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Emy

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  1. @ElleryQ @queffe grazie per il supporto logistico! Va bene! Mantenendo il tuo esempio, mi prenoto Robot e Inchiostro Robot [Emy] Inchiostro [Emy] Dimenticavo, pubblichiamo le riviste nel doc nell'ordine alfabetico?
  2. @Lizz, ho visualizzato il doc. Ci dividiamo le riviste tra noi in modo di fare un lavoro ordinato e non accavallarci?
  3. Emy

    [Natale 2018-1] Come un sasso nello stagno

    @Poeta Zaza @Intro sera ragazzi! Zaza, complimenti per il titolo! Uno dei più belli, se non il più bello, di questa tappa. Toglierei di regione, è superfluo, e poi la frase così ne guadagna in scorrevolezza. Capisco il senso, ma la frase mi suona un po' contorta. Direi: Ho letto una volta sulla mitica "Selezione del Reader's Digest" che la possibile causa potrebbe essere il fatto ecc. Quando dici sembrerebbe causata non è chiaro a cosa è riferito. Non sostituisci nulla nel genere femminile che potrebbe giustificare l'uso di causata. Causata cosa? Sposterei tra un baluginare e l'altro prima di "la struttura della chiesa". Mi sembra più logico. Lei vede prima le luci e tra un baluginare e l'altro mette a fuoco la chiesa. Perché hai usato il punti di sospensione? Non ne vedo un motivo valido. Non capisco il ragionamento e la comparazione tra il paese scelto dal fratello e la sua famiglia e la vita che l'uomo conduce lì. Lo vedrei meglio dopo, cioè in seguito alla scena che lei suona alla porta e viene travolta dai nipoti, per intenderci. mente, refuso Bellissimo passaggio. Spezzerei mettendo un punto dopo altro, e poi una nuova frase con Un impotenza proprio che si chiama ritrosia, inadeguatezza, e a volte ignavia. Mi sembra scorra meglio. Non sa se è un uomo o una donna, però vede la lacrima e la smorfia. È un po' contraddittorio. Deve essere proprio vicina, vicina per vedere gli occhi lacrimare. Ok, poi si capisce quando Corrada inizia a parlare. Però proverei a definire meglio quel lei-lui. Magari potresti persino toglierlo per non anticipare nulla al lettore. Bellissima anche questa. A parte alcune cose che vi ho segnalato, ho saltato forse qualche refuso, il racconto è lineare e molto, molto emotivo. Soprattutto nella parte del treno. Se dovessi fare la pignola, cercherei di bilanciare la parte natalizia, nel calore familiare, e quella in treno, con Corrada e l'altra ragazza. L'inizio è un po' più lungo della parte del viaggio di ritorno. Ottima l'ambientazione. Forte l'impatto emotivo, senza però scendere nel patetico e questo è il valore aggiunto al brano. Semplice, melanconico, eppure speranzoso. Piaciuto davvero molto. Brava. Promossa!
  4. Emy

    Staffetta di Natale 2018 - Off topic

    Confermo! Scritto a prova di stranieri! Dopo due anni, in cui non ho perso nemmeno un contest, sarebbe un colmo se non li capissi! Volendo potrei non leggerli più (tvb, Niko )
  5. Emy

    Cosa state leggendo?

    Finito il libro in serbo che dicevo alcune pagine fa (un best-seller USA ispirato al caso di Amanda Knox, non mi ha coinvolto molto, una lettura piacevole ma nulla di particolare), ora torno al digitale (li leggevo in contemporanea) e a Figlie di una nuova era di Carmen Korn che ripercorre le vite di diversi personaggi femminili a partire dal 1919, ambientato in Germania. Vi saprò dire di più a fine lettura.
  6. Emy

    [Natale 2018-1] Vetri opachi

    Scusami è che parto sempre dal titolo, non era assolutamente per sminuire il tuo lavoro. In alcuni punti forse non mi sono espressa bene e cercherò di spiegarmi meglio onde di evitare i fraintendimenti. Avevo messo un generico maschile visto che il racconto è stato pubblicato dal tuo compagno In ogni casa brava. Ma non l'ho evidenziato per compiacere autori prima di dare un giudizio negativo, ci mancherebbe. Non sono un tipo meschino anche se a volte sembro dura nei commenti, sempre sinceri e in linea con i miei gusti personali. Non è che non va bene, sembra un incipit preso da un'altra storia. Non c'è un nesso con il resto del racconto. La cosa che non mi è piaciuta nell'incipit, oltre a questo, e che non sono riuscita forse a spiegare bene, è l'uso delle parole poetiche che tolgono forza espressiva l'una all'altra. Mi dici: era una notte incredibile e in me lettore poni delle aspettative che non trovano poi il riscontro nel testo. Hai creato delle immagini che mi facciano credere che parlerai di un vecchio con dei rimpianti e invece il personaggio che descrivi dopo è completamente diverso. Per me l'incipit deve essere scorrevole e con l'impatto. Quella frase è in qualche modo complicata, almeno io la sento così. Non sono riuscita ad afferrarla. Parto dalla tua ultima osservazione perché mi ha colpita e un po' offesa. Non lo dico assolutamente con il tono polemico. Amo profondamente il Sud e la mia migliore amica è calabrese. Non so da dove vieni tu, ma qui al nord è strano che qualcuno ti dia del voi. Per la forma cortese si usa il semplice Lei. Invece mi è spesso accaduto di sentire la mamma di mia amica calabrese usare il voi, e non è l'unica persona del Sud che lo fa. Per questo motivo avevo fatto quell'osservazione ieri ed ero molto stupita che i due protagonisti si dessero l'uno all'altra del voi. Non so quanto frequenti il mondo social (e qui mi riferisco proprio alle chat che ho frequentato in passato per una ricerca sociologica e ne conosco bene le modalità) , però in internet cadono le barriere, la gente spesso cerca di mostrare un'immagine di sé diversa di quella che è. I tuoi personaggi comunicano in una maniera poco naturale. Il lungo dialogo è spesso confuso. E non sono l'unica lettrice di aver avuto questa impressione. Trovo tutto molto forzato e poco naturale appunto, e forse per questo, come dicevo ieri, manca l'empatia. Nulla di personale insomma. Quando una cosa non mi piace preferisco essere sincera, ma cercò sempre di spiegare, con le mie parole che sono frutto delle mie conoscenze ed esperienze personali, cosa a mio modesto avviso non ha funzionato. Posso anche sbagliare, sono umana ed errare humanum est.
  7. Emy

    Staffetta di Natale 2018 - Off topic

    Ahi... ecco cos’è tutto questo buio intorno...
  8. Emy

    Staffetta di Natale 2018 - Off topic

    @swetty la tigre sbadigliona ci mangerà tutti in un boccone? Addio ai miei progetti di postare nella prossima tappa a mezzanotte!
  9. Emy

    Libro che cadde

    commento 1 commento 2 Selma non era bella, ma c’era qualcosa in lei che attirava lo sguardo delle persone come il miele le api. All’ospedale di Belgrado tutti ne erano affascinati. Il loro primo incontro avvenne una mattina piovosa: il libro della scrittrice preferita sotto braccio, il passo affrettato per raggiungere la sala di fisioterapia, lo scontro. Fu un attimo. Jelena perse l'equilibrio e scivolò a terra, un dolore lacerante alla spalla. Alzando lo sguardo s'imbatté in un sorriso angelico. Una bambina alta e magra, dai boccoli dorati, tendeva una mano nella sua direzione. «Grazie! Che sbadata, non ti ho vista!» si scusò Jelena, le guance leggermente arrossate e non solo dalla fatica. Le gambe indolenzite non volevano proprio darle retta. «Tranquilla! Colpa mia! Non dovrei girare per il reparto con il naso tra le pagine» disse la salvatrice, le labbra schiuse in un sorriso, e la aiutò a rimettersi in piedi. «Ti è caduto un libro!» Jelena afferrò il suo tesoro prezioso sorridendo di rimando. «Grazie! È l’ultimo della Blython, guai se lo perdo!» «Anche a te piacciono i romanzi di Enid? La collana de "La banda dei Cinque" è davvero troppo forte!» «Moltissimo! La domenica non perdo nemmeno una puntata in tv! Ti piace più il telefilm o i libri?» «Non so, tutte e due forse!» «Scusami, parlo troppo. Non mi sono nemmeno presentata. Mi chiamo Jelena.» «Piacere, Selma!» Nonostante una piccola differenza d’età, Jelena trovava Selma più simpatica delle bambine con cui era solita a giocare e che la chiamavano strana, soprattutto perché preferiva letture e animali agli esseri umani. La sua nuova amica invece la capiva, anche se era di poche parole e comunicava per di più con lo sguardo. Di notte, quando il forte dolore alla schiena le disturbava il sonno leggero, Jelena si alzava e si trascinava al letto di Selma, l’inseparabile volume sottobraccio. «Dormi? — sussurrava, le dita magroline torturavano una ciocca nera — Ti va se leggiamo un po’ insieme? Ho paura del buio!» L'amica si alzava sui gomiti, le labbra schiuse in un sorriso complice mentre estraeva da sotto le coperte una piccola torcia. «Se arriva l’infermiera di turno stanotte e ci becca?» Jelena faceva spallucce ridacchiando e si metteva comoda sul letto, la testa poggiata sulla spalla di Selma; gli occhi, caldarroste scintillanti dall’eccitazione, fissavano la copertina. «Non succederà, tranquilla. E anche se dovesse venire, c’è Timmy a proteggerci!» Il cane coraggioso di Georgina, il loro personaggio preferito, era un vero eroe per le due bambine, che a quell’età non facevano ancora alcuna differenza tra finzione e realtà. Da quella notte gli appuntamenti letterari divennero fissi e irrinunciabili per le due amiche, che spesso si addormentavano abbracciate con il romanzo di Enid aperto sul grembo. Un libro caduto per caso a terra aveva fatto nascere una bella amicizia, al reparto di fisiatria non si parlava ormai d’altro. In un mese volato in fretta, la reciproca compagnia, la comprensione, l’amore per le avventure letterarie furono la miglior medicina per i loro malanni. «Non perdere il foglio con l’indirizzo» sussurrò Selma al momento dell’addio, un bacio schioccante sfiorò la guancia dell’amica. «Non succederà, tranquilla!» replicò Jelena mentre si asciugava il viso rigato da lacrime. I corpi stretti in un forte abbraccio, le due amiche si promisero di rivedersi presto. Si scrissero per un anno intero: lettere e cartoline riempivano di continuo la cassetta postale. Le telefonate domenicali per commentare il telefilm de “La banda dei cinque” erano molto frequenti. Poi, all’improvviso, quando finalmente avevano deciso di incontrarsi durante le vacanze estive, cadde il silenzio. Le bombe spazzarono via tutto. Niente più corrispondenza, né notizie certe da Sarajevo. Solo un mare di lacrime e una colpa sempre più opprimente sul cuore tenero. Negli anni seguenti, un chiodo fisso sempre nella mente, Jelena non si dava mai per vinta, certa che in una stanza angusta piena di scartoffie un giorno avrebbe riconosciuto il viso spensierato dell’amica perduta. Ci credeva con tutta se stessa; alla Croce Rossa di Belgrado erano un po’ meno ottimisti. Non la ritrovò mai più. Sono passati due decenni, ma Jelena non ha dimenticato la ragazzina dal sorriso angelico. Pensa spesso a Selma, soprattutto quando ascolta l’omonima canzone di Bjelo dugme. Il viso in fiamme, gli occhi umidi dall’emozione, in mano una lettera scolorita. Le conserva ancora tutte legate con un nastro celeste. Ogni tanto le rilegge, per ricordare i bei tempi dell’infanzia. A casa la chiamano "sentimentalona" e chiunque la conosce bene sa quanto odia quell’appellativo. Orgogliosa come tutti i balcanici, per nulla al mondo ammetterebbe che basta davvero poco per commuoverla. «Jelo, amore, hai pianto?» La donna sobbalza, il foglio scivola via dalle mani. L’occhiataccia rancorosa fulmina il marito; il sorriso si spegne sulle sue labbra all’istante. «Un giorno mi farai morire. E la risposta è comunque no. Non ho pianto» ribadisce chinandosi per raccogliere l’ultima missiva di Selma. La ripiega, le mani leggermente tremanti. «Hai gli occhi gonfi. Mi sembrava…» «Boris, piantala! Non sono d’umore adatto, oggi.» L’uomo sorride, due fari azzurri e sfavillanti scrutano il viso infiammato di Jelena. Le ginocchia leggermente piegate, una mano ossuta accarezza la guancia bagnata della donna. «È successo qualcosa oltre al solito attacco di nostalgia balcanica?» Jelena non risponde subito, i pensieri volano al mattino. Arrivata in redazione, appiccicato sullo schermo del computer l’attendeva un post-it: Ti ha chiamato Luka Stevanović, un giornalista serbo. Deve parlarti con urgenza. Il messaggio chiudeva con un numero di cellulare. Si era seduta, la vista annebbiata, il cuore pronto ad uscire dal petto. Dopo anni di lontananza Luka era tutt’ora il suo tallone d’Achille. Lo chiamo subito o attendo? La donna sospirò cercando di scovare tra le macerie del passato il viso del suo amore adolescenziale. I capelli neri spettinati, i due occhi verdi magnetici che colpivano al primo sguardo, un sorriso sereno. Se n’era innamorata all’istante. Era il suo eroe coraggioso impegnato attivamente nella lotta contro il regime di Slobodan Milošević che entrambi detestavano. Per stargli vicino si era persino offerta di collaborare con il giornale scolastico. La testa piegata da un lato, le pupille dilatate, l’osservava con ammirazione in ogni riunione. «Deve capire che ha le ore contate! Stando a casa, a testa bassa, non si risolve nulla! Il nemico si combatte in strada! Vuole imbrogliare le elezioni di nuovo? Lo faccia pure, la nostra verità sarà più forte!» E si camminava insieme, fianco a fianco con i leader dell’opposizione: in bocca un fischietto, la voce forte fuori dal petto, senza paura di nulla e di nessuno. L’aveva trascinata persino nelle file del movimento studentesco OTPOR. Idealisti e ribelli, credevano che una Serbia migliore fosse possibile. Un giorno, senza accorgersene, da semplici amici e compagni di battaglia si erano trovati a dover fare conti con una passione travolgente, inaspettata e folle. L’avrebbe seguito fino al capo del mondo se un giorno la sua vita non fosse precipitata all’improvviso. Non ha mai dimenticato quella sera primaverile. Un rumore assordante, una sirena antiaerea, il telefono che cadde dalla mano a terra. La scritta in sovrimpressione avvisava il popolo che era in atto l’aggressione della NATO. La confusione dipinta sul viso di Jelena, l’incredulità, i frammenti di una sera in cui cominciò la trasformazione. Il primo mese passò in fretta. Dopo un po’ si era abituata al nuovo ritmo di vita scandito dal rumore degli aerei: non lo avrebbe mai più scordato. La rabbia dentro, la voglia di evasione da una gabbia sempre più stretta, capì che era giunto il momento di voltare pagina. La possibilità di continuare gli studi in Italia arrivò al momento giusto. «Solo i codardi scappano quando la nave affonda. Tu sai che gli aerei partono da Aviano, vero? Vai dal nemico, complimenti!» Ricordava ancora ogni parola di Luka, la maniera in cui erano pronunciate, il dolore dipinto sul volto amato. «Tu non sai come mi sento! — aveva urlato — Ho voglia di respirare! Sono anni che combattiamo contro i mulini al vento e cosa abbiamo ottenuto? Non ne posso più!» Malgrado la rabbia nei suoi confronti, l’aveva accompagnata a Budapest. L’ultimo bacio dal gusto amaro, una camicia verde che si perde tra la folla all’aeroporto, il desiderio che la figura si voltasse. Non si sentivano dal 5 ottobre 2000. Una telefonata inaspettata nel cuore della notte, poche parole pronunciate da una voce rotta dall’emozione. È finita. Il tiranno è caduto. Torna a casa. Litigarono. Pesantemente. Persino in quel momento lo amava ancora, ma la decisione, testarda com’era, non l’avrebbe mai cambiata. Ora Luka era tornato con la solita prepotenza nella sua vita. La testa diceva no, non chiamarlo. Il cuore invece premeva l’acceleratore su sì. L’irrazionalità ebbe la meglio. «Pronto?» «Ciao, Luka, sono Jelena. Mi hai cercato?» la voce impassibile, distaccata. «Ciao Jelena, anch’io sono contento di sentirti. Come stai, Luka? Benissimo, e tu cara?» Le frecciatine ironiche, dopotutto, se le meritava tutte. «Si può sapere cosa vuoi da me?» «In Italia ti hanno fatto dimenticare le buone maniere, vedo. Una volta eri molto più cordiale, più…» «La Jelena che tu conoscevi non esiste. Ripeto, cosa vuoi? Non ho tempo da perdere.» «Va bene, saltiamo i convenevoli. Credo di aver trovato la tua Selma, sempre se ti interessa ancora sapere di lei.» Silenzio, seguito dai due lunghi sospiri. La mano stringeva la cornetta, le nocche bianche, il cuore in corsa libera. «Che vuol dire “credo di aver trovato la tua Selma”?» «Calma, non è detto che sia lei, però troppe informazioni combacerebbero.» «Dov’è? Come hai fatto per trovarla?» «È una storia lunga.» «Ho tutto il tempo che vuoi!» Quando ebbe terminato la conversazione, la testa era già a Belgrado. Dirlo a Boris è la parte più difficile. L’ombra del passato amoroso le pende sulla testa come la spada di Damocle. Conosce bene il marito. Non ha mai saputo reggere il confronto con il suo ex fidanzato; lo considera tutt’ora una minaccia nonostante la solidità del loro matrimonio e una figlia adorabile che entrambi amano più della vita. «Sì, è successo qualcosa. Ho parlato con Luka, ci sono delle novità.» Scandisce piano le parole, gli occhi neri brillano come braci e si scontrano con quelli del marito, azzurro scuri come la tempesta che preannunciano. «Che cosa?» L’uomo scatta in piedi, i muscoli della faccia sono tesi. Si sforza di stare calmo, una mano aggrotta le sopracciglia folte. «Luka mi ha telefonato oggi in redazione. Mi ha proposto un lavoro.» Il marito va avanti e indietro per la stanza, le mani incrociate dietro la schiena. Jelena ha sensazione di seguire una partita di ping-pong. La sta innervosendo. All’improvviso Boris si ferma, gli occhi infuocati dalla rabbia. Sbuffa, un’occhiataccia fulmina la moglie che rabbrividisce. «Jelena, mi vuoi lasciare?!» grida, le mani strette in pugno davanti al petto in segno di sfida. «No, ma che ti salta in mente!» Non ha la pazienza di ascoltare le lagne del marito in preda agli attacchi isterici. L’unica cosa che le importa è fare la valigia. Lo lascia sbollire la rabbia, le gambe snelle affrettano il passo in direzione della stanza da letto. «Scusa, sono un egoista insicuro.» La voce rauca del marito la raggiunge, sente la sua andatura lenta ma fa finta che non ci sia. L’armadio aperto, lo sguardo sui vestiti da scegliere, una mano sul fianco. «Nessuna novità. Ti perdono!» La tensione nell’aria, un sorriso malizioso sulle labbra di Jelena. «Sei crudele, però!» La voce buffa del marito la diverte. «Per questo mi ami, no?» Le due mani grandi nei capelli, la bocca spalancata, i due fari azzurri non si staccano nemmeno per un istante da Jelena. «Si può sapere cosa stai facendo?» Lo conosce bene. Non è ancora pronto per arrendersi. «La valigia, non vedi? Stasera ho il volo per Belgrado. E no, non è come pensi.» Gli occhi al cielo, un sorriso sarcastico: sì, Boris pensa a Luka. «Vado alla Fiera del Libro. Devo intervistare una scrittrice svedese.» Un vestito corto nero scivola nella valigia. «Ma se ti occupi di affari esteri!» Una mano quasi pronta a colpire, la rabbia gli colora di rosso le guance. Jelena sostiene lo sguardo rabbioso, il viso ancora teso. «Si chiama Selma, è nata a Sarajevo il 16 giugno 1980 e si ispira a Enid Blython.» La voce calma, una mano appoggia delicatamente un libro per bambini tra i vestiti prima di chiudere la valigia. L’uomo indietreggia, le braccia scivolano lungo il busto. Raggiunge la moglie e l’abbraccia forte. «Scusa…» il sussurro si perde nei capelli della donna. La mattina seguente Jelena si sveglia di buon umore. Dormire nel letto d’infanzia la rasserena sempre. La radio trasmette la musica degli anni ’80. Si veste con calma e si trucca con cura. Pensa al marito mentre saluta con un ampio sorriso la figura snella fasciata in un tubino nero che le rimanda lo specchio: attorno al collo un giro di perle; al polso un braccialetto d’oro con il nome della figlia, Mia. La testa oscilla da uno all’altro lato, gli occhi neri scintillanti dall’eccitazione squadrano la donna di fronte. Quando si sente pronta Jelena chiama il taxi e indossa le scarpe con il tacco alto che la slanciano. Prima di uscire si assicura di aver messo in borsa il suo tesoro prezioso. Si fa portare in giro per Belgrado come qualsiasi turista, un po’ lo è davvero; sono anni che non torna nella città natale. A mezzogiorno arriva alla Fiera. Il passo lento, il cuore in subbuglio. Ha rivissuto mille volte nella testa la scena dell’incontro con Luka; le immagini reperite in rete parlano chiaro: è più bello di come lo ricordava. Scaccia però il pensiero fastidioso mentre si avvicina allo stand della casa editrice "Laguna" dove si tiene la presentazione del libro di Selma Östergen, la donna che si ispira a Enid Blyton. La individua subito: i capelli corti biondi incorniciano un viso segnato da rughe che ispira fiducia. Potrebbe essere la sua Selma. Il battito accelerato del cuore, le mani sudano. È a pochi passi dalla scrittrice, la vede ora meglio. Gesticola con le mani mentre parla in serbocroato con un uomo girato di spalle. Riconosce la sua voce, una scossa violenta le attraversa la schiena. Non pensarci, Jelo, non pensarci. Farai conti con lui dopo. Pensa a Selma, solo a lei. Le dita affusolate aprono la borsa e tirano fuori il volume spiegazzato de "La banda dei cinque’". Lo stringe al petto affrettando il passo. «La mia collega sarà qui tra un attimo. Di solito è molto puntuale.» «C’è tempo!» Jelena non li ascolta nemmeno; gli occhi fissano la donna ormai di fronte a lei. Non si ricorda neanche una parola del discorso preparato; le domande che vorrebbe ora fare a Selma non c’entrano nulla con la sua vita professionale. Sbatte le palpebre di continuo, la lingua sfiora le labbra secche. Vorrebbe dire qualcosa; farsi sentire, urlare. Perché la voce non esce dal petto? Un tonfo. Il libro di Enid Blython del 1989 cade a terra. L’uomo di spalle e la sua interlocutrice si girano nella direzione di Jelena che sorride con fare impacciato. «Le è caduto un libro!» esclama la scrittrice svedese di origine bosniaca. Si china e raccoglie il volume. Osserva la copertina per qualche istante, prima di restituirlo a Jelena. Lo scontro degli sguardi, l’incredulità dipinta sui loro visi. «Grazie! È l’ultimo della Blython, guai se lo perdo!»
  10. Emy

    [Natale 2018-1] Vetri opachi

    @nemesis74, @Valentina Iusi, buonasera. Mi ha incuriosito il titolo del racconto, molto poetico. Non so chi l'ha ideato, ma è stato bravo Anche l'incipit tende al tono poetico, un po' troppo. Nel senso che trovo la frase elaborata e di conseguenza forzata. L'incipit dovrebbe essere più immediato. Ma il problema maggiore, secondo me, è che non c'entra con il resto del testo. Superfluo. Toglierei. Non capisco il motivo di tutti questi a capo. E poi questa frase che ho sottolineato è ambigua. Sembra che lui sa chi è, non chi sono loro. Riformulerei. Non mi convince la scelta di trapassato prossimo. Non so perché, francamente, ma mi suona meglio all'imperfetto, ossia: Lo vedevo online sempre alle stesse ore del giorno e anche lui visitava il mio profilo. Idem qui. Il trapassato prossimo appesantisce la frase. Mancano spazi dopo le virgole. Ecco, è la terza volta che leggo il racconto e rimango sempre basita per l'uso del voi. @Valentina Iusi ho letto la tua spiegazione a @Kikki, che non mi convince. Qui non interagisce con la donna del chat eppure i social gli si rivolge con voi. Anche se parliamo di una persona che non sta bene con la testa, il voi mi sembra esagerato. Anzi, è strano. Almeno per me. Sarà una questione di gusti eppure questo mi ha parecchio confuso, tanto da rileggere il racconto più volte per capire. Le descrizioni della ricerca del malessere mi sono piaciute, come l'ambiente che delinea la sua solitudine. La cosa che non mi convince, invece, è la distribuzione del testo. Andrei a capo dopo "mio malessere". Se il capellino copre il viso come riesce a vedere la lacrima? Riformulerei. Varierei con un sinonimo, la lingua italiana è così bella e ricca per incappare nelle ripetizioni che detesto Ma questo lo sapete. Dopo le pulci (vi sfrutterò per postare un brano ) le impressioni sul racconto. Sarò sincera, come sempre del resto: non mi ha fatto impazzire la storia. L'idea base era interessante, ma secondo me non è sfruttata al massimo. L'incipit poetico non c'entra nulla con il testo, lo abbellisce certo, ma non è pertinente. La scrittura ha alti e bassi, all'inizio è incerta, troppo frammentata. Ci sono parti che mi sono piaciute, come quella che ho citato sopra, però il testo francamente è poco bilanciato. Nel centro c'è una lunga corrispondenza che poteva essere meglio diluita nel racconto. La questione del voi non è supportata dalla storia, e non lo dico solo io. Si trattasse delle persone di una certa età, o di un luogo, magari del Sud, potrei capire. Nell'ambito della rete stona. I personaggi sono abbozzati, non li vedo. Sì, c'è la solitudine, ma non la sento. Me la racconta l'autore, ma non me lo fa sentire. C'è poca empatia, ecco. Ripeto l'idea è molto carina, mi piacciono racconti "epistolari", ma non è stata resa al meglio. Per i miei gusti, sia chiaro. Amo storie che sappiano coinvolgermi a livello emotivo, e questa volta non è successo purtroppo. Buona fortuna per il contest!
  11. So che è la mamma a stingere la manina, ma visto che siamo all'inizio della storia forse era meglio presentare subito Lina. Perché dopo c'è un "le gonfiano appeno il petto" e mi sono chiesta se è riferito alla madre o alla figlia e questo mi ha un po' confuso la scena perché non mi era chiara. Ho pensato però che Lina guardasse Helena e che quel viso dolorante era della bimba. Questo chi, chi mi suona male. Se posso suggerire una leggera modifica, metterei: Lina sobbalza guardandosi intorno: che succede? Sente solo voci quindi non vede ancora la vecchia. Quel chi, ripetuto poi, non mi sembra naturale. Metterei una virgola dopo mortalità La frase non è chiara. Che vuol dire sollievo colpevole? Tutta la costruzione, in realtà, mi suona strano. Capisco che la frase è riferita a Lina, ma esordire senza un soggetto, dopo lo stacco con la lettera, confonde. Metterei: Lina tira un sospiro di sollievo, rincuorata: non è sua suocera. Tre possessivi, uno dietro l'altro, sono troppi e appesantiscono il periodo. Un'altra cosa. Secondo me dovresti specificare sin dall'incipit che Lina è lì fuori insieme a due figli. Yarek mi arriva di colpo, inaspettatamente. E mi faccio domande. Va bene che è spiegato dopo, però non so, non mi convince. Anche questa, i pensieri della donna o del figlio? E cosa vuol dire pensieri evidenti? Non può entrare nella testa del figlio. Casomai la preoccupazione evidente, o la paura. Riformulerei per rendere il concetto più chiaro. Hai già usato sussurro all'inizio paragrafo, sostituirei con mormorio o un sinonimo simile. Non è sbagliato, sono io che non amo le ripetizioni Per non usare due volte dare, potresti mettere per farle venire i brividi. Bellissima immagine. pura poesia @AnnaL. @Kikki ciao ragazze! Scusate per le pulci, l'inizio del racconto mi aveva fatto un po' penare. Molte di cose segnalate sono il frutto del gusto personale e prendete i suggerimenti con le dovute pinze Il titolo è molto evocativo, con la traslitterazione in russo e polacco poi. L'incipit non è tanto chiaro, cioè avrei reso più visiva la scena con la madre e i figli, prima di addentrarmi nella storia a due piani, quello di Lina e quello di Leopold. Sono quasi certa che le lettere siano scritte da Kikki, non solo perché lo stile mi ricorda il suo, ma soprattutto perché il personaggio scrivente mi ricorda un certo Slavomir di un libro che abbiamo letto insieme. La storia mi piace, fila abbastanza bene ed è di grande impatto emotivo sul lettore. L'unica pecca, ma qui entriamo di nuovo nel gusto personale, sono le descrizioni dei personaggi. Avrei preferito che fossero un po' più visivi, soprattutto nelle espressioni del viso nei momenti cruciali. In ogni caso una buona prova. Brave. Buon contest!
  12. Emy

    [Natale 2018-1] Natalofobia

    @lean, @_Mari_, mi regalate Cometa per Natale? Bentornate ragazze, mi siete mancate! Spassoso e ben scritto, ho riso da matti! Mi è piaciuto tutto: i personaggi, molto carine le due sorelle che continuano a bisticciare; il ritmo narrativo, con una giusta dose di suspense che non guasta mai; Cometa (ho già detto che ho adorato Cometa, vero?) e soprattutto il finale bellissimo che racchiude la storia. Brave! Piaciuto molto! Ottima prova!
  13. Per le pulci hanno già pensato gli altri. Io mi limiterò ad approvare la pazzia che traspare da ogni paragrafo. Quella sana, of course Sapete che adoro i deliri e ho letto (e riletto) il vostro con tanto piacere. Ci sono trovate epiche, come "Ammazo Natale" (con una z ), ma mi è piaciuto anche spara graffette che spacca il cranio. Irriverente, ironico, e divertente da matti, però con sullo sfondo una riflessione sul mondo consumistico in cui viviamo che non passa inosservata. Piaciuto da matti! Tutta la colpa della renna, sia chiaro! Bravi @Snowfall e @Nerio! Buon contest ragazzi!
  14. Emy

    Staffetta di Natale 2018 - Off topic

    C'è una renna affamata in giro che fa sparire dal topic ufficiale gli elementi scelti dei concorrenti ignari. Ha già mietuto due vittime. Prima Pulsar, adesso @Nerio. Non c'è due senza tre, quindi... state attenti!
  15. Emy

    Staffetta di Natale 2018 - Off topic

    Basta che arriviate prima delle 23:57. Altrimenti dovrete pagarmi il dazio per il parcheggio della slitta nell'orario delle streghe (riservato soltanto alla signora della mezzanotte, in altre parole a me!
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