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Fraudolente

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    Romagna
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    Storia, genealogia, lettura e scrittura, mtb e trekking

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  1. E sia! Viva Camparino, viveur goliardico e scanzonato!
  2. Lo sanno tutti che fumava solo Lucky Strike... Secondo me potrebbe rappresentare un problema solo se lo dovessi presentare come romanzo storico Cerca, per quanto ti è possibile, di ambientare con correttezza. Non è difficile e crea interesse anche da parte di chi è preparato: basta studiare, e vedrai che troverai anche nuovi "spunti".
  3. Sì, direi che qualche problemino di troppo te lo fai. Capisco il romanzo corale, mi piace e... lo scrivo. Lo gradiscono anche i miei lettori, ma non sono poi così tanti da potere essere considerati una tendenza di mercato. Purtroppo. A un romanzo storico partecipano due generi di personaggi: quelli realmente esistiti e quelli di fantasia. Se vuoi descrivere un tizio che ha una storia, devi documentarti rigorosamente: un lettore come me, infatti, qualora si imbatta in una caratterizzazione che non corrisponde alle fonti, ti molla a metà la lettura. Lo stesso problema riguarda le descrizioni di ambienti, luoghi, abiti, cibo, arti, professioni, eccetera: non si può sbagliare, andare a spanne o, peggio, inventare. La mia soddisfazione più grande è stata la critica di un noto storico: "Non leggo quasi mai romanzi, ma il tuo me lo sono letto tutto. Mai mi sarei immaginato che si potesse raccontare, come hai fatto tu, una storia vera." Ecco, la mia storia era vera, documentata rigorosamente e inedita. Quanti lettori, tra le poche centinaia che si sono avventurati a leggermi, se ne sono accorti? Non lo so, ma se qualcuno avesse contestato la verosimiglianza, che figura avrei fatto? Mi è capitato di partecipare a una cena medievale dove mi hanno servito salsiccia, polenta e un ottimo Sangiovese: polenta e Sangiovese? Ecco, devi controllare tutti i dettagli: che armi usavano, come vestivano i signori, e come i popolani, i religiosi, i soldati, le donne e gli uomini, come e quando mangiavano, dove vivevano, come parlavano, chi e come lavorava la gleba, le stagioni, le date a seconda del calendario vigente, gli usi, i costumi e, mi raccomando, l'ambiente religioso... Se hai dubbi, ho scoperto che le università sono piene di gentilissimi professoroni.Trova le loro email e non avere paura di chiedere: sono tutti disponibili ad aiutarti! Sono uno scrittore, edito ma non famoso, e la contatto per... Di alcuni di loro sono pure diventato amico. Auguri, e facci sapere! E, se hai bisogno, siamo qui!
  4. L'angosciante autopromozione

    Se acquisto un libro, pretendo che sia scritto come si deve, secondo le regole, e che non ci siano errori e refusi: insomma, che lo abbia scritto un tizio che abbia padronanza della lingua e che sia stato editato da un professionista. Stiamo parlando dei requisiti minimi perché un libro sia "degno" di pubblicazione. Altre, e molto più importanti e rare, sono le caratteristiche di un "buon" libro: - la trama, per la gioia di @JPK Dike; - la personalità dell'autore, cioè come interpreta, mostra e racconta; - lo stile, cioè il "modo" di comporre il testo (comporre in senso musicale). La trama è frutto di ricerche e fantasia, ed è più valida se "originale". La personalità è l'inevitabile non trasparenza. Lo stile è quello che, ad esempio, ti emoziona, facendoti ridere, piangere, commuovere, terrorizzare, e chi più ne ha... Questi requisiti ti consentono di distinguere un autore da un altro autore, e l'uomo dall'automa. Temo che stiamo finendo OT: forse dovremmo discuterne altrove...
  5. L'angosciante autopromozione

    Forse la dobbiamo smettere di considerare i libri per categorie. C'è chi legge per farsi una cultura e chi lo fa per svagarsi. Le letture "impegnate" hanno un loro mercato, e quelle "leggere" idem. Il collega che si vergogna ha dei problemi... A me piace moltissimo Ken Follett e non me ne vergogno affatto! Ma, @AdStr, forse il collega ha gusti particolari, magari è uno che guarda La corazzata Potëmkin...
  6. L'angosciante autopromozione

    Sì, è proprio così: se vuoi emergere, non basta solo scrivere bene. Devi anche saperti vendere e trovare dei lettori.
  7. L'angosciante autopromozione

    Il vizio, in generale, cioè alcol, sesso, droga eccetera, è sempre stato motivo di ispirazione per gli artisti. Pensate alla droga e ai gruppi rock o, per rimanere sul classico, al Leopardi innamorato e agli amori sofferti di poeti, musicisti e scrittori. E anche la felicità, l'estasi, la perdita di una persona cara... Insomma, tutti i sentimenti e le sensazioni!
  8. L'angosciante autopromozione

    Che poi lo difenda è un altro paio di maniche. Pardon! Nel qual caso, dato che non conosci Pascoli e soci, e neppure Volo, prima di giudicare, difendere e mettere a posto tavoli e sedie zoppi, perchè non cogliere l'occasione per dare un'occhiata?
  9. L'angosciante autopromozione

    Dopo il confronto tra Hemingway e Volo (un po' come paragonare Mozart a Casadei), proporrei una riflessione sul settore di mercato dove intendiamo collocarci. Mi sono inventato una sorta di spam per promuovere i miei romanzi storici, e ho ottenuto un discreto riscontro di vendite. Grazie a questo espediente (ne sono molto geloso...) ho capito quale potrebbe essere il mio lettore tipo: scrivo per chi che non conosce la storia locale e i personaggi dei quali tratto. La reazione: chi si sarebbe mai immaginato che i fatti, all'epoca, fossero quelli che tu hai raccontato? Scrivo per chi, di solito, non legge Fabio Volo, che, infatti, non mi piace: un tizio buffo, caduto in una giacchetta impegnata e che si vergogna di sembrare un intellettuale. Ma un tizio indiscutibilmente in gamba e di successo... Tuttavia, anche qualora avessi un tavolino zoppo, non utilizzerei un tomo del noto pseudoscrittore per equilibrarlo. Un libro, per quanto non mi piaccia, è pur sempre un libro. Sarebbe comunque arduo sostenere che il signor Volo non abbia un suo mercato, e che non sappia promuovere le sue fatiche. E, se piace a @JPK Dike, vuol solo significare che il nostro amico condivide il gusto della maggior parte dei lettori e, quindi, mi interessa molto sapere quel che egli pensa e scrive. Mi rammarico, però, che non apprezzi e non conosca il povero Zvanì...
  10. L'angosciante autopromozione

    Ognuno di noi percorre una strada, e non è detto che sia sempre la stessa... Ammiro la volontà di @JPK Dike, non condivido le sue convinzioni, ma gli auguro comunque buon viaggio e buona fortuna. Tuttavia, quando scrive non posso che essere pienamente d'accordo!
  11. Le parole innominabili

    Assolutissimamente sì, piuttosto che e quant'altro, piuttosto che il business plan (businèss plàn, alla napoletana!), piuttosto che la bella location e piuttosto che... prisencolinensinainciusol.
  12. L'angosciante autopromozione

    Spero tu abbia ragione... E se davvero tu ricordi il Pascoli solo per per le dicerie che lo volevano fare menage a trois con le sorelle, mi spiace per te.
  13. L'angosciante autopromozione

    Tu sai di essermi simpatico, @JPK Dike, e spero che mi scuserai se sarò troppo sincero. Il gusto personale, come lo chiami tu, è quella peculiarità che differenzia il grande autore dalla massa degli altri scrittori. Potrai conoscere profondamente il lato tecnico, ma se non racconti (o mostri...) una storia interessante in modo avvincente e personale, fai come ti pare e studia tutto quello che vuoi, non sarai mai un grande, uno di quelli che i posteri ricorderanno. Quindi, ribadisco, se vuoi emergere (o uscire dall'emergenza...) sono indispensabili alcuni requisiti: 1) tecnica, ovvero la conoscenza della lingua e delle regole; 2) una trama valida e interessante; 3) l'occasione, il caso fortuito, chiamalo come vuoi, che porti a un buon editore (se Maradona fosse nato nel Medioevo non avrebbe mai avuto l'opportunità di diventare uno dei migliori calciatori al mondo...); 4) lo sbuzzo, cioè quella dote naturale che ti hanno regalato i tuoi genitori (ho fatto, per un breve periodo, il terzino, e posso assicurarti che, per quanto mi allenassi e mi applicassi, il risultato era mediocre: vedi l'esempio del suddetto Pibe al punto 3); Farò l'esempio del Pascoli per cercare di spiegarmi: fu un famoso latinista (termine orrendo!) e vinse tredici primi premi ai Certamina Hoeufftiana di Amsterdam. Noi, però, ce lo ricordiamo per la cavallina storna che portava colui che non ritorna, e non per i suoi perfetti versi in latino. E anche le sue poesie in italiano non sempre furono tutte allo stesso livello: alcune sono notissime e altre, invece, soltanto pochi addetti ai lavori le conoscono: come mai? Almeno per quanto mi riguarda, non voglio questionare per avere per forza ragione, e il whataboutism, che poi, tradotto, sarebbe evidenziare i difetti altrui per non parlare dei propri, sappi che non è nella mia indole. Sono fermamente convinto che se, quando scrivi, non ci metti cuore e passione (lo sbuzzo...) perché non ce li hai, è meglio che cambi mestiere. Ci sono giorni in cui la penna viaggia da sola, e sono quelli i momenti in cui tu scrivi le cose migliori. Tutto qui!
  14. Le parole innominabili

    Nel Medioevo Bastardo era anche un nome proprio di persona, e non un offesa. Bastardo era, ad esempio, il figlio illegittimo del signore e, come tale, fratellastro dell'erede. Idem Bastarda. Il figlio bastardo di un nobile stava molto meglio di un "villano". Tanto per meditare un po' sull'etimo degli insulti... Oggi anche a un cane si evita di dare del bastardo: adesso va per la maggiore "meticcio", perché il padrone della bestiola potrebbe offendersi. Infatti il cane se ne frega, beato lui, dei suoi incerti natali!
  15. L'angosciante autopromozione

    Perbacco, qualcuno che non guarda Sanremo! Sì, hai ragione. In fondo la presenza continuativa in televisione & Co è qualcosa di simile alla pubblicità: sei già un personaggio noto e non hai bisogno, per vendere, di investimenti per farti conoscere. Un affarone per gli editori... Compreranno il tuo libro per sapere cosa hai scritto, più o meno alla stregua di un numero di Novella 2000, dove i pettegoli vanno a cercare quello che hai fatto.
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