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Accipiter

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  • Compleanno 19/11/1957

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    Maschio
  • Interessi
    Letteratura, arte, scienza.

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  1. Accipiter

    L'ultimo caduto

    La sera del 10 giugno 1940 la notizia che l’Italia è entrata in guerra fa riaffiorare in due anziani coniugi di un paesino friulano il ricordo degli eventi accaduti nel corso del conflitto del 1915-1918. L’uomo, uscito dalla guerra con la mente devastata, rivive il drammatico episodio che, nel corso della seconda battaglia dell’Isonzo (18 Luglio - 3 Agosto 1915), lo ha profondamente e irrimediabilmente segnato. La moglie, invece, per spiegare al nipotino il motivo per cui suo nonno è impazzito in guerra, narra gli eventi accaduti in quel periodo e in particolar modo nel 1915, anno in cui il territorio del paesino fu interessato dal passaggio di soldati provenienti da ogni parte d’Italia.
  2. Accipiter

    Tangenteide

    Voglio cantare ai posteri e ai presenti / le gesta dell’audace magistrato /che inchiappettò d’Italia i più fetenti, /spedendogli l’avviso e il mandato, /dacché scoperse il giro di tangenti /fluttuante sotto la ragion di Stato; /e dire voglio degli scornacchiati /che mani e pié rimasero invischiati. Questa l'ottava iniziale di Tangenteide, poemetto eroicomico sul periodo di Tangentopoli finito di scrivere più di vent'anni fa e oggi pubblicato al solo scopo di dare un rendiconto in versi di quanto avvenne in quella buia stagione e immediatamente dopo di essa.
  3. Leggendo I carbonari della montagna, romanzo con cui il giovane Verga esordì nel panorama letterario italiano (all’età di circa 17 anni lo scrittore aveva composto un altro romanzo, rimasto però inedito: Amore e Patria), si stenta non poco a riconoscervi la mano dell’autore de I Malavoglia e del Mastro-Don Gesualdo. Infatti verbosità, accesa oratoria patriottica di sapore romantico, colpi di scena, interventi diretti del narratore e ideologia da ancien régime caratterizzano a tal punto quest’opera, che verrebbe da pensare più a un provinciale e poco promettente scrittore di dozzinali romanzi d’appendice che all’iniziatore di un nuovo e importante indirizzo estetico della nostra prosa. Tuttavia, a un esame più approfondito, alcuni particolari finiscono con il rivelare la presenza, IN NUCE, del Maestro verista.
  4. Accipiter

    Liggìjë (Elegie)

    Si possono riprodurre in dialetto (e nella fattispecie nel dialetto abruzzese così come esso viene realizzato in una fascia di territorio compresa, pressappoco, nella zona interna della provincia di Pescara) i generi, i componimenti, le emozioni, il mondo di una poesia che, come quella latina, è pervenuta al massimo grado di raffinatezza ed eleganza espressiva? Si può tentare di riprodurre le atmosfere, il pathos, la delicatezza, la sensibilità di poeti come Virgilio, Tibullo, Properzio (passando, magari, anche attraverso un Leopardi), in un idioma del quale ci si serve essenzialmente per la mera comunicazione quotidiana che, come tale, non abbisogna certamente di chissà quale erudizione? "Liggìjë" è la risposta a tali domande. Se si è riusciti a ottenere un qualche risultato degno di nota sarà, eventualmente, il lettore a giudicarlo.
  5. Accipiter

    La licenza

    Nel romanzo La licenza viene rappresentato un frammento della società italiana nell’immediato secondo dopoguerra. Protagonisti ne sono tutti i personaggi: chi detiene il potere in maniera spregiudicata e chi lo sostiene per trarne vantaggio, chi partecipa al ricco banchetto del potente e chi spera di averne le briciole. Tutti, quindi, sono colpevoli del dilagare di malcostume, clientelismo, prevaricazione, legittimati in nome di una democrazia arbitrariamente interpretata. Un quadro vivace e sferzante dipinto da un «post-verista» che non rinnega, ma che anzi rivendica, le sue ascendenze verghiane (in cui, tuttavia, è presente una venatura siloniana).
  6. Accipiter

    Mi presento

    Grazie!
  7. Accipiter

    Mi presento

    Grazie!
  8. Accipiter

    Mi presento

    Ciao ElleryQ, e grazie per il cortese messaggio. Sono contento di sapere che abbiamo delle passioni in comune.
  9. Accipiter

    Mi presento

    Grazie, wyjkz31.
  10. Accipiter

    Lettere ai "cattivi"

    Chi sono i cosiddetti “cattivi”, a cui sono rivolte le lettere raccolte nel presente volumetto? E in quale contesto e come si sarebbe evidenziata o si evidenzierebbe la loro “cattiveria”? E che differenza c’è tra un cattivo senza virgolette e un “cattivo” con le virgolette? Proprio in seguito a quest’ultima domanda sono state scritte le Lettere ai “cattivi”; indirizzate non ai cattivi senza virgolette (coloro i quali, cioè, malvagi sono stati e sono davvero), ma ai “cattivi” con le virgolette. Le quali ultime, racchiudendo il vocabolo cattivi, evidenziano, non senza una punta polemica, un atteggiamento se non di condanna almeno di critica nei confronti di un modus iudicandi ingiusto perché frettoloso, estemporaneo e, in qualche caso, anche di parte.
  11. Accipiter

    Storie vestine

    Le Storie vestine sono un atto d’amore dell’autore verso la propria terra natia, in quanto rievocano un passato al quale egli sente che bisogna necessariamente attingere, per recuperare un’identità la quale nell’odierna società dei consumi si va inesorabilmente disgregando. Attraverso la descrizione di tipi e vicende esemplari, viene fatto il ritratto di un angolo della provincia abruzzese a cavallo tra il XIX e il XX secolo. La società che ne emerge è di tipo fondamentalmente rurale, caratterizzata da una mentalità elementare, istintiva e spesso sanguigna, all’interno della quale coesistono e si scontrano continuamente dimensione leggendaria e dura realtà quotidiana, rassegnazione e ribellismo, spavalderia e arcane inquietudini, speranza e delusione, rude comicità e dolce malinconia.
  12. Accipiter

    L'ultimo maleficio

    Una vita dedita a stregoneria e brutali assassinii; una storia che riecheggia ancora cupa in quelle contrade bagnate dal sangue delle sue numerose vittime. Come potrà un solo uomo contrastare la malvagità della contessa Erzsébet Báthory? La luce della Divina Provvidenza muove la sua battaglia contro il maligno in una storia ricca di riferimenti storici intrecciata a superstizione.
  13. Accipiter

    Mi presento

    Ciao a tutti. Spero di non aver sbagliato, inserendo qui la mia presentazione (non sono ancora molto pratico). Cosa dire su di me? Non molto, credo: sono autore di una quindicina di libri (dodici dei quali pubblicati) di vario genere. Spazio dalla saggistica alla narrativa e alla poesia. Fino a qualche tempo fa mi sono dedicato anche alle canzoni, che ho pubblicato sul mio canale Youtube. Amo meditare, leggere, scrivere , suonare e passeggiare per strade e sentieri di campagna. Attualmente sto attendendo alla ripubblicazione in formato digitale dei miei lavori, per i quali mi interesserebbe avere dei pareri (positivi o negativi), perché sono convinto che chi si dedica alla scrittura deve continuamente prestare attenzione ai giudizi e ai suggerimenti di lettori e altri autori. Solo così, infatti, può sperare (forse) di migliorare nell'attività intrapresa. Riguardo al tempo e alla società in cui viviamo, mi piace riconoscermi nei seguenti versi tratti da "La vita rustica" di Giuseppe Parini: <<Me non nato a percotere le dure illustri porte nudo accorrà, ma libero il regno de la morte. No, ricchezza né onore con frode o con viltà il secol venditore mercar non mi vedrà>>. Grazie per i contributi che vorrete darmi. Accipiter (alias Gabriele)
  14. Accipiter

    Uruk ragazzo del Paleolitico

    "Era (...) tormentato dal fatto che non aveva ancora potuto arrossare la punta del suo bastone che trafigge con il sangue della preda più ambita da ogni cacciatore: la collina che cammina, il quattrozampe più imponente e pericoloso di tutte le creature viventi. Solo dopo aver partecipato all’abbattimento di un simile portento, infatti, ci si poteva considerare un grande cacciatore". Uruk, il giovane protagonista del romanzo, pur essendo un valoroso cacciatore stimato e benvoluto da tutti, non è soddisfatto di sé ed insegue ostinatamente un suo sogno destinato, forse, a non realizzarsi mai: incontrare e catturare la fantastica COLLINA CHE CAMMINA, la quale da generazioni immemorabili è scomparsa dal territorio di caccia della sua tribù. Egli vorrebbe andare a cercarla negli sconosciuti e lontani territori dove si dice che essa viva indisturbata, ma una antica disposizione del leggendario sciamano Kadabruk non consente ad alcuno di attraversare il pericoloso LIMITE INVALICABILE. Non gli resta altro da fare, allora, che immaginarsi le fattezze di un simile straordinario essere con l’aiuto di descrizioni o racconti fatti dai componenti più anziani del suo popolo e sperare, nel frattempo, nell’intervento dei GRANDI AVI, i soli che potrebbero porre fine, secondo una profezia tramandata di generazione in generazione, al divieto. Attraverso quello che è il leit-motiv della narrazione, il lettore viene guidato nel mondo ostile e pericoloso -ma allo stesso tempo affascinante- in cui i nostri lontanissimi antenati si ritrovarono a vivere e interagire molti millenni prima dell’ingresso dell’umanità nella storia.
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