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  1. albione

    Il grande mangiaspaghetti

    C’era una volta un mostro enorme, grande come cinque persone. Aveva la pelle verde e otto tentacoli come quelli dei polpi, tre occhi davanti e tre dietro. Con gli occhi davanti vedeva il futuro e con quelli di dietro vedeva il passato. Quando si muoveva per le strade, tutti chiudevano le porte e le finestre perché avevano paura di lui. Tutti gli lasciavano sempre un piatto di spaghetti al pomodoro in un grande piatto fuori di casa. Dovevano essere molto al dente perché gli piaceva masticarli e sentire lo scricchiolio della pasta: per lui era una goduria e bastava quello per farlo felice. Tirava su gli spaghetti afferrandoli con tutti i tentacoli, e li succhiava avidamente facendo schizzare il sugo al pomodoro su tutti muri. Dovunque passasse lui, ogni casa era imbrattata di chiazze rosse. Il suo scopo era quello di visitare tutti i Paesi del mondo e segnare a pallini rossi tutte le città per poter dire: “Io ci sono stato!”. Un giorno, un bambino che si chiamava Mattandro, si mangiò la pasta che i suoi genitori avevano lasciato per il mostro. Per non farsi scoprire, dipinse sul muro della sua casa dei pallini con della vernice rossa. Si disse: “Il mostro passerà di qui, penserà di aver mangiato gli spaghetti, vedrà i muri imbrattati di rosso, e andrà avanti!” Il mostro infatti così fece, vide la casa e proseguì. Gli occhi di dietro però videro nel passato e il mostro capì che il bambino aveva mangiato la sua pasta, allora tornò indietro e bussò alla porta: “Toc-Toc!” La mamma di Mattandro, rispose: “Chi e’?” Il mostro: “Sono il mostro, e sono affamato, dammi il mio piatto di pasta!” La mamma, spaventata e con voce tremante: “Ma io ho lasciato un bel piattone di spaghetti stamattina!” E il mostro: “Qui non ho trovato niente, li ha mangiati qualcuno!” La mamma rispose subito: “Non ti preoccupare, ti cucino subito qualcosa!” A casa però aveva solo il basilico, quindi fece un piatto di linguine al pesto, e il piatto venne verde invece che rosso. Il mostro lo mangiò ugualmente, anzi gradì moltissimo e schizzò su tutti i muri il sugo verde, chiese pure il bis, e poi se ne andò. Da quel giorno la casa di Mattando fu l’unica a pallini sia rossi che verdi, e tutti divennero verdi di invidia! Mattandro si salvò dalla rabbia del mostro solo perché la mamma conosceva tantissime ricette, anche quella per cucinare un sugo con delle semplici foglie di basilico. Capì che aveva sbagliato e da quel giorno stette molto attento a imparare dalla mamma a cucinare ogni piatto, perché aveva imparato che essere un buon cuoco poteva servire a salvarsi la vita.
  2. albione

    Il grande mangiaspaghetti

    C’era una volta un mostro enorme, grande quanto cinque persone. Aveva la pelle verde e otto tentacoli come quelli dei polpi, tre occhi davanti e tre dietro. Con gli occhi davanti vedeva il futuro e con quelli di dietro vedeva il passato. Quando si muoveva per le strade, tutti chiudevano le porte e le finestre perché avevano paura di lui. Tutti gli lasciavano sempre un piatto di spaghetti al pomodoro in un grande piatto fuori di casa. Dovevano essere molto al dente perché gli piaceva masticarli e sentire lo scricchiolio della pasta: per lui era una goduria e bastava quello per farlo felice. Tirava su gli spaghetti afferrandoli con tutti i tentacoli, e li succhiava avidamente facendo schizzare il sugo al pomodoro su tutti muri. Dovunque passasse lui, ogni casa era imbrattata di chiazze rosse. Il suo scopo era quello di visitare tutti i Paesi del mondo e segnare a pallini rossi tutte le città per poter dire: “Io ci sono stato!”. Un giorno, un bambino che si chiamava Mattandro, si mangiò la pasta che i suoi genitori avevano lasciato per il mostro. Per non farsi scoprire, dipinse sul muro della sua casa dei pallini con della vernice rossa. Si disse: “Il mostro passerà di qui, penserà di aver mangiato gli spaghetti, vedrà i muri imbrattati di rosso, e andrà avanti!” Il mostro infatti così fece, vide la casa e proseguì. Gli occhi di dietro però videro nel passato e il mostro capì che il bambino aveva mangiato la sua pasta, allora tornò indietro e bussò alla porta: “Toc-Toc!” La mamma di Mattandro, rispose: “Chi e’?” Il mostro: “Sono il mostro, e sono affamato, dammi il mio piatto di pasta!” La mamma, spaventata e con voce tremante: “Ma io ho lasciato un bel piattone di spaghetti stamattina!” E il mostro: “Qui non ho trovato niente, li ha mangiati qualcuno!” La mamma rispose subito: “Non ti preoccupare, ti cucino subito qualcosa!” A casa però aveva solo il basilico, quindi fece un piatto di linguine al pesto, e il piatto venne verde invece che rosso. Il mostro lo mangiò ugualmente, anzi gradì moltissimo e schizzò su tutti i muri il sugo verde, chiese pure il bis, e poi se ne andò. Da quel giorno la casa di Mattando fu l’unica a pallini sia rossi che verdi, e tutti divennero verdi di invidia! Mattandro si salvò dalla rabbia del mostro solo perché la mamma conosceva tantissime ricette, anche quella per cucinare un sugo con delle semplici foglie di basilico.
  3. albione

    Ragno Zuccone

    C’era una volta un ragno un po’ imbranato: non sapeva proprio fare nulla, non riusciva a tessere neanche un filo per saltare da una parte all’altra come facevano i suoi amici o figuriamoci, una tela intera per abitarci sopra e aspettare che ci cascasse qualche insetto da poter mangiare…. Riusciva solo a catturarne qualcuno qua e là quando gli capitava a tiro e il resto del giorno rimaneva a bocca asciutta! Per giunta, mentre tutti i ragni della zona si vantavano di spaventare questo o quel bambino con le loro ragnatele immense, di lui nessuno aveva paura perché era piccolo e sottile-sottile, e questo non riusciva proprio a sopportarlo… Si sa che i ragni fanno scappare tutti quanti e lui che razza di ragno era, che neanche un bambino strillava quando lo vedeva? Tutti avevano preso a chiamarlo “Zuccone” e lui un giorno si stufò talmente di questa situazione che fece la valigia e partì per cercarsi una casa lontano da tutti gli altri ragni che si prendevano gioco di lui. “Mi chiamano Zuccone eh? Gli farò vedere io Ragno Zuccone di cosa è capace!” Andò nel campo di Halloween e si cercò la zucca più spaventosa che potesse trovare, ci entrò dentro e ci si stabilì. Aveva trovato una casa adeguata: aveva un tetto apribile, era stata ritagliata con occhi naso e bocca che gli facevano da porta e finestre, c’era un lumicino sempre acceso a scaldarlo e fargli luce la notte, e adesso non gli rimaneva altro che procurarsi il cibo. Mentre pensava a come poter attrarre gli insetti lì dentro, vide dalle fessure un gruppo di ragazzini travestiti da fantasmi e vampiri che correvano di casa in casa strillando, ridendo e gridando: “DOLCETTO-SCHERZETTO!!” I bambini avevano lasciato temporaneamente per terra i loro cestini pieni zeppi di caramelle, cioccolata, liquirizie, merendine e tutto quello che di buono un bambino può desiderare. Ragno Zuccone senza pensarci due volte, afferrò tutte le caramelle che poté. Corse nella sua zucca e pensò: “queste caramelle mi faranno da esca per gli insetti!”. Così fu. La sua casa si riempì di tutti gli animaletti possibili e immaginabili: croccanti formiche, vermi succulenti, mosche piccanti, larve appetitose, falene delicate, e così via. A forza di mangiare insetti, diventava ogni giorno più grosso, tanto che la casa gli sembrava sempre più stretta, e infatti non sapeva dove mettere più la testa e le zampe, tanto che queste uscirono dalla zucca scavandosi dei buchini laterali, e la testa bucò il soffitto proprio in corrispondenza del gambo della zucca che diventò il suo cappello. Prese a camminare e muoversi con la zucca, tanto che diventò Ragno Zuccone di nome e di fatto. Orgoglioso delle sue nuove sembianze, decise di ritornare dai suoi amici ragni. Ancora si narra dello stupore di questi e della faccia che essi fecero quando lo videro. L’oggetto della loro derisione, diventato il più spaventoso di tutti loro, si era tramutato in un essere a dir poco mitologico.
  4. albione

    Bruco il lettore

    C’era una volta uno scrittore che non sapeva più cosa scrivere. Una volta era stato capace di scrivere tanti bei racconti per i bambini, ma ora, davanti al foglio bianco, vedeva solo un buco e non trovava le parole per riempirlo. Aveva ripreso a leggere una gran quantità di libri, per farsi venire le idee. Si chiudeva nella sua biblioteca ricca di volumi di tutti i tipi, e ci trascorreva giornate intere. Un giorno però ebbe una sorpresa. Mentre leggeva un libro di racconti fantastici, si ritrovò le pagine bucate, e un bruco intento a mangiucchiare proprio le righe del finale della storia che lo aveva tenuto sveglio tutta la notte. “Noooo! Cosa fai bruco pasticcione! Non devi mangiare i libri, vai nell’orto e mangia la mia insalata piuttosto!!” Il bruco rispose: “Scusami tanto! Anche io adoro leggere: non vengo qui per mangiare, ma questo racconto era talmente avvincente che non ho saputo resistere e l’ho dovuto assaggiare!!” L’autore disperato perché non poteva sopportare che la storia rimanesse incompleta, prese carta e penna e scrisse un finale nella parte rosicchiata dal bruco, tanto che quel racconto finì per essere fatto di tante parole che ruotavano intorno a un buco di bruco.
  5. Raccolta di racconti fantastici dedicati a bambini e adulti che amano storie possibili solo in uno degli infiniti mondi improbabili. Si parla di mostri mangiaspaghetti, orsi ghiottoni, bruchi lettori, ragni zucconi e di altri magnifici personaggi. C'è anche la vera storia del fantasma formaggino e del coraggioso Forte e il racconto del leone nella tazzina e di Magnolia affascinata.
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