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Pulsar

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  1. Pulsar

    Compleanni nel WD

    ... ed ecco che arriva, puntuale, la conferma di quanto sopra... @Befana Profana tanti auguri (ancora un po' e facevi in tempo a spegnere un'altra candelina)!
  2. Pulsar

    Compleanni nel WD

    Ma tanti auguri, @Miss Ribston (io arrivo sempre in ritardo ma... pazienza!)
  3. La scacchiera troneggia al centro del basso tavolino da caffè. Matteo la contempla dallo stipite della porta del salotto. È un modello in palissandro ed acero, dai riflessi caldi come quelli del rum quando lo agiti nel bicchiere. Un pezzo di squisita fattura, con intarsi fatti a mano e con le case bianche di un piacevole colore crema. Al di là dell’aspetto, la cosa che non manca di sorprendere gli ospiti in visita è che i suoi meravigliosi pezzi Staunton non sono disposti sulle case di partenza, ma descrivono l’agone di una partita già in pieno mediogioco. Di fronte a quello che pare un chiaro invito a mettersi alla prova, molti non riescono a trattenersi: muovono qualche pezzo, azzardano delle continuazioni, salvo poi chiedere il conforto del padrone di casa. Ogni volta, Matteo attende che se ne siano andati poi, con calma rimette i pezzi al loro posto. Non è un problema per lui ricostruire la posizione iniziale: sono anni che vi riflette sopra. Trenta, per la precisione. Tanti ne sono trascorsi da quando la partita per corrispondenza con Piero si è bruscamente interrotta. Capita che l’armonia tra due fratelli venga meno. Capita più spesso se di mezzo c’è un’eredità e una moglie avida. Poco importa che l’eredità non fosse proprio milionaria e che, per di più, l’oggetto della controversia riguardasse la sola quota “disponibile”. Matteo si era sentito tradito dai maneggi del congiunto e aveva troncato ogni rapporto con lui. Il suo sguardo indugia ancora sulla scacchiera; forse dovrebbe spolverarla. O no? In effetti, non sa dire perché si è imbambolato davanti ad essa, quest’oggi. Respira a fondo, con l’indice si gratta dietro l’orecchio, infine decide che è ora di andare a cucinare. Il display del cellulare è acceso sui balloon di WhatsApp. Matteo lo fissa con espressione accigliata. «16. Cc4». Non può che essere quello. Eppure… Chiunque gli abbia mandato il messaggio non è registrato in rubrica e anche la miniatura accanto al numero telefonico – un cane mollemente accasciato sulla pancia – non gli dice niente. Quasi con timore, si reca in salotto. Era la mossa numero sedici, quella ancora da giocare, di questo è sicuro, perciò l’sms non può che significare Cavallo in c4! Un rapido sguardo alla scacchiera e ha la conferma che si tratta di una mossa legale. Anzi, di una buona mossa. Fa per aggiornare la posizione del bianco ma di colpo si blocca. «Chi sei?» Scrive all'ignoto interlocutore. Passano pochi istanti, poi un “plop” annuncia la risposta. «16. Cc4». L’orologio indica le 16:10 e l’attesa comincia ad essere snervante. Dalla ripresa della partita, tre giorni prima, il bianco ha sempre comunicato la sua mossa verso le quattro. Piero, se è lui a giocare, è in ritardo! In cuor suo, Matteo spera davvero che l’anonimo avversario, l’uomo dei messaggi, sia il fratello. Anche se il risentimento per la storia dell’eredità non è del tutto svanito, si sta pian piano abituando all'idea di un riavvicinamento, seppure nelle forme inusuali di una partita a scacchi. La cosa peggiore, adesso, sarebbe scoprire che si tratta solo della burla di un amico. Eppure, il suo sesto senso gli dice che l’avversario è proprio Piero. Per il suo gioco attento, solido, per nulla incline alle schermaglie tattiche. Suo fratello era uno scacchista così. Ogni tanto, in questi giorni, ha provato a rivolgere qualche innocua domanda al giocatore misterioso, ma senza ricevere altre risposte che la reiterazione della mossa giocata. Ha pure telefonato all'utenza del contatto WhatsApp, ma sempre senza esito. Matteo sbircia l’orologio ancora una volta. Sì, l’avversario è in ritardo. «Cos'è, non giochi oggi? Hai avuto tutta la mattina per pensare alla tua mossa!» Scrive per sollecitarlo; vuole scongiurare l’eventualità che il filo sottile di questo rapporto a distanza si spezzi. «È il problema di sempre, Piero: imposti partite così rigidamente posizionali che, ad un certo punto, finisci col non sapere più come muovere. Devi semplificare il tuo gioco!» Quello che ha appena scritto non ha senso, lo sa bene, ma anche una piccola provocazione può servire allo scopo. E rispondi, dai! Un “plop” dal cellulare. «Chiamami». A Matteo, ora, tremano le mani. Dovrebbe essere felice e, invece, ha paura. Con Piero sono stati trentanni di silenzi e di cose non dette… di che parole potranno mai vestirsi, alla prova del disgelo? E se invece si rivelasse essere proprio uno scherzo? Come potrebbe riuscire a dissimulare la delusione? Respira a fondo, una, due volte, infine compone il numero. «Pronto?» La voce nell'etere è quella di una donna. Per un attimo, teme possa trattarsi dell’odiata cognata. «Chi parla?» chiede con un tono aspro che tradisce il risentimento. «Sono Marta, zio. Ti ricordi?» Marta. La mente si popola dei ricordi di una bambina di sette anni, appollaiata sulle sue ginocchia durante le lunghe partite con Piero. La vede com'era allora, con quegli occhi grandi così e la pelle chiara e tenera sotto i capelli nerissimi. La “cinesina”, la chiamavano. “Vincerai, zio? È vero che vincerai?” continuava a chiedergli. «Certo che mi ricordo di te, tesoro… è che non mi aspettavo di sentirti». Dall'altro capo del telefono un singhiozzo appena percettibile. «Scusami se non ti ho mandato la mossa, oggi, è che… non ne avevo altre». «Ah, giocavi tu!» Ancora singhiozzi ma più distinti, stavolta. «No, giocava papà… Cioè, è stato come se giocasse lui…» «Marta, non ti capisco. Piero è lì?» L’esitazione gli fa credere, per un attimo, che la linea sia caduta. «Papà non c’è più». Parole e lacrime impastate insieme. «Se n’è andato una settimana fa». Matteo tace. Sapeva che sarebbe potuto succedere, ma era il silenzio dell’imbarazzo, quello che temeva, mai avrebbe pensato di dover fare i conti con quello causato dell’angoscia. «Un tumore alla gola! Ha lottato per due anni, zio». «Non ne sapevo niente» e il rammarico nella sua voce è sincero. «Avrebbe voluto chiamarti, sai? Me lo diceva sempre… ma poi il suo maledetto orgoglio aveva la meglio e allora rimandava. Ha rimandato fino a quando…» «Fino a quando?» La sollecita impaziente. «Gli ultimi tempi, non poteva più parlare». «Poteva scrivermi, però!» È la rabbia a parlare per Matteo «Il mio indirizzo è sempre lo stesso». D’un tratto, si spegne sopraffatto dalla vergogna. Cosa pretende? Dopotutto, cosa ha fatto, lui, se non farsi divorare dall'odio per tutto questo tempo? È forse stato migliore di Piero, lui? «Ci ha provato, non sai quante volte, è che non gli venivano le parole. Ma non voleva andarsene senza salutarti, così…» «La partita!» «Sì. Ha passato i suoi ultimi giorni a studiare la posizione; ha scelto la sua mossa, poi ha cercato di immaginare come avresti mosso tu e…» la voce di Marta, adesso, mostra un’imprevedibile nota divertita. «Se mi potessi vedere, zio: ho un fogliettino pieno zeppo di annotazioni, un arsenale di mosse per rispondere a ciascuna delle tue!» Matteo scuote il capo. «Ma è pazzia!» «Lo sapeva anche lui. Mi scrisse che dopo la terza mossa, sarebbe stato impossibile prevedere come avresti giocato: troppe possibilità da considerare! Per questo oggi, prendevo tempo… oggi era il momento della telefonata». «Capisco». «Zio…» «Sì?» «Grazie!» «E per che cosa?» «Per avere risposto alla mossa del cavallo. Papà temeva che non avresti capito il messaggio, che avessi dimenticato… E invece…» Ancora lacrime, ma, se Matteo non sbagliava, stavolta erano di gioia. «Come avrei potuto dimenticare?» No, non aveva dimenticato. Per anni la scacchiera era stata il simulacro di una speranza. «Marta…» La sente tirare col naso. «Dovresti venirmi a trovare, uno di questi giorni, dico sul serio». «E parleremo di lui?» «Sì, e anche di te». «E inizieremo una partita tutta nostra?» «Sì, la giocheremo di là, nel salotto, sulla scacchiera che mi ha regalato tuo padre». «Non ci metteremo una vita a finirla, vero?» «No» la rassicurò «La nostra non sarà una partita lunga una vita».
  4. Pulsar

    [MI 137 Fuori Concorso] - Una partita lunga una vita.

    Grazie @Ippolita2018, sono contento che ti sia piaciuto. Se dovessi avere suggerimenti o anche osservazioni su parti che reputi meno positive del testo, ritieniti libera di esplicitarli: fatemi capire dove sbaglio! Appena ho un momento libero, ricambierò la visita. Bye.
  5. Pulsar

    [MI 137 Fuori Concorso] - Una partita lunga una vita.

    Da questo inizio si evince che ha un valore davvero speciale. Sì, non solo è il teatro delle loro battaglie, ma è anche un regalo di Piero a Matteo, come si evince da questa battuta: insomma, un simbolo del loro legame. Beh, in passato si giocava spedendo per lettera ogni mossa, ma in questo caso ho inteso l'espressione in senso lato, ho immaginato che i fratelli si telefonassero ogni giorno (andazzo che poi è proseguito con la ripresa del gioco). Dici bene! In caso di testamento, ai figli (nota il plurale), e solo se ci sono loro come eredi, spettano i 2/3 dell'eredità, ma il testatore ha diritto di destinare a chi vuole, l'ultimo terzo, la quota "disponibile". Non ho descritto i maneggi perché ho creduto non fosse necessario. Si potrebbe pensare, ad esempio, che Piero avesse persuaso il padre (o la madre) a destinargli la quota disponibile, adducendo i maggiori oneri economici rappresentati dalla figlia (Matteo non è sposato e non ha figli), ma potrebbero farsi mille altri esempi di captatio benevolentiae, senza per forza arrivare alla materiale falsificazione del testamento. Ci hai preso in pieno! Si possono fare tante cose, nella rabbia di un momento, che poi a freddo si vorrebbero ritrattare. Il fatto è che non volevo che il passaggio apparisse troppo "spiegato", volevo che fosse lasciato all'intuizione emotiva del lettore. Anche se dopo, in effetti, ci torno su... Giusta osservazione. Il problema qui, oltre alle mie limitate capacità di narratore, è il limite degli 8k caratteri! Qui la situazione mi sfugge di mano... toglierei comunque l'esclamativo dopo ritardo. Questa scena si svolge tre giorni dopo la scena di 16. Cc4; forse è questo a stranirti? No, da tre mosse, prima delle quali quella del cavallo. Insomma, Matteo ha notato che le mosse 16, 17 e 18 (di più il fratello non ne ha elaborate) si inserivano nel solco delle prime quindici. Ciao @Kasimiro e grazie per il passaggio e le tue impressioni. Mi spiace non essere riuscito a soddisfarti pienamente, d'altronde sono il primo ad essere consapevole che questa storia meritasse più spazio e... uno scrittore migliore. È utile, comunque, ricevere quanti più suggerimenti e osservazioni possibili, anche se impietosi. A rileggerci!
  6. Pulsar

    Turno di notte

    Il senso si capisce: "a gran voce", alzando il tono della voce, insomma, ma l'espressione "con voce grossa" non mi convince del tutto. Tieni presente che "fare la voce grossa", formula riconosciuta dall'italiano, significa un'altra cosa, ovvero redarguire qualcuno, sgridarlo. Io, qui, userei qualcosa come "... con voce alterata" o "con un tono che tradiva l'impazienza". Ci ho pensato un po' su e credo che, se lo lasci tra le virgolette, come se fosse la domanda precisa che Giacomo si rivolge, sarebbe più corretto mettere all'indicativo "E dove possono andare? pensò Giacomo, o forse ancora meglio, al condizionale "E dove potrebbero andare?"... Se invece lo lasci all'imperfetto, dovresti togliere le virgolette e lasciarlo come descrizione del narratore in terza persona Qui, forse, un duplice refuso. Io scriverei: "Due (erano) in carrozzina, uno col deambulatore e nessuno dei tre in grado di proferire parola". Oddio, non esagererei... Bruttino... Insieme con la metà frase precedente, il senso è comprensibile: di giorno la vita degli ospiti è programmata, la colazione, la toletta, poi non so... la partita a carte, la visita medica, il pilates... Io metterei proprio una piccola lista di cose che rappresentano la routine degli anziani ospiti, qualcosa tipo: "tra questo, quello e quell'altro, non restava loro molto tempo per...". "... obbligando il povero disgraziato di turno (oppure trova tu un termine più adatto di "disgraziato"), chiunque fosse, ad intervenire". Il narratore, fin qui, è stato in terza persona; in questo punto, invece, sei passato alla seconda. "... a causa dei sempre maggiori tagli al personale". La frase non ha nulla che non vada, intendiamoci, è che solo un ospite molto attento alla lingua italiana direbbe: "c'è una fessura dalla quale si intravvede la luce"! Scommetto che nove su dieci, nella stessa situazione, direbbero: c'è una fessure dalla quale passa la luce..." Di nuovo in seconda persona! "... la panchina in giardino, posta in un punto, che se si guardava in alto, si poteva vedere il cielo stellato attraverso lo squarcio nella chioma degli alberi". Ecco, qui sei tornato in terza persona e va bene perché la maggior parte del racconto è in terza. Se avessi voluta scriverla in seconda, questa frase diventava: "Altro balletto di luci e tu, Carlo, a correre su e giù per i due piani". Ore tre: ancora qualche luce accesa. ??? Cioè, è Carla, l'ospite, vestita da bambina? Questa non mi è chiara. "Come darti torto, li ho fatti anch'io". Bel tocco di realismo: Tommaso chiama Carlo, l'operatore, perché è quello che nel maggior caso delle volte fa le notti. Stanchissimo ed eccitato, Giacomo non voleva... Ciao @Kasimiro, ben trovato su WD! Intanto, non preoccuparti se la lista di suggerimenti dovesse sembrarti lunga; semplicemente, quando ho tempo, e oggi ne ho, mi va di essere il più possibile minuzioso nella lettura. In realtà, te lo dico subito, il tuo racconto mi è piaciuto. C'è solo un periodo, piuttosto lungo, che, a mio avviso, va riscritto, questo: Non solo mi sembra di assistere ad un salto dalla terza alla seconda persona, in un paio di punti, ma è proprio un po' contorto, di non facile lettura. Un'altra cosa che noto è che c'è una certa indecisione nello stabilire il registro della narrazione (almeno, io, non sono stato in grado di stabilirlo al cento per cento): alcuni accenni vagamente umoristici, mescolati ad altri maggiormente poetici, e va bene, uniti ad altri ancora che sembrano una denuncia delle condizioni di lavoro delle maestranze del settore. A proposito, dimmi la verità, sei un medico/infermiere/operatore di quelle strutture? Conosci troppi dettagli noti solo agi addetti ai lavori. Nel complesso, devo dire che il racconto funziona: gli ospiti paiono "credibili", seppure descritti con poche pennellate (su tutti Tommaso, Carla e Alberto, il mandrillone - a proposito, è sempre un rischio in racconti così brevi, ficcare dentro molti personaggi, anche se servono solo a fare "numero": qualcuno potrebbe lamentare una sensazione di confusione) e la narrazione sa essere coinvolgente al punto di portarti per mano dentro la storia. In attesa della prossima storia!
  7. Pulsar

    Mezzogiorno d'inchiostro 137 – Topic ufficiale

    Complimenti ad @AnnaL. e @Macleo ! Avevo letto alcuni racconti di questo MI, ad esempio quello di @Ton, che mi è molto piaciuto, (e mi fa piacere rendermi conto di averci preso anche con lui...), quello di Mac, poi, l'avevo proprio commentato. Che altro aggiungere? Speriamo di potere incrociare le penne in un prossimo contest (magari se riesco a finire uno, ogni tanto)!
  8. Pulsar

    [MI 137 Fuori Concorso] - Una partita lunga una vita.

    Grato a chi vorrà lasciare un parere o dei suggerimenti. A proposito, ecco il link al commento.
  9. Pulsar

    [MI 137] Campane

    Beh, se citi la Fornero nell'incipit, rischi di mettere di cattivo umore il lettore fin dall'inizio... Avrei scritto qualcosa tipo: "Ora, se per mia moglie non sarebbe stato un problema, dopotutto lei dorme come un sasso, per me la cosa si sarebbe potuta rivelare un'autentica iattura". ... non l'avrei più sentito. 'azz... "quarantena" ovunque! ... come se la compagnia del sottoscritto non fosse abbastanza... Mmm.... anche se il senso si capisce, da come hai scritto la frase parrebbe che il protagonista non aveva mai permesso alla moglie di "aver voglia di un animale". Invece, la voglia di qualcosa non si può vietare, mentre può vietarsi il possesso di quella cosa. Detto altrimenti: "Mia moglie prese con noi un animale, cosa che non le avevo mai permesso quando vivevamo a Milano". Adolf? Che nome delizioso da dare ad un cagnolino! Ecco il segnale più inquietante di tutti: non sapere più tornare a casa e anziché domandarsi cosa gli stesse succedendo, sospettare complotti su scala comunale. Ok, panico! Ciao @Macleo e ben trovato a questo MI 137! Che dire del tuo racconto? Una pillola amara, un distillato di tragica ironia. Notare che i termini pillola e distillato non sono stati usati a caso: il tuo scritto ha dimensioni che, oserei dire, campariniane. Quanti caratteri? Word ha appagato la mia curiosità: sono 4.400 o poco più. Ora, anche se il noto adagio dice che il vino buono sta nella botte piccola - e chi sono io per contraddire una simile ancestrale verità - pure non posso trattenermi dal dire che qualche carattere in più non avrebbe fatto male al racconto. Specie nel finale, ovvero da quando il protagonista non trova più la strada di casa, a quando il medico fa la diagnosi di demenza, è un soffio, una volata. Insomma, si ha un po' la sensazione che avessi un po' fretta di chiudere (ma dimmi un po', dove volevi andare in questa fase di perdurante lock-down? ). Quanto alla storia, ho parlato di amarezza e tragica ironia. Il milanese ritiratosi in provincia che quasi si compiace di come il suo cervello riesca a cancellare gli stimoli fastidiosi (tra l'altro un simile meccanismo di difesa il nostro cervello ce l'ha davvero, naturalmente senza farci dimenticare le cose), fa da contraltare ad un lettore sempre più angosciato di assistere al progressivo (e troppo rapido) deteriorarsi delle di lui capacità cognitive. E siccome queste cose accadono - tutti abbiamo, direttamente o indirettamente, conoscenza di episodi simili a quelli da te narrati, a permanere, a fine lettura, è proprio la sensazione di disagio; il desiderio di prendere alla leggera quello che si è letto e la consapevolezza di non potercelo davvero permettere. Concludendo, grande idea, buona narrazione in termini formali (ti ho segnalato qualcosa, ma salvo la storia del "voler desiderare", nulla di veramente insidioso) ma una sensazione di frettolosità che fa perdere un po' di mordente al racconto. Un saluto e alla prossima.
  10. Pulsar

    Mezzogiorno d’inchiostro 137 – Off topic

    Finito alle 23,47: troppo tardi, specie se si pensa che dovevo ancora commentare! Forse è meglio così, non sarebbe stato rispettoso proporre qualcosa che non si ha avuto neppure il tempo di rileggere. Domani, con più calma, vedrò di postarla come fuori concorso. Buona fortuna ai partecipanti.
  11. Pulsar

    Mezzogiorno d’inchiostro 137 – Off topic

    Cacchio, sono in ritardissimo! Mi mancano ancora 3.000 caratteri e il commento. (E dovrei anche cenare)..
  12. Pulsar

    Mezzogiorno d’inchiostro 137 – Off topic

    @Befana Profana Sì, proprio senza cuore la Kastaff! Buonanotte, cara!
  13. Pulsar

    Mezzogiorno d’inchiostro 137 – Off topic

    Ah, ho capito... ti piace vincere facile!
  14. Pulsar

    Mezzogiorno d’inchiostro 137 – Off topic

    Ma per me che sono notoriamente una lumaca a scrivere, non si potrebbe fare un'eccezione? Che so, una sbirciatina alle tracce in... anteprima? Anche nel golf è previsto l'handicap per pareggiare le condizioni tra i vari concorrenti!
  15. Pulsar

    Compleanni nel WD

    Ma tanti auguri, Niko!
  16. Pulsar

    Mezzogiorno d’inchiostro 137 – Off topic

    Sono curioso di vedere le tracce... chissà!
  17. Pulsar

    Compleanni nel WD

    Parafrasando il buon @queffe, sono "uno scroccone" anch'io, ma con piacere mi unisco agli auguri per l'esimio @AndC. Auguri anche a @MilaM.
  18. Pulsar

    [Decameron 2020] Il Mondo di Cristallo

    «Davvero, io non ti capisco! Che fretta c’è di fare questo passo?» Kellen, oggi, è oltremodo agitato. Parla gesticolando, fa strane smorfie, è un moto perpetuo tra i divani della sala. Quando si ferma lo fa solo per trafiggermi col suo sguardo torvo. Anche adesso, dopo l’ultima domanda, mi fissa come per capire se la pazzia che si è impossessata di me è curabile o meno. Per uno come lui, sempre attento a farsi scivolare addosso la vita, un simile coinvolgimento è del tutto inusuale. «Quanti anni hai?» insiste. «Lo sai bene quanti anni ho: gli stessi tuoi! Eravamo in classe insieme, te ne sei scordato?» provo a scherzare. «Ok!» mette le mani avanti come a volere prevenire altre mie obiezioni «A ventidue anni sei già pronto a farti mettere il cappio al collo?» «E dai, mica mi sto sposando!» «No, ragazzi, ma lo sentite?» lancia uno sguardo a Marvin e Melina che seguono la discussione dalla poltrona dirimpetto alla mia. Sembra implorare soccorso. Poi rivolto nuovamente verso di me. «Credi che ti sarà semplice tornare indietro, una volta celebrato il fidanzamento con la figlia del Cancelliere?» fa una smorfia eloquente. «Un fidanzamento annunciato in pompa magna davanti a tutta la Corte, con i vostri genitori in veste di testimoni e garanti?» Comincio a sentirmi a disagio. Da Kellen mi aspettavo una reazione diversa. «Davvero, Kel, pensavo che ti saresti complimentato con me: Koryn è una bella ragazza…» «Permettimi: una delle tante belle ragazze là fuori!» rilancia lui. «Che spreco!» «Ah, quindi il problema è diventato la perdita di occasioni?» sbotta Melina. «Kel, sai bene che sono altri i timori che vogliamo confidare al principe. E comunque, lasciatelo dire, sei proprio uno stronzo sessista!» Marvin, seduto accanto alla fidanzata, ride sotto i baffi. Sebbene appartenga ad una famiglia ricchissima, Melina è l’unica nella sala a non avere una goccia di sangue blu nelle vene. Forse per questo, parlando di me, ogni tanto le capita di dire il principe anziché di chiamarmi col nome di battesimo. «Grazie cara, gentilissima…» Kellen abbozza un inchino «… ma il sessismo non c’entra niente, anche se rivendico con orgoglio la mia mascolinità». Marvin, adesso, ride senza ritegno: le fanfaronate di Kellen lo divertono. Divertirebbero pure me se non sospettassi dove i ragazzi vogliono andare a parare. «Quello di cui parlo è esperienza di vita! Come fa Prior ad essere certo che la figlia del Cancelliere sia la ragazza giusta per lui? Se togliamo Mirella, e si parla delle elementari, credo che non sia mai stato mano nella mano con nessun’altra!» Ovviamente esagera: pur senza potermi paragonare a lui, che cambia ragazza praticamente ogni fine settimana, ho avuto anch’io le mie esperienze. Melina sbatte le palpebre. «La chimica che si sviluppa tra due persone è qualcosa di imprevedibile, perciò perché sorprendersi? Capita che la prima ragazza sia quella giusta: Piuttosto…» Marvin poggia una mano su quella di lei. È un segnale – capisco – qualcosa del tipo “proseguo io”. Lo vedo alzarsi e venire verso di me e Kellen. «Quello che cerchiamo di dirti, Prior, è che saremmo tutti tanto felici di saperti innamorato di Koryn. Il resto, quanti anni hai, quante relazioni hai avuto finora, un Kellen acido come una checca… tutto quanto conta zero, se tu sei convinto di quello che stai facendo!» «Ehi, checca ci sarai tu!» «Era così per dire, Kel». «Perché sei innamorato di lei, giusto?» È la voce di Melina. Anche lei si è avvicinata e ora mi guarda dritto negli occhi.
  19. Pulsar

    Decameron 2020 - Sfida collettiva

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  20. Pulsar

    Neuronauta incipit

    @lucamenca. Scusami... non mi ti faceva taggare nel commento!
  21. Pulsar

    Neuronauta incipit

    Mi sembra superfluo: se i timori che aveva erano di essere morto, la frase precedente li ha già fugati. Riconobbe le familiari pareti della sua stanza. Era solo, per fortuna. Gli ICE, i sistemi di protezione informatica che pattugliavano i siti, erano rimasti dall'altra parte, nel mondo virtuale da cui era appena uscito. Quoto quanto già detto da @Gualduccig a proposito dell'effetto spiegone. Laggiù, nei Bassifondi, l'unica luce che penetrava era quella riflessa dagli argentei grattacieli del "mondo di sopra"; un universo di guglie che si innalzavano per centinaia di metri verso il cielo, un Eden interdetto a tutti coloro che, come lui, non potevano vantare capienti patrimoni o solidi agganci nelle alte sfere. (Bisogna indicare, anche con un accenno, perché quelli come lui erano condannati ad una esistenza di reietti: non è una legge di natura o una casualità a relegare qualcuno all'inferno escludendolo dai quartieri-bene della tua futuristica megalopoli!) Scivolò in quel magma ribollente di persone per quasi un isolato, quindi estrasse di tasca la chiavetta... la "drop-zone" di tanti racconti spionistici! Era fatta! Adesso poteva finalmente tirare un sospiro di sollievo: non appena quei dati fossero giunti a destinazione... Eccola la ragione che sospinge Isaac fuori dall'Eden! Il che non fa che confermare quanto ti ho scritto poco sopra. Permettimi, però, un'osservazione: all'inizio, sentiamo il tuo protagonista vantarsi di essere "il migliore" nel suo lavoro... Ebbene, chi traffica in dati riservati avendo la capacità di infiltrarsi in sistemi informatici super protetti dovrebbe essere un "professionista" apprezzatissimo e strapagato. Una specie di Ronaldo dello spionaggio industriale o un Corona del gossip dei VIP. Uno come lui dovrebbe proprio avere di che abitare negli argentei edifici! A meno che, ovviamente, non si sia inimicato qualcuno che conta... Ciao @lucamenca, è un po' che non ci si sente, mi ha fatto piacere leggerti in questo incipit! Cosa ci proponi, dunque? Una storia a metà strada tra Matrix e Johnny Mnemonic, da quello che mi pare di capire. Naturalmente, mi tratterrò dall'esprimere avventati giudizi sulla storia - è impossibile: troppo poco materiale al quale aggrapparsi - devo osservare, però, che il mondo nel quale è ambientato il tuo racconto "sa di familiare", il che è, allo stesso tempo, qualcosa che presenta risvolti positivi e negativi. Da un lato, il lettore potrebbe "sentirsi subito a casa", dall'altro il rischio è quello di scivolare nell'emulazione troppo smaccata. Sono certo che tu avrai aggirato questo scoglio nel prosieguo della tua storia. La forma: mi sono permesso di darti qualche suggerimento nella costruzione di certe frasi. Ovviamente, il mio punto di vista non ha alcuna pretesa di essere quello giusto: io penso (ma potrei sbagliarmi) che così il pezzo scorra più fluidamente. Ah, ti ho fatto anche qualche osservazione proprio su certe premesse di trama. Mi riferisco in particolare alle cattive condizioni patrimoniali di Isaac. Come ti ho spiegato poco sopra, mi sembra più facile credere che uno speciale come lui debba essere una persona di successo, piena di soldi, circondata da donnine compiacenti e comodamente alloggiata in un attico deluxe. A te no? Se, invece, ti ho convinto, bisognerebbe trovare una qualche plausibile ragione per il suo stato miserrimo: è perseguitato da un magnate al quale ha fatto uno sgarbo? È stato licenziato dalla ditta di prodotti informatici di cui era lead designer perché ha venduto segreti industriali a dei concorrenti? Quale che possa essere la ragione, questa potrebbe influenzare l'atteggiamento del nostro. Ad esempio, scacciato da quel mondo dorato, Isaac è diventato livoroso, pieno di invidia per chi è ancora dall'altra parte...Viste anche le ristrettezze in cui versa... Comunque, Luca, adesso ti saluto, ti ho già scocciato fin troppo con le mie ciance. Spero che la tua iniziativa (il libro - game) abbia successo e ti auguro una buona notte.
  22. Pulsar

    Decameron 2020

    Ehm, scusate... si possono postare anche frammenti?
  23. Pulsar

    [Decameron 2020] Mario

    Non so se è corretto "contaminati"... Penso che sia preferibile contagiati. Inoltre. userei l'espressione "... sul numero dei morti e dei contagiati". Allora... Hai iniziato con un perentorio: "Mario si annoia". Quando? Adesso. Segue, poi, tutta una serie di cose che non gli va di fare (ora), perché non necessarie (pulire), oppure perché gli danno noia (guardare la tv). Scrivere "Ha anche smesso di comprare il giornale", per quanto non sbagliato, secondo me, interrompe un po' questo flusso logico. Propongo qualcosa tipo: "Neanche di andare a comprare il giornale gli va più. Eppure, quella del quotidiano è stata un’abitudine..." Bella questa frase, un misto di richiamo indispettito e di burbera premura. Qui c'è qualcosa che non mi torna. Invidia il "loro" di chi? Dei rumori? Degli appartamenti? Mi sa che manca un soggetto. Propongo di spezzare la frase così: "A volte se ne sta seduto in cucina, zitto zitto, ci manca poco che trattenga il respiro, per non perdersi i rumori dagli appartamenti vicini. Invidia le presone che li abitano, il loro star rinchiusi insieme". ... l'avere Brutti scherzi della solitudine! Mi piace il tuo Mario, bello lucido! ... non lo ispirano un granché? Mi fermerei qui, senza ripetere la storia degli acquisti non essenziali. Ciao @Befana Profana! Ma che bello il tuo racconto! Delicato, poetico, un inno alla fantasia umana, chiave fatata che permette a Mario di fuggire dal suo grigio isolamento. Molto significativo e molto vero, anche perché - fuori dal caso concreto delle vicende da te narrate - la solitudine negli anziani è una realtà che non necessita del Covid per manifestarsi. Pollice su, quindi, per la storia. Ci aggiungo anche che la caratterizzazione dell'anziano protagonista è ben fatta. Non solo. Mario è un "dritto", uno giovanile, si direbbe. Mi piace quest'uomo che, pur nella sua sperimentata routine, non manca di riaffermare il suo stato di "settantunenne in forma". Mi è piaciuta un po' meno la forma della narrazione, invece. Non perché presenti grosse magagne, intendiamoci, è solo che certe piccole leggerezze (qualche ripetizione di concetti, qualche piccolo difetto strutturale nelle frasi, una prima parte forse un pochino troppo lunga) sembrano sussurrarmi all'orecchio che tu non abbia prestato troppa attenzione alla fase di editing. Ma, ripeto, si tratta di piccolezze e io sto rendendomi antipatico a sottolineare la cosa con una simile insistenza. Concludendo, brava. Hai preso la situazione contingente, quella della quarantena forzosa alla quale siamo tutti sottoposti, l'hai descritta in maniera fedele attraverso le difficoltà di Mario e ci hai restituito un piccolo gioiello di racconto che riesce ad instillare un senso di speranza. Anche questa passerà, sembra dire la tua storia, e finché c'è vita, c'è sempre una soluzione per ogni problema.
  24. Pulsar

    Decameron 2020 - Sfida individuale

    Niente da fare, il contatore indica "0" anche oggi. Ma da domani sono in Smart working... Chissà...
  25. Pulsar

    Decameron 2020 - Sfida individuale

    Oggi, "0" (zero) parole scritte: sequestrato da mia moglie per... pulizie domestiche straordinarie!
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