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Aporema Edizioni

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Su Aporema Edizioni

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    APOREMA EDIZIONI Società Cooperativa
  • Compleanno 03/10/2016

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Informazioni Profilo

  • Genere
    Non lo dice
  • Provenienza
    Italia
  • Interessi
    Dalla parte di chi scrive, dalla parte di chi legge.

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  1. Aporema Edizioni

    Un lavoro di editing su un manoscritto di circa 200 pagine in A5, che corrispondono più o meno a 200 cartelle editoriali, ci impegna dai cinque ai sei mesi. E stiamo parlando di manoscritti che di partenza risultano già di buon livello, dove la sistemazione della forma (grammatica, sintassi, consecutio temporum ecc.) non richiede un'impegno eccessivo. Negli altri casi, dato che noi non chiediamo alcun contributo di pubblicazione, come si suol dire, il gioco non vale la candela, perché il rapporto costi-benefici sarebbe in forte perdita. Riguardo al fatto che parecchi altri editori abbiano pubblicato, spesso senza un editing (nemmeno di quelli leggeri), manoscritti da noi rifiutati, ne siamo perfettamente consapevoli. Cosa dobbiamo dirvi? Ognuno fa i conti in casa propria. A qualcuno potrà sembrare che a questi esordienti sia stata data perlomeno una possibilità. A noi pare piuttosto che a questi esordienti la possibilità sia stata negata. Sì, sia stata negata la possibilità di crescere, di migliorarsi e di partorire alla fine un lavoro davvero degno di esser letto, dando loro l'illusione di sentirsi in qualche modo "arrivati", mentre la strada da fare, almeno a parer nostro, era ancora lunga. Ci sono editor infatti che, oltre alle prime pagine, chiedono di inviare qualche altra pagina scelta a caso da loro (@Marcello, tanto per non far nomi), prima di accettare o meno il lavoro: è un sistema per provare a capire se a un incipit meraviglioso non segua poi un qualcosa di piuttosto deludente. Attenzione, però, non pensiate che questo metodo sia più "bonario" del nostro, perché fornirebbe all'autore maggiori opportunità; al contrario: porta a una selezione più accurata e severa. Il fatto pertanto di basarci sui primi due capitoli per noi è solo un primo step. Superato quello, chiediamo l'opera intera, da inviare al nostro comitato di lettura. Se però già dalle prime pagine rileviamo notevoli problemi, sia formali sia di contenuto, non importa in quale percentuale, scatta quanto abbiamo già scritto a proposito dell'intervento di @egidiotello : non possiamo permetterci il lusso di eseguire editing troppo onerosi, perché a quel punto, come abbiamo spiegato in alcune risposte agli autori, sarebbe come impartire a titolo del tutto gratuito dei corsi di scrittura creativa. Del resto, e anche questo è un esempio che facciamo spesso, l'incipit (e in parte anche la sinossi) è un po' come il primo appuntamento con una persona che vogliamo corteggiare: bastano anche pochi dettagli fuori contesto per mandare tutto a... donnine. E datosi che lo donnine di norma non concedono i propri favori gratuitamente, i casi sono tre: o ci riemettiamo in carreggiata, correggendo gli errori e curando i particolari, nella speranza di avere una seconda possibilità; o ci rivolgiamo appunto alle donnine-editori a pagamento; o ancora, se siamo più fortunati, a quelle di animo più gentile e caritatevole.
  2. Aporema Edizioni

    Le nostre non sono vere e proprie schede di valutazione: a volte bastano due o tre righe per dire quello che non va, altre volte è necessario entrare più nello specifico. Sul fatto di dispensare consigli, poi, prendiamo atto della tua personale opinione; ma fino a oggi la maggior parte degli autori ha espresso il proprio apprezzamento: le risposte "piccate", per fortuna, sono state davvero pochissime e quindi per il momento proseguiamo per la nostra strada. Ti rinnoviamo comunque le scuse per esser stati troppo sbrigativi nei tuoi confronti, ti facciamo i nostri migliori auguri per la tua prossima pubblicazione e soprattutto un grande incoraggiamento per il faticoso e proficuo lavoro di editing che la precederà.
  3. Aporema Edizioni

    Rispondiamo prima a quella che, a tutti gli effetti, potrebbe avere il sapore di una critica, ovvero la risposta di@sirialuna . Cortesi cerchiamo di esserlo sempre, stringati un po' meno, perché, com'è stato ribadito da diversi interventi che hanno preceduto il tuo, il più delle volte ci sforziamo di entrare nel merito delle criticità da noi rilevate all'interno dei manoscritti che ci inviate, segnalandole all'autore e, nei limiti del possibile, suggerendogli eventuali strade per superarle. Certo che, se tali criticità sono parecchie o molto radicate, il segnalarle tutte, più che una perdita di tempo, rischierebbe di apparire un'offesa per chi ci scrive. Forse questo non è il tuo caso, sirialuna: non possiamo dirlo, perché giustamente nelle e-mail ci fornite il vostro vero nome e non il nick del WD. Forse ci hai inviato una raccolta di poesie, ancor più difficili da giudicare che da pubblicare, per le quali ti invito a leggere il nostro post del 22 gennaio, e in tale eventualità la stanchezza per il fatto di dover sempre ripetere il medesimo concetto ha partorito una risposta frettolosa. O forse quel giorno il peso delle incombenze burocratiche e non letterarie ci ha schiacciato più del solito. Comunque sia, ci dispiace di averti in qualche modo deluso. Tieni tuttavia presente che noi non siamo un'agenzia letteraria e, solo per il fatto di aver fornito valutazioni non richieste, a volte qualcuno ci ha pure preso a male parole. Riguardo invece a @Edison , crediamo abbia preso il nostro rifiuto con lo spirito giusto e, sfruttando i nostri consigli ma soprattutto quelli che si possono trovare su questo splendido forum, siamo sicuri che riuscirà a migliorarsi. Le nostre "bocciature", se così vogliamo chiamarle, non sono mai definitive e siamo sempre disposti a ricrederci: è già successo e siamo certi che succederà di nuovo.
  4. Infodump e Spiegone

    "Di sicuro!" aggiunse l'altro, annuendo con il capo e facendo di sì con la testa. "Basta che continui a seguire questo bellissimo forum!" concluse indicando lo schermo del computer con il dito indice.
  5. Infodump e Spiegone

    Forse è opportuno operare qualche distinguo. L'infodump si verifica quando vengono fornite troppe informazioni, spesso dettagliate e tutte insieme, in un contesto sbagliato: il peggiore di tutti è nell'incipit. Lo spiegone invece corrisponde a quando le informazioni vengono magari date bene, e nella giusta collocazione, ma risultano comunque un po'... noiosette, o pallosette, se preferite. Essere criptico, infine, vuol dire non spiegare un bel nulla, nella speranza che il lettore prima o poi capisca, e se non capisce... pazienza! Ma la pazienza, purtroppo, di solito a perderla è proprio il lettore. Quello invece riportato qui sotto: in realtà non rientra in alcuno dei casi sopra citati e potrebbe forse essere definito uno... spieghino. Lo spieghino è paragonabile a una puntura di zanzara: fastidiosa, ma sostanzialmente innocua, specie se uno non è afflitto da particolare patologie: se troviamo uno spieghino ogni cinquanta pagine, insomma, possiamo anche dirci fortunati. Lo spiegone è come la puntura della mosca tze tze: può far addormentare per lunghi periodi i soggetti immunodepressi. L'infodump è come la puntura di una vespa: un possibile shock anafilattico può provocare paralisi e, nei casi più gravi, la morte. Da ultimo il criptico: una puntura di ape, che difficilmente uccide, ma fa incazzare di brutto e instilla nel malcapitato la voglia di dar fuoco a tutto l'alveare, miele, ape regina e api buone comprese, per colpa di un'unica ape cattiva. Forse tali categorie, così spiegate, potranno apparire ad alcuni un po' troppo semplicistiche e anche un po' naif, ma crediamo che possano aiutare a chiarire quella che è la nostra personalissima opinione.
  6. Infodump e Spiegone

    I forumetti a cui si riferiva credo siano altri, e uno mi pare che venga pure citato in modo esplicito. Noi invece siamo un FORUMONE, altro che un forumetto, che in inglese si potrebbe pure scrivere staccato, FORUM ONE: siamo in pratica il numero uno dei forum di scrittura! Sono sicuro che in giro ci siano interventi più approfonditi sul tema e, del resto, la stessa autrice lo esamina meglio in un articolo successivo, in cui fornisce anche alcuni esempi. A noi però in questo caso è piaciuta la chiave ironica e scherzosa, il prendere e prendersi un po' in giro, che a volte vale più di mille prediche.
  7. Infodump e Spiegone

    Verissimo. l'unico comune denominatore tra i due errori è che, come ha sottolineato @Marcello , fanno perdere un sacco di tempo agli editor, quando sono costretti a porvi rimedio. Verissimo pure questo. Anzi, a voler ben guardare, se l'infodump infastidisce, lo spiegone annoia, il criptico fa proprio incazzare il lettore... Avremmo potuto scrivere più educatamente "indispone", ma saremmo stati ipocriti, perché, a nostro avviso, lo fa davvero incazzare! Inseriamo dunque, grazie all'intervento di @AdStr che ce l'ha ricordato, l'errore "criptico" al terzo posto (ma solo come numero di volte in cui noi l'abbiamo rilevato) nella nostra personalissima hit parade degli sbagli commessi da parte degli autori esordienti, ma... perché no, anche da parte di quelli più quotati.
  8. Infodump e Spiegone

    Uno dei principali errori in cui gli autori esordienti incappano è l'incapacità di gestire in un modo corretto la consecutio temporum e ne abbiamo già parlato diffusamente in un'altra discussione. Staccati, ma non di molto, arrivano l'infodump e lo spiegone. Per cercare appunto di spiegare bene di cosa si tratti, e soprattutto per evitare di riscrivere ogni volta una pappardella nelle mail di risposta a chi ci invia manoscritti, abbiamo fatto una piccola ricerca in internet e siamo incappati in questa pagina. E' vero che è dedicata in primis a chi scrive di fantascienza, ma crediamo che la maggior parte dei concetti in essa contenuti siano applicabili un po' a tutti i romanzi. Avvertenza: non si parla benissimo dei forum di scrittura, alcuni dei quali definiti spregiativamente forumett); ma il modo ironico e divertente di trattare la questione in alcuni casi è davvero degno di nota e l'effetto è quasi esilarante. Come si suol dire: merita visione. P.S. Non sappiamo se esista già una specifica discussione in merito, noi non siamo riusciti a trovarla, ma nel caso ci fosse, gli staffer potranno unirla a questa.
  9. Quando l'editore ti dice... (decalogo ironico ma non troppo)

    Sbagliato. Come giustamente ha detto @Spartaco per Tempesta Ed. , Amazon si prende il 51%, IBS un po' di meno, mentre alcuni store on line non accettano i libri direttamente dall'editore e quindi bisogna passare attraverso la distribuzione tradizionale: il tutto alla fine viene a costare tra il 50 e il 55%. Con quel che rimane, bisogna pagare, oltre alla tipografia, le royalties agli autori, l'editing e tutti gli altri costi fissi d'impresa, primi fra tutti quelli burocratici e di contabilità. Tutto ciò è stato già ampiamente ribadito in altre discussioni, ma mai come in questo caso "repetita juvant".
  10. Quando l'editore ti dice... (decalogo ironico ma non troppo)

    Credo che sulla questione IBS ti abbia già risposto @Spartaco per Tempesta Ed. Sulle altre piattaforme di vendita on line, il discorso si farebbe più complesso e mi sembra che sia già stato trattato a sufficienza in altre discussioni. In ogni caso, riguardo al print on demand, va bene la stampa in digitale, ma non credo che esista al mondo una tipografia che di copie te ne stampi una per volta! Per quanto concerne invece il risparmio sul numero complessivo di copie, tirato in ballo da @lapidus , la differenza tra 30 e 100 (tanto per fare un esempio) è davvero minima e comunque non tale da giustificare un congruo rialzo del prezzo di copertina. Per ottenere una consistente riduzione, bisognerebbe passare piuttosto dalla stampa digitale a quella in offset, ma parliamo di almeno un 400 copie come prima tiratura, e in tal caso la domanda la giriamo noi a voi: quanti esordienti conoscete che hanno raggiunto questo traguardo? (A tal proposito, vi rimando a una discussione di un anno e mezzo fa, che aveva registrato parecchi interventi.) Concludiamo con le classiche risposte stereotipate degli editori, dalle quali eravamo partiti e che @Aljena ha riproposto scrivendo: Da tali risposte noi, come abbiamo detto, cerchiamo di tenerci alla larga il più possibile, ma qualche volta è impossibile non cascarci. Nel caso di "non maturo", supponiamo si debba intendere che l'autore è padrone della lingua (grammatica e sintassi), ma magari è ancora "acerbo" per quanto riguarda le tecniche di narrazione e commette i tipici errori, frutto dell'inesperienza. Quando invece ci si trova di fronte a un disastro totale, e per fortuna non ne capitano molti, è impossibile sfuggire al dilemma etico kantiano: o dici la verità, con la quasi certezza di ferire l'autore; oppure dici una mezza bugia, con la quasi certezza di aver ferito la legge morale che alberga dentro di te.
  11. Quando l'editore ti dice... (decalogo ironico ma non troppo)

    Se, senza incertezza alcuna, rispondessimo sì a questa domanda, rischieremmo di essere autoreferenziali e, come si suol dire, "chi si loda s'imbroda!". Non sta a noi stabilire cosa si possa intendere per "editing vero", né giudicare chi sia a tutti gli effetti un "buon editor". L'unica cosa che possiamo fare è spiegarvi il nostro modo di operare, lasciando a voi ogni valutazione. Una volta effettuata la laboriosa scelta su chi pubblicare e chi no, delle cui modalità di attuazione abbiamo già parlato altrove, il testo viene affidato a un editor, che noi definiamo "primario", che deve cercare di entrare in sintonia con lo stile e le aspirazioni dell'autore. Se non si crea subito il feeling necessario, si propone all'autore una seconda scelta. L'editing viene effettuato un capitolo alla volta; ma prima che ogni singolo capitolo venga inviato all'autore, affinché approvi o rifiuti le modifiche proposte, entra in scena un editor "secondario", che al posto della grana grossa, usa una carta vetrata dalla grana fine e, solo se strettamente necessario, propone ulteriori modifiche. Lo scrittore in pratica si trova subito di fronte a un testo che è già passato al vaglio di due differenti punti di vista. A editing ultimato, si impagina, si stampa una bozza su cartaceo e la si fa leggere ad almeno altre due o tre persone del nostro team. Di solito, per un romanzo di circa 200 pagine in formato A5, si impiegano almeno 5 mesi di tempo. Le rare volte che abbiamo corso, per andare incontro alla fretta dell'autore di veder pubblicato il suo libro, ce ne siamo pentiti. Ed è un sbaglio, frutto dell'inesperienza, che non commetteremo di nuovo.
  12. Quando l'editore ti dice... (decalogo ironico ma non troppo)

    E noi sogniamo insieme a te, cara@Adelaide J. Pellitteri . E per rispondere anche a @Renato Bruno , uno dei nostri incubi peggiori, in fase di editing, è proprio quello di far capire all'autore l'importanza della consecutio temporum. Poi, distante ma non di molto, viene la gestione dei diversi punti di vista. Però, cosa dirti? Pure noi abbiamo verificato come altri editori abbiano pubblicato pari pari, dopo una semplice correzione di bozze, dei manoscritti che noi abbiamo scartato, perché l'editing sarebbe stato troppo oneroso. Contenti loro, contenti gli autori... Gli unici a restare, per così dire, "fregati" saranno poi i lettori.
  13. Quando l'editore ti dice... (decalogo ironico ma non troppo)

    Non siamo ancora da abbastanza tempo sulla piazza, per poter scrivere un decalogo: al massimo oggi arriveremmo a quattro o cinque consigli. Il primo però, anche se lo abbiamo già ripetuto in tutte le salse e in diverse discussioni, ve lo possiamo fornire qui e subito, per l'ennesima volta: a meno che non siate grafici esperti (ma pure in quel caso non ne vale la pena, credeteci) evitate di impaginare le vostre opere e soprattutto di inserire qualsiasi tipo di formattazione!
  14. Quando l'editore ti dice... (decalogo ironico ma non troppo)

    In ogni caso, a voler ben guardare, ciascuno dei punti relativi al rapporto editore-scrittore, che tu insieme con gli altri utenti hai segnalato, meriterebbe una discussione a parte, dal mancato supporto all'autore per le sue presentazioni, alla "pericolosità" del conto vendita coi librai, e così via... Vediamo però che uno, più degli altri, ha suscitato un interesse particolare: la risposta, o la non risposta, all'invio di manoscritti. Si vede che noi, rispetto a @Nativi Digitali Edizioni e a@Spartaco per Tempesta Ed. , siamo dei neofiti ancora alla prime armi, perché per il momento non abbiamo rinunciato all'idealistica pretesa di rispondere a tutti, motivando, in modo più o meno esteso, le ragioni del rifiuto. Dobbiamo dire che, almeno fino a oggi, i "lei non sa chi sono io" sono stati davvero pochi, forse inferiori al 5% del totale. Uno però lo ricordiamo in modo particolare, perché l'autore ci rispose scrivendoci: "Vi avevo chiesto se volevate pubblicarmi, mica di valutare la mia opera!". La cosa, più che offenderci, ci divertì. Spesso tuttavia ci siamo trovati di fronte al caso opposto, ovvero quello in cui l'autore, digerito il rifiuto, e non accontentandosi di una spiegazione per lui troppo sintetica, comincia a tempestarci di domande e a chiederci consigli, del tipo "dove ho sbagliato esattamente?" o "cosa posso fare per migliorare?". Quand'è possibile rispondiamo, a volte ci prendiamo anche la briga di discuterne al telefono, ma in certi casi l'affare comincia a complicarsi, perché a quel punto di tratterebbe di impartire lezioni private di scrittura creativa, per giunta gratis. E va bene che siamo una casa editrice totalmente free, ma tutto ha un limite!
  15. Quando l'editore ti dice... (decalogo ironico ma non troppo)

    Caro @lapidus , complimenti per il tuo decalogo, che stimola gli editori che lo leggeranno a farsi un piccolo esame di coscienza. Abbiamo letto tutti i punti, per vedere se anche noi, in qualche modo, avevamo commesso o commettiamo qualcuno dei peccati da te messi alla berlina e crediamo di averla scampata, almeno per ora. Abbiamo poi dato un'occhiata ai post degli utenti del forum intervenuti dopo di te, a volte in maniera meno ironica e più piccata, e pure lì riteniamo, con il tuo e il loro permesso, di poterci auto assolvere: non rientriamo in nessuno dei casi citati. Il motivo non è da attribuirsi al fatto che noi siamo "più buoni degli altri". Semplicemente, come abbiamo già avuto modo di ricordare in più occasioni, noi siamo prima di tutto autori e, anche se siamo passati da questa parte della barricata, non ce ne vogliamo scordare. Ecco, appunto, il termine giusto: "barricata". Dal tuo punto di vista, e non sei il solo, pare quasi che autori ed editori siano destinati a combattersi, invece di allearsi per raggiungere lo stesso obiettivo: vendere più libri possibile. Fino a quando non si chiarisce questo storico equivoco, non si va da nessuna parte. Certo, forse lo slogan che abbiamo scelto, "dalla parte di chi scrive, dalla parte di chi legge", a molti potrà sembrare troppo velleitario e idealistico... Ma cosa c'è di più di velleitario e idealistico di coltivare il sogno dello scrittore (writer's dream, appunto)?
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