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Fraudolente

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  • Compleanno 09/09/1957

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    Uomo
  • Provenienza
    Romagna
  • Interessi
    Storia, genealogia, lettura e scrittura, mtb e trekking

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  1. Fraudolente

    Le memorie e i diritti degli eredi

    In questo caso l'autore consegna a un figlio le memorie, scritte a mano. L'intenzione sarebbe di donarle a questo figlio, e non ad altri eredi, ma non ci sono prove e nel testamento non sono citate. Il timore è che nasca un contenzioso con altri eredi legittimi per "dividere" gli importi derivanti dalla pubblicazione. Il primo scoglio: nel contratto con l'editore bisognerà dichiarare di essere in "possesso" dei diritti... @Avv.Lenti, grazie!
  2. ...con la differenza che io certi paragoni e/o riferimenti non li azzardo proprio. Non polemizzo. Magari fossi bravo quanto Wilbur Smith! Anche meno della metà, anche solo un decimo dei suoi lettori... Ho un amico che ha pubblicato a pagamento. Si è fatto fare un editing con i fiocchi e ha persino partecipato con successo a un premio letterario. La prossima volta, però, proverà con un piccolo editore free: ne fa una questione di orgoglio. @Whispering Wind, quando sarò famoso, anche un certo Wilbur pubblicherà a pagamento, e rosicherà d'invidia per i Fraudolente&Co, celeberrimi scrittori free del WD! Mi viene in mente Catalano: è meglio pubblicare free un bel romanzo e diventare famosi, piuttosto che spendere un sacco di soldi con un editore a pagamento per mettere in commercio un romanzetto invendibile, pieno di errori, che leggeranno solo quattro gatti e che finirà al macero. Ma è solo la mia opinione.
  3. L'editore a pagamento pubblica qualsiasi testo. Un editore vero no. Mettiamola così: puoi avere scritto un capolavoro che non ha mercato, come un saggio di filosofia per geni, e riuscirai a pubblicare solo a pagamento; puoi avere scritto una fetecchia, ma sei un Mauro Corona, e troverai un grande editore che pubblicherà, facendoti ricco e più volte ma con titoli diversi, la solita scontata tiritera. Nel primo caso avrai come lettore solo qualche amico, ma molto amico. Nel secondo ti leggeranno i lettori attratti dal tuo marchio, persone semplici che, talvolta, si accontenteranno di esibire la tua fatica nella libreria del soggiorno. Considerazione finale: l'editore a pagamento campa con i soldi che tu gli dai per pubblicare, l'editore free guadagna con i quattrini dei lettori. Indipendentemente dalla qualità del prodotto. Tuttavia, la maggior parte delle fetecchie va a finire nell'editoria a pagamento, e poi quasi sempre al macero, mentre credo che Wilbur Smith non abbia mai tirato fuori il becco di un quattrino per farsi pubblicare...
  4. Fraudolente

    Le memorie e i diritti degli eredi

    Tizio, prima di morire, consegna (dona?) le sue memorie nelle mani di Caio, uno dei figli. Nel testamento non sono citate. Caio vorrebbe provvedere a trascrivere e a pubblicare, ma ha questi dubbi: 1) i diritti appartengono solo a lui o a tutti i legittimi eredi? 2) qualora i diritti appartenessero a tutti gli eredi (come io credo), le eventuali spese da affrontare per la pubblicazione andrebbero ripartite in quote tra tutti gli eredi? 3) potrebbero uno o più eredi opporsi alla pubblicazione? 4) qualora Caio affrontasse da solo tutte le spese di cui sopra, potrebbe detrarle dagli eventuali proventi dei diritti prima di dividere questi ultimi con gli altri eredi?
  5. Sì, temo che i lettori (e le lettrici...) del genere non avrebbero apprezzato un romanzo cruento. Il tuo è un ottimo rosa, si legge molto bene e velocemente. Per rivolgersi a un pubblico più ampio, ma in tal caso niente Harmony, si sarebbe meritato un "approfondimento" storico più "intenso". Per riassumere: un bel romanzo rosa, anche se la trama, per di più tratta da fatti realmente accaduti, si sarebbe prestata anche a un poderoso romanzo storico con i fiocchi. Alla guida di una Ferrari, non sei scesa in pista, non hai spremuto il motore: sei andata al bar per una colazione, dove il bolide ha fatto un figurone. Ma immagina quanto ti avrebbe applaudito il folto pubblico accalcato (quando si potrà!) sulle tribune dell'autodromo di Imola.
  6. Titolo: Qualunque sia il tuo nome Autore: Laura Baldo Editore: HarperCollins Italia Pagine: 299 ISBN: 9788830509238 Genere: Romance storico Formato: Cartaceo Prezzo: 6,90 Trama Durante la seconda guerra mondiale, un gruppo di “banditi” polacchi dell’Unione per la Lotta Armata stermina un drappello delle truppe di occupazione tedesche. L’unico sopravvissuto, un ufficiale della Gestapo, si rifugia ferito nel fienile della stessa fattoria dove hanno la loro base i partigiani. Anna, la nipote della proprietaria della fattoria, lo nasconde e lo cura. I due si innamorano: a dispetto delle difficoltà, e delle atrocità causate dall’odio tra le opposte fazioni, riusciranno i due giovani a sopravvivere e a coronare il loro sogno d’amore? Il finale non è scontato. Recensione Lo spunto è interessante: può l’amore trionfare sull’odio tra nemici? Anche senza scomodare i Montecchi e i Capuleti di Shakespeare, è ovvio che le aspettative, di fronte a un tema tanto impegnativo, siano elevate. Laura Baldo esprime con realismo i sentimenti e i dubbi dei protagonisti, mantenendo sempre l’attenzione sul contrasto odio e amore. La lettura procede gradevole, senza intoppi, coinvolgendo in una suspense intrigante che permea tutto il romanzo: agguati, insurrezioni, sospetti e tradimenti movimentano la trama, inedita, interessante e fondata su fatti realmente accaduti. Tutto ok, quindi? Sì, se prendiamo “Qualunque sia il tuo nome” come un romance tout court, e ci rivolgiamo soltanto agli amanti del genere. Ma, se pretendiamo di leggerlo anche come storico la faccenda cambia. La scelta di improntare la narrazione al presente avrebbe dovuto immergere il lettore nel vivo del racconto, rendendolo più partecipe, una sorta di show don't tell con realismo storico crudo ed efficace: siamo in guerra, perbacco, e i personaggi, anche quelli secondari, non vanno raccontati, ma devono uscire nitidi e vivi dalla violenza delle loro azioni. D’accordo, l’amore è l’amore, ma anche l’odio è l’odio, e l’autrice punta troppo sui buoni sentimenti, con l’indulgenza propria del romance. L’occupazione tedesca, le torture per interrogare i prigionieri, i bombardamenti, le grida delle vittime, l’odore del sangue, la disperazione dei sopravvissuti rimangono in secondo piano, un po’ tirati via, in sintesi sottaciuti, o trascurati, per addolcire la storia. Anche l’ambientazione, nei campi di prigionia, nei boschi, nella città bombardata, nei comandi tedeschi, avrebbe meritato una maggiore cura dei dettagli, per immergere di più il lettore nel presente . Non ho trovato errori particolari o refusi, e devo segnalare un bell’incipit che invoglia a proseguire la lettura. Lo stile è scorrevole e, se siete amanti del romanzo d’amore, “Qualunque sia il tuo nome” sarà per voi una piacevolissima lettura, veloce, intrigante e ben dosata, dove i sentimenti prevarranno sullo sfondo edulcorato della guerra.
  7. Fraudolente

    [MI 138] Triglie (Fuori concorso)

    Anche a me. Sono un ciclista solitario, che si inerpica sulle montagne contando le pedalate, e che sfrutta i tratti più dolci per elaborare le trame dei romanzi. Non ho ancora capito dove e quale sia la realtà.
  8. Fraudolente

    Fuoco Nero - Aldo Mošnja [Comitato di lettura]

    Lo Scrittore non è quel concorso dove gli autori si leggono reciprocamente? Temo abbia un valore relativo. Il tuo modo di scrivere, crudo e conciso, non è per tutti e non è detto che un buon libro sia necessariamente un best seller. Anzi... Vero anche il contrario: un libro scritto con i piedi da uno dei tanti Fabio Volo può vendere migliaia di copie. Il tuo romanzo è particolare, ben scritto ma particolare. Questioni di mercato. E di gusti e sensibilità.
  9. Titolo: Fuoco Nero Autore: Aldo Mošnja Casa editrice: Self publishing / Pod Pagine: 240 ISBN : 9781713123996 Genere: Avventura /giallo Formato: cartaceo digitale Prezzo: 9,88 / 2,99 / gratuito con Kindle Unlimited Trama Un miracoloso medicinale, in grado di far sopravvivere persino i moribondi e di guarire in fretta e miracolosamente i feriti e i malati, in mano a malintenzionati e spacciatori può trasformarsi in una nuova e potentissima droga. Teodor, giovane agente serbo dell’Interpol, con l’aiuto dell’architetto croato Zlatlan Ribar, indaga sul Fuoco nero e sugli efferati delitti di Torino. Non posso raccontare troppo per non rovinare la suspense. Recensione Aldo Mosnja utilizza il filtro dei flashback di un reduce della guerra in Jugoslavia per indugiare sui sentimenti e sulle profonde motivazioni che trasformano un uomo innamorato in un soldato: “Perché voi maschi siete così stupidi? Perché non butti via il fucile e vieni via con me?” Un amaro sorriso. “Ti lascio il mio cuore, ma non sono un disertore; un soldato che torna dal fronte ringrazia di non essere tra i morti; un disertore vive per sempre con i compagni morti che gli tormentano la coscienza.” Mosnja non è uno scrittore comune. Infatti, pur rientrando nei canoni del genere (cioè violenza e orge sataniche, ma senza esagerare per non scadere nel cattivo gusto), il romanzo sconfina nel campo dell’etica. L’autore scava nella psiche dei personaggi per dare un senso alle loro azioni. Insomma, non tutti i buoni sono poi così buoni, e lo stesso vale per i cattivi: notevole! La droga, il famigerato Fuoco Nero, libera dalle inibizioni, svelando la vera indole della rispettabile bestia umana. Il lettore si chiede: l’uomo è quello conforme alla normalità e alle consuetudini, o quello che si scatena con la pillolina nera? Mi sono piaciuti molto i flashback, mai invasivi e che non distolgono dalla narrazione, utilizzati per caratterizzare i personaggi. Bellissima Ester, l’insegnante stufa della scuola e degli allievi, e interessante il reduce Zlatlan, che non dimentica, tormentato da una profezia e dalla paura di abbandonare la sua donna: non è il solito Rambo in pensione, anche se si tiene in forma e continua ad allenarsi, ma il pittore, buono e cattivo, che rinasce dalle ceneri della fenice e non vede l’ora di fuggire in campagna. Meno profondo, ma non per questo deludente, il giovane serbo dell’Interpol. Tremenda e affascinante la doppia personalità di Liv. L’ambientazione invece delude un po’: avrei preferito più dettagli, per trasmettere meglio la cupezza di alcune situazioni. Ma temo che ciò avrebbe stonato con lo stile dell’autore. Aldo Mosnja non la vuole tanto lunga, va dritto al sodo. Molti fatti e pochi aggettivi, frasi ponderate ma così concise che, all’inizio, mi hanno sconcertato. Poi si entra nel ritmo, rapido e burrascoso. E ti prende. Non me lo aspettavo: ti bevi il romanzo velocemente, non hai pause, cambi scena senza intermezzi. Ribadisco: non è il solito scrittore. Riesce a trasmettere e a caratterizzare senza dilungarsi, brusco e incisivo. Se siete abituati al giallo cruento, magari tradotto dall’inglese, rimarrete sorpresi. Altra nota positiva: pochissimi gli errori e i refusi. Penso si sia capito: Fuoco Nero mi è piaciuto molto. E, ancor più strano, nonostante lo stile dell’autore non sia il mio preferito. L’unico difetto è che il romanzo è troppo breve. Finisce subito. Ma è un difetto?
  10. Fraudolente

    Unpopular opinion

    La storia la scrivono i vincitori, che si propongono sempre come belli e buoni. Spero che tu non alluda a me. Non ti fidare del traduttore google: Über alles significa al di sopra di tutti Ok, ragazzi, stiamo tutti scrivendo ovvie verità. Non entro nel merito della interpretazione storica, e neppure di quella letteraria. Quel Über alles è antipatico: ricorda i milioni di morti di due guerre mondiali, e un attuale comportamento politico arrogante (eufemismo!) nei confronti degli altri stati europei, passando per la povera Grecia e sino ai tempi del coronavirus. E, data la potenza economica e politica della Germania, soprattutto dopo la caduta del muro e l'introduzione dell'euro, pare che, anche questa volta, la storia sia interpretata dai vincitori, dai nuovi padroni. Dai barbari... E se fosse davvero colpa di Varo?
  11. Fraudolente

    Unpopular opinion

    Il tempo del verbo è sbagliato. Temo che tu ti illuda. Puoi cantare come vuoi, ma il risultato non cambia. Dai tempi di Varo e delle sue legioni...
  12. Fraudolente

    Unpopular opinion

    Grazie @L'antipatico per il chiarimento. Quindi i crucchi non si sentono o non si sono mai sentiti über alles. E quando cantano il loro inno non vogliono in alcun modo significare che il popolo tedesco è da considerarsi superiore agli altri popoli, bensì che il suo desiderio più grande è quello di essere riunito sotto a un'unica bandiera. Non è questo il luogo, e mi scuso. Se vuoi, ma privatamente, fammi sapere chi è il comodone vile che propina.
  13. Fraudolente

    Unpopular opinion

    Con un imbarazzante über alles...
  14. Fraudolente

    Cosa state leggendo?

    Sto ripassando dopo anni Uccelli da preda (Birds of Prey) di Wilbur Smith. Il tomo ha una patina di antico e qualche macchia di muffa, ma la borsa conta poco o nulla: quello che importa è il contenuto. Il buon Wilbur è un vero maestro, la trama ti prende, ti avvince e non vorresti mai interrompere la lettura. Leggo tanto, e me lo sono quasi dimenticato... Un solo difetto: ci vorrebbe un ultimo giro da parte di un bravo correttore di bozze.
  15. Fraudolente

    Come scrivere una lettera di presentazione a un editore

    Non è e non era mia intenzione offendere. Forse sono stato troppo deciso, e me ne scuso. Il suggerimento a un nuovo collega del forum che vuole proporre un lavoro all'editore è il seguente: sii "umile", così sorprenderai positivamente chi esaminerà. Se ti chiami Burioni devi specificare che sei l'esimio docente che va in televisione da Fazio, e non un omonimo. Se sei un "normale" docente che ha goduto di una visibilità "normale", insistere sul "titolo" non solo non aiuta, ma potrebbe essere controproducente, soprattutto se sei all'esordio e non hai mai pubblicato. Sì, è vero, sono pieno di pregiudizi. Ma uno dei miei amici più cari era proprio un prof di lettere in pensione, una delle persone più colte che io abbia mai conosciuto. Scriveva saggi di filosofia e incantava con "lezioni" entusiasmanti persino le "capre" sgarbiane come l'ignorante Fraudolente. E posso assicurare che mai si presentava come professore. "Ciao, sono Ambrogio."
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