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Gino Pitaro

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  1. With “Babelfish, tales from the Aquarium Age”, Gino Pitaro describes a reality which is divided into countless small pieces but existing as a single unit at the same time. The background theme to all the stories is the “existencial nomadism”, that is to say the ability to live in the world’s enlarged atmosphere, making our way between multiple sociocultural influences. From Spain to Singapore, from Rome to Geneva, from London to Kandahar all the way to Saint-Tropez, the protagonists draw some sort of “melting pot”, a multiple reality which takes shape throughout the narration. Seven different stories and seven protagonists linked by the same approach to life, by the same condition of the soul which deals with what it sees while looking for the reasoned analysis and for revealing details. The intersection with others and the cultural osmosis are the heart of these different - but equal - lives. The stories can be read both in sequential or chronological order and on parallel tracks, as if dealing with multiple doppelgangers of the same protagonist, faced with different destinies. To each story a different aspect of life to be known. Gino Pitaro is an italian fiction writer. He was born in Vibo Valentia on the 7th of july, 1970. He currently lives in Rome and has been carrying out several activities, including those of editor and documentary filmmaker. In 2011 he releases “I giorni dei giovani leoni” (ASE), one of the most appreciated underground books of 2012. He then publishes “Babelfish” (2013) and “Benzine” (2015) – both edited by Ensemble. These two books win several international awards. In 2019 it’s the turn of “La vita Attesa” (Golem editions) and in 2020 of the ensay “Medjugorje, i segreti rivelati. Guida ai tempi nuovi.” “Babelfish, tales from the Aquarium Age” is a new edition of the italian literary success, translated into english and enriched with an unpublished story. The aspiring readers from all over the world – after many requests – can now read it in their mother thongue. Link Italy: https://www.amazon.it/Babelfish-racconti-dellAcquario-Gino-Pitaro/dp/B08ZBJQXQP/ref=sr_1_5?dchild=1&qid=1618401339&refinements=p_27%3AGino+Pitaro&s=books&sr=1-5 Link Spain: https://www.amazon.es/Babelfish-Cuentos-Acuario-Gino-Pitaro-ebook/dp/B08ZHQ8X8S/ref=tmm_kin_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1618401389&sr=8-1
  2. Da diversi anni che avevo in mente di scrivere un libro su Medjugorje e sui Segreti di Medjugorje, ma esitavo a farlo. Di solito quando si ha un forte stimolo a scrivere lo si asseconda, specialmente chi scrive libri come me - in genere di narrativa fino adesso -, io però rimandavo, volevo affrontare questo argomento e al contempo fuggivo da esso. Un giorno mi è comparso in sogno Padre Pio e mi ha detto “Guagliò, allora? ‘Sto libro lo vogliamo scrivere o no?”. E io gli ho risposto: “E va bene Padre, ma poi a chi lo propongo? ”. II suo sguardo si fa acuto, quasi a volermi leggere dentro. “Ciò che vuoi far conoscere lo puoi fare conoscere, scegli tu la via”. Ora, ben lungi da voler vedere in questo un imperativo divino, l’unzione del Signore, ho semplicemente preso questo sogno come buon auspicio, come spinta a voler trasmettere quanto so, ciò che ho accumulato nel mio intimo su questo argomento, compresi i dubbi e le reticenze degli amici, ma anche e soprattutto per condividere i tesori che sono a disposizione di tutti, e dare una risposta a determinati dubbi e perplessità. Da sempre noto che questi rimangono lettera morta, e siccome la risposta spesso era ed è a portata di mano e non si trovava scritta da nessuna parte, ho ritenuto quasi doveroso scrivere questo saggio. Non voglio però avere nessuna pretesa, ma che il lettore abbia coscienza, assimili quanto scrivo e poi elabori liberamente. Ho scelto di pubblicare in questo modo, su determinate piattaforme, perché ritengo che anche i libri più sinceri e profondi sull’argomento delle Apparizioni Mariane, di La Salette, Lourdes, Fatima, Medjugorje e molto altro, risentano di convenienze e opportunità. Io avevo bisogno di scrivere con assoluta libertà di questi argomenti, di non essere vincolato a nessun schema, a nessun casellario dove spuntare delle caselle alternative alle altre. Non che dovessi proporre delle cose bizzarre, ma se è vero che la verità rende liberi, che la verità manifesta la sua radiante bellezza, magari in modo graduale, è anche vero che per farlo occorre avere la libertà, la possibilità e nel caso anche il coraggio di rivelarla. La verità porta con sé delle sconvenienze, anche se i suoi frutti sono rigogliosi, è per questo anche Suor Lucia, rivelando i Segreti di Fatima, ebbe sempre un atteggiamento sospeso tra obbedienza, silenzio e impulso irrefrenabile. La profezia, la verità, la conoscenza ardono dentro l’anima mistica ed esigono siano rivelate in tutta la loro magnificenza. La Madonna ha un chiaro progetto per la vita dei viventi, per il nostro pianeta, occorre che più gente sappia davvero quale futuro ci attende, quali sfide si prospettano nell’immediato orizzonte. Viviamo tempi particolari ma anche esaltanti, ed è una circostanza, una fortuna e una sfortuna per alcuni versi. Siamo e saremo pionieri di un mondo nuovo. Nel saggio, che è anche ‘guida ai tempi nuovi’, il mio desiderio è che ognuno possa trovare spunti, idee, riflessioni, ma soprattutto informazioni chiare, concrete, che possano essere una traccia da seguire, nel cuore e nella mente. In realtà poi avevo tante cose da dire, da esprimere, da rivelare. A un certo momento tutto questo ha fatto massa critica e ho scoperto che mi bruciava dentro, come una fiaccola, o detto in altri termini che dovevo svuotare quel sacco che mi portavo addosso, che l’umanità deve sapere, o meglio, una parte della gente alla quale questo libro può dire molto o poco, deve conoscere i nostri tempi e quelli che sono alle porte per come saranno veramente, nella misura in cui ci è concesso. Il cristianesimo e la cultura cristiana non hanno una connotazione criptica, ma esigono che ogni cosa sia di pubblico dominio, che esca dall’ombra. Certo, alcune volte con motivi di opportunità che ne scandiscono la tempistica, ma non c’è nulla che è o che esiste che non debba essere rivelato. Con questa ansia del cuore, come chi vuole comunicare al mondo una scoperta, che vi invito alla lettura. Il Libro è disponibile solo su Amazon, in cartaceo, ebook e kindle unlimited. Parte degli introiti vanno in beneficenza.
  3. Gino Pitaro

    La Vita Attesa di Gino Pitaro

    Inizia a scrivere la tua storia.. Offro un breve estratto dal mio romanzo 'La Vita Attesa' (Golem Edizioni, ottobre 2019). L'estratto è più o meno casuale, dato che scegliere qualcosa da un romanzo mi sembra come pensare di poter togliere da un corpo una mano, il piede, la testa, invece tutto è necessario a esso all'interno della narrazione. Per chi volesse il romanzo è ordinabile o trovabile in qualsiasi libreria d'Italia ed è ovunque anche online. Le pagine che ho scelto vanno dalla n. 20 alla 23 «Chi ti mentisti ‘nta testa?!?» Il bandana non convinse mio padre. Non bastavano i turisti agghindati come corsari, i tanti arlecchini di mare che sfoggiavano indumenti presi a prestito dall’immaginario della TV e da quello della pop music, a convincere Enrico che a Tropea si poteva andare in giro così, peraltro con l’intenzione di recarsi alla più lasciva spiaggia. Quelli che tra un crostino alla ‘nduja e una sangria salivano a ballare sui tavoli non entravano in casa Ventrice. «Eh, malanova i turisti. Gianni, tu devi capire una cosa. Se uno anche è un genio, nel momento in cui fa il turista non capisce niente. Niente! Il turista è un bambino che va accompagnato tenendolo per mano, uno che i problemi che ha a casa li vede solo qua. Magari trattato a pesci in faccia nel suo paese, qui pretende di vivere come un re.» «Ma il turista è il re...» «Sì, sì, ma guarda i russi, i tedeschi, tu hai problemi con loro? Vanno al mare, sono tranquilli, rispettano le camere, vanno in giro con le guide in mano. Mentre gli italiani, tutti, si portano via i cuscini, gli accappatoi, disturbano gli altri, 'arrustunu satizzi' (salsicce) davanti ai bungalow nei villaggi.» Per lui, alto e brizzolato, con un naso gibboso come quello di un pugile, i turisti costituivano una specie di male necessario. Aveva lavorato all’ufficio di collocamento come ausiliario di non si sa bene cosa, ma poi di fatto era stato un po’ un tuttofare in varie strutture. Quando si affacciava aprile iniziava la stagione e si cominciavano a riassettare villaggi e chioschi, mangiati dal mare e dall’irruenza delle onde se sorgevano a ridosso della spiaggia. Era il periodo in cui papà camminava dinoccolato con in mano sempre qualcosa: cazzuola, martello, vernice, un secchio di cemento. Frequente vederlo discutere con qualcuno su ciò che si dovesse fare: nuovi perimetri, una mano di calce, la sistemazione di pensiline, dare un’occhiata al funzionamento dei frigobar. Il mare di aprile rimarca sempre la propria differenza dal mondo degli uomini. È un mare che dialoga con sé, con le creature che lo popolano, con i delfini che passano lontano e ogni tanto si vedono emergere, concedendo però la sua confidenza ai pescatori. Solare e riottoso al contempo. L’onda di aprile è una nota baritonale, che ti dice che il mondo è un mistero insondabile. E per quanto l’uomo potrà e dovrà lottare per la conoscenza ci sarà sempre uno scrigno inaccessibile, protetto da sirene e tritoni. E c’è la bellezza, quella suprema che appare all’improvviso, che si nasconde durante l’affollamento estivo. Il mare di aprile che unisce cielo e terra, che agita canneti ancora intirizziti, ti sussurra che ancora è riluttante ad accogliere migliaia di persone, ma inonda di una luce pregiata ogni scoglio, ogni anfratto, non ancora sfilacciato dai passi e dagli sguardi di molti. Amavo ricordare mio padre in questi preparativi, allora mi rammentavano che presto sarebbe arrivato il periodo in cui si vive sulla spiaggia, tra interminabili partite di pallone e sfide di nuoto con gli amici, l’eco dei jukebox, sguardi che si incrociano e si promettono cose che le contingenze negano. Papà Enrico percepiva una pensione minima e arrotondava con lavori sempre più saltuari. Il sipario dell’estate si apriva e si allungavano le tende in casa Ventrice. L’estate per lui è sempre stata un’apnea da vivere in assoluta riservatezza, una stanza lasciata libera e vuota per altri, il chiudere le persiane durante i botti di Capodanno. Mia madre, una donna ancora piacente, bionda rossiccia, metà italiana e metà nordica, figlia della mescolanza dei porti. Una genitura marinaia nata da un fuggevole irlandese e mia nonna, una femmina simpatica e sdentata, che sembrava una strega buona con un podere di cipolle e tanti prodotti genuini. Uno dei terreni fertili e sabbiosi che si stende in alto sulla baia. Il mio nonno irlandese saputo di essere padre aveva pensato che il loro rapporto fosse comunque destinato a divenire uno scambio epistolare, magari più intenso, come quello di buoni amici o parenti che si mandano le fotografie per far vedere come sono cresciuti i propri figli o nipoti. Mio nonno si sentì come uno che pianta un albero e di tanto in tanto è curioso di sapere com’è cresciuto. Se da terra fertile nascono frutti buoni, tanto più dalle belle donne che vi abitano. Sul bandana anche Carmela, mia madre, dissentì «Ma dove vai in questo modo?». «A ma’, guarda che è normale andare in giro così...» «Boh, sta attento...» «A cosa?» «No mù ti pigghianu in giro...» «La moda cambia...» «Si, la moda, la moda...» Mia madre portava quel nome così mediterraneo che strideva con le sue fattezze. Era un ossimoro vivente. Come mio padre aveva condiviso quella riservatezza e il gusto delle convenienze sociali che, pare strano, trovano una nicchia nella gente di mare come un paguro cerca la sua conchiglia. Non per perbenismo borghese, ma forse perché il mare, troppo mare, è veicolo di tante, troppe idee, di infinite possibilità. A volte c’è bisogno di sentirsi come in quelle edicole che custodiscono la Madonna o San Francesco da Paola, protettore dei pescatori. Di irlandese, oltre a buona parte dei tratti somatici, lei aveva ereditato un senso epico nel percepire sé stessa e il mondo. Gli irlandesi sono Ulisse, sono la mitologia biblica, le sapienze ancestrali dei Celti, la forza dei romani. Me ne ero accorto le rare volte che andavo a messa con lei. Mamma sembrava far sue le pagine dell’Antico Testamento come se fossero le proprie vicissitudini. Accadeva ciò anche quando vedeva qualche film a tema storico o mitologico. Mi piaceva questo aspetto, mentre papà era sempre un po’ scettico. Di lei ne sono sicuro, perché in gita scolastica a Roma nella chiesa di San Clemente, presieduta dalla comunità irlandese, avevo ritrovato le stesse espressioni di mia madre di fronte alla lettura delle sacre scritture: un viso femminile incorniciato da una veletta demodé. Una capacità di interiorizzare i passi della Bibbia con espressioni di partecipazione, dispiacere o gioia come se si narrasse di eventi accaduti adesso tra le mura cittadine. Su di me ha sempre avuto un ascendente questa sua predisposizione. Mi sentivo un po’ cugino degli U2. Questa è la quarta di copertina: Albori degli anni ’90, in una Tropea assolata ed estiva. Gianni e Federico sono appena maggiorenni e vivono nella cittadina tirrenica, presa d'assalto dal viavai dei turisti. Un luogo che per loro è visto attraverso gli occhi di chi vi abita, quelli del quotidiano, dall’infanzia fino all’inizio della maturità. L’ultimo decennio del secolo scorso rappresenta il fulcro del loro difficile percorso di crescita, dove fanno da sfondo i grandi avvenimenti nello scenario italiano e internazionale (Tangentopoli, attentati, guerra nella ex Jugoslavia e in Ruanda). Le strade dei due amici divergono, amori e scelte differenti li allontanano. Tra loro si insinua, crescendo sempre più, un mistero che invade silenzioso lo spazio della loro esistenza, come accade che nella vita le cose non spiegate e coperte di reticenza diventino delle presenze ingombranti. Gianni segue la via accademica, partendo poi all’estero, mentre Federico quella della carriera in polizia. I loro destini però inaspettatamente finiranno per incontrarsi di nuovo. Vita criminale, personaggi fuori dalle righe, mutamenti inaspettati condurranno entrambi su un comune binario, per un breve tratto. Il finale scioglierà ogni nodo del presente e aprirà nuove porte al futuro. 'Passammo in rassegna le foto come si fa con quei libretti che a un angolo li si sfrega con il dito e offrono l’illusione di un’animazione. Oh, non se ne trovava una decente! [...] Avevamo vinto però, perché sperimentando ci eravamo messi in gioco. Non si perde mai nella vita, se si vuole. O si vince o si impara. E si apprende sempre, anche se nel successo per certi versi è più difficile. È forse questa la discrasia che cominciava ad emergere. La necessità di considerarsi competenti, sempre e comunque, quando il mondo dei grandi, nel quale facevamo timidamente ingresso, invece cantava il contrario nonostante i proclami e i riguardi per le apparenze. Di certo, un universo molto meno curato dei dischi che ascoltavamo.' Note biografiche: Gino Pitaro nel suo percorso svolge varie attività, tra cui quella di redattore e di documentarista indipendente. Nel 2011 esce 'I giorni dei giovani leoni' (Arduino Sacco Editore), che ottiene buoni riscontri di critica e diviene una delle opere underground più lette nel 2012. 'Babelfish - racconti dall’Era dell’Acquario' (Edizioni Ensemble, 2013) è il secondo libro, con il quale vince il Premio Letterario Nazionale di Calabria e Basilicata III ediz. (sez. narrativa edita), il premio speciale “antologia” al Concorso Letterario Caterina Martinelli II ediz., il premio giuria 'Città di Parole' III edizione - con il patrocinio della Città di Firenze, dell'AICS (sezione cultura) e dell'Associazione Artecinema Rive Gauche -, il riconoscimento Libri di Morfeo, città di Siracusa I ediz. (4° posto). 'Babelfish' inoltre ha ricevuto una segnalazione al concorso letterario 'Percorsi letterari dalle Cinque Terre al Golfo dei Poeti'. 'Benzine' è il romanzo pubblicato a fine 2015, che consegue apprezzamenti di critica e di lettori ancora maggiori rispetto alle prove precedenti. Con questa opera vince il ‘Premio Colli Aniene’ relativo al Concorso Letterario Caterina Martinelli IV ediz. e il ‘Premio Speciale della Giuria’ del Concorso Internazionale Scriviamo Insieme – VI edizione. 'La Vita Attesa' (Golem Edizioni, 2019) è un romanzo scorrevole e al contempo ambizioso, un amarcord dal vago gusto felliniano, di singolare forza e contemporaneità. È il primo libro dell'autore distribuito e promosso da Messaggerie Libri. L'autore vive in provincia di Roma.
  4. Gino Pitaro

    La Vita Attesa

    Albori degli anni ’90, in una Tropea assolata ed estiva. Gianni e Federico sono appena maggiorenni e vivono nella cittadina tirrenica, presa d'assalto dal viavai dei turisti. Un luogo che per loro è visto attraverso gli occhi di chi vi abita, quelli del quotidiano, dall’infanzia fino all’inizio della maturità. L’ultimo decennio del secolo scorso rappresenta il fulcro del loro difficile percorso di crescita, dove fanno da sfondo i grandi avvenimenti nello scenario italiano e internazionale (Tangentopoli, attentati, guerra nella ex Jugoslavia e in Ruanda). Le strade dei due amici divergono, amori e scelte differenti li allontanano. Tra loro si insinua, crescendo sempre più, un mistero che invade silenzioso lo spazio della loro esistenza, come accade che nella vita le cose non spiegate e coperte di reticenza diventino delle presenze ingombranti. Gianni segue la via accademica, partendo poi all’estero, mentre Federico quella della carriera in polizia. I loro destini però inaspettatamente finiranno per incontrarsi di nuovo. Vita criminale, personaggi fuori dalle righe, mutamenti inaspettati condurranno entrambi su un comune binario, per un breve tratto. Il finale scioglierà ogni nodo del presente e aprirà nuove porte al futuro. 'Passammo in rassegna le foto come si fa con quei libretti che a un angolo li si sfrega con il dito e offrono l’illusione di un’animazione. Oh, non se ne trovava una decente! [...] Avevamo vinto però, perché sperimentando ci eravamo messi in gioco. Non si perde mai nella vita, se si vuole. O si vince o si impara. E si apprende sempre, anche se nel successo per certi versi è più difficile. È forse questa la discrasia che cominciava ad emergere. La necessità di considerarsi competenti, sempre e comunque, quando il mondo dei grandi, nel quale facevamo timidamente ingresso, invece cantava il contrario nonostante i proclami e i riguardi per le apparenze. Di certo, un universo molto meno curato dei dischi che ascoltavamo.'
  5. Gino Pitaro

    Firestarter!

    @Pennywise @Ljuset Si, si è fatta un pò di confusione da parte mia. Scrivendo 'Firestarter' non avevo pensato lontanamente né a King e né al film. Come molti adoro Stephen King, ma non ho letto l'horror-thriller in questione, non ho mai visto il film e non serbavo memoria inconscia di questa opera nella bibliografia del maestro. 'Firestarter' è la prima cosa che mi è venuta in mente pensando a una cosa mia, dal titolo di uno dei miei libri. Una sinergia-sinestesia non cercata. :-). Tra E.T. ed I.T. preferisco di gran lunga quest'ultimo (il libro), come la foto di Pennywise rimanda. Grazie dei vostri saluti di benvenuto!
  6. Gino Pitaro

    Firestarter!

    @wyjkz31 Perfetto, hai fatto benissimo! La mia tuttavia voleva essere solo una presentazione in 'note biografiche', giusto per darsi qualche riferimento iniziale, del resto facilmente reperibile ovunque. Giusto rispettare le regole di partecipazione e che ci sia chi sorvegli adeguatamente, anche perché talvolta le discussioni possono degenerare per nulla o semplicemente prendere delle vie non inerenti ai vari topic, ecc. @Ezbereth @Niko Grazie dell'accoglienza e dell'attenzione.
  7. Gino Pitaro

    Firestarter!

    @sefora Grazie Sefora!
  8. Gino Pitaro

    Firestarter!

    @Ljuset Grazie Ljuset. Effettivamente la citazione mi piace, sia perché ho un debole per Drew Barrymore (versione adulta), sia perché per qualche periodo sono andato anche a caccia di E.T. Sono stato collaboratore di alcune ottime riviste che si occupano di misteri, ricerche di frontiera e ufo. E' stato un periodo molto positivo. Tuttora mi interesso di queste tematiche, all'interno di interessi editoriali e letterari nettamente più eterogenei. A dirla tutta la mia prima pubblicazione cartacea fu un articolo sulla 'remote review' e sul raggio laser per una rivista che ebbe un periodo di successo e ora non esiste, che si chiamava 'Area51'. Ottimi ricordi e ottimi amici. Spielberg mi piace, in merito a ufo e alieni preferisco 'Artificial Intelligence', da un soggetto di Kubrick. Certo, l'alieno coccolone di E.T. lo amiamo tutti e mi piace essere accostato a lui. Grazie dell'accoglienza
  9. Gino Pitaro

    Firestarter!

    @Emy Grazie Emy, gradito incrocio anche qui. Vedo che ci sono molte esperienze di 'vita vissuta' in senso editoriale: risposte, delusioni, opinioni. Ben trovata!
  10. Gino Pitaro

    Firestarter!

    Grazie comunque del benvenuto! Sarò più attento. :-)
  11. Gino Pitaro

    Firestarter!

    Ah si? L'ho scritto di fretta, ammetto senza leggere bene il regolamento. Posso rimediare o sono condonato?
  12. Gino Pitaro

    Firestarter!

    Grazie di avermi accolto in questa community. Sono uno scrittore e trovo i contenuti di questa piattaforma molto interessanti e 'vissuti' Inserisco qui la mia non esaustiva storia editoriale, perché sono anche editor e redattore. Gino Pitaro nasce a Vibo Valentia, nel suo percorso svolge varie attività, tra cui quella di redattore e articolista freelance e di documentarista indipendente. Nel 2011 esce il suo editato dallo staff
  13. Gino Pitaro

    Benzine

    Dopo la raccolta di racconti “dell’era dell’Acquario”, Gino Pitaro torna con un romanzo ambientato nella Roma delle periferie, nello specifico quella nord-orientale tanto cara a Pier Paolo Pasolini. Luigi ha trentanni e vive nella periferia nord-est di Roma, simbolico e pasoliniano luogo di ibride esistenze. Studente universitario, si divide tra l’impegno sociale, lavori saltuari e amicizie. Antonio, Verena e Natalia costituiscono il gruppo eterogeneo con cui Luigi vive singolari avventure, finché un avvenimento importante cambierà l’esistenza di tutti. Lo stile è ironico, a volte demenziale; esso avvolge la realtà multirazziale e bizzarra sia del quartiere in cui l’io narrante vive, sia del contesto universitario col quale egli viene a contatto durante l’occupazione della Facoltà. Tra episodi eccentrici e rapporti conflittuali, l’ideale romantico dell’esistenza per Luigi rimane intatto. "Benzine", uscito nel 2015, ottiene riscontri di critica e di lettori ancora maggiori rispetto alle sue prove precedenti. Con questo romanzo vince il ‘Premio Colli Aniene’ relativo al Concorso Letterario Caterina Martinelli IV ediz. e il ‘Premio Speciale della Giuria’ del Concorso Internazionale Scriviamo Insieme – VI edizione.
  14. Con “Babelfish, racconti dall'Era dell'Acquario”, Gino Pitaro racconta una realtà divisa in molteplici tasselli e allo stesso tempo esistente come entità unica. Il tema che fa da sfondo a tutte le trame è il “nomadismo esistenziale”, ossia il saper vivere nell'ambientazione allargata del mondo facendosi strada in mezzo alle molteplici contaminazioni socio-culturali che ne fanno parte. Dalla Spagna a Singapore, da Roma a Ginevra i protagonisti disegnano una sorta di melting pot, una realtà multipla che prende corpo nell’arco della narrazione. Sei storie differenti e sei protagonisti accomunati da uno stesso approccio alla vita, da una stessa condizione dell’anima che affronta ciò che vede cercando sempre l’analisi ragionata e la ricerca del dettaglio rivelatore. Vite uguali e diverse di cui l’intersezione con l’altro e l’osmosi culturale costituiscono il fulcro essenziale. I racconti possono essere letti sia in chiave sequenziale e cronologica che su binari paralleli, come se si trattasse dei molteplici alter ego di uno stesso protagonista alle prese con diversi destini. Per ogni storia un diverso aspetto della vita da sviscerare. "Babelfish", edito nel 2013, vince il Premio Letterario Nazionale di Calabria e Basilicata III ediz. (sez. narrativa edita), il premio speciale antologia al Concorso Letterario Caterina Martinelli II ediz., il premio giuria al Concorso Letterario Città di Parole III ediz. – patrocinato dalla Città di Firenze, dall’AICS (sezione cultura) e dall’Associazione Artecinema Rive Gauche -, il riconoscimento Libri di Morfeo, 4° posto (Città di Sortino - SR). Babelfish inoltre è stato segnalato al concorso Percorsi Letterari dalle Cinque Terre al Golfo dei Poeti I ediz.
  15. Gino Pitaro

    I giorni dei giovani leoni

    Mario, un giovane calabrese, studente in architettura che “aspira” al DAMS, è il tipico “fuori sede”. La sua vita trascorre tra università, lavoro al call center e amici. L’esistenza di Mario è costellata di piccoli e grandi avvenimenti che formano il vario mosaico della sua vita. Incontri ora illuminanti o significativi, circostanze avventurose e drammi determineranno nuove tappe del destino. Su tutto l’ombra dei mali giovanili e delle corse clandestine in auto. Edito nel 2011 ottiene buoni riscontri di critica, divenendo una delle opere underground più lette nel 2012.
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