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Antonio Sofia

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  1. Antonio Sofia

    WriteUp Site

    Anche per me, totalmente free.
  2. Antonio Sofia

    WriteUp Site

    E così quest'oggi ho firmato con WriteUp! Francesca Pagano ha confermato le impressioni già esposte da altri e il contratto è semplice nella redazione, completo e onesto nelle condizioni. A.
  3. Antonio Sofia

    Categorie di persone maggiormente invise agli scrittori

    Mia moglie si rifiuta proprio di leggermi. Non legge neanche i miei libri editi, nulla. Ha paura di ferirmi con un commento troppo critico, dice. Dopo quattordici anni insieme mi sono rassegnato. In compenso glieli dedico 😂
  4. Antonio Sofia

    Categorie di persone maggiormente invise agli scrittori

    Come scrittore, odio alcuni scrittori: quelli che con una presentazione, un discorso, una parola mi fanno odiare l'idea di scrivere, perché mi instillano il terrore che potrei diventare come loro. A.
  5. Antonio Sofia

    Elliot Edizioni

    Niente di particolare. Chi lavora da una parte, pubblica dall'altra. Ci sta, che posso dire.
  6. Antonio Sofia

    Elliot Edizioni

    Al di là del conosciuto o meno (ed è conosciuto), pur considerando l'invito un passo avanti rispetto alla semplice comunicazione telefonica, prima di spostarmi io approfondirei. Sapere il marchio non è secondario: ne derivano considerazioni sul catalogo, sulle prospettive, ecc. Penso sia uno di quei casi di cui tenere conto a proposito del tema "avere Messaggerie come distributore non è tutto". Tornando al tema: il catalogo di Elliot è cambiato molto, a mio parere, in questi anni. E i nomi tornano anche nelle pubblicazioni.
  7. Antonio Sofia

    Elliot Edizioni

    Te l'avrei scritto io.
  8. Antonio Sofia

    Narrativa straniera e narrativa italiana.

    Sono abbastanza metodico. Leggo per piacere, ma anche assecondando un'intenzione di ricerca. Quest'anno ho letto molti scrittori italiani, più del solito, con una discreta mediazione tra recuperi pop (l'amica geniale) e il mio spazio letterario, che è quello dei romanzi di formazione. Per ora bilancio deludente, non disperante. Insomma, alcuni brutti libri, molti quelli discreti. Il romanzo di @NayaN probabilmente è il migliore che ho letto (escludo gli amici fraterni, per pruderie). Nel mezzo ho alternato la narrativa straniera: meno delusioni, anche perché ho corso meno rischi seguendo orientamenti probabilmente più precisi. Devo dire che un brutto libro italiano, però, mi procura più fastidio di un brutto libro d'importazione: ma credo sia invidia, la mia.
  9. A me piacerebbe scrivere un libro abbastanza buono, talmente necessario da ritenermi frustrato se fallisse la pubblicazione presso un grande editore. Per ora non ho questa certezza. Così come mi piacerebbe leggere libri migliori di quelli in cui mi sono imbattuto talvolta, per i caratteri di medi e grandi marchi, inezie che smentiscono il senso di una sana autocritica. Per fortuna la delusione non è una costante, mentre sono riconoscibili limitate variabili nel mercato entro cui parametrare la propria, eventuale, sana ambizione. A volerci stare, ecco.
  10. Antonio Sofia

    Emersioni

    A me fu detto essere il contratto standard del gruppo LIT su cui non c'era alcun margine di trattativa. Non mi sono addentrato, ma poche volte ho visto un contratto così sbilanciato tra oneri dell'editore e oneri dell'autore, anche su altri aspetti. Comunque questa è la mia prospettiva, tanto vale. In bocca al lupo.
  11. Antonio Sofia

    Emersioni

    Beh, parrebbe comunque un progresso nella qualità della relazione, mi farei anticipare il contratto via email.
  12. Antonio Sofia

    Emersioni

    Era un esempio, tra l'altro secondo me pure condivisibile, di cosa c'era da fare sul testo per migliorarlo (non pertinente quindi norme redazionali, ma stile e sostanza). Poteva essere l'inizio di una collaborazione, tant'è che mi sono impegnato a sviluppare quell'intervento sull'intero primo capitolo lavorandoci per tutto il weekend successivo. Erano i primi d'agosto e le ferie del direttore editoriale erano prossime ma, prima di impegnarmi a consegnare tutto il romanzo finito per il 20 Agosto come mi veniva richiesto (quindi lavorando durante le mie ferie, per inteso), volevo esser sicuro che fossimo della stessa idea sul da farsi. Probabilmente ho equivocato qualcosa perché il primo capitolo non è stato guardato e mi è stato ripetuto di risentirci al 20, quando avrei terminato l'editing su tutto il romanzo. Così come per il contratto, potevo inviarlo indietro compilato da me e firmato, senza margine di trattativa, e per la controfirma se ne riparlava a fine mese. Intendiamoci. Non è che io non mi sia sentito tentato, lo devo ammettere: si tratta di una marchio del gruppo LIT, distribuito da Messaggerie e che nasce da una collana di Castelvecchi: per uno come me che si propone da solo da anni, sembra un'opportunità nonostante il capestro. Il ragionamento potrebbe essere: io quante copie vendo senza un distributore nazionale? 200? 300? L'editore potrebbe dire: ci piace molto il tuo libro, noi ci puntiamo molto e contiamo di arrivare almeno a 800 copie. A quel punto, per quanto la cessione di diritti gratuiti per 500 copie resti sbagliata, uno avrebbe comunque davanti una maggiore possibilità di diffusione del libro, che poi è quello che conta, che il libro venga letto. Ma se l'editore mi dice: queste sono le condizioni, se ti piacciono bene, se no pace... Se non ti parla del libro neanche per un minuto, se non c'è una prospettiva di promozione né tanto meno un periodo definito per l'uscita... Non interviene neanche la motivazione a rendere accettabile l'assurdo compromesso di cedere i diritti a niente per 500 copie. In ogni caso ho realizzato comunque gli interventi sul testo entro la data del 20 agosto per mia autodisciplina: avevo messo in conto di farli e quel primo feedback su una paginetta mi confermava l'idea che mi ero fatto per migliorarlo. Ma non ho inviato più niente, né l'editore mi ha richiamato. Per cui pace, nessun rancore, un po' di delusione. A qualcuno quelle condizioni contrattuali sembrano accettabili, è nei fatti. Per me non lo sono. Ma la condizione fondamentale per qualsiasi mia valutazione è che nel direttore editoriale ci sia interesse autentico per il romanzo: da lì si parte per una relazione che sia di contaminazione e crescita, per me e per lui. A.
  13. Antonio Sofia

    Emersioni

    Ho lasciato perdere. Mi hanno proposto la pubblicazione ai primi di agosto: mezza pagina di editing come modello per rivedere il manoscritto e niente contratto. Su mia richiesta, prima di intervenire sul testo, mi hanno inviato un contratto senza dati specifici, non modificabile, con diritti al 5% dopo la 500esima copia, da firmare in attesa di controfirma loro a dopo le ferie (e a mio editing ultimato). Non ho avuto una buona impressione nel contatto col direttore editoriale: non mi è parso motivato come necessiterebbe una simile proposta, già di per sé sconfortante. Pace.
  14. Antonio Sofia

    L'editing è davvero utile?

    La mia perplessità è sulla sequenza di interventi che, anche a buon titolo, finiscono per rendersi necessari o si presume che lo siano. L'editing con il freelance, poi l'editing con l'agenzia, quindi con l'editore. Se posso condividere l'importanza, o meglio la complessità del lavoro dell'editor, dunque accettare senza problemi la sua remunerazione, mi chiedo come questo lavoro di profondo orientamento possa essere compiuto tre volte, in potenza. Già la seconda volta porrebbe in discussione l'operato perfettibile, senza dubbio, dell'autore, almeno quanto il primo editing realizzato. Allo stesso modo il terzo editing andrà a incidere sulla scrittura e sui precedenti interventi. Posso immaginare che, se il primo professionista è stato ineccepibile, il secondo è il terzo dicano "chapeau" e lascino tutto intatto. O che lo faccia il terzo, sui colleghi che l'hanno preceduto. Ma mi viene difficile, perché nel secondo e nel terzo passaggio l'editor ammetterebbe di essere superfluo col suo datore di lavoro, senza contare che, convengo, un libro è sempre modificabile in qualche direzione (che migliori sempre, a ogni collaborazione che si sovrappone, mi pare meno semplice da prendere come assioma). Quindi ammetto un certo mio sconforto: non all'idea di un profondo lavoro con un editor, ma dinanzi all'ipotesi di una riscrittura ripetuta in balia di professionisti di pure alto profilo, ma che dovrebbero in un certo senso replicare per tre volte il già complicato intreccio tra intenzioni, tecniche e poetica, senza mai negare il valore del precedente lavoro sul testo. Per assurdo, se funzionasse in un'ideale progressione, dovrei forse auspicare in un editing ulteriore, il quarto, o arrivare a sette, per sentirmi come Eco? Ovviamente è una boutade. Eco, immagino, disponesse di un team, che credo sia cosa ben diversa rispetto a quanto comporta editare il testo nell'iter paradossale che ho delineato.
  15. Trovo l'articolo interessante. Mi piacerebbe sapere di più dei libri, però, liquidati con eccessiva brevità, scioltezza sorella e madre degli stessi appunti mossi agli editori meno premiati.
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