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Komorebi

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    Lombardia
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    Da molti anni (mi pare 28, ma potrei sbagliare) sono in conflitto con me stesso. Nel continuo tentativo di migliorarmi, finisco solo per complicarmi la vita.

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  1. Komorebi

    [MI 125] Segui il tuo Signore

    @AnnaL. non ho molto da dire: il racconto è ben scritto, a parte un 'da' senza accento verso l'inizio. La sensazione che si ha, però, è che le cose avvengano troppo in fretta: per riuscire a far avvicinare il lettore al protagonista ci vuole tempo, qui invece sfrutti la ripetizione del suo pensiero (sono buono, lavoro, non fumo, non bestemmio ecc...) per abbreviare i tempi. Con il limite di caratteri si poteva fare ben poco di diverso, in effetti, e la resa finale è assolutamente buona. Però non si percepisce l'angoscia del protagonista tanto quanto meriterebbe viste le premesse.
  2. Komorebi

    [MI 125] Mikhael - Chi è come Dio?

    Credo che quest'ultima frase descriva esattamente anche come mi sono sentito al termine del racconto: ansioso di saperne di più e confuso per il fatto che non ci fosse altro. Il racconto è ben scritto, l'inventiva non manca di certo. Il finale giunge troppo rapido, improvviso. E' vero, sappiamo tutti come è andata a finire, ma non è un buon motivo per non approfondire ulteriormente il rapporto tra gli angeli. Resta comunque un bel racconto. Appunto, peccato non ce ne fosse di più.
  3. Komorebi

    [MI 125] Nuova vita

    @M.T. racconto dalle buone potenzialità, ma che necessitava di notevole revisione. Le parti da cui è composto non scivolano linearmente l'una nell'altra. Il protagonista afferma 'di non avere amici' e un secondo dopo racconta di 'un amico' che spia ogni giorno. Il racconto sulla morte della moglie dell'amico è inserito all'improvviso, così come all'improvviso il protagonista si mette a pedinare quest'ultimo. Insomma, si percepisce che c'erano tante idee, ma (causa tempo?) non sei riuscito a integrarle pienamente tra loro.
  4. Komorebi

    [MI 125] Il trofeo

    @Alba360 racconto ben scritto, con scene assai ben descritte. Resta un minimo dubbio se non sia stato un po' troppo eccessiva la reazione della moglie: in fondo il protagonista non aveva mai ucciso prima e, in quel caso, l'avrebbe fatto solo 'per legittima difesa'. Comunque molto piaciuto!
  5. Komorebi

    [MI 125] La pelle

    Secondo me tutto dipende da 'quanto vicina è la voce narrante al personaggio'. Il narratore in terza persona può essere onnisciente o adottare il punto di vista di un personaggio. Una volta che adotta il POV di un personaggio, può essere più o meno vicino a questo. A me è sembrato che nel tuo racconto il POV fosse saldamente ancorato su Virgina, per questo a volte mi stonava l'uso di termini che denotavano una 'maggiore cultura' rispetto al personaggio tratteggiato. I momenti in cui 'più ti avvicini' a Virginia sono quelli in cui riporti i suoi pensieri in corsivo: sei così vicina a lei da sapere anche ciò che pensa. Quando però riporti i suoi pensieri in stampatello, lì li reinterpreti col tuo stile di scrittura, che è più distante. Insomma, c'è un'alternanza tra i pensieri di Virginia riportati fedelmente in corsivo e gli stessi pensieri reinterpretati dal narratore in stampatello. I due stili, almeno ai miei occhi, stonano. Secondo me (e tutto questo commento è un grande 'secondo me') puoi comunque agire in questo modo, ma o rendi più 'raffinata' Virginia o rendi meno curata la parte del testo in cui riporti i suoi pensieri e sensazioni col suo punto di vista (senza per forza rendere la scrittura semplicistica e poco curata). Torno a dire: è tutto un grande 'secondo me'.
  6. Komorebi

    [MI 125] Qui spargere sorrisi non si può

    @Poeta Zaza mi trovo d'accordo con chi mi ha preceduto. La parte che più ho apprezzato del racconto e che mi è rimasta maggiormente impressa riguarda le poesie, meno la parte in prosa, che delle poesie sembra più una parafrasi. Il racconto, per quanto l'abbia trovato poco azzeccato con il tema del contest (il 'limite' ci entra un po' forzatamente), si concentra più sul gioco che sui giocatori. Per ottenere un maggiore effetto si sarebbe potuto concentrarsi più sulle storie degli anziani (cosa che in parte fai), mentre si è dato maggiormente spazio alla 'catena di parole'. Togliendo caratteri da una parte e aggiungendoli dall'altra, magari modificando anche la forma del testo e rendendolo un diario in prima persona, i vari dettagli (poesie, impressioni della narratrice, tentativi di creare nuovi giochi di parole) troverebbero tutti il loro spazio.
  7. Komorebi

    [MI 125] Vitriolage

    @Rica la descrizione delle sensazioni della donna al contatto con l'acido mi hanno angosciato. Sei riuscita a trasmettere la sofferenza della protagonista (fisica, soprattutto, meno quella psichica, dato il suo passato) con raffinata capacità. Rimane poco verosimile che nessuno dei 'pestati' abbia mai denunciato il compagno della protagonista e, anzi, si sia lasciato picchiare a sangue senza che vi fossero poi conseguenze. Il finale sembra smorzare un po' la tensione che si era creata nel racconto: la protagonista si incolpa troppo di quanto accaduto e le conseguenze psicologiche che una simile sfigurazione avrebbe potuto causarle non vengono approfondite, ma solo lasciate immaginare.
  8. Komorebi

    [MI 125] Scambio di coppia

    Bellissimo! Ho riso sinceramente in più punti, compreso il finale da commedia dell'arte (be', insomma, più o meno). Complimenti sinceri e grazie per il bel racconto che ci hai proposto!
  9. Komorebi

    [MI 125] La pelle

    @Ivana Librici racconto ben scritto, con buona presentazione dei personaggi e descrizioni riuscite. La protagonista Virginia, essendo il testo narrato dal suo punto di vista, appare forse meno verosimile. Le riflessioni che porta e gli esempi (l'esoscheletro, il carapace) sono indicative di una certa cultura. Per come è lei, invece, una madre (troppo giovane?) persa tra alcool e droga, un simile linguaggio si addice poco. Dovrebbe essere più schietta, pragmatica, proprio come è quando parla delle anoressiche. Il tema del limite è sviluppato bene, mi è piaciuto il significato che gli hai attribuito, di 'pelle', 'confine corporeo'. mi sarebbe però piaciuto che venisse meglio approfondito: perché Virginia vuole perdere il suo confine? Solo per sballarsi e fondersi col mondo o per un altro motivo? Piacevole anche che l'unico vero contatto fisico che viene descritto sia quello tra la pelle di Virginia e quella di sua figlia. Nel complesso si tratta di un racconto con una buona base e che presenta alcuni punti che possono essere ampliati e migliorati.
  10. Komorebi

    [MI 125] Gigli dorati

    @Neura LE (XD) Scherzi a parte, ho sofferto internamente a leggere quel “gli” rivolto a una donna (per due volte). Il racconto è molto bello, scritto bene. Costruisce davvero egregiamente l’aspettativa per distruggerla poi alla fine. Si percepisce bene la delusione di Yu, quel suo vuoto interno cui accenni. Ho trovato solo una parte che si sarebbe potuta togliere (dove approfondisci il declino economico della famiglia e i numerosi tentativi della madre di restare incinta, quelle due frasi non aggiungono molto e si potrebbero rimuovere senza problemi). Il finale, invece, potrebbe essere ampliato leggermente: si tratta di un feticista, che la ‘compra’? O è un uomo che, per mostrare alla società la propria benevolenza, sposa ragazze disabili? (Mi sembra che esista questa tradizione, ma potrei confondermi). Comunque nel complesso giudizio molto positivo!
  11. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 125 Topic ufficiale

    Una volta a settimana Prompt di mezzanotte
  12. Komorebi

    [MI 125] Una volta a settimana

    Commento Prompt di mezzanotte. Una volta a settimana Apre gli occhi e sorride: è quel giorno della settimana. Claudia si stiracchia nel letto a due piazze, l’altro materasso vuoto. I muscoli sono rigidi, le ossa scricchiolano. Che difficoltà alzarsi al mattino. Una scarica elettrica attraversa la colonna e scende alle gambe, devono essere le ernie. Si obbliga ad alzarsi. Sono solo le 7:00, ma di cose da fare ce ne sono tante e non c’è tempo da perdere. Per prima cosa, in bagno: si lava la faccia sbuffando, cerca a tentoni la salvietta. Ancora in pigiama e a stomaco vuoto, lava i sanitari e il pavimento. Bisogna che sia lucido, si sa mai che qualcuno venga a casa sua e chieda di usare il bagno; sai che figura se lo trova sporco? Passa la spugna sul rubinetto; era caduta una goccia d’acqua mentre s’insaponava le ascelle. Rischiava di lasciare l’alone. Esce di casa senza essersi lavata i denti; quando era piccola non l’hanno mai abituata. Suo figlio la sgriderebbe, se la vedesse. La rimproverava sempre quando teneva la porta del bagno aperta mentre faceva pipì, o se non si sciacquava le mani prima di cucinare. Era sempre stato così coscienzioso il suo Riccardo, per questo era riuscito ad arrivare tanto in alto. Chiude la porta a doppia mandata. Da dentro proviene il rumore della televisione: l’ha lasciata accesa per scoraggiare eventuali ladri. Una volta teneva anche la luce accesa, ma suo figlio le aveva fatto cambiare idea. La sgridava dicendole che poi finivano per pagare troppo. Sì, anche coi soldi era sempre stato un ragazzo in gamba: ci pensava dieci volte prima di spendere qualcosa, e di solito finiva sempre per comprare libri. Amava leggere, trascorreva tutto il tempo in camera a studiare. Per questo era diventato così importante, ora. Ripassa mentalmente quello che avrebbe dovuto fare prima di sera. Avrebbe cucinato le lasagne, che a Riccardo piacevano tanto. E avrebbe sistemato la casa, il salotto era un po’ in disordine. Anche se viveva da sola, c’era sempre una confusione, in quell’appartamento! Passa davanti alla giostra nella via della stazione. A Riccardo non piacevano le giostre, riusciva a stare male anche su quella dei cavalli. Lui preferiva gli scacchi e risolvere i giochi di parole. Lei nemmeno conosceva le regole del gioco da tavolo e non capiva i rebus. Suo figlio si divertiva con gli scioglilingua, gli indovinelli; lei se li doveva far spiegare per trovarli vagamente simpatici. Le amiche la aspettano al bar. Si alzano nel vederla arrivare, si salutano l’un l’altra baciandosi sulle guance. Senza appoggiare le labbra, ovviamente, o si rovina il trucco. «Ma ciao!» l’accoglie il grido acuto di Cinzia. «Ma sei bellissima oggi!». «Dici? Sarà il vestito nuovo!» «No, no. Hai fatto qualcosa ai capelli?» Claudia ride portando una mano davanti alla bocca. «Te ne sei accorta? Sì, li ho sistemati ieri. Sai, oggi vedo Riccardo!» «Tuo figlio?» Donatella apre la bocca in una grande O. «Viene a trovarti?». «No, no» è un po’ in imbarazzo per dover spiegare «ci sentiamo per telefono. Lui è molto impegnato col suo lavoro, riesce a chiamarmi solo una volta la settimana». Le tre siedono, ordinano cappuccio e croissant. Claudia, che non vuole appoggiare la borsa sul pavimento, avvicina una sedia dal tavolo accanto senza chiedere il permesso. «Hai saputo di Laura?» «No, cosa?» «Suo marito» Cinzia fa la boccuccia e finge di controllare che nessuno ascolti, «pare l’abbia tradita». «No!» «Non ci credo!» «Giuro! Me l’ha detto Teresa, che l’ha sentito da suo marito.» La conversazione si snoda tra un tradimento e un elettrodomestico, consigli sulla dieta e sui prodotti migliori per la pulizia della casa. Dopo quasi due ore di chiacchierata, le tre concordano sia ora di andare. «Ciao, ragazze» fa Claudia, «è sempre bello parlare con voi!». «Ciao bellezza» la bacia Cinzia, «facci sapere come va la chiamata di tuo figlio, eh!». Claudia si allontana nervosa, controlla l’ora. Si è fatto tardi, ma non abbastanza. Manca ancora tanto a quando la chiamerà Riccardo, c’è ancora tutta la giornata da far passare. Gira per il mercato, tenendosi alla larga dalle bancarelle dei colorati, che provano sempre a fregarla sul prezzo. Sarà per la razza, che li rende infidi. Compra il pollo dalla sua amica mezza romena, che è straniera ma almeno è bianca. Tiene d’occhio l’orologio: suo figlio la chiamerà per le 19:00, dodici ore precise da quando si è svegliata quel giorno. Per quel momento dovrà avere tutto pronto: le lasagne per primo e il pollo comprato al mercato come secondo. Non è abituata a mandar giù così tanto cibo in una volta sola, ma quella sarà un’occasione speciale. Suo figlio chiama una sola volta la settimana, deve festeggiare. Per tenersi libera lo stomaco, non mangerà a pranzo. Sarà tutto perfetto. La giornata è trascorsa più lenta delle altre. Almeno di solito c’è il lavoro a riempirle le ore. La domenica, invece, a parte i gialli in tv, c’è ben poco da fare. Un tempo sfruttava la festività per stirare i vestiti di suo figlio, mentre lui se ne stava in camera a studiare. Adesso, invece, a parte i suoi non ha i panni di nessuno da lavare e stendere. Claudia controlla l’orologio, le 18:55. Ormai ci siamo: la tavola è apparecchiata, la porzione di lasagna già nel piatto. Il cordless è accanto a lei, lo schermo grigio. «Avanti, avanti…» incita a mezza voce. La casa è silenziosa, la tv spenta. A Claudia non piace se non c’è rumore. Nel silenzio è obbligata a pensare e, quando pensa, diventa triste. 19:01. E se non chiamasse? Il telefono squilla, è lui. È agitata, come se dall’altra parte l’aspettasse un vecchio fidanzato. Si ripete di stare tranquilla, di non assillarlo di domande o lui si scoccerà. Si ripromette di non essere sdolcinata, non far tremare la voce. Un bel respiro. «Pronto?» «Ciao, mamma.» La sua voce, così bella e virile. Si è proprio fatto uomo, il suo bambino. Addenta un boccone di lasagna, le sembra buonissima. «Ciao» cerca qualcosa da dire, la mente svuotata. «Allora…?» riesce a domandare. «Niente.» Il momento si è già incrinato. Di tutte le cose che aveva voglia di dirgli, non trova nulla che valga ora la pena raccontare. «Indovina cosa sto mangiando?», butta lì il primo argomento. «Non lo so.» «Dai, indovina.» Sbuffa. Con quel sospiro pare avere scavato con un caterpillar nel suo petto. «Lasagne» cerca di recuperare, «il tuo piatto preferito». «Uh.» Il silenzio si prolunga, Claudia appoggia la forchetta. «Allora, come va il lavoro?» «Bene. Impegnativo.» «TI va di raccontarmi qualcosa?» «No, sarebbe troppo lungo, dovrei spiegarti tutto.» Sta pensando a qualcos’altro da aggiungere, ma lui la previene. «Ascolta, mamma, ho un po’ di cose da fare. Ti chiamo la prossima settimana, ok?» «Sì» finge noncuranza, «sì, va bene. Ciao, amore» accidenti, le è scappato, che stupida! «Uhm.» Riattacca. 19:03. Claudia si alza, non ha più fame. La lasagna fuma ancora nel piatto, il pollo è a scaldare. Claudia spegne il forno, raccoglie il piatto e va in bagno. Rovescia il cibo nel water, tira la corda. Il ragù si mescola alla besciamella e all’acqua schiumosa, colora di marrone la porcellana. Claudia si piega, vinta dai crampi allo stomaco e da una terribile nausea che quella vista le genera. Vomita nel gabinetto. Quando sta meglio si lava la faccia, toglie le lacrime e si pulisce la bocca. Spera non si tratti di un virus intestinale, non è mai stata così male. Tra una settimana suo figlio la richiamerà. Per allora dovrà essere guarita, così potrà festeggiare.
  13. Komorebi

    [MI 125] La regione di Columbus

    Un po' troppo generico, no? Per essere detto dal comandante. sia @Edu racconto di fantascienza che sfocia nel metafisico e che strizza l'occhio a Ventimila leghe sotto i mari e alla celebre caccia alla Balena bianca. Il capitano Columbus, eroe impavido che si muove alla scoperta di un nuovo mondo spaziale, è descritto dotato della stessa autorevolezza malinconica dei capitani delle storie sopra citate. E' un personaggio maledetto, grandioso e impavido perché ormai ha rinunciato a tutto, alla 'crosta solida' della realtà, proiettandosi già nel mondo di Platone oltre il limite conoscibile. E' però anche un personaggio a metà, forse a causa del limite dei caratteri. La sua figura è più accennata, che descritta, e per quanto risalti bene sul foglio, al pari di quella degli altri due personaggi (voce narrante compresa), resta la voglia di saperne di più, di vederlo impegnato in altri dialoghi, in confronti ulteriori col protagonista tu-narrante. A proposito del tu-narrante, inoltre, mi viene da domandarti il perché di questa scelta (riferimento al contest di qualche settimana fa? XD). Perché, vedi, ci avrei visto meglio un Ismaele come protagonista, una spalla del capitano che servisse solo per accentuarne la luce (e questo già lo fa nel racconto), ma che fosse anche un personaggio corporeo, vero, e non il lettore risucchiato nella narrazione. Nel complesso la storia è piacevole, forse in alcuni punti si avvolge un po' su se stessa perdendosi nel metafisico, ma rimane comprensibile e verosimile. C'è però un dubbio, che non viene risolto, e che potrebbe compromettere la trama: chi lo dice che dopo il limite si perderanno i corpi e sopravvivranno le menti? Chi lo dice che avverrà questa 'riunione di spiriti' che tu pare dia per assodata? Non lo dici o mi sono perso un passaggio? Riguardo a questioni tecniche: l'inizio è un po' troppo ricco di possessivi (tuo, suo, ecc...). Si possono togliere per rendere la lettura più agevole.
  14. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 125 Topic ufficiale

    Domanda per il prompt di mezzanotte: la parola-boa può essere declinata al plurale, nel caso?
  15. Komorebi

    Lampi di Poesia 1 - Topic ufficiale

    Scopro ora, con sorpresa e piacere, di aver vinto. Che dire se non: grazie a tutti (non solo a chi mi ha votato, ovvio)! Ma quindi...dovrò fare da giudice? O.o
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