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  1. Sto già affilando le lame in attesa dell'evento: quest'anno non sono ammessi errori, non posso deludere un'altra volta lo Stregone!
  2. Pulsar

    Spettri al calar della sera

    Ciao @mercy "tizia-che-legge", ciao @Silverwillow e ciao @Thea (non capisco perché non mi ti fa taggare; scusa . A proposito, sono felice anch'io di ritrovarti). Beato tra le donne, verrebbe da dire... Non desidero niente di meglio! Scherzi a parte, grazie a tutt'e tre per i preziosi commenti; si sa, "ogni scarrafone è bello a mamma sua" e anche per i racconti vale lo stesso. Meno male che ci sono i lettori (in questo caso, le lettrici) dell'Officina a darti i giusti spunti di riflessione (e a ridimensionarti quel tanto che basta). Ora, prima di cercare di rispondere alle osservazioni che mi avete fatto, partirò da qualcosa di assolutamente inadatto per un aspirante imbrattacarte (inadatto perché se lo fai vuol dire che non sei stato abbastanza bravo quando hai scritto ), ovvero farò l'interpretazione "autentica" del mio pensiero, cioè spiegherò cosa volevo dire, quando l'ho messo su foglio word. Armatevi di un po' di pazienza... Ok, parto. "Data astrale...", no, vabbe', un simile incipit suonerebbe plagio... In un momento storico che non ci è dato conoscere, il genere umano ha colonizzato (o sta provando a farlo) il pianeta del racconto. La prima, concreta, iniziativa, in tal senso, è stata l'istallazione di un presidio - quello che senza troppa fantasia chiamo la "Colonia" - con a capo il Sindaco Crane. Passa del tempo e questi primi coloni sono pronti a fondare nuove comunità, oltre che ad installare utili infrastrutture sul suolo del pianeta (si veda la parabola nella radura, a circa un giorno di marcia, il luogo da cui Miles e Yuri chiamano la Colonia, non il campo base!). Pertanto, da bravi apripista, alcuni piccoli gruppi partono all'esplorazione di ampie porzioni di quel mondo, pur restando in contatto con la Colonia. Notasi che si trattano di zone abbastanza distanti dall'originario insediamento! Ho immaginato che il luogo del campo base si trovasse a a circa tre-quattro giorni di marcia di rover dalla Colonia. Ipotizzando una superficie del pianeta ricoperta da un'inestricabile giungla tropicale e, quindi, l'impossibilità di procedere ad una velocità superiore ai 10 Km/h di media, pur così, considerando almeno 5-6 ore di marcia al giorno, si tratterebbe, lo stesso, di una distanza approssimativa di circa 150-200 Km. Questi coraggiosi esploratori impiantano il nuovo campo base (quello in prossimità delle piante con i pollini allucinogeni), dopodiché i contatti con la Colonia s'interrompono. Occorre una missione di soccorso, o quantomeno capace di chiarire cosa diavolo è successo in quel remoto avamposto, e per questo vengono chiamati in causa Yuri e Miles. Il nostro ineffabile duo ripercorre lo stesso percorso di chi li aveva preceduti e trovano il campo base deserto (dato che gli occupanti, sotto l'effetto delle spore, si sono dati alla fuga per sottrarsi alla foga omicida, ciascuno dell'altro. Intento, peraltro, andato frustrato, come testimonia il buon Clijster cui dobbiamo la consapevolezza che qualcosa di brutto è successo in quel teatro di operazioni). Trovano, purtroppo per loro, le stesse piante, patiscono le stesse allucinazioni paranoiche e tentano di ammazzarsi reciprocamente una prima volta (l'episodio introdotto dall'episodio dello pseudo pulcino-killer, in realtà, una banalissima zanzara, resa minacciosa, agli occhi di Miles, dagli effetti venefici dei pollini). È da questo momento che inizia la fuga di Miles, quella che dà l'avvio al racconto e che viene descritta, in tempo reale, con gli incisi in caratteri normali: la pioggia addosso che lo ostacola, la caduta dallo sperone di roccia, il sonno inquieto nella caverna (sempre col timore che l'entità, ovvero Yuri, sia sulle sue tracce), fin quando, avendo perso l'orientamento (la bussola ha smesso di funzionare e il cielo, causa la pioggia, è coperto), la fuga finisce con l'involontario ritorno all'accampamento, cosa annunciata dall'odore dolciastro che mette il nostro subito in allarme. Per mancanza di spazio (leggasi di battute), non posso mostrare ai lettori il confronto finale, sostituito con un assai più sparagnino video, quello che Miles vede sul finale, a lui ritrasmessogli dalla Colonia per fargli prendere coscienza di ciò che aveva fatto. Come fa la Colonia ad avere quel video, ad avere visto tutto? Semplice, le telecamere che Miles e Yuri avevano addosso avevano ripreso a funzionare. Nella fase "acuta" dell'intossicazione, Miles non se ne rende conto; se ne accorge al risveglio sul rover, nella radura, in prossimità della parabola, quando, chiamato da Michelle (che è al Comando Missione alla Colonia), avverte il ronzio della microcamera. Concludendo... Ho l'impressione che le mie storie abbiano la pericolosa tendenza a fare a botte con il limite di 8.000 battute! Mi ero accorto anch'io della eccessiva compressione del testo che poteva rendere meno intellegibili alcuni passaggi e, financo, il senso complessivo della storia, avevo persino pensato di far traslocare il racconto nella sezione "racconti lunghi", salvo poi desistere e tornare sui miei passi. Pazieza! Veniamo ora alle vostre osservazioni: Perché Michelle si trova al Comando Missione della Colonia, non al campo base. Per la stessa ragione non ha ucciso nessuno e non è una superstite della precedente missione. Ecco, questo è l'aspetto meno spiegato e intuibile del racconto (mannaggia ai caratteri mancanti...) Però... Abbiamo: a) il rapporto compilato da Miles (quello delle piante dai fiori profumati) b) la smodata reazione di Miles alla zanzara che lui vede come un'animale pericoloso, ed ancora c) l'aggressività di Yuri che, sentito il rumore prodotto dall'amico, fa irruzione nella sala comune del campo base, sparando all'impazzata (e spara contro di lui nonostante dovrebbe essere facile riconoscerlo, ce l'ha davanti!). Tieni presente che la sequenza di questi fatti è stata vista in tempo reale dal Comando Missione della Colonia, dato che la microcamera indossata dai coloni funzionava al campo base, laddove vi erano le antenne per la trasmissione dei dati inerenti il video acquisito. Bussola e microcamera non funzionano quando Miles fugge a piedi, allontanandosi dai ripetitori del campo base, e tornano poi a funzionare («Ah, funziona di nuovo» dico, toccando la microcamera sulla spalla.) quando, dopo aver ucciso il compagno, ripercorre la strada (a bordo del rover, anche se non l'ho detto... quante cose non ho detto! Scusate! ) a ritroso fino alla parabola nella radura. Sì, si può dire che siano la stessa cosa. Perché no? Dopotutto la paura folle fa brutti scherzi. Ma considera pure l'eventualità che l'ultimo, ferito, sia morto in un secondo momento in conseguenza delle ferite riportate. La conta dei caratteri... Si va al risparmio! Dopo aver ucciso Yuri, in preda alla follia e per nulla lucido, è tornato sul rover (la piattaforma inerziale del 4x4 è un autopilota). Hai ragione non è per nulla spiegato e non do sufficienti indizi al lettore per leggerlo tra le righe. Sì, è così, gli parla dal Comando Missione dove si trova anche il Sindaco Crane. Lui la sente tramite il dispositivo sulla spalla. Ahi, maledetti caratteri! Belle donne, grazie ancora per essere passate! I dubbi che avete manifestato mi fanno comprendere, senza tema di fraintendimenti, che il racconto non è chiaro nel suo svolgimento (a mio avviso, principalmente per l'eccessiva "compressione") e che, pertanto, non va bene. Punto. Temo che sarebbero occorse almeno una ventina di pagine per rendere giustizia all'idea che ne è alla base; questa però non può essere una valida scusante. Sempre felice quando trovate il tempo di leggermi. Buona serata!
  3. Pulsar

    Spettri al calar della sera

    Doveva essere il mio fuori concorso nella terza e ultima tappa del FdI... Non ho fatto in tempo perciò lo posto qui. Enjoy!
  4. Pulsar

    Spettri al calar della sera

    «Pioggia del cazzo!» Non la smette più. Viene giù da ore, senza sosta. Scroscia sull’intrico di rami e foglie che è il tetto di questa giungla di merda, cola dal mio viso e dai miei abiti appiccicati. Ho bisogno di un riparo, ma non può essere il campo base: quella cosa potrebbe essere ancora lì. Chissà che fine ha fatto Yuri, se è riuscito a salvarsi. Mi sono rimasti 40 colpi nel mitragliatore e la Colonia è lontana. 10 giorni prima «Un mese fa non mi hai lasciato partire». Jimmy Crane, il Sindaco della colonia, inspira a fondo, poi poggia le mani sul piano della scrivania. Sembra invecchiato. «Un mese fa non avevamo perso i contatti con dieci dei nostri più valenti coloni» dice lentamente. «Per fortuna sappiamo dove cercarli: occorre qualcuno che li trovi o che riesca a darci notizie certe sulla loro sorte». Arcua le sopracciglia «Sei ancora interessato ad esplorare questo pianeta?» Annuisco. «Quanti saremo in squadra?» «Scegliti un compagno tra quelli che saranno disposti a venire con te: non posso rischiare la vita di altri uomini senza prima sapere con che cosa abbiamo a che fare!» Il fianco mi duole ancora mentre mi rialzo. Guardo da dove sono caduto: saranno stati almeno quattro metri di volo, fortuna che il fango ha attutito l’impatto! Un fulmine rischiara il panorama. L’intenso rumore d’acqua diventa una cascatella che precipita da un vicino sperone di roccia. Alle sue spalle, vedo quella che pare l’imboccatura di una caverna. Forse ho trovato un riparo per la notte. 9 giorni prima La parabola troneggia nella radura. È un’eredità dei coloni che stiamo cercando. «Ci siamo» dico fermando il mezzo. «Qui il segnale dovrebbe essere bello forte». Yuri armeggia con i comandi. Un ronzio e la parabola di bordo si muove fino ad allinearsi con quella nel campo. «Colonia mi sentite?» La sua voce ha il tipico accento dell’est Europa. «Vi sentiamo cacciatori. E vi vediamo anche!» La microcamera sulla mia spalla zooma prima sulla faccia di Yuri, poi sulla spianata. «Michelle, tesoro, ma che bella voce che hai» sento flirtare il mio compagno. «Devo assolutamente invitarti a bere qualcosa, al ritorno». Lei ride lusingata. «Non è detto che accetti, sai?». «Siamo arrivati al limitare della foresta» mi intrometto. «Inseriamo le coordinate del campo base nella piattaforma inerziale del Rover. Ci sentiamo quando saremo arrivati». Tolgo il contatto. «Guastafeste!» mi dice Yuri, ridendo. Lo schiocco di arbusti calpestati, poi il silenzio. Mi ha trovato, è fuori dalla grotta! Resto immobile nell’ombra, lo sguardo fisso all’ingresso, la destra stretta intorno all’impugnatura del fucile d’assalto. Può avvertire la mia paura? Riesce a sentire il battito impazzito del mio cuore? Nessun movimento. Lancio una sasso oltre la soglia: balzi leggeri si perdono in lontananza. Solo un animale! La tensione che si dissolve lentamente è come una camera d’aria bucata nello stomaco. È già l’alba, meglio muoversi da qui. 3 giorni prima Il campo base riflette la luce del tramonto. Un lungo strudel di poliestere, sorretto da uno scheletro metallico, è la sala comune. Tutt’intorno, le tende dei coloni, qualche serbatoio per l’acqua dolce e gli immancabili pannelli solari. «Non si muove foglia!» dice Yuri, appoggiato al roll-bar del rover. Ha ragione e lo spettacolo di quel luogo deserto ha un che di inquietante. «Vado a dare un’occhiata in giro; ci pensi tu alle batterie?» dico, indicando il 4x4. La sala comune è deserta, del tutto vuota. Anzi no: su una delle ultime panche vedo un flextab. È in carica sulla sua base. Funziona, segno che le celle fotovoltaiche continuano ad alimentare gli accumulatori della base. Il display, pieno di ditate, si apre sull’ultimo file lavorato. «L’Ignoto, traditore, ci ha chiamati a sé; L’Oscurità ci avvolge, ma non siamo figli della notte Moriamo prima di perire, sola consolazione la follia; Spettri, gli spettri!» «Trovato niente?» La voce di Yuri mi fa sobbalzare. Gli mostro il dispositivo. «Abbiamo un poeta, qui. Strafatto!» Ride. Poi, tornato serio «Ascolta, ho trovato la tenda delle scorte…» «E allora?» «Mucchi di scatolette: c’è cibo per settimane!» Ultimo sforzo, su! Sento i muscoli delle gambe e del braccio sinistro tendersi doloranti mentre mi isso più in alto. La mano libera è oltre il ciglio. Anche il gomito. Scavalco con tutta la persona. Ce l’ho fatta: sono in cima! Schiantato dalla fatica, rimango supino a fissare il cielo scuro della sera. «Dopo una giornata di cammino, ci voleva proprio questa scalata!» Rido, in risposta alla mia stessa ironia. Non potevo restare nella valle, sarei stato un bersaglio facile per un’imboscata e poi... E poi dovevo trovare una posizione sopraelevata da cui guardarmi intorno. Sono in fuga da due giorni, ma la verità è che non so dove sto andando. La bussola elettronica è muta e le nubi in cielo occultano le stelle. Un alito di vento lambisce la mia fronte sudata portando con sé un aroma dolciastro. Quell’odore… È un attimo, prima che il terrore mi assalga. 3 giorni prima “Il cadavere mostra numerose pugnalate al petto e all'addome e ha il collo squarciato; l’aggressore ha mostrato un accanimento feroce su Clijster”. Smetto di scrivere il rapporto e mi accascio contro lo schienale della poltrona. Primo colono trovato e primo morto, la missione comincia male. Clijster si trovava poco distante da noi: ci è bastato scendere il declivio che dal campo base porta al terrazzamento inferiore per trovarlo in un fosso, seminascosto dalla vegetazione. Dall'esterno della tenda filtra un rumore di passi: è Yuri, che ha iniziato il suo turno di guardia. Con un assassino che scorrazza qua intorno, le cautele non sono mai troppe. Torno a fissare il monitor; i caratteri sembrano avere vita propria, fatico a metterli a fuoco. Prima finisco qui, prima andrò a riposare. “Il campo è in buono stato e anche la sua collocazione è ottimale. Duecento metri più a valle, scorre un torrente che consente l’approvvigionamento d’acqua. Nota per i botanici tra noi, la riva è costellata da un gran numero di piante simili all'agave, con un grosso fiore arancione. Al tramonto questi fiori si schiudono rilasciando i pollini. L’aria, allora, si carica di un profumo dolciastro simile alla vaniglia.” Come adesso. Sudo, nonostante il condizionatore acceso. Il ronzio di un insetto. Vibrante. Con un gesto automatico mi ritraggo. Lo vedo atterrare sulla scrivania: è mostruoso, grosso come un pulcino, con un rostro lungo tre centimetri. Il pulcino-killer mi studia per un attimo poi parte all'attacco. Lo scanso e per la foga cado dalla sedia. «Chi c’è?» grida una voce da brividi. «Vieni fuori!» È distorta, rimbalza nel mio cranio come la biglia contro i respingenti di un flipper. Un’ombra prorompe nella tenda. I suoi contorni sono fumo e oscurità: ha occhi e capelli di fiamma, la bocca distorta in un ghigno malefico. «Muori bastardo!» urla appena mi scorge. Una raffica color oro e argento sembra squassare il mondo. «Mi senti, Miles?» Riapro gli occhi. Sono sul rover davanti alla parabola nella radura. «Miles?» insiste la voce. È quella di Michelle. «Ah, funziona di nuovo» dico, toccando la microcamera sulla spalla. «Cosa hai fatto, Miles?» Già, cos'ho fatto? I ricordi sono sfuggenti, come luccichii di gemme nell'oscurità. Poi ricordo. Ho ucciso lo spettro! Sì, ero al campo e quella cosa era lì. «Come hai potuto farlo? Era tuo amico!» la voce è rotta. Cosa dice? «Venga via, Michelle! Miles, mi sente, sono il sindaco Crane…» «Crane, c’era un… essere al campo, probabilmente ha trucidato Clijster e forse anche gli altri, ma l’ho ucciso. Ne sono quasi certo!» Silenzio. «Sì, abbiamo visto tutto». Sul display del rover scorre un video. È una soggettiva: si vede la canna di un fucile che erutta piombo. Fuori campo, un gemito e il rumore di qualcosa che si accascia. Del movimento, poi l’autore del video afferra la vittima per i capelli e la tira su. Oh, mio Dio: è Yuri! Il video termina sull’immagine di una lama seghettata che riempie il fotogramma. «Torni alla Colonia» continua Crane «penseremo a come disintossicarla».
  5. "Nelle fogne" è più che sufficiente. È uno spazio in quello stesso mondo nel quale hai ambientato la tua storia, non un mondo a parte. Se, poi, vuoi per forza chiamarlo "mondo delle fogne", abbi cura di mostrarlo (in altri passaggi della storia) come un enorme dedalo sotterraneo, abitato da una moltitudine di reietti ed emarginati. Dalle risposte che dai agli altri commenti apprendo che la "gardena" di cui parli sarebbe la cesena, un piccolo tordo. Sarebbe meglio dire, allora: "fischietto dalle fattezze di un piccolo tordo". Ragiona: non dico che un mio personaggio sta per essere aggredito da una "panthera leo", definizione scientifica del leone, dico che sta per essere aggredito da un leone. Tra l'altro, pare che "gardena" sia termine dialettale, per cui la maggior parte dei lettori potrebbe pensare ad un refuso, che volevi scrivere gardenia (il fiore), per intenderci. Qui non mi è chiaro: il Signore Oscuro ha inizialmente la forma di un topo, salvo, subito dopo, prendere sembianze umane? Oppure "topo" è il nomignolo con cui è conosciuto? Andrebbe reso più chiaro. ... usando tutto l'autocontrollo di cui era capace per dominare l'ansia che minacciava di stritolargli la bocca dello stomaco. Il mago di corte Ermete inghiottì l'orgoglio, anche se aveva una voglia matta di sfidarlo a colpi di incantesimi di esporsi in maniera così diretta? «Allora? Non mi sono alzato dal letto, nel bel mezzo di un sogno truculento, per stare qui a perdere tempo con te!» Questo periodo non va, troppo "compresso". Suggerisco come segue: L'altro proruppe in una tonante risata che si scompose in mille echi lungo il cunicolo roccioso. Ermete ebbe la sensazione che il soffitto sarebbe potuto crollargli addosso da un momento all'altro. Era semplice suggestione, lo sapeva bene, eppure ogni volta che scendeva nei sotterranei — e per fortuna accadeva di rado — lo assaliva un forte disagio. Non sapeva dire se fosse per le sinistre macchie di sangue che si scorgevano, qua e là sulle pareti, oppure per l'odore dolciastro e nauseabondo che saturava quei luoghi malsani, ma ogni volta si sentiva piccolo e indifeso. Alla faccia dei suoi poteri! mila L'energia si librava? Cioè si manteneva sospesa in aria? Le superfici lisce e scure sono quelle dell'orologio o degli ambienti circostanti? Bisogna scrivere il periodo in maniera più chiara. Su tutto, però, vale l'osservazione di @libero_s che, giustamente, ti consiglia di dedicare più spazio a questa scena, in un altro momento proprio per darle la rilevanza che merita. ... e le giuste moine. ai due orologi di Dubois poteri straordinari a patto che le immagini proiettate venissero interpretate correttamente. Infastidito da quello sproloquio nauseante, Ermete roteò gli occhi in preda all'ira. Chi si afflosciò, il Topo o Ermete? non è chiaro. Ciao @Emy, eccomi come promesso. Ti ho fatto una lista di cosette che potrebbero essere aggiustate (suggerendo anche, a mio gusto, le correzioni) nonché di semplici refusi. Dai contenuti e dal registro adottato, mi sembra un racconto fantasy per ragazzi. Naturalmente, non posso pronunciarmi sulla trama dato che si "vede" ancora troppo poco per giungere a qualunque conclusione. L'idea dei due orologi, entrambi necessari per ricomporre la profezia, però, mi solletica l'interesse. Alcune cose, però, seppure gradatamente, le dovrai spiegare: ad esempio, perché i due orologi di Dubois lavorano necessariamente in tandem, perché il loro costruttore li realizzò (aveva ricevuto l'incarico da una potente divinità? Era versato nelle arti magiche e le aveva infuse in quei manufatti? Chi era Dubuois, insomma e quali erano i suoi fini). Come ti ho scritto nelle note a margine, condivido il parere di @libero_s, ovvero sulla necessità di dare al funzionamento (e al significato) dei due orologi un ruolo importante nel racconto e dunque di non liquidare la scena in poche righe. Ancor meno di bruciarla in questa prima iterazione: qui, a mio avviso, dovresti preoccuparti principalmente dell'atmosfera. Ermete va nelle fogne? Facci vedere le fogne! Descrivici l'ambiente opprimente. Parlaci dei messaggi inquietanti graffitati qua e là, del sangue a chiazze sulle pareti. Facci sentire i gocciolii sinistri, i passi dei ratti che si agitano nella semioscurità. Facci sentire ancor di più la sua agitazione. Magari fagli incontrare qualche tirapiedi del Topo (magari sarà quel tipo che lo accompagnerà dal suo padrone). Per il resto, hai gli strumenti per raccontare favole, lo hai già dimostrato, perciò continua a scrivere. Mi aspetto, presto, notizie da Ermete!
  6. Bravi @Rhomer e @simone volponi, il primo per la vittoria di tappa, il secondo per essersi aggiudicato il titolo dell'intero contest: due cavalli di razza! Pur avendo partecipato solo alla prima tappa, ho letto molti dei racconti postati anche nelle iterazioni successive e... come al solito è stata una grande festa scrittevole. Un ringraziamento, assolutamente dovuto, anche agli staffers che ci hanno permesso di sfogare la nostra bramosia creativa in un contest bello e originale. Ci vediamo, salvo sorprese, al contest di Halloween: che qualcuno ci salvi dallo @Stregone! (io, però, sono rimasto col colpo in canna, in questa terza tappa, perciò penso che posterò il racconto che avevo concepito, ormai fuori concorso e fuori tempo massimo )
  7. Pulsar

    Compleanni nel WD

    Auguri @nemesis74!
  8. Spiace anche a me non avere partecipato: ci ho provato fino all'ultimo, ancora sabato ho scritto, tanto che mi sono alzato dalla tastiera che mancava poco per un risultato accettabile. A questo punto, per non sprecare tutto, magari posterò un fuori concorso.
  9. (oppure posto quello che ho in mente come fuori concorso...)
  10. Ricevuto. E allora, o cambio la trama, e in fretta, o rimango al palo nuovamente!
  11. Pulsar

    Cosa state leggendo?

    @SilverwillowNon si può dire che "la scuola della carne" sia un romanzo futile o leggero, la critica per la decadenza sociale, la condanna degli arrembanti arrampicatori sociali, pronti ad ogni turpitudine pur di raggiungere il loro scopo, sono temi sempre presenti in questo lavoro di Mishima. E tuttavia, il finale è uno dei più sereni, liberatori e speranzosi che mi sia capitato di leggere (anche se, a mio avviso, improbabile).
  12. E a me, non risponde nessuno? (sigh!)
  13. Riprendo il quesito del Volpe nazionale per dettagliarlo: l'esplorazione deve essere la conseguenza di un motu proprio del protagonista o del gruppo di protagonisti, o può anche essere la conseguenza di un accordo preso con altri (es. un contratto)?
  14. Pulsar

    [FdI 2019-1] Un grande vuoto

    @Nightafter scusa per il ritardo con cui ti rispondo; l'unica attenuante che posso accampare è che sono pigro e in vacanza lo sono ancora di più. Grazie per essere passato e aver lasciato il tuo parere sul testo e ancor di più per avermi reso partecipe della tua esperienza personale. Io non ho mai vissuto sulla mia pelle episodi simili, non ci sono state attraenti ventenni che mi si sono buttate tra le braccia confessandomi il loro amore, e se proprio vuoi che la dica tutta, sono grato alla sorte, alla mia buona stella, al buon Dio, vedi tu, di non essere stato messo alla prova così duramente. Per indole non sono risoluto come il mio Leo, cerco di fare sempre la cosa giusta per me e per gli altri (ma poi, la cosa giusta, qual'è?), sono più il tipo che vive di rimpianti piuttosto che di rimorsi, ma sono anche un uomo, un uomo che ha raggiunto i 45 anni di età, e una tentazione simile farebbe leva su due ingredienti formidabili: l'attrazione della carne e il compiacimento per essere ancora considerato desiderabile, a questa età. Perciò, come già ho detto, ringrazio la sorte per non essere stato messo alla prova e... per avermi dato quella amorevole "cerbera" di Paola che sa bene come farmi rigare dritto ! Usi delle meravigliose parole per ricordare la ragazza, segno che hai preso una sbandata pazzesca, all'epoca. C'è tanta poesia nei tuoi ricordi e si evince distintamente il rimpianto per ciò che, in definitiva, non è accaduto. Non è mia intenzione offuscare l'immagine che hai conservato di quella giovane (tanto sono sicuro che non ci riuscirei: ormai quel "sogno di evasione" fa parte del tesoro più prezioso dei tuoi ricordi), ma non posso non notare, dal racconto che fai, che la fanciulla aveva una rimarcabile inclinazione a subire il fascino del capo... Ecco, tu dici che a sentire della nuova relazione di lei, non ci restasti bene, ma che, tuttavia, te ne facesti una ragione. La mia conclusione è simile alla tua: penso anch'io che sia stato meglio che le cose siano andate così! Grazie per le osservazioni che fai, sono sempre contento quando vieni a trovarmi. Bye!
  15. Pulsar

    Cosa state leggendo?

    @simone volponi Sono appena alla trentesima pagina o giù di lì, quindi è un po' presto per bocciarlo senza appello, però alcune delle osservazioni che hai fatto sono condivisibili: i tempi verbali "ballerini", specie all'inizio, il continuo e stucchevole sottolineare quanto fosse magnetico Cesare, quanto carisma ha Cesare ecc. Neanche i dialoghi mi piacciono, li trovo poco ispirati. Mah, l'inizio non è dei migliori e francamente non so che sperare per il prosieguo. Ora mi domando, considerato che un romanzo simile, almeno tecnicamente, intendo, lo sapremmo scrivere pressoché tutti, qui su WD, perché gli editori, quando si tratta di noi esordienti o "scrittori" poco conosciuti, ci stressano con ogni genere di osservazioni negative:" e l'incipit non colpisce abbastanza", "e la prosa è troppo piatta", "e hai l'alito che puzza..." Bah!
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