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coscienza92

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    triste trieste
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    il medioevo, le balene e il cyberpunk

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  1. coscienza92

    Aletheia (3)

    Nulla da vedere in televisione, stasera. Un immateriale deserto elettrico di stanchi reboot e triti documentary senza sostanza. Mi afferro la fronte fra le mani, chiudo gli occhi. Le pupille pulsano, sotto i polpastrelli. Lampi rossi nella testa. Quell'idea, quel pensiero. L'intero pomeriggio la inseguo, senza sosta. A tratti, in frammenti di lucida consapevolezza sento che si avvicina, che manca un niente, affinché mi ritorni alla memoria. Ogni tanto ritorna, come quel pizzicare dell'uomo ragno nei vecchi fumetti marvel. Lambire con dita troppo sudate per afferrare, qualcosa che da tempo stai rincorrendo. Spengo la televisione con le viscere annodate dal troppo cercare. E dai resti della pizza surgelata. Aletheia sente il naso schiacciato dalla canna della pistola. Il contatto osceno di un'appendice di metallo sporca d'olio, fredda. Avverte confusa, nella cortina di sangue e lacrime, il cavaliere-scatola blaterare un ultimo discorso, prima di flettere l'indice sul grilletto. Poi, nell'istante che precede l'accensione della polvere da sparo nel proiettile, l'uomo scompare. Si disgrega quasi, in un sibilo di ozono e gomma bruciata. La scatola al posto della testa vomita una babele di luci e rumori, poi esplode dall'interno, disseminando il deserto di frammenti di vetro e plastica. Pancia sul divano, mi gratto i capelli sporchi, prima di guardare dal cellulare il mio profilo twitter. Amori spezzati, giochi di parole, link pubblicitari: il solito schifo. Clicco una volta, poi due sul simbolo esc. Dannato schermo touch, non imparerò mai a usarlo... Aletheia trascina la gamba ferita, si appoggia ai battenti in bronzo del tempio. Guarda con il coraggio che solo la stanchezza può dare il cavaliere canarino sollevare lo shotugun, prendere la mira. Nota la pistola dell'uomo-scatola ai suoi piedi, ma al tempo stesso si rende conto che non riuscirebbe mai ad afferrarla prima che l'impatto del proiettile la spappoli come un fiore calpestato. Si aggrappa alla porta del tempio, spinge in avanti. Allargare la fessura. Entrare. Mettersi in salvo. L'uomo canarino spara. Un boato ravvicinato, un'esplosione. Aletheia per la seconda volta nel giro di pochi secondi chiude gli occhi, li riapre. Il cavaliere azzurro si rotola nella sabbia, cerca disperato di spegnere le fiamme che divorano le sue piume colorate. Quel becco da cartooon è sporco di sangue, spezzato. Un occhio dell'uccello pende dall'orbita, ondeggia per il nervo che ancora lo trattiene. Aletheia si avvicina, inciampa nello shotgun. La canna è deforme, dilaniata dall'interno. Schegge ovunque. " Gli è esploso in faccia! " Esulta, prima che il terzo cavaliere l'accoltelli alla schiena con un affilato bisturi. Di nuovo! Quel dannato prurito alla nuca! Afferro la prima penna che mi capita sotto mano, prendo il quaderno di appunti di storia greca. Apro la copertina color bronzo, cerco una pagina vuota. Scrivere, devo scrivere quest'idea che mi vaga nella mente, penso. Il suono di una risposta nella chat di facebook mi distrae. Metto da parte il quaderno, ritorno al portatile. Toh guarda, il cesso si è deciso a rispondermi! Comincio a inventare qualche rozza galanteria. Il ragazzo dalla maglietta sportiva la stringe con un braccio alla gola, avvicina un bisturi sudicio di sangue. Agita il bisturi, mira a cavarle gli occhi. Aletheia tira indietro il gomito, colpisce le costole, sente il ragazzo esalare il respiro. Indietreggiano, si separano. Il ragazzo crolla in ginocchio, vomita bava. Il bisturi si conficca vibrando nella sabbia. Aletheia si trascina verso il revolver, afferra l'impugnatura consunta dall'uso. Il ragazzo respira, tremando afferra il bisturi, ma nello stesso istante, Aletheia già gli punta il revolver in piena faccia. - Fine della corsa, cacciatore! - Preme il grilletto. Non ci posso credere. Sono, finalmente! In chat con la persona che aspettavo da oltre due giorni, e mi è... Mi è saltata la connessione internet! Non... non è giusto, ecco! Spengo e accendo il modem, spengo e accendo il modem. Compare la schermata di google, esulto. Provo l'accesso a facebook, e la bestemmia avanza. " Mi dispiace, ma stiamo sperimentando problemi tecnici. Riprovi più tardi". Zuckenberg, sei solo uno psicopatico con un mare di soldi, nient'altro. Apro il quaderno, fisso strofinandomi la fronte con la penna, la pagina bianca. Stupida idea, salta fuori, avanti. Alla fine, scrivo una sola parola. Aletheia. Che vorrà dire? Mi sento sull'orlo di una rivelazione, ma la consapevolezza che sia un termine della filosofia di Heidegger non mi consola molto. Con un sospiro, richiudo il quaderno e vado a letto. Aletheia indietreggia dal cadavere dilaniato del ragazzo, lascia scivolare di mano la pistola. Zoppica, un passo dietro l'altro, al tempio. Spinge con tutte le sue forze i battenti, li schiude con cigolio di mostruosi ingranaggi. Entra in un vestibolo illuminato dal sole. Al centro, gli zampilli dell'acqua di una fontana scolpita a conchiglia. Corre, cade, si rialza. Immerge la testa nella fontana, scuote la chioma lucente. - Ma, quale commovente, spettacolo! - Aletheia sorride, si volta. Un airone è appollaiato su una delle poche colonne ancora in piedi. Si strofina il becco sulle piume, con gesto compiaciuto. - Thot. Chi non muore, si rivede. - Aletheia. Ce l'hai fatta infine. Sei sopravvissuta ai tre cavalieri - La dea alza le spalle, si massaggia la chioma. - Non credo, che come tutti gli dei si possano uccidere davvero. Ma sento che per la prima volta dopo anni, se non secoli, siamo nuovamente padroni di qualcosa. Una mente umana, forse. Una mente che pensa, e riflette. E' un primo passo, no? - L'airone ride. - Forse sì, forse no. Sicuramente questi nuovi dei torneranno all'assalto, brutali come sempre. Ma intanto, abbiamo conquistato la libertà - - Libertà. - Aletheia assapora la parola – Ma sua, non nostra. - Sospira. Slaccia gli stracci del peplo, scende nuda nella fontana. - Ma speriamo sappia cosa farsene, di questa "libertà"! - Rabbrividisce e sorride, al contatto della pelle con l'acqua. – E non la getti via come fanno sempre, solo per inchinarsi a qualche nuovo idolo! -
  2. coscienza92

    [...] - Prologo (2/2)

    Concordo con Emma che cucinino suoni un po' male. bicchieri di plastica resistente A che serve specificare che sono di plastica resistente? In effetti che serve specificare con che materiali sono fatti? E' un dettaglio inutile, puoi tagliarlo. Nessun concerto ci sarebbe stato la settimana successiva, né l’altra ancora. Nessuna foto compromettente, nessuna serenità. Jason non sapeva che quello sarebbe stato il loro ultimo incontro. Cinque giorni dopo fu la chiamata di Jamie a metterlo al corrente. Un incendio aveva quasi distrutto la loro casa durante la notte. I funerali della sorella si sarebbero tenuti la mattina successiva. Effettivamente concordo con bradipo, queste righe sono di una brutalità efferata U_u Fai morire così un personaggio senza drammi, senza funerale, solo con poche righe di raccontato. E' terribile, se ci pensi. Sembra come se ti fossi all'improvviso stufata di quello che scrivevi. Devo ammettere che nell'insieme sono intrigato, in quanto ci sono spunti di originalità. però c'è da lavorarci, a cominciare d'alcuni personaggi che appaiono spesso agire in modo piuttosto irrazionale, o infantile ai limiti della demenza. Non sono in grado di criticare, però proverei a riscrivere il racconto, almeno la prima scena dello scherzo (?), che mi aveva preso abbastanza.
  3. coscienza92

    Aletheia (2)

    http://www.writersdr...-degli-specchi/ Aletheia sta per puntualizzare, quando si accorge, un passo dietro l'altro, che giunta sulla cresta della duna scorge finalmente qualcosa. Tre figure cavalcano all'orizzonte. Aletheia socchiude gli occhi truccati dall'hennè, scruta con mano sulla fronte a schermarsi dal sole i nuovi venuti. Sono tre moto damascate in oro, che rombano nella loro direzione come pesci d'acciaio che guizzano nel mare di sabbia. - No, no! Fuggi, fuggi, subito! - Thot lascia la spalla di Aletheia, vola lontano nel cielo. Aletheia si morde il labbro, volge frenetica lo sguardo a cercare un nascondiglio. A est dalla cresta, balugina un tempio in rovina, un'arcana costruzione di marmo bianco e colonne spezzate. Aletheia afferra il peplo con una mano, scivola giù per la duna, prima di scalpicciare veloce verso l'edificio. Mentre corre, sente il rombare della prima motocicletta avvicinarsi. Si volta, inquadra il cacciatore: un uomo dalla testa di canarino azzurro, che cinguetta a vederla un frenetico tweet d'avvertimento ai compagni, prima di ruotare il manubrio della moto a inseguirla. Aletheia sente sotto i sandali la dura pietra di quanto doveva una volta essere un viale pavimentato, accelera la corsa. Uno schiocco, uno sparo. Si volta di nuovo, per un secondo vede l'allucinato compagno del canarino azzurro: è un vecchio rinsecchito, in cravatta e giacca, dalla testa coperta da una scatola nera, il cui vetro trasmette vibranti righe grigie, che suonano nel deserto come elettricità statica. Un altro sparo. Cazzo! Aletheia ansima, corre ancora più veloce. Un terzo proiettile frantuma il naso di una cariatide consumata dalla sabbia. Dai, avanti. Implora Aletheia. Sale la scalinata due gradini alla volta, s'abbassa fulminea al rumore di un terzo sparo. Manca poco! Un muro di cinta diroccato, un gigantesco portone dai due battenti socchiusi. Dai! Il canarino azzurro la inchioda alla gamba. Sente un acuto dolore, poi vacilla. Crolla come un burattino spezzato. Nel polpaccio, un foro grande come un pugno. Si afferra la gamba, guarda incredula il sangue sgorgare a fiotti. Striscia a terra verso il portone, arranca nella pozza di sangue che dilaga sul pavimento.Il cavaliere con la scatola in testa scende dalla motocicletta, con calma ruota il tamburo di un rozzo revolver. Aletheia si gira sulla schiena, tenta di alzarsi. Il cavaliere la colpisce con un calcio degli speroni in piena faccia. Senza fiato, Aletheia ricade nella polvere. Sputa rosso, mentre sanguina dal doppio sfregio sulle guance. Il cavaliere dalla scatola nera agita la mano, saluta il terzo cacciatore, che frena la moto a pochi centimetri dalla testa di Aletheia. Scende, calpesta la sabbia con sdrucite pantofole da casa. Aletheia inclina il capo, non può fare a meno guardarlo, nel dolore. E' umano, o almeno lo sembra. Un giovane di vent'anni, con una maglietta sporca di macchie di coca cola, e un gigantesco pollice all'insù tratteggiato sul petto. Sorride, un'impalcatura di perfetti denti candidi, prima di strizzare l'occhio al cavaliere-scatola. - I like it! - eslama con voce soffocata, a metà fra l'eccitato e il timido. - #Ilovehunting #killlingisfunny – Cinguetta il canarino, ricaricando un proiettile dopo l'altro il fucile a pompa. - Ottimo, ottimo ragazzi miei! Voleva scappare, questa vecchia dea – Il cavaliere -scatola s'accuccia sui talloni, fissa Aletheia dal vetro nero attraversato da nauseanti bande statiche. - Magari corrompere il nostro ospite, con le sue bizzarre idee! Oh oh! - la scatola ride – Ma se ella stessa è un'idea, un pensiero! - la scatola rabbrividisce – Un pensiero libero, che assurdità! - Alza il cane del revolver. Punta la canna dritta in faccia ad Aletheia. - Sarai un ottimo trofeo – Esclama, prima di premere il grilletto.
  4. coscienza92

    La città degli specchi

    Per certi versi interessante. Sembra la sceneggiatura di un vecchio film in bianco e nero, l'ho apprezzato, anche se ho fatto un po' fatica, a terminarlo. Il noir è un genere interessante, ma renderlo appieno senza farlo sembrare stantio è impresa difficile. e meno di duecento monete addosso Monete fa tanto dobloni d'oro e corone della regina. metti una valuta attuale, come euro o dollari, altrimenti stona un po' con il "tono" del racconto. oppure banconote, se vuoi mantenere il tono vago. se è per l'affitto non posso assolutamente correre il rischio di aprire quella porta. Separa in due frasi, dovrebbe scorrere più fluido; questo vale per molti altri casi nel racconto. L'atmosfera è già vagamente surreale, separare le frasi non dovrebbe fare che bene, credo u_u I loro stivali fanno scricchiolare il parquet. Mi ci vuole un attimo per riconoscerne i gradi. Non suona già meglio? ^^ mandato da me per assoldarmi e basta.Ma non ci perdo troppo tempo a rifletterci su, ho tra le mani lo stipendio di almeno sei mesi di lavoro e ne avrò altrettanti a servizio completato. Manca il segno di spaziatura! A rileggerti ^^
  5. coscienza92

    Aletheia (1)

    http://www.writersdr...891-prologo-12/ Sospiro, mentre tazza di caffè nella sinistra e mano destra sul mouse, aguzzo gli occhi alle nuove notifiche. I punticini rossi brillano, sullo schermo blu. Clicco, clicco frenetico: assaporo con sogghigno sulle labbra la replica irata di un bimbetto caduto nella mia provocazione da troll, osservo con distaccato disinteresse la risposta negativa di un cesso con cui ci stavo provando e termino infine, postando un frammento di Heidegger, che a essere ben sincero non comprendo, ma che ah! Lì sulla bacheca mi trasforma presto, nell'intellettuale impegnato che dovrei sembrare. Sbatto le palpebre, stropiccio l'occhio arrossato. Sono cinque ore, che chatto online. Cinque ore che batto sulla tastiera, mando email, e di tanto in tanto compilo distratto gli appunti della nuova lezione che dovrei andare a preparare. La schiena arde al contatto con il cuoio nero della poltrona, le braccia dolgono. La mano destra? Metastasi del tunnel carpale. Sono stanco, ma non riesco... non riesco a smettere. C'è un pensiero, che mi tormenta. Dalla pausa in cui bevevo il thè del primo pomeriggio, e guardavo distratto le gru del porto ondeggiare alle raffiche della tempesta a venire. Non è la prima volta, che mi sovviene un'idea; e non è certo novità che l'idea in questione appaia come un lavoro geniale, un progetto fantastico, "qualcosa di mai visto prima". Ma nel caso in questione, era diverso. Non avevo la chiara sensazione di scrivere il solito, delirante frankenstein d'idee rubate, storpiate, torturate a sembrare qualcosa di mio. Stavolta, per la prima volta dopo anni e anni sentivo che un pensiero nuovo aveva fatto capolino, che timido sbirciava dietro l'angolo. Un po' come il gatto della mia vicina, sempre tanto riluttante alla carezza. O come quelle ragazze che non riesci mai a invitare da nessuna parte, perché non appena parli, già le vedi indietreggiare, sparire dietro lo scaffale dell'ennesima biblioteca. E così l'ho persa quest'idea, questo pensiero nuovo e autentico. Impegnato in mille altre cose, ho lasciato che si smarrisse nei meandri della mia mente. Tolgo lentamente le cuffie, barcollo con le giunture che gridano vendetta alla finestra. Respiro l'aria carica di pioggia, che picchia in strada in uno scrosciante diluvio. Un'idea, un pensiero di libertà. Mi afferro la fronte fra pollice e indice. Chino il capo. La mia piccola creatura. Perduta! Aletheia scivola per le dune di sabbia rovente, affonda i sandali con passi faticosi. Impreca, quando superato l'ennesimo dislivello, scruta l'orizzonte vuoto. Il gioco di un dio beffardo, quel mondo. Una distesa desolata di sassi e sabbia. Non una pianta, non un animale. Inclina il capo a fissare il cielo assolato, di un azzurro stinto, divorato da un globo infuocato che risulterebbe riduttivo, definire "sole". Apre le labbra screpolate. Invoca l'acqua, la pioggia. " E già che ci siamo, il mare, e pronta una cazzo di galea a salvarmi! " Chiude gli occhi, li riapre. " Stupida, stupida, stupida! " Si batte il pugno sul peplo, affonda le mani nella sabbia. Pietre. Sbriciolate, arse, trasformate in finissima polvere dorata. " Dove sono? Dove cazzo sono? " Ricorda ancora le verdi distese dell'Olimpo, la folla di dei, semidei, eroi. A giocare, guerreggiare, schernirsi. Da Zeus ad Atena, alle muse e ai satiri. E poi loro, le mezze cartucce. Gli aborti. Non titani adorati da popolazioni festanti, o dei a cui massacrare cento e cento vergini. Gli dei feccia. Dionisio. Le Graie, le Erinni, le Muse. E poi lei, Aletheia! Nemmeno un dio, nel senso pieno del termine. Ma una parola, un segno. Un'idea nella testolina di un filosofo troppo occupato a pensare. " Siamo scarti " Constata Aletheia. Relitti nel folle percorso della ragione. Gli scarti nelle guerre di generazioni e generazioni di filosofi. Difesi da eserciti di critiche e trattati, innalzati all'ultima soluzione, all'ultima verità. Solo per subire l'oltraggio di troppi rivoluzionari, troppi allievi che superano il maestro, troppa destructio spinta al suo spasimo. Non esiste Aletheia. Non esiste verità ultima. - Nasconditi! Nasconditi, sciocca! - Una voce sottile, stridula. Aletheia alza il viso, inquadra la sottile silhouette di un airone in volo. L'uccello veleggia verso di lei, si ferma a mezz'aria, sbattendo le ali dai mille colori. Aletheia alza un sopracciglio, perplessa. - Thot? Il dio della scrittura? Che ci fai...- Che ci faccio qui? – Gracchia, socchiude il becco affilato. Con gesto di nauseante autocompiacimento, s'appollaiala sulla spalla di Aletheia, che a stento si regge in piedi al peso gigante dell'airone. - Sai – La dea stringe i denti, impreca – non sei proprio un leggero pappagallino...- - E tu non sei solo un'umana sperduta, mia cara. Sei lo scarto della mente di un filosofo, quindi taci e ascolta chi è più vecchio, di te, chiaro? - Egizi, greci... Siamo più o meno lì, no? - Thot chioccia una risata maligna. - Eravamo vecchi quando voi greci ancora vi massacravate con clave e pietre, Aletheia. - L'airone le strofina il becco nero sulla guancia, avvicina l'affilatissima punta all'occhio nero di Aletheia, che sbatte frenetica le palpebre. - Non provocarmi, puttanella - La dea deglutisce amaro. Azzarda qualche nuovo passo sulla duna in salita. Scivola nella sabbia bollente. - Parlavi di un pericolo...- Sospira – non è che sapresti dove sono, per le palle di Zeus? - - Huhu che brutta espressione, da una così dolce boccuccia – sibila Thot. - Non lo sai, nemmeno tu, vero? - Sogghigna Aletheia. - Sei anche tu intrappolato in questo... Inferno! - - Err...- Thot gracchia, stringe gli artigli nel soffice peplo bianco di Aletheia. La ragazza resiste strenuamente all'impulso di grattarsi la spalla, dove macchie di sangue ormai macchiano il tessuto. - No! Va bene, non lo so! - il dio della scrittura sbatte le ali, schiaffeggia Aletheia. - Mi avrà intrappolato l'ennesimo scribacchino disperato, o il solito ragazzino appassionato di piramidi! - - Quindi... Vorresti dire che siamo nella mente di un umano? Ma com'è...- - Forse sì, forse no. Cioè, non lo so, Seth si fotta non lo so! - Thot apre e chiude il becco, ticchetta frenetico – Può essere che siamo solo emanazioni, doppi, tripli della nostra autentica identità. Magari in quest'esatto momento, la vera Aletheia pasteggia nell'Olimpo, mentre la sua ombra bestemmia nel deserto. Chissà! Ma quanto conta, è che non siamo soli! - - Altri dei? Come noi? Ma se...- - Erano tre cavalieri, Aletheia. Ma ignoro se siano davvero dei, o cacciatori di questo deserto maledetto. Si muovono lenti, goffi. Gesticolano parolacce, grugniscono. Sono come infanti, bambini che non sanno ancora controllarsi. Ma possono fare male, se non stai attenta – Thot alza un'ala, espone una lacerazione fra le piume, un buco della forma di un cerchio perfetto, gocciolante inchiostro. - Hanno bastoni che tuonano, i bastardi - - Ma siamo dei, no? Non possiamo morire? - - E Afrodite, ferita al polso da Diomede, nella vostra ridicola guerra di Troia? E Ade, trafitto da una freccia di Eracle? Possibile che debba essere io, a ricordartelo? Ferire un dio, mutilarlo... E' sempre possibile. -
  6. coscienza92

    [...] - Prologo (1/2)

    Carino l'inizio, diretto come dev'essere. In linea generale alcune frasi si possono rifinire, credo, abbreviando e spezzettando un po' ovunque. Ad esempio, la scena dell'inseguimento dev'essere rapida, violenta, ma viene diluita con lunghi passaggi. C'è anche un po' di confusione nei vari personaggi, a volte un po' si fatica a distinguerli. si spostò in bagno ove aveva conservato una tuta da operaio sporca di terriccio Metterei un dove, ove è davvero un pochino arcaico d’un bianco pallido che avrebbe fatto invidia anche ad un vampiro. è un po' pieno di queste similitudini che per carità non hanno nulla di sbagliato, ma le ho sentite così tante volte, che danno un po' noia la lettore. Il vetro del quadro ivi appeso si era frantumato ed alcuni cocci di vetro si erano conficcati all’interno del maglione sfregiando la sua schiena. Un altro arcaismo, taglierei anche qui. A rileggerti ^^
  7. coscienza92

    Ampliare la punteggiatura

    Certo, infatti ho scritto: nell'ambito delle sperimentazioni letterarie ^__^ Certo, che nel caso dei novizi provare a sperimentare porta ad orrori illeggibili (sigh)
  8. coscienza92

    Ampliare la punteggiatura

    Nell'ambito di sperimentazioni letterarie, ampliare la nostra punteggiatura non sarebbe così male. Magari- perchè no?- inventarsi nuovi segni di punteggiatura. Vedere la gente usare sempre le solite tristi subordinate, o le solite brevissime frasette tutto virgole e punti, senza nessuna costruzione un minimo complessa.- ah è tristissimo ^^
  9. coscienza92

    Cyberpunk

    Snow Crash di Neal Stephenson L'antologia di racconti Mirrorshades Dr. Adder di Jeter Noir, sempre di Jeter I primi due enfatizzano l'elemento di fantascienza, Jeter si concentra sul punk. Io inizierei da Neuromante (facile anche da trovare in libreria, credo) e proseguirei con Snow crash. Noir lo trovi ancora su ebay (l'edizione fanucci, solaria ) mentre dr adder è nei siti di... libera condivisione (coff coff) Gibson viene solitamente accostato a Sterling, di cui tuttavia non apprezzo lo stile ultrabarocco e pesante; ti consiglio piuttosto al riguardo le sue raccolte di saggi (comunque legate al cyberpunk): Giro di vite contro gli Hacker e Parco giochi con pena di morte. Dal punto di vista della scrittura Stephenson è il migliore. Pulito, moderno, raffinato. Gibson è una pietra miliare, ma può risultare indigesto. Jeter viene citato raramente, ma è l'unico autore veramente punk, se si riesce a sopportare lo stile di scrittura... Particolare.
  10. coscienza92

    Miraggi

    @Silly Thing Grazie per la segnalazione, l'aggiungo alle correzioni. @Hearts Oh inserito nell'ambito steampunk, grazie! XD Uff queste ripetizioni saltano fuori come funghi velenosi^^ @Aleksej Grazie per il commento sulla trama, è merce rara di questi tempi di fredde analisi stilistiche. Per allungare e riscrivere il racconto... umh ci sto pensando. L'amico l'ho immaginato rozzo e affidabile, ma chissà... Grazie per l'accurato commento, cominciavo a temere che il forum si fosse rammollito :-D Il pov in prima persona vive nel nostro mondo, ma oscilla nella nostalgia verso l'ottocento vittoriano. Di conseguenza vi è una continua mescolanza di termini vecchi e nuovi, a seconda che sia concentrato sul presente o dopo l'ennesima birra immagini il passato. Questo per spiegare lo stile un attimo diverso dal solito. Grazie per avermi segnalato le continue ripetizioni; è preoccupante che non me ne sia accorto.
  11. coscienza92

    I vostri programmi per l'estate

    Se va tutto bene studiare. E ammaestrare in ricreatorio quelle piccole scimmie furiose chiamate bambini, se mi assumono.
  12. coscienza92

    Miraggi

    L'ho immaginata come un'allucinazione, ma vanno bene anche le altre interpretazioni Il protagonista immagina che la birra lo riporti ai bei vecchi tempi (che poi non erano affatto belli, ma tantè ) ma nella realtà è semplicemente ubriaco
  13. coscienza92

    Miraggi

    Forse è questione di gusto, ma trovo insopportabile questa specie di autocensura. Oltretutto non mi pare proprio che la gente si esprima così. Infatti non si esprime, sta pensando^^ Però hai ragione, lo taglio A te piace? Non è meglio "che abbiamo"? Certo che mi piace Refuso. Secondo me è un’esclamazione, non una domanda. Il punto interrogativo non ci va, tutt’al più uno esclamativo. Un’ultima cosa, dovuta esclusivamente alla mia pignoleria. Una birra in bottiglia può ache essere servita calda, ma se la si spilla (tu hai scritto spinna, non so se sia corretto non esiste come vocabolo, ma facciamo finta di nulla ^__^ma forse sì) questa sarà necessariamente fresca. A rinfrescarla sarà il gas che si dilata. Infatti le botticelle di birra alla spina non vengono tenute in fresco. Poi, naturalmente, si scalderà molto in fretta, ma i primi sorsi saranno comunque freschi. Non sono d'accordo sulla birra: in questi giorni sono spesso in bar (ma non aspetto nessuna elizabeth, per fortuna ) e la birra è quasi sempre calda, pur essendo "spinnata". Non so se frequento bar con spine difettose o semplicemente mi fanno aspettare troppo la birra, prima di servirla. Grazie del commento, cominciavo a temere una ciofeca che nessuna avrebbe osato commentare ^^
  14. coscienza92

    Miraggi

    Mea cupa, non so perchè ma in una frase mi sono mangiato una parola xD La sottile figura a S di bustino e gonna si piega in un saluto.
  15. coscienza92

    Miraggi

    http://www.writersdream.org/forum/topic/12599-vivere-secondo-adam-navarro-capitolo-1-parte-1/page__gopid__190299#entry190299 Volevo postarlo nei frammenti, in quanto manca una trama vera e propria, ma sforava nel numero di lettere, probabilmente ^^ Odio l'estate. La birra che sorseggio è calda, amara: la schiuma straborda sulle dita, il gusto è rancido, decisamente marcio. Larghe macchie di sudore appiccicaticcio s'allargano sotto le ascelle. Risistemo il colletto, fradicio. Fottuto caldo. Bevo un altro sorso, per poco il bicchiere non mi scivola dalle mani sudate. Il barista dà una ripassata all'impasto di gel, sporco e sudore dei suoi capelli, spinna svogliato l'ennesima birra bollente. - Dicono che cambierà il tempo – Un mio amico, compagno in bevute, è in vena di parlare: alza un dito, tiene coll'altra mano il boccale di birra; piscio caldo... Birra, mi correggo, gocciola per terra. - I meteorologi hanno annunciato un...- S'interrompe, aggrotta la fronte. Posso immaginare i suoi pensieri sbattere braccia e piedi nel tentativo di mantenersi a galla nel mare d'alcool ch'abbiamo in corpo- Fronte temporalesco- Sorride, soddisfatto. - Speriamo, speriamo. Dio, qui si cuoce – Termino la birra in fretta, ne ordino un' altra con segno del pollice al barista. Serpentine di sudore mi scorrono lungo le tempie, dipingono strani arabeschi nel legno del bancone. Immergo il grugno nella birra, per poco non sputo tanto fa schifo. Fosse almeno fresca... Fuori dal bar, gruppetti di palestrati fanno mostra dei muscoli, abbronzandosi al sole. Fighetti del cazzo. Qualche testa galleggia nel mare, bizzarra lontana visione - Quando arriva Elizabeth, hai detto?- chiedo per l'ennesima volta all'amico. Tiro fuori il cellulare, l'appoggio al bancone rovente. Nessun messaggio, nessuna suoneria. Morto cotto, proprio come il sottoscritto - Alle cinque, no? Te l'ho già detto, ricordi?- Me l'ha già detto, gliel'ho già chiesto. Ma questo tempo, questa dannata calura. Distorcono il tempo, allungano le ore. Mi passo una mano davanti agli occhi. La realtà muta, con tutto questo caldo. Guardo la birra. La ricordavo piena, dannazione. Ne ordino un'altra. Rispondo - Già. Ma sono le cinque e mezza, vecchio mio.- L'amico batte una pacca sulla spalla, consola: - Arriverà. Abbi fede.- Annuisco. Bevo in fretta un paio di sorsi. Quanto- penso- sarebbe figo se fosse già autunno? E se il bicchiere che stringo fosse un calice in vetro lavorato, e non plasticaccia bianca? E se invece di rumorose auto, fossero le carrozze a rotolare sul selciato? E se invece di questa lurida camicia azzurra indossassi un panciotto di raso, una tuba nera, l'elegante elsa di un bastone da passeggio nella mano? Passo la mano sulla fronte, la detergo... Asciutta. L'amico mi sorride, alza il calice pieno di vino e sorseggia con eleganza un breve sorso. Gli orli in filo d'oro della giacca a code luccicano sotto la luce. Ma che cazz? Appoggio il calice- vetro lavorato- sul bancone. Accanto al bicchiere appare poggiato un cappello a cilindro, lucido feltro nero. Dalla vetrata del bar, scorgo la strada. Selciato a porfido, continuo- costante rumore di zoccoli e cavalli e gentiluomini in ghetta e tuba e fanciulle in crinolina e corsetti. E' un attimo, una frazione di secondo. Il barista mi porge la quarta (o quinta?) birra. Appoggio le labbra al bicchiere... ed è plastica. Nascondo una ciocca umida dietro l'orecchio. Caldo di nuovo. Birra rancida. Di nuovo. Ventunesimo secolo, welcome to hell! Sbottono la camicia bagnata. Fuori, un autobus scoreggia in avanti, vomita una torma di ragazzini urlanti. - Ehi! Ehi!- L'amico mi batte il pugno sulla spalla. - Guarda, Elizabeth è arrivata!- Mi asciugo la fronte per la terza volta. Fra i palestrati stesi come pezzi di carne a rosolare al sole, le vecchie dalle tette rifatte, i bambini piccoli demoni coperti di sabbia avanza una sottile, flessuosa figura. Bevo un primo sorso. Passo dopo passo Elizabeth si avvicina, i capelli rossi come ardenti braci alla luce del sole. Bevo un secondo sorso. Elizabeth si protegge dal sole con un parasole color panna, affannoso respiro sotto il corsetto vittoriano. Bevo un terzo sorso. Un'improvvisa brezza spazza il bar, quando Elizabeth entra nel bar. La sottile figura a S di gonna e si piega in un saluto. Per un effimero attimo mi sento rivivere. - Pensavo... Pensavo avessi cambiato idea- Sorride, strizza un occhio. Io accenno un baciamano, rifiuta trillando di sorpresa. - Sempre così fuori dal mondo, amico mio! - La mano nel guantino nero che stavo per baciare scompare, mi rendo conto di come Elizabeth indossi una T-shirt fabbricata a macchina, tristi pantaloncini tagliati al polpaccio. E fa caldo. Di nuovo. Agguanto il bicchiere, lo trovo vuoto. - Barista, un'altra birra!-
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