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Daniel10

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  1. Daniel10

    Lettere Animate Editore

    Dopo circa un anno mi hanno informato che la mia opera è stata scartata e mi hanno proposto, come a molti di voi, la pubblicazione in self con youcanprint (che ho rifiutato, in quanto sarei stato soddisfatto se fossi stato scelto per lettere animate. Per quanto riguarda il selfpublishing, preferisco aut-opubblicare il prossimo romanzo che sto scrivendo). Comunque, sono molto seri e disponibili, anche per quanto riguarda il self, ho amici che si sono trovati molto bene con il self di youcanprint. In sostanza, credo sia una piccola realtà editoriale, ma gestita molto bene e con passione.
  2. Daniel10

    Vendere in libreria

    In genere, se acquisti le copie tu direttamente dalla piattaforma POD, puoi consegnarle ad un libraio che le vende per te. Io l'ho fatto. Naturalmente, devi trovare una libreria disponibile ad "ospitare" le tue copie (essendo autori emergenti è un pò difficile). In genere, poi, il libraio prende una percentuale sulle vendite.
  3. Daniel10

    Ilmiolibro

    @guidopaolodefelice Se ti interessa, mi farebbe piacere intervistarti per il mio blog letterario, in qualità di vincitore de ilmioesordio per la poesia. Fammi sapere se la cosa può interessarti.
  4. Daniel10

    Ilmiolibro

    Ehi ciao @guidopaolodefelice e benvenuto! E' un piacere averti qui, ti ho seguito al concorso ilmioesordio dello scorso anno e sono stato contento tu abbia vinto perché te lo meritavi. Ti seguo anche su Instagram e devo dire che mi piace il tuo modo di affrontare la poesia, genere che, sopratutto ultimamente è difficile da riscoprire, specialmente tra i giovani. Condivido molte cose che hai detto sulla piattaforma de ilmiolibro, più o meno sono le stesse cose che penso io, anche se, tutto sommato, posso ritenermi soddisfatto. Anche il fatto che mettono in piedi un concorso totalmente gratuito, è una cosa molto bella perché spinge le persone a partecipare, a sperarci, a leggere le opere degli altri ecc. ecc. Sotto un certo punto di vista, io credo che la forza della piattaforma sia proprio la condivisione tra i tanti scrittori che, per diletto o semplicemente per lo sfizio di tenere tra le mani il proprio libro stampato, lo hanno messo in vendita. Un caro saluto,
  5. Daniel10

    Ilmiolibro

    Confermo @Skywalker Io sono stato finalista per la narrativa e per i libri venduti arrivarono puntualmente i diritti d'autore. Tutto sommato, è una bella vetrina
  6. Daniel10

    Youcanprint

    @Gruppo editoriale Borè Ho notato che avete aggiunto il servizio di deposito legale al costo di 14,99. Complimenti! Il prossimo romanzo (semmai riuscirò a terminarne la scrittura) sarà con voi! Le testimonianze positive di molti autori sulla vostra piattaforma di POD sono sempre ottime
  7. Daniel10

    IoScrittore

    Ah ok, ma se poi nel caso non dovessi vincere dopo l'incipit, potrei pubblicarlo in self quindi. ?!
  8. Daniel10

    IoScrittore

    Preciso: il concorso in cui sono risultato finalista non era "Ioscrittore"
  9. Daniel10

    IoScrittore

    Salve amici scrittori. Io scrivo in self per pura passione. Con un romanzo auto-pubblicato ho partecipato e raggiunto la finale due anni fa. Ora ho visto sul sito Ioscrittore che sono aperte le iscrizioni per il torneo 2019 (che si chiuderanno nel mese di aprile); avevo pensato di partecipare, naturalmente non con il romanzo di cui sopra, ma con un altro che ho in fase di scrittura (Ma l'incipit della storia è già tutto scritto, quindi potrei anche partecipare). Ho visto le modalità di partecipazione, e mi sembra abbastanza chiaro. Voi cosa ne pensate? Se invio l'incipit, comunque poi in futuro potrò pubblicare in self? Grazie per gli eventuali consigli. Buona scrittura a tutti
  10. Daniel10

    Curiosità di vendite

    La scrittura deve essere soprattutto un divertimento e un hobby. Poi, ognuno di noi vorrebbe scrivere un bestseller
  11. Daniel10

    Mentre Beethoven suonava

    Oggi, dopo tanti anni di matrimonio, per il giorno di San Valentino il massimo della vita è andare a cena fuori, magari scambiare una carezza con mia moglie lontano dalla routine del lavoro e dalle responsabilità giornaliere, fatte di bollette da pagare e canone della tv. Ma una volta, questo giorno ha significato molto per me. Sembrava un piccolo ricordo, nascosto chissà dove dentro di me, eppure sempre vivo. Per commemorare il 14 febbraio, comunque sia andata la giornata, ogni anno prendo dalla mia libreria il solito volume, mi siedo in poltrona, accendo il giradischi e leggo qualche pagina, per ricordarmi di una persona che una volta mi regalò un pezzetto della sua anima. Anche mia moglie ne è al corrente; non prova gelosia alcuna, perché sa che lei stessa ne possiede un pezzetto della mia, di anima. Anche io, come tutti, da adolescente, volevo fare l’amore. Perché ne avevo voglia, perché ne parlavano tutti, e perché la maggioranza dei miei amici l’aveva già fatto da un pezzo. Tutti mi raccontavano di come, dopo averlo fatto, si sentissero più uomini, di come, dopo aver assaporato le gioie del sesso, si sentissero completi. Avevano qualcosa di cui parlare oltre al calcio, dopo la scuola, seduti sul muretto all’entrata. In quel periodo ero fidanzato con Sara da sei mesi. Frequentavamo il quinto anno del liceo scientifico, anche se in classi diverse, e quello stesso anno avremmo sostenuto l’esame di maturità. Eravamo gli unici in tutta la scuola a non aver ancora fatto l’amore. Ero più grande di lei di qualche mese, ragion per cui, la sua festa per la maggiore età era arrivata poco dopo la mia. Quell’occasione doveva essere lo spartiacque della nostra storia; avevamo deciso che, appena entrambi avessimo compiuto i diciotto anni, avremmo fatto l’amore. Questo avvenne nel mese di novembre, lei era del segno del sagittario, io invece appartengo al segno della vergine. Quando la vidi spegnere le candeline sulla grande torta a più livelli, pensai che era proprio bella, molto più bella delle fidanzate dei miei amici; molto più bella della media delle ragazze che frequentavano la nostra scuola. Ma non era solo bella; mi innamorai di lei perché era anche intelligente. Aveva uno sguardo sveglio e perspicace. La prima volta che la vidi si trovava nella biblioteca della scuola, seduta con le gambe incrociate sotto il sedere, stava leggendo i racconti di Charles Bukowski, una scelta letteraria di non facile comprensione, per una ragazzina di buona famiglia come lei. Aveva solo sedici anni quando le parlai per la prima volta nei corridoi della scuola. Frequentavamo il terzo anno del liceo. Ora che eravamo diventati maggiorenni, eravamo pronti, o almeno, era quello che continuavamo a ripeterci. Era da poco iniziato il mese di febbraio e il giorno di San Valentino era alle porte, un sabato come tanti altri, ma così non fu. Avevamo deciso di fare l’amore proprio in quel giorno. La festa degli innamorati. Aveva scelto lei quella data, alla quale io, sinceramente, non avevo mai dato molta importanza. Era un giorno come un altro per me e trovavo stupida la sua celebrazione. Ma lei aveva scelto quella giornata in particolare, anche perché, il lunedì successivo sarebbe dovuta partita per Milano, e sarebbe tornata solo una settimana dopo; doveva risolvere importanti questioni famigliari mi disse; “Ma tu non te ne preoccupare, è tutto a posto”, disse un giorno fuori scuola dandomi un bacio sulla bocca. Era un viaggio programmato da tempo, avevano delle questioni importanti da sistemare sulle quali non feci ulteriori domande. Voleva solo avere una buona scusa per tornare da me; donarmi la sua verginità in quella giornata poteva bastare. Mio zio era un musicista professionista. Diplomato in pianoforte, spesso girava da nord a sud per lavoro. Quel weekend in particolare, aveva un concerto dalle parti di Roma, e mi prestò il suo appartamento, una piccola mansarda in campagna, che io e Sara avremmo raggiunto con il motorino per passare la notte insieme. Aveva raccontato ai suoi che avrebbe dormito a casa di una sua amica, una sorta di pigiama party con le amiche prima di andare via per una settimana. I suoi genitori le crederono, anche se lei non aveva amiche. Era difficile socializzare per chi, come Sara, riportava la media del nove in pagella e leggeva Bukowski. Tutte le altre si occupavano solo di moda e nient’altro. Lei, amava addirittura la trigonometria. Quel sabato 14 febbraio andai a prenderla sotto casa con il mio motorino sgangherato intorno alle sei del pomeriggio. La vidi da lontano, mi fermai e spensi il motore. Mi stava aspettando guardandosi intorno, si sistemava i capelli dietro le orecchie e li legava in una coda di cavallo, poi li scioglieva di nuovo, come se volesse trovare il modo migliore per accogliermi. Indossava un bellissimo maglione rosa che metteva in risalto i suoi seni, e un semplice jeans scolorito. Sulle spalle portava uno zaino Invicta simile a quello che io stesso avevo legato al manubrio del motorino, dove avevo messo qualcosa per affrontare la notte: spazzolino da denti e qualche altro accessorio di prima necessità, anche se casa di mio zio era fornita di tutto il necessario. Continuavo a guardarla da lontano. Al petto stringeva un libro di Bukowski. Ne aveva consumato le pagine fino all’inverosimile, per le tante volte che l’aveva letto. Lei adorava tutto di quello scrittore: le poesie, i racconti, il suo modo irriverente e sincero di affrontare argomenti come l’amore e il sesso. Arrivammo alla mansarda di campagna verso le otto di sera. Dopo aver consumato una frugale cena, lei andò in bagno. Io rimasi nella stanza in preda a un misto di eccitazione e agitazione; misi un disco di musica classica in sottofondo, scegliendo tra i tanti della collezione di mio zio. Lo scelsi senza nemmeno guardare cosa stessi mettendo; lo posizionai distrattamente sul giradischi e azionai la puntina. Mi stesi sul grande letto matrimoniale, le lenzuola fresche di bucato. Quando Sara uscì dal bagno indossava solo un reggiseno e una mutandina, che lasciavano intuire tutto del suo corpo. Era bellissima. Dagli altoparlanti del giradischi la musica di Beethoven si diffuse nella stanza. Era Sonata al chiaro di luna. Sara aveva i capelli raccolti in una coda di cavallo, e stringeva in una mano il libro di Bukowski; mi guardò con gli occhi pieni di gioia. Venne a stendersi accanto a me. Facevo fatica a guardarla, il mio sguardo voleva vagare per il suo corpo. Si sciolse i capelli, alcune ciocche le caddero sul viso, oscurando per un attimo i suoi occhi verdi. Ero completamente perso nella sua bellezza, completamente in preda al suo essere donna. Si slacciò il reggiseno e lo lanciò lontano, coprendosi i seni con le mani in un dolce gesto di pudore. Mi guardò negli occhi: “Buon San Valentino amore mio”, disse in un sussurro, e mi diede un bacio sulla bocca. Ero senza parole, intravedevo la forma dei suoi seni perfetti che facevano capolino tra le sue dita. Mentre Beethoven suonava, avrei voluto afferrarli, ma avevo paura di commettere qualche errore, di fare qualcosa che avrebbe potuto rovinare tutta l’atmosfera che si era venuta a creare. Lentamente cominciò a togliersi le mutandine. Il tessuto scivolava lungo le sue gambe lisce. Quando giunsero alle caviglie, rimase nuda accanto a me. Aprì il libro di Bukowski, mi guardò e disse: “Sai, quando fai l’amore con qualcuno, gli consegni un piccolo pezzo della tua anima. È inevitabile.” Sorrise. Si sistemò qualche ciocca di capelli dietro l’orecchio e continuò: “Quindi, qualsiasi cosa succeda alle nostre vite, dopo stasera io sarò sempre con te, contento? Un pezzetto della mia anima sarà tuo.” Avrei capito troppo tardi il significato delle sue parole. Se l’avessi compreso in quel momento, forse l’avrei stretta più forte a me, l’avrei accarezzata, avrei cercato una soluzione dove una soluzione non c’era. Ma una cosa è certa. Se avessi capito il significato di tutto, non l’avrei amata così tanto. Ero troppo preso dall’emozione per capire, ero rapito dal suo corpo nudo e caldo, per potermi preoccupare troppo delle sue parole. Aveva deciso di regalarmi quello che avevamo sognato per tanto tempo. Iniziò a leggere una poesia dietro l’altra; leggemmo a turno. Prima lei, poi io. Quando non ci fu più nulla da leggere, facemmo l’amore. Per la prima volta. Scivolai nel suo corpo e nella sua anima con tutto me stesso, in una goffa posizione che avevo immaginato tante e tante volte. A una prima volta ne seguì una seconda, fin quando non ci addormentammo tra le lenzuola del letto di mio zio. Dormiva accanto a me, serena come una bambina, quando pensai a quando sarebbe partita e non l’avrei più rivista per una settimana; come avrei fatto? Quando tornammo in città il mattino seguente, stretti sul mio motorino, avevamo in testa il ricordo di quella notte trascorsa insieme che, ne ero sicuro, avrei portato con me per sempre. Sotto casa sua, la salutai con un bacio e una carezza. Era ormai il 15 febbraio, una domenica. Mi guardò di nuovo, questa volta come se non dovesse vedermi mai più; tirò fuori dallo zaino il libro di Bukowski. “Voglio che lo tenga tu”, disse. Lo presi. “Mentre mi aspetti puoi leggerlo. Vedrai che sarò tornata prima ancora che tu lo abbia finito.” Non la rividi mai più. Il lunedì seguente partì. Non erano questioni di famiglia, quelle che doveva sistemare a Milano. La stavano aspettando per trapiantarle il midollo di un donatore compatibile. Proprio lei, la mia amata Sara, che amava i libri d’amore e la matematica, doveva sottoporsi a quell’unica possibile cura contro la leucemia che da mesi, senza che io sapessi nulla, la stava divorando dall’interno, e stava scaraventando la sua anima nel dolore più acuto, tranne quel pezzetto, quello che lei, quella notte di San Valentino, aveva donato a me. Lo custodisco ancora, e in questo giorno in cui mi ritrovo a leggere i racconti dello scrittore che fu testimone del nostro sentimento, penso a lei, e leggo le poesie che quella notte lei lesse a me, mentre dal giradischi Beethoven suonava.
  12. Daniel10

    Ilmiolibro

    Credo verso Maggio, almeno più o meno ogni anno quello è il periodo di inizio
  13. Daniel10

    Curiosità di vendite

    Confermo @MariaCarla ; Se ad esempio vendi i libri durante una presentazione organizzata da te, bastano anche le ricevute quelle non fiscali, solo per una eventuale dimostrazione della vendita, ma ai fini fiscali non comporta nulla. Quando la libreria ti paga la tua quota, se i guadagni sono modesti e non raggiungono i 5000 euro, non dovrebbero esserci "problemi" fiscali. Per vendite e cifre più elevate allora, a quel punto, ci si può rivolgere anche ad un commercialista.
  14. Daniel10

    Curiosità di vendite

    Isbn sicuro credo. Partita iva non penso, anche perchè sotto i 5000 euro di guadagno puoi anche farne a meno. I libri li porti al libraio che li prende in conto vendita, ossia accetta di venderli per te e di tenerli a scaffale. Naturalmente per ogni vendita devi dare una percentuale. Alcuni librai, che accettano, spesso chiedono il 40%. La cosa difficile è trovare la libreria aperta agli emergenti self.
  15. Daniel10

    Curiosità di vendite

    Io anche ho un blog letterario, dove scrivo articoli sulla lettura e sulla scrittura in generale. Certo non sarò professionale come i blogger famosi. Sul mio blog intervisto e presento autori emergenti, anche per confrontarmi con altri che come me scrivono per passione e si auto pubblicano. Non faccio recensioni dei libri solo perché nel tempo libero preferisco leggere quello che mi pare e non ho altro tempo disponibile anche per recensire libri di autori self. Però mi piace condividere la passione per la scrittura anche con altri. Certo, per i blogger famosi, il discorso è diverso, perché loro cercano un guadagno da ciò che fanno.
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