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Ghigo

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  1. Ghigo

    [MI120] Fratelli

    d'altro canto qui non mi piace molto, mi sembra dia un altro significato La storia mi è piaciuta. Però a livello di narrativa mi sarebbe piaciuto vederlo un po' più asciutto perché nonostante fosse scorrevole, sono arrivato "stanco" alla fine della lettura. Dando un po' più di verve secondo me non avrei sentito questa sensazione (che come tale è personale). Mi è piaciuto l'uso dei nomi e il loro significato. Ti faccio i miei complimenti
  2. Ghigo

    [MI120] ciak, si gira

    E' stata la prima cosa a cui ho pensato io
  3. Ghigo

    [MI 120] Le notti di Laura

    tutte le luci voler scoppiare mi suonerebbe meglio Mi è piaciuto molto l'incipit. Il racconto è introspettivo e tu riesci a descrivere bene il malessere della protagonista (che all'inizio sembra solamente una stalker, almeno questa era l'impressione che avevo avuto) che poi sfocia nella pazzia vera e propria se non nell'attaccamento verso una persona che magari più di altri la degna di una parola o di un sorriso. Racconto che ti lascia un po' di malinconia. Mi è piaciuto.
  4. Ghigo

    [MI120] ciak, si gira

    Quell’andatura Il mio commento va un po’ a ricalcare quello di Edu, è non è la prima volta. La pubblicità mi è piaciuta molto. Anche il cancro non è (solamente) ereditario, ma si fanno ricerche per prevenirlo o per curarlo, stessa cosa per questa malattia. Quindi l’ho trovata azzeccata. La scena finale mi ha sorpreso, non lo avevo immaginato, è avrei chiuso tre righe più su. Racconto fluido che ho apprezzato molto
  5. Ghigo

    [MI 120] Sparagli Piero

    Mezzanotte mi pare. non ci ho capito molto. Piero è un assassino che quando uccide ama ascoltare la canzone. Perché alla fine passo dallo sparagli della canzone allo sparale al femminile? Sta uccidendo una donna? Racconto molto, forse troppo, breve. Se poi si tolgono le citazioni della canzone per brevità hai battuto Camparino però lo stile di quello che c’è l’ho apprezzato. Mi sarebbe piaciuto saperne di più di questo Piero
  6. Ghigo

    Mezzogiorno d’inchiostro n.120 Off Topic

    Ce l'ho fatta e con pure 45 minuti di anticipo! Grazie fuso orario russo
  7. Ghigo

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 120 Topic ufficiale

    Traccia di mezzogiorno (ma complimenti a quella di mezzanotte che mi attirava parecchio ma ho avuto poco tempo): I fantasmi non hanno le ali. Spero di aver rispettato il prompt di @AndC per come l'ho inteso io. Inizio a parlare di una cosa per sfociare nell'altra.
  8. Ghigo

    [MI120] I fantasmi non hanno le ali

    Prompt di mezzogiorno: Nulla è ciò che sembra. I fantasmi non hanno le ali Quando ero uscito il tempo era buono, c'era il sole e faceva caldo per essere gennaio. Nel giro di un'ora era arrivato il diluvio. E, naturalmente, non avevo l'ombrello. Mi tolsi i guanti e misi le mani in tasca. Meglio un po' di freddo che i guanti bagnati. Non c'è cosa fastidiosa come i guanti umidi: ghiacciano le mani e ti fanno sentire quel pizzico d'artrite che ti ricorda che l'adolescenza è solo un ricordo e tu sei già verso la fine degli “enta”. La passeggiata mi era utile per le idee. Pensavo a nuove storie da proporre agli spettatori. Scrivo i dialoghi per le serie televisive. Ora stavo lavorando a una serie horror di zombie e fantasmi. Anche se io, ai fantasmi, non credo molto. Figuriamoci agli zombie. Abito in una villetta a tre piani. Da solo. Il fatto è che ero sposato, poi però ho divorziato e lei si è portata via anche i miei due figli. Giustamente, visto che il fedifrago ero stato io, infatuatomi della costumista del nostro studio cinematografico. Qualche moina, e in due settimane di scappatelle avevo mandato, ed è il caso di dirlo, a puttane il mio matrimonio. Mio padre, fervente rappresentante della comunità religiosa locale, aveva preso come un'offesa personale il mio divorzio. Mia mamma, ovvio, gli era andata dietro. Calcando le mani ancor più a fondo nelle tasche arrivai in prossimità di casa mia. La cosa che subito mi colpì furono le tende chiuse. Sarò ossessivo compulsivo, ma quando esco lascio sempre una luce accesa e le tende aperte, così se qualche ladro passa, è portato a pensare che io sia in casa. La luce era accesa, ma le tende erano chiuse. Il primo impulso fu di chiamare la polizia e andare ancora un po' a schiarirmi le idee. Però mi venne un dubbio. E se avessi chiuso per sbaglio le tende? Magari mentre pensavo a uno zombie che nell'azzannare un fantasma, scopriva la sua impalpabilità. Almeno la porta non era scassinata. «C’è qualcuno in casa?» Nessuna risposta. Vicino al camino c’era l’attizzatoio, lo presi e iniziai a ispezionare la casa. Al piano terra non c’era nessuno. Salii le scale e andai al secondo piano. Anche lì nulla. Salii al terzo, dove c’era solo un sala grande con un tavolo da pingpong. Sentii un tuffo al cuore quando vidi una persona vicino al tavolo da pingpong. Pensai di fare retro font e darmela a gambe, però poteva spararmi. Decisi di affrontarlo con coraggio. «Non mi uccida» implorai. Lui sorrise. «Non mi riconosci?» Non lo riconoscevo. Era all’incirca alto come me, molto magro, forse otto o dieci anni più di me. Vedendo che non sembrava né armato, né pericoloso, gli puntai l’attizzatoio. «Nostro papà sarebbe fiero di te!» sorrise. Lì per lì non capii cosa stesse farneticando, poi però non potei non notare la somiglianza. Era la copia di mio papà, io invece di mamma. «Io scrivo di fantasmi, ma non ci credo. Mio fratello è morto quando avevo nove anni.» Lui sorrise. I suoi occhi no. «Così ti hanno detto? Sei stato al funerale? Hai visto il corpo di tuo fratello nella bara?» A pensarci bene no. Perché quel giorno mia mamma si era fissata che avevo l’influenza e mi aveva dato dell’acqua zuccherata dicendo che presto tutto sarebbe passato. «No, non ci sono stato, ma…» «Comunque hai ragione: sono un fantasma, Billy-Boy.» Il cuore fece un balzo. Billy-Boy era il nomignolo che mi aveva affibbiato mio fratello quando eravamo piccoli. Cioè, quando io ero piccolo, lui aveva sette anni più di me. «Come fai a sapere il nomignolo?» «Sono il fantasma dei Natali passati.» Il canto di Natale era il nostro cartone animato preferito. Lo guardavamo ogni anno sotto Natale e io ero felice, perché il mio fratellone restava con me, sgranocchiando popcorn davanti al camino. Stavo iniziando a ricredermi sui fantasmi. «E perché sei venuto da me proprio oggi? Devo morire e sei venuto a prendermi?» «No, sono venuto a salutarti.» «Sai quanto ho pianto? Perché non ti sei fatto vivo prima?!» «Perché la mia anima non trovava pace» ancora uno sguardo alla finestra. «Ma il funerale?» «Non c’è mai stato nessun funerale. Sono stato seppellito, questo è vero. Ma non sotto terra, bensì sotto una coltre di bugie.» «Ma io ho sempre sentito i discorsi fra papà e mamma, anche prima che tu morissi. Dicevano che eri malato.» A quel punto lui scoppiò in una grande risata. «Vero, secondo loro malatissimo. Ma non avevo il cancro. Secondo papà c’era una malattia ben più grave del cancro. Il giorno in cui ero sparito, il nostro caro papà mi aveva fatto rinchiudere in un istituto d’igiene mentale. Ero minorenne. Sono stato in cura in quell’istituto non ricordo per quanto tempo.» «E perché sei venuto da me solo oggi?» «Perché è oggi che sono morto, te l’ho già detto.» Nella mia mente me lo vedevo scappare dall’istituto e cadere sull’inferriata, trafitto. E ora il suo fantasma era venuto da me per un ultimo saluto. «E papà sa…» «Papà ha sempre saputo. E mamma anche. Ma non sapevano dov’ero. Ora devo proprio andare.» «Puoi restare qui da me, se vuoi.» «No, non posso.» In quel momento pensai che se lo avessi toccato, avrei visto un’enorme ferita sull’addome, come in quel racconto di Dino Buzzati, e la morte fuori che lo aspettava. Dalla strada giunse il suono delle sirene della polizia. «Il nostro vecchio è più furbo di quanto pensassi» commentò. «In che senso? Lui sa dove sei?» «Lo ha immaginato. Ho fatto visita ai nostri vecchi, prima di venire da te, e ho preso queste in prestito» e mi tirò un mazzo di chiavi. Le chiavi di casa mia. «Li hai uccisi?» «I fantasmi non uccidono. I fantasmi obbligano a ricordare.» «Cosa gli hai fatto?» chiesi leggermente preoccupato. «La lettera scarlatta. Li ho legati alla sedia e a papà ho tatuato sulla fronte una cosa, in modo che ogni volta che si guarderà allo specchio si ricorderà di me. Ora devo scappare.» Suonarono alla porta. «Ma la polizia è già giù, da dove passerai?» «Attraverso le pareti» sorrise lui, poi proseguì. «Tu non hai colpe, ti ho sempre voluto bene, ma non volevo metterti in mezzo. Vai giù e digli che non ci sono, prendo un po’ di tempo per pensare.» Gli credetti. Ma non si può credere a un fantasma. Mentre ero sulla soglia, sentii un gran freddo. Mi voltai, la finestra era aperta, mentre la polizia continuava imperterrita a suonare. Lui mi guardò e sorrise, in piedi sul davanzale. «Tu che ne scrivi, i fantasmi sanno volare?» Lo guardai dritto negli occhi: «I fantasmi non hanno le ali, ma gli Angeli sì.» «Proviamo. Addio, Billy-Boy!» mi fece l'occhiolino e si lasciò cadere nel vuoto. «No!» gridai, correndo verso la finestra. Vidi mio fratello sospeso a mezz’aria, fece una piroetta nel vuoto come se non ci fosse gravità, e mi salutò. Poi iniziò a muovere le mani come un gabbiano e volò via, libero e felice. La mia mente di scrittore vide questo, e vorrei tanto che fosse la verità. Ma la verità era un’altra. Che i fantasmi non sanno volare. Mio fratello era precipitato proprio sul tetto di una delle macchine e intorno a lui si allargava una macchia di sangue, mentre la pioggia lo lavava di tutte le sofferenze. Quando la polizia entrò, poté solo constatare due cose: che non mi aveva toccato e che era morto. Per la seconda volta. Definitivamente. Solo dopo venni a sapere la verità. Mio padre aveva scoperto la sua omosessualità e lo aveva mandato in un istituto di correzione al fine di “curarlo”. Non ci erano riusciti. A me non avevano detto nulla per non “contaminarmi”. Una volta scappato dall’istituto si era dato alla macchia e aveva vissuto con un ragazzo, finché questi non era morto di AIDS. Era venuto a darmi l’ultimo saluto. Qualche giorno dopo vidi il mio vecchio. Aveva un grosso cerotto in fronte. Disse che gli avevano tolto una ciste. Non potei fare a meno di trattenere un sorriso.
  9. Ghigo

    [MI 120] Una vita a un bivio

    Ti chiedo scusa se sarò più pignolo del solito ma questo commento mi serve per pubblicare. Questa frase la trovo leggermente lunga e si legge a singhiozzo per via delle troppe virgole inserite. Potresti rendere la lettura più fluida usando tipo: Il 24 giugno era la festa del Patrono, San Giovanni Battista, e io avevo quasi undici anni. Usi il verbo trascinare due volte nel giro di poco tempo, ti consiglio un sinonimo. Il periodo l'ho trovato leggermente lungo e spezzettato. Ti consiglio di dividerlo con un punto o di asciugarlo leggermente. Questo passaggio, invece, mi piace moltissimo. Giuste interruzioni per la punteggiatura, evocativa. Questa frase non mi torna. Se togliamo la frase tra le virgole, suona: La mia famiglia era praticante cercare di essere buoni. Di solito togliendo la frase tra gli incisi dovrebbe risultare fluida, qui l'infinito stona. A modo lo sostituirei. Come un pendolo suona meglio. Questa anche stona leggermente. Ero un bel pezzo avanti. Significato ambiguo. Mi sentivo dire Si potrebbe essere che lei sentiva qualcuno che lo diceva a lei. Per evitare l'ambiguità di forma direi: Scappai mentre sentivo la mia voce dire "Sì". o simile. Lo stile mi è piaciuto, l'alternarsi di poesia e prosa. Credo sia di nuovo un racconto autobiografico, o sbaglio? Mi piace come racconti l'infanzia, le piccole situazioni. Però quando ho finito di leggere mi è rimasta la domanda principale. Chi era e cosa voleva quell'uomo? Probabilmente è rimasta anche a te, se di autobiografico si tratta Mi è piaciuta l'ambientazione, il tratteggiare delle piccole cose. Mi manca un vero sviluppo della trama, non della traccia, che secondo me c'è, ma della trama vera e propria. Buona prova.
  10. Ghigo

    Mezzogiorno d’inchiostro n.120 Off Topic

    Mi sono liberato solo ora. Ho paura che passerò la mano e mi spiace perché le tracce erano entrambe invitanti...
  11. Ghigo

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 120 Topic ufficiale

    Ottime tracce. Se parteciperò lo saprò solo verso le undici di sera (ora russa). Intanto penso a qualcosa. Non mi vengono domande per ora. Solo una che riguarda il regolamento. I giudici votano anche durante la prima fase (tre scelte e tutti i racconti) o solo durante la seconda (i cinque più votati dal pubblico)? Anzi, per la traccia di mezzogiorno: Il cambiamento deve essere solo un colpo di scena (tipo lottano e poi era un film) oppure all'inizio si crede a una cosa e poi invece è l'altra ma sempre della stessa trama (tipo tutti pensano sia un vampiro invece è uno che non può stare al sole per una malattia)?
  12. Ghigo

    Bestseller

    Stavo scegliendo un racconto per farlo leggere a una persona' amica e il mio occhio è caduto su questo. Ho letto il racconto col sorriso dall'inizio alla fine, scrittura impeccabile. Seghe mentali congetture veritiere. Per me è un ottimo racconto (facile dirlo quando è stato messo tra i migliori racconti del WD). Quando tornerai spero ti farà piacere leggere il mio commento.
  13. Ghigo

    Ciao Nanni

    Credo di essere stato l’ultimo a essere stato commentato da Nanni. L’ho incrociato pochissime volte e i suoi racconti mi erano piaciuti, surreali e grotteschi. A partire dal coniglio nell’avatar. Era uno degli utenti (come altri) che mi aveva da subito lasciato impressioni positive. Mi spiace molto della notizia anche perché era giovane oltretutto. Recupererò altri suoi lavori. Buon viaggio
  14. Ghigo

    [Natale 2018-1] Qua la mano

    A me Amabili resti. Mi pare che inizi dicendo "il giorno in cui sono morta" o qualcosa di simile. Il film (il libro non l'ho letto ma presumo sia simile) è raccontato in prima persona dalla protagonista, morta per mano di uno stupratore pedofilo in modo abbastanza violento per quanto mi ricordi. Però l'ho visto da tempo e vado a memoria.
  15. Ghigo

    [Natale 2018-1] Storia di Natale

    mi chiedevo chi mi taggasse una volta che me ne sto buono a guardare
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