore. Ma perché nel racconto viene associata a un momento traumatico della protagonista; infatti nel finale non ritorna per il suo colore ma per il valore emotivo che le hai impresso precedentemente. E già qui hai da sola scavalcato Carver. Disseminare aggettivi per vezzo stilistico crea un effetto posticcio. Dobbiamo cercare la nostra voce e avere qualcosa da dire. Tu lo hai e devi preservarlo per te e per chi ama leggerti. Questo è il mio consiglio. Grazie per essere tornata.
  6. Anglares

    L'uomo a testa in giù

    @Rica autrice-ispiratrice di questo testo. Le parole nella loro funzione di mediazione, sono anche uno specchio. E le sensazioni si rimbalzano. Ti ho vista attraverso le tue parole, che ho riscelto pensandoti, tu mi hai visto attraverso questi versi. Attraverso parole originariamente tue hai ritrovato la mia voce: questo potere della scrittura non finirà mai di stupirmi. Scrivere è rivelarsi, guardarsi dentro e mostrarsi; la nudità dell'anima. Questo riconoscersi, il riscoprire la voce, lo sguardo di un'altra persona, denota il valore umano di quest'arte. Non riesco a pensare a un'oggettività della scrittura, a uno "stile" che valga in quanto tale. Ma solo e unicamente a quella dove il linguaggio è una posta totale per far comunicare delle sensibilità. L'autenticità di un atto espressivo è per me tutto. Se questo è arrivato, se quella carezza è esistita, questo atto creativo è divenuto reale. E vale per me come il raggiungimento di un qualsiasi obiettivo letterario. Si scrive per rendere reali le nostre emozioni. Il tuo esser contenta mi onora.
  7. Anglares

    Undici. I miei anni allora

    @Rica grazie Lieto di ritrovarti in Officina come autrice. Ripasso per un commento.
  8. Anglares

    Pedala

    @Leo Dellarno ciao, benvenuto nel WD Una poesia breve e con un proposito di semplicità. Entrambi evidenti e riconoscibili. Eppure vedo dei possibili miglioramenti che vado a illustrarti. L'incipit è buono, con il contrasto tra l'avanzare (pedalando) e un mondo che arretra. Il seguito vuole dire che il poeta ha avuto un'esperienza più gratificante in un viaggio interiore che in quello fisico. Inoltre che il ritorno a uno stato di veglia, cancella la meraviglia di questo viaggio. In astratto, il confronto tra la realtà e la dimensione dell'inconscio ha un grande potenziale suggestivo. Hai scelto di comporre i versi in una forma libera, cosa che apprezzo, ma questo carica di maggiori aspettative il contenuto. Se immaginiamo il sentire le parole, il loro sceglierle, come un flusso, o meglio come un fiume, queste portano con se qualcosa di sedimentato. Setacciano l'anima. In questo flusso dovremmo trovare i sedimenti del nostro sentire. Una ricchezza di suggestioni che esprime la poeticità della parola. Nel componimento ho trovato poco di questo substrato. Così, lo schema di contenuto mostrato sopra è semplicemente detto, ma non esibito. Sarebbe stato utile l'uso di qualche figura retorica più incisiva, tale da conferire maggiore evocatività a un'intuizione che ha grandi potenzialità. Spero di averti dato degli spunti utili su cui lavorare. Alla prossima.
  9. Anglares

    Ti auguro

    @IreneM eccomi da te Hai estratto dal testo un componimento elegante e... luminoso. La struttura è giocata sul contrasto luce-oscurità, forse anche troppo simmetrico. Manca forse un passaggio che "distragga", rendendo l'intuizione di questo schema meno diretto. Un po' come un racconto in cui i protagonisti arrivano al finale senza un'inconveniente. Credo che bisogna dare al lettore l'impressione che sia lui a scoprire il senso di quello che legge, anche perché è così, molto più di quello che l'autore può prevedere. Concordo sul fatto che il verso su una lama di buio lontanissimo sia particolarmente efficace. Una lama di oscurità è complessa da concettualizzare perché si è portati a individuare una lama di luce, e l'azione di porla lontanissima rende la visualizzazione più complessa. Dunque un'immagine che fa lavorare la fantasia. Da notare anche che quella lama si contrappone al chiarore aperto, visualizzando un altro contrappunto logico tra qualcosa di diffuso e qualcosa di concentrato. Nell'insieme la poesia si pone come un dono, un auspicio di felicità-luminosità. Messaggio che arriva pienamente. Trovo anche piacevole la scansione dei versi e i tempi. In conclusione, secondo me, esperimento riuscito. Alla prossima.
  10. Anglares

    Milano, ovunque

    @massimopud ciao, Una poesia che mi fa doppiamente piacere. Perché alimenta questa bella iniziativa e perché permette di vedere un testo con cui ho giocato, da un altro punto di vista. Io ho reinterpretato il testo con una lettura visionaria del paesaggio e scopro che non ho visto per niente la città: completamente svanita dall'immagine che ho provato a descrivere. Qui entriamo a Milano, c'è l'eco della sua operosità e lo sfondo di un cielo delimitato dagli edifici. Buona la scelta delle parole da cui estrai un ritratto compiuto. Quasi cinematografico l'effetto visivo, con l'immagine della città dove il mezzogiorno scende (un ribaltamento visto che è il picco più alto della parabola giornaliera), con una panoramica a stringere tra le strade, dove la gente va a lavoro, fino alle botteghe. Poi l'inquadratura sale verso il cielo, dove le mura determinano lo spazio. Molto bella quest'immagine finale del cielo che si fa muro (e non soffitto), evocando il movimento verso su dello sguardo. Chissà che non escano fuori altri sguardi del ramo del lago. Alla prossima.
  11. Anglares

    L'uomo a testa in giù

    Ciao @Floriana Caro Non devi mai chiedere scusa per un'interpretazione. La tua vale quanto la mia, e io ti ringrazierò sempre quando vieni a condividere la tua. Grazie della lettura. Alla prossima.
  12. Anglares

    L'uomo a testa in giù

    @IreneM grazie del passaggio. ehm... Surreale? Metafisico? È il momento in cui ci si ritrova. L'oscillazione tra qualcosa di vuoto, suggestioni sensoriali, e il ricordo di quella purezza che si ha da bambini, in cui i sogni sono solidissimi. Ritrovare il bambino che è in noi ci restituisce la capacità di sognare. Questo verso mi ha chiamato subito, ci ho sentito un eco a De Andrè ("Crocifisso con forchette che si usano a cena" Coda di lupo) Ma è facile, facile, non hai visto l'avatar della persona a cui è dedicato? Dai @Rica che rimettiamo quell'omino in piedi! Non l'ho limata molto ma ho preferito dare la preferenza all'impatto delle parole. Perché la poesia è un linguaggio, un tramite per comunicare con sé stessi e gli altri, e contano prima di tutto le persone e le emozioni. Poi passo a commentare la tua. Alla prossima.
  13. @IreneM tu non potevi mancare!
  14. Un altro mio contributo all'iniziativa vediamo chi altro si cimenta...
  15. Anglares

    La voce del lago di Como

    Commento. Testo che aderisce all'iniziativa una poesia in regalo. A tutti gli studenti che si sono trovati a leggere questa pagina perdendosi (o distraendosi) in mille pensieri. Al ricordo, deformato, idealizzato, interiorizzato che ognuno ha di questo testo. Elaborazione: "Chiunque, senza esser pregato, s’intromette a rifar l’opera altrui, s’espone a rendere uno stretto conto della sua, e ne contrae in certo modo l’obbligazione: è questa una regola di fatto e di diritto, alla quale non pretendiam punto di sottrarci." La voce del lago di Como Due catene di seni ponte sensibile dove la voce si rompe second l’ossatura de’ ciottoloni il resto dà nome ai tempi
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