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  1. Elanor

    Mezzogiorno d'inchiostro Nr. 46

    Eccomi eccomi eccomi! Chiedo venia, ma purtroppo mi sono capitate tante cose tutte insieme; non sono riuscita a commentare tutti i brani né a rispondere ai commenti che avete fatto al mio brano, spero nei prossimi giorni di finire il giro... I miei voti sono per: Lo scrittore incolore - Gastronomia unica via Poldo - La soglia Rox - Quello che ho dimenticato
  2. Elanor

    [MI 46] - Olle

    Adesso invece cerchi me e mi strisci. In che senso "mi strisci"? Tira su col naso Judith Metterei "Judith" all'inizio della frase Ora capisco quando dicevi "ho per le mani una storia triste" Ho fatto fatica a capire tra chi fosse il "dialogo" iniziale: all'inizio pensavo che fossero entrambi due persone, a un certo punto pensavo fosse Judith, ho risistemato tutti i pezzi solo dopo un po'. La prima parte l'ho trovata migliore rispetto alla seconda, gli ultimi quattro "scambi" (chiamarli dialoghi non mi sembra corretto, forse monologhi o pensieri) li ho trovati troppo rapidi e scarni, forse per mancanza di caratteri, ma questo pezzo era pesante e un po' complesso. Sulle parti di Judith non ho nulla da dire, si leggono bene, anche se ora mi hai messo addosso una tristezza senza confini, perfido...
  3. Elanor

    [MI46] La soglia

    negozi polverosi di cose vecchie Non mi convince quel "polverosi": sembra quasi che la polvere sia costituita dalle cose vecchie, idea che penso tu non volessi dare. Mi verrebbe da consigliarti di metterlo prima di "negozi", ma non mi convince comunque... mentre quell’altro era intessuto della luce della luna riflessa dal catino Per "quell'altro" intendi il corpo? Io cambierei con "questo" o "questi", confonde un attimo quell'altro, ti fa pensare ci sia qualcuno insieme al protagonista ha fatto si sì Questo racconto mi è piaciuto molto, bravo! Sei riuscito a tenermi lì lì tutto il tempo, volevo finirlo e basta... Concordo con Incolore, testo molto denso e ricco, sono riuscita a immaginarmi per bene la scena che si svolgeva. Per me il finale va bene così come è, continua con l'inizio del brano e sembra che voglia tirare uno "schiaffo" al protagonista: lui ha vissuto l'inferno, ma il mondo va avanti come sempre, incurante. A rileggerci!
  4. Elanor

    [MI46] Invasione Aliena

    Quella vera saprai come fare a farla apparire. Il "fare a farla" mi sembra un po' troppo pesante e ripetitivo; ti consiglio semplicemente "saprai come farla apparire" per i diciott’anni di tua figlia, non ti hanno forse sorpreso Toglierei la virgola da quando eravamo fanciulli e giocavano a dottore e paziente Giocavamo tramettervi l’allarme Errore di battitura: trasmettervi Possa la sua stirpe essere afflitta in eterno dalla maledizione dell’incontinenza. LOL! Perché il viaggio e lungo è lungo Ok, un LOL per la rivelazione finale del "lavandino", anche se un po' me l'aspettavo dopo aver letto la descrizione di ciò che faceva il protagonista quando è stato portato via... L'idea mi è piaciuta, lo stile invece non mi ha molto convinto, mi spiace, sarà che certe frasi le avrei unite in modo differente io, per cui l'ho trovato un po' così... frammentato, non so se riesco a far capire la mia sensazione... Poi ammetto che all'inizio pensavo che la storia si stesse svolgendo in un'epoca precedente, sono rimasta col dubbio fino a praticamente la fine (è il presente, giusto? Che non vada a combinare altre guai... ). Una cosa però: come può spedire la lettera all'amica se lui è stato catturato? Pura curiosità! A rileggerci, se hai dubbi sul mio commento chiedi pure
  5. Elanor

    Mezzogiorno d'inchiostro Nr. 46

    Mezzanotte, ecco il mio: http://www.writersdream.org/forum/topic/21740-mi-46-stanza-chiusa/ Ho dato un'occhiata agli altri testi e il mio non è neanche lontanamente paragonabile ai vostri, tanto di cappello a tutti E voglio fare una cosa: voglio ringraziarvi tutti, perché finalmente dopo mesi sono riuscita a scrivere qualcosa
  6. Elanor

    [MI 46] Stanza chiusa

    Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/21727-mi-46-gastronomia-unica-via/?p=379769 Prompt di mezzanotte Dove sono? Ho la nausea. Mi gira la testa. Mi metto a sedere trattenendo un conato. Non ce la farò ad alzarmi. Apro gli occhi in due fessure. Luce al neon, pareti bianche. Il rumore dell’impianto di areazione mi fa capire che non ci sono finestre. Sono in una stanza senza vie d’uscita. Mi spingo all’indietro fino ad appoggiarmi a una parete. È fredda e poco accogliente, ma mi basta non sentirmi in una nave in tempesta. Richiudo gli occhi e mi prendo la testa fra le mani. Cerco di ricordare, di capire come sono finita in un posto del genere. Niente, buio totale. Aspetto. Il rumore dell’impianto mi fa compagnia: fino a quando lo sentirò io sarò viva. In qualche modo mi tranquillizza. Lascio passare il tempo, non ho fretta. Il mare in tempesta si calma sempre più fino a diventare una tavola. Apro gli occhi e il mondo non mi gira più intorno. Mi guardo intorno. Tutto intorno a me è bianco: il pavimento, le pareti, pure la luce del neon che ferisce i miei occhi; ma soprattutto, il tavolo posto al centro della stanza. Gattonando mi avvicino al tavolo; allungo le braccia, mi ci aggrappo e facendoci leva mi alzo in piedi. Le gambe non vogliono collaborare, sono molli e stanche, ma alla fine non mi abbandonano. La prima cosa che vedo, con mia enorme gioia, è una porta posta esattamente di fronte a me. Posso andarmene da quel posto. Posso essere libera. Mi fiondo sulla porta, incurante delle gambe che non vogliono, dei brividi che mi corrono lungo la schiena. Ci sbatto quasi contro e per poco non cado. Cerco la maniglia per andarmene di lì, ma non la trovo. Mi blocco: non c’è. Non posso crederci. Come può una porta essere senza maniglia? Forse è una porta scorrevole. Piazzo le dita all’interno della fessura laterale e tiro: niente, non si sposta di un millimetro. Provo nell’altro senso, ma ancora nulla. Provo dal basso e poi dall’alto: è tutto inutile. Mi sfugge un urlo di rabbia e sbatto i pugni contro la porta. Il gesto mi porta a un’idea: forse devo sfondarla. Tento di darle un calcio, ma nulla: le mie gambe sono troppo molli. Prendo la rincorsa e vado a sbattere contro di essa: il solo risultato che ottengo è quello di finire a terra ancora più dolorante di prima. Come faccio a uscire da qui? Il panico mi sale, bestiaccia dalle zampe lunghe che si inerpicano lungo la mia schiena, ma devo rimanere lucida e pensare. Torno a osservare la porta, nella speranza di trovare una fessura per un’ipotetica chiave, ma il tentativo va a vuoto. Controlla il tavolo. Quando mi ero alzata in piedi il mio sguardo era stato subito attratto dalla porta, ma so che sopra il tavolo avevo intravisto qualcosa. Mi avvicino con cautela: ormai non mi fido più di niente. L’oggetto è lì, in bella vista, e per quanto possa essere riconoscibile una parte di me tenta di rimandare quella visione, il significato di tutto ciò. Una pistola. Maledetto! Chi mi ha rinchiuso qui non vuole farmi uscire; per convincermi, una via di fuga, semplice e veloce. Fisso la pistola, la soppeso con cura, stando attenta a tenere le mie dita lontane dal grilletto. Per quanto sia un oggetto mortale, emana un certo fascino invitante. Ti piacerebbe vedermi morta, vero? Te lo scordi mio caro, io me ne andrò di qui, tornerò a essere libera e poi ti verrò a cercare. Per vendicarmi. A un tratto mi viene un’idea. Cosa può resistere a una pistola? La punto verso la porta e, senza neanche pensarci, premo il grilletto. Il rinculo mi destabilizza, facendomi scivolare a terra. Il proiettile rimbalza sulla superficie mancandomi di poco. Lascio cadere la pistola, pentendomene subito: parte un secondo colpo che spacca una delle luci al neon. Per poco non l’aveva vinta lui. Non ho idea di quanto tempo rimango a terra, troppo spaventata per alzarmi. Mi viene da piangere: come farò a uscire da qui? Chi mi vuole segregata in questo posto? O meglio, chi mi vuole far impazzire fino a togliermi la vita? Vorrei lasciarmi andare, ma la rabbia è forte: so di non meritarmi una cosa del genere. Non devo morire qui, da sola, in queste condizioni. Mi alzo in piedi e mi scaravento di nuovo verso la porta: niente. Comincio a urlare battendo i pugni: forse così otterrò attenzione da qualcuno, poco male se da parte del mio segregatore, almeno voglio sapere. Capire. Quando penso che le mie urla rimarranno inascoltate vedo un foglietto passare attraverso la fessura inferiore. Mi blocco di colpo. Lo afferro, le dita tremanti, e mi appresto a leggere ciò che vi è scritto. Non una parola. Bianco. Come il mio futuro che non c’è. Sono morta. Sono ancora in vita, il mio cuore batte, riesco a respirare e a pensare, ma il mio destino è già stato deciso. Da altri. Apparentemente senza motivo. Una sola domanda: perché? Il tempo passa, inesorabile. Sono ancora qui, da sola. Ho sete e fame; ho freddo. Non c’è acqua in questa stanza, né cibo o qualcosa con cui scaldarmi; solo quella maledetta pistola ancora abbandonata sul pavimento. La porta sembra ridere di me, l’ultimo scherzo del mio destino. Ancora non ricordo come sono arrivata fin qui. Cosa mi ha spinto nella trappola del mio rapitore. Nemmeno come fosse la mia vita all’infuori di questo posto. Io non sono nessuno. L’unica cosa che posso fare è dormire. Ormai ogni volta che chiudo gli occhi spero di non aprirli mai più. È il sogno che cambia tutto; o meglio, l’incubo. Mi sveglio di colpo, urlando. Sono coperta di sudore, ho gli occhi che mi bruciano e il cuore che batte a mille. Tremo. Non è possibile. Deve essere stato solo un incubo, un maledettissimo incubo provocato dalla mancanza di acqua e cibo. Non può essere vero. Mi fiondo contro il tavolo e poi contro la finta porta, frenetica. Prego che finisca tutto, ma soprattutto prego che quello che ho sognato non sia vero. Sangue. Tanto sangue. Troppo. Ferma. Ricorda. È tutto confuso, mille frammenti di una storia che sono volati via e si sono sparpagliati in mille pezzi. Tutti accomunati da un unico elemento: il sangue che ho versato. No. La realtà mi si sbatte in faccia come ho fatto poco prima io contro la porta. Mi getto sulla pistola, estraggo il caricatore e controllo. C’è ancora un solo proiettile. Ne avevo usati due nella stanza, per cui ne erano stati utilizzati cinque prima. Cinque vittime. Come ho fatto a dimenticare? Il mio sguardo cade sul tavolo: non c’è nessun foglio, come non c’era mai stato prima. Me lo ero immaginato, mi ero immaginata una via di fuga, un modo per dare la colpa a qualcun altro. La verità è che la colpa è solo e unicamente mia. Le medicine abbandonate a metà terapia. La pistola. I cinque colpi. La fuga nel bunker che conoscevo fin da bambina. La punizione finale per i miei errori. E l’inevitabile fine. Non c’è dubbio: mi sono punita da sola. Ho perso la testa e ho fatto del male: dovevo pagare. Non c’era modo migliore di questo bunker, un luogo su cui sono sempre girate leggende metropolitane, un luogo che si può aprire solo dall’esterno, e che è sperso in mezzo ai campi. Scoppio a ridere: quando i dottori avevano cominciato a usare paroloni come “disturbo della personalità” o “malattia mentale” non avevano capito fin dove potevo spingermi. Devo dividere le mie colpe anche con loro. Non mi sento pazza, anzi; serve una lucidità senza confini per uccidersi in questo modo. Serve anche un’enorme dose di coraggio. Che ora mi manca. Come posso lasciarmi morire così? Di fame e sete? Me lo meriterei, sì, ma sono vigliacca e ho paura. Abbasso lo sguardo sulla pistola. Quelle persone su cui l’avevo usata non avevano potuto scegliere il modo di morire, ma io sì. Non sarei più stata la nemica di me stessa, la segregatrice, la torturatrice. Avevo fatto la mia scelta. Prendo la pistola e appoggio la canna alla tempia. Cosa era stata la mia vita? Erano anni che altri sceglievano per me, mi impedivano di essere me stessa completamente. La mia coscienza si era messa contro di me, volenterosa di farmi morire nel peggiore ed estenuante dei modi. Ora basta: eccomi qui, me stessa fino alla fine, fino all’ultimo respiro. Scoppio in una risata.
  7. Elanor

    [MI 46] Gastronomia unica via

    Se ci fossero delle scale in casa mia sarei caduta giù dalle risate... Ti faccio i miei complimenti, sei riuscito a creare una storia divertente e originale e l'hai scritta anche con un bel piglio, si legge tutta d'un fiato. Sull'infodump non sono d'accordo, io l'ho letto in modo molto ironico, poi chissà perché tutto sa di pollo... Questa frase non mi convince molto: "Ieri, per dire l’ultima, i due fratelli hanno risposto alla nuova trovata dei Muzzi: “Il Colosseo di pizza”, una serie di pizze, messe una sull’altra, che ricordano il grande anfiteatro romano, con il “Ke(ope)bab”, una piramide di carne di ogni tipo, speziata con i sapori del delta del Nilo." A leggere sembra quasi che il "Colosseo" sia un'invenzione dei fratelli e non dei Muzzi. "Muzzi si sporge con la testa e riesce a vedere la fonte dei gridi." Faccio un po' di fatica a immaginare la scena: intanto dubito che tengano la finestra aperta a quell'ora proprio per non creare sospetti, poi tu prima hai detto che lui appoggia l'orecchio al vetro della finestrella, per cui io la immagino chiusa; se intendi sporgerti rimanendo fuori dalla finestra la vedo difficile pure così, perché se io appoggio l'orecchio mi sono già "esposta" abbastanza... Ok, dopo questa linciami pure Altra cosa: quell' "urlo disumano", associato poi ai capretti, mi stona un po', mi sa che l'unica è mettere il belare, o un più neutro "suono disumano", l'urlo io lo riesco ad associare solo alle persone, quindi mi immagino stiano macellando qualcuno... Non ho altro da aggiungere, ti faccio ancora i complimenti e a rileggerci
  8. Elanor

    Mezzogiorno d'inchiostro Nr. 46

    Alè! Una scoperta shock mi ha completamente destabilizzato, scrittura in primis, proprio a un passo dalla fine... Spero di rimettermi in carreggiata...
  9. Elanor

    Mezzogiorno d'inchiostro Nr. 46

    Ora stendo, speriamo di non creare un testo eterno...
  10. Elanor

    Nativi Digitali Party, 7 giugno a Bologna

    Perdonate il tremendo OT, ma... Yattaman, sei mio (quasi)compaesano? Dipende, Elanor, quanto quasi? Vengo dalle parti di Conegliano... Cioè, fammi capire, tu a giugno vai in Sicilia (Sole, Mare, Cannoli, Pistacchi) a trovare il moroso e le persone orribili saremmo noi? Sì Certo, e io appoggio la bossah
  11. Elanor

    Nativi Digitali Party, 7 giugno a Bologna

    Perdonate il tremendo OT, ma... Yattaman, sei mio (quasi)compaesano? Io non riesco a venire, già presi impegni...
  12. Elanor

    Mezzogiorno d'inchiostro Nr. 46

    Urca, che prompt! Vada per il secondo, ho un'idea e la lascio incubare per un paio d'ore prima di buttarmici... Ci si vede!
  13. Elanor

    Nascondere un cadavere

    Sì, leggendo le risposte mi era venuta in mente...
  14. Elanor

    Nascondere un cadavere

    Sai che ti stavo aspettando, vero?
  15. Elanor

    Mazze da golf e perizie.

    Io una volta ho visto un telefilm in cui identificavano (sempre con la famosa frasetta "penso che sia...") il tipo di mazza... Poi sai come è, non l'ho mai usata per questi scopi... ancora...
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