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Bruno Traven

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Su Bruno Traven

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  • Compleanno 20/09/1871
  1. La pioggia

    "Sembra il diluvio universale", disse il signore di fronte a lui, guardando fuori dal finestrino. Nello scompartimento, oltre al signore anziano, c'era solo una signora seduta vicino alla porta. Il treno partì subito. Roman rimise dentro la borsa il libro di Antony De Mello che aveva appena tirato fuori, con il treno in movimento non riusciva a leggere, gli procurava vertigini, e la lettura diventava quasi ipnotica. Lui, invece, leggeva per prendere le distanze. L'aveva appena acquistato all'edicola della stazione, il titolo lo aveva particolarmente stuzzicato per la sua ironicità: " Messaggio per un'aquila che si crede un pollo" "Cosa fai nella vita?"chiese il signore. "Come?" rispose Roman. Il signore parlava con una lieve balbuzie. "Niente" "Come niente?" disse il signore. "Niente che ne valga la pena" il signore lo guardava aspettando che completasse la risposta. "Bè diciamo che mi sono preso una specie di pausa, per capire un pò di cose" aggiunse Roman. "Ah ho capito come sei" "Complimenti lei è quello che capisce subito tutto" esclamò lui. Dall'espressione muta del signore Roman capì di avere esagerato. "Mi scusi non volevo essere scortese, ma chi sembra sapere già tutto mi infastidisce" In occasione di una delle mie conferenze, una persona fece la seguente osservazione: "Voglio condividere con voi una cosa meravigliosa che mi è accaduta. Sono andato al cinema; poco dopo mi trovavo al lavoro, e avevo grossi problemi con tre persone. Così mi sono detto: "Bene, proprio come ho imparato al cinema, adesso uscirò da me stesso". Per un paio d'ore sono riuscito a entrare in contatto con i miei sentimenti, i miei sentimenti di ripulsa nei confronti di quelle persone. "Ho detto:"Odio davvero quelle persone". E poi ho detto:"Gesù, cosa puoi fare per rimediare tutto ciò?". Roman diede un'occhiata fuori dal finestrino dove qualche albero vicino alle rotaie interrompeva come un breve battito di ciglia la vista delle case in lontananza; ora la pioggia era finita, era stata solo una nuvola passeggera a far cadere tutta quell'acqua. "Di dove sei?" chiese il signore. "Come mai me lo chiede?" "Non sei veneto" "No" "Non riesco a riconoscere il tuo accento" "Sono rumeno" "Ah non lo avrei detto. Stai da molto qui?" Un attimo dopo mi sono messo a piangere, perchè ho capito che Gesù era morto per quelle stesse persone e loro non potevano fare a meno di essere come sono. Quel pomeriggio dovetti andare in ufficio, e decisi di parlare con quelle persone. Spiegai loro il mio problema ed esse si dichiararono d'accordo con me. Dopo, non ero più arrabbiato con loro e non le odiavo più". "Sì" "Come ti trovi in Italia?" Gli avevano fatto mille volte quella domanda. "É una domanda scorretta questa" "In che senso?" "Trovarsi bene o meno in un posto non dipende dal posto, dipende da te. Ovunque vai ti porti sempre dietro qualcosa che alla fine rende ogni posto uguale a un altro. Potrei anche rispondere alla sua domanda, ma non significherebbe niente. Tradirei semplicemente la mia capacità di trovarmi bene o male in Italia." Il signore annuì. Ogni volta che avete un sentimento negativo nei confronti di qualcuno, vivete in un'illusione. C'è qualcosa di seriamente sbagliato in voi. Non vedete la realtà. "Ti trovi bene in Italia?" chiese il vecchio di fronte a lui. Roman non rispose. Mentre cercava il lettore cd nella borsa, il signore si scusò per il suo modo diretto, e fastidioso, di dire le cose. Roman rispose che non c'era problema. Il display del lettore indicava che le pile erano scariche. Lo rimise in borsa. "Sì, certo è molto bello qui", disse quasi controvoglia. Il tizio cominciava a dargli veramente fastidio con tutte quelle domande. Lesse più avanti nel libro: Qualcosa dentro di voi deve cambiare. Ma cosa facciamo, in genere, quando abbiamo un sentimento negativo? "É colpa sua. Deve cambiare" No! Il mondo è a posto. Chi deve cambiare siete voi. "Comunque se sei arrivato a capire questo sei a buon punto. C'è chi invecchia e muore e non arriva a rendersene conto, tu invece sembri molto giovane. A questo si arriva solo dopo aver sofferto molto." "No, io non ho sofferto" si precipitò a dire Roman. Il signore lo guardò perplesso. "No?" chiese, come se i conti non gli tornassero. "So che è una cosa che le farebbe molto comodo, ma no, io non ho sofferto, se non di noia" Il signore disse qualcosa, poi riprese il suo discorso, ma a Roman non fu chiaro se avesse capito o meno quanto aveva detto. "Mi capita spesso di incontrare persone che mi raccontano di loro, di cosa hanno fatto, di cosa fanno eccetera, per far vedere che sono felici. Ma se gratti un pò la superficie si vede subitola pochezza su cui si basa la loro vita. Io non dico niente, mi limito ad ascoltarli." "Dire a qualcuno che pensa di essere felice - Guarda che in realtà non sei felice, ti sembra di esserlo ma in realtà non lo sei - è da presuntosi. Chi sono io per sapere che in realtà una persona non è felice, pretendere questo mi sembra troppo?", disse Roman. Il signore soppesò le sue parole. "Secondo te ci sono delle persone felici?", chiese subito dopo. "Se ci sono persone felici non lo so, però penso che ci sono persone felici, ci sono persone che riescono a trarre piacere dalla vita... "Veramente felice" è un assoluto inutile.." "Sei intelligente" riprese,"anch'io alla tua età mi ponevo le stesse domande" e consigliò a Roman un libro che lo avrebbe aiutato nel suo percorso, e che tutt'ora, disse, teneva sul comodino a portata di mano per sfogliarlo quando ne aveva bisogno. Poi raccontò che aveva viaggiato molto, che era stato pure in Romania. Gli consigliò di viaggiare perchè visitare paesi diversi e conoscere culture diverse apriva la mente. Disse che le persone si stupivano quando parlavano di lui. Roman non capì bene tutto il discorso del signore e non gli fece domande, però capì che le cose che diceva le prendeva dal libro che gli aveva consigliato. Roman disse che l'avrebbe letto. Era anche tentato di dirgli che gli era sembrato di parlare non con lui ma con il libro, ma non lo disse. "Ce l'hai la ragazza?" chiese il signore ad un certo punto. "No, non ce l'ho la ragazza, e non mi interessa che è andato in Romania e me ne frego del suo libro... va bene? Assomiglio ora ad un rumeno di merda?... e vaffanculo De Mello!!!", gridò con quanto fiato aveva in corpo. Roman, in quel momento, si sentì rinascere, finalmente aveva detto a quello scocciatore razzista il fatto suo. Trasse un respiro profondo. Tutti si erano voltati e aspettavano una reazione da parte del signore il quale si limitò a sgranare gli occhi rimanendo a bocca aperta, ma non disse nulla. Poi fece un cenno del capo verso la signora vicino alla porta che era stata fino a quel momento zitta. Ma la signora distolse lo sguardo. "Sono tutti uguali", disse sottovoce. Viaggiarono fino alla stazione senza nessuno nella carrozza parlò. Il vecchio non rivolgeva neanche lo sguardo verso Roman, ma di questo il romeno non se ne fece alcun problema.
  2. Il mio cadavere - Prima parte

    Grazie del consiglio NayaN!
  3. Il mio cadavere - Prima parte

    Bravissimo simone! come hai fatto a capire che si trattava proprio di quel caso?... Condivido tutto quello che hai detto e cercherò di migliorare alla prossima revisione, e ora che mi ci fai pensare il personaggio risulta poco credibile pure a me. Forse mi sono fatto prendere troppo dalla trama e ho perso di vista la verisimiglianza psicologica!
  4. Giallo stanza chiusa

    Bello!
  5. Giallo stanza chiusa

    Ho scoperto che negli altri romanzi usa la tecnica della sfida col lettore... cpnosco qualche titolo interessante in merito?
  6. Giallo stanza chiusa

    Si dopo ho fatto una ricerca e l ho scoperto... l unico che ho letto di Ellery e La poltrona n.30, bello ma nn ho gridato al capolavoro!
  7. Giallo stanza chiusa

    Grazie Marcello, sefora e gli altri per essere passati, ma mi rendo conto solo ora che chiedevo appunto l impossibile... e cioe che mi deste qualche sihgerimento proprio su il mistero della camera chiusa... ma e troppo in effetti. Grazie ancora! P.s. ElleryQ. Il titolo che mi hai consigliato e di Anna Holt?
  8. Giallo stanza chiusa

    Ciao a tutti! Qualcuno mi da idee su questa situazione e su come posso svilupparla? Alla mattina la donna delle pulizie trova 5 persone morte denyro una stanza di un albergo, dove c e stata la conferenza di in guru della finanza. Si cerca il giru e lui dice che se ne e andato appena finito la conferenza, anche i 5 se ne erano andato con lui... dovrri continuare ma nn so come. La stanza e chiusa...
  9. [MI 101] L'inferno

    Ciao... hai ragione per l eta, sono stato tratto in inganno da questa frase: ...ma avevo preferito continuare la magistrale e... e l ho scambiata per le magistrali... tutta un'altra cosa... wuando ho fatto io l'universita non esisteva ancora la magistrale...
  10. Il mio cadavere - Prima parte

    Commento Sì, sono io quel cadavere che galleggia, beato e senza pensieri, in quella piscina. Ma andiamo con ordine: ecco quello che successe nelle settimane precedenti alla mia morte. Quando la vidi la prima volta, distesa sul divano al centro della grande sala, rimasi ammaliato dalla sua bellezza. Era sulla sessantina, ma aveva un corpo che avrebbe potuto rivaleggiare con quello di una trentenne. Indossava un abito che mostrava molto di più di quanto nascondesse. Il viso senza una ruga, se non per qualche insignificante piega al collo. Gli occhi marrone come quelli di una cerbiatta, e i capelli biondissimi, raccolti in una lunga coda, le ricadevano sulla schiena. Era una famosa giornalista della Rai e quella era la sua casa. Ero stato invitato a quella festa da Giada, la mia agente letteraria e che era un'amica della padrona di casa. Secondo Giada, per un provinciale come me, "avrebbe fatto bene conoscere il bel mondo". Se poi quel provinciale era un giovane scrittore di trenta anni che aveva bisogno di una buona recensione per il suo primo romanzo, avrebbe fatto ancora più bene. Pensai a tutti i miei amici che erano rimasti in provincia a "rompersi le palle", la cui unica distrazione era il bar la sera, o qualche triste uscita in discoteca nel weekend, quando andava bene. Ero contento di trovarmi lì, era quello che avevo sempre sognato. Già mi vedevo scrittore di successo, frequentatore di salotti come quello. Mi guardai attorno e riconobbi tra la gente che gremiva la sala, qualche volto noto della televisione e della cultura. Notai che tutti, dopo essersi riforniti al tavolo dei drinks, andavano dalla proprietaria della casa: sembravano omaggiarla. O almeno, era quello che mi sembrava. Lei ricambiava i suoi ammiratori con una certa aria sprezzante, e annoiata. Notai che cercava qualcosa o qualcuno, in mezzo alla folla. Due ventenni, vestiti di giacca e cravatta sedevano ai lati del divano. Vidi la Giornalista allungare la mano e farsela baciare. "Allora che ne pensi della festa?", mi chiese Giada. Mi riscossi e risposi: "Mah, mi sto annoiando...". "La Giornalista mi ha detto che le piacerebbe conoscerti... ", disse. "Anche a me...", risposi. Vidi i due raggazzotti afferrare per le braccia la Giornalista ed aiutarla ad alzarsi dal divano. Con un braccio sulle spalle di uno dei due, la Giornalista venne verso di me e Giada. "Eccoti qua, Giada mi ha parlato di te!", esclamò la Giornalista. "Sì..", risposi. La vidi strizzare un occhio verso Giada. "Quindi sei uno scrittore... bene mi piacciono gli scrittori", disse. Vidi la sua lingua leccare il labbro superiore, rosso e pieno. "Potrei scrivere una bella recensione sul tuo libro... ", e visto che non dissi nulla, continuò: "Sempre che tu sia interessato..." "Certo che è interessato, vero che sei interessato Carlo?", mi intimò Giada. "Certo, naturalmente", dissi, preso in contropiede. "Bene, senti mi piacerebbe conoscere la trama del tuo libro... ma toglimi prima una cuoriosità: cosa fa un bel ragazzo come te, quando non scrive?" Mi accorsi di non avere più saliva in bocca, e biascicai qualcosa. Mi diede un bacio sulla guancia e mi sussurrò: "Ti aspetto a casa mia, così pariliamo del tuo libro." Dopo aver detto quelle parole, tornò verso il divano. Notai che nella sua mano destra stringeva le natiche di uno dei fusti. "Certo che non dispiace la carne fresca alla tua amica", sussurrai a Giada. "Sta attento, allora!", mi disse. Il giorno dopo bussai alla porta della villa della Giornalista. Mi aprì il fusto che avevo visto alla festa, un asciugamano a coprirgli le parti l'inguine: "Prego?", mi chiese con uno sguardo tra l'intontito e lo stupido. "Sono Carlo Federiciani... ho un appuntamento con la signora" dissi. Mi guardò, se possibile, con un'aria ancora più stupida e da statuina di sale. "Aspetti, qui" mi disse, l'energumeno. E mi chiuse la porta in faccia: quello stronzo era proprio un campione di belle maniere, pensai. Attesi nel patio davanti alla porta, mi misi a guardare le piante e i fiori del giardino. Dopo cinque minuti la porta si riaprì e comparve la Giornalista con uno scialle che la ricopriva interamente fino ai piedi, con a fianco l'energumeno con il solito asciugamano. "Caro... ma allora sei venuto!", la Giornalista fece qualche passo e mi abbracciò. Mentre mi stringeva tra le braccia guardai l'energumeno che mi guardava con odio. Le diedi un bacio in bocca e accennai con gli occhi in direzione del tizio dietro di noi. La Giornalista si girò verso l'uomo e disse: "Ah questo è Tom... vi eravate già conosciuti alla festa mi sembra..." "Puoi rivestirti Tom", aggiunse. Il tizio muscoloso e pettoruto mi fulminò con un'occhiata assassina, ancora èpiù cattiva di quella precedente. "Come vuoi cara" disse, mentre se ne andò. Rimanemmo nell'androne io e la Giornalista e le diedi un altro bacio che lei ricambiò, con passione. Finimmo a letto e facemmo l'amore. Al mattino le chiesi del big Jim che mi aveva accolto alla porta, la mattina. "Oh beh... è uno che mi fa da maggiordomo..." "E da amante...", suggerii io. Si schernì con la mano, e disse: "Beh sì", ammise. Ma non ce n'era da scusarsi, visto che non c'era nulla tra di noi, tranne che quella notte di sesso. "Senti mi è venuta un'idea... secondo me quello che fa Tom, lo puoi fare tu e anche meglio" "Dici?", chiesi stupito. "Certo, tanto l'unica cosa un pò piu complicata è quella di rispondere la telefono e dire che non ci sono e che poi saranno richiamati al piu presto... tutto qui... facile no?" "Beh si... ma come lo dirai a Tom?" "Non ti preoccupare per Tom... è un impegato come un altro alla fine... gli dirò che i suoi servigi non sono più richiesti, tutto qui... ed ora... perchè non riprendiamo quella attività così piacevole..."
  11. [MI 101] L'inferno

    Ciao @AryaSophia ! dunque: On 10/9/2017 at 23:44, AryaSophia ha detto: Un sorriso si dipinse sul mio volto al ricordo di quella ragazza questa frase volta al passivo credo sia poco efficace, meglio sempre usare la forma attiva nelle frasi: "Sorrisi al ricordo... On 10/9/2017 at 23:44, AryaSophia ha detto: Come ogni giorno, era seduta con la schiena appoggiata al tronco del solito albero a leggere un libro. Mi aveva colpito quel rituale. Diedi un ultimo tiro di sigaretta e mi avvicinai. questa parte non capisco il motivo per cui ha un carattere tipografico diverso... On 10/9/2017 at 23:44, AryaSophia ha detto: e finalmente gli avrei confessato i sentimenti che provavo per lei. ... quel che si dice amore a prima vista... On 10/9/2017 at 23:44, AryaSophia ha detto: L’avrei ringraziata portandola a cena fuori anche questo fatto di un ragazzino di presumibilmente 16 anni che porta a cena un'altra ragazzina mi sembra poco probabile... On 10/9/2017 at 23:44, AryaSophia ha detto: Tirai un pugno sul tavolo. Glielo avevo detto che non doveva tornare in quella terra di luce e ombre. Glielo avevo detto che in Sicilia c’è spazio solo per l’inferno ma lei non mi aveva dato ascolto ed era partita, voleva dare speranza ai bambini di Palermo e voce alle ingiustizie di quella terra. anche questa pare poco credibile... a meno che la ragazza nel frattempo sia cresciuta e faccia la giornalista o che so io... a denunciare le situazioni della Sicilia... On 10/9/2017 at 23:44, AryaSophia ha detto: ma, era l’unico modo per dar voce alla rabbia che mi divorava. qui avrei mezzo la virgola prima di ma On 10/9/2017 at 23:44, AryaSophia ha detto: disapprovazione per quella terra aveva portato via dalle mie braccia Elena. qui manca la congiunzione coordinativa "che" tra terra e aveva. Questo passaggio non mi è chiaro, in particolare non capisco a chi si rivolge: " Elena non gli aveva mai chiesto di seguirla"... non capisco perchè assumi la terza persona, per poi passare subito dopo alla prima. Venendo alle conclusioni trovo il tuo racconto poco credibile per i passaggi che ho sottolineato: in particolare non riesco a credere che una ragazzina di 16 anni circa si metta in mente di andare contro la mafia, e ripeto che se intendi invece parlare di una sua età matura in quel caso sarebbe stato diverso: ma di questo nel racconto non c'è traccia. Per quanto riguarda il personaggio maschile anch'io penso non ti sia riusciuto del tutto credibile, sopratutto per gli atteggiamenti (come il focus sugli occhi, invece che le forme) che sono tipicamente femminili. Alla prossima!
  12. Il Liutnent della Reserve Gustav Leffers

    Grazie del tuo commento @Edison , lo terro in considerazione per la prossima versione!
  13. Il Liutnent della Reserve Gustav Leffers

    Ciao grazie del commento puntuale @Adelaide J. Pellitteri ! Condivisibile tutto ma specialmente il finale... nella prox versione cerchero di tenerne conto;)
  14. Camminata

    Grazie di essere passata @Adelaide J. Pellitteri e del consiglio fibale che prendo per un incorraggiamento..
  15. Camminata

    Ciao @Floriana ! Scusa per il mancato accento ma nella tastiera delko smartphone non si trova. Per la tua sensazione, boh mi pare strana, pure per il fatto che nn sai spiegarla...
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