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Cristina Einhver

Scrittore
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  • Compleanno 29 agosto

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    Donna

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  1. Cristina Einhver

    Perché ridi in questo reparto?

    Ciao @Ippolita2018 Ti ringrazio per il link e i complimenti! A presto
  2. Cristina Einhver

    Perché ridi in questo reparto?

    Grazie @queffe "E io ti avrei visto ridere" mi piace molto questo verso immaginario e il gioco sottostante che presuppone uno scambio di ruoli. A presto!
  3. Cristina Einhver

    Perché ridi in questo reparto?

    @Roberto Ballardini Ti ringrazio davvero tanto per aver commentato. Aspettavo da tempo qualche parere e commento su questa poesia. Intanto, inizio con il dirti che a mio parere le tue perplessità non sono affatto infondate perché capisco che le vicende narrate nel componimento rimangono parzialmente oscure, anche se inserite in un contesto ambientale facilmente afferrabile. "Delle tante lacrime versate ne ricordo una ..." in questi versi mi riferisco all'esperienza piuttosto traumatica e distruttiva vissuta in reparto. Quella lacrima che rimane impigliata nella memoria e i versi seguenti attestano proprio questo, un senso di perdita di sé, l'impossibilità di archiviare l'accaduto e gli eventi precedenti che hanno reso possibile e, in un certo senso necessario, il ricovero. Per quanto riguarda la scelta di scrivere sia "ridere" che "sorridere", ti posso dire che ho voluto rendere manifesto proprio il fatto che spesso si confonde il riso con il sorriso. Mi è stato chiesto parecchie volte, anche in altri contesti, cosa avessi da ridere, quando, in realtà, il mio era un "sorriso accogliente" rivolto alla persona che avevo di fronte, al suo viso e alla situazione. Un caro saluto, alla prossima e grazie ancora!
  4. Cristina Einhver

    In un vortice

    Ciao @Milarepa Ti ringrazio per questo tuo lungo e articolato commento. È stato molto interessante leggere la tua analisi. A presto
  5. Cristina Einhver

    In un vortice

    @Monica Ciao! Ti ringrazio per aver letto! Sono contenta che la mia poesia ti sia piaciuta.
  6. Cristina Einhver

    In un vortice

    @Galvan Ciao! Apprezzo moltissimo la tua interpretazione, ti ringrazio per averla condivisa e per aver letto la mia poesia con così tanta attenzione.
  7. Cristina Einhver

    In un vortice

    Ciao @Ippolita2018 Il tuo commento mi fa enormemente piacere! In effetti il mito di Sisifo è stato fonte di ispirazione per questa poesia, mi ha sempre colpito molto. Ti ringrazio per aver letto. Alla prossima
  8. Cristina Einhver

    In un vortice

    Ciao @edotarg Grazie per aver letto e aver dato una tua interpretazione ai miei versi. Hai colto molto bene il fatto che tutta la poesia è incentrata sul contrasto tra l'immobilità, la presunta mancanza di intraprendenza percepita dagli altri e quello che in realtà sento; tutta la rabbia che ribolle sotto la superficie di calma apparente e l'energia che mi anima.
  9. Cristina Einhver

    In un vortice

    Ciao @Crystal Poet Mi fa piacere che la mia poesia ti abbia emozionato. Un caro saluto
  10. Cristina Einhver

    In un vortice

    Ciao @AzarRudif Ben detto! A volte ci si arrende all'evidenza di non essere compresi, di dover restare ai margini. Questo può significare subire, essere apparentemente passivi. Occorre avere la forza per invertire la rotta, o almeno per far sentire la propria voce. Grazie per aver letto e commentato!
  11. Cristina Einhver

    In un vortice

    @Poeta Zaza Ciao, grazie per il tuo commento. Ciò che dici è vero, e coglie in pieno il senso della poesia.
  12. Cristina Einhver

    In un vortice

    Ciao @Gianfranco P Ti ringrazio per aver letto e analizzato la mia poesia. Il voler riposare sulla vetta delle montagne e delle onde sta ad indicare una pretesa e un'impresa assurde, un qualcosa che sfocia nell'impossibile. È un po' come dire che si vorrebbe sostare sui carboni ardenti senza bruciarsi. La parola "ostile" si riferisce al senso personale di avversione, di opposizione, nei riguardi di tutto (e di tutti).
  13. Cristina Einhver

    In un vortice

    In un vortice ho perso la mia voce. La corrente di mare ha trascinato via i miei resti, risucchiando le ampie vesti che usavo per bardarmi. Eppure non volevo altro che riposarmi sulle increspature, sulle vette delle montagne e delle onde. Sono stata fragile nella mia vita, manipolabile, un filamento di rame tra le dita. Hanno detto che sono stata ferma statica come l’ago di una bilancia rotta legata a una sedia o a un palo con gli occhi spalancati a fissare un punto nel muro. Hanno detto che la mia natura è simile al macigno dell’eroe e allo scoglio che sovrasta la riva. Non sanno, non immaginano quanto io sia ostile a tutto e diversa in fondo Quanto io sia sola in questo tumulto.
  14. Cristina Einhver

    Ogni attimo è di guerra

    Buongiorno Domenico S. Questa poesia mi dà immediatamente una sensazione di passato, di pagine ingiallite, di immagini in bianco e nero. Immagini di persone che tentano, che hanno tentato, la traversata per mare o terra. A ben guardare però questo componimento è attualissimo, perché il fenomeno della migrazione non è di certo confinabile al passato, lo troviamo nelle rappresentazioni mediatiche odierne, descritto nei modi più disparati, oppure ne veniamo a conoscenza per esperienza più o meno diretta. Questa poesia è attuale anche perché rappresenta assai bene la condizione esistenziale degli esseri umani, ad esempio nella seconda strofa. Questa strofa è, a mio avviso, centrale, forse la parte più importante del componimento. È molto leopardiana, mi ricorda il verso finale del canto notturno di un pastore errante dell’Asia: “è funesto a chi nasce il dì natale”. Dire questo è un po’ come dire che “Perché ogni attimo è di guerra/ e al neonato che vede la luce/ e di terrore gli occhi già serra/ la guerra il suo abito gli cuce”. Questi versi sono davvero folgoranti, potenti, perché intrisi di tragicità ed inesorabilità. L’inesorabilità stessa della vita e della guerra, e della vita che in fondo è guerra, è lotta per la sopravvivenza, ma non solo. Vivere comporta fare pesanti rinunce e il proprio tempo è tempo di guerra perché si lotta costantemente, ogni giorno, che sia per il raggiungimento di un obiettivo, per continuare a respirare o per garantirsi un futuro migliore rispetto al proprio passato e presente. Sradicarsi dal proprio ambiente, dal proprio luogo di nascita e sviluppo, da quella che si ritiene la propria casa, si configura come uno dei più grandi sacrifici per l’essere umano. Dal punto di vista stilistico e formale la tua poesia risulta limpida, semplice ed essenziale. Tale essenzialità ai miei occhi gioca a tuo favore, così come la scelta delle immagini, alle quali non vengono accostati termini altisonanti. Le immagini in tal modo risaltano nella loro nitidezza, le parole scelte per tratteggiarle non sono confusive o meramente d’effetto. Questo è un gran merito. Complimenti e alla prossima!
  15. Cristina Einhver

    Perché ridi in questo reparto?

    Ero consapevole che avrei ottenuto solo d’essere trafitta dall’ago Lo sapevo in fondo, era un modo per attirare l’attenzione dell’infermiere Del mio poetastro preferito Mi ero illusa di essere la sua internata preferita Per le poesie recitate a voce bassa nello stanzino dei farmaci Recuperate da un cellulare scassato. Delle tante lacrime versate ne ricordo una A testimonianza dell’umanità violata Della mia pelle corrosa e dei miei occhi splendenti Andati perduti in eterno Perché ridi in questo reparto? Mi chiedevi Forse è per il gusto della rivoluzione, per mescolare le carte, che ti sorrido vedo che scuoti la testa e sorridi anche tu dentro. Non è forse vero che respiriamo la stessa aria, che condividiamo lo stesso inferno? A ruoli invertiti forse sorrideresti anche tu
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