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Alberto E. Long

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Tutti i contenuti di Alberto E. Long

  1. Alberto E. Long

    Scrivere di se stessi

    Sono d'accordo con @Mathiel tranne che sul punto della citazione. Non dobbiamo essere l'unico fine, ma dobbiamo essere uno dei fini. Due fini ci dovrebbero essere, secondo me, nella scrittura: appunto se stessi (il primo) e tutti gli altri (il secondo). Scrivere per se stessi, per capirsi, per giungere a nuove forme di consapevolezza di cui usufruire in prima persona è la spinta primaria, senza la quale credo sia difficile sentire l'urgenza della scrittura; scrivere per gli altri è, come diceva Mathiel, una responsabilità: raggiunta una verità, un sentire, una proposta di strada da seguire per la felicità, o, nel meno impegnato dei casi, creata una bella storia, lo scrittore ha la responsabilità di non tenere il tesoretto per sé, di condividerlo per tentare almeno di fare agli altri quel poco di bene che può. Perciò, @nerinacodamozza, non ti devi preoccupare: guarda la cosa come un pregio: significa che hai davvero l'urgenza di scrivere e che nel farlo ti fai del bene. Basta che poi allarghi lo spettro d'interesse.
  2. Alberto E. Long

    Casa

    Commento Casa Ho tanta tanta nostalgia di quei momenti insieme io e te mano nella mano a camminare per vie di quella nostra amara città, per vie sperdute la sera, per strette vie di pietra io e te persi insieme sul fondo del mondo dell'Universo. Dicevamo di tornare a casa, ma non c'era bisogno. Avrei potuto dirti: siediti su di me, sulle mie gambe incrociate lungo il ciglio della strada, legati con le mani al mio collo - i cuori son già tutt'uno -, posa la piccola tua testa (affidala) nel caldo covile del mio petto, lasciati stringere, aggrappati a me. Tu l'avresti fatto. E avresti levato lo sguardo verso l'alto su di me, con gli occhi lucidi lampeggianti - secchi colmi d'acqua che trabocca - di ammirazione, di gratitudine: così mi hai insegnato ad amare. Saremmo stati io e te, piccole creature in quel piccolo canto tutto nostro, solo nostro a resistere, a salire insieme, l'uno all'altra aggrappati un passo dopo l'altro tutti i più duri gradini di roccia della vita, su cui spezzati tutti tutti cadono. Io e te insieme a Vivere per davvero, a crescere dritti con la straordinaria forza d'un germoglio, in quel piccolo canto tutto nostro, solo nostro, in quel solo sicuro nido in quella casa del mio abbraccio: sospesi nella vuota tenebra, nel vuoto nella Notte eterna...
  3. Alberto E. Long

    Casa

    @Ippolita2018: un'illazione poetica*, volevo dire, non illusione: un altro svarione del correttore.
  4. Alberto E. Long

    Casa

    Certamente te lo consento e certamente puoi, @Ippolita2018, altrimenti che l'ho postata a fare la poesia? Dunque, in realtà la tua proposta di troncare la prima strofa mi coglie alla sprovvista, non vorrei farlo, perché come ha notato @dirk è molto importante per definire l'ambientazione: la strada, la città, la notte, il momento sperduto, sospeso sul fondo dell'Universo. E l'unico lamento che mi pare ci sia è il "Ho tanta tanta nostalgia", che però è importante per me, per segnalare il momento di crisi a fini autobiografici: la mia poesia infatti ha l'intento di trattare temi possibilmente universali attraverso episodi personali; e se tieni conto che uno dei miei temi fondamentali è la lotta dell'uomo contro il passare del tempo (tema di certo non originale, ma sempre fondamentale e, io credo, mai banale), puoi comprendere quanto sia importante per me la componente autobiografica. Piuttosto posso provare ad aggiustare la prima strofa, a renderla più snella, se mi aiuti a capire esattamente cosa non funziona. Per quanto riguarda il refuso di "grazia" per "ragazza" mi dispiace deluderti ma non è stato un lapsus freudiano, ma più banalmente uno svarione del correttore del telefono, da cui ho postato la poesia. E d'altra parte sinceramente trovo molto più potente l'immagine di un uomo e una donna innamorati, creature limitate, finite, imperfette, che tuttavia col loro amore continuano a lottare contro il Nulla, piuttosto che una lotta analoga combattuta però da un uomo e dalla sua fede in qualcosa di superiore e perfetto e onnipotente. Più dura la lotta dei primi, più titanica, non trovi? Vorrei inoltre precisare che per me non è un'illusione quella di una protezione eterna nell'abbraccio, è un dato di fatto. Un dato di fatto poetico, non certo fisico, ma un dato di fatto. Voglio dire che chi vive di una vita profonda e consapevole del Nulla che giungerà, e si oppone (ad esempio e soprattutto con l'amore) a tale Nulla, scomparirà esattamente come tutti gli altri, è vero, ma lascerà un muto cenere di sè, una cenere silente e obliata risultante dalla propria strenua lotta. Non so se mi spiego, mi rendo conto che è un'illusione poetica assai discutibile oltre che astrusa. Ad ogni modo ti ringrazio infinitamente per il commento approfondito e per i consigli e gli aggiustamenti stilistici che mi hai proposto: a parte quello della mutilazione del componimento, ho già accolto gli altri nella mia versione scritta. @dirk, grazie anche a te del commento e dei consigli, sono contento che la mia poesia ti sia piaciuta. Per quanto riguarda l'ultima strofa, ti dico che no, il suo contenuto non è il medesimo della strofa precedente: la penultima strofa è la lotta di due innamorati contro la dura vita del mondo, contro le difficoltà terrene, l'ultima invece è la molto più dura e più profonda lotta contro il crudele vacuo Nulla che sopraggiunge dopo la morte, lotta che si concretizza nel loro amore, nella loro strenua volontà di non soccombere. Soccomberanno fisicamente ma una sottile Cenere di loro resisterà: i resti della loro consunzione. La distanza tra la penultima e l'ultima strofa è un po' la stessa che si misura tra gli ultimi due versi della prima strofa, ecco. Però proverò lo stesso a snellirla come suggerisci tu. Grazie ancora, ciao! @flambar, certamente l'amore fa soffrire, lo so. Dopo 5 anni e mezzo di storia d'amore (pochi, d'accordo, ma a vent'anni son tanti) ne ho passati di momenti brutti. Ma ti dico anche che se non avessi questa ragazza sarei perso. E non perché non ho nessun altro: ho amici sinceri, e una famiglia che mi vuole un bene dell'anima e a cui voglio un bene dell'anima. Ma la comunanza, la compenetrazione (di anime), l'intimità che c'è tra me e la mia ragazza è una cosa di una potenza unica. Grazie anche a te per il commento.
  5. Alberto E. Long

    Casa

    Sono d'accordo, hai ragione, era solo una precisazione, solo che io sono logorroico. Ha fatto piacere anche a me, grazie.
  6. Alberto E. Long

    Casa

    Forse mi sono espresso troppo duramente. Certo che il lettore non può capire tutto ciò che voleva dire l'autore, ci mancherebbe altro (penso che proprio tutto tutto sia impossibile capirlo anche dopo una estesa chiarificazione da parte dell'autore: ognuno di noi ha una struttura mentale differente). E assolutamente non è un male che tu abbia interpretato le mie parole diversamente da come io intendevo, non è nè un male, nè una colpa, nè mi sono offeso per davvero, figurati, sarei stupido. Dico solo che secondo me un lettore dovrebbe avere il desiderio di scoprire cosa davvero volesse dire l'autore: ma per sè, perché come dicevo può davvero fargli del bene, e per desiderio di empatia, di entrare nell'anima di un altro uomo. Oltre che d'accordo, come anche ho detto nel commento precedente, perché non bisogna violentare un testo. Ho voluto scrivere così tanto a proposito di questo argomento perché trovo che dare campo libero alla libera interpretazione, senza invitare alla comprensione del pensiero dell'autore, sia una forma di chiusura mentale, di chiusura mentale nei confronti del pensiero dell'autore, una chiusura nella propria stessa mentalità. Tutto qui, ecco.
  7. Alberto E. Long

    Macerie - Claudio Piras Moreno

    Lottare contro l'oblio, contro la morte tramite il potere del racconto, anche se la lotta è già persa: uno dei miei temi preferiti in assoluto. Il tuo libro mi attira davvero tanto tanto tanto. Forse in un tempo lontano deciderò di acquistarlo (al momento non ho tempo di leggere nemmeno la lista della spesa).
  8. Alberto E. Long

    Casa

    Grazie, proverò a lavorarci. Ecco, su questo punto non sono del tutto d'accordo (e qui mi attiro gli sguardi in tralice del 99% degli utenti del WD). Io penso che certo la libera interpretazione di un testo possa essere fruttuosa laddove inneschi nel lettore una riflessione significativa, importante; ma dopo aver in un primo momento interpretato liberamente il testo, possibilmente con buoni frutti, ogni lettore dovrebbe cercare di giungere al significato che l'autore ha voluto esprimere. Perché forse la riflessione che l'autore voleva significare con quelle parole può essere importante anche per il lettore: magari più della riflessione derivata dalla libera interpretazione, magari meno, ma questo non si può sapere finché non si giunge al significato che l'autore aveva in testa. E poi anche perché non si può far significare a un testo di un autore ciò che l'autore non voleva dire: sarebbe irrispettoso nei confronti dell'autore. Non mi offendo se tu in un tuo scritto prendi le mie parole, anche pari pari, con il significato che hanno per te; non mi offendo se le mie parole ti fanno riflettere su argomenti che io non intendevo toccare; mi offendo se tu vieni a dirmi che il mio testo significa qualcosa che invece, te lo dico io che l'ho scritto, non significa. Non so se da dietro uno schermo il mio tono sembri aggressivo o saccente o offeso o che, ma non sono nessuna di queste cose, davvero. Sto solo cercando di essere il più chiaro e terra terra possibile. Ovviamente io postando qui il mio testo chiedo a voi di commentare e quindi di interpretare, necessariamente di interpretare liberamente, finchè non sono io stesso a chiarire il significato del mio testo qui nei commenti. A proposito di questo argomento faccio sempre un esempio: Piccolo testamento di Montale ha due versi che recitano così: ma una storia non dura che nella cenere | e persistenza è solo l'estinzione. Wow, versi stupendi. La mia libera interpretazione di queste poche parole hanno dato un contributo assolutamente fondamentale, radicale alla mia percezione della vita e del suo senso. Ma cavolo quanto vorrei sapere cosa intendesse Montale con queste parole (i critici danno interpretazioni anche molto diverse): chi lo sa, magari il significato che lui ha impresso a queste parole avrebbe dato una direzione diversa alla mia percezione della vita. Io ora continuerò a utilizzare la parola "cenere", e magari anche a citare questi versi, in qualche mia futura opera, con il significato disceso dalla mia libera interpretazione, ma è un dato di fatto che il testo di Montale non vuol dire quello che io gli faccio dire, bensì quello che Montale voleva dire e che tuttavia purtroppo non si è preoccupato di spiegare (che io sappia: altrimenti i critici non sarebbero così indecisi). Scusa per tutta 'sta pappardella ma per me questo risulta sempre un argomento interessante. La sostanza è che ben venga la tua diversa interpretazione delle mie parole ma poi ci tengo anche a darti la mia. Ecco, potevo scrivere solo queste 3 righe invece che la sbrodolata che precede, ma ora che son stato 20 minuti a scrivere non farmi cancellare tutto, suvvia.
  9. Alberto E. Long

    Casa

    @Claudio Piras Moreno, grazie davvero per il commento approfondito. Dalle tue parole mi sembra che quasi tutto ciò che volevo dire è passato, solo una cosa è arrivata in maniera diversa da come intendevo: la strada. Non vorrebbe in realtà essere una strada angosciante, inquietante, spaventosa. È una strada e come tutte le strade è dura da percorrere (un po' rappresenta la strada della vita, ecco, ma non solo). Però è anche una strada di pietra, che oltre alla durezza rappresenta la semplicità, l'essenzialità: vale a dire che per essere felici nella vita basta una strada da percorrere (una vita da vivere) e una persona o più d'una con cui condividerla, con cui superare la difficoltà di tale strada, di tale vita. Quindi la strada non ha di per sè una connotazione nè negativa nè positiva: è un'occasione, un'occasione di un percorso felice seppur difficoltoso, ma anche il pericolo di un percorso infelice se non hai con chi dividerlo. L'appunto della città amara in cui si trova questa strada fa parte della situazione concreta da cui si è originata la riflessione: l'autunno scorso mi capitava spesso di tornare a casa verso sera insieme alla mia ragazza dopo l'università e nonostante a me non piaccia la mia città, Milano, ci capitava in quei frangenti di imbatterci in stradine strette lastricate in pietra nel buio davvero suggestive, che mi ispiravano spesso delle riflessioni interessanti. Dunque in una città così grigia, così amara, alcune vie suggestive si trovano, e ancora la connotazione della strada qui descritta si rivela positiva. Secondo te in che modo potrei rendere più chiara questa intenzione?
  10. Alberto E. Long

    Casa

    Grazie mille, sono davvero contento che ti sia piaciuta, ma ti andrebbe di dirmi qualcosa di più? Cosa ti è piaciuto, quali sono i punti forti secondo te, e cosa invece è debole... Grazie ancora.
  11. Alberto E. Long

    Non pensare

    @Lmtb99, poesia davvero suggestiva: mi ha fatto riflettere. Inizialmente avevo interpretato le tue parole come frutto di un'amarezza profonda di fronte agli scenari descritti: la stella alpina soffocata dalle spine, la più profonda bellezza soffocata dalle brutture (immagine non originale ma per me di una bellezza disarmante che tutti dovrebbero avere il diritto di evocare senza timore di ripetitività); la vanità delle parole di una poesia (non ho invece ben chiara l'immagine del sole nero morto tra i palazzi: potrebbe essere come diceva chi ha commentato prima di me una critica al grigiore delle città o al progresso, ma allora il sole nero invece che morire non dovrebbe uccidere?). Con questi presupposti avevo interpretato l'ultima strofa come un desiderio di oblio della condizione presente, dovuto alla sua bruttura (un po' come il desiderio di smemoramento di Ungaretti). La spiegazione che hai dato nel commento precedente, però, mi ha fatto riflettere ancora di più. Pensare troppo porta alla paralisi, vive chi agisce e non pensa. Io sono una persona particolarmente riflessiva, perciò mi hai fatto ulteriormente riflettere (ironia della sorte: una poesia che invita a non pensare troppo mi fa pensare). Ebbene, dico solo che senza riflettere non si può sapere dove andare a parare, come vivere; e senza vivere non serve a niente riflettere. C'è il momento per riflettere su cosa fare, il momento per farlo, per vivere, il momento per riflettere su cosa si è fatto, e vissuto, e riassaporarlo (un po' come la recollection in tranquillity di Wordsworth). Oltre al fatto che per come la vedo io la riflessione stessa è azione, è vita. Una veloce notazione sulla struttura del compinimento: normalmente non mi piacciono le strutture simmetriche e anaforiche, né la regolarità del numero di versi per ogni strofa, ma nella tua poesia il tutto assume una fluidità e una leggerezza sorprendenti. Ancora complimenti e grazie per avermi fatto riflettere (è sempre piacevole).
  12. Alberto E. Long

    Cosa possiamo definire "letteratura"?

    Secondo il mio umile punto di vista, letteratura è tutto ciò che usa le parole per insegnare, dire, far riflettere, far ragionare e far emozionare (che non vuol dire avvincere il lettore, ma fargli provare emozioni che anch'esse portino o siano portate da riflessioni varie). Qualsiasi scritto che abbia queste caratteristiche (narrativo, lirico o saggistico che sia) è per mio conto letteratura. Chiunque scriva perché ha qualcosa da dire, qualche riflessione importante da offrire, magari sulla vita, sul mondo, o che, sta scrivendo letteratura, come diceva @libero_s (però non capisco l'equazione chi vuol scrivere letteratura = cretino, visto che invece, a parer mio, chi ha qualcosa da dire = chi vuol scrivere letteratura). Poi c'è lo stesso letteratura straordinaria (presumibilmente quella di che unisce le più profonde e acute riflessioni possibili alla migliore cura linguistica possibile), letteratura ottima, letteratura mediocre, letteratura pessima (pessima più per le capacità stilistiche che per le riflessioni, visto che, sempre secondo il mio modo di vedere, un testo che porti una riflessione pessima non è letteratura: ne deriva anche che la definizione di letteratura o meno è soggettiva perché una riflessione per me pessima può essere ottima per un altro). Fatto sta che per me non è letteratura quella parte di narrativa che sia solo e soltanto mirata all'intrattenimento, nemmeno se lo scrivente, in quanto al mero stile, è meglio di tutti i più grandi autori di letteratura messi insieme. Questa è la mia sicuramente soggettiva visione della questione.
  13. Alberto E. Long

    Non regalare poesie

    Figurati, sono contento di esserti stato utile. Potresti assecondare allora questo impulso di sarcasmo "arrabbiatino" ma cercando similitudini un po' più forti allora. Buona notte!
  14. Alberto E. Long

    Non regalare poesie

    Ciao, @IreneM. La mia ragazza le rare volte che legge le mie poesie non mi prende per matto: una volta è rimasta profondamente colpita dalle mie parole, e tutte le (numerose) altre volte, pur ringraziandomi per il tentativo, mi ha fatto capire che le avevano fatto relativamente ca... ehm, non le erano piaciute. Mi è andata bene direi, almeno è sincera e poi non c'è bisogno di regalarle caramelle. Venendo alla poesia, ti lascio giusto un'opinione personale e in realtà: noto che tu hai fatto una consistente scelta verso l'ironia (ti fanno bene come le vitamine, regala caramelle). Ecco, io non son sicuro se preferire questa tua scelta, come a esorcizzare la sciagura di questa ostracizzazione della poesia, o se preferire invece, secondo la mia abituale tendenza, un'impostazione più tendente alla malinconia per un argomento delicato come questo, dunque espressioni più pregnanti da citare a paragone dell'importanza della poesia, ma senza perdere la quotidianità davvero corroborante delle tue similitudini. Il dubbio mi è sorto proprio perché in quella sequenza di similitudini ho avvertito la mancanza di qualcosa, di una certa pregnanza, mancanza dovuta forse ad una attenzione troppo focalizzata sull'ironia. Ora, questo mio commento sarà piuttosto inutile, dato che sicuramente avrai già pensato a questa diversa possibilità, e dato che evidentemente ciò che ti propongo o non è proprio del tuo stile, o comunque non ti piace per un argomento di questo tipo; però nel dubbio io ti lascio questo spunto lo stesso. Per il resto la poesia è sviluppata molto bene, brava! Buona serata.
  15. Alberto E. Long

    Cosa state leggendo?

    Io leggo in media un libro ogni due anni (escluse le letture universitarie) e scrivo in media una poesia ogni 3 mesi. Ora ti senti meglio? Nell'agosto 2017 scrissi il mio primo, e fino ad ora ultimo, messaggio in questa sezione. Stavo leggendo La nuova vitavita, di Orhan Pamuk. Mi sono trascinato la lettura, tra un esame e l'altro, fino al luglio di quest'anno. Poi l'ho mollato perché non mi coinvolgeva per niente e non mi dava un granché nemmeno in fatto di riflessioni. Ho iniziato da qualche tempo Dopo la lirica, un'antologia di poesie italiane dal 1960 al 2000 curata da Enrico Testa. Purtroppo però sto procedendo molto lentamente, sono ancora all'inizio.
  16. Alberto E. Long

    Angolo d'ombra

    Commento Angolo d'ombra Angolo d'ombra e di verde erba che disseta sul fondo d'una valle, profondo mio Abisso. Quaggiù ho nascosto i più segreti miei attimi di vera felicità di libertà di profondo senso della mia vita. Ma labe, labe sulla pelle già scialacquato l'infido istante e non so se me ne accorgo! è già remoto ricordo di cenere che disperdo appena a un soffio l'istante di oggi, di ora. E maledetto tempo! disperato non so come aggrapparmi con le unghie e non precipitare d'improvviso nel vacuo crudele Nulla, se non nel più stretto tuo abbraccio, mio amore.
  17. Alberto E. Long

    Angolo d'ombra

    Figurati, ciao e grazie a te!
  18. Alberto E. Long

    Il tempo

    Ciao, @Lo99! La tua poesia è suggestiva. Devo dire che la struttura che hai scelto, così simmetrica, non mi fa impazzire, ma questi sono gusti personali. Invece le tue immagini sono davvero interessanti, in particolare le immagini dalla prima a quella del padre severo mi son piaciute molto. Ma soprattutto mi ha colpito il finale. Personalmente sono abituato a considerare il tempo come un'entità esclusivamente crudele e ingiusta: mi spiegheresti in che modo secondo te potrebbe invece fare il nostro bene?
  19. Alberto E. Long

    Angolo d'ombra

    @Simone Magli, grazie anche a te per il commento. Hai inteso decisamente bene i miei versi, grazie! @nardegonia, ti ringrazio per la freccetta verde che hai messo alla mia risposta, ma ti avviso che in Officina questo non si può fare secondo le regole del forum: se non la togli interverranno i moderatori.
  20. Alberto E. Long

    Angolo d'ombra

    @nardegonia grazie infinite per il commento, sono davvero contento che la mia poesia ti si piaciuta.
  21. Alberto E. Long

    Morireste se vi fosse vietato di scrivere?

    Io lo chiamo "Il Maestro". Sì, d'accordo, io pure sono spesso in lotta con me stesso per questo motivo (tanto che non mi definisco propriamente ateo, ma agnostico fortemente tendente all'ateismo); intendevo però dire che ad un simil-ateo come me il pensiero del nulla avrebbe dovuto sfiorare la mente. Tanto più che io prima ero credente e poi ho cambiato orientamento: nel passaggio da una fase all'altra avrei dovuto accorgermi delle inevitabili implicazioni, invece ero totalmente rimbambito e occupato a dire: ma che rottura di scatole questi filosofi e questi poeti, quanti problemi si fanno! Grazie davvero per i riscontri!
  22. Alberto E. Long

    Morireste se vi fosse vietato di scrivere?

    L'hai visto il film "La capra"?
  23. Alberto E. Long

    Morireste se vi fosse vietato di scrivere?

    Ecco, nel raccontare la rava e la fava sul mio percorso mi son dimenticato di rispondere alla domanda del titolo (grazie @M.T. per avermelo ricordato con le prime parole del tuo post). Dunque... non morirei se mi proibissero di scrivere, ma d'altra parte sarebbe impossibile farlo. Mi si potrebbe impedire l'atto fisico, ma lo scrivere è parte indissolubile di me stesso - come credo di gran parte degli utenti di questo forum -, perciò continuerei a riflettere e quasi scrivere dentro di me, solo col pensiero. In effetti l'università mi ha tolto tantissimo tempo e quest'anno ho potuto scrivere molto poco, e certo, la cosa mi è pesata molto, tuttavia ogni giorno penso e ripenso ai miei temi prediletti e alle opere che ho in mente di scrivere prima o poi.
  24. Alberto E. Long

    Morireste se vi fosse vietato di scrivere?

    Fin da piccolo amavo videogiochi e film fantasy e avevo una fantasia movimentata: da bambino ero uno sfigatello (leggi: solo), dunque mi rifugiavo in fantasie di invincibili guerrieri. In realtà leggevo pochissimo, ma mi hanno sempre detto che scrivevo bene, e per fortuna le consegne dei temi di fantasia assegnatimi dalla maestra erano molto stimolanti: ho ancora le mie storie da qualche parte, ricordo di averne scritte davvero di belle (ovviamente belle per l'età che avevo). Scrivevo solo quando costretto dalla scuola, ma mi divertivo davvero tantissimo. Verso la fine delle medie iniziai a leggere più assiduamente, molto lentamente (sono ancor oggi lentissimo a leggere), ma assiduamente. Allora progettai un racconto fantasy ispirato ad Eragon, e quell'estate lo cominciai. Ricordo che le prime parole che scrissi furono: "Era una giornata animata a Viteran." Il racconto diventò romanzo (ma solo nelle mie intenzioni di allora). Vissi quella rivelazione con grande gioia. L'anno dopo passai da Paolini a Martin e riprogettai completamente la storia. Nei successivi 4 anni, un po' per il poco tempo a disposizione, un po' per i continui cambiamenti di trama, scrissi 80 pagine. Ma solo all'inizio della quinta liceo arrivò il momento che divise la mia vita in un prima e in un dopo. Io avevo sempre scritto per intrattenimento, liquidando in fretta chi mi voleva convincere che non ci potesse essere un buon libro privo di un qualche messaggio o insegnamento. Un giorno, mentre la mia professoressa di italiano spiegava il Canto notturno di un pastore errante dell'Asia di Leopardi, che descrive con immagini potentissime il vacuo baratro di nulla che viene dopo la morte, io che mi ero sempre concentrato su un orizzonte limitato al qui e ora, io che mi ero sempre ritenuto superiore ai filosofici intorcinamenti di testa sul senso della vita, rimasi profondamente colpito. Pensai: "Cavolo, però ha ragione". In realtà si tratta di un pensiero abbastanza banale, voglio dire: o sei credente e allora pensi che ci sia altra vita dopo la morte, oppure, se come me non sei molto credente tendenzialmente pensi che ci sia il Nulla. Solo che io non ci avevo mai pensato. Fu come se qualcosa si fosse risvegliato in me, una capacità di riflettere non solo su cose concrete. Per un mese o poco più lottai contro questa nuova mia tendenza, perché era un cambiamento così radicale nel mio modo di approcciarmi alla realtà che mi costò fatica, come se stessi abbandonando, o meglio archiviando, tutta una parte della mia vita. E niente, ora scrivo poesiucole a proposito delle riflessioni nate a partire da quel giorno. Spero di non annoiarvi con questa sbrodolata, ma oltre a essere uno sbrodolone di mio ho trovato troppo stimolante questa discussione.
  25. Alberto E. Long

    Angolo d'ombra

    @Mauro86, grazie infinite per il commento! Son contento che la poesia ti sia piaciuta. E scusa se ti rispondo solo ora, ma causa esami ho dovuto frequentare un po' meno il forum.
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