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Komorebi

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603 Magnifico

Su Komorebi

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    Komorebi
  • Compleanno 23/09/1990

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    ungrappoloinsensato@blogspot.it

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    Uomo
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    Lombardia
  • Interessi
    Da molti anni (mi pare 27, ma potrei sbagliare) sono in conflitto con me stesso. Nel continuo tentativo di migliorarmi, finisco solo per complicarmi la vita.

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6.105 visite nel profilo
  1. Komorebi

    Videogiochi

    @Pulsar life is strange mi è piaciuto molto, ma secondo me delude un po’ sul finale. È un gioco che ci si mette poco a finire. In effetti le atmosfere (e le musiche!) sono molto belle!
  2. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro 117 - Topic Ufficiale

    @Unius infatti io sono riuscito a scriverci un racconto bellissimo e fantasticimissimerrimo, equiparabile ai classici della letteratura mondiale U.U
  3. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro 117 - Topic Ufficiale

    Chissà perché me lo immaginavo giallo-banana
  4. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro 117 - Topic Ufficiale

    Una sincera congratulazione ai vincitori, uno dei quali ( @AdStr) ho votato anche io. Gli altri miei voti erano andati a Thea e Paolati (non so perché non me le faccia taggare). Sarò sincero, visto che la sincerità fa sempre bene: nel complesso i racconti che hanno seguito la traccia 'Notte prima della libertà' non mi hanno entusiasmato. Sarà che la traccia di per sé era molto 'chiusa', obbligando l'autore a un'ambientazione prefissata in termini spaziali e temporali, ma ho preferito i racconti dedicati al tema dell'eredità. Questo, ovviamente, escludendo il mio racconto, che era bellissimo e fantasticissimerrimo. P.S. @Niko non sono abituato a vederti con la barba. Di' la verità, te la sei fatta crescere per darti un tono come Boss, vero?
  5. Komorebi

    Mezzogiorno d'inchiostro 117 - Off Topic

    Secondo me è stato cancellato o modificato il mio intero racconto. Altrimenti non si spiega come mai io non abbia vinto U.U E no, @simone volponi, non sono competitivo U.U
  6. Komorebi

    Videogiochi

    I miei primi scritti, quando ero piccolo, erano fan fiction ante litteram dei gdr che giocavo xd
  7. Komorebi

    Videogiochi

    @Max91 non conoscevo sundered, ma sembra proprio bello! Ho visto che è degli stessi di Jotun, cui non ho mai giocato ma di cui ho comunque sentito parlare. Hollow knight l'hai provato? Io non ancora, e la cosa mi dà molto fastidio perché mi dicono tutti essere uno dei più belli. @Pulsar conosco praticamente tutti i giochi che hai citato, da tomb raider in avanti sono cresciuto con quelli. Ai FF ho giocato poco, a dire il vero. Li ho scoperti tardi con FFXII, il primo cui abbia giocato. In seguito, spinto dagli amici, ho recuperato il X, il IX e ho giochicchiato al XV e ai vecchi pixellosi della serie. Sebbene non ne abbia giocati tanti, il X resta, tra i pochi che conosco bene, il mio preferito, con Yuna come uno dei personaggi migliori. Ho seriamente rischiato di commuovermi alla scena finale in cui
  8. Komorebi

    Videogiochi

    Ho dato una rapida occhiata in giro sul forum e ho trovato una vecchia discussione del 2012 inerente, principalmente, i retroscena dei videogiochi, le idee dietro la loro creazione e la loro più o meno riconosciuta e condivisa importanza nel pubblico. Questo, però, vuole essere un topic diverso: che videogioco vi piace di più? Quale vi è rimasto nel cuore e perché? Cosa vi piace nei videogiochi, quali sono i vostri generi? Come è facilmente intuibile, sono un videogiocatore accanito, che spende più tempo di quanto dovrebbe alla console (playstation, principalmente). Non so dire quale sia il mio gioco preferito, forse The Witness, uno dei più profondi e complessi che io abbia mai giocato e, per me, ascrivibile quasi al termine di 'genialità'. Per far partire la discussione e restare, però, sul mainstream, dedico lo spazio introduttivo del topic a un genere a me molto caro: i souls, in particolare i miei preferiti Dark souls 1 e Bloodborne. Credo di aver trascorso intere giornate (ripartite in ore / giorno) su Dark souls 1, il mio preferito in termini di lore (i fan riconosceranno l'importanza di questa parola) e interconnessione del mondo, nonché varietà di armi e fantasia delle boss-fight. Troppe cose ci sarebbero da dire su Dark souls 1 e, ancora di più, sul mio secondo preferito della serie: Bloodborne. In entrambi i casi si tratta di giochi fintamente open-world, in cui la strada è in realtà più chiusa di quanto non si immagini, ma il mondo di gioco è interconnesso in una serie di vie, scale, sali-scendi, incroci, cancelli che fungono da scorciatoie e porte che si possono aprire solo da un lato (e marchingegni che non si muovono). Dark souls narra la storia di un mondo antico, che ha attraversato un'era grigia, agli albori della creazione, dominata da Draghi immortali e Arcialberi maestosi. Da lì si è passati attraverso l'era del fuoco e degli uomini, in cui 3 grandi Lord, col potere della Prima Fiamma, si sono ribellati ai Draghi e ne hanno decretato la sconfitta, segnando l'avvento dell'umanità. La storia, però, comincia ancora più in là, in un momento in cui la fiamma sta per estinguersi, i grandi Lord del passato sono solo ombra dell'antico ruolo che ricoprivano e tu, protagonista non-morto, sei chiamato a spezzare la maledizione che attanaglia il mondo e a rinvigorire la Fiamma. Il gioco è ad ambientazione fantasy medievale, con gargoyles, guerrieri mastodontici, ragni giganti, demoni e scheletri pronti a impedire al giocatore di compiere la missione (e portare a termine il videogioco). La morte è dietro ogni angolo e, ogni volta che si muore, si ricomincia al precedente falò (checkpoint), rischiando di perdere tutta l'esperienza accumulata se non si riesce a tornare al punto esatto in cui si è subito il colpo mortale e a recuperare le proprie 'anime', moneta di scambio per salire di livello e organizzare la propria build. Bloodborne ha molte caratteristiche simili a Dark souls, ma l'ambientazione è gotica-vittoriana, i mostri in gioco sono belve assetate di sangue, uomini-cavalli, antichi martiri armati di falce, alieni bluastri e streghe ricoperte di occhi. Il folklore di bloodborne è complesso e, per certi versi, ancora oggi avvolto dal mistero, ma si snoda tra antiche leggende di 'sangue curativo', in grado di donare la vita eterna e tentativi condotti per entrare in contatto con i 'grandi esseri', creature di ispirazione Lovecraftiana che permettono all'uomo di trascendere il livello di mortale e procedere 'oltre' sul piano della conoscenza. Insomma, che ne pensate dei souls? O, se non li conoscete e avete voglia di parlare d'altro, che videogiochi vi piacciono?
  9. Komorebi

    Lunghi giorni e piacevoli notti

    Ecco, ora mi è tornata voglia di avere un bimbolo domestico tutto per me. @H.Chinaski benvenuto sul forum e buona permanenza!
  10. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro 117 - Topic Ufficiale

    Mi spiace sinceramente non essere riuscito a commentare i racconti, ma vi assicuro di averli letti attentamente. La decisione non è stata facile, ma in generale credo di aver preferito soprattutto i racconti a tema 'eredità' che quelli 'notte prima della libertà'. In generale, ho privilegiato i racconti che per stile, innovatività e trama (in quest'ordine) mi sono piaciuti di più. Detto questo, vado a votare
  11. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro 117 - Topic Ufficiale

    L'isola dell'Elefante Prompt scelto: notte prima della libertà
  12. Komorebi

    [MI 117] L'isola dell'Elefante

    Commento Prompt scelto: notte prima della libertà L'isola dell'Elefante Il suo nome è Ruggero Gementi, ma noi lo chiamiamo l’Elefante. Vive nella cella venticinque, la stessa da oltre sessant’anni. Nessuno sa perché sia stato incarcerato. C’è chi parla di omicidio, chi è sicuro si tratti di un carcerato illustre, uno che avrebbe pestato i piedi a qualcuno molto più potente e per questo ora debba scontare una pena infinita. Berto e Paul, che proprio due novellini non sono, ne parlavano giù al laboratorio di pittura. Paul raccontava di come l’Elefante avrebbe legato i genitori a un palo, obbligandoli a guardare mentre affogava il fratellino nella piscina di casa per poi cospargerli di benzina e dar loro fuoco. Berto scuoteva la testa sul suo collo taurino. «No,» ripeteva a bassa voce «il Venticinque è dentro per spaccio e omicidio colposo. Ha venduto una partita a dei sedicenni per un festino e sono morti tutti di overdose. La stampa ne ha fatto un fenomeno nazionale e lui è diventato un capro espiatorio». Indipendentemente dall’accusa, quello che tutti sanno è l’età in cui l’Elefante è arrivato: tredici anni. Era appena un bambino quando è stato richiuso nella nostra Città Carcere, primo e ultimo esperimento di isola di carcerati autogestita. Non abbiamo guardie, qui, perché ci pensano le onde e gli squali del Pacifico a trattenerci dalla fuga. Se qualcuno fa un torto a qualcun altro, vige la legge del più forte. La leggenda vuole che l’Elefante abbia sterminato nell’arco di una settimana tutti i compagni giunti con lui col primo barcone. Li avrebbe massacrati con una pietra e un bastone affilato o, secondo un’altra versione, a mani nude. La cella venticinque non è una casupola di legno come tutte le altre: l’Elefante ne ha abbattuto le pareti e l’ha ampliata tagliando e lavorando gli alberi dell’isola. Giacomo, il falegname arrestato per furto, l’aveva aiutato più di trent’anni fa. Sempre al Falegname e alla sua cricca di discepoli, l’Elefante aveva fatto costruire il laboratorio di pittura e quello di artigianato. JJ, l’ingegnere che è stato dentro due settimane per frode fiscale e poi trasferito in un carcere di minore intensità, era stato arruolato dall’Elefante per progettare i cessi pubblici, ora sparsi su tutti l’isola. Fu proprio nel periodo in cui l’Elefante si dava da fare per ripulire l’isola dagli escrementi, che Buco di Culo si scontrò con lui. Era un boss della mafia incarcerato assieme ai suoi scagnozzi. Secondo alcuni il soprannome derivava dalla fortuna di aver evitare l’arresto per due volte di fila; secondo altri il nome faceva riferimento alle sue preferenze sessuali. Comunque fosse, Buco di Culo aveva subito cercato di conquistare il predominio sull’isola, fregandosene dell’egemonia dell’Elefante. Fu ritrovato una mattina, nudo e impalato vicino alla cella. Il bastone gli passava dal culo alla faccia, con la punta che usciva dall’orbita. Gli scagnozzi del boss divennero gli schiavi dell’Elefante e furono incaricati di occuparsi della pulizia dei cessi. Credo che alcuni tra loro siano tuttora ancora vivi: giusto ieri il vecchio Rodolfo puliva il secchio dalla mia merda. La meridiana segna che è ora: mi addentro nel quartiere dell’Elefante, attorno a me celle di legno grandi quanto ville di campagna e verniciate con tinture vegetali. C’è anche un teatro, dove sono stato un paio di volte. Il programma viene segnato a carboncino su un pezzo di carta igienica affisso all’ingresso. La porta della venticinque è aperta, ma busso comunque prima di entrare. «Vieni, Thor.» Mi chiamano così non per via del fisico, ma perché ho ammazzato mia moglie e il suo amante a martellate. Ho fatto fuori allo stesso modo anche un paio di agenti, prima che riuscissero a mettermi le manette. «Capo, è un piacere vederti.» L’interno della cella è stranamente buio, l’Elefante di solito ama la luce. Ai lati si ergono le due guardie del corpo, i suoi uomini più fidati e i suoi killer più spietati. Non hanno nome e non li si vede mai in giro. Li chiamiamo semplicemente Guardie e tendiamo tutti a star loro alla larga. L’isola ha trasformato l’uomo più di quanto non ci abbia pensato il tempo. L’Elefante è vecchio, gobbo, col viso rattrappito e la pelle di cuoio. La barba folta e ispida è grigio topo, il cranio calvo è puntellato di chiazze vermiglie. Solo gli occhi sono rimasti quelli che la gente conosce e teme: lucidi, saldi, impietosi. «Mi hai fatto chiamare?» «Sì.» Si alza a fatica, tremando sulle gambe malferme. Si affaccia alla finestra con le imposte abbassate, osserva dalle fessure. «È bella la mia isola, non è vero?» La domanda è improvvisa quanto inaspettata, mi trovo a balbettare un sì a mezza voce. «Ti ho fatto una domanda, Ragazzo!» È così che mi chiama da oltre vent’anni, da quando sono entrato nelle sue fila. Ai suoi occhi resto sempre lo stesso giovane rachitico a cui ha ordinato di far fuori i fratelli Rubino come prova di sottomissione. «Scusa capo. Sì, è una bell’isola, per essere un carcere.» Ridacchia, un suono che sembra più un grugnito. Ripete l’ultima parola, se la mastica come fosse un boccone di pane. «Un carcere, sì. Questo è un carcere. Ma è il mio carcere. L’ho costruito io, capisci?» «Sì capo», rispondo, anche se in realtà non capisco affatto. Lui sospira, si volta a guardarmi con occhi di ghiaccio. «Ho costruito io il teatro, i cessi e i quartieri. Ho pulito il palo sporco della merda di Buco di Culo per farne la meridiana della piazza. Ho allargato le celle, dispensato pugni e carezze. Ho regnato su questa fottuta isola per sessant’anni.» Ha il fiato corto, la bocca storta piegata in una smorfia di disgusto e dolore. «Capo, io…» Si passa una mano sul viso, riacquista il controllo di sé. «Verrò riportato sulla terraferma domani. Domani scade la mia condanna» stringe il pugno dalle dita nodose e forti. «Domani sarò un uomo libero, cazzo». Se non fosse che l’Elefante è noto per non scherzare mai, penserei a una barzelletta. Non è possibile che venga scarcerato, non lui: è un’istituzione, un simbolo! Se lui se ne va… «…l’isola intera crollerà con la tua partenza» concludo ad alta voce. Lui annuisce, mi appoggia una mano sulla spalla. In quella mano c’è ancora una forza tale che potrebbe strangolarmi senza fatica, se lo volesse. «Tu capisci, Ragazzo, sei sveglio. Lo sei sempre stato» torna a guardare dalla fessura. «Ho fiducia in te, è per questo che ti ho fatto chiamare. Nessuno, a parte coloro che sono in questa stanza, sa della mia partenza. E così dovrà essere fino a domani, quando il fatto sarà già accaduto. Tu prenderai il mio posto, Ragazzo. Devi governare quest’isola». «Cosa? Capo, non sono in grado!» «Certo che no. Non sarai mai come me. Ma hai la possibilità di farcela, la stessa stoffa che avevo io quando mi hanno abbandonato su questi scogli sessant’anni fa. Rico e Beppe baderanno a te» fa un cenno alle Guardie «mi raccomando, trattatelo come fosse mio figlio. Thor, Ragazzo, Davide» mi porge la mano «posso contare su di te? Salverai il mio impero?». La notte è scesa sull’isola dopo un tramonto che minacciava di non morire mai. Mi allontano dal quartiere del capo a passi ampi e testa incassata tra le spalle. La mano è ancora dolorante per quanto forte è stata stretta. Sulla collinetta brilla una sola luce, una candela accesa nella cella venticinque. Anche se non posso vederlo da qui, so che l’Elefante è lassù, in piedi accanto alla finestra. Ammira quella che passo dopo passo e omicidio dopo omicidio è diventata la sua isola, la sua terra. E non importa che il buio sia fitto e impedisca di vedere a un palmo di naso: l’Elefante ricorda ogni cella, ogni struttura, ogni uomo che vive nel suo territorio. È il nostro capo e presto se ne andrà. Il suo nome era Ruggero Gementi, ma noi lo chiamavamo l’Elefante.
  13. Komorebi

    Balleranno le rane

    @Torba ciao! Credo che sia la prima volta che leggo qualcosa di tuo e devo dire che mi è piaciuto molto. La storia è ben scritta, lo stile semplice e preciso, le descrizioni accurate ma che non appesantiscono la narrazione. Ho apprezzato in particolare il modo in cui gradualmente spieghi e approfondisci il fenomeno della scomparsa degli oggetti creati in contemporanea con la morte del creatore degli stessi. Il processo non avviene con inforigurgiti, goffi tentativi di spiegare subito al lettore quello che sta accadendo; piuttosto, il tutto viene narrato con attenzione e calma, lasciando informazioni qua e là sparse nel racconto. Altra nota di merito va alla caratterizzazione dei personaggi, specie la bambina minore, che in poche pennellate riesci a rendere vera e concreta (per esempio col suo gioco di imitare il coniglio). Ancora e non meno importante, l'invenzione di nuovi detti e modi di dire (lo stesso del titolo), che rendono il mondo della storia ancora più realistico e 'visualizzabile' da parte del lettore. Nel complesso, insomma, non ho grandi critiche da muoverti, a parte alcune piccole pulci: - Ho detto che non ci sono inforigurgiti, e lo confermo. Nonostante questo, ho avuto l'impressione che 'usassi' troppo il personaggio del padre per dare spiegazioni, insomma, come una specie di deus ex machina in piccolo e mascherato, il cui compito è quello di chiarire, tramite dialoghi, quanto accade nel mondo della narrazione. Per esempio, proprio la spiegazione del detto 'balleranno le rane' mi è puzzata di un eccesso di informazioni. Un altro caso è quando il padre racconta alla figlia minore del passato, di quando 'la gente non scompariva' una volta morta. In entrambe le circostanze aggiungi informazioni utili sia per comprendere la vicenda narrata, sia per rafforzare la solidità del mondo narrativo. Eppure, in entrambe le circostanze mi sembra che tendi a indugiare sul fornire troppi dettagli (si nota di più a proposito della spiegazione del modo di dire). Il dialogo tra padre e figlia, in questi momenti, rischia di perdere di spontaneità e di realismo, solo per finire a essere una scusa per approfondire tematiche in sospeso o per fornire informazioni al lettore. - I dialoghi sono ben scritti, ma in un paio di circostanze ho rischiato di non capire 'chi stesse dicendo cosa'. Ti consiglio di aggiungere più spesso 'X disse' o 'Y rispose', oppure anche di dare maggiore vivacità ai dialoghi stessi, descrivendo personaggi che si grattano il naso, o la barba, o si stiracchiano, o sbadigliano. Oppure, ancora, dare una modalità particolare di esprimersi a qualche personaggio, così da comprendere meglio chi stia parlando senza doverlo specificare. - L'ultima non è una critica (e, in parte, nemmeno le due precedenti lo erano). Semplicemente, ho avuto l'impressione che il tuo non fosse un racconto a se stante, ma l'inizio o una parte di un romanzo più lungo. Si ha la voglia di sapere di più, scoprire cosa succederà ai personaggi che ci hai presentato, capire chi siano i ministri e cosa i Pozzi. Insomma, c'è bisogno di sviluppare maggiormente la storia. Un saluto!
  14. Komorebi

    Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    Buonasera! E' la prima volta che chiedo questo favore e speravo di non doverlo fare mai. Chiedo per favore che vengano rimossi i seguenti racconti: Grazie per la pazienza.
  15. Komorebi

    Mezzogiorno d'Inchiostro n. 116 Topic ufficiale

    @Unius @Emy complimenti! Sarà un piacere avervi come prossimi giudici! di seguito, i miei voti:
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