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Licia Oliviero

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    Leggere fantasy e i suoi sottogeneri, ma apprezzo anche la fantascienza e gli horror (quelli più soft). In definitiva, mi reputo una "lettrice onnivora" perché quando trovo un buon libro non m'importa di che genere sia. Amo la musica e potrei "morire" senza computer.

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  1. Prologo Era una notte particolarmente scura, senza luna. I lampioni che avrebbero dovuto rischiarare la strada erano per lo più guasti e la loro intermittenza la rendeva ancora più inquietante. In una notte del genere stupiva vedere una ragazza andare in giro da sola. Effettivamente non c’era anima viva che potesse notarla, ma ciò non voleva dire che non ci fosse nessuno. Proprio in quel momento un paio d’occhi stavano seguendo la figurina indifesa che avanzava nella notte. La guardavano muoversi con quella diffidenza solita di chi non conosce il luogo in cui si trova, ma anche con ingenua fiducia, come se nulla potesse farle male. Il proprietario di quegli occhi famelici si leccò i canini appuntiti: gli piaceva il sapore delle ragazze spaventate e sentire le urla di terrore. Era sicuro che quella ragazza non avrebbe fatto eccezione. Uscì silenziosamente dall’ombra, apprestandosi a raggiungerla, quando qualcosa lo atterrò, cadendogli sopra dall’alto. «Stavi puntando la mia ragazza, succhiasangue?» gli ringhiò contro il ragazzo che gli era atterrato addosso, coronando la domanda con un destro micidiale. Doveva avere un tirapugni con punte di legno. Il vampiro se lo scrollò di dosso e, incredulo, capì di trovarsi di fronte un cacciatore di mostri. Ne aveva sentito parlare, ma in centocinquant’anni di esistenza non ne aveva mai incontrato uno. Erano in pochi, soprattutto nei tempi moderni. Non si credeva più come una volta al soprannaturale e di conseguenza anche i cacciatori erano di meno e con meno appoggi. Chi mai avrebbe creduto a qualcuno che invogliava alla caccia ai mostri? Continuavano quell’antico mestiere gli ultimi discendenti di alcune estinte famiglie di cacciatori o semplicemente i sopravvissuti ad attacchi di non umani. Erano quelli i nuovi cacciatori: figli di fanatici e disperati. Il vampiro sorrise, convinto che quella notte avrebbe bevuto da due gole, quella del cacciatore e quella della ragazza. Non reputava quel ragazzino umano una minaccia. Quando il giovane tornò all’attacco, il vampiro lo afferrò e lo lanciò contro il muro, ma il ragazzo si rialzò con tanta velocità e impeto che sembrava non essere stato nemmeno sfiorato. Non diede tempo al vampiro di attaccarlo di nuovo e, impugnando un’ascia che portava sulla schiena, la abbassò sul collo del mostro, decapitandolo sul colpo. Il vampiro divenne cenere prima di rendersi conto di cosa fosse successo. Il cacciatore fece una smorfia mentre la polvere gli si posava sugli anfibi, però non ebbe tempo di preoccuparsene. Sbirciò oltre il vicolo e vide la ragazza parlare con il buttafuori di un locale che conosceva bene. Altrettanto bene conosceva la ragazza, che non avrebbe dovuto assolutamente essere lì: doveva essere a letto, a casa, al sicuro. Si liberò delle armi più ingombranti – due pugnali, una pistola, l’ascia – e infilò tutto in una busta che lasciò accanto a un secchio dell’immondizia che non era stato svuotato nelle ultime settimane. Avrebbe recuperato tutto più tardi. A passo svelto si diresse verso il locale, lieto di vedere che il buttafuori non l’avesse ancora fatta entrare. D’altronde era un locale molto esclusivo. «Meg!» la chiamò appena fu abbastanza vicino. Sorrise quando la vide sussultare e ancora di più quando lei si voltò a guardarlo con uno sguardo colpevole negli occhi dorati. Durò solo pochi secondi però, poi lei mise su un’espressione determinata. «Ciao, Bryan.» La voce non le tremava quasi per niente. Lui le si avvicinò, invadendo il suo spazio, e le mise un braccio intorno alle spalle sottili, sentendola fremere di fastidio e irrigidirsi. Guardò l’omone di fronte al locale e riconoscendolo gli rivolse un sorrisetto cattivo: era un mezzo-demone, non particolarmente intelligente ma molto forte, ottimo per quel tipo di lavoro. Gli allungò una banconota e gli sussurrò: «Non azzardarti a farla entrare, intesi?» Si voltò verso la ragazza, che aveva assunto un’espressione frustrata, e la sospinse lontano dal locale. «Torniamo a casa.» Camminarono fianco a fianco per un po’ prima che lei si decidesse a chiedergli: «Dove vai tutte le notti?» Lui le mentì senza alcun rimorso, era abituato da anni alle bugie. «Non esco tutte le notti. Volevo fare quattro passi.» «Bugiardo» borbottò lei, inclinando il volto per nascondersi dietro i capelli neri. Bryan avvertì una fitta di fastidio e le chiese brusco: «Se non fosse per me, sai dove saresti adesso?» Lui di certo la ricordava, appena fuggita da qualunque luogo provenisse, seduta in lacrime su un marciapiede, con le braccia e le gambe ricoperte di lividi. Gli era sembrata un cucciolo indifeso e solo, e lui sapeva che sarebbe morta rimanendo per strada, ma era stato ciò che lei gli aveva detto appena le si era avvicinato a sconvolgerlo e a legarlo a lei. Meg si divincolò dalla sua presa e si voltò a guardarlo, furibonda. «Non tirare fuori quella storia! Pensavo stessimo insieme perché ci piacevamo a vicenda.» Bryan ricambiò il suo sguardo con fermezza, consapevole che avrebbe potuto ferirla, ma non lo fece. Gli piaceva vivere con lei, non l’avrebbe lasciata andare per così poco. Non poteva, perché lei era tutto ciò che aveva e perché lei non aveva nessun altro. Lei, quasi gli avesse letto nel pensiero, concluse sprizzando rabbia: «Non sono una bambola che puoi mettere su una mensola e prendere solo quando ti fa comodo!» Bryan sorrise. Tutto sommato, se le cose fossero state così sarebbero state davvero semplici. Preferì rispondere qualcosa che, nelle sue intenzioni, l’avrebbe calmata: «Sei impazzita? Meg, io ti amo.» Le prese il viso tra le mani e la baciò. Quando rientrarono in casa, un appartamento al secondo piano di un palazzo diroccato e semi-abbandonato, Meg ebbe voglia di fuggire. Ne aveva spesso negli ultimi tempi, ma il problema non era solo che non sapeva dove andare o come sopravvivere. Era Bryan, sapeva che l’avrebbe ritrovata. Gli scoccò un’occhiata e lo vide rimuovere un pezzo di forcina dalla serratura che lei aveva dovuto scassinare per uscire. Era rimasta sconvolta e atterrita quando aveva scoperto che lui la chiudeva a chiave tutte le notti, nemmeno fosse stata una prigioniera. E questo solo dopo aver capito che tutte le sere le faceva assumere un sonnifero per impedire che lo scoprisse mentre lui usciva. Era un piano perfetto, Meg aveva sempre avuto piena fiducia in Bryan, fin quando qualche notte prima aveva accidentalmente rovesciato il bicchiere con dentro la bevanda che loro bevevano ogni sera, un mix fruttato che, secondo il ragazzo, serviva a conciliare il sonno. Non si era mai accorta prima che dentro ci fosse qualcosa di anomalo, però quella notte non era crollata come le altre e aveva sentito Bryan uscire. Non aveva fatto domande, ma la sera successiva era riuscita a non bere il suo drink e di nuovo lo aveva sentito lasciare casa nel cuore della notte. Allora aveva anche sentito le mandate alla porta e aveva iniziato ad avere paura, paura di lui. Non sapeva cosa pensare, credeva di conoscerlo, lui non le aveva mai fatto del male, eppure adesso lo riteneva capace di tutto. L’immagine che aveva di lui era crollata e al suo posto si stavano materializzando i suoi incubi. Aspettò che lui dicesse qualcosa, che le desse qualche spiegazione plausibile per il suo comportamento ma, quando ebbe liberato la serratura e chiusa la porta, tutto ciò che disse fu: «Vado a farmi una doccia.» Come se nulla fosse successo. Le chiavi le tenne con sé, come sempre. «Da quanto tempo va avanti?» gli domandò a bruciapelo. Bryan si voltò a guardarla da sopra la spalla, con uno sguardo impenetrabile. «Sto solo cercando di proteggerti. Di proteggere entrambi.» «Non è quello che ti ho chiesto! E non ho bisogno di protezione!» urlò lei e per tutta risposta il ragazzo si chiuse la porta dietro le spalle. Meg si premette una mano sulla bocca, sforzandosi di non urlare. Sedette sul letto che per mesi aveva diviso con quel ragazzo e provò un brivido di repulsione, capendo che tutte le volte che lui diceva “amore” intendeva “controllo”. Ora vedeva tutto più chiaramente: il velo rosato, attraverso cui aveva visto ogni cosa fino a quel momento, era stato bruscamente squarciato. Capiva perché Bryan non le avesse mai fatto una copia delle chiavi di casa, o perché si fosse rifiutato di farle trovare un lavoro, dividendo con lei i turni in un pub in cui entrambi avevano dichiarato un’età che non avevano. Lei non esisteva senza di lui, era riuscito a crearle uno stato di dipendenza senza che lei se ne accorgesse, perché lui l’aveva accolta e protetta e lei se n’era innamorata, o credeva di amarlo, e l’amore l’aveva indotta a fidarsi ciecamente. Quando Bryan uscì dal bagno, vestito e con le chiavi di casa agganciate ai pantaloni neri, Meg gli scoccò un’occhiataccia che lui ricambiò impassibile. «Non fare domande. Fidati di me, tutto quello che faccio è per il tuo bene.» Esitò, poi le mise le mani sulle spalle e si raccomandò: «Non seguirmi più, hai capito?» Le sue mani la ricoprivano e i suoi occhi verdi erano duri come l’acciaio. «Meg» la richiamò con voce alterata, avvicinando il viso a quello di lei. «Posso fidarmi di te?» La ragazza avvertì il potente sottinteso di quella frase e si spaventò. L’avrebbe legata o le avrebbe fatto del male se avesse sospettato che lei aveva intenzione di disobbedirgli? Di cosa sarebbe stato davvero capace, quel ragazzo? «Resto qui» gli sussurrò remissiva come lui evidentemente la voleva. Bryan non era stupido e per un secondo lei credette che avesse intuito la sua bugia. Invece la lasciò andare, prese la giacca di pelle e uscì di nuovo. Perché lui, in fin dei conti, la conosceva solo da due anni e non sapeva quasi niente di lei. Meg tremò a ogni mandata di chiave e sentì due lacrime fredde marchiarle il viso. Aveva davvero creduto di essere al sicuro, di essere libera? Aspettò, contò i secondi e i minuti, poi barcollando raggiunse la porta, recuperò una forcina e provò a infilarla dentro la serratura. La forcina però non riusciva a entrare e sulle prime Meg pensò che fosse colpa delle sue mani tremanti; solo dopo qualche minuto capì che Bryan aveva preferito lasciare la chiave inserita, con il rischio che qualcuno la trovasse, piuttosto che rischiare che lei uscisse. Meg indietreggiò boccheggiando, aveva la terribile sensazione che le pareti la stessero schiacciando. Doveva andare via di lì, o sarebbe impazzita. I ricordi sarebbero tornati e l’avrebbero annientata. Si sforzò di respirare e si diresse alla finestra, anche quella chiusa da cancelletti. Cercò la chiave, la chiave che usava ogni volta che stendeva e ritirava i vestiti, ma non la trovava. Fu sul punto di urlare, quando trovò la chiave in fondo a un barattolo, esattamente dov’era sempre stata. «Calmati, Meg. Ti stai comportando da isterica» si disse sottovoce, mentre apriva i cancelletti. Appena riuscì a vedere la strada, alcuni metri più sotto, emise un sospiro tremante. Doveva trovare una corda. Cercò affannosamente nei cassetti, in fondo all’armadio, nella dispensa della cucina, persino in bagno, ma non c’era niente che potesse esserle utile. Si guardò intorno disperata e alla fine lo vide: il baule di Bryan. Era da due anni che convivevano e non aveva mai visto quel baule aperto, non aveva idea di cosa ci fosse dentro, e ciò le fece pensare che potesse esserci qualcosa di utile o perlomeno qualcosa che lui non volesse farle trovare. Serrò i denti e, forcina alla mano, scassinò il lucchetto del baule senza rimorsi. Sorrise cinica, pensando che era stato proprio lui a insegnarle come aprire una serratura senza chiavi. Rimase senza fiato vedendo tra il contenuto del baule spade, pugnali, lance, scuri, pistole, fucili, tirapugni, candelotti esplosivi, paletti di legno, mazze ferrate e rampini. Bryan doveva essere un pazzo, pensò Meg, valutando se prendere o meno un pugnale. Esitò e alla fine si rifiutò di farlo: si era ripromessa di non impugnare mai più un’arma. Afferrò un rampino e lo attaccò alla finestra. Iniziò a calarsi, silenziosa e agile come un gatto. Doveva sapere cosa faceva Bryan, se era pericoloso o solo un po’ svitato. Doveva capire con chi aveva a che fare. Appena ebbe toccato terra, rientrò nel palazzo dal portone rotto e, facendo rapidamente le scale, raggiunse la porta del loro appartamento, appropriandosi della chiave. La tenne stretta prima di infilarla in tasca, quindi si avviò fuori. Era la terza volta che seguiva Bryan, escludendo l’ultima in cui lui l’aveva beccata, e le prime volte era riuscita a seguire le sue tracce chiedendo a senzatetto e barboni. Bazzicava ogni volta zone diverse, per poi andare sempre nello stesso locale. Fu lì che lei si diresse. Il buttafuori che non aveva voluto lasciarla passare era stato comunque piuttosto gentile, suggerendole che quello non fosse posto per lei, ma Meg non sapeva cosa farsene della gentilezza, non quella sera. Arrivata fuori dal locale, alzò una mano in cenno di saluto. «‘Sera. Adesso io entro.» Il buttafuori sgranò gli occhi nel vedersela di nuovo davanti e, allargando le braccia muscolose, la fermò. «No, scricciolo. Davvero, non ti conviene.» «Lui è venuto qui, vero?» «Lascialo perdere e vai via.» Quell’ultima frase equivaleva a un’ammissione e Meg socchiuse gli occhi. «Quant’è l’ingresso?» «Ragazzina, non posso lasciarti passare.» «Quanto ti ha pagato per impedirmi di entrare?» gli domandò, frustrata e innervosita. «Cinquanta» ammise lui. Meg tirò fuori tutto ciò che aveva nel portafogli e glielo mise in mano. «Farò in un attimo, devo solo vederlo» affermò svelta, quindi passò sotto il braccio teso del buttafuori e si ritrovò in un mondo fumoso e con le luci soffuse. Cos’è, una specie di locale a luci rosse? si chiese, disgustata. Se avesse scoperto che Bryan aveva un’altra e si permetteva di chiuderla a chiave tutte le notti, lo avrebbe ucciso. Il cuore aveva aumentato i battiti e lei non riusciva a vedere bene ciò che le era intorno. Il fumo faceva strani scherzi. Ad esempio, le sembrò di vedere una ragazza con dei tentacoli al posto delle braccia e un’altra con la coda… una coda vera, leonina. Scosse la testa, certe cose, lo sapeva, non esistevano in quel mondo. Tentando di non respirare quell’aria malsana, avanzò. C’erano delle stanze più avanti e Meg sentì un riflusso di bile in bocca riconoscendo la voce, anzi no, i gemiti di Bryan. «Che porco» mormorò lei, spingendo una porta. Quello che vide la lasciò senza fiato. Bryan era abbrancato a una ragazza all’apparenza normale, se non fosse stato per le squame che aveva sulla pelle, in particolare vicino alle gambe. E quelle sul collo non erano forse branchie? Non ebbe modo di porsi domande che vide Bryan afferrare un pugnale e iniziare a colpirla ripetutamente. «No!» Meg urlò insieme alla creatura ferita, le cui labbra bellissime divennero dimora di centinaia di denti acuminati. Quell’essere non umano tentò di morderlo e, quando lui si distrasse alzando lo sguardo su Meg, riuscì a ferirlo. Meg non rimase per vederlo ucciderla, iniziò a correre e quando passò davanti al buttafuori, lui quasi non se ne accorse. Non poteva fermarsi, aveva visto abbastanza. Aveva visto la rabbia negli occhi di Bryan, e quello sguardo non era riservato alla creatura, ma a lei. Arrivò a casa trafelata e, dopo essersi chiusa dentro, si passò le mani tra i capelli. Cosa doveva fare? Afferrò la propria valigia, la aprì e vi gettò dentro tutti i suoi vestiti, stampelle comprese. Cercò di recuperare tutti i propri oggetti personali, che non erano poi molti. Prese un vecchio borsone e, cercando di rimanere lucida, vi mise dentro cibo in scatola, acqua in bottiglia, un giaccone pesante, una coperta e la scatola con i risparmi suoi e di Bryan. Non gli lasciò nulla, non credeva che si meritasse alcunché dopo averla tenuta prigioniera, dopo averla illusa e averle mentito. Stava per chiudere il borsone quando il suo sguardo finì sul baule di Bryan, il cui contenuto aveva appena assunto un senso. Lo aprì e iniziò ad arraffare armi, le meno pesanti e quelle non troppo lunghe, in modo da poterle occultare nel borsone. Aveva giurato di non impugnare più un’arma, ma l’aveva fatto credendo che sulla Terra non ci fossero esseri come quello che aveva appena visto. E se c’erano le sirene demoniache, cos’altro avrebbe potuto incontrare in quel mondo? Doveva fare presto. Ogni secondo che passava temeva di sentire Bryan oltre la porta. Bryan, che non era sembrato affatto sorpreso dai denti della sirena, come se in qualche modo se li aspettasse. Che lui fosse stato incaricato di sorvegliarla? Era per questo che il suo passato non l’aveva ancora reclamata, perché in realtà lei non era mai stata libera? Era un pensiero spaventoso. Si mise su una spalla il borsone e afferrò la valigia per il manico, poi, senza guardarsi ulteriormente intorno, aprì la porta di casa. Osservò la chiave che aveva permesso a Bryan di imprigionarla e, lasciandola all’interno della serratura, chiuse la porta. Se lui fosse voluto entrare si sarebbe dovuto arrampicare dalla finestra, perdendo ulteriore tempo. Scese le scale di corsa e, uscendo dal palazzo, si guardò intorno. Non c’era nessuno. Avrebbe dovuto avere paura di lasciare casa e fuggire nella notte, ma non era così. Non aveva paura dell’ignoto, non più dell’essere sottomessa a qualcuno. Inoltre la notte non sarebbe durata per sempre, era già l’alba. Almeno il sole, sulla Terra, sorgeva ogni giorno.
  2. La normalità è un concetto relativo. Per Meg è assolutamente normale avventurarsi durante la notte in luoghi poco raccomandabili per dare la caccia a vampiri, zombie o fantasmi: è routine, ordinaria amministrazione, un po’ come assistere ai battibecchi tra le sue due amiche e compagne di caccia, Charlinne e Suzanne. Persino i terribili incubi sempre più ricorrenti e che la perseguitano fanno parte della sua normalità. D’improvviso, però, gli avvenimenti soprannaturali sembrano moltiplicarsi, il passato che Meg tenta tenacemente di seppellire riemerge e sulla Terra iniziano a comparire fin troppi demoni che invece dovrebbero essere relegati negli Inferi. E un demone in particolare sembra essere fin troppo interessato a lei. Perché? Possibile che tutto – anche ciò che non sembra – sia collegato a lei? E perché l’intero Inferno sembra darle la caccia? Quanto sono forti le catene che la legano a un destino che lei non desidera? Sarà possibile spezzarle, oppure tutto, ogni lotta, ogni decisione, condurrà alla stessa inevitabile fine?
  3. Titolo: La Principessa degli Elfi – La Maledizione Autore: Licia Oliviero Serie: Trilogia "La Principessa degli Elfi" ("La Principessa degli Elfi"; "La Principessa degli Elfi - La Rivolta"; "La Principessa degli Elfi - La Maledizione”) Casa editrice: StreetLib Self Publishing ISBN ebook: 9786050367393 ISBN cartaceo: 9788826415581 Data di pubblicazione: 23 Marzo 2015 (ebook); 8 giugno 2017 (cartaceo) Prezzo ebook: 2,99€ Prezzo cartaceo: 18,99€ Genere: Fantasy Pagine: 456 Quarta di copertina: È passato del tempo da quando gli Elfi della Luce hanno vinto la battaglia contro le forze dell’Oscurità e per loro la vita è tornata a scorrere serena e tranquilla, ma la pace non è destinata a durare. Amos è determinato ad annientare coloro che lo hanno sconfitto, attuando una terribile vendetta: improvvisamente dal regno della Luce i bambini iniziano a sparire senza lasciare traccia. Layra, Anter e Ally si troveranno di nuovo al centro della tempesta, stavolta nel regno degli Elfi Oscuri, lontani dai loro affetti e da chi possa offrire loro aiuto. Siamo alla resa dei conti, ma sconfiggere Amos sembra impossibile finché la maledizione che lo lega a Layra è attiva, tuttavia non è l’unico ostacolo. Fra alleati inaspettati e terribili segreti sepolti nel tempo, la Luce riuscirà a trionfare anche questa volta? Estratto del libro: Layra indietreggiò di un passo e le braccia di Anter ricaddero lungo i suoi fianchi. Si guardarono, occhi negli occhi, e lei riconobbe nei suoi la testardaggine. Serrò le labbra, reticente a dar voce al proprio tormento, poi però le parole vennero fuori da sole: «Ho paura, d’accordo? Ho paura che ti succederà qualcosa, che ti perderò, o che perderemo Ally. Se i miei poteri sono così eccezionali, perché non riesco a proteggervi? Sono stanca di avere paura, ma non riesco a smettere! Ho una brutta sensazione, ce l’ho da prima che varcassimo il confine! Vorrei essere un’eroina, lo vorrei con tutta me stessa, ma non lo sono! Non lo sono.» Lo sguardo di Anter si addolcì e lui dovette costringersi a non correre subito da lei e prenderla tra le braccia, avvertiva la distanza che li separava come un dolore fisico. «Non sai quanto ti sbagli. Lo sei, lo sei proprio perché sai che le cose potrebbero andare male. È facile essere coraggiosi quando tutto va bene e le persone che ami sono al sicuro. Il difficile comincia proprio quando la sicurezza viene a mancare. Tu però non ti sei arresa, hai continuato a combattere. Ad ogni fallimento ti sei rialzata, lo hai sempre fatto, e sei andata avanti senza perdere la speranza.» Qualcosa nello sguardo di Layra cambiò, fu come se si fosse accesa una luce di consapevolezza. Avere paura andava bene, voleva dire che si rendeva conto dei pericoli che avrebbero corso, era sufficiente non farsi bloccare dai propri timori. Anter si accorse subito di ciò che pensava e tornò ad abbracciarla forte. Lei sospirò, poi infilò le mani sotto la sua maglietta e lo strinse a sua volta, le mani sulla sua schiena, pelle contro pelle. «Ho avuto un momento di debolezza.» ammise lei, poggiando la guancia sulla sua spalla. Lui sorrise e confermò: «Sì, ho sentito dire che capita anche agli eroi.» Link all'acquisto: Amazon (ebook e cartaceo): https://www.amazon.it/Principessa-degli-Elfi-Maledizione/dp/8826415587/ StreetLib Stores (ebook e cartaceo): https://stores.streetlib.com/it/licia-oliviero/la-principessa-degli-elfi-la-maledizione/ Kobo (ebook): https://www.kobo.com/it/it/ebook/la-principessa-degli-elfi-la-maledizione-1 Google play (ebook): https://play.google.com/store/books/details/Licia_Oliviero_La_Principessa_degli_Elfi_La_Maledi?id=m6WJBwAAQBAJ (Solo su questo store il prezzo dell'ebook è di 3,37€) Sito web: http://laprincipessadeglielfi.weebly.com/ Pagina Facebook: www.facebook.com/LiciaOliviero Profilo G+: https://plus.google.com/u/0/+LiciaOliviero Link Goodreads: https://www.goodreads.com/book/show/25234991-la-principessa-degli-elfi-la-maledizione
  4. Attenzione: questo è il prologo del terzo volume di una trilogia, dunque la sua lettura è spoiler per chi non abbia letto i volumi precedenti. Prologo Era trascorso più di un anno dalla battaglia con cui gli Elfi della Luce avevano riconquistato la libertà e il regno, il quale era tornato a essere un luogo pacifico e sereno. Tanti, che erano fuggiti oltremare, erano tornati indietro e gradualmente la vita aveva ripreso il suo corso naturale, sebbene fosse ancora possibile cogliere, di tanto in tanto, un accenno di timore e di sospetto negli occhi degli adulti, quasi si aspettassero di essere invasi e imprigionati di nuovo da un momento all’altro. Infatti, esaurita l’euforia per la vittoria, molti si erano domandati come fosse possibile che, dopo quasi quindici anni di tirannia, i loro nemici si fossero ritirati dopo una sola sconfitta. Certamente avevano vinto quella battaglia, ma era mai possibile che la guerra fosse terminata? Dal regno avversario non era giunta alcuna notizia, sembrava quasi che si fossero volatilizzati e, per quanto fosse allettante come pensiero, pochi lo credevano possibile. Alcuni avevano ipotizzato che la loro vittoria fosse dovuta ai particolari poteri della loro principessa e che lei li avesse tenuti nascosti per usarli al momento opportuno. Nessuno sapeva cosa fosse successo realmente durante l’ultimo scontro tra la Principessa della Luce e il Re degli Oscuri, molti asserivano che insieme alla giovane principessa vi fossero anche Ally e Anter Syrel e che insieme avessero scatenato qualche antica magia. Non sapevano che non c’era stata alcuna magia, ma solo una resa del loro temibile avversario. La mancanza d’informazioni aveva lasciato che il sospetto colmasse le menti e i cuori di molti che, tuttavia, tentavano di rassicurarsi col pensiero che, fin quando la loro principessa e i Syrel fossero rimasti all’interno del regno, pronti a difenderlo, nulla di male sarebbe potuto accadere. Sebbene contro la loro volontà, i tre giovani erano diventati degli eroi per grandi e piccini, e avrebbero dovuto sopportarne il peso e la responsabilità. C’era anche chi aveva accettato i cambiamenti con semplicità e leggerezza, come la maggior parte dei bambini. Nemmeno loro avevano dimenticato, né mai avrebbero potuto farlo, ma la vittoria e quell’atmosfera di rinnovata pace aveva restituito loro la fiducia, permettendo loro di confinare gli orrori vissuti insieme agli altri mostri nell’armadio e agli incubi che impallidivano alla luce del sole. Era da più di un anno che non accadeva nulla di male, dunque gli adulti tentarono di nascondere i propri timori e di andare avanti, traendo forza e insegnamento proprio dai bambini. *** L’autunno era alle porte e aveva tinto d’oro le chiome degli alberi e d’indaco il cielo, in cui le nuvole bianche danzavano leggere. Il vento era ancora clemente e soffiava gentile, mitigato dai caldi raggi del sole: era una giornata perfetta da trascorrere all’aperto, non c’erano scuse per barricarsi in casa. Per questo motivo, quando i bambini volevano uscire a giocare, nessuno dei genitori obiettava, tuttavia non si esimevano nemmeno dal tenerli d’occhio. Era troppo presto per lasciarli soli, nonostante non ci fossero più stati attacchi e le difese lungo il confine fossero state ripristinate. Era troppo presto per dimenticare ed era presto per dare per scontata la presenza dei propri affetti. I bambini non sospettavano, o forse non volevano sapere, cosa spingesse i loro familiari a non lasciarli mai soli, essere con loro li rendeva felici e la loro unica preoccupazione al momento era giocare, divertirsi, vivere la propria età con la spensieratezza che tanto a lungo era stata loro negata. In un pomeriggio come molti altri, nel bel mezzo di una partita a palla, il pallone con cui un gruppetto di piccoli stava giocando finì giù per la discesa che portava a un altro prato, confinante con una foresta dagli alberi scuri. «Vado io!» affermò allegramente uno dei bambini, per nulla spaventato dalla foresta. «Davis, stai attento! Vengo con te?» gli chiese la madre, cullando tra le braccia una bambina piccola, che iniziò subito ad agitarsi, percependo la sua ansia. «Mamma! Sono grande, ormai! Torno subito!» promise lui con un sorriso, poi iniziò a correre prima che la madre potesse fermarlo e, poiché la piccola piangeva esigendo attenzione, lei non lo seguì. La guerra era finita, non c’era pericolo, si ripeté lei con l’angoscia nel cuore, mentre gli altri bambini giocavano a rincorrersi. Davis scese a rotta di collo il fianco della collina, poi si fermò per guardarsi intorno finché non scorse il pallone fermo tra alcuni ciuffi di erba alta. Stava per prenderlo quando la palla, come spinta da una folata di vento, iniziò a rotolare verso la foresta. In quel momento però l’aria era immobile e il lieve refolo che spirava non spostava nemmeno le foglie degli alberi, che osservavano silenti. Il bambino tuttavia non vi fece affatto caso, voleva solo riprendere a giocare, quindi corse dietro al pallone, che sembrava sempre rallentare quando lui era lontano e accelerare quando gli si avvicinava. Anche quando entrò nella foresta non si fermò. La famiglia di Davis era fuggita oltremare, come molti altri, per sfuggire al dominio di Amos e lui era troppo giovane per sapere che introdursi in quella foresta dagli alberi scuri significava entrare nel regno degli Elfi Oscuri. Dalla sua scomparsa il terrore tornò a impadronirsi degli adulti che tentarono di tenere i bambini sempre vicino a sé e lontano dal confine, ma Davis non fu che il primo di una lunga e triste lista di bimbi scomparsi dal regno degli Elfi della Luce.
  5. Licia Oliviero

    Streetlib

    @blackdalia Ciao, scusami se ti rispondo solo ora, non mi collegavo da un po'. Anche io ho utilizzato il metodo copia/incolla da Word. Non occorre inserire l'interruzione di pagina, né il rientro per i dialoghi (il rientro si crea in automatico ogni volta che vai a capo). Non so se è una cosa che capita solo a me, ma a volte quando incollo un capitolo si crea un rigo finale vuoto: è sufficiente, dopo aver incollato, andare su un altro capitolo, tornare su quello appena incollato ed eliminare il rigo vuoto finale. Spero di esserti stata d'aiuto.
  6. È passato del tempo da quando gli Elfi della Luce hanno vinto la battaglia contro le forze dell’Oscurità e per loro la vita è tornata a scorrere serena e tranquilla, ma la pace non è destinata a durare. Amos è determinato ad annientare coloro che lo hanno sconfitto, attuando una terribile vendetta: improvvisamente dal regno della Luce i bambini iniziano a sparire senza lasciare traccia. Layra, Anter e Ally si troveranno di nuovo al centro della tempesta, stavolta nel regno degli Elfi Oscuri, lontani dai loro affetti e da chi possa offrire loro aiuto. Siamo alla resa dei conti, ma sconfiggere Amos sembra impossibile finché la maledizione che lo lega a Layra è attiva, tuttavia non è l’unico ostacolo. Fra alleati inaspettati e terribili segreti sepolti nel tempo, la Luce riuscirà a trionfare anche questa volta?
  7. Licia Oliviero

    Streetlib

    Rispondo, anche se in ritardo, in base alla mia esperienza di pubblicazione tramite StreetLib (ho pubblicato tre libri, in ebook e cartaceo). @Frucci Ciao Francesca, questa mia risposta arriva molto in ritardo, quindi non so quanto possa esserti utile. Per i prezzi puoi usare questo calcolatore: https://print.streetlib.com/calculator Per il resto non so cosa consigliarti, se non di scrivere all'assistenza per cercare una soluzione. Spero che tu abbia già risolto o, in alternativa, che tu possa risolvere presto. ^_^ Ciao @Roan, premetto che non sono un'esperta in materia fiscale, però da quello che potuto vedere dalle royalties risulta che mi viene retribuito lo stesso importo sia che l'ebook venga acquistato su Amazon (che usa l'Asin) sia che venga acquistato su, ad esempio, Kobo (che usa ISBN): dunque l'IVA calcolata è sempre la stessa. Inoltre, per i cartacei, anche su Amazon è presente l'ISBN. Spero di aver risolto il tuo dubbio, anche se molto in ritardo. Ciao @Vainamoinen, io su Write ho sempre preferito copiare capitolo per capitolo per avere un maggior controllo sul risultato finale. Certamente è possibile anche caricare l'intero libro, ma non ho mai provato. In entrambi i casi il file sarà già pronto per essere esportato in pdf (attenzione al formato scelto, che deve essere uguale a quello del libro stampato). Io preferisco sempre leggere l'intero documento pdf pronto per il cartaceo, per controllare eventuali errori (miei o del sistema: anche le macchine sbagliano).
  8. Licia Oliviero

    Streetlib

    Ciao @Marco C.V.. Con StreetLib POS il cartaceo può essere ordinato presso Amazon, StreetLib Stores e Libreria Giunti al Punto. I distributori dovrebbero (non so quando) aumentare. Su Amazon le spese di spedizione sono le normali spese per l'Italia, se non si raggiungono i 29€ (in tal caso sono gratuite). I tempi di spedizione possono variare, per esperienza personale ti dico che possono andare da pochi giorni a una decina di giorni al massimo (ho effettuato solo due ordini, non so dirti quale tra le due sia la norma). StreetLib Stores ha un proprio stampatore, ma non ho mai provato. Inoltre per l'autore c'è la possibilità di ordinare alcune copie scontate (occorre scrivere la richiesta per email per avere un preventivo.) Non ho mai provato nemmeno questa opzione, perché preferisco effettuare l'acquisto come un lettore qualunque, per verificare che sia tutto come deve essere (sono diffidente per natura) Per l'aspetto fiscale fa tutto StreetLib. Spero di aver risposto a tutti i tuoi dubbi. In bocca al lupo per la prossima autopubblicazione!
  9. Licia Oliviero

    La Principessa degli Elfi - La Rivolta di Licia Oliviero

    Titolo: La Principessa degli Elfi – La Rivolta Autore: Licia Oliviero Serie: Trilogia "La Principessa degli Elfi" ("La Principessa degli Elfi"; "La Principessa degli Elfi - La Rivolta"; "La Principessa degli Elfi - La Maledizione”) Casa editrice: StreetLib Self Publishing ISBN ebook: 9786050328295 ISBN cartaceo: 9788822896155 Data di pubblicazione: 19 ottobre 2014 (ebook); 20 gennaio 2017 (cartaceo) Prezzo ebook: 2,99€ Prezzo cartaceo: 14,99€ Genere: Fantasy Pagine: 335 Quarta di copertina: L’Oscurità sembra aver vinto ed eclissato la Luce. Layra e Ally sono prigioniere e sfruttate dai loro nemici, mentre Anter è libero in un regno prostrato e in catene. Catene che iniziano a cedere, forzate dagli Elfi della Luce ribelli che, sfuggiti ai rastrellamenti nemici, intendono combattere per riprendersi la propria patria. Si avvicina una nuova battaglia: mettere al sicuro i prigionieri e le persone amate non è sufficiente, nascondersi non è più un’opzione valida, per quanto allettante possa sembrare. La sfida è assolutamente impari, ma ciò che spinge Layra e i suoi alleati è l’amore per la propria casa, per la propria famiglia e per il proprio futuro, di gran lunga superiore alla sete di potere e vendetta. Estratto del libro: «Combatterai, Layra?» Appena riuscì a incontrare lo sguardo della ragazza, sorrise spietato. «Rammenta che fino adesso hai tentato e fallito. La semplice verità è che non puoi combattere contro di me. Sarebbe inutile, non trovi? Non dimenticare il piccolo incantesimo che ti lega a me. E, se non bastasse, ricorda che io ho molta più esperienza di te, so come vanno a finire queste cose.» Layra si sentiva quasi paralizzata, era incredibile come con il solo tocco della mano lui riuscisse a controllarla. Doveva scuotersi da quello stato d’intorpidimento, non poteva permettergli di farle tutto ciò che voleva, ma il solo pensiero di muoversi la lasciava senza forze. Era stremata e questo la spaventava, anzi terrorizzava. Perché non poteva muoversi? Perché lui aveva tanto potere su di lei? «Vedi, Layra?» le chiese lui con dolcezza artefatta. «Non puoi opporti a me, non lo senti? Senti che non ce la fai? Ne vale davvero la pena, lottare contro di me?» La voce di Amos era in un certo senso ipnotica, sembrava quasi che la stesse avvolgendo in una densa nube, che le stesse annebbiando la mente. Per un secondo si rese conto che il suo diadema si era fievolmente illuminato, restituendole un lieve frammento di lucidità, presto però la voce suadente e al contempo autoritaria di Amos tornò ad imprigionarla nel suo giogo. «Non lottare, Layra. Non sarebbe molto più facile arrendersi?» “Sì, è decisamente più facile.” pensò lei però poi un’immagine le balenò nella mente. C’era qualcuno per cui doveva lottare. “Che cosa sto facendo? Cosa mi succede?” La nube iniziò a diradarsi e Layra provò debolmente a ribellarsi. «Attenta Layra, non opporti. Questa è la tua ultima possibilità. Tirati indietro. Arrenditi. È facile, vedi?» le sussurrò ancora lui con quella calma ipnotica. Layra sentiva ancora quella strana nube avvolgerla e soffocarla, come le spire di un serpente, tuttavia, nel fumo che le permeava la mente, si fece strada una voce o forse un ricordo. Torna da me. Era Anter, con quegli intensi occhi scuri che la imploravano e la guardavano come se lei fosse stata il sole, l’aria, la vita stessa. Sempre. Aveva risposto lei sincera, perché non c’era altro che desiderasse al mondo se non tornare da lui. O almeno, questo desiderava prima che quella nube la avvolgesse. Eppure quello stato di calma e di pace, quasi di apatia… a cosa serviva? A cosa serviva se non poteva stare con le persone che amava? A cosa sarebbe valso vivere, se poi non avesse veramente vissuto? Link all'acquisto: Amazon (ebook e cartaceo): https://www.amazon.it/Principessa-degli-Elfi-Rivolta/dp/8822896157/ StreetLib Stores (ebook e cartaceo): https://stores.streetlib.com/it/licia-oliviero/la-principessa-degli-elfi-la-rivolta/ Kobobooks (ebook): https://www.kobo.com/it/it/ebook/la-principessa-degli-elfi-la-rivolta Google play (ebook): https://play.google.com/store/books/details/Licia_Oliviero_La_Principessa_degli_Elfi_La_Rivolt?id=aGHeBAAAQBAJ&hl=it (Solo su questo store il prezzo dell'ebook è di 3,37€) Sito web: http://laprincipessadeglielfi.weebly.com/ Pagina Facebook: www.facebook.com/LiciaOliviero Profilo G+: https://plus.google.com/u/0/+LiciaOliviero Link Goodreads: https://www.goodreads.com/book/show/23843760-la-principessa-degli-elfi-la-rivolta
  10. Attenzione: questo è il prologo del secondo volume di una trilogia, dunque la sua lettura è spoiler per chi non abbia letto il volume precedente. Prologo Il paesaggio desolato che gli si apriva davanti sembrava essere il puro riflesso del suo animo, ancora proteso indietro verso i campi e il castello che aveva lasciato. Tuttavia non aveva il coraggio di voltarsi, sapeva che se lo avesse fatto sarebbe tornato indietro e avrebbe vanificato tutto. Così Anter mantenne lo sguardo dritto davanti a sé, sul sentiero di terra battuta e la roccia bruna della montagna sulla quale si stava inerpicando, l’unico posto abbastanza vicino dove nascondersi. Era ancora molto scosso e il fianco ferito gli faceva male. Di certo non era in condizione di cavalcare. In realtà, a pensarci bene, era stata una fortuna che gli avessero concesso un cavallo. “Ma quale fortuna? Amos mi vuole il più lontano possibile da Ally e Layra. Ecco perché il cavallo.” pensò stizzito il ragazzo, riflettendo che nemmeno un’ora prima aveva lasciato nel castello, una volta roccaforte degli Elfi della Luce e ora sotto il controllo di Amos, re degli Elfi Oscuri, sia sua sorella, sia Layra, la sua principessa. La principessa che Amos gli aveva rubato. “Devo cercare di fermarlo, fosse anche l’ultima cosa che faccio!” Il ragazzo stava tentando di riflettere e formulare un piano che gli permettesse, da solo, di battere un esercito e un re dai poteri spaventosi, quando il cavallo iniziò a imbizzarrirsi. «Ma cosa?» si chiese Anter, tirando le redini e cercando disperatamente di domare il proprio destriero, intuendo il pericolo che correva su quel versante: se il cavallo si fosse impennato, l’avrebbe scaraventato nel vuoto. Improvvisamente le zampe del povero animale cedettero e si piegarono, spezzandosi con uno schiocco tremendo. Il cavallo si piegò su un fianco e Anter rotolò nel burrone a gran velocità. Provò ad aggrapparsi al bordo, ma lo mancò, e dopo aver colpito più volte la parete, riuscì ad afferrare uno sperone di roccia, rimanendo attaccato per miracolo. La ferita al fianco, che si era procurato in uno scontro praticamente suicida a duello con Amos, si aprì e iniziò a sanguinare, mentre il suo corpo urlava di dolore. “Peggio di così non può proprio andare.” pensò irritato il ragazzo. In quel momento il cavallo volò giù dal burrone, rischiando di trascinarlo sul fondo con sé. “O forse sì.” considerò cupamente Anter, guardando in basso per alcuni secondi, poi si obbligò a distogliere lo sguardo dal baratro. Respirò a fondo e tentò di tirarsi su, ma scoprì che l’unico appiglio era quello cui si era aggrappato. «Fantastico!» borbottò lui di malumore: quella giornata era iniziata male e, a quanto sembrava, doveva finire anche peggio. «C’è qualcuno?» chiese improvvisamente una voce infantile, facendolo sussultare. “Se Amos mi volesse morto, cosa di cui non dubito, manderebbe un bambino a uccidermi?” si chiese Anter, sospettando che il cavallo non si fosse azzoppato da solo e che, soggiogato, si fosse buttato nel dirupo. «Qua giù! Nel burrone!» chiamò, decidendo che se fosse rimasto attaccato lì sarebbe morto comunque, a quel punto meglio rischiare. Dalla cima dello strapiombo si affacciò un bambino biondo con la pelle chiara. «Chi sei?» «Anter, mi chiamo Anter Syrel.» «Syrel?» chiese una voce maschile e anche un uomo si affacciò dal burrone, poi appena lo vide, sussultò. «Resisti!» gli urlò, poi si rivolse al bambino: «Rowan, trova una corda. Svelto!» Anter non dovette aspettare molto che il bambino tornò e la fune fu calata. Il ragazzo si sforzò di stringerla e s’issò su per lo strapiombo. L’uomo che teneva la corda lo aiutò a tirarsi fuori dal burrone e, preoccupato, constatò: «Stai sanguinando.» Anter si toccò il fianco e rispose con una smorfia: «Lo so.» Squadrò l’uomo biondo dai capelli lunghi, come se non li tagliasse da tempo, e il volto provato. In quel periodo per gli Elfi della Luce non era insolito essere tanto malconci, ma vederli andarsene in giro liberamente era una novità. Poi un dubbio lo colse: perché volevano sapere il suo nome? E se fossero stati dei traditori? «Mi avreste tirato su anche se non mi fossi chiamato Syrel?» chiese Anter, forzando un tono ironico. L’uomo accennò un sorriso stanco. «Dovevamo assicurarci che non fossi una spia degli Elfi Oscuri, ma tu sei un Syrel, ci metterei la mano sul fuoco.» Poi si corrucciò. «Vieni con noi. Ti medicheranno e potrai raccontarci cosa ti è successo.» Anter decise di fidarsi: non l’avrebbero tirato fuori se avessero voluto ucciderlo e quindi non potevano lavorare per Amos. Si adombrò, comprendendo quanto fosse diventato paranoico nell’ultimo periodo, ma tutto ciò che aveva vissuto lo aveva cambiato. Quel poco che era sopravvissuto del suo essere ragazzino era ormai morto. Lo guidarono dentro una spelonca poco distante, illuminata da globi luminosi che fluttuavano a mezz’aria, e nascosta da un incantesimo così lieve e difficilmente identificabile che fungeva da velo protettivo. Appena lo fecero entrare alcuni alzarono lo sguardo, prima su di lui, poi sull’uomo che lo accompagnava, quindi tornarono a dedicarsi ognuno alle proprie attività, quali che fossero, come cucire, affilare lame, intrecciare corde, cucinare e tutto ciò che potesse servire al gruppo. «Straordinario!» sussurrò il ragazzo colpito alla vista di una tale organizzazione, quindi un ricordo gli solleticò la memoria. «Aspettate un secondo… è qui che si stanno radunando i ribelli?» L’uomo sorrise compiaciuto. «Che te ne pare?» A prima vista potevano sembrare solo donne, bambini e anziani deperiti, ma guardandoli negli occhi Anter vi lesse la determinazione. La stessa che provava lui se pensava ai suoi propositi di salvare Ally e Layra. «Può funzionare.» Il piccolo Rowan, nome che Anter aveva già sentito, saltellò di gioia. «Certo che può funzionare!» Anter riconobbe in quel bambino l’entusiasmo della propria sorellina e si sentì di nuovo spossato al pensiero di dove lei fosse. L’uomo se ne accorse e lo condusse verso una brandina, poi gli sollevò la maglietta scoprendo la ferita. «È un bel taglio. Sei stato fortunato a sopravvivere.» «Non credo proprio.» replicò con amarezza Anter, ben consapevole che la fortuna c’entrava poco: era stato risparmiato e usato. Arrivò una ragazza che silenziosamente gli pulì la ferita e la coprì con un impacco di erbe, mentre l’uomo gli chiedeva: «Perché dici così, ragazzo? Da quello che ho sentito, sei incredibilmente abile con la spada.» Anter non rispose. Sentì che il fianco gli veniva fasciato, quindi l’uomo disse: «Ecco fatto. Starai bene, non preoccuparti.» Anter si tirò su con prudenza e sorrise con riconoscenza quando la ferita non riprese a sanguinare. «Posso indovinare? Era stata medicata in modo che si riaprisse.» «È così, ti vogliono morto a ogni costo! Abbiamo visto tutto: sono stati due Elfi Oscuri ad azzoppare il cavallo e a spingerlo giù dal dirupo.» disse Rowan, apparendo al suo fianco, poi gli sorrise con ammirazione. «Tu però sei più forte di loro!» Anter non riuscì a sorridere, si sentiva colpevole. Nonostante avessero provato a ucciderlo, si sentiva in colpa per aver lasciato Ally e Layra nelle mani di Amos. «Forza, ragazzo, sorridi. So che può sembrare difficile di questi tempi, ma almeno sei ancora vivo.» L’uomo gli diede una lieve pacca sulla spalla. Anter sapeva che tormentarsi in quel modo non l’avrebbe aiutato, dunque decise di concentrarsi sulla sua attuale situazione, così chiese: «Tu chi sei?» L’uomo sorrise, poi fece un inchino ironico. «Il mio nome è Artis…» Anter spalancò gli occhi, conosceva quel nome, tutti lo conoscevano, e continuò per lui: «Il capitano delle guardie degli Elays? Ma… scusa, non eri nelle segrete? Layra aveva detto che eri prigioniero insieme agli altri!» Artis si fece serio e guardò Anter negli occhi. «Ascoltami Anter, quello che non ho detto a Layra è che posso proiettarmi fuori dal castello. Il mio corpo è nelle segrete, ma io sono qui. Posso usare i miei poteri solo perché alcuni Elfi della Luce hanno trovato delle erbe per eliminare l’incantesimo d’inibizione utilizzato sulla mia cella.» Anter sbiancò in volto, poi strinse i pugni per la rabbia. «Potresti far fuggire tutti dalle segrete! Perché non li liberi? Potresti…» «Ascoltami!» pretese Artis, tentando di calmarlo. «Vorrei farlo. Avrei voluto far fuggire Layra dal primo momento che l’ho vista! Ma non posso! Non sono fuggito nemmeno io! A parte che così posso avere anche informazioni dall’interno, non posso permettere che Amos lo scopra! L’Opposizione ha fallito per questo, si esponeva troppo!» Anter era furioso, forse non solo con Artis, ma quella fu la goccia che fa traboccare il vaso. «Hai visto Layra, anche solo un’ora fa? È distrutta! Amos la sta distruggendo! Sai cosa l’ha costretta a fare? Lo sai?» Artis non alzò la voce ma comunque riuscì a sovrastare Anter: «Non parliamo solo di Layra! Parliamo di tutti gli Elfi della Luce!» «Se stai dicendo che dobbiamo sacrificare lei per il bene di tutti gli altri, me ne vado in questo istante!» «No! Certo che no! Tutti qui tenteranno di nuocere a meno Elfi della Luce possibile. Per questo non possiamo attaccare adesso, sarebbe un totale massacro.» «Se togliessimo di mezzo Amos, avremmo la vittoria in pugno! È potente, ma forse insieme potremmo…» iniziò a dire Anter, mentre il suo cuore accelerava i battiti al solo pensiero di un attacco vero e proprio. Il capitano delle guardie gli rivolse uno sguardo triste e lo interruppe: «Non possiamo, Anter, ormai non possiamo più.» «Perché?» «I nostri poteri sono vincolati da un Giuramento di Lealtà nei confronti della famiglia reale. Ora che lui ha celebrato un rito di unione con Layra ne è incluso: i nostri poteri contro di lui sarebbero nulli e sai bene che non riusciremmo a ucciderlo con altri mezzi.» Anter restò paralizzato nell’apprendere la verità, mentre un fischio acuto gli riempiva le orecchie e la paura lo investiva. Ora capiva. Aveva voluto credere che le azioni di Amos fossero dettate da un meschino bisogno di infierire ancora di più su di loro. Quanto si era sbagliato! Tutto ciò che era accaduto aveva avuto l’unico scopo di rendere Amos invincibile e, Anter ormai ne era convinto, la colpa era anche sua. Poi un altro pensiero, peggiore e più spaventoso, lo colpì in pieno: se Layra fosse morta, il rito sarebbe stato spezzato. Gli Elfi della Luce amavano gli Elays, ma in quell’oscuro periodo di crisi quanti sarebbero stati disposti a sacrificare un’innocente? Sollevando lo sguardo su Artis, affermò con determinazione: «Non voglio perdere Layra. Non posso!» Artis iniziò a dire: «Anch’io la conosco e credimi non vorrei mai che le accadesse qualcosa…» Poi però s’interruppe, capendo ciò che intendeva il ragazzo, e mormorò: «Tu la ami.» Anter tenne lo sguardo incollato al suolo, mentre il rimorso lo assaliva. Amava Layra certo, la amava moltissimo, eppure non era stato in grado di proteggerla. «Per salvarla ti unirai a noi, Anter Syrel, ex Guida dell’Opposizione… e nostro futuro re?» gli domandò Artis divertito, ignaro delle cupe elucubrazioni del ragazzo. Lui socchiuse le labbra, sorpreso: non aveva mai pensato al futuro. Non tanto lontano comunque, sinceramente non credeva che sarebbe sopravvissuto tanto a lungo. «Sì, vi aiuterò.» affermò lui, più rivolto a se stesso che ad Artis, quindi aggiunse deciso: «Certo, tanto mi credono morto e per ora immagino vada benissimo così!» Artis s’incupì. «Sai che non potrò far dire a Layra che sei vivo e che invece Amos le dirà il contrario.» Anter si morse il labbro inferiore, poi però s’illuminò. «Ally! Mia sorella è una veggente, per questo Amos la tiene prigioniera. Lei sa che non sono morto, ne sono sicuro!» Artis ebbe un attimo di esitazione, poi accennò un sorriso rassicurante e mormorò: «Conoscere il futuro è un grande potere.» «Anche mia sorella è tenuta lì.» si lamentò contemporaneamente Rowan, poi strinse i pugni e ammise: «Mi ha aiutato a fuggire, ma lei non è potuta venire.» «Coline? Tu sei il fratello di Coline?» chiese Anter incredulo, iniziando a ricomporre i ricordi. Il ragazzino sobbalzò e i suoi occhi si velarono di lacrime, che lui represse coraggiosamente. «L’hai vista? La conosci? Come sta?» Anter ricordò la ragazzina spossata, con i capelli neri e la pelle pallida piena di lividi, che gli aveva parlato con affetto del fratello che lei aveva aiutato a fuggire. «Sta bene, non preoccuparti. Sono sicuro che lei ti stia aspettando.» Rowan si tranquillizzò e quando raggiunse gli altri bambini che stavano imparando a tirare con l’arco e duellavano con spade di legno, Artis disse: «Gli hai mentito.» «Ho una sorella quasi della sua età e so che, certe volte, delle piccole bugie non possono che far bene. Solo che il confine tra bugie piccole e grandi è troppo sottile.» rispose Anter, guardando tristemente i bambini. Avrebbero dovuto giocare, non imparare a combattere. Artis fece un cenno di approvazione. «Molto saggio per la tua età. Quanti anni hai?» «Sedici.» iniziò a dire lui, poi si zittì e si corrucciò. «No, credo di averne compiuti diciassette. Che giorno è oggi?» Durante la prigionia il tempo non esisteva. Non c’era giorno e non c’era notte, era inevitabile perdere la cognizione del tempo. Potevano essere passati giorni, come anche mesi o anni. Artis sorrise con aria comprensiva. «Oggi siamo entrati nel secondo mese di primavera.» Anter fece una smorfia di disappunto. «Ah no, ne ho ancora sedici. Mi manca poco più di un mese.» Poi s’incupì. «E a Layra due mesi precisi. Non ce la facciamo a essere pronti tra due mesi, vero?» Artis scosse la testa e lo guardò negli occhi. «Ragazzo, mi prometti che non farai follie?» Anter sorrise cupo. «Intendo far fuori Amos con le mie mani, per questo non farò follie, adesso.» Il capitano annuì lentamente, quindi estrasse una spada e Anter, per riflesso, fece per estrarre la propria, ricordandosi in ritardo di non averla più con sé. Si buttò in terra e, rotolando, rifilò un calcio negli stinchi di Artis, o almeno nel punto in cui avrebbero dovuto essere, ma il capitano si era spostato agilmente, tentando di nuovo di colpirlo. Anter sgusciò via, poi individuò alcune spade, poste vicino alla bottega di un fabbro, e ne attirò una col pensiero. Iniziarono a duellare e quando si ritrovarono entrambi con una lama puntata contro, uno sul cuore e l’altro alla gola, si fermarono. «Non male, per un ragazzo con un buco nel fianco.» commentò Artis, ammirato. «Non male, per la proiezione di qualcuno in una cella.» replicò Anter incerto, poi si rese conto che tutti lo fissavano sgomenti. «Hai del potenziale, ragazzo. Ora capisco perché ti vogliono morto.» commentò un uomo moro e possente, sovrastava tutti i presenti, arrivato con altri: portavano cacciagione e sacchi di cereali, probabilmente di contrabbando. «Certo, Rock!» disse Artis, ammiccando verso Anter. «È un Syrel.» «Ah!» Rock sorrise. «Ma tu guarda! E quindi Amos adesso si ritrova contro i figli degli Elays e dei Syrel?» Artis ridacchiò. «Oh, credimi. Sono entrambi degni dei genitori! Forse anche di più!» «Li conoscevate?» chiese Anter, sorpreso. I bambini, che gironzolavano lì intorno, li accerchiarono. «Sì, sì! Raccontate, raccontate.» «Forza Artis, a te l’onore! Io ho da fare.» Rock sogghignò. «Codardo!» gli gridò dietro Artis, quindi si rivolse ai bambini: «D’accordo. Quale volete sentire?» «Quella che hai raccontato ieri!» disse una bimbetta di cinque o sei anni, agitando un arco troppo grande per lei. «Sì! Quella Anter deve proprio sentirla!» affermò Rowan, accostando il ragazzo con un sorriso d’ammirazione. «Va bene! Va bene!» Artis mise le mani avanti in segno di resa, poi iniziò a raccontare: «Aramil Elays, il nostro re, e Xenaviel Syrel erano amici inseparabili sin da bambini, avrebbero dato la vita l’uno per l’altro. Quando avevano circa diciassette anni, durante una delle loro fughe dalla città e dal Palazzo Reale, si avventurarono troppo lontano. Sconfinarono nel regno degli Elfi Oscuri.» Anter ascoltava rapito, forse più di tutti i bambini lì riuniti. Artis fece una leggera pausa poi continuò con enfasi: «Sarebbero dovuti tornare subito indietro… ma erano giovani e cercavano solo l’avventura. Nessuno è immune da errori. S’inoltrarono nella foresta oltre il confine, sperando di scoprire qualcosa sugli Elfi Oscuri e sui loro piani.» «Poi cosa accadde?» chiesero i bambini, appena Artis si fermò per riprendere fiato e conferire drammaticità al racconto. Artis guardò Anter negli occhi quando riprese: «Non si accorsero di essere osservati e quando furono abbastanza lontani dal confine, gli Elfi Oscuri uscirono allo scoperto, capitanati da Amos in persona. Aramil era l’erede al trono e, in quanto tale, era preda ambita per loro. Per questo motivo propose a Xenaviel di dividersi, sicuro che l’amico si sarebbe salvato. Ovviamente Xenaviel rifiutò.» Artis rivolse ai propri ascoltatori un sorriso sghembo. «Fuggirono alla cieca, non conoscevano quei luoghi, ma riuscirono a distanziare la maggior parte degli Elfi Oscuri, però Amos li raggiunse. Si batterono utilizzando la magia e Xenaviel e Aramil si salvarono solo perché cooperarono. Il loro fu un lavoro di squadra, cosa cui Amos non era abituato.» Il capitano delle guardie sorrise sornione e aggiunse: «Cosa che dovrete imparare a fare anche voi se vorrete combattere, quindi ora andate!» I bambini si defilarono, ridendo e schiamazzando. Il loro entusiasmo era sconvolgente. Anter stava ancora assimilando tutta quella storia quando Artis gli chiese: «Allora, che te ne pare?» «È tutto vero? Cioè… è andata sul serio così?» chiese il ragazzo. Artis si rabbuiò. «Non proprio. Ho tralasciato che quando tornarono a palazzo erano più che malconci e che il padre di Aramil gli proibì di rivedere Xenaviel. Divieto che Aramil infranse finché suo padre non minacciò di esiliare la famiglia di tuo padre. Fu allora che Aramil se ne andò con Xenaviel, si allontanarono entrambi dal regno per più di un anno.» Anter era sbigottito, poi sorrise. «Layra somiglia a suo padre.» «E tu somigli al tuo. Io l’ho conosciuto. Non posso dire di essere stato suo amico come Aramil, ma ricordo il suo altruismo e il suo coraggio. Perciò t’impedirò di rischiare ancora la vita, come hai già fatto.» Anter si scoprì a ridere. «Sarà difficile, penso sia qualcosa di genetico.» Artis borbottò qualcosa poi cambiò argomento: «Vieni, ti mostro dove dormirai. Non è una casa, ma nemmeno una cella.» Anter annuì: in quel momento sarebbe andata bene qualunque cosa. La grotta alla fine si rivelò enorme e il ragazzo avrebbe scommesso che si estendeva per quasi tutti i monti a ovest del palazzo. Artis lo guidò fino a delle modeste costruzioni in pietra, ogni apertura coperta da un pesante drappo. Lo fece entrare in una di quelle case improvvisate e aprì le tende alle “finestre”, dei semplici buchi nei muri. «Lo svantaggio è che non possiamo stare a cielo aperto e creare un’altra dimensione, come fece l’Opposizione, sarebbe troppo rischioso.» Anter annuì, poi chiese: «Mi togli una curiosità? Come fa tutta questa gente a stare qui? Non c’è pericolo che gli Elfi Oscuri se ne accorgano?» Artis sorrise tristemente. «Amos non controlla quanti Elfi della Luce muoiono. Molte delle persone qui, hanno finto la propria morte e sono arrivate nelle bare, altre sono fuggite direttamente dalle fosse comuni.» Anter fischiò sommessamente, ammirato. «Forse può davvero…» Sbadigliò esausto. «Funzionare.» Il capitano fece un mezzo sorriso. «Sì, ma ora riposati. Se ti servisse qualcosa chiedi in giro o, se preferisci, rivolgiti a Rock. Oppure a Rowan, già che ci sei.» Rise. «Quel ragazzino è incredibile. E sapessi cosa riesce a fare con i suoi poteri!» «Artis, dimmi che non li farai combattere. Sono solo dei bambini!» protestò Anter, pensando ad Ally che voleva combattere con tutta se stessa. «Io non li costringerò. Devi capire però che non siamo in molti. Amos si è premurato di non darci la possibilità di creare un esercito.» spiegò Artis che poi abbassò il capo. «Non credere che sia una scelta facile. Avevo una figlia…» «Avevi?» sussurrò Anter, pentendosi di aver solo pensato che Artis potesse essere senza cuore nei confronti di quei bambini. «Devo andare. Non posso rimanere incosciente per troppo tempo.» si congedò il capitano, poi scomparve nel nulla, tornando alla sua cella. Anter sospirò e si stese sul letto con le mani intrecciate dietro la testa, affollata di pensieri. “Ally e Layra staranno bene. Amos non farà loro nulla di male, gli servono vive. Sì, è così, deve esserlo. Loro sono molto forti, resisteranno ed io le salverò presto. Prestissimo.”
  11. L’Oscurità sembra aver vinto ed eclissato la Luce. Layra e Ally sono prigioniere e sfruttate dai loro nemici, mentre Anter è libero in un regno prostrato e in catene. Catene che iniziano a cedere, forzate dagli Elfi della Luce ribelli che, sfuggiti ai rastrellamenti nemici, intendono combattere per riprendersi la propria patria. Si avvicina una nuova battaglia: mettere al sicuro i prigionieri e le persone amate non è sufficiente, nascondersi non è più un’opzione valida, per quanto allettante possa sembrare. La sfida è assolutamente impari, ma ciò che spinge Layra e i suoi alleati è l’amore per la propria casa, per la propria famiglia e per il proprio futuro, di gran lunga superiore alla sete di potere e vendetta.
  12. [...] Layra stavolta non riuscì a controllare la propria furia. Sentì il gelo del suo ciondolo e il calore del diadema e tutto quel potere che ribolliva dentro di lei. Amos rise. «Non ti servirà a nulla, principessa. Fallo luccicare quanto vuoi!» Aveva ragione. Non uscì nessun fascio di luce dal diadema azzurro sulla fronte di Layra, si limitò a brillare. Amos vi passò sopra il dito, partendo dalla tempia destra e arrivando a quella sinistra, percorrendo tutte le curve del diadema che dopo il suo tocco smetteva di brillare. Layra si sentì svuotata e, anche se non l’avrebbe mai ammesso, spaventata. Come poteva Amos, con un solo dito, spegnere tutto il potere che lei aveva avvertito dentro di sé? E perché non riusciva a usare quel potere? Quasi le avesse letto nel pensiero, Amos le spiegò: «È grazie a me che non puoi usare il potere del diadema. Sono più forte di te, ricordalo sempre.» Il cuore di Layra saltò un battito e senza accorgersene lei si morse le labbra. Non sopportava tutta quella situazione. Le faceva paura. Amos le sussurrò a un orecchio: «Non sei costretta a stare così sulla difensiva. Puoi semplicemente arrenderti. Puoi rendere le cose più facili a entrambi. Non sono costretto a farti del male...» Per un secondo solo Layra temette di farsi plagiare, di arrendersi, ma qualcosa la riportò alla ragione, qualcuno... Anter. Se c’era qualcuno per cui lei doveva combattere e resistere era lui e sarebbe stato un affronto verso se stessa, se si fosse lasciata piegare da quelle parole. [...]
  13. Licia Oliviero

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    @MosquitoHunter Purtroppo non è possibile avere un'anteprima o acquistare una copia prima che il libro sia venduto su Amazon, questo perché la stampa è affidata direttamente ad Amazon (ne sono certa perché io stessa rivolsi questa domanda al customer care di StreetLib al primo utilizzo di POS). Se però hai creato il pdf tramite Write non dovrebbero insorgere problemi, soprattutto se hai rispettato quanto scritto qui: https://help.streetlib.com/hc/it/articles/206109251-I-formati-e-le-specifiche-tecniche-del-PDF. Per avere un'idea del risultato finale potresti stampare una pagina del tuo libro, avendo cura in fase di stampa di selezionare dimensioni effettive. Comunque, una volta inviato l'ordine tramite POS, un addetto di StreetLib lavorerà sul pdf e sulla copertina e prima della pubblicazione ti verranno mostrate entrambe, affinché tu le controlli e dia l'ok per la stampa. Ovviamente, se noti qualcosa che non va puoi segnalarglielo finché non sarai pienamente soddisfatto. La copertina viene stampata a colori (a meno che non sia in bianco e nero, ovviamente!). Per 8 pixel in meno non penso ci siano problemi. Penso sia normale avere dei dubbi, io ho trascorso l'intera giornata di ieri a macerarmi nei miei (con buona pace dei libri che mi aspettano per gli esami della sessione invernale), ma stamattina ho comunque inviato l'ordine e incrociato le dita! In bocca al lupo!
  14. Licia Oliviero

    Streetlib

    @Federico72 Figurati, mi fa piacere essere d'aiuto se posso. Se ricordo bene pubblicando con StreetLib si è liberi di rivolgersi anche ad altri, ma di questo non sono totalmente certa! Ti consiglio di cercare tra le FAQ https://help.streetlib.com/hc/it/categories/200584242-Sei-un-autore-Autopubblica-il-tuo-ebook- oppure di scrivere direttamente al loro customer care: support@streetlib.com. Per il servizio di traduzione non ho mai provato, anche perché non se ne occupano direttamente loro ma affidano il servizio a Babelcube http://www.babelcube.com/, quindi su questo argomento decisamente non posso aiutarti, mi spiace. Inoltre aggiungo una cosa che ho scoperto oggi: la pubblicazione in cartaceo di StreetLib non prevede più nessun costo di attivazione obbligatorio.
  15. Licia Oliviero

    Streetlib

    @MosquitoHunter Certamente, chiedi pure qui o in privato, come preferisci. Se posso, risponderò volentieri. @Federico72 Non ho idea di quale sia l'origine degli ISBN, ma ho pubblicato tre ebook e un cartaceo con StreetLib negli ultimi due anni e non ho avuto alcun problema. @Ezbereth Se non sbaglio nelle FAQ del servizio POS è stata integrata la modalità per vendere un tot numero di copie a delle librerie fisica su richiesta dell'autore. Non è esattamente ciò che chiedevi nella tua domanda, ma ho pensato comunque di segnalartelo.
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