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Komorebi

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597 Magnifico

Su Komorebi

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    Komorebi
  • Compleanno 23/09/1990

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  • Sito personale
    ungrappoloinsensato@blogspot.it

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  • Genere
    Uomo
  • Provenienza
    Lombardia
  • Interessi
    Da molti anni (mi pare 27, ma potrei sbagliare) sono in conflitto con me stesso. Nel continuo tentativo di migliorarmi, finisco solo per complicarmi la vita.

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  1. Komorebi

    Come pronuncio mentalmente i vostri nick

    @Kuno @Ljuset Liüset @wyjkz31 uichix @Niko nicco @AdStr aztr @AndC end-ci @bwv582 Bi-emme-vu @Rewind reuaind (o anche= quello che scrive senza subordinate) @Joyopi gioiopi @massimopud massimopud @simone volponi simone volponi @Marcello maiehcomsaklejaklsnaboxljanwnxola
  2. Komorebi

    Come pronuncio mentalmente i vostri nick

    @Komorebi = bellissimo & bravissimo
  3. Komorebi

    Stralcio 2 - Prologo del romanzo che mai vedrà la luce

    Temi il sangue antico! Per gli dei, Laurence, temilo! (amo i souls <3) @Uppel sono capitato qui per caso e, dato che si tratta di stralci e frammenti, mi perdonerai se non ho letto il primo. Ci sono varie cose che vorrei sottolineare, cercherò di fare un elenco (ordine casuale, cose belle e brutte insieme): 1) Il tono: più volte, nel corso della scrittura, mi sono domandato se avessi dovuto ridere o stare serio. Non prenderla come una critica, non del tutto almeno. Intendo dire che il testo contiene alcune parti che fanno sorridere (gli scarafaggi che vengono paragonati a 'Yorkshire Terrier' e che se ne camminano 'mogi mogi', il protagonista che atterra non di schiena, picchiando le vertebre e sentendo scosse partire verso la gamba, ma 'sul culo') accanto ad altre (il generico 'orrore' finale, l'apocalisse che descrivi, le macerie, ecc...) che invece fanno pensare a qualcosa di più serio. Ti consiglio di mantenere, almeno nel prologo di ciò che scrivi, un registro unico. Non voglio dire che non puoi mettere scene 'divertenti' in un testo serio, ma secondo me dovresti filtrarle meglio con il punto di vista del personaggio. Se il personaggio è un tipo irriverente, ironico e sarcastico, allora tutte le battute di prima ci stanno, ma qui, in questo stralcio, assumi più l'aspetto di un narratore esterno, senza calarti del tutto nel punto di vista del protagonista. Insomma, c'è un po' da affinare questa parte. 2) La generalizzazione e l'astratto: quando leggo un testo, io amo la precisione dei termini. Più sono precisi, concreti, visualizzabili, e più mi piace. Tu cadi verso la fine nell'astratto e nel'aspecifico, tipo: te lo concedo, ma solo perché eri verso la fine. Da parte mia, però, ti assicuro che provo più piacere e più interesse quando mi si racconta qualcosa di preciso, e non un generico 'incubo', 'terrore puro' o 'qualcosa di non umano'. Se sei bravo a usare termini precisi (la descrizione del protagonista è perfetta, poi ci arrivo), è anche vero che talvolta fai delle scivolate (uno scarafaggio non 'passeggia', non fa 'passettini'; puoi dire che le zampe ticchettano sull'asfalto, che corre con le zampe secche, ecc... oppure, ancora: una persona non 'posiziona un piede', ma 'si assicura che l'appiglio sia saldo, prima di darsi la spinta per issarsi') e, questo più spesso, la scrittura non è sempre fluida. Hai abbondato di metafore, similitudini (non mi è piaciuta tanto quella del cane infernale: non è immediatamente visualizzabile, ci vorrebbe un paragone più concreto) e, soprattutto verso la fine, questo insieme di figure retoriche ha appesantito la scrittura, rendendone difficile la comprensione (ho dovuto leggere due volte l'ultimo paragrafo, perché non capivo di preciso cosa stesse accadendo). Insomma: buoni i riferimenti concreti, ma attento alla precisione delle descrizioni e non lasciarti travolgere dalla voglia di mettere similitudini. Di solito si dice che sono segno di scrittura pigra: chi non sa descrivere, usa le similitudini. 3) La descrizione del protagonista: questa è davvero bella. Hai usato termini precisi e specifici, sei riuscito a farmelo immaginare poco per volta, senza farmene subito un ritratto ma lasciando che la sua figura emergesse gradualmente. Bello anche l'utilizzo di termini da te inventati senza scadere nella spiegazione non richiesta di cosa fossero o a che servissero. Questa mi è piaciuta. Un saluto! Loda il sole!
  4. Komorebi

    [MI 115] ...a cui ho consumato la vita

    Ringrazio tutti per i commenti lasciati, fin troppo gentili per quella che ritengo una storia con poca fantasia. Mi sono ispirato al film Melancholia e ho voluto descrivere una forma di depressione psicotica, dove non c’è alcuna speranza e la persona è completamente vittima della malattia. Non mi è uscita benissimo, secondo me, è ammetto che avrei potuto impegnarmi di più. Ringrazio anche @gecosulmuro per la critica precisa e puntuale. Alla prossima!
  5. Komorebi

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Off Topic

    @Komorebi dai, vieni anche tu! Ti aspettiamo a braccia aperte!
  6. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 115 Topic ufficiale

    Complimenti ai vincitori!! E per @Kuno anche alle vincimucche ! (GRRRR non ho vinto di pochissimo GRRR). Sono d’accordo per il voto segreto, ma speravo che la sorpresa consistesse in una torta al cioccolato
  7. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 115 Off topic

    @Kuno vale uccidere Crilin?
  8. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 115 Topic ufficiale

    Voti: - @AdStr: stile non perfetto ma nel complesso buono, buona l’idea, davvero fantasiosa. Carino anche il riferimento alla Bella e la Bestia, ben condotto. Le riflessioni “psicotiche” sono rese bene, erano convincenti e giustificano quanto accadeva. - @Kikki: stile davvero buono, sebbene qua e là vi siano alcune ripetizioni (e quella virgola che perdono solo perché fingo sia licenza poetica ). Bella inventiva, risultato migliorabile: protagonista troppo razionale, avrei preferito ci fosse più passione, più brutalità nella descrizione. Comunque molto piacevole. - @Kuno racconto piacevole, ma non tra i suoi migliori, a mio parere. Stile particolare ma impeccabile. Merita il voto perché è riuscito (e spesso ci riesce) a farmi sentire vivo il personaggio, a farmi sentire la sua rabbia e i suoi costanti tentativi fallimentari di trattenere il Mostro. Se riesco, lascerò due righe di commento anche per tutti gli altri! Un saluto!
  9. Komorebi

    Ferragosto d'Inchiostro 2018 - Off Topic

    @Thea sempre detto che sei una cacca
  10. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 115 Off topic

    @camparino invidioso
  11. Komorebi

    [MI 115] Epitaffio in Comic Sans

    @Kuno no, dai. Torno a scriverti un commento costruttivo. Ma non ora che ho poco tempo. Torno poi. Forse. Ma anche no. Comunque mi è piaciuto. Circa.
  12. Komorebi

    [MI 115] ...a cui ho consumato la vita

    @Macleo ti rispondo velocemente. Il soggetto della frase, in realtà, è il Mostro della proposizione precedente: nè i farmaci nè l’amore di Cinzia possono sconfiggere il Mostro che Adele ha dentro. Riguardo al seguito della frase: è Adele che ha consumato la vita di Cinzia, avendola “obbligata” a occuparsi di sé.
  13. Komorebi

    [MI 115] Epitaffio in Comic Sans

    Il comic sans scatena il peggio in chiunque. Credo sia un font illegale in almeno una ventina di stati.
  14. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 115 Topic ufficiale

    Traccia di mezzogiorno: I nuovi mostri [MI 115] ...a cui ho consumato la vita
  15. Komorebi

    [MI 115] ...a cui ho consumato la vita

    Commento Prompt di Mezzogiorno: I nuovi mostri. ...a cui ho consumato la vita Per qualche anno Cinzia provò a fermarmi, poi si arrese. «Vai, allora» mi disse snocciolando ogni parola con disgusto «vai e crepa». Ero convinta che quando fosse arrivato il momento ne avrei sofferto, che in qualche modo l’affetto di mia sorella mi sarebbe mancato. Non fu così. Si trattò anzi di un sollievo, una responsabilità in meno cui badare. Il giorno in cui mi diede il permesso di uscire, Cinzia non si alzò dalla sedia a dondolo. Restò immobile, la schiena dritta e le mani strette sui braccioli, come se il mondo intero fosse potuto crollare, se solo avesse mollato la presa. Dopo avermi guardato con disprezzo, volse la testa alla finestra. «Nevica» constatò. Io lasciai perdere il cappotto, non mi legai nemmeno le stringhe delle scarpe. Se il suo parlare del tempo era un estremo tentativo di trattenermi, non avrebbe funzionato. «Io non ti ho mai capito» continuò, la voce dura e aspra, una spada tagliente «e ci ho provato a lungo. Dio solo sa quanto ci ho provato. Sei solo un’ipocrita». Parlare mi costava fatica, non avevo neanche voglia di spiegarmi, ancora, per l’ennesima volta. Tenni lo sguardo basso, mi grattai i polsi con le unghie lunghe, affilate. Cinzia non me le tagliava da giorni, ormai. Lo scoppiettio del legno nel camino era un rintocco fastidioso, il cigolio del dondolo uno stridio che lacerava i timpani. «Non dipende da me», sussurrai con il filo di voce che avevo. «E da cosa, allora? Tutti questi anni e non è cambiato nulla.» «È il mio Mostro.» Cinzia non aggiunse altro e io ritenni il suo silenzio un addio. Uscii di casa, la prima volta negli ultimi due anni. Il sole di mezzogiorno si rifletteva sulla coltre di neve, mi accecava. Muoversi in quella distesa era difficile, i piedi sprofondavano e restavano incastrati. Avanzavo trascinandomi, ansimando nuvole bianche. Un brivido mi scosse, la mandibola tremò e i denti picchiarono contro i denti. Cinzia non voleva mai che prendessi freddo: scaldava per bene l’acqua, prima di farmi fare il bagno, mi copriva con una coperta la sera e mi leggeva storie dopo avermi messo a letto. Non ha mai capito che tutti i suoi sforzi non sarebbero mai bastati a vincere il Mostro. Lui sapeva essere più freddo, spietato. Il suo gelo si propagava all’interno, congelava gli organi, bloccava i reni. Il Mostro creava spilli nello stomaco, spilli di ghiaccio che trafiggevano gli organi da parte a parte, salendo fino al diaframma e scendendo nell’utero. Era per quello che non mangiavo, non avevo più le mestruazioni e respirare mi costava dolore e sforzo. Gli organi erano congelati, immobili, spaccati. Non ero più donna da tempo, non ero più viva. Nel bosco mi spogliai della veste e delle scarpe. I brividi si accentuarono, non ci badai. Mi sdraiai nell’acqua del fiume, lasciai che scorresse sopra di me. Tutti gli oceani non sarebbero bastati a pulirmi. Chiusi gli occhi. Il respiro si era già fatto più lento, i muscoli intorpiditi. «Vuoi davvero morire?» Cinzia mi aveva seguito, mi guardava dalla sponda. Non le risposi. «Che cosa provi, Adele? Che cos’hai lì dentro che ti consuma così? Davvero è così forte?» C’era stanchezza nella sua voce, ma nessuna traccia del risentimento di poco prima. Mi aveva già perdonato, e di questo mi dispiacevo. Avrebbe dovuto odiarmi, così come già faceva il resto del mondo. «Vieni a casa. Ti preparo una cioccolata calda.» Senza bisogno che mi aiutasse, mi tirai a sedere e mi alzai. Ero un corpo morto, una mente spenta in una macchina rotta. Cercare di uccidermi era diventato quasi un gioco, non ci credevo neanche più. Sarei vissuta per sempre col mio Mostro, che tutti i farmaci di questo mondo non avrebbero sconfitto. Né l’amore di mia sorella, a cui ho consumato la vita. Cinzia mi appoggia una coperta sulle spalle, passa un braccio attorno al mio collo. Lascio ciondolare la testa contro di lei, le palpebre semi-abbassate. A passo lento, trascinandoci nella neve che ci tira in basso, torniamo a casa.
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