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Aporema Edizioni

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Reputazione Forum

702 Magnifico

Su Aporema Edizioni

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    APOREMA EDIZIONI Società Cooperativa
  • Compleanno 03/10/2016

Contatti & Social

Informazioni Profilo

  • Genere
    Non lo dice
  • Provenienza
    Italia
  • Interessi
    Dalla parte di chi scrive, dalla parte di chi legge.

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3.275 visite nel profilo
  1. Chissà perché, quando scriviamo post dove diciamo pane al pane e vino al vino, come al solito cominciano a fioccare freccette rosse che neanche Custer a Little Bighorn... Forse, nonostante in Italia questo sia in assoluto il forum più serio tra quelli che si occupano di scrittura, e nonostante gli argomenti di cui ci stiamo occupando oggi siano già stati affrontati (e ben chiariti) in altre discussioni, ci sono utenti che continuano a pensare che loro sono i "buoni", mentre gli editori sono sempre "brutti, sporchi, cattivi" e soprattutto sfruttatori del loro indiscutibile talento. Beh, lasciate che vi si dica una cosa, anzi due. La prima è che Aporema è una società cooperativa, formata da autori e che pertanto capisce benissimo il punto di vista, oltre che l'interesse, di chi scrive e ne tiene costantemente conto, partendo dalla selezione, per poi passare attraverso il confezionamento del volume, fino a giungere alla sua distribuzione. Noi non puntiamo agli utili, che tra l'altro in base alla legge non potremmo mai spartirci, ma solo a pubblicare buoni libri. Qualche volta centriamo l'obiettivo, altre volte no; ma di certo ci sforziamo di dare sempre il massimo. E non è un caso se, come nostro slogan, abbiamo scelto il motto "dalla parte di chi scrive, dalla parte di chi legge". La seconda è che ci dispiace per gli anonimi "freccettari rossi", ma gli editori che davvero sono brutti, sporchi e cattivi non verranno mai su questo forum a farsi trafiggere dai vostri strali. Se ne staranno tranquilli dietro le loro scrivanie, in attesa che qualche ingenuo talentuoso pesciolino, ammaliato dai loro modi e dal loro sorriso accattivane, finisca nella loro rete. P.S. Appena terminato di scrivere il nostro post, domenica scorsa, abbiamo aperto la posta elettronica (ebbene sì, lavoriamo anche la domenica) e ci abbiamo trovato un bel manoscritto, con ben cinque ripetizioni in neanche dieci righe, tutte nella prima pagina. Se qualcuno di quelli che "l'importante-è-la-storia-tutto-il-resto-un-buon-editor-è-in-grado-di-sistemarlo" si offrisse volontario per correggerlo al posto nostro, saremmo ben lieti di affidargli il lavoro.
  2. Perché un manoscritto viene rifiutato? Basterebbe che pubblicassimo qui una piccola selezione di quelli che sono stati scartati dalla nostra redazione e tutti gli utenti del forum (sottolineiamo tutti, compresi quelli che sono arrivati qui da pochissimo tempo) ne capirebbero le ragioni. Purtroppo, ma diciamo "per fortuna", non è possibile farlo, per evidenti ragioni di riservatezza. Allora riassumiamo. Errori di ortografia? In pratica mai, visto che ci sono i correttori. Errori di sintassi? Parecchi. Uso del tutto casuale della punteggiatura? Sì, piuttosto spesso, con certi segni (tipo i due punti o il punto e virgola) del tutto ignorati o sparsi a caso. Consecutio temporum? La maggioranza degli autori non sa neppure cosa sia e, quel che è peggio, non lo sanno nemmeno taluni editor, ai quali si sono incautamente affidati. Ignorare come davvero si racconta una storia? Molti. Incapacità di attrarre e sedurre il lettore fin dalle prime righe? In pratica quasi tutti. Tremendi spiegoni fin dall'incipit? Siamo circa al 50%. Trame banali o inconsistenti? Molto meno di quanto si creda: la fantasia di solito non manca; è il modo di esprimerla che difetta. Ermetismo inconsapevole del tipo "so benissimo cosa volevo dire, possibile che voi non lo capiate?" ? Troppi. Ci fermiamo qui, anche se potremmo continuare ancora a lungo. In conclusione, prima di portare il discorso sulla dietrologia e su "cosa mai nasconderanno i rifiuti degli editori?", sarebbe importante badare ai punti che abbiamo citato. Poi ci sarà tutto il tempo di parlare, magari in un'altra sede e in un'altra discussione, dell'importanza dei social e dell'impegno che un autore esordiente deve profondere nel collaborare con la casa editrice alla propria promozione: temi importanti, che vengono sempre dopo l'aver scritto in partenza non un capolavoro, ma perlomeno un buon libro.
  3. Si tratta di una domanda tutt'altro che idiota, cara @ophelia03 , che perlomeno denota la tua buona educazione, merce ahimè sempre più rara, non solo nel mondo dell'editoria. Se qualcuno ti ha dedicato del tempo, poco o tanto che sia, merita comunque una risposta; basta anche un semplice "ho deciso di accettare un'altra proposta", senza aggiungere altro: difficilmente ti si chiederà di fornire spiegazioni dettagliate. Dal canto nostro, ci guardiamo bene dall'alimentare illusioni nell'animo di chi è alle sue prime esperienze in questo settore e, al contrario, facciamo il possibile per spiegare quanto sia irto e denso di ostacoli il cammino di un autore, prima e soprattutto dopo la pubblicazione. Non facciamo promesse che non saremo mai in grado di mantenere. Sappiamo benissimo fin dove possiamo arrivare e cosa invece, almeno per ora, ci è precluso: lo diciamo subito a chiare lettere a chi ci invia il suo manoscritto. Siamo consapevoli però che sul mercato sono presenti altre piccole CE, che, per scelta o per disattenzione, spesso non sono altrettanto trasparenti. Se qualcuno pertanto viene attratto dal "canto delle sirene", dopo che magari l'avevamo messo in guardia, non ce ne facciamo un cruccio e gli auguriamo pure noi, come racconta @lapidus , "buona fortuna", invece che "in bocca al lupo", perché magari qualche animalista potrebbe offendersi. Anche se siamo nati da poco, abbiamo già avuto modo di ricevere le "scuse", se così possiamo definirle, di qualche Ulisse che, nell'ascoltare il canto delle sirene, si era dimenticato di farsi legare all'albero della nave. A differenza di quanto afferma @Skywalker , tuttavia, per noi in quel caso "il ponte non è bruciato in modo definitivo", anzi... Siamo ben lieti di trovarci di fronte un autore che, dopo un'esperienza non troppo positiva, è pronto per una trattativa più matura.
  4. Aporema Edizioni

    Primo: farsi capire.

    ...è proprio il messaggio che volevamo lanciare, quando abbiamo aperto questa discussione. Grazie, @swetty, per averlo saputo esprimere in modo magistrale.
  5. Aporema Edizioni

    Primo: farsi capire.

    Quindi, facci capire@TuSìCheVale : se in redazione arriva un testo che possiede tutte queste qualità, ovvero "storia, contenuti e ben altri interessanti valori", ma è scritto con i piedi, noi cosa dovremmo fare? Pubblicarlo lo stesso? Magari dopo averlo sottoposto a un editing ultra pesante, che in pratica equivale a una completa riscrittura? "Io speriamo che me la cavo" non può essere citato come esempio, perché si tratta di un libro testimonianza, una sorta di documentario, quasi un saggio (anche se divertente), per il suo valore di testimonianza di un particolare contesto sociale. Anche noi abbiamo pubblicato qualcosa del genere, ma in quel caso chi l'ha scritto voleva solo raccontare la propria esperienza; non voleva inventare o creare nulla e, in ogni caso, pur senza averlo sottomano, in buona parte ha rispettato il decalogo posto all'inizio della discussione. Chi però vuole cimentarsi con una fiction vera e propria, non può farlo avvalendosi di una prosa sgarrupata . Esattamente.
  6. Aporema Edizioni

    Primo: farsi capire.

    Può darsi, anche se valenti autori hanno dimostrato come verità complesse possono comunque essere spiegate in modo semplice, senza per questo banalizzarle. Certo, i lettori che poi vogliono saperne di più su un determinato argomento, possono sempre affrontare il proprio percorso di approfondimento. La ricerca della aurea semplicità, nella quale ora sembra essersi avventurato @Fraudolente, dovrebbe tuttavia essere l'obiettivo primario di ogni scrittore, soprattutto se alle prime armi. Purtroppo invece ci tocca constatare come, al contrario, forse proprio per il terrore di essere banali, molti autori ricerchino l'originalità a tutti i costi, che poi sfocia nella bizzarria, poi nell'astrusità e infine nella follia: tutte sorelle della famiglia dell'incomprensione. Sì, un sacco di volte e tutte le volte ci siamo rammaricati di non avere il caminetto. Vale quanto abbiamo detto poc'anzi. Noi restiamo del parere che un buon semplice piatto di pasta al pomodoro sia preferibile a una mal eseguita ricetta della nouvelle cuisine; ma se qualcuno ritiene di essere in possesso dei requisiti tecnici per affrontare l'oceano in tempesta della complessità, faccia pure. Non si lamenti però se gli editori, alla terza consecutio temporum sbagliata in tre righe, condanneranno il suo manoscritto alla pena del caminetto.
  7. Aporema Edizioni

    Primo: farsi capire.

    Concordiamo. Purtroppo non è detto che quel 10% sia esente da errori e pronto per essere pubblicato, ma perlomeno si parte da una buona base sulla qaule lavorare. La bambina, per dovere di cronaca, ha scritto quelle cose sotto dettatura della maestra; ma che esistano maestre con le idee chiare nella scuola italiana del terzo millennio è già una cosa che fa ben sperare per il futuro. Nel frattempo tu, @Busca, hai tutto il tempo per chiarire le tue, magari facendo tesoro delle indicazioni dell'insegnante, diligentemente trascritte dalla piccola studentessa.
  8. Aporema Edizioni

    Primo: farsi capire.

    "Show, don't tell", "Less is more", la gestione del POV, le figure retoriche... e chi più ne ha, più ne metta: tutti aspetti importanti per chi vuole scrivere un romanzo o un racconto, inutile negarlo; ma spesso ci si dimentica che l'imperativo principale, su cui basare tutto il resto è quello di essere chiari, di farsi capire. Ciò che abbiamo nella nostra testa, attraverso la scrittura, deve arrivare in modo nitido in quella di chi ci legge. Se non obbediamo a questo comandamento, tutte le altre fatiche sono inutili. Guardate cosa abbiamo scovato nel quaderno di un'alunna di quarta elementare (oggi si chiamano primarie di primo grado): Ebbene, quanti dei manoscritti che ci vengono spediti rispettano queste semplici regole? Ve lo diciamo noi: meno del 10%, a voler esser buoni. Prima di lamentarsi della "cattiveria" di alcun editori, che bocciano senza pietà le opere degli esordienti, forse bisognerebbe rifletterci un po'.
  9. Aporema Edizioni

    Un editor deve conoscere bene l'Italiano?

    Sì, ma se l'editor non è in grado di farlo e scambia le prime per le seconde? Scherzi a parte, anche la questione "forma e contenuto", ovvero se sia più importante la prima rispetto al secondo, o viceversa, è già stata oggetto di grandi dibattiti. Noi crediamo che debbano viaggiare di pari passo e che un ottimo contenuto sarebbe svilito da una forma approssimativa, così come la forma migliore non sarebbe mai in grado di far "decollare" un contenuto povero. Tutto ciò premesso, facciamo notare che ancora non è stata data una risposta chiara e univoca alla domanda principale, ovvero: può un editor permettersi di non padroneggiare a dovere la lingua italiana, sintassi e consecutio in primis?
  10. Aporema Edizioni

    Un editor deve conoscere bene l'Italiano?

    Forse non ci siamo spiegati, @camparino. Questa non è una discussione su cosa deve saper fare un editor : di quello si è già parlato ampiamente altrove qui nel forum, e ci permettiamo di farlo presente a te, così come a quegli utenti che nei loro interventi sono andati fuori argomento. Questa discussione riguarda piuttosto le cose che alcuni (e sottolineiamo alcuni) editor non sanno fare. Mettiamo il caso limite, ma neanche tanto "limite", che qualcuno sia padrone di tutti gli accorgimenti da te citati, ma poi si impantani in congiuntivi e consecutio temporum: cosa facciamo? Lo consideriamo comunque un buon editor, o ci rivolgiamo ad altri? Oppure ancora ci affidiamo a due editor, il primo maestro nella scrittura creativa, il secondo nella lingua italiana? Ti assicuriamo, caro @camparino, che tale eventualità non è affatto rara e si presenta abbastanza spesso; altrimenti non avremmo affrontato e proposto questo argomento agli utenti del W.D. Se non fossimo tenuti a una doverosa e sacrosanta riservatezza nei confronti di chi ci invia i propri manoscritti, potremmo proporne qui alcuni stralci, che chiarirebbero in mondo inequivocabile ciò che stiamo dicendo. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno fornito dei consigli pratici per affrontare la situazione, alcuni dei quali li stavamo già mettendo in atto da tempo: aver avuto la conferma che possono funzionare, ci spinge a continuare sulla strada che avevamo intrapreso. Per quanto riguarda i consigli "inediti" , ci mettiamo al lavoro fin da subito.
  11. Aporema Edizioni

    Un editor deve conoscere bene l'Italiano?

    Chiariamolo fin dal principio: la domanda è volutamente provocatoria, perché almeno da parte nostra la risposta non può che essere affermativa. Eppure abbiamo deciso di porla lo stesso, allo scopo di suscitare un dibattito e soprattutto di mettere in guardia tutti quegli autori che, spinti dall'entusiasmo o dalla scarsa conoscenza del mondo editoriale, finiscono per mettersi nelle mani sbagliate. Chi ci segue con una certa assiduità sa che abbiamo già accennato alla questione in altre occasioni, ma, dopo ulteriori esperienze "curiose" (chiamiamole così) abbiamo ritenuto opportuno dedicarle una specifica discussione. Accade infatti spesso che, essendo tutti i nostri editor occupati in testi di prossima pubblicazione, suggeriamo a chi ci scrive, e magari non vuole aspettare i nostri tempi, di inviarci opere già editate in modo professionale. Ebbene, insieme alla garanzia che il manoscritto è già stato editato, a volte anche con nome e cognome del responsabile, ci arriva di tutto. Non ci riferiamo tanto a prolisse e inutili prefazioni o a indigeribili spiegoni, che annoiano a morte il lettore fin dalle prime righe, quanto a grossolani errori di sintassi e di punteggiatura. L'uso della virgola, lo sappiamo, a volte è solo una questione di gusto, di stile. Ci sono tuttavia virgole che sono assolutamente indispensabili e il metterle o il non metterle cambia del tutto il senso di una frase: basti pensare al famoso esempio del "vado a mangiare, nonna" o "vado a mangiare nonna", in cui la mancanza di una virgola trasforma un nipotino ben educato in un cannibale. La punteggiatura sparata a casaccio sovente non è che l'antipasto. Il piatto forte è servito con i tempi verbali, quando il disinvolto e del tutto fortuito passaggio dal passato remoto al trapassato prossimo, e viceversa, disorienta chi legge, che non riesce più a collocare nel tempo un determinato evento. Il dessert arriva con i dialoghi, a volte banali, a volte poco credibili, dove quasi sempre, dopo un paio di battute, non si capisce più chi stia parlando, chi faccia le domanda e chi dia le risposte. Tutto ciò, lo ripetiamo, è contenuto in testi che dovrebbero essere già stati sottoposti a un editing professionale. A questo punto, oltre alla provocatoria domanda contenuta nel titolo della discussione, ce ne vengono in mente altre. La prima, la più logica: non è che gli autori che affermano che il loro romanzo è già stato editato ci stanno raccontando frottole? Ma, in tal caso, perché fornirci addirittura il nome del "malfattore"? Altra domanda: quanti editor ci sono in circolazione che, pur avendo una certa conoscenza delle regole della scrittura creativa, ne hanno una assai scarsa di quelle sintattiche? E soprattutto: come può uno scrittore alle prime armi valutare se ha di fronte un professionista al posto di qualcuno che si spaccia come tale?
  12. Aporema Edizioni

    Aporema Edizioni

    Caro @fcwfex , i nostri "dinieghi", chiamiamoli così, non sono mai eterni, né assoluti. Di norma le raccolte di racconti hanno uno scarsissimo appeal commerciale e per una piccola CE rappresentano una sorta di... lusso che non si può permettere. Lo stesso dicasi per le raccolte di poesie. Ma se in redazione dovesse pervenire un'opera di grande valore, saremmo ben lieti di fare un'eccezione. Ne approfittiamo per ringraziare @finario per le sue belle parole e per scusarci con gli utenti del forum se negli ultimi tempi non siamo stati molto presenti: in questo periodo stiamo mettendo in linea tutte le pubblicazioni del 2019, con i relativi editing, e siamo davvero molto, ma molto impegnati. Torneremo presto, proponendo una delle nostre abituali discussioni, stile "pane al pane e vino al vino", che tanto fanno irritare i talebani del politicamente corretto.
  13. Aporema Edizioni

    6 MILIONARIA! La vera storia di una vincita al SuperEnalotto

    Comunque, Oscar Wilde aveva ragione nel dire “There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about”, ovvero “C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé.” Forse grazie anche alle polemiche sulla copertina, il libro sta conquistando un certo interesse. Ecco una recensione tratta dal numero di gennaio-febbraio di "Leggere tutti":
  14. Aporema Edizioni

    I piccoli editori sono ignoranti (?)

    @swetty , noi non alziamo scudi per difendere chi non merita di essere difeso o chi non cerca di fare al meglio il proprio lavoro, in qualsiasi settore costui operi, non solo in quello editoriale: semplicemente non ci andava di essere inclusi tout court in una categoria di "ignoranti" o di lazzaroni pressapochisti. Riguardo alla risposta che ci suggerisci: Ti ringraziamo, la condividiamo in pieno e, con il tuo permesso, la facciamo nostra, scusandoci con gli utenti del WD per aver perso per strada il dono della sintesi. In fondo hai ragione: bastava dicessimo quello che hai detto tu. Solo che, in tutta franchezza, preferiremmo scrivere "cerchiamo di curare molto l'editing, l'impaginazione e la grafica". Il cerchiamo è doveroso, visti i nostri limiti di quasi esordienti; l'inversione dell'ordine di priorità invece rispecchia la nostra filosofia aziendale. In conclusione, tuttavia, ci preme ribadire due cose. 1) Quando si parla di aziende, anche in ambito culturale, a nostro avviso è impossibile discutere di qualità senza tirare in ballo anche i numeri: questo resta, sempre secondo noi, il principale errore di chi ha scritto l'articolo provocatorio citato da @Niko. 2) Siamo ancora in attesa che qualcuno ci spieghi come mai quando siamo stati noi a parlare della scarsa qualità di alcuni piccoli editori, che alla fine rischia di gettar fango su tutti gli altri, siamo stati massacrati, mentre se lo fa qualcuno esterno al WD , con argomenti non sempre fondati, tra l'altro, raccoglie consensi e solidarietà.
  15. Aporema Edizioni

    I piccoli editori sono ignoranti (?)

    Sia ben chiaro un concetto. Nessuno ha mai detto che, siccome le risorse sono scarse, le piccole CE devono per forza sfornare libri di bassa qualità, sia dal punto di vista dei contenuti, sia dal punto di vista della forma. Al contrario, siamo d'accordo sul fatto che, proprio come l'artigiano cura il proprio prodotto nei dettagli, per cercare di distinguersi dalla produzione di massa, anche il piccolo editore deve, o dovrebbe, cercare di fare la stessa cosa. L'unica cosa che ci teniamo a ribadire è che, per raggiungere tale obiettivo, considerata l'esiguità delle forze disponibili, bisogna sempre impegnarsi al massimo, lavorando come dannati, e che, nonostante ciò, è necessario essere consapevoli che non sempre si riuscirà a fare centro. Vorremmo però ricordare agli utenti dalla memoria corta, o a quelli da poco presenti nel forum, che quando proprio noi aprimmo un'apposita specifica discussione, dove con estremo rammarico prendevamo atto di vedere pubblicizzati, proprio qui nel WD, dei libri scartati dalla nostra CE, perché inconsistenti nella trama e pieni di errori, fummo sommersi da una valanga di critiche, che si possono sintetizzare nella frase "fatevi i fatti i vostri e lasciate che gli altri pubblichino quello che gli pare!". Per la cronaca i libri erano stati messi in commercio da case editrici non a pagamento, o sedicenti tali, senza praticamente alcun tipo di editing. Allora, chiariamoci una volta per tutte, per favore. Se noi accettiamo che altri ci facciano le pulci, a volte a ragione a volte no, ci sia concesso di farle a nostra volta a tutti quegli editori, "ignoranti" o "pressapochisti", che con il loro atteggiamento rovinano il mercato. Se però si decide che la filosofia imperante è quella del "vivi e lascia vivere", che tanto piace a chi vuol farsi pubblicare a tutti i costi, stiamocene zitti: ognuno prosegua sulla propria strada, chi consultando la propria coscienza, chi il proprio portafoglio, chi cercando di dar retta a entrambi. A proposito di portafoglio, oltre alle parole, vediamo di dare qualche numero. Sì, mi spiace, ma proprio quegli odiosi numeretti tanto invisi al nostro articolista provocatore. Perché quando si discute di economia, oltre che di cultura, senza numeri non si va da nessuna parte: al massimo, nel nostro Paese, si può aspirare a fare il ministro Supponiamo che esista un editore molto competente e anche molto professionale, con parecchi anni di esperienza alla spalle, e che costui trovi un facoltoso finanziatore disposto a rischiare un certo capitale. Sapete qual è il margine di guadagno al quale il secondo potrà aspirare nel mondo editoriale e, tra l'altro, solo dopo qualche anno? Ve lo diciamo noi: va dal 4 al 6%, nella migliore delle ipotesi. Tutto questo non immobilizzando, ma addirittura mettendo a rischio un capitale perlomeno a cinque zeri. Ebbene, conoscete qualcuno disposto a farlo? A noi vengono in mente solo due nomi: Mecenate e Lorenzo il Magnifico.
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