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Ninab93

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  1. Ninab93

    COMA - Capitolo 2 - Parte 2/2

    Non rivolsi la parola a Sam per ore. Non mi andava di dover tirar fuori certe cose, poi lì, con gli altri. Non ero certo andata via per pensare ai miei problemi. Mi ero unita a loro solo per potermi distrarre. Per staccare un po’ la spina e non dover pensare a mio padre, all’università e … a mia madre. Sapevo che Sam lo faceva solo per cercare di farmi star meglio, ma così avrei rovinato la vacanza anche a lei, e non era mia intenzione. Erano cose mie, punto e basta. Fortunatamente era capitata a fagiolo un altro argomento che l’aveva distratta dal primo … no aspetta … a fagiolo un cazzo! Argh! Lasciamo perdere. Cercai di liberare la mente da ogni pensiero, eliminare ogni preoccupazione. Cercai di concetrarmi sul paesaggio che scorreva al finestrino. Eravamo ormai molto lontani dalla città. Non ero abituata a tutta quella natura verdeggiante, si Torino aveva enormi parchi, ma ogni albero o cespuglio erano messi da mano umana, quindi era tutto artificiale. La loro disposizione, la loro cura, la potatura ecc.. Ma qui, qui era diverso, ogni albero e cespuglio erano nati e cresciuti in maniera del tutto naturale e la mano umana non aveva toccato quel meraviglioso caos naturale. Osservavo come rapita il verde delle foglie degli alberi, dell’erba, del muschio sulle rocce. Una grande varietà di verdi che si univano fra loro. E poi rocce, ma non solo piccoli sassi, proprio enormi massi grigi lisci e curvi alla vista, modellati dalla forza scrosciante dell’acqua. Quanto era potente la forza della natura, le enormi pareti di roccia, che probabilmente un tempo erano stati uniti si erano separati dando origine ad una voragine spettacolare. Le enormi mura di pietra erano ricoperte di licheni gialli e muschio, alcuni fiori facevano capolino da alcune fessure. L’enorme spaccatura lasciava letteralmente basiti, la sua grandezza mi faceva sentire immensamente piccola. Erano quelle cose che mi ricordavano che di quanto fosse vecchio il mondo e quanto potessero essere potenti le forze della natura. Pian piano la vegetazione, che prima presentava una casta gamma di verdi tenui, divenne più scura e intensa. Gli alberi si erano fatti più alti, alzai lo sguardo alla ricerca della loro cima, ma era impossibile. Ci trovavamo in un enorme foresta di pini, abeti e conifere. Solo dopo ore mi venne in mente l’idea di poter immortalare quella meravigliosa natura sul mio taccuino da disegno, ma la voce di Josh mi riportò alla realtà. -Ragazzi siamo quasi arrivati- annunciò lui. Mi ero lasciata rapire dal paesaggio e non mi era minimamente passato per la mente di disegnarlo. Ci addentrammo su di una stradina dissestata e fidatevi, non fu per niente piacevole. Il camper iniziò a sobbalzare su e giù. I ragazzi sembravano divertiti, ma non posso dire lo stesso per Alice. Si teneva stretta a Simon, che stranamente non sembrava gradire la cosa, strano … Quando mi caddero gli occhi sul braccio del ragazzo non potei trattenere un sorriso. “Ecco perché non gradivi eh Simon” pensai. Infatti la sua ragazza gli aveva conficcato le unghie nel braccio e lui cercava in ogni modo di non far notare il proprio disagio, purtroppo con scarsi risultati. Simon si voltò, probabilmente si era accorto che lo stavo fissando. Gli indicai il braccio a cui era avvinghiata Alice cercando di trattenere un’altra risata. Lui ricambiò il mio sorriso e accarezzandosi la nuca e facendo spallucce. Avrebbe sopportato tutto per quella ragazza. Finalmente il camper si fermò. -Ora siamo davvero arrivati- rispose Josh con un sorriso di sollievo.
  2. Ninab93

    Il Parco - Cap.6

    @Maquisse Ciao ! Ho letto il tuo lavoro e ho notato alcune piccole cose e errori. "con la Rossa era sul letto [...]" questa frase non mi torna, e "con indosso il solo asciugamano" avrei preferito "con indosso solo l'asciugamano". non capisco l'utilizzo di "all'indirizzo". Suona malissimo. meglio "appena aveva sentito la Rossa aprire bocca di nuovo, era scoppiato ad abbaiare con maggior impeto". Poi scegli tu. “Vedi? Come sospettavo… degli altri animali domestici, come ad esempio il gatto, sappiamo che mangiano topi e bevono latte… lo sappiamo da un certo Walt Disney che ha inventato un personaggio: Mickey Mouse e il suo antagonista… " "il gatto che vediamo intento a bere del latte di cui viene regolarmente derubato." Pessima DX Semmai "intento a bere il latte di cui viene regolarmente derubato". Cane e non canne. Ma penso sia un errore di battitura. In quanto all'argomentazione non se sia esatto riguardo ai cartoni che non descrivono i cani. La Disney sopratutto ne ha fatti a bizzeffe! Questa non l'ho compresa per niente e suona male. Suffraghi non credo sia il termine più adatto. In sintesi: Ci sono alcuni errori di sintassi e di grammatica. Alcune cose mi sono risultate incomprensibili e quindi non le ho riportate. La trama: Sembra abbastanza interessante ma avendo letto solo questo capitolo non posso dire di averlo compreso a pieno. Dai dialoghi fra i personaggi a volte mi sembra di sentire parlare dei bambini e in altri momenti adulti. Quindi mi sono trovata un po' spaesata. In conclusione, il testo sembra scorrere e la trama è carina. Per il momento ho compreso che c'è un piccolo ospite canino e i protagonisti non sanno come comportarsi con lui. Ma per il momento la trama non lascia molto all'immaginazione. Ho apprezzato molto di più i precedenti capitoli come per esempio le descrizioni della baia. Comunque continua così
  3. Ninab93

    COMA - Capitolo 2 - Parte 1/2

    -Non usa più dire “Buon Appetito?- domandò mio padre. Stavo per dare un sorso alla minestra, ma mi bloccai. Poggiai il cucchiaio nel piatto facendolo tintinnare. -Siamo in famiglia. Lo davo per scontato, non mi sembra di vitale importanza-. Alzai lo sguardo verso di lui, la sua figura appariva lontana, anzi sembrava allontanarsi sempre di più . -Beh credevo di averti insegnato l’educazione- rise mio padre, in quel sorriso lessi una celata ironia. -Lo hai fatto e anche egregiamente papà, al contrario di qualcuno- bofonchiai con voce roca. -Eve, ne abbiamo già parlato, io avrei voluto … -sospirò, poi riprese – … è lei che..- lo interruppi – è LEI che non ne voleva sapere di me!- non riuscii a trattenere un ringhio di dolore. –Tesoro, ti ho dato tutto e ti darei ancora tutto. Ti darei il mondo. Ma questo non posso farlo, anche se lo voglio con tutto me stesso-. -Papà lo so… - i miei occhi cercarono i suoi, ma era più lontano di prima, il tavolo sembrava allungarsi a dismisura. –Eve?- mi chiamò con un’eco lontano. -Papà!?- risposi-. –Eve? Eve?!- la voce divenne diversa, più … femminile? -Eve svegliati!- la voce femminile era quella di Caterina. Aprii gli occhi e mi trovai davanti due enormi occhi azzurri incastonati fra una marea di lentiggini. -Cat… stavo dormendo così bene …- sbadigliai. Un colpo leggero alla testa mi fece sussultare. Alzai il capo e vidi Sam con in mano un libro. L’arma del delitto che avevo appena preso in testa. -Non si direbbe dai lamenti che facevi nel sonno- rispose Sam con la sua solita aria di sfida. -Probabilmente un brutto sogno … ma sai cosa? Non ricordo nulla-. -Eeeve- rispose lei sostenendo il mio sguardo. –Me ne vuoi parlare?- domandò Sam cambiando improvvisamente tono. Era passata dal tono canzonatorio ad uno preoccupato e sapevo bene che non ne sarei uscita se non le avessi detto come stavano le cose. Guardò Cat per un istante e le fece cenno di andarsene con la mano. La rossa annuii e si allontanò senza fiatare. Sam la seguì con lo sguardo poi riportò la sua attenzione su di me. Si sedette al mio fianco e iniziò quello che io “amorevolmente” definivo terzo grado. -D’accordo … ma facciamo alla mia maniera, non voglio che gli altri ci sentano- replicai. -Va bene- sospirò in risposta Sam – faremo a modo tuo-. Allungai una mano sotto di me, tastando nel tentativo di trovare il mio zaino. Appena l’ebbi fra le mani aprii la zip e vi rovistai dentro alla ricerca del mio taccuino da disegno. Lo estrassi dallo zaino e lo porsi malamente a Sam. Poi mi voltai per fuggire al suo sguardo. Non la vedevo ma sapevo bene che mi stava guardando con occhi indagatori. Fra noi due era calato il silenzio. Si udivano solo le grida e risatine degli altri in cima al camper. Non so per quale ragione i miei occhi si posarono su Josh. Era alla guida ed era troppo impegnato e concentrato a non perdere la strada per dar peso a quello che gli stava accadendo intorno. Cat era lì vicino a lui e gli parlava, lui annuiva, ma sapevo bene che in realtà non la stava minimamente ascoltando. Affianco a me si potevano udire solo due rumori. Il lento respirare di Sam e uno sfogliare di pagine. Aspetta un momento … sfogliare di pagine?! D’improvviso mi voltai di scatto. “Sam sta guardando i miei schizzi!”. -Samantha che cazzo fai?! Dovevi solo trovare una pagina bianca per scrivere!- sbiancai e credo che lei lo avesse notato. -Che c’è? Stavo solo dando un’occhiata ai tuoi meravigliosi disegni, non posso?-. Allungai velocemente una mano verso il taccuino ma Sam intercettò il mio intento e lo allontanò subito. -Cos’hai da nascondere? Ahhh, forse ho capito- rispose. La sua espressione si tramutò nuovamente in pura malizia. -Forse questo?- disse sventolandomi in faccia un ritratto. Un ritratto di una persona che purtroppo conoscevo fin troppo bene ma che non avevo il coraggio di nominare. -Samantha ti prego non qui, e poi non ho nulla da nascondere, era un soggetto come un altro, nulla di più, solo un modo per far pratica …- le parole uscivano dalla mia bocca colme di agitazione. Agitazione che cercavo di camuffare mantenendo un espressione il più seria che potevo. -Il tuo tono ti tradisce e poi ti conosco fin troppo bene Evelyne-. Abbassai lo sguardo come un cucciolo beccato a fare ciò che il padrone gli aveva espressamente vietato. -Perché Eve non lo ammetti? Stai continuando a mentire a te stessa- rispose Sam. La guardai per un istante, c’era sincero affetto e preoccupazione nei suoi occhi. -Io … te l’ho detto … era solo per far pratica- continuai io imperterrita. -Allora devo dire che per aver fatto un ritratto così ben fatto devi averlo osservato per molto, moooolto tempo, sbaglio?- - Si ti sbagli! E’ capitato a lezione, è successo una volta sola che sarà mai?! Non significa nulla per me!- bofonchiai alla fine stizzita per la sua insistenza. Sam era cocciuta, lo era stata fin da quando eravamo bambine. Era lei la coraggiosa, la testarda, quella che non si tirava mai indietro. Io invece ero quella che preferiva rimanere nell’ombra, quella che non si metteva mai in gioco. Sarei voluta essere più come le … -Eve … prima o poi dovrai guardare dentro di te e affrontare i tuoi turbamenti-. -Turbamenti? Quali turbamenti?- risposi dandole le spalle e fissando gli occhi sul paesaggio che scorreva veloce d’innanzi a me. -Tipo il tuo incubo?- disse lei, stava chiaramente perdendo la pazienza. -Ah non me ne ricordo nemmeno più- lo so, mentii, ma in quel momento non avevo voglia di parlare, perché tanto conoscevo già la risposta. -Sei incorreggibile-.
  4. Ninab93

    A misura d'uomo

    @Riddle Seeker Ciao! Ho letto il tuo racconto e ho notato molte cose, che devo dire mi sono molto piaciute. Analisi: Il ritmo è molto spezzato e sistematico. Probabilmente voluto per rendere l’idea di velocità. Scorrevole e veloce al primo impatto. L’idea di partenza per quanto riguarda rivelatore di emozioni è semplicemente geniale. Il modo in cui scorre il testo non lascia spazio ad altri pensieri, si può solo rincorrere in tutta fretta il protagonista. In un ritmo travolgente e veloce (lo so l’ho già detto) che somiglia molto ad una scena di un film. Tutto il racconto potrebbe essere benissimo la scena di un film. La trama è originale e accattivante e ha un non so che di Matrix. Il finale è inquietante e spaventa. Non so se tu abbia voluto lasciarvi un messaggio in sottofondo e non so se io lo abbia carpito bene, però questa è l’idea che mi ha dato: il protagonista rappresenta noi, l’uomo del futuro, un uomo le cui tecnologie non basta più averle nel palmo della mano, perché ci fanno perdere tempo e il tempo è troppo prezioso. Dalla mano si passa direttamente alla mente. Allora l’uomo diviene macchina, ma una macchina che non lavora bene e che si dimostra obsoleta viene soppressa perché incapace di produrre. L’essere umano da creatore di tecnologia diviene egli stesso tecnologia, purtroppo a suo discapito. L’uomo perde la sua dignità perché divenendo tecnologia perde la sua umanità e viene visto come mero strumento. Opinione finale: In tutta sincerità il tuo testo sarebbe perfetto per una ricerca sui mass media io infatti sto studiando in questo periodo per un esame sulle tecnologie e la loro influenza a livello sociale. Quindi, concludendo, il testo non presenta errori grammaticali ne sintattici. Scorre bene e la trama è accattivante. Personalmente lo vedrei bene come la trama di un film. Complimenti
  5. Ninab93

    COMA - Capitolo 1 - Parte 1/2

    @Maquisse Grazie mille per aver letto il mio racconto. Sto ancora lavorando sul continuo, anche se lo studio mi porta via troppo tempo. Davvero grazie mille per i complimenti. Spero che anche il continuo ti piacerà.
  6. Ninab93

    Labyrinth - Capitolo 1 - Parte 1/2

    Ahh! Scusate non lo sapevo . Combino solo guai scusate .
  7. Ninab93

    Labyrinth - Capitolo 1 - Parte 1/2

    In che senso?
  8. Ninab93

    Labyrinth - Capitolo 1 - Parte 1/2

    Fra stasera e domani se ci riesco pubblicherò il continuo spero che sarà di vostro gradimento.
  9. Ninab93

    SHAMBALA -Capitolo 1

    Abbiate pietà di me questo racconto l'ho scritto nel 2010 per un concorso scolastico di letteratura. Quindi è passato un po' di tempo. Spero comunque che vi piaccia. Dopo questo racconto andai in crisi e non scrissi più perché ero troppo demoralizzata. Lo avevo scritto in 7 giorni perché la mia insegnante mi aveva iscritta all'ultimo ed ebbi poco tempo. Non venne nemmeno considerato per il tema. Mi sono appena svegliato, la testa mi pulsa ancora e la vista fatica a tornare chiara, riesco solo a vedere forme scure e immobili d’innanzi a me che mi osservano minacciose. Una fitta alla testa mi assale e di impulso porto la mano ad essa e al solo tocco un dolore lancinante mi attanaglia, cos’è successo, ah si! Ora inizio a ricordare. Quegli uomini che hanno fatto irruzione in casa mia, devono avermi colpito perché non opponessi resistenza, ma dove mi stanno portando? Solo ora capisco, mi trovo all’interno di un automezzo. Un soldato mi sta parlando, ma non parlo tedesco non mi hanno aver perquisito, l’ho intuito dal fatto che ho ancora in tasca il mio taccuino, probabilmente non mi considerano una minaccia. Voglio scrivere tutto nei minimi dettagli senza tralasciare nulla, dopotutto non sono sicuro se tornerò vivo. Il solito soldato continua a parlarmi, l’unica parola che sono riuscito a cogliere è stata “Führer”. Non ero sicuro che avrei rivisto il giorno. Sono stato portato di fronte al Führer in persona, mi hanno esposto, attraverso un tramite linguistico, il progetto a cui vorrebbe che io partecipassi. Io un semplice antropologo, come avrei mai potuto aiutarlo nella spedizione in Tibet? Mentre mi rendeva partecipe della sua idea, camminava in su e in giù per la stanza con aria di sicurezza, forza e solennità. Eppure anche lui era un uomo, pensavo, viene trattato alla stregua di un dio, un nuovo messia, il salvatore della Germania. Mi spiegava il suo desiderio di dare un territorio più esteso e ricco per la “sua razza”, quella perfetta e intoccabile. E qui entravo in gioco io, voleva trovare la città che a suo parere, era l’origine della razza ariana. Mi perdevo nel giro delle sue parole e dei suoi passi. Non capivo cosa c’entrassi io in tutto questo, una città scomparsa, la redenzione della razza, cosa rappresentavo? Mi si avvicinò, mi fissò per un istante, chiamò un uomo che fino ad allora non avevo notato, tanto che lo avevo scambiato per un soprammobile pochi istanti prima. Mi afferrò la mano destra e la analizzò attentamente con sguardo scrutatore. Toccò con i polpastrelli delle dita il marchio che mi portavo dietro fin dalla nascita. Alzò il viso e con un largo sorriso mi disse, nella mia stessa lingua – PRESCELTO-. Ho passato tre settimane d’inferno, rinchiuso in un’enorme camerata dove non facevo altro che studiare. Ogni giorno entravano due o tre soldati portando libri, libri che mi sarebbero serviti per trovare la strada che ci avrebbe portato a “Shambala”. La città mitica situata tra le montagne del Tibet, una città verde e rigogliosa dove, secondo la leggenda, si troverebbe la “pietra cintamani”. Sfogliavo libri su libri, non toccavo niente del cibo che mi veniva portato, dormivo si e no un’ora o due. Il mio unico sostentamento erano quei libri e quei trattati, li sfogliavo uno ad uno e vedevo, conoscevo, ma soprattutto, ricordavo. Ricordi che non erano miei – quelle poche ore di sonno che mi concedevo divenivano luogo di sogni passati, di vite precedenti, sulle mie origini-, dal giorno in cui quella si presentò ai miei occhi, da quello stesso giorno in me si era scatenata una reazione a catena. No, no! Mi rifiuto, non continuerò le ricerche, non adempirò a nessun massacro. Ho appena avuto un incubo, un uccisione di massa, innumerevoli corpi nudi e scuri ammassati l’uno sopra l’altro, l’odore di carne bruciata appestava l’aria. Vedevo i tedeschi che con enorme pale infornavano, come fossero forme di pane, uomini e donne. Quell’odore di bruciato mi costringeva a serrare gli occhi, mi mancava l’aria, mi sentivo soffocare, l’odore di morte mi avvolgeva in una morsa che si serrava sempre di più su di me. Poi ecco comparire davanti a me Hitler con un fagotto fra le braccia, un neonato. Lo vedo sorridermi e poi rivolto verso la fossa infernale, gettare il bimbo ancora in fasce. Mi svegliai di colpo, corsi al lavabo per sciacquarmi il volto, cercando di lavar via l’odore di carne bruciata e la maschera di orrore e disgusto che vi si era impressa. Dalla rabbia ho rovesciato la scrivania colma di libri e ho sfondato una delle finestre con la sedia. In quel momento sono entrati due soldati gridando, accecato dalla rabbia mi sono avventato su uno dei soldati gettandolo a terra nel tentativo di rubargli l’arma e avere così una possibilità per fuggire ma l’altro intervenne repentinamente afferrandomi dal dietro, la mia attenzione fu richiamata da un rumore di passi agitati nel corridoio. Ed eccolo di nuovo, l’uomo soprammobile, non tradì nessuna emozione, era calmo e pacato, risultava quasi inumano in quel contesto un atteggiamento simile. Non proferì parola, fece un cenno ad un altro soldato che mi si avvicinò sfilando la pistola dalla fondina. In quel momento la mia rabbia si tramutò in paura, per un gesto tanto avventato stavo per morire, come ero stato stupido, credevo di poter davvero fare qualcosa? Tremavo, ormai era di fronte a me, alzò il braccio mostrando il calcio della pistola, un colpo e poi il buio.
  10. Ninab93

    The fear - Prologo

    Ciao @melhh ! Piacere di conoscerti! Quando ho letto la tua introduzione mi ci sono ritrovata molto. Anch'io sogno da molto di diventare una scrittrice e condivido con te l'idea di pubblicare su questo forum non per mera sete di successo o altro ma bensì per migliorarmi. Sono fresca di iscrizione ma ho pubblicato un paio di cose che se vuoi leggere mi farà molto piacere. Comunque posso dirti che la tua storia mi ha interessata molto. Quando ho letto l'inizio mi sono anche emozionata perché mi ha ricordato me e il mio ragazzo perché anche noi ci piacevamo ma non sapevamo nulla, poi destino vuole che ci ritrovassimo e adesso stiamo insieme. Mi sono subito incupita per il ragazzo della protagonista e per la sua storia triste. Comunque ora mi piacerebbe darti alcuni consigli. Se ti va io consiglio te e tu consigli me XD anche io sto cercando si scrivere un libro, ma non è semplice, poi si sa correggendo da soli non si notano alcuni errori che invece può notare un esterno, perché noi lo sentiamo nostro e magari quelli che per altri sono errori per noi non lo sono. Comunque divago troppo . Tornando al tuo testo, ho notato che tendi a scrivere periodi molto brevi e questo da al testo una cadenza veloce, facendo così rendi il tutto molto scorrevole però rischi anche di velocizzare troppo tutto e da libro magari diventa racconto. Se vuoi che abbia una maggior lunghezza ti consiglio di essere maggiormente descrittiva, magari approfondendo un loro ricordo, per esempio il loro incontro. Allunga in tempi, questo ti aiuterà non solo a creare un qualcosa di più lungo ma approfondendo con delle descrizioni. Fermandoti a descrivere un luogo oppure le sensazioni dei protagonisti. Facendo così darai maggior spessore ai tuoi personaggi e li renderai più vicini al lettore che si interesserà maggiormente alle loro vicende e condivideranno con loro le loro stesse sensazioni. In quanto alla trama, c'è molto, il prologo appare come la sinossi dell'intero racconto, non riesco a comprendere allora quale sia l'inizio della storia. Penso che si potrà scoprire solo andando avanti. Però così non mi ha coinvolto subito emotivamente, perché essendo troppo veloce il ritmo della narrazione, non ho avuto il tempo di avvicinarmi ai personaggi e comprenderli. E questo è un peccato. Per quanto riguarda errori di ortografia non ce ne sono molti, anzi quelli che ti citato qui sotto sono errori di battitura tranquilla. qui invece avrei scritto "quella sera stessa" quel "per non mettere in condizioni Jack di guidare" non mi suona molto bene. In conclusione, mi piace, è scritto bene e il ritmo è molto scorrevole, ma approfondirei un po' di più i protagonisti, se non nel prologo, nel resto della storia. Però mi hai messo curiosità e sono molto curiosa di scoprire come continua.
  11. Ninab93

    Labyrinth - Capitolo 1 - Parte 1/2

    Grazie davvero a tutti! Provvederò a correggere al più presto grazie ai vostri preziosissimi consigli e pubblicherò il prima possibile il seguito. Mi fa piacere che vi piaccia e mi fa ancora più piacere vedere che ci sono persone che mi aiutano a correggere le mie storie . Grazie mille a tutti !
  12. Ninab93

    Labyrinth - Capitolo 1 - Parte 1/2

    Grazie mille@Giuliano G. mi fa davvero piacere che ti sia piaciuto. Guarda devo ammettere che avevo paura a pubblicarlo perché credevo non sarebbe piaciuto, é il primo racconto "horror" che faccio e avevo paura. Davvero mi fa piacere e grazie anche per i consigli che da parte mia sono sempre più che graditi. Li vedo come un aiuto per migliorarmi. Grazie ancora!
  13. Posso dire solo una cosa, F-A-N-T-A-S-T-I-C-O! L'ho letto tutto d'un fiato e mi ha rapito, di sicuro continuerò a leggere anche il seguito Per i periodi lunghi ti capisco è anche un mio vizio Poi la frase finale mi è rimasta troppo impressa pura poesia.
  14. Ninab93

    Labyrinth - Capitolo 1 - Parte 1/2

    Grazieeee!!! Lo leggerò subito!
  15. Ninab93

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    Io Book Jumpers di Mechthild Gläser
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