Vai al contenuto

Aporema Edizioni

Editore
  • Numero contenuti

    1.744
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni vinti

    6

Aporema Edizioni ha vinto il 6 settembre

Aporema Edizioni ha inserito il contenuto più apprezzato di quel giorno!

Reputazione Forum

2.109 Più unico che raro

Su Aporema Edizioni

  • Rank
    APOREMA EDIZIONI Società Cooperativa
  • Compleanno 03/10/2016

Contatti & Social

Informazioni Profilo

  • Genere
    Non lo dice
  • Provenienza
    Italia
  • Interessi
    Dalla parte di chi scrive, dalla parte di chi legge.

Visite recenti

4.963 visite nel profilo
  1. Aporema Edizioni

    Costo traduzioni letterarie

    C'è qualcosa che non mi è chiaro, @TerryA . Tu scrivi: Ma cosa significa? Se si tratta di un romanzo contemporaneo, come dici tu, immagino che il suo autore non sia morto da più di settant'anni e pertanto l'opera non sia ancora di dominio pubblico. Bisognerà pertanto sottoscrivere un contratto con l'autore stesso, se è ancora in vita, o con i suoi eredi, in caso contrario, e soprattutto con la CE estera che l'ha pubblicato per prima. Come editore cosa me ne faccio della traduzione di un'opera della quale ancora non detengo i diritti di pubblicazione? A questo punto anche i trecento euro sarebbero una spesa inutile, perché prima è necessario accertarsi di poter disporre dei diritti, e solo dopo mettersi alla ricerca di un traduttore.
  2. Aporema Edizioni

    Questioni fiscali e strategia di vendita

    Purtroppo su questo non posso che concordare: lo Sceriffo di Nottingham è noto per rubare ai poveri per dare ai ricchi; ma è anche vero che la maggior parte dei ricorsi danno ragione al contribuente. Se lavori nello studio di un commercialista, però, saprai anche spesso l'Agenzia delle Entrate, quando non sa che pesci pigliare - e accade spesso - fornisce risposte diverse a seconda delle sedi. Comunque io resto del parere che in Italia un rivenditore, qualsiasi rivenditore e quindi anche Amazon, per mettere in vendita una merce ha bisogno che qualcuno gliela fatturi: non è una scelta, è un obbligo, si tratti di una grande industria o di un piccolo artigiano, altrimenti non è un rivenditore, ma qualcos'altro; se non pretende la fattura prima di mettere in vendita una merce, è lui il primo a infrangere la legge ed è su di lui che dovrebbero concentrarsi le attenzioni del fisco. Oltretutto chi, partendo da un file, realizza un libro cartaceo, anche se in print on demand, non può assolutamente essere definito rivenditore: diventa a tutti gli effetti un produttore, che, quando si parla di libri, si può tradurre con editore.
  3. Aporema Edizioni

    Questioni fiscali e strategia di vendita

    Come editori dovremmo essere gli ultimi a difendere il self publishing; ma siccome la libertà di espressione ci sta a cuore in tutte le sue forme, molto più che il fatturato, e crediamo che un autore debba rivolgersi alle CE perché n'è convinto, non come "ultima spiaggia", riteniamo opportuno esternare qualche precisazione. Prima di tutto ci pare doveroso inserire il link all'intervista di cui parla@Va.Le , così ognuno potrà farsi una sua idea... anche se la durata di un'ora in termini di tempi "internettiani" è davvero un'eternità e la dice lunga sulla complessità del problema. Riguardo all'opinione del commercialista, che sembra esprimersi "pro domo sua" - per accaparrarsi nuovi clienti, insomma - diciamo prima di tutto che si tratta, per l'appunto di un'opinione, non di una sentenza della Consulta, perché è lui il primo a dire che la legge italiana in materia è ancora molto carente, per non dire inesistente, e quindi al momento ognuno ha tutto il diritto di regolarsi a modo suo. In seconda battuta, bisognerebbe specificare agli autori che, nel caso si fosse davvero costretti ad aprire partita IVA, esiste pur sempre il regime forfettario, che non prevede il pagamento di contributi fissi, ma solo in percentuale sul fatturato, per un reddito fino a 65 mila euro. E, signori miei, chiunque superi quella cifra per le vendite dei propri libri su Amazon credo sarebbe ben lieto di aprirne tre, non una di partita IVA, e di pagare anche i contributi fissi! Ma l'aspetto che più non convince dell'intervista è quello di classificare Amazon come un rivenditore, e non come un editore: è questo, secondo me, il punto debole di tutta la teoria del dr. Allievi. Se così fosse, infatti, Amazon dovrebbe pretendere da tutti gli autori che questi inseriscano la partita IVA al momento della pubblicazione dei loro libri, come in effetti fa per tutti gli altri suoi fornitori, case editrici comprese, e per tutti gli altri articoli: il codice fiscale non dovrebbe bastare. Conclusione, se mai lo sceriffo di Nottingham (fisco italiano) dovesse un giorno interessarsi alla questione del self publishing, dovrebbe prima di tutto accertarsi che sul tema esista una legge chiara e inequivocabile, altrimenti saprebbe già di essere esposto a una marea di ricorsi legali. Dopodiché, dovendo rompere le scatole a qualcuno, comincerebbe dal pesce grande, Amazon in questo caso, colpevole di non aver richiesto la partita IVA ai suoi venditori al momento dell'iscrizione. Non ce le vedo proprio le Fiamme Gialle dar la caccia a mosche e moscerini (autori medi e piccoli): "sarebbe più la giunta che il guadagno" come di dice a Legnano.
  4. Aporema Edizioni

    Docente in scuola pubblica e pubblicizzazione libri

    Non voglio fare la figura del pignolino, ma è opportuno precisare che in realtà nessun privato può rilasciare alcun tipo di ricevuta, in nessun caso: non avrebbe alcun valore legale e anzi diventerebbe una prova scritta del fatto che si è evaso il fisco; anche perché l'anno seguente il privato non avrebbe alcun modo di inserire i redditi derivanti da quelle vendite nella propria dichiarazione. E ti dirò di più: nemmeno se tu avessi la partita IVA come scrittore, potresti rilasciare ricevuta, ma solo emettere fattura per le tue prestazioni professionali. In buona sostanza per vendere libri, o qualsiasi altro genere di merce, bisogna essere provvisti di partita IVA come commercianti. Oltretutto la ricevuta fiscale è stata del tutto abolita dall'inizio del 2020: ora si può solo battere un regolare scontrino attraverso un registratore di cassa collegato telematicamente con l'Agenzia delle Entrate. Rimane possibile, al momento, vendere libri come frutto del proprio ingegno solo in determinati contesti, come possono essere alcune manifestazioni o fiere (non quelle professionali) e nei mercatini dedicati agli hobbisti, ma senza bisogno di rilasciare alcun tipo di ricevuta. Una volta tanto, insomma, anche per il fisco vale la presunzione di innocenza, invece che quella di colpevolezza, perché si presume che quel genere di attività produca un reddito risibile. Ovvio che se uno comincia a girarsi tutte le fiere e i mercatini d'Italia e magari ha comprato libri per svariate migliaia di euro, con tanto di fatture emessa dall'editore o dalla tipografia, diventa un po' difficile dimostrare che tutte le copie sono state regalate a parenti e amici, oppure sono state vendute per pochi centesimi.
  5. Aporema Edizioni

    Dubbi di una principiante sulla bibliografia

    Ciao, @Giulia1234 . Ti ho già risposto in chat. Comunque, prima di interagire col forum, dovresti presentarti nella sezione ingresso e dare un'occhiata al regolamento.
  6. Aporema Edizioni

    L’incontro

    Dopo "nebbia" meglio un punto e virgola o il punto fermo. Metterei una virgola dopo "perché", ma non è indispensabile: questione di gusto. Iniziare un periodo con il "Ma" non è sbagliato, bisognerebbe però farlo quando davvero è indispensabile. Sostituirei "talmente" con "così". Dopo agenzia vedrei meglio i due punti, al posto della virgola. Via entrambe le virgole, ma se proprio devi inserire l'inciso, la virgola devi spostarla dopo la "e". Un altro "ma" a inizio frase e per giunta accapo. A parte queste piccole incertezze di punteggiatura, mi pare che l'incipit funzioni e assolva lo scopo di attirare il lettore. Niente spiegazioni inutili, niente informazioni superflue - quella del lavoro della protagonista è funzionale a ciò che sta facendo - e azioni che si susseguono. La reazione eccessiva della donna alla vista di un'altra donna incinta incuriosisce - ed è questo lo scopo di un buon inizio - e spinge chi ti legge a continuare. Lo perfezionerei aggiungendo solo qualche piccolo particolare di ambientazione: l'odore di caffè nel bar, il colore del cappotto, il vociare dei presenti... dettagli, che però aiutano il lettore a calarsi nella vicenda.
  7. Aporema Edizioni

    Docente in scuola pubblica e pubblicizzazione libri

    Esatto. Allora, partiamo dal presupposto che tu non avresti dovuto aprire una pagina aziendale su facebook, ma eventualmente una pagina come scrittore. Purtroppo però, secondo facebook, che ragiona con logiche americane, nel momento in cui ti definisci scrittore, diventi automaticamente un'azienda, perché presume che con i libri ci campi o comunque ci fai un po' di soldini. Questo tuttavia, da un punto di vista legale, non significa nulla, perché tu non hai aperto partita IVA e non ti sei registrato alla Camera di Commercio. Detto ciò, rimane il fatto che tu, attraverso la tua vetrina (prima si chiamava così) non vendi a tutti gli effetti un prodotto, non incassi quattrini, non chiedi pagamenti tramite carte di credito o bonifici, ma semplicemente indirizzi il lettore su un sito dove potrà acquistare il libro dal tuo editore (Amazon, mi par di capire) o da altri venditori autorizzati. Ergo, tu non svolgi alcuna attività commerciale, ma semplicemente stai facendo pubblicità a un prodotto, che altri vendono. Il fatto che poi tu incasserai delle royalties da tale vendita è del tutto irrilevante ai fini fiscali, perché poi su quelle royalties dovrai comunque pagare le tasse. Oltre al tuo libro potresti, per assurdo, anche pubblicizzare quelli di amici e colleghi: stesso discorso, non stai vendendo nulla, ma solo pubblicizzando prodotti, senza riceverne ipso facto un compenso. Quindi, ovunque tu abbia reperito la suddetta informazione riguardo alla "vendita continuativa", sappi che è del tutto sbagliata. Il discorso cambierebbe, e anche parecchio, se tu cominciassi a comprare alcune copie per te, per poi rivenderle, magari pubblicizzando la cosa attraverso annunci, non solo su facebook ma in qualunque altro luogo, incassandone direttamente i proventi: in quel caso sì, che saresti passibile di denuncia per evasione fiscale, visto che non hai requisiti per farlo; ma lo saresti in ogni caso, qualunque professione tu facessi e anche nel caso tu fossi disoccupato.
  8. Asinus asinum fricat

     

  9. Aporema Edizioni

    Maloscritto - I dodici errori da evitare per non finire nel cestino dell'editore

    Volevamo ringraziare di nuovo Andrea Malabaila, di Las Vegas Edizioni, per i suoi preziosi consigli e per il contributo dato a questo libro. Questo è "Maloscritto. I dodici errori da evitare per non finire nel cestino dell'editore". L'ha scritto Alessandro Cuccuru e pubblicato Aporema Edizioni Società Cooperativa. Io ho contribuito scrivendo un capitolo che si intitola "Le dodici cose da non dire, o da non scrivere, quando ci si presenta a un editore"
  10. Aporema Edizioni

    Ereditare un’attività commerciale

    La questione mi pare parecchio complessa, @Kuno . Se, come dici, l'ambientazione non è collocabile in modo preciso, da un punto di vista geografico ma soprattutto temporale, io direi che hai carta bianca e puoi scrivere tutto quello che ti pare. In caso contrario, come ti hanno già ben spiegato, entrano in gioco parecchi fattori: ogni Paese, in tema di eredità, ha le sue leggi, che non restano fisse e immutabili per sempre e possono variare da un anno all'altro. La confusione maggiore però temo che tu la stia facendo con i termini "negozio" e "attività": nel primo caso parliamo di un immobile, la cui cessione è soggetta ad alcune norme; nel secondo parliamo di qualcosa di non tangibile, se si escludono arredi e macchinari, il cui passaggio di proprietà è soggetto a norme ben diverse. Il valore di un negozio, per esempio, è stabilito, oltre che dai coefficienti catastali, dalla compravendita di altri immobili dello stesso tipo e metratura, nella zona in cui si trova e in un determinato periodo. Il valore di un'attività invece, contrariamente a quanto si crede, non dipende assolutamente da arredi e macchinari, per quanto costosi possano essere, ma solo da quanto questa attività può rendere, al netto delle spese: di norma chi l'acquista dovrebbe riuscire a pagarla, grazie ai guadagni che gli frutta, nel giro di tre anni al massimo. Passare in eredità un negozio, dunque, non comporta particolari problemi, a parte il pagamento delle tasse di successione. Chi lo eredità potrà farne quello che gli pare: rivenderlo, locarlo o lasciarlo sfitto. Passare in eredità un'attività è invece molto più complesso. Prima di tutto chi la riceve dovrà avere i requisiti di legge per gestirla, aprire una partita IVA, sostenere degli esami di abilitazione, se previsti dalla legge, e infine, cosa più importante di tutte, essere tecnicamente in grado di mandarla avanti, quell'attività, cosa niente affatto scontata. In parole povere sono ben pochi i parenti o i conoscenti che sarebbero molto lieti di ricevere in eredità un qualcosa che poi non saprebbero gestire. Se poi la collocazione geografica è l'Italia degli ultimi quaranta o cinquant'anni, costoro saranno costretti a fare i conti con lo Sceriffo di Nottingham (il fisco) per il quale non vale la presunzione di innocenza, ma quella di colpevolezza: ovvero, fino a prova contraria, sei considerato un ladro e devi affannarti per dimostrare il contrario. C'è infine il caso in cui il proprietario del negozio sia anche il titolare dell'attività: entrambi possono essere lasciati in eredità, ma per entrarne in possesso l'erede dovrà intraprendere due percorsi legali separati.
  11. Parcere subiectis et debellare superbos

  12. Aporema Edizioni

    Contratto per raccolta antologica

    Certo, il curatore in questo caso viene trattato alla stregua di un singolo autore e ha diritto alle royalties, che nel nostro caso variano dal 5 al 10% sul prezzo di copertina, per la vendita del cartaceo, e intorno al 30% del ricavato della vendita dell'ebook, al netto di sconti e della quota del distributore. Poi sarà compito del curatore redistribuire tali proventi, sulla base degli accordi che lui avrà a sua volta sottoscritto con tutti gli autori che hanno partecipato all'antologia. Non esiste che la CE si tenga tutti i proventi, per quanto bassi possano essere: è una questione di correttezza. Piuttosto, se curatore ed autori sono d'accordo, si potrebbe decidere di devolvere tali proventi per uno scopo benefico, sulla base di un rendiconto serio e trasparente.
  13. Aporema Edizioni

    Contratto per raccolta antologica

    Credo sia piuttosto improbabile che l'editore sottoscriva un contratto con ogni singolo autore presente nell'antologia, stabilendo la percentuale di royalties che gli spetta, per poi provvedere al pagamento. Tra calcoli, registrazioni, aspetti fiscali e ritenute in acconto varie, l'operazione costerebbe uno sproposito e, come si suol dire, il gioco non vale la candela. Già se si trattasse di un'antologia di racconti, la cosa risulterebbe molto problematica; con le poesie poi, considerate le probabili scarse vendite, parleremmo di royalties che ammontano a centesimi, più che a euro. L'unica scappatoia possibile è che il curatore dell'antologia sottoscriva accordi con ciascun autore, con tutte le responsabilità che questo comporta, per poi presentarsi come unico soggetto responsabile di fronte all'editore.
  14. Pacta servanda sunt

     

×