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Emy

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  1. Emy

    [MI130] L'inquilino

    @Befana Profana ciao Bef! Non ho pensato molto allo stile, come dicevo: è la prima volta che ho scritto qualcosa di petto, così come veniva, senza pensarci più di tanto. In questo momento probabilmente non sono in grado di giudicare l’efficienza delle metafore, e il resto, ma lascerò il racconto come sempre a decantare e ci penserò nella revisione. Grazie per le belle e sentite parole. @Macleo, ciao e bentrovato! Grazie per essere passato e per aver apprezzato nell’insieme il racconto. Sulla lunghezza, potresti avere ragione. È un altro aspetto a cui non ho pensato molto e probabilmente ho anche ripetuto qualche concetto senza rendermene conto. Ci penserò più avanti. Sui medici, meglio stare zitti, ma ci siamo capiti. Grazie di cuore, Mac.
  2. Emy

    [MI130] L'inquilino

    commento traccia di mezzanotte La carta sparisce nel pugno con un fruscio lungo che rilassa i muscoli tesi. Se solo potesse eliminare con lo stesso gesto anche il suo contenuto. Si alza dal letto sfatto e getta la pallina accartocciata nella pattumiera sotto la scrivania. L'orologio al polso segna la mezzanotte passata di pochi minuti. Il silenzio è rotto dai passi frenetici che delimitano la stanza dalla porta alla finestra, dall'armadio alla libreria sul cui ripiano superiore fanno bella mostra di sé le immagini di un'esistenza felice. Se fumasse, sarebbe già all'ennesima sigaretta, per rimettere in ordine i pensieri e zittire una mente sempre in fermento. Si blocca di colpo e sospira, già pentita di aver agito d'impulso. Le ginocchia si flettono con uno scrocchio, la testa s'infila nel vano della scrivania mentre allunga il braccio per tirare fuori dalla pattumiera quel che resta del foglio incriminato. Sembra così piccolo sul suo palmo e invece potrebbe essere della stessa grandezza dell'inquilino. È così che lo chiama ora. Sempre meglio di intruso, il nomignolo che gli aveva dato appena saputo della sua esistenza, la mattina di venerdì. Se chiude gli occhi, rivede ancora le mani enormi del donnone dai boccoli dorati che guidano la sonda sulla pelle appiccicosa e fredda, la sua bocca deforme da cui scendono parole incomprensibili dal suono minaccioso. Il resto — la fretta con cui si è rivestita, il farfugliò con cui ha salutato la dottoressa afferrando la busta con il referto, le lacrime agli occhi mentre la macchina lasciava il parcheggio con uno stridio delle gomme — resta sfuocato, come se fosse successo a qualcun altro e non a lei. Torna al letto, seduta con la schiena appoggiata al cuscino. Con le mani tremanti stende il foglio sulle ginocchia. A ogni passaggio delle dita escono fuori le parole chiave del referto, che ai camici bianchi dicono tutto a lei nulla. Non li comprende o forse, semplicemente, non lo vuole. A volte le immagina ancora a forma delle spine affilate che cercano di trafiggerle il cuore come artigli di un mostro. Un mostro senza volto e con un nome che vorrebbe non dover pronunciare mai. Un mostro che ha già spiegato le sue ali sopra di lei e la oscura tutta, dalla testa ai piedi. Non serve a nulla che ci sia la possibilità, e per nulla remota, che non sia così malvagio come teme. Inutile girarci intorno, l'ignoto fa paura. Si morde la lingua e impreca. Si è promessa di non cadere nella sua trappola ombrosa e di trattarlo con riguardo come se fosse un ospite di passaggio. Un inquilino con cui dovrà condividere la quotidianità per un breve periodo senza dargli troppa importanza, tantomeno confidenza. Al pensiero così buffo le labbra si schiudono in un sorriso che distende i sensi. Piega la carta in due e la rinchiude nell'agenda sul comodino, poi scosta la coperta e vi si rimette sotto. La mano si allunga sull'interruttore. Il buio, dentro e fuori, la inghiotte. L'orologio al polso segna l'una e un quarto. Il sonno è in sciopero. La boicotta. Anche la pancia si è messa di mezzo, brontola di continuo. Com'è possibile? Ha lo stomaco chiuso da giorni. In pratica da quando è entrata in camera e ha buttato la borsa con il referto a terra come se bastasse per scaricare il nervosismo. Si rigira nel letto, perseguitata dall'immagine del donnone dai boccoli dorati. È sempre rimasta con lei, così anche la sua voce gracchiante che le ha messo più paura addosso dell'inquilino stesso. Si alza e accende la lampada. Scosta la trapunta con rabbia. Come se non bastasse la vita, anche il cielo ha deciso di rovinarle l'umore. Fuori lampi e tuoni si sfidano al duello, nelle orecchie risuona il ticchettio della pioggia che batte contro la finestra con ferocia. Potrebbe leggere, o ascoltare la musica. Magari potesse concentrarsi. Ci ha già provato. L'inquilino non si è solo preso una parte del suo corpo, ma si ostina anche a tenere in ostaggio i suoi pensieri. Va bene che devono condividere le stesse ossa e la stessa linfa vitale, persino lo stesso letto, ma non la testa. Questo è fuori questione. Se solo riuscisse a farlo stare zitto per un momento. Appena aveva capito la sua fragilità, ha iniziato a nutrirsi della sua paura come fosse il caviale del mar Nero. Non perde occasione di fare festa e di rendere insopportabile la propria presenza. Ci sono momenti in cui persino lo immagina uscire dal corpo per farle linguacce e ridere di lei. Per dispetto. Per intimorirla. O forse per farle capire che non ha senso prenderlo troppo sul serio finché è ancora soltanto un'ombra nera sul monitor e nessuno, inclusi i camici bianchi, può darle certezza sulla sua origine. E allora è meglio che si rassegni anche lei e rida. Di se stessa, dell'inquilino, della pancia brontolona che reclama la sua dose notturna di zuccheri. Lungo il corridoio risuonano i passi allegri mentre raggiunge la cucina. L'orologio al polso segna le tre spaccate. La città dorme, così anche il palazzo in cui abita al terzo piano. Le luci dell'edificio di fronte sono tutte spente. Soltanto il cielo si illumina di tanto in tanto, schiarato dai lampi improvvisi. Piove di brutto da ore. L'acqua nel pentolino bolle. Apre la scatoletta di metallo dove tiene le bustine di tè e di tisane e tira fuori una a caso, d'istinto. La scarta e l'avvicina al naso: tiglio. Aiuta contro i disturbi del sonno, rammenta. Butta la bustina nella tazza e la copre con l'acqua bollente. Aspetta una decina di minuti, che impiega per assortire sul piattino biscotti di diverse grandezze e consistenza. Prevalgono quelli al cioccolato, i suoi preferiti. Il silenzio in cucina è disturbato dai rumori di pioggia, incessante e fastidiosa, e dal ticchettio dell'orologio da parete, regalo dal Marocco di un'amica di famiglia. Porta la tazza e il piattino sul tavolo e sposta la sedia piano, attenta a non sbatterla sul pavimento, sennò chi sente poi i vicini di sotto. Sgranocchia i biscotti con gusto e sorseggia la tisana lentamente. È un momento di pace quasi perfetto in cui sembra che si sia fermato il tempo. L'inquilino, per una volta, sta zitto, dandole l'illusione che non ci sia, che sia stato tutto soltanto un brutto sogno. L'orologio al polso segna le quattro e mezza. Il sonno arriva a fatica, disturbato dall'ululato del vento e dalle luci colorate che si riversano sul muro attraverso le tapparelle. Tra i suoni ovattati le sembra di sentire anche quello di una sirena, forse di ambulanza, o di vigili del fuoco. Si dimena da sotto le coperte, perseguitata dalle ombre scure che hanno il volto e le sembianze dell'inquilino. Riconoscerebbe la sua risata burlona tra tante altre simili. Corrono per le strade di città interrotte dagli alberi caduti e dal fiume di fango che zigzaga tra le viuzze e le piazze. Non sa come, ma sono sbucati dal nulla dentro un edificio da pareti grigie e umide, in una stanza con un lettino bianco su cui un donnone dai boccoli dorati la fa stendere con le braccia scoperte. Un grosso ago le s'infila con ferocia nella vena e la punge come un insetto incattivito. Non può fare altro che gridare dal dolore. Al brusco risveglio si ritrova nel letto, la fronte imperlata di sudore. Le mani formano un cuore sul ventre mentre il petto si alza e si abbassa prima con frenesia, poi al ritmo regolare, grazie alle tecniche meditative che pratica da anni. La mente ora è un mare calmo attraversato da un unico pensiero. Andrà tutto bene. Sorride e corre a vestirsi: manca poco all'esame che scoprirà la vera identità dell'inquilino. L'orologio al polso segna le sei spaccate.
  3. Emy

    [MI130] L'inquilino

    Ciao @ivalibri. Grazie di cuore. Sono felice che l'emozione con cui l'ho scritto ti sia arrivata. È un racconto statico, in effetti, ma non avrei potuto scriverlo in un'altra maniera. A rileggerci. Ciao @Komorebi! Grazie per le belle e soprattutto sentite parole. Non so se sia il migliore, ma è sicuramente un pezzo a cui sono legata maggiormente perché rispecchia la mia anima in questo momento. Scriverlo è stata una sorta di liberazione di cui avevo evidentemente bisogno. Sul fatto che sia lungo, non saprei. L'ho scritto quasi di getto e non c'ho pensato molto. Ci rifletterò a mente fredda, più avanti. Grazie ancora, Fede. A rileggerci!
  4. Emy

    Mezzogiorno d’Inchiostro n.130 - Off topic

    In Lombardia, dagli zii.
  5. Emy

    Mezzogiorno d’Inchiostro n.130 - Off topic

    Finito di commentare e votare, essendo domani in partenza ho affrettato i tempi. Sono riuscita, per fortuna, a lasciare un pensiero a tutti.
  6. Emy

    [MI 130] Incontro notturno

    Ciao @Ghigo, bentrovato! Nonostante qualche piccolo refuso, dovuto alla fretta conoscendo i tuoi orari, ho apprezzato molto questo incontro notturno tra il figlio e il padre, molto emotivo e sincero. Mi ha ricordato anche un fatto analogo successo a mia madre, che ha sognato mia bisnonna proprio nell'orario vicino a quello della sua morte. Bella, anche, l'atmosfera che hai creato, un po' meno il dialogo con la sorella, che mi ha stonato un po'... lo trovo poco naturale, ecco. In ogni caso una buona prova, e mi hai anche commosso, mannaggia a te. Bravo.
  7. Emy

    [MI130] ...

    Ciao @Kuno e bentrovato! Che io fossi una tua fan, è già risaputo: ammiro sempre la tua inventiva, che ti porta a creare dei mondi e dei personaggi che rimangono impressi a lungo. La città di ... ne è una prova lampante e non è certo l'unica. Anche in questo racconto bizzarro, se mi passi il termine, ho ritrovato lo stile un po' matto che mi piace tanto e che ti contraddistingue. Come approccio, mi ha ricordato la storia dell'uomo saponetta. L'unica pecca, per così dire, è che non è una storia conclusiva e questo, almeno per me, penalizza un po' il racconto ai fini del contest. Sembra più il prologo di un romanzo, ecco. Vorrei sapere chi è lui, come è arrivato nella città di ..., chi è Cecilia? Non mi puoi lasciare in sospeso così! Quindi, corri a scrivere una versione più lunga, che voglio leggere quando torno dal viaggio! Sempre bravo.
  8. Emy

    [MI 130] Il Notturno

    @Befana Profana, ciao Bef e bentrovata! Mio papà fa il camionista, e per un periodo ha trasportato il latte per un'azienda trentina in giro per il nord facendo solo turni di notte. Nella figura di Livio e nelle sue istantanee notturne, che hai descritto davvero bene, ho ritrovato un po' lui e i suoi racconti della guida sotto le stelle. Sei stata davvero brava non solo a creare l'atmosfera, ma soprattutto a presentare una serie di personaggi, rendendoli vividi all'occhio del lettore, in uno spazio ridotto come i nostri 8000: notevole e per nulla scontato. Bel pezzo!
  9. Emy

    [MI 130] Il mondo delle ombre e dei sospiri

    @Cerusico ciao e bentrovato. Ultimamente, ogni volta che ti leggo, mi trasmetti insieme un'emozione forte e la meraviglia pura per quella capacità straordinaria di creare atmosfere sublimi che ti restano addosso anche diverso tempo dopo la prima lettura. Mi ha colpito in modo particolare questa parte. Mi hai insegnato pure una parola nuova. Bellissima frase. C'è però un però, e devo dirtelo: la parte con i dialoghi dei bambini mi ha rovinato la poesia. L'ho trovata, come dire distante e allo stesso tempo troppo chiara perché fossero voci che l'uomo sente nel suo essere sospeso tra la dimensione eterea e quella terrestre. Insomma, tutta la parte onirica, per capirci, per me rappresenta il passaggio dell'anima dell'uomo dall'altra parte e avresti potuto concentrare la narrazione solo su questo, sulle sensazioni dell'uomo al bivio tra l'una e l'altra dimensione. Il personaggio della vecchia, poi, ha del grosso potenziale in questa, chiamiamola così, fase di passaggio eppure la sua esistenza si basa e finisce su un piccolo dialogo. Potevi sfruttarla meglio, ecco, ne avevi di caratteri a disposizione. Non me ne volere, eh. Nonostante però queste pulci, il racconto mi è piaciuto molto. Bravo!
  10. Emy

    [MI130] La città del WD

    Ciao @Poeta Zaza. Un racconto carino dedicato al WD, scritto con uno stile che non saprei come definirlo, tanto che in alcuni sprazzi mi veniva di definirlo strano: ha qualcosa di poetico ma anche di pomposo, non saprei come spiegarlo con esattezza. Sembrano piccoli pezzi di un puzzle, o forse meglio dire scenette, che compongono un quadro che rappresenta sicuramente un bell'omaggio al forum e alla gente che lo frequenta. Non tutti però, metti il caso che lo legga un nuovo utente, sono in grado di cogliere le sfumature e tutti i riferimenti, e questo secondo me è un grande limite. In passato anch'io avevo scritto un racconto che omaggiava il forum, ma sono storie che durano un lampo, giusto il momento di far divertire il lettore, e presentarle in un contest come il MI è un grosso rischio. Sei stata coraggiosa a correrlo, ecco. In ogni caso un simpatico divertissement che ho apprezzato nel suo insieme. A rileggerci!
  11. Emy

    [MI130] L'inquilino

    questa meno: è talmente scontato... Ciao @Edu! Lo so che è scontato, ma quando capita a te capisci, tra le altre cose, che è una sorta di verità universale, ecco. Mi è venuto naturale scriverlo. Non ci ho pensato più di tanto, a dire il vero. Grazie di cuore, @Edu! È stato un esercizio utile anche per me, mi ha aiutato a vedere quel momento sotto una luce diversa, nonché a ritrovare un po' di serenità.
  12. Emy

    [MI 130] #unanottegiustapermorire

    @Vincenzo Iennaco tanto di cappello per la voglia di sperimentare, Vincé, ma dopo le innumerevoli letture sono sempre al punto di partenza. Insomma, non c'ho capito una mazza! Temo che questa volta il Criptico non te lo toglie nessuno! Anzi, già che ci sono, faccio un'amichevole segnalazione a quel cattivoneh di mio gemelloh, @simone volponi, in modo tale da poter prendere subito in considerazione la candidatura. Ammetti, però, che ti sei divertito un mondo a metterci i bastoni fra le ruote. A rileggerci!
  13. Emy

    Mezzogiorno d’Inchiostro n.130 - Off topic

    Assolutamente. Anche noi meritiamo di sballarci ogni tanto.
  14. Emy

    Mezzogiorno d’Inchiostro n.130 - Off topic

    E già che ci siamo, gli affibbiamo anche un bel Criptico
  15. Emy

    [MI 130] La notte è finita

    @Macleo ciao Mac! Mi scuserai per la brevità, ma questa volta mi hai steso con il registro narrativo, diverso dal tuo solito comico, anche se il tema del buco temporale, se non ricordo male, l'avevi già trattato in un altro contest. La cosa che più mi è piaciuta è come sei riuscito a far percepire la notte, la padrona assoluta, del racconto, intenso ed emotivo. Davvero bravo. Piacevolmente sorpresa. Assai, direi.
  16. Emy

    [MI 130] Il pianto degli ultimi

    Ciao @Alberto Tosciri, bentrovato. Gran bel racconto, letto e riletto più volte; un po' per afferrare tutti i passaggi che temevo avessi perso, un po' perché l'atmosfera pesante che hai creato mi si appiccava addosso in una maniera forte facendomi provare sentimenti forti. Non conosco l'ambiente militare così da vicino come tu, e come Talia mi sono chiesta se davvero era così semplice procurarsi della roba, però immagino che negli ambienti simili, dove lo stress è maggiore, specie, per come dire, sul terreno (penso anche alle zone di conflitti bellici) sia più che possibile per appunto contenere l'emotività. La tua è una storia umana, e credo che mi sia piaciuta così tanto proprio per questo motivo, nonché per quel finale triste e angosciante che mi ha portato a pensare a tutte quelle volte in cui nella mia vita è scattato il rimorso per non aver fatto cose che andavano fatte in tempo e non quando ormai era troppo tardi. Da che mondo è mondo, specie quando succedono tragedie come quella che hai raccontato benissimo, è naturale farsi tutte quelle domande da difficile o forse impossibile, risposta: cosa sarebbe successo se... se Agostino non si fosse allontanato? Sarebbe riuscito a prevenire la tragedia? Non lo scopriremo mai. Finito di leggere, e rileggere, mi è rimasto un sapore amaro in bocca e un gran peso sul cuore. Concordo con Kuno, il tuo pezzo che mi è piaciuto di più in questi 3 anni di lettura in vari MI e non solo. Tanto, tanto. Bella prova!
  17. Emy

    Mezzogiorno d’inchiostro n.130 Topic ufficiale

    Ottimo! Grazie, @Kuno!
  18. Emy

    Mezzogiorno d’inchiostro n.130 Topic ufficiale

    Ciao @Cicciuzza! Una domandina. Siccome sono in partenza (giovedì mattina), vorrei votare domani (in trasferta seguirò il forum dal cell e temo di scordarmi poi la scadenza), ma nella sezione con i voti vedo ancora il mio post del contest di Halloween. Posso aprire lo stesso uno nuovo o devo attendere che il vecchio venga cancellato? Grazie.
  19. Emy

    Scrivere storie "sbagliate"

    Sarebbe stata, sì. Ma il relatore, per farmi cambiare la rotta, (feci lo stesso la tesi sul Vaticano ma in relazione ai rapporti con la Jugoslavia in seguito alla seconda guerra mondiale) mi disse che non potevo accedere agli archivi vaticani - il che era vero, è concesso (almeno all'epoca era così) solo ai laureati - e che i tempi non erano ancora maturi per fare e soprattutto presentare una ricerca del genere. Il coraggio, nella vita, non mi è mai mancato, ma ero comunque una studentessa straniera e temevo che cerando di impormi avrei fatto casini.
  20. Emy

    [MI130] L'inquilino

    Grazie di cuore, @Poeta Zaza! L'avevo, pensa, scritto senza l'articolo e poi mi è venuto il dubbio e l'ho aggiunto Toglierei questa scena. Spezza la tensione e risulta comica (non so se era quello che volevi darle come valore) Non voleva risultare comica, ma essere solo una sorta di "visualizzazione" , una sorta di personificazione del male che le serve anche a sdrammatizzare in un momento difficile. Rifletterò, però, sul tuo suggerimento. Decisamente meglio, ma sul momento non mi veniva. Cambio subito nel file. Su "quel gran burlone" ci rifletterò. Non essendo chiara l'identità dell'inquilino, come dicevo anche ad Alberto, in alcuni momenti la prendevo anche sul ridere e questo è uscito fuori pure mentre scrivevo. Non mi sono riletta più di tanto, come di solito faccio, ecco. Sono felice che ti sia piaciuto. Grazie per il passaggio gradito. A rileggerci, a breve sarò da te! (seguo l'ordine cronologico ) Ciao @Kuno! A dire il vero, non saprei nemmeno io come definire al meglio quel suono. Avevo in mente il gesto impulsivo, con le dita che appallottolano il foglio. In un articolo sul web, in cui parlavano di suoni "rilassanti", c'era l'esempio della carta accartocciata e diceva, appunto, fruscio. Ma non so. Perché? Concedimi ogni tanto qualche licenza poetica Meno male L'idea era proprio quella. Felice che l'hai apprezzata. Grazie!
  21. Emy

    [MI130] L'inquilino

    Ciao @Alberto Tosciri, ti ringrazio per questo commento profondo, che mi ha portato a diverse riflessioni. Sono quelle fragilità che solo chi si è trovato in una situazione simile può capire. Nella vita ho conosciuto diverse persone che l'hanno vissuta sulla propria pelle, e tutte avevano reagito in un modo più consono a loro. Quello che non potevo immaginare che l'avrei vissuto un giorno anch'io. Visto che alcuni amici del forum ne erano già a conoscenza, non voglio nascondermi nonostante la forma narrativa distaccata, fortemente voluta. Ho scritto questo racconto autobiografico per esorcizzare la paura e l'ansia con cui ho combattuto in questi giorni, dal venerdì 8 novembre in cui l'inquilino è entrato nella mia vita, mettendola sottosopra. Per fortuna non mi sono mai sentita sola, circondata dall'effetto dei miei cari, ma la solitudine che traspare dal racconto è anche un mio modo di reagire alle avversità della vita. Tendo a, come dire, chiudermi a riccio, anche per non far vedere alle persone che amo la mia sofferenza. È stata spiacevole, mi ha trattato con una tale freddezza e l'indifferenza che mi hanno spaventato e a dir poco sconcertato. Purtroppo mi è capitato spesso di incontrare persone simili nell'ambiente ospedaliero, ma per fortuna anche quelle dotate di una grande umanità. Non sapendo ancora la natura del mio inquilino, dicono che al 90% sia "buono" (e dagli esami che ho fatto oggi sembrerebbe di sì, anche se devo fare un ultimo esame a breve), fare le cose quotidiane è anche un modo di continuare a vivere tenendo fuori la paura, aggrappandosi anche alla normalità. La vita va avanti nonostante tutto. Perché la meditazione mi aiuta a contenere l'ansia, negli ultimi anni ho conosciuto attacchi di panico e mi ha aiutato anche a tenerli a bada. La pratico da tre anni. Quando la mia testa si focalizza sulla paura, o sulle emozioni negative, rincorro alle tecniche di respirazione. Per quel che riguarda il mio rapporto con Dio, non è che non ce l'avessi, ma è stata sempre, come dire, una cosa intima (Credo anche di avertelo detto in un'occasione). Mi ritengo più una persona spirituale, ecco. Qualche preghiera l'ho anche fatta in questi dieci giorni (le faccio prima di dormire, o quando sento la necessità), a modo mio però, non sono un tipo che va molto in chiesa. Sono credente, comunque. Io mi sono sempre affidata a una forza esterna, che la chiamiamo Dio, Universo, o qualcos'altro poco importa. E in varie occasioni di sconfitta, non ho mai perso la speranza. In fondo ce l'ho anche adesso. Ma quando ti capita una situazione del genere, dal nulla poi, la paura e la fragilità fanno parte del percorso, così come la forza (che la troviamo in persone vicine o in noi stessi, o nella divinità per chi crede) e la voglia di andare avanti nonostante tutto perché la vita è bella anche quando fa paura. Grazie per le belle e sentite parole, Alberto. Di cuore. A rileggerci.
  22. Emy

    [MI 130] Un incontro nella notte

    bella frase! idem questa Ciao @ivalibri, bentrovata! Mi è piaciuto molto questo tuo pezzo breve, denso di liricità e immagini che restano impresse nella mente. La cosa che più mi ha colpito è questa ambiguità che pervade l'atmosfera, traendo in inganno il lettore che si chiede - almeno io me lo sono chiesta - se questa donna è la carnefice o la vittima. Dopotutto è un'amente respinta e la donna ferita spesso può compiere atti violenti. Infatti all'inizio sembra che lei colpisce Sergio e non il viceversa. Certo, l'uomo avrà anche risposto, saranno venuti alle mani: si sa, spesso questi scontri possono degenerare negli atti più gravi, più violenti. Ma poi lei si ritrova in una sorta di bilico tra la vita e la morte e il finale, che propenderebbe per la seconda ipotesi, non chiarisce il dubbio. Anzi. Mi sono sentita bloccata in un limbo e forse lo è anche la tua protagonista. È viva e sta immersa in incubo? È morta e la sua anima sta per lasciare il corpo abbandonato in acqua? Non importa poi molto, dato che mi ha conquistato. Nonostante alcune domande irrisolte, trovo la sua storia bella e mi ha emozionato assai. Brava. A rileggerci!
  23. Emy

    [Scrittura in Collettivo] - Novel Topic

    Fatto tutto io Tranquillo! Di nulla, piacere
  24. Emy

    [Scrittura in Collettivo] - Novel Topic

    @Lizz, ho copiato il testo di @Joyopi da One drive in un nuovo google doc, ma mi sa che l'ho condiviso solo con te. Controlla. p.s. Mi sembra che si vede nel folder condiviso.
  25. Emy

    Lampi di Poesia 6 - Off topic

    Sabato sarò via, non riuscirò a partecipare, ma vi leggerò in giornata e poi domenica posto il fuori concorso. Mi spiace!
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