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lapidus

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  1. Io credo che l'editoria, come qualsiasi altro mercato, debba rimanere sempre aggiornata, programmare con anticipo la ripartenza, studiare nuove forme/strategie di marketing e giocare d'anticipo. Chi rimane fermo sospeso ad aspettare gli eventi senza adeguarsi viene tagliato fuori. Questo a mio modesto avviso vale un po' per tutti i settori. Dunque ha senso inviare adesso (considerati i tempi biblici di lettura e pubblicazione), poi se il libro avrà la sfortuna di uscire in un nuovo eventuale momento di lockdown di certo l'autore non sarà fortunato. Ma questo non lo possiamo prevedere.
  2. lapidus

    Walkabout

    Certo che è regolare, ogni agenzia/editore è libero di accettare manoscritti in lettura come ritiene, anche differenziando a seconda dei casi. Mi chiedevo solo, perché non l'ho capito bene, se eri passato dal servizio di lettura a pagamento oppure no. Mi sembra di capire di no, quindi forse anche i tempi che indicano nel sito, essendo slegati dal servizio, nel tuo caso saranno diversi. Lascia passare ancora un po' di tempo e poi credo che una mail per avere aggiornamenti gliela puoi anche inviare.
  3. lapidus

    Come scrivere una lettera di presentazione a un editore

    Io eviterei di indicare data e luogo di nascita nella lettera di presentazione, mi sembra troppo formale oltre che inutile. Poi so che alcuni siti/blog lo consigliano (e in passato l'ho fatto anch'io ), ma non scriverei che vedrei bene il mio testo all'interno della collana x, perché dà l'idea che l'autore ritenga quasi scontato che il testo sia buono e che ci stia bene nel catalogo. In che collana eventualmente inserirlo sono valutazioni che spettano all'editore. Poi prendi le mie considerazioni con le pinze perché sono assolutamente personali; è giusto che ognuno adotti il proprio stile.
  4. lapidus

    Come scrivere una lettera di presentazione a un editore

    @Ottimo Massimo Lettera di presentazione breve ma incisiva, non troppo formale ma nemmeno troppo confidenziale. Formule magiche non ce ne sono, anche perché dipende da chi si trova dall'altra parte dello schermo. L'esempio che hai postato personalmente a me non piace.
  5. lapidus

    Walkabout

    Nel senso che non sei passato dal servizio di valutazione e comunque hanno accettato di leggerli lo stesso? Se hai pagato per la scheda di valutazione allo scadere del periodo concordato, giorno più o giorno meno, dovresti riceverla senza bisogno di sollecitare. Qual è il problema?
  6. Guarda, io per primo ho definito la cosa 'antipatica' proprio perché a me non piace, mi sembra vessatoria nei confronti dell'autore. Però non la ritengo assimilabile all'editoria a pagamento perché non cancella il rischio di impresa che rimane in capo all'editore. E poi: meglio percepire il 10% dopo le prime 200 copie o percepire il 5% fin dalla prima copia? Boh. Probabilmente dipende dalle prospettive di vendita dell'editore. Io se potessi sperare che il mio libro arrivasse a vendere centinaia o migliaia di copie sceglierei nettamente la prima. Sono punti di vista, valutazioni personali che ognuno fa in base alle prospettive/opportunità. Francamente possiamo andare avanti per ore continuando a fare esempi estremi e parossistici, però come ha già fatto notare @ElleryQ anche a me sfugge il senso di tutto ciò, perché non credo che le categorie verranno annientate in base a tutto ciò.
  7. Ok, mi fa piacere che hai tirato fuori l'argomento. Io pubblico da 12 anni, ho alle spalle un piccolo bagaglio che mi consente di presentarmi ad alcuni editori non più come esordiente assoluto, quindi questo mi dà un (sempre) piccolo potere contrattuale (nel senso che magari alcune cose come le royalties le riesco a negoziare). Non entro nei dettagli perché saremmo davvero off topic, se ho fatto questa scelta è perché la suddetta CE fa parte di un gruppo abbastanza conosciuto ed è distribuita da Messaggerie, e ti posso assicurare che la distribuzione funziona. Ti dico comunque come la penso in generale sull'argomento. Io trovo che pagare le royalties dopo tot copie sia antipatico nei confronti dell'autore, ma secondo me non rientra nel concetto di editoria a pagamento. E non rientra perché in ogni caso l'autore non è tenuto a sborsare un centesimo, l'investimento è tutto sulle spalle della CE, la quale se non vende il libro non ci ricaverà nulla, nemmeno un cent (e ha tutto l'interesse a promuoverlo). Diverso (e molto) è far pagare il proprio autore, così già in partenza si hanno le spalle coperte e il guadagno è già assicurato. Del resto se l'autore non paga, non si può certo dire che abbia pagato per pubblicare... e se il libro vende oltre una certa soglia avrà comunque i suoi diritti. E ti posso assicurare che, specie in un certo tipo di saggistica, se hai una distribuzione importante la soglia si può superare.
  8. Veramente ho premesso che non è un discorso moralistico, ma di utilità. Per me è utile investire nella formazione dello scrittore, mentre non lo è pagare per pubblicare. Detto questo, credo che ognuno rimarrà della sua idea. Buona prosecuzione.
  9. Scusa ma non capisco. Nel primo caso ti ho citato l'esempio di una persona che fa un corso di scrittura e hai convenuto che non ha pagato per pubblicare. Nel secondo caso ti ho citato autori che hanno sempre fatto un corso (la Holden) e qui ritieni che hanno pagato.
  10. Sono persone che hanno scelto di acquistare un servizio (in questo caso un corso), non hanno pagato per pubblicare il loro libro. E' molto diverso. In sintesi io ritengo che chi investe nella propria formazione di scrittore (acquistando mille libri da leggere, facendo corsi, lavorando a fianco di un professionista) non sia assimilabile a chi sceglie la scorciatoia di pagarsi una pubblicazione. E ti dirò di più, io non sono un moralista, non condanno il gesto di pagare la pubblicazione... in fin dei conti se parliamo di acquistare 30/50 copie a prezzo scontato è probabile che si possa rientrare dei costi organizzando un paio di presentazioni. Ma il vero problema è un altro... il fatto è che a me sembra che chi agisce in questo modo alla fine fa un danno soprattutto a se stesso, perché una volta pubblicato finisce che il libro è spesso scadente (magari anche solo di grafica o impaginazione o a livello di refusi), le librerie non lo ordinano, i siti/blog non lo recensiscono e soprattutto a livello di curriculum letterario non conta nulla, anzi, conta in negativo. Quindi mi sembra tutt'altro che utile.
  11. Prova a farti un giro in rete (tipo qui http://bookfool.vanityfair.it/tag/scuola-holden/) e a vedere quanti scrittori famosi sono usciti per esempio dalla scuola Holden, hanno venduto migliaia e migliaia di copie e sono tradotti all'estero. Ti accorgerai che questi scrittori o sceneggiatori campano con la loro scrittura e con quello che è considerato il settore dell'editoria. Come è possibile considerarli pubblicati a pagamento dal momento che sono loro a guadagnarci? Sto cercando davvero di sforzarmi ma proprio non capisco...
  12. E visto che il tempo è denaro perché non aggiungiamo anche le ore trascorse sul WD? Si tratta pur sempre di mancato reddito A parte gli scherzi, rispetto la posizione di tutti, ma a me sembra che si stia esagerando. Io anni fa ho fatto un corso come web designer, dopo un tot di tempo ho trovato lavoro come grafico, a quel punto ho pagato per lavorare? Una persona (prima ancora di essere scrittore) appassionata di libri decide di iscriversi a un corso di scrittura creativa, poi sull'onda di questo si mette a scrivere un libro e infine lo pubblica con piccolo editore free... è editoria a pagamento?
  13. Forse non ho capito. In che senso sono io? Certo. Ce ne sono alcune, la maggior parte, che per varie ragioni che non sto a elencare, offrono il servizio di valutazione del testo. E' comunque un servizio che esula dalla pubblicazione o meno che avverrà chissà quando con un editore. Un autore può anche chiederlo per avere un primo feedback della propria opera e magari tornare a lavorarci sopra. Sono scelte. Io continuo a non essere d'accordo di mettere assieme dei servizi che ognuno può chiedere a propria discrezione e piacimento con dei contratti capestro che impongono degli esborsi di denaro all'autore.
  14. ... scusate mi è partito l'invio... Stando al ragionamento, una persona che frequenta un corso in scrittura creativa e dopo questo corso riesce a migliorare il proprio libro nel cassetto e questo libro viene pubblicato da un editore che non gli chiede un contributo, dovrebbe dire in giro di aver pagato per pubblicare? In genere le agenzie, una volta che accettano la rappresentanza, trattengono delle percentuali sulle royalties... anche in questo caso tu lo considereresti "un contributo". No, perché se la mettiamo in questi termini allora l'editoria non a pagamento non esiste.
  15. Secondo me ciò che dici non c'entra nulla con il discorso del "free" o "non free", distinzione che a volte è molto sottile. Semplicemente c'è chi dopo aver scritto qualcosa, prima ancora di volerlo pubblicare, sente l'esigenza di migliorarsi o di avere un confronto. Magari lo fa perché ha preso in mano un libro di un grande autore americano al cui confronto si è sentito quasi in imbarazzo o magari ha voglia di vedere com'è lavorare fianco a fianco con un professionista. Stando al tuo ragionamento uno scrittore che frequenta un corso in scrittura creativa e dopo q
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