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Bill Denbrough

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  1. Bill Denbrough

    I racconti della Nona Luna – Quarto ciclo

    Complimenti @edu!!!
  2. Bill Denbrough

    I racconti dell'Ottava Luna – Quarto ciclo

    Complimenti!
  3. Bill Denbrough

    Disagi a bordo

    Ciao! Il racconto mi è piaciuto, l'ho letto tutto di filato senza sentirmi annoiato o senza sforzarmi di mantenere la concentrazione; per la cronaca di solito non apprezzo né riesco ad appassionarmi a storie d'amore. Secondo il mio modestissimo parere forse è un pelo acerbo: credo che il fulcro fosse far capire che, a prescindere da cosa si faccia in concreto, stare insieme alla persona che si ama è la cosa più gratificante del mondo. Se questo è il tema di fondo, forse andava meglio sviluppato, o semplicemente meglio palesato nel finale. Dal punto di vista stilistico, forse la seguente parte è un po' ridondante, insomma si capiva prima che era estate, fine ferie e che faceva caldo! Il dialogo lo avrei snellito: Ciao!!!
  4. Bill Denbrough

    Quattro Corde

    Ciao @Luigi Amendola, Non erri nel dire che quello descritto non era uno strumento ma un'attrice porno: era come si sentiva, col senno di poi, ai tempi di Mr. G. Non condivido invece la parte su quello che avrebbe dovuto dire il basso in quanto strumento. Così diventerebbe uguale a tutti gli altri, proprio come tu affermi ('questo direbbe un basso. Un pianoforte. Una Tromba). Ad ogni modo, ma forse non sono stato abbastanza bravo nel rendere l'idea, la mia non era proprio la storia di uno strumento musicale.
  5. Bill Denbrough

    Quattro Corde

    @AndC Grazie molte per le belle parole, mi ha davvero fatto piacere. Condivido tutte le proposte di correzione e la spiegazione della "ridondanza" (assiomatico etc.): mi sarà molto utile per il futuro. Il POV mi preoccupava, ma sono contento Ti abbia colpito positivamente; attendiamo riscontri di "non musicisti". Grazie ancora
  6. Bill Denbrough

    Il mendicante

    Molto bello, davvero. Manca una "storia" e appare più come miniatura impressionista; ma questo secondo me esalta ancora di più le capacità di scrittura, in quanto è (a mio parere) catturare l'attenzione del lettore in questo contesto. Unica notazione: forse un frenetico di troppo tra primo e terzo capoverso.
  7. Bill Denbrough

    Quattro Corde

    Commento: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/39100-nave-liberty/?tab=comments#comment-696455 Sono nato con un dono, o meglio, un marchio di fabbrica: un timbro dolce e rotondo, ma al tempo stesso ben definito e distinguibile tra gli altri strumenti con i quali ho condiviso molti palcoscenici. Anche se collegato ad amplificatori di livello non eccelso, il mio suono è sempre stato inconfondibile; ogni volta in cui “ho suonato”, a partire dalla prima, sempre la stessa frase: «però, che gran suono quel basso!». E così in me crebbe un sentimento di compiacimento, sempre sul punto di traboccare in presunzione: ero sicuro che da “grande”, una volta “stagionato”, avrei conseguito risultati ancora più eccelsi. Già, perché nella musica più invecchi più migliori, o almeno questo è quello alcuni oggi dicono: ti assesti, diventi più solido, trovi il tuo stile e, soprattutto, il tuo timbro diventa unico; figurarsi il mio che già di partenza era (ed è) straordinario! È un po’ come il carattere: indefinito e confusionario da giovane, con l’andare avanti si modella e si definisce; il paragone non è casuale: il mio timbro è, in fin dei conti, il mio carattere. A vedermi oggi, adagiato quasi perennemente in un porta strumenti nel salotto del mio attuale “possessore”, il Signor F., con un filo di polvere sul mio manico, si potrebbe pensare, soprattutto dopo le roboanti premesse di prima, si potrebbe pensare, dicevo, che in fin dei conti la mia carriera sia stata un fallimento, essendo passato dalla condizione di strumento musicale a quella di mero soprammobile. Si tratterebbe, tuttavia, di un’impressione approssimativa frutto dello sguardo del momento, destinata a cadere conoscendo alcune vicende della mia vita, che ho deciso di raccontare per esaudire – quantomeno in parte – alcune curiosità del Signor F., che spesso si interroga su chi, prima di lui, ha fatto scivolare i suoi polpastrelli sulle mie quattro corde, in un incessante alternarsi di pressioni, rilasci e scatti. Sono “nato” in California nella seconda metà anni settanta, 1977 per la precisione. Grazie alle mie doti “innate”, da subito ben percepibili, non sono passato nel circuito della “vendita al cliente”: fui subito selezionato, insieme ad altri cinque o sei “fratelli”, per essere inviato in prova a Mr. G., star del panorama hard rock, che aveva chiesto alla mia casa madre di poter testare i migliori strumenti prodotti negli ultimi anni. Bastarono poche note e decise di tenermi. Iniziò un quinquennio memorabile: tour interminabili, concerti epici, copertine di prestigiose riviste; i migliori liutai che si prendevano cura di me. Non mi sono fatto mancare nulla. Ad essere onesti è stato Mr. G a non farsi mancare nulla; io, per il vero, passavo la maggior parte del mio tempo nella custodia, sballottato tra una città e l’altra, tra scompartimenti di aerei e vani di pullman, uscendo fuori solo per esibizioni, prove o per ordinari interventi di manutenzione. Nulla di cui lamentarsi, sia chiaro, ma mi sentivo un po’ solo. Il gruppo di Mr. G. si sciolse: questo segnò, per me (ma anche per lui) l'inizio di un periodo di declino; io e i bassi prodotti dalla mia casa madre iniziammo ad essere considerati superati; improvvisamente, nessuno riconobbe in me quelle doti – mai svanite - che solo pochi anni prima mi avevano reso, di rimando, una celebrità. Io e i miei “fratelli” fummo soppiantati, nemmeno troppo lentamente, da una serie di nuovi, moderni, “cugini”, dall'ossatura complessa e innervati da intricati congegni elettronici. Mr. G. cercò di “convertirsi” alle sonorità che stavano prendendo piede negli anni ottanta, sperando di riabbracciare i fasti ormai dilavati: non ci riuscì e finì per scordarsi cosa significa essere famoso. Non ero più utile fui quindi venduto: in fin dei conti ero pur sempre uno strumento e, non potendo più servire per fini musicali, fui utilizzato per scopi economici. Passai di mano in mano, praticamente con cadenza biennale: i miei nuovi proprietari – nulla di paragonabile a Mr. G – erano tutti onesti mestieranti perennemente insoddisfatti del loro modo di suonare e cercavano invano di migliorarsi cambiando continuamente attrezzatura. Alla fine fui pignorato per i debiti di uno dei miei sventurati possessori. Passai anni in un magazzino giudiziario, rischiando letteralmente di marcire, fino a quando – seconda metà degli novanta – il suono mio e dei miei fratelli tornò di moda e tutti i bassisti iniziarono ad andare alla ricerca di bassi nati alla “fine degli anni settanta”, ora ritenuti – con ragionamento assiomatico di segno uguale e contrario a quello che dieci anni prima ci aveva quasi condannati all’estinzione – necessariamente migliori dei colleghi più giovani. Fu così che un commerciante in cerca di “pezzi pregiati”, sbirciando tra strumenti appartenuti a sventurati che avevano assaporato la cortesia degli ufficiali giudiziari, si imbatté in me. Assicuratosi del mio funzionamento, mi fece rimettere a lucido e mi espose nel suo negozio attaccato ad una parete, in alto in bella vista. Fu la svolta. Là, appeso, mi vide il Signor F. e divenni suo. Era un giovanissimo bassista, una buona mano, e di grandi speranze. Per una serie di motivi scelse di non diventare un musicista di professione e si dedicò ad altro. Non mi ha venduto e, più volte, gli ho sentito dire che non lo farà mai. Ogni tanto mi suona, molto spesso mi osserva compiaciuto e soddisfatto, anche se non ne ho mai compreso a fondo il motivo: il suo sguardo è quello di uno studioso di arte dinnanzi a celebre quadro o un capolavoro della scultura. In quei momenti mi trasformo un qualcosa di più di uno strumento musicale, di quattro corde su un manico avvitato ad un corpo in acero: non so cosa sia, ma mi sento felice. Voi direte: non è ciò che avresti potuto ottenere. Vero. Ma se c’è una cosa che ho imparato in questi anni, osservando altri strumenti e musicisti, è che le vette che pensiamo di essere destinati a scalare col tempo si sfuocano nell’orizzonte del nostro futuro; nel mentre, le mete verso le quali la forza di gravità del suo nostro personale destino ha deciso di attrarci diventano mano a mano più nitide, avvicinandosi inarrestabili come una biglia che scivola su un piano inclinato.
  8. Bill Denbrough

    " Nave Liberty "

    Cari, ecco il mio primo commento. Perdonate eventuali consigli inutili o ripetitivi. Trama: data l'estrema brevità del testo, è condivisibile l'appunto mosso da altri autori, circa il mancato sviluppo di una storia. Tuttavia a mio avviso si intravede, anche molto a fondo, un fulcro di temi cari all'autore (richiamo dell'inesperienza giovanile, voglia di trovare se stessi tramite il viaggio e un percorso di iniziazione, l'ammirazione per i più esperti, visti come maestri) che però andrebbe ulteriormente declinato e modellato. Suggerisco di curare maggiormente punteggiatura e refusi (vi sono molte virgole tra soggetto e verbo) ma in generale le espressioni utilizzate sono caratterizzate da una buona capacità descrittiva ed evocativa dei temi sopra evidenziati. Formulo in forma esemplificativa alcune proposte di modifica: Proposta di modifica: Su questo tipo di nave, rimasi imbarcato per un lungo periodo di tempo. Erano delle navi particolarmente silenziose. Siccome Aavevo deciso di prepararmi a gli esami da ufficiale,: il silenzio mi era indispensabile. La propulsione di queste navi, di norma era meccanica a vapore,alimentata con bruciatori a nafta. Toglierei la virgola tra navi e di norma; da inserire spazio tra virgola e "alimentata".
  9. Bill Denbrough

    Un brutto inizio

    A mio personale parere eri prevenuto per l'aut-aut imposto. Lo sarei stato anche io. Ma quanto accaduto avrà comunque un risvolto positivo: d'ora innanzi, prima di utilizzare un avverbio, penseremo a te, e non lo faremo!
  10. Bill Denbrough

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    Prosegue, inizio un racconto, poi mi fermo e mi viene in mente un'altra idea...appena sono contento di uno lo invio a tappeto!
  11. Bill Denbrough

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    grazie davvero a tutti!
  12. Bill Denbrough

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    Grazie a tutti!!! su inchiostro ho trovato (pochi) pareri contrastanti, voi che ne dite? Bill
  13. Bill Denbrough

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    Grazie, Utilissimo!!!
  14. Bill Denbrough

    Riviste che pubblicano inediti di esordienti

    Salve a tutti, volevo cimentarmi con il genere dei racconti brevi. A vostro avviso quali sono le riviste più serie e "probanti" per la pubblicazione di inediti di questo genere? non mi interessa retribuzione, cessione diritti etc., grazie Bill
  15. Bill Denbrough

    Mi presento

    anche no!
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