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Domenico Santoro

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    Classe 1986

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  1. Domenico Santoro

    La verità è figlia del tempo

    @La*cla Ciao posso solo dire che quando scrivo una poesia mi sforzo di arrivare a tutti. Sono contento che ti sia piaciuta, penserò se cambiare l'ultimo verso. A presto.
  2. Domenico Santoro

    Il mio cane

    @bwv582 Ciao, sono contento che, nel complesso, il racconto ti sia piaciuto. La parte sul caffè è assolutamente slegata e casuale, l'ho messa solo per fare ridere il lettore, non ha grandi significati. A presto.
  3. Domenico Santoro

    Ursula

    @Riddle Seeker Ciao, ti ringrazio per le correzioni. Avevo l'impressione che questo brano non funzionasse e lo avevo messo qua per avere la conferma. Grazie.
  4. Domenico Santoro

    Ursula

    Commento a "Rimorchiatore 'Hascidot'" di Flambar Conobbe sua moglie alla sagra del tortello canterino. Il tortello non cantava, ma c’era un palco con una gara di “talenti” locali. Da qui, il titolo della sagra. Era una ragazza minuta, con lunghi capelli biondi raccolti da una coda. Ricordava la giovane Jodie Foster. Somigliava a Jodie Foster da giovane ed era simpatica, faceva battute divertenti. Un esempio di queste battute: «Mi aspettavo che i tortelli cantassero» disse, infilzandone uno con la forchetta. «Lo speravamo tutti» rispose il futuro marito. Lei allora cominciò ad agitare il tortello per aria e a fargli da ventriloqua. «All’alba viiiiiinceeròòòò. Viiiiiiinceeeeròòòò. Viiiiiinceeeee-eeeròòòò!» Stava facendo cantare il tortello. Adesso forse la cosa vi diverte moderatamente, ma dal vivo era uno spasso. «Sei simpatica. Come ti chiami?» «Josephine» disse lei, allungando la mano. «È francese.» «Mia mamma era una ragazza madre.» «Non capisco.» «Non c’era nessuno intorno per dirle che era una pessima idea.» «A me piace.» «Mi chiamano Jo.» «Jo. Piacere di conoscerti. Il tortello sa anche altre canzoni?» «Se vuoi ho tutto il repertorio di Luciano Ligabue.» «Ahia.» «Ho una giovinezza anch’io.» «Sei ancora giovane.» «Quanti me ne dài?» «Ventitré.» «Ventotto, ma sembro più piccola.» «Non l’avrei mai detto.» «È per via del mio viso da bambina.» «È vero.» A quel punto, tanto valeva sedersi a uno dei tavoli della sagra. I loro amici in comune stavano parlando in piedi, vicini a loro. «Ti prendo una birra» disse il futuro marito di Jo. «Sarebbe grandioso» disse lei, ricominciando a giocare coi tortelli. Mugugnò la musica della Morte nera di Star Wars. Il futuro marito pensò a lei. Era vero, aveva un volto da bambina. Non era mai stato fidanzato in vita sua. Era molto timido. Si chiese, era più una speranza, se Jo stesse filtrando con lui. Prese due birre chiare e le riportò al tavolo. «Non mangi più?» le chiesi, porgendole il bicchiere. «Stai scherzando? Cantano. Sono esseri viventi. Non potrei mai far loro del male.» «Sei vegana?» «No.» «Qual è il problema, allora?» «La carne è già morta, quando mi arriva nel piatto. Loro sono guizzanti di vita. Guarda come saltellano» disse, facendoli saltellare con la forchetta. «Hai ragione, sono insensibile.» «No, sono io una cretina. Scusa, non dovrei fare così con gli estranei.» «Non siamo più tanto estranei.» «È vero, mi hai portato una birra. Grazie» disse, prendendone un sorso. «Fa caldo stasera, ne avevo bisogno.» Era leggermente sudata, sul collo e la fronte. Il futuro marito la trovava… avvenente, così. «Di cosa ti occupi?» «Odio quella domanda. Ho un lavoro ultrafigo, fra parentesi, perciò ho una bellissima risposta, ma odio quella domanda. Senza offesa. Sembra che le persone siano sempre giudicate per il loro lavoro.» «Mi spiace, è una cosa che si dice.» «Con i si-dice e i si-fa non si costruisce un mondo migliore» disse Jo, ricominciando a mangiare i tortelli. Il futuro marito era convinta di essersela giocata, a suo solito, ma lei riprese a parlare. «Mi piacciono le persone che si esibiscono» disse. «Noi le prendiamo in giro, ma io le trovo tenere.» «Sono un po’ terribili.» «Sì, ma che importa? Avremmo di meglio da fare, che stare qui ad ascoltarle?» «Ti piace qualcuno in particolare?» «Il capellone di prima, con una canzone metal assolutamente fuori luogo. Si capisce che è la sua passione, ma nessuno lo comprende. Il metal non è popolare alle sagre di paese. Poverino.» «Tu ti esibisci mai?» «Ho sempre sognato di fare la comica, ma non ho il coraggio. Sai, quando canti, anche se prendi un sacco di stecche, alla fine ti becchi sempre un applauso. Però per i comici è diverso: nessuno ride per cortesia. Ho paura di vedere me che salgo sul palco, comincio a dire le mie sciocchezze, e tutti restano ammutoliti.» «Secondo me fai ridere. Dovresti trovare il coraggio.» «Magari alla sagra del tortello che ride» disse lei. «Mi dici il tuo lavoro? Hai detto che è figo. Ora sono incuriosito.» «Sono un’insegnante di sostengo. Per me è il lavoro più figo del mondo, se sostieni qualcosa in contrario ti accoltello con la forchetta.» «Al massimo mi infilzi.» «Voleva essere una battuta.» Il futuro marito sorrise. Era già un fan. «Penso sia un bel lavoro» disse. «Insomma, si capisce che ti piace.» «Dopo fare le comica, è quello che più volevo fare al mondo.» «Scommetto che fai ridere i ragazzi.» Sorrise. «Tu di cosa ti occupi?» chiese, infine. «Io sono noioso. Faccio l’impiegato.» «Ecco» disse, tirandogli uno schiaffo sull’avambraccio (fece male) «perché non chiedo mai alle persone che lavoro fanno. Dicono tutte che è noioso, banale, ripetitivo. Ehi, alla tua età la maggior parte del genere umano era morto per la peste nera o mandato a combattere una guerra. Datti tregua.» «La ammetto: fare il mio lavoro quasi è meglio che morire di peste.» «Appunto.» «Ti confesso che ascolto ancora Ligabue.» Lei sorrise. «Anch’io, ogni tanto. Ho i miei momenti di debolezza.» «Io mi chiamo Giuseppe» disse. «Non ti ho detto il mio nome.» «Certo che no, ho monopolizzato la conversazione, come al solito. Io e i mie tortelli.» Nel frattempo, ne erano rimasti parecchi. Jo era una di quelle donne magre per via del fatto che parlano troppo per mangiare. «Ti piace la serata?» gli chiese. «Tu sei piacevole. Sei un buon ascoltatore.» «Mi piace sentirti parlare. Dovresti fare la comica.» «La verità è che potrei andare avanti cinque minuti, poi non saprei cosa dire. Una volta ho sentito che i veri comici hanno chi scrive le battute per loro.» «Mi sembra terribile.» «Non potrei mai fare qualcosa del genere. Quello, e raccontare barzellette.» «Non ne racconti.» «Non è nel mio stile. Non dico neppure parolacce, e volgarità gratuite.» «Allora non puoi sfondare, nel mondo moderno.» «Non voglio sfondare. Il mondo moderno fa cagare.» «Hai detto che non usavi volgarità gratuite.» «Questa non era gratuita. Pensaci su. Passiamo metà del nostro tempo a ricaricare oggetti e l'altra metà ad approvare l'utilizzo dei cookies.» Giuseppe rise. «Non volevo farti ridere. È vero. Intanto, chi pensa ai poveri bambini denutriti dell'Africa? Io no, di certo. Che schifo» disse, guardando amaramente nella sua birra. «Meglio la peste nera.» «Almeno non avevano problemi di sottocupazione.» I nostri amici comuni interruppero. Jo cominciò a ciarlare con gli altri. Ripeté la gag dei tortelli che cantano. Si vedeva che l’aveva testata con lui e adesso la provava con un pubblico più ampio. Forse doveva fare la comica. Lui giudicava avesse talento, ma ne era già infatuato. Alla fine della serata, Giuseppe le chiese se potesse aggiungerla su Facebook. Disse: «Scommetto che i tuoi aggiornamenti fanno morire dal ridere.» «Puoi dirlo forte» rispose lei, alzando i pollici. «Posso aggiungerti?» «Certo che puoi. Mica si chiede. Si fa e basta. Al massimo, rifiuterò l’amicizia.» Lui la guardò, sgomento. «Sto scherzando. Tranquillo. Sei sempre così nervoso?» «Sono fatto così.» «Devi imparare a rilassarti.» «Stasera mi sono rilassato. Com’è il tuo cognome?» «Chiavica.» «No, dài.» «Giuro.» «Josephine Chiavica.» «Esatto.» «Non hai bisogno di nomi d’arte, nel caso decidessi d’esibirti.» «Il mio nome d’arte è Ursula Ultrafigha. Chi vuole andare a sentire Jo Chiavica, scusa?» «Mi sembra giusto.» «Fa’ una cosa» rispose, sbadigliando. «Scrivimi quindici righe su te di te. Non so niente di te. Come al solito ho monopolizzato la conversazione.» «Cosa vuoi ti scriva?» «Non so. Le tue passioni. I tuoi sogni. L’episodio più imbarazzante della tua adolescenza. Cose così.» Josephine fu richiamata dall’amico con la macchina. Il futuro marito la vide allontanarsi, con un leggero rimpianto. Non avrebbe mai avuto il coraggio di scriverle. Non aveva mai confessato a nessuno quella volte che a aveva scritto una piccante lettera d’amore per Sveva Schicchi della quarta D ma, per sbaglio, l’aveva mandata a sua nonna (la sua stessa nonna, non quella di Sveva.) I suoi rapporti con l’altro sesso erano rimasti segnati, dall’epoca. Magari, se glielo avesse svelato, qualcosa sarebbe cambiato.
  5. Domenico Santoro

    Rimorchiatore "Hascidot "

    Non va lo spazio fra la prima caporale (virgoletta) e la parola che segue. La risposta "sono io l'equipaggio" mi è piaciuta, un po' una spacconata da film, inoltre è il giusto finale del crescendo. Non va lo spazio fra la fine della parola e il punto fermo. Credo siano soltanto errori di distrazione, comunque, penso tu lo sappia già. qui la virgola va prima della congiunzione "e" o si può proprio omettere. Ciao @flambar commento il racconto con la griglia di Writer's Dream. Trama. Nell'ambientazione, e anche un po' nella storia, mi ha ricordato le storie di grandi narratori di mare come Conrad e Melville. Il personaggio principale suscita simpatia, dà l'idea di essere una persona schietta ed efficiente, e l'intera storia si snoda su questo suo modo di fare. Ho trovato interessante il conflitto fra un uomo preso in una vicenda anche più grande di lui (una nave che deve governare da solo, dodici ore di lavoro al giorno, i disoccupati che continuano a chiedergli lavoro) e delle autorità lontane e distanti che non comprendono come sia la situazione reale. Mi sembra che la storia sia molto aderente alla realtà, a cominciare dalla competenza con cui sono descritte le situazioni e l'uso dei termini tecnici. Personaggi. Come dicevo poc'anzi, ho trovato molto accattivante il personaggio del narratore, che ispira simpatia e porta a parteggiare per lui. Il suo modo di narrare è molto schietto, sincero e spontaneo. Mi è piaciuto. Stile. Sicuramente si può migliorare dal punto di vista dello stile. Mi eserciterei nello scrivere frasi più breve e ritmante. Magari studiare uno scrittore come Hemingway (che pure ha scritto di mare) può aiutarti nel trovare maggiore asciuttezza. Grammatica e sintassi. C'è qualche errore qua e là, dovuto secondo me soprattutto alla distrazione. Te li ho segnalati di sopra. Originalità. La storia e fresca e divertente, anche perché "sa" di realtà, non sembra inventata. Giudizio finale. Avevo letto già un'altra tua storia. Devo dire che sono molto realistiche e coinvolgenti. Fatto salvo qualche accorgimento formale, ti invito a scriverne e postarne altre. Sono spontanee, fresche e divertenti. A rileggersi, Domenico.
  6. Domenico Santoro

    In viaggio con me

    Ciao, ho trovato il racconto molto tenero, ben scritto. Le frasi sono asciutte, non è troppo lungo, dura il giusto. Complimenti.
  7. Domenico Santoro

    Il mio cane

    @flambar Ciao, sono contento i tuo racconto ti sia piaciuto. Naturalmente, non aveva molte pretese di essere realistico... @Adelaide J. Pellitteri Ciao, sono felice tu abbia apprezzato il racconto. A presto.
  8. Domenico Santoro

    "Robot, draghi, fantasmi" di Domenico Santoro

    Titolo: Robot, draghi, fantasmi Autore: Domenico Santoro ISBN: 1691376124 Data di pubblicazione: Settembre 2019 Prezzo: 0,99€ Kindle, 4,99€ cartaceo. Editore: Selfpublishing di Amazon Genere: Fantasy, fantascienza, horror Pagine: 155 Quarta di copertina: Un robot con un difetto di fabbrica viaggia per la galassia alla ricerca del senso della vita. Una principessa vuole svegliare il drago che dorme da secoli sotto il castello. Forse non è una buona idea. Una ragazza vive nell'ombra della madre defunta. Più di un'ombra? Questa raccolta offre al pubblico tre storie di genere fantastico che presentano un incontro di suggestioni esistenziali e scatenata immaginazione. Il libro è autopubblicato. L'autore si scusa per errori e refusi. Potete segnalarli scrivendo a dom.santoro@gmail.com. Link all'acquisto: Link alla pagina di Amazon di Robot, draghi, fantasmi
  9. Domenico Santoro

    Il mio cane

    @ivalibri Ciao, sono contento il racconto ti sia piaciuto e ti ringrazio per le utili correzioni. Sono contento tu abbia apprezzato la battuta sullo yoga, temevo di averla capita solo io. A presto.
  10. Domenico Santoro

    Il mio cane

    @Floriana Ciao, sono contento che il mio racconto ti abbia fatto iniziare la giornata con un sorriso. Alla fine, il mio scopo è questo. Sulle tue utili critiche: Sicuramente vado troppo "a capo", per una questione di leggibilità. Ma credo sia un difetto. Proverò a spostare qualche frase come mi hai detto. Grazie di aver corretto il refuso. Anelare in quel contesto significa "aspirare a", ma forse potevo scrivere semplicemente "aspirare" in effetti. Il cane chiamato Caccona. È una situazione più comune di quanto non si pensi. La sorellina di un mio conoscente aveva chiamato il gatto (maschio) Deborah. Qua e là mi hai segnalato difetti che vedrò di correggere. Grazie ancora, a rileggersi.
  11. Domenico Santoro

    Il mio cane

    @Alessiomantelli Ciao, sono contento il racconto ti sia piaciuto. Mi piace scrivere dialoghi, spesso faccio molto affidamento su di loro, forse troppo. Ti ringrazio per le annotazioni, ne terrò sicuramente conto in fase di revisione. @libero_s Sono contento il racconto ti sia piaciuto e ti ringrazio per aver segnalato i refusi. A mia (parziale) discolpa: ho l'impressione che a volte il correttore ortografico di Scrivener trasformi le parole. Non sempre tutta questa tecnologia viene in nostro supporto. Trovo interessante l'accostamento coi film di Buster Keaton, che non conosco. Proverò a recuperarne qualcuno. @jjackflash Sono felice la storia ti sia piaciuta. Il titolo è buttato lì, non mi veniva in mente niente di meglio. Diciamo che non volevo anticipare le "sorprese" del racconto, perciò ho fatto una scelta neutra. Se tu avessi suggerimenti, te ne sarei grato. Grazie a tutti!
  12. Domenico Santoro

    La verità è figlia del tempo

    @Neachel Il tuo nick mi sembra femminile, ma in realtà non sono sicuro. Nel caso, benvenuto.
  13. Domenico Santoro

    La verità è figlia del tempo

    @Neachel Ciao, benvenuta nel forum. Davvero una grande aggiunta, oserei dire. Ti ringrazio per la bellissima esegesi della poesia. Hai reso chiari concetti che non lo erano a me, che l'ho scritta. Grazie ancora, spero ci si possa rileggere. A presto.
  14. Domenico Santoro

    Il mio cane

    Commento a "Subconscio computabile" di Riddle Seeker Se potessi essere il protagonista di una storia, sceglierei quella dell’uomo che entra in un caffè e fa splash. Entrare in un caffè, che sensazione meravigliosa dev’essere. Tu entri in un caffè e il caffè entra in te.Ci fosse un modo per fare l’amore con lui, lo troverei. Lascerei il mio lavoro, mia moglie, i miei figli per stare con lui. Questo per dirvi che quel lunedì mattina ero molto contento perché avevo una tazza in mano, quando mia moglie mi svelò che il nostro cane era gay. «Cosa?» dissi. «L’ho visto coi miei occhi.» «Come fai a esserne certa?» «La scena non si poteva equivocare.» Ci pensai su. Io sono cattolico. Secondo la mia religione, certe cose non si dovrebbero fare, anche se io ho sempre pensato siano scelte private. Avrei dovuto chiedere forse consiglio al parroco; sì, ma con che coraggio? «I bambini l’hanno visto?» domandai. «Tutto quanto si poteva vedere hanno visto.» «Cosa hai detto loro?» «Hanno dodici e tredici anni. Sanno più cose di noi.» L’oggetto dell discussione scodinzolò in cucina. Le orecchie abbassate, lo guardo malinconico. Avrei dovuto capirlo da subito. Ho sempre pensato fosse un cane molto sensibile. «Eccolo» dissi. «Lui in persona.» «Che dobbiamo fare?» «Niente. Che vuoi farci. È la sua vita.» Ci ripensai sui. Mia moglie non aveva tutti i torti. Finché lui era contento… inoltre, secondo il catechismo, gli animali non hanno un’anima da mettere in pericolo. Poteva divertirsi finché era in tempo. Guidai verso il lavoro, ancora sconvolto dall’informazione. Sono un impiegato. Nel mio reparto lavoriamo per un’ora e mezza, poi prendiamo il caffè alla macchinetta. Non è una gran bontà, ma anelavo quel momento. «Novità?» chiese uno. «Il mio cane è gay.» In seguito sarei diventato più riservato su quell’informazione, ma ero ancora scioccato. «Il mio è feticista.» «Gambe dei tavoli?» «Divani, soprattutto.» «È solo una fase» disse un’altra collega, con aria esperta, come se ci fosse passata anche lei. Durante la pausa pranzo, feci per cercare “cani gay” su Google, ma mi fermai. Ho sempre avuto il sospetto che ci controllassero. Dopo il lavoro, accompagnai il botolo ai giardinetti. Fischiettai noncurante. Incontrai l’ingegner Zanchi col suo Oscar, un simpatico golden retriever. Il mio cane e Oscar cominciarono ad annusarsi. «Tutto bene in famiglia?» mi chiese. «Mio figlio minore ha vinto il torneo cittadino di yoga.» «Un campione.» «Non so da chi abbia preso. Io sono sempre stato una schiappa in tutto.» «Come funziona un torneo di yoga?» «C’era una giura. Era presente il grade maestro Satyamanda Sareswesti.» «Mai sentito.» «È molto conosciuto nell’ambiente.» «Andiamo, Oscar. Ancora complimenti» disse l’ingegnere, passando oltre. Io, nel frattempo, era ancora dispiaciuto per il mio cane. Aveva un’aria solitaria. Avrei voluto trovargli qualcosa come un fidanzato. Mia moglie, però, non avrebbe mai accettato un altro cane in casa. Già aveva fatto fatica con lui. Sedetti a una panchina e lo slegai, per lasciarlo libero di giocare per il parco coi suoi compagni. È inoffensivo, e poi torna come faccio un fischio. È un bravo cane. Il baracchino del caffè… di solito non ne prendevo di sera, ma decisi di fare uno strappo. Appena tornato a casa, mi dissi, sarei andato a lavare i denti, prima che mia moglie potesse annusarmi l’alito. Non era contenta della mia passione per il caffè. Questioni di salute a parte, credo ne fosse gelosa. Guardai i cani giocare. Vi confesso che volevo vedere se stesse facendo quella cosa lì. Niente di che, si limitava a rincorrersi con gli altri. Mi chiesi se mia moglie mi prendesse in giro. Per un momento provai del sollievo. Mi pentii. Comunque, avevo deciso che sarei stato di supporto. Fischiai. Lo legai al guinzaglio. Gli carezzai il capo. Era un caro cane. Volevo renderlo felice. Nei giorni successivi indagai nel network dei padroni di cani dei giardinetti, con discrezione. «Il mio peloso è molto sensibile» dissi alla ragazza Azzani, che in quel periodo faceva la dog sitter, a dire il vero con molta pena. Ne trascinava tre alla volta, con fatica. Abbaiavano. «Scrive poesie?» chiese. «Credo che, se potesse, lo farebbe.» «Gli piace guardare il tramonto?» «Molto.» Era vero. Ogni tanto di sera si accucciava in giardino e se ne stava con lo sguardo languido, verso l’orizzonte. Ecco che faceva. Guardava il tramonto. «I miei invece sono scatenati.» «Dev’essere stancante. Come vanno gli studi?» «Letteratura francese è tosto, ma dovrei venirne a capo.» La ragazza si allontanò. Secondo me non era affatto adatta a quel lavoro, ma non stava a me farglielo notare. Giocai a palla col sacco di pulci. Usavo una rossa, da pelota basca. Era dura, rimbalzava bene, gli piaceva morderla. Letteratura francese. M’ero fatto l’idea di potermi aprire con l’Azzani. Il giorno dopo mi confidai con lei. «Capisco» disse la ragazza. In quel momento era senza cani. Stava leggendo alla panchina del parco. «Vorrei avesse compagnia» dissi. «Mi sembra sempre un po’ abbacchiato.» «Ha l’aria triste, in effetti» disse l’Azzani, guardandolo. «Perché non cerca sui forum di internet? Magari trova un’altra persona nella stessa situazione.» «Quando cerco qualcosa del genere su internet vengono fuori soltanto immagini poco edificanti.» «Giusto. Provò a chiedere fra i miei datori di lavoro, se le fa piacere.» «Con discrezione.» «Con discrezione, sia chiaro.» «Grazie. Cosa legge?» «Racconti.» «Sono buoni?» «Alcuni sì, altri insomma… » Il cane andò al solito albero per fare le sue cose, poi trottò versò un randagio. Non mi piaceva che frequentasse certe compagnie. Lui è vaccinato, ha un veterinario. Cercai di richiamarlo, ma non non volle sentirmi. Poi, vidi che si allontanava con un cane di strada. Capii subito quale fosse il suo problema. Si era innamorato di un “bad boy.” La situazione è molto comune. Anch’io, da giovane, mi ero infatuato di una poco di buono. Sì, ma come fargli capire il suo eroe? Non puoi veramente discutere col tuo cane! E poi, si sa, l’amore non ha padroni. La sera, a letto, esposi il problema a mia moglie. Si stava passando una crema sulle braccia. «Un randagio» disse lei. «Esatto.» «Non si prenderà delle malattie?» «Spero di no.» «È cattivo?» «Chi?» «Il randagio.» «Sembra mansueto.» «Devi farlo controllare dal veterinario.» Mia moglie è più saggia di me. L’ho sposata per questo. Il giorno dopo, misi il cane di strada in un portantino. Io lo trovavo molto brutto, ma, si sa, al cuor non si comanda. Il dottore gli tirò il sangue e gli fece delle punture. Mentre discutevamo, lasciammo i due cani giocare. «Sembra sano» disse il veterinario. «Ma aspettiamo le analisi.» Io, comunque, vedevo una luce diversa negli occhi della mia palla di pelo preferita, quando era con quello che (a quel punto) dovevo chiamare il suo compagno. Era felice. «Come va con la sua situazione?» mi chiese la ragazza Azzani, quando fui di nuovo al parco col quattro zampe. «Difficile da dire. Ha trovato compagnia, ma è un cane di strada.» «Al cuor non si comanda.» «È quello che dico anch’io.» «Lo lasci fare.» Dopo cena, discussi di nuovo con mia moglie. «Non ci prenderemo un randagio in casa» rispose immediatamente. «Sono felici insieme.» «Daranno il cattivo esempio ai bambini.» «Stai dicendo che sei omofoba? La donna che ho sposato lottava per i diritti di tutti!» Lei sospirò. Il giorno dopo, per una volta, portò lei il cane al parco. Di sera, venne da me. «A due condizioni.» «Sentiamo.» «Dovrai bere meno caffè.» «Quanto di meno?» «Massimo tre al giorno.» Inghiottii un groppo di saliva. Pensai alla felicità del mio cane… «Lo farò» promisi. «Seconda condizione. Questa volta scelgo io il nome.» Ai tempi avevamo lasciato fare ai bambini, ed è per questo che il nostro cane si chiama Caccona. Noi non volevamo, ma gli è rimasto appiccicato. Mia moglie cominciò a cercare su internet una lista di nomi appropriati per un cane, mentre la bestiola entrava nella stanza. Cacca non aveva idea della sorpresa che stavamo preparando per lui!
  15. Domenico Santoro

    Subconscio computabile

    Qui è un dubbio che ho sempre avuto: va uno spazio, fra i puntini di sospensione e la chiusura delle caporali? Non ho mai capito? Se qualcuno può rispondere dati alla mano... help! Comunque non è una critica, è proprio un dubbio che ho io. A volte vedo nei libri che mettono uno spazio, a volte no. @Riddle Seeker Ciao, commenterò il tuo interessante racconto secondo la griglia di Writer's Dream, che io seguo come un cane da caccia la sua volpe. Trama. Si parla di cyberpunk, o ho capito male? Non è un genere che frequento e anzi, se devo dirti la verità, tende sempre a confondermi. Questo, naturalmente, è un mio limite. Comunque, noto che col tuo racconto hai voluto spiegare molto, anziché mostrare una vera evoluzione dei personaggi o curare un classico intreccio narrativo situazione iniziale-problema-risoluzione. In questo non c'è niente di male; anzi, ben venga una variazione sulla solita partitura. Ho trovato interessante la tua riflessione sulla volontà dell'uomo di superare sempre i suoi limiti, con la bella lezione finale del programmatore che vuole soltanto giocare col suo gatto e andare a pesca. Siamo umani, troppo umani? E che c'è di male! Non dobbiamo inseguire un futile efficientismo (tecnologicamente indotto o meno) se poi non ci godiamo le piccole cose della vita. Spero di aver colto la morale della storia; come dicevo, faccio fatica a seguire il cyberpunk. Fra l'altro noto (o sbaglio) che la fantascienza tende spess a contenere una critica morale al mondo moderno; penso sia un peculiarità del genere. Personaggi. Il personaggio principale non è particolarmente caratterizzato. All'inizio non si capisce bene chi sia. Io avrei messo subito in evidenza che è un ingegnere in pensione. Così poi (secondo me) il racconto scorre meglio. Ma è solo una mia opinione... Stile. Mi è piaciuto! Molto curato nella forma, si vede che il racconto non è stato buttato lì. Ti sei preso anche la briga di curare la grafia delle tue invenzioni tecnologiche. Perciò non particolari critiche da fare allo stile. I dialoghi mi sembrano naturali ed efficaci. Originalità. A me non piace molto questa voce della griglia di Writer's dream. Alla fine, l'importane è che una storia sia bella, originale o meno. Onestamente, per quel poco che ho letto di fantascienza (penso al romanzo "Spin", da me letto di recente) la tematica è già stata affrontata, ma il tuo sviluppo è sicuramente fresco, originale e "a portata di mano." Insomma, per me è un sì. Giudizio finale. Al netto del mio problema col cyberpunk, e rivedendo i punti che ti ho segnalato (soprattuto quello "personaggi") per me è un buon racconto, complimenti. A rileggersi, Domenico
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