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Belfagor

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Tutti i contenuti di Belfagor

  1. Belfagor

    Le ragioni della follia - Fabio Giorgino

    Titolo: Le ragioni della follia Autore: Fabio Giorgino Autopubblicato: Amazon. ISBN versione cartacea: 978-1081006495 ASIN ebook Kindle: B07VFYZ36G Data di pubblicazione (o di uscita): 19 LUGLIO 2019 Prezzo: € 2,99 EBOOK - € 11,96 VERSIONE CARTACEA Genere: Thriller Quarta di copertina o estratto del libro: Su una spiaggia del litorale tarantino viene ritrovato il cadavere di un docente universitario sulla cui spalla è stato impresso un marchio a fuoco raffigurante un fiore di loto. Sarà il primo di una serie di delitti di un serial killer che sembra essere mosso da estremismo religioso.Il commissario Spiro Fusco indaga. Vive insieme alla figlia da quando Angela, tredici anni anni prima, ha abbandonato entrambi senza una apparente ragione, facendo perdere le sue tracce. Il suo difficile passato riemergerà prepotentemente per fare luce sui suoi punti oscuri e rivelare un macabro legame con i delitti del serial killer. Link versione cartacea link ebook kindle
  2. Belfagor

    Le ragioni della follia - Fabio Giorgino

    Salve amici e buona domenica. Il thriller Le ragioni della follia è in promozione su Amazon a € 1,50 formato ebook kindle. Grazie di cuore a chi vorrà leggerlo e magari recensirlo.
  3. Belfagor

    Cosa state leggendo?

    Grazie Marcello, sei sempre gentilissimo. Ne approfitto allora: io sto leggendo il profumo delle foglie di limone.
  4. Belfagor

    Le ragioni della follia - Fabio Giorgino

    Quando il commissario Spiro Fusco comincia a indagare sull'assassinio di un docente universitario sulla cui spalla è impresso un marchio a fuoco raffigurante un fiore di loto, non sa che la ricerca della verità lo porterà a sollevare il velo di mistero che grava su una vicenda oscura del proprio passato. https://www.amazon.it/ragioni-della-follia-Thriller-ebook/dp/B07VFYZ36G/ref=mp_s_a_1_1?keywords=fabio+giorgino&qid=1563950690&s=gateway&sr=8-1
  5. Belfagor

    Le ragioni della follia - Fabio Giorgino

    Da oggi e fino a domenica ebook kindle gratis. Sono gradite le recensioni. 😊
  6. Scusate, volevo dire la campagna pubblicitaria e non le promozioni.
  7. Grazie Giuliano. Anche io il 19 luglio scorso ho pubblicato con Amazon in formato ebook e cartaceo, aderendo a kindle unlimited. Per le promozioni Amazon mi dice che sono disponibili solo in lingua inglese. Tu come hai proceduto?
  8. Belfagor

    Le ragioni della follia - Fabio Giorgino

    Carissimi, vi lascio il link di un estratto (le prime pagine) del mio romanzo. Dategli una sbirciata 😉 Anteprima le ragioni della follia
  9. Belfagor

    Le ragioni della follia - Fabio Giorgino

    Mi ci stai facendo pensare, sai? Dici che il lettore sarebbe, in un certo, senso infastidito?
  10. Belfagor

    [MI121] L’arte della scoperta.

    commento Traccia di Mezzogiorno - Il velo di Maja Pochi uomini hanno visto oltre. La vera e pura dimensione è preclusa ai più, e quel velo che ne impedisce la conoscenza è, in realtà, l’unica salvezza per l’umanità. Pochi eletti hanno intrapreso il cammino senza ritorno della purificazione, uomini di talento e di forza superiore. E quando questo è successo grazie alla febbre per l’arte, essi hanno donato il meglio di se stessi al mondo intero, e il mondo intero gioirà delle loro opere per l’eternità. Auvers, luglio 1890. Manca poco al crepuscolo. I corvi stanno per tornare ai loro nidi, il giallo del grano perde lucentezza e il cielo si carica di un blu corposo. Ma questa istantanea svela altro agli occhi ormai puri e sensibili del genio. Negli ultimi anni, il percorso di ricerca e affinamento della sua arte lo aveva portato a un grado così elevato di sensibilità, da aprirgli una nuova visione della vita. E così si erano presentate le prime avvisaglie di un mondo sconosciuto che si voleva mostrare ai suoi occhi, e lui aveva cominciato a credere di essere pazzo. Poi, da semplici flash, quelle manifestazioni avevano acquisito via via maggiore chiarezza, fino a divenire vere e proprie rivelazioni, dirompenti come un’esplosione, un nuovo big bang. Come è successo adesso. Si ferma a osservare per l’ultima volta la natura davanti ai suoi occhi, incredulo di ciò che ha scoperto. No, non sono pazzo, ripete prima tra se. Poi lo urla al cielo e alla campagna, cadendo in ginocchio sulle zolle riarse dal sole. Il respiro diventa affannoso, l’odore dell’essenza di trementina gli punge le narici, e il sudore gli imperla la fronte. Sa che non potrà raccontare il viaggio che ha fatto, parlare dei posti che ha visitato, di come sono nella realtà l’amore e l’odio, che il dolore è necessario, che la morte e la vita non esistono, che la pazzia non esiste. Vincent sa che è inutile continuare: c’è qualcosa di immenso oltre quel velo, qualcosa che la mente umana non è ancora pronta a recepire. Si volta a guardare la tela che ha appena finito di dipingere: lì c’è il racconto della sua vita. Quel tratturo tortuoso che si insinua tra le spighe gialle, perdendosi sulla linea dell’orizzonte. Il cielo di un blu opprimente, che sembra ammantare ogni cosa. E infine il volo liberatorio degli uccelli, le ali in lutto spiegate verso l’unica via di salvezza: la fine della vita terrena. Si bagna il pollice con la saliva e si segna la fronte con una X, a suggellare la fine del suo doloroso cammino di scoperta. Le mani nelle tasche della giacca adesso stringono gli ultimi due atti della sua breve e intensa vita: una lettera per l’amato fratello Theo che non finirà di scrivere, e una pistola.
  11. Belfagor

    [MI121] L’arte della scoperta.

    @Komorebi Grazie per il tuo passaggio. Ho impostato il racconto sulla visione introspettiva del protagonista, anche se scritto in terza persona, proprio perché era mio intendimento spiegare lo svelamento attraverso gli occhi di uno dei più grandi artisti della storia. Grazie ancora.
  12. Belfagor

    Cap. 19 - da Salento blues

    commento «Sta bene adesso, non ti preoccupare» fece Emma, a bassa voce. Quando doveva parlare con sua sorella preferiva farlo in intimità, lontano dalle orecchie indiscrete e dalla bocca petulante del marito. Più di una volta, nel periodo in cui Angela stava combattendo la sua battaglia più dura contro la depressione, ed Emma le telefonava anche più volte al giorno, lui aveva espresso apertamente il suo disappunto. Angela non gli era mai andata a genio, per tutti i problemi che aveva creato alla famiglia e per il fatto che, nonostante le evidenti cazzate, non avesse mai ammesso di aver sbagliato, non avesse mai accettato un consiglio da Emma, mai un rimorso, mai un passo indietro. Ha la testa più dura della roccia – le diceva quando discutevano di Angela – non merita il tuo aiuto, visto che non accetta mai un consiglio. Ha fatto sempre di testa sua, ce la farà di sicuro da sola. Non era disposto a sopportare altre sue influenze negative. Emma lo comprendeva, ciò che diceva in parte era vero: in qualche modo, la preoccupazione per Angela finiva sempre per ripercuotersi sul loro rapporto. Emma aveva aspettato che il marito si fosse addormentato sul divano, come tutte le sere, e si era spostata in camera da letto. «Mi ha detto che è venuto a trovarti.» Angela sibilò un sì. Emma intuì il senso di colpa nel tono di voce. «Non gliel'hai detto, vero?» La conferma arrivò senza parole, nella vana attesa di una risposta. Ha la testa più dura della roccia – era proprio così, ma lei non demordeva, avrebbe continuato a darle consigli, a parlarle, uno stillicidio di parole che piano piano avrebbero avuto la meglio. «Perché?» insistette Emma. Poi, con un sospiro continuò: «Per quanto tempo ancora?» Angela mugugnò qualcosa di incomprensibile, fece un respiro profondo. Emma sentiva che quella era un’occasione da non perdere, doveva perseverare, dosando bene le parole e i toni. «Vedrai che capiranno. Magari non subito. Ognuno coi propri tempi, quando avrà riflettuto su quello che è successo, non potrà far altro che comprendere» la rassicurò. Era certa che sarebbe andata così, doveva solo convincerla a fare quel passo. Forse per Spiro sarebbe stata più dura, ma non aveva dubbi su Vanessa, lei avrebbe affrontato la faccenda con attitudine positiva. Lo aveva capito da quello che si erano dette ogni volta che avevano affrontato l’argomento mamma. La risposta di Angela arrivò dopo alcuni secondi di riflessione: «Se Spiro vorrà capire, bene, altrimenti non mi importa. È la reazione di Vanessa a preoccuparmi.» Se Spiro vorrà capire… Per la prima volta, Angela metteva in conto la possibilità di affrontare il problema, pensò Emma. «Ok, scopriamolo insieme. Ma ti posso assicurare che da lei non hai nulla da temere» la incoraggiò. «Va bene. Domani mattina sarò a Taranto.» Si accordarono sull'incontro, in modo da arrivare insieme in ospedale. Dopo aver chiuso la telefonata, Emma aveva dipinto in volto un’espressione serena e soddisfatta.
  13. Belfagor

    Il segreto di Groningen - Marcello Nucciarelli

    È ancora disponibile @Marcello ?
  14. Belfagor

    Mezzogiorno d'inchiostro 121 - Topic ufficiale

    Complimenti i vincitori e grazie a tutti.
  15. Belfagor

    [MI121] L’arte della scoperta.

    Grazie @Emy @Talia @Alba360 @Lauram @Vincenzo Iennaco @mercy @Poeta Zaza @AnnaL. @Lizz è un piacere aver fatto la vostra conoscenza, sono contentissimo di essere tornato.
  16. Belfagor

    [MI121] Il Grande Serpente

    o è improvviso o non lo è. Mi pareva che non tornava, a volte mi inceppo e l'alternativa propio non vuole venire in mente. ( se hai un idea?...) Devi semplicemente togliere troppo
  17. Belfagor

    [MI121] Colours

    @Lauram Un racconto Freaks, direi, caratterizzato da una vena ironica che si fa via via sempre più malinconica. Mi ha fatto ricordare appunto il celebre film in bianco e nero sui fenomeni da baraccone. Ottima idea, la prima parte si legge benissimo, quando però passi al futuro la lettura si fa un po' più difficoltosa. Buona prova. A rileggerti.
  18. Belfagor

    [MI121] Il Grande Serpente

    @Alba360 complimentissimi, davvero un ottimo racconto. Hai un'immaginazione vivida e scrivi davvero bene. In questo racconto mi piace molto l'effetto evocativo che hai saputo creare, e poi l'incipit è davvero bello. Giusto per non lasciarti gongolare ti faccio questi due piccoli appunti: o è improvviso o non lo è. La seconda virgola secondo me non ci va. Grazie a te e alla prossima.
  19. Belfagor

    [MI121] L’arte della scoperta.

    Grazie @Ernest per il commento. Fatto apposta o manca qualcosa? No, non è fatto apposta. Nel copia/incolla ha preso una interlinea, ma la frase doveva essere continua. @Ivana Librici Grazie tante per il tuo apprezzamento. @queffe Hai perfettamente ragione. A me si era accesa una lucetta di allarme quando ho scritto del big bang, ma poi l'ho spenta e sono andato avanti Grazie per le belle parole e per i consigli.
  20. Belfagor

    Mezzogiorno d'inchiostro 121 - Topic ufficiale

    L'arte della scoperta Traccia di mezzogiorno: il velo di Maya
  21. Belfagor

    [MI121] Mistica attesa

    Scrittura scorrevolissima, per un racconto dalla trama semplice ma dall’effetto piacevolmente umoristico. Avrei curato di più l’ambientazione, vista la particolarità della situazione; mi sarebbe servito a calarmi di più nel racconto. Ernesto è caratterizzato bene, anche se, tenuto conto del contesto estenuante, mi sarei aspettato qualcosa di più movimentato, in alcuni frangenti. Non so, una reazione quasi rabbiosa, uno sbotto. Mi è piaciuta particolarmente la parte in cui racconti il sogno del protagonista, un vero e proprio preludio al finale che, secondo me, arriva un po’ in ritardo rispetto ai tempi di attesa. Ma forse questo è dovuto all'indole troppo pacifica di Ernesto. Ti segnalo alcune cose: Al posto dei due punti ci metterei la virgola Dopo i due punti esprimi un pensiero di Ernesto, perciò alla fine è sempre meglio specificarlo. Io ci metterei una virgola al posto del punto e virgola. È corretto anche così, ma è una questione di gusti. Metterei virgola dopo chakra. Per me la d eufonica ci va solo con l’incontro di due vocali identiche. Forse meglio si spandono? A rileggerti.
  22. Belfagor

    La fuga di Mark.

    commento Mark corre e zoppica, col cuore in gola per il terrore di essere riacciuffato e la speranza di incontrare qualcuno che lo salvi e lo riporti a casa. Il terreno è impervio, e nel buio appena violato dalla debole luce lunare, riesce a cogliere a malapena le sagome nere dei cespugli di timo e dei grandi arbusti di mirto e di ginestra, e quando ne deve schivare uno, il piede distorto lo fa gemere dal dolore. Mentre scavalcava la recinzione in ferro, l’uomo con il passamontagna era riuscito ad afferrarlo per una gamba e aveva tirato. Mark era sicuro di essere riuscito a colpirlo in viso scalciando forte, poi era caduto dall'altra parte della recinzione con il peso del corpo sul piede in fallo. La caviglia aveva scricchiolato e una fitta lancinante gli aveva bloccato il respiro, poi si era alzato dolorante e aveva cominciato a correre. Non sapeva quanti giorni fossero trascorsi; in quello scantinato umido e freddo era impossibile rendersi conto del passare delle ore, dell’alternarsi del giorno e della notte. All'inizio aveva prestato attenzione alle volte che l’uomo andava a portargli da mangiare, e ogni tre aveva contato un giorno: colazione, pranzo e cena, se così potevano definirsi, viste le schifezze che lo costringeva a ingurgitare. Ma dopo circa tre giorni, l’uomo aveva cominciato a saltare un pasto, Mark se ne rendeva conto dall'intervallo che si allungava in modo eccessivo e dai gorgoglii dello stomaco, e la volta successiva, il pasto era uguale a quello precedente. Così aveva perso la cognizione del tempo, Mark ci aveva rinunciato, tanto non gli serviva tenere il conto, doveva solo pensare a come scappare. La paura iniziale si era affievolita con il passare delle ore, il ripetersi continuo delle medesime poche azioni lo aveva portato a una accettazione quasi remissiva della situazione. Ma il pensiero della madre sola a casa non lo aveva mai abbandonato, l’angoscia che provava nell'immaginare il suo dolore era un continuo logorio, ed era difficile concentrarsi con la mente affogata dalle lacrime. Piangendo si era detto che doveva fare qualcosa se voleva rivederla, dipendeva solo da lui. Doveva stare attento a ogni movimento, prima o poi l’uomo avrebbe commesso uno sbaglio: lo aveva sentito dire a quell'attore che piaceva tanto a sua madre – prima o poi tutti commettiamo un errore. In un angolo dello scantinato c’era un secchio dove lui doveva pisciare e cagare, e ai piedi di quel secchio, Mark aveva vomitato tante e tante volte, e poi ci aveva pianto sopra. L’uomo lasciava un secchio vuoto e portava via quello pieno a intervalli irregolari, ma lui non glielo aveva mai visto fare. Mark si era accorto allora della telecamera, e aveva capito il motivo di quel comportamento: l’uomo provava vergogna, vergogna di essere visto nell'eseguire quell'atto evidentemente per lui troppo ripugnante, perciò aspettava che lui dormisse per fare lo scambio dei secchi. Mark aveva calcolato approssimativamente i tempi, e fingendo di dormire era riuscito a sorvegliare i movimenti dell’uomo per due volte. Si muoveva di fretta ma non guardava mai nell’angolo dove aveva sistemato il giaciglio per il suo prigioniero. La porta in cima alla scala rimaneva aperta e grazie all'effetto sorpresa, Mark si era convinto che sarebbe riuscito a scappare. E così fece. Ora corre al massimo delle possibilità, con la caviglia dolorante e l’ansia che gli attanaglia la gola. I muscoli delle gambe devono compiere via via uno sforzo maggiore per andare avanti, eppure sente di avere ancora tanta energia. Si ferma a riprendere fiato, piegandosi e appoggiando le mani sulle ginocchia. Nonostante l’aria fresca della notte, sente il collo e la fronte inzuppati dal sudore. Si osserva intorno: dietro di sé la macchia sembra digradare; tornando a guardare avanti deve puntare gli occhi in alto per scorgere i contorni frastagliati della vegetazione, sopra i quali impera il manto bluastro del cielo. C’è un bel pezzo di pendio da risalire, ma oltre la sommità intravede un leggero bagliore, una luce di speranza. Ricomincia a correre, mano a mano che procede il terreno diventa più roccioso e la corsa si fa sempre più dolorosa. Arrivato in cima si trova davanti a un muro invalicabile di frasche e arbusti. Si infila tra due folte ginestre, sente le spine graffiargli ogni parte del corpo, serra i denti e spinge con forza per disincagliarsi. Quando finalmente si trova dall’altra parte, si rimette in piedi e sbarra gli occhi: asfalto. La strada è illuminata da pali della luce molto distanti fra loro, e la zona dove lui è sbucato è in penombra. Guarda a destra e riprende a correre in quella direzione, su ciglio della strada. Ha appena oltrepassato il secondo palo dell’illuminazione, quando gli sembra di sentire un rumore. Si blocca e aguzza l’udito: un rombo di motore in lontananza. Più avanti la strada curva a sinistra, il rumore proviene da lì. Di colpo non sa che fare: deve chiedere aiuto o correre per la strada fino a raggiungere un centro abitato? Nella sua mente aveva previsto solo quest’ultima ipotesi, gli sembrava la più sicura. Il rombo si fa sempre più vicino. Dà un’ultima occhiata e si butta dietro al palo della luce, aspettando di vedere. Tony alza il volume di back to black tenendo il ritmo con piccoli colpi in avanti del mento. Guida piano nella notte, da quella volta in cui una grossa volpe era sbucata all'improvviso dai cespugli oltre il ciglio destro della strada. L’impatto era stato tremendo, e le conseguenze per lui e per l’auto disastrose: forte trauma cranico e toracico, paraurti anteriore, radiatore e parabrezza da sostituire. Janet è assillante e problematica, ma a modo suo, lui le vuole bene. Spesso lo fa incazzare, il più delle volte a causa delle strambe abitudini che lei non condivide, e così passano giorni interi senza vedersi, poi lei lo chiama per chiedergli scusa e tutto finisce lì. È sola, lui è il suo uomo part-time, e quando lei ha bisogno di aiuto, tocca sempre a Tony rompersi le palle. Gli piace troppo quella canzone; nonostante in quel momento sia importante tenere gli occhi e le orecchie bene aperti, non riesce a trattenersi. Canta insieme a Amy: "We only said goodbye with words, i died a hundred times, you go back to her and I go back to, I go back to us…" Qualcosa attira la sua attenzione lì fuori, un leggero movimento dietro un palo della luce sul bordo sinistro della strada. Non può trattarsi di un animale, impossibile, la figura sembra stare eretta. Di colpo l’ombra si stacca dal palo a sparisce nel buio oltre i cespugli. Tony spegne la radio e rallenta, prosegue fino a raggiungere il palo e scende dall'auto. Mark sta rannicchiato fra i rami spinosi delle ginestre, lì si sente al sicuro. Vede l’uomo dell’auto avvicinarsi al ciglio della strada e scrutare in tutte le direzioni. Per una frazione di secondo il riverbero della luce sulla strada illumina quella faccia, rivelando distintamente un grosso ematoma su uno zigomo. Mark si sente rabbrividire, istintivamente si ritrae per nascondersi meglio, ma i rami secchi del cespuglio scricchiolano e le spine lo fanno trasalire. L’uomo dell’auto si volta verso lui, a Mark sembra che lo stia guardando dritto negli occhi. «Ehi, vieni fuori, dai non aver paura» gli dice il tizio, con tono rassicurante. «Sei Mark, vero?» Mark ha un sussulto. È stato scoperto, quello è l’uomo con il passamontagna, il suo carceriere. «Mark, non hai preso le tue medicine. Dovresti saperlo ormai cosa succede dopo, no? E ogni volta quella povera donna di tua madre deve penare a causa dei tuoi capricci.» C… cosa? Quella voce ha qualcosa di famigliare, un ricordo che Mark non riesce a tirare fuori dalle pieghe della mente. Una scossa alla nuca, poi inizia a tremare, ma non è paura. Sente che il cervello sta per andare in tilt. «Ora chiamo tua madre, così la tranquillizziamo e parli direttamente con lei, ok?» L’uomo prende il cellulare, seleziona un numero dalla rubrica e attende la risposta. «Janet, l’ho trovato, ma è sotto shock. Ti metto in viva voce, parlagli» dice, e dirige il cellulare verso il suo nascondiglio. - Mark, amore, torna a casa. - Ma... mamma... - Lì c’è Tony, ti ricordi di lui vero? - T... Tony - Sali in macchina con Tony, amore. Non è niente, è tutto passato adesso. - L’uomo si avvicina a pochi passi dal cespuglio e si accovaccia. «Dai Mark, ti prometto che domani ti porto a mangiare il gelato da Crisby, va bene?» Crisby… Mark fissa quel Tony, il tremore continua a scuotergli le ossa. - Sì amore, ci vengo anch'io a mangiare il gelato. - Per un attimo la voce al telefono sembra strozzarsi in gola. - Ti prego Mark, vieni a casa, Sali in macchina con Tony e vieni a casa. - Mark osserva Tony accendere la torcia del cellulare. In quell'istante può di nuovo vedere distintamente la sua faccia: è pulita, nessun ematoma sullo zigomo, eppure qualche momento prima… Poi Tony punta il cellulare a illuminare il terreno davanti ai loro piedi e allunga una mano. «Dai ometto, andiamo a casa.» Mark si incanta a guardare quel sorriso così fresco e dolce, gli ricorda immagini sbiadite. Sente muoversi qualcosa dentro di sé, è confuso, poi il tremore comincia a scemare e un groppo alla gola gli riempie gli occhi di lacrime. La manina sbuca dal cespuglio spinoso. Tony corre in suo aiuto, allargando i rami per farlo uscire. Mark si ferma a carponi, finalmente libero, e lo guarda piagnucolando. Poi si mette in piedi e si stringe forte al collo di Tony.
  23. Belfagor

    La fuga di Mark.

    Grazie @Floriana per avermi letto. Rispondo su alcuni appunti: Forse è una questione di gusti, ma secondo me se si descrive un'azione anteriore al fatto che si sta raccontando utilizzando il trapassato prossimo e poi, nell'ambito di quell'azione passata, si inserisce un verbo al passato remoto, si perde la concordanza dei tempi. Personalmente faccio uso della "D" eufonica solo quando c'è l'incontro di due stesse vocali. Ma anche in questo caso è una questione di gusti. Qui volevo indicare il momento in cui Mark, guardandosi alle spalle, si accorge che il terreno già percorso (macchia mediterranea) è scosceso, in pendenza, tanto che poi tornando a guardare avanti deve alzare gli occhi per notare la linea di demarcazione tra la vegetazione e il cielo. Troppo contorto, forse. È da solo in macchina. Ti ringrazio ancora per il tuo tempo. Terrò a mente i tuoi consigli.
  24. Belfagor

    Cap. 19 - da Salento blues

    Grazie @Maria Santiago e @Mister Frank per aver commentato. È un frammento preso dal mio romanzo, l'ho pubblicato qui per avere dei riscontri sullo stile.
  25. Belfagor

    L'incontro

    Ciao @Adelaide J. Pellitteri un bel testo in prosa, denso di autocommiserazione e speranza. Un incontro salvifico nonostante la eventuale possibilità che lui vada via, perché in quei pochi gesti è riuscito a instillare una goccia di vita, una nuova visione della realtà, anche attraverso la reminiscenza di immagini famigliari. Triste ma molto bello. A rileggerti.
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