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ERMANNO NATARELLI

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  • Compleanno 06/04/1947

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    Maschio

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  1. -Clotilde, non ti seguo più, non capisco cosa vuoi dire. -Aspetta adesso ti aiuto a capire! Se torno tardi, papà non si preoccuperà più di tanto ma capirà e ne sarà felice. Mi guarda, vede nei miei occhi un punto interrogativo grosso come una casa e: -Scopami! Andrea svegliati! Prendimi e fammi felice. Non sono una puttana, ma sono due anni e passa che mi faccio da sola. Tu mi sei simpatico, ti trovo molto attraente e desidero moltissimo che tu riesca a lenire questo bruciore che mi tormenta, e non riesco più ad allontanare dai miei pensieri. Ho un assoluto bisogno di sentirmi amata, non mi guardo più allo specchio non vado dalla parrucchiera e vesto malissimo, insomma mi sento morire giorno dopo giorno. Mi alzo e giro intorno al tavolo, l’abbraccio mentre lei riparte a piangere con continui scossoni con la testa appoggiata al mio petto. Sinceramente non so cosa dire e come comportarmi, sapendo che era sposata non l’ho mai vista sotto un’altra luce, semmai come una sorella minore ma non come amante. Siccome non è cretina, capisce quello che mi passa per la testa e: -Andrea, ti prego non farti crucci mentali, non pensare che io ti crei problemi futuri. So che sei fidanzato ed ho visto Gloria diverse volte in tua compagnia, è una ragazza simpatica e molto innamorata di te. Ma ti prego di guardare la mia richiesta come se fosse l’intervento di un dottore, come se fosse l’unico antidoto per evitare che esca in strada e mi butti sotto le ruote della prima auto che passa. Si accorge di essere stata tragicomica e le viene da ridere, lo facciamo sonoramente tutti e due, poi asciugandosi le lacrime e battendomi i pugni sul petto riprende: -Andrea anche se malridotta non credo di essere da buttar via, è un mare di gente verrebbe volentieri a letto con me, ma ho sempre rifiutato qualsiasi avances. Per compiere questo atto d’amore ho sempre pensato a te, e sai come ho pensato che dovresse accadere? Esattamente come se fosse la mia prima volta. Mi porti in camera da letto, mi spogli lentamente, sbaciucchiandomi su tutto il corpo mentre mi sussurri parole mielate, poi mi stendi sul letto e mi possiedi penetrandomi con dolcezza, con molta dolcezza. In questo modo mi sentirei importante per qualcuno e resusciterei come donna. Questo atto non sarebbe da me concepito, come un solo accoppiamento fisico non supportato dal sentimento. Ma come un atto di amicizia, un atto che rimarrebbe nella mia mente per sempre, un atto che quando sarà ricordato lo sarà sempre con un sorriso di dolcezza.
  2. ERMANNO NATARELLI

    L' IMMENSITA'

    Camminiamo in silenzio, ti tengo per mano, andiamo verso il ponte, un frinire di cicale, un volteggiare di pipistrelli uno sguardo in su, la via lattea, il firmamento, uno sguardo in giù, un mare di lucciole, guardandoci negli occhi, un tenero bacio.
  3. ERMANNO NATARELLI

    NORMA

    Un pomeriggio a Pavia stavo recandomi in biblioteca per prendere un libro che cercavo da tempo. Improvvisamente metto un piede in fallo e finisco per urtare una donna, immediatamente chiedo scusa e guardandola rimango un po’ perplesso in quanto il suo viso mi sembrava conosciuto. Anche lei mi guarda e dopo avermi studiato si apre in un sorriso e mi dice. “Ciao Ermanno, non mi riconosci sono Norma, Norma Orsini” “Oddio! Norma sono felice di rivederti ti trovo in splendida forma” “Senti, se non hai molta fretta possiamo sederci all’aperto in un bar e ricordare un po’ i tempi passati, sono così felice di rivederti dopo tanti anni” “Comunque, ti faccio i complimenti perché sembra che il tempo per te non sia passato” “Anch’io ti trovo bene, sei un po’ ingrassato, ma raccontami di te, sei sposato, hai famiglia, dove abiti ecc.” “Norma sempre irruente eh, andiamo con ordine ,sono ingrassato di una ventina di chili, sono come si suol dire felicemente sposato, ed ho tre figli, due maschi ed una femmina e sono anche nonno” “Bene, sono contenta per te, ma hai smesso di lavorare ?Sei in pensione?” “Sì ! Ho smesso due anni fa , la mia vita lavorativa è stata molto variegata, ho svolto sempre mansioni diverse, conservando alcune di quelle caratteristiche individuali che ci accomunavano ed hanno consentito la nostra amicizia” “Sì! Mi ricordo molto bene, tu abitavi a San Siro a Milano ed io nelle vicinanze di Bande Nere. Quante volte ci siamo incontrati a qualsiasi ora per raccontarci le nostre cose” “Sì, mi ricordo quella sera del mese di giugno che siamo partiti da casa tua a piedi per fare una passeggiata e parlando parlando siamo arrivati alla torre del parco sempione. Allora era aperta e sulla sommità c’era un bar, dove ci siamo fermati a bere ed ammirare il panorama notturno, poi sempre camminando ti ho riaccompagnato a casa, erano le quattro del mattino” “ Si, mi ricordo benissimo e per me sono indimenticabili, quante ore passate a parlare dei nostri sogni, senza ombra di dubbio ti assicuro che sono stati fra i momenti più belli della mia vita” “Basta col passato remoto! Preparati a raccontarmi tutto, perché sono convinto che la tua vita sia stata molto intensa” “Beh, in effetti non ho motivi per dire di no, però presumo che non sia la mia vita lavorativa ad interessarti, bensì quella sentimentale” “Brava! Come sempre hai capito al volo, pertanto ti prego di partire dall’inizio in quanto non mi ricordo tutto” “Figurati, tante cose non me le ricordo neanch’io come faccio a raccontartele” “Parti da quando ci siamo conosciuti, l’ultimo anno del liceo classico” “Si! In quel periodo mi frequentavo con Enrico e mi ricordo che era geloso della nostra amicizia, ed aveva ragione perché con lui non mi aprivo tanto, difatti dopo un po’ il nostro rapporto si è spento nella comune indifferenza”. Poi ho lasciato che mi facesse la corte Maurizio, ti ricordi quel ragazzo che suonava la batteria, in quel nuovo complessino che andavano di moda allora e del quale non ricordo il nome, però su questo ci torneremo in seguito. Ti ricordi che prima di iscrivermi all’università, per arrotondare le mie scarse entrate, trovai lavoro presso un negozio di abbigliamento in centro , attività ambita da quasi tutto il genere femminile. Nel negozio eravamo impiegati sei dipendenti, un ragazzo che faceva il fattorino e cinque ragazze addette alla vendita. Il proprietario del negozio, Vittorio, era un bell’uomo attraente e simpatico ma purtroppo sposato, anche se mi disse che si stava separando, naturalmente era la solita balla. Lui rimaneva in negozio due volte la settimana nell’intervallo di chiusura pomeridiano ed in quell’occasione con quasi tre ore a disposizione facevamo sesso selvaggio. Vittorio aprì un altro negozio in periferia, me ne affidò la direzione con sconcerto delle mie colleghe più anziane” “Cara Norma, posso capirle, poverine, più che sconcertate dovevano essere arrabbiate di brutto per la tua promozione per merito sul campo” “Sempre sarcastico eh, caro Ermanno non ti smentisci mai, ma tu mi hai chiesto di parlarti di questo argomento, se vuoi smetto” “No, vai pure avanti mi intrippa” “Tu li conosci i miei difetti che sono sempre stati l’ambizione corredata da una buona dose di egoismo, difetti che si sono acuiti con il passar del tempo e inoltre non sono disposta ad accettare le sconfitte.” Dopo un paio d’anni un tumore mi venne in aiuto facendo morire Gina , la moglie del Vittorio. Sei mesi dopo eravamo sposati, lui aveva due figli grandi che si trasferirono definitivamente negli Stati Uniti. Vittorio era un po’ avanti con l’età, e dopo quattro anni di convivenza e di assoluta fedeltà da parte mia, mi lasciò col cuore affranto. Fra le persone che mi sono state vicine in quei momenti dolorosi, si distinse per le sue premure Federico che era un nostro fornitore molto ricco e anziano, senza alcun impegno da parte mia si offrì di farmi fare il giro del mondo in nave. Furono tre mesi bellissimi, veramente degni di essere vissuti, e con l’aiuto del viagra aveva anche delle discrete prestazioni. Mi ricordo che disse di avere speso quasi centomila euro, compreso qualche regalino che mi faceva di volta in volta, compreso questo brillante che ho al dito. “Ma è enorme ,per questo ti ammazzano” “Non credono che sia vero, neanche le mie amiche, io invece me ne sono accertata, ed a suo tempo ho visto la fattura di 28000 euro, eravamo nel 2002. A te posso confessarlo perché ti conosco e mi fido”” “Però, mi chiedo a cosa serve un gioiello del genere se è pericoloso farlo vedere” “Ti pareva che non cominciavi a filosofeggiare, non te lo togli mai il vizio?” “L’importante è che tu ti senta gratificata” “Se stai cercando di farmi venire il magone ti avverto che non ci casco” “Su questo non ho dubbi, so che la tua coscienza è molto elastica” “Ermanno,allora ci stai provando sul serio a farmi arrabbiare” “No cara Norma, io mi gratifico con poco se riesco a strappare un sorriso mi sento appagato” “Mi viene un dubbio sei ricco?” “Assolutamente no! E sono terrorizzato se il primo del mese non vedo accreditata la mia pensione” “Ma come fai ad essere felice?” “E’ la stessa cosa che mi chiedo io di te” “Ma che posti hai visto, io ho girato il mondo, ho potuto vedere cose incredibili, costruzioni eccezionali, alberghi di lusso, auto di tutti i generi, abbigliamenti e cucine diversissime fra loro, sentito parlare i più diversi idiomi ed ammirare i costumi dei vari popoli” “Per me è diverso, e quello che ho potuto vedere lo devo esclusivamente alle mansioni che svolgevo di volta in volta. Comunque gli stati esteri che ho visitato sono la Svezia, la Germania, la Francia, la Svizzera, San Marino e il Vaticano, per tutti gli altri ho visto bellissimi documentari stando seduto davanti al televisore e con una bottiglia di barbera” “Continuo o no il racconto?” “Certo è affascinante” “Dopo la morte di Federico, i suoi due figli, che non parteciparono nemmeno ai funerali, incaricarono un loro avvocato di contattarmi circa la suddivisione dell’eredità. Appianate queste incombenze, mi ritrovai disoccupata ma abbastanza ricca da non preoccuparmi del futuro, però mi sentivo sola , molto sola. Le uniche amicizie erano quelle sviluppate nel campo lavorativo, pertanto venendo a mancare l’interesse comune, si dissolsero come neve al sole. Un giorno, dopo una settimana di noia, decisi di recarmi nel mio vecchio quartiere che non visitavo da anni, per vedere se c’era qualche sopravvissuto dei nostri tempi con cui scambiare qualche chiacchiera. Fermandomi a bere un caffè nel bar sotto quello che fu il mio appartamento, mentre lo sorseggiavo mi sentii chiamare e girandomi vidi un uomo che mi veniva incontro, era Maurizio. Ci abbracciammo, ci sedemmo fuori all’aperto, come sto facendo con te, ed iniziammo a raccontarci la nostra vita. Mentre mi raccontava che non si era mai sposato, si mise a singhiozzare e aprendo il portafogli mi fece vedere che conservava una mia foto da ragazza. Questo atto d’amore mi commosse moltissimo e decisi di frequentarlo ancora, anche se lui era ben lungi dalle mie possibilità finanziarie” “Norma questa mi sembra una precisazione che dimostra chiaramente il tuo disinteresse per le questioni economiche” “Uffa! Ci risiamo, non ne puoi proprio farne a meno di farmi incazzare” “Dai vai avanti, che muoio dalla voglia di sentire la conclusione di questo tuo ritrovato amore” “Convinta che fosse la cosa giusta mi sposai con Maurizio nel mese di maggio” “Con l’abito bianco?” “Certo come volevi che fosse, nero? E mi costò parecchio” “Dopo un viaggio di nozze, che facemmo una settimana a Firenze ed una a Venezia, andammo a vivere nel mio appartamento in centro dove portò anche il suo pianoforte. Per campare, dava lezioni di musica, in attesa della misera pensione che avrebbe riscosso di li a poco. Mi adorava, era pazzo di me , mi riempiva continuamente di attenzioni e di piccole sciocchezze, non voleva mai lasciarmi sola , e quando mi assentavo mi chiamava continuamente al telefonino. Cucinava lui, mi portava il caffè a letto e la sera quando guardavamo la televisione. Tutte le domeniche con i pochi soldi che aveva mi comprava dei fiori e per pranzo portava i pasticcini. Insomma non mi faceva assolutamente mancare nulla e praticamente la sua vita era dedicata a me, cosa che asseriva avrebbe voluto fare da sempre, dalla prima volta che mi ha conosciuta” “Cara Norma, conoscendoti, scommetto che dopo un po’ ti sei annoiata” “Ci risiamo! Però è innegabile che hai ragione, ma cosa rappresenta una vita vissuta in una maniera così banale. Sempre con lo stesso prevedibile andazzo da mattina a sera, per non parlare dei rapporti sessuali dove ero riuscita a conoscere perfettamente i movimenti, sempre gli stessi e con le medesime modalità” “ Senti Norma si è fatto tardi, andiamo a mangiare un boccone, ce la faccio ad offrirti una pizza e un buon bicchiere di vino” “No! Non lo posso fare e se mi fai finire il racconto capirai il perché” “Ok, per me va bene, se ora ti è impossibile rimandiamo a data da destinarsi” “Un mercoledì sera dopo aver apparecchiato cucinato e portato in tavola, Maurizio mi chiama per cenare. Seduti uno di fronte all’altro, lui mi parlava, io rispondevo a monosillabi. Finita la cena ,dopo aver preso il caffè, gli dissi di rilassarsi un attimo perché dovevo parlargli di una cosa seria, volevo lasciarlo, però dovevo comunicarglielo ferendolo il meno possibile. Mi disse di aspettare un attimo avrebbe prima sparecchiato, era abbastanza meticoloso, così fece, rimise il centrino in tavola e il vaso di fiori, disse che doveva andare in bagno e sarebbe tornato di lì a poco. Così fece, tornò in accappatoio, mi si avvicinò mi baciò e poi mi sparò un colpo in fronte” “Merda! Cara Norma è proprio un finale da tragedia, però se tu fossi stata più attenta ti saresti accorta che il suo amore si era trasformato in possesso e non avrebbe mai permesso un tuo abbandono. Questo dovevi capirlo, da quando Maurizio nonostante il passare degli anni conservasse una tua fotografia, poi hai sottovalutato la sua intelligenza nello svolgersi dell’ultima cena, lui ha capito perfettamente cosa stava succedendo” “Ermanno , sì in effetti non avevo per nulla considerato questi aspetti della medaglia, commettendo un errore imperdonabile, che purtroppo non è nemmeno l’ultimo” “Diamine cosa può esserci ancora?” “Devi sapere che per il processo Maurizio consigliato da un buon avvocato, in base a tutte le considerazioni attenuanti del caso del caso si è beccato solo i domiciliari. Inoltre adesso non avendo io discendenti diretti lui si gode la mia casa ed anche i miei soldi” “Norma cara scommetto che questa e la cosa che ti manda più in bestia” “Ermanno sei incorreggibile però è vero”...
  4. ERMANNO NATARELLI

    Insalata di chiacchiere

    Un giorno, raggruppando i miei appunti e i vari scritti decisi di farne dei racconti da lasciare ai miei nipoti. Questi racconti, in linea di massima riflettevano i miei pensieri ed in alcuni casi il modo di concepire lo svolgimento della vita. Ho cercato un filo conduttore per riunirli che è rappresentato dall’amore, lo svolgimento avviene colloquiando con persone scomparse, intervallati con scaramucce quotidiane di natura famigliare. L’amore viene trattato con episodi che nella loro sintesi, potrebbero essere considerati abbastanza reali, anche se leggermente enfatizzati e romanzati. Al fine di lasciare spazio alla fantasia del lettore, ho cercato di non approfondire i dati caratteriali e fisici dei luoghi e dei personaggi. Ho provato nei limiti del possibile, di dissacrare e smitizzare cose e fatti ritenuti importanti, enfatizzando quelli di minore rilevanza. Per quanto concerne considerazioni, deduzioni ed argomentazioni varie, sono frutto della mia visione generale, che non necessariamente corrispondono alle verità storiche accertate. I personaggi e le situazioni descritte, se non quelle storiche, sono unicamente dettate dalla mia fantasia, quindi qualsiasi riferimento deve intendersi casuale
  5. ERMANNO NATARELLI

    RESET

    Una cittadina di provincia, governata da generazioni dalla stessa famiglia, con un intermezzo determinato da un familiare con cognome diverso. Ammesso che, all’inizio fosse stato un buon governo, protraendosi nel tempo si è determinato un lassismo nella sua conduzione. Questo ha portato allo sfaldamento del tessuto sociale che, senza ricambio di uomini e di idee, farà precipitare inesorabilmente tutto l’apparato nel baratro. Gli amministratori, collusi fra loro e con parentele poste in tutti i posti chiave, detengono il potere come se fosse un’azienda privata. Il loro unico punto di riferimento è il segretario regionale del partito che, si preoccupa solo di reperire fondi neri per i suoi finanziamenti occulti. Tre amici si riuniscono con l’intento di porre rimedio al perdurare di questa situazione. Per questo scopo ne interpellano un quarto che gode della loro stima incondizionata incaricandolo di formare un gruppo che porti ad una nuova soluzione di governo. Siccome in primavera si svolgeranno le elezioni amministrative, si verrà a creare una lista civica da contrapporre a quella attuale. I nostri tre moschettieri vorrebbero agire secondo i crismi della legalità, purtroppo l’incalzare degli avvenimenti ed un uso spregiudicato delle iniziative da parte degli avversari, portano ad un irrigidimento delle posizioni.
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