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Cerusico

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Risposte risposto da Cerusico


  1. @Nightafter, ti ringrazio davvero tanto per le parole spese, per quanto mi mettano un po' in imbarazzo. :D La verità è che ci si prova, si fallisce (spesso) e qualche volta si riesce un pochino meglio, ma la strada è parecchio lunga, e sento di doverne percorrere ancora a non finire. Tuttavia, parole di apprezzamento come le tue mi confortano, perché penso che quando le cose funzionano meglio arriva qualcosa al lettore e di questo sono felice.

     

    Grazie anche a te, @Edu. :) 


  2. 3 minuti fa, libero_s ha scritto:

    In realtà l'italiano è una lingua che si presta molto alla strutturazione di frasi complesse, con multiple coordinate e subordinate.

     

    Pienamente d'accordo con te, infatti è un'impostazione generale degli autori, non un limite della lingua. Anzi, l'italiano permette tutto, con una ricchezza di vocaboli e di scelte sintattiche davvero notevole.

     

    Non ho citato il resto del tuo intervento, ma mi trovi d'accordo sulle considerazioni stilistiche generali, frutto di una certa tendenza retaggio - credo - dell'opera di Hemingway e Carver, che però, almeno in parte e secondo me, è stata travisata ed estremizzata, indicandola come rotta unica verso la buona prosa.

     

    Ad ogni modo, temo che siamo off topic :D in generale, e per concludere, che ben vengano autori in grado di utilizzare la prosa in base alle esigenze comunicative e al tono che intendono dare alle storie.

    • Grazie 1

  3. 4 minuti fa, libero_s ha scritto:

    Mi domando se questo sia frutto di una diversa impostazione mentale o se sia piuttosto Iperborea che seleziona con accuratezza gli autori da pubblicare.

     

    Credo che siano vere entrambe le cose: mi sembra di individuare delle diverse impostazioni dal punto di vista del ragionamento e dei collegamenti, così come una diversa emotività, che percepisco come piuttosto esotica e che immagino sia connaturata al luogo di provenienza degli autori e allo stile di vita delle loro terre. A ciò si aggiunge - e questo mi sembra ormai acclarato - una buonissima capacità da parte della casa editrice di selezionare bravi autori o bei testi singoli.

     

    7 minuti fa, libero_s ha scritto:

    Mi interessa soprattutto il tuo accenno a una lingua libera e meno ingessata. Intendi dire che sono aperti a un uso della lingua meno formale oppure che proprio le lingue nordiche favoriscono una maggiore libertà?

     

    Non so dire se sia legato proprio alla lingua originale, alla traduzione, o ancora alle caratteristiche intrinseche della prosa. Tuttavia, ho trovato una forma della frase molto, molto più libera, con incisi, coordinate plurime, frasi anche molto lunghe, a volte, con collegamenti non sempre del tutto immediati. Un prosare che non saprei definire in maniera diversa da libero, e che mi dà l'idea di adattarsi alle esigenze comunicative anziché alla forma standard a tutti i costi. Considerato che, almeno secondo me, il risultato è molto buono e interessante anche nelle traduzioni italiane, penso che si potrebbe scrivere in quella maniera anche nella nostra lingua; per farlo, però, occorrerebbe uscire un po' dalle impostazioni rigide e - ammettiamolo - un po' burocratiche di cui ha sofferto e forse soffre ancora la nostra formazione.


  4. Letti:

     

    • Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, di Johan Harstad: confesso che inizio a nutrire un debole generalizzato per Iperborea. Negli autori nordici letti finora ho trovato una capacità di affabulazione indotta da una lingua libera, meno ingessata rispetto alla nostra letteratura, e a una strutturazione delle trame molto differente, a mio modo di vedere, rispetto agli standard più o meno universalmente accettati. Ci ritrovo poesia, un tocco malinconico e un'abilità tutta particolare di trattare con leggerezza argomenti profondi o delicatissimi. Questo romanzo fa tutte queste cose, raccontando l'esperienza di un ragazzo un po' diverso, un po' disagiato, che cerca il suo posto nel mondo e che Buzz Aldrin, il secondo uomo sulla luna, come modello. Perché non tutti siamo fatti per primeggiare, né necessariamente aspiriamo a quello. A volte, essere una semplice ruota dell'ingranaggio, l'omino dietro le quinte, è proprio ciò a cui tendiamo, e dobbiamo sentirci liberi di poter ambire a qualcosa di così poco "glorioso".
    • Nato per non correre, di Salvo Anzaldi: edito da CasaSirio, è una storia autobiografica scritta da un giornalista. Racconta la sua esperienza di emofilico che riesce a partecipare - e a concludere - la maratona di New York. Classica storia motivazionale in grado di far emergere, una volta di più, quanto spesso i limiti sono solo quelli che noi stessi ci imponiamo.
    • La volontà del male, di Dan Chaon (che si pronuncia come Shawn, ho scoperto): appena ho saputo che NNE aveva pubblicato un thriller/horror, l'ho comprato a scatola chiusa. E ho fatto più che bene: questo romanzo è una bomba. Credo di potermi spingere a dire che sia il libro che ho letto con più voracità nella mia intera "carriera" di lettore: punti di vista multipli, narratori inaffidabili, un massacro e una sequenza di omicidi che si intersecano, ricordi confusi, manipolazione della realtà. Ci sono talmente tanti elementi affascinanti che cercavo di leggere in ogni momento possibile. Notevole e originale anche dal punto di vista della strutturazione, con alcune pagine letteralmente folli, suddivise in due o tre colonne, se non addirittura in sei riquadri, frasi tronche, frasi "bucate" con pezzi mancanti. Ma non sono queste particolarità a rendere forte il romanzo, che lo è a prescindere. Ennesimo centro di NNE.
    • L'amore ai tempi del colera, di Gabriel Garcia Marquez: una prosa raffinata e avvolgente al servizio di riflessioni sorprendenti e profonde disseminate lungo tutto il testo. Bello, a tratti bellissimo, ma confesso che non si tratta del mio pane: il narratore onnisciente di ottocentesca memoria, per quanto voluto, per me non è invecchiato benissimo, ma soprattutto la storia, spogliata della capacità decorativa di Gabo, mi sembra ridurre l'intera vita all'amore di coppia, peraltro un amore adolescenziale che condiziona una vita intera. Insomma, ho qualche remora nel complesso, credo principalmente per una questione di gusto personale, ma non posso che ammirare una penna così sopraffina.
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  5. Ciao, @queffe. :)

     

    Sono molto contento della tua lettura, hai colto il disincanto che il personaggio usa per raccontarsi, travestito a tratti da una indole sognante ma che, nelle mie intenzioni, doveva rimanere sempre ben ancorato alla perdita progressiva di possibilità.

     

    Sulla tua considerazione sul whisky: hai pienamente ragione, tant'è vero che già la mattina dopo aver postato il racconto, rileggendolo, ho eliminato quel dettaglio. Lì filtra nel testo un vezzo dell'autore, che proprio ci tiene a mettere un tocco di sé :D ma era doppiamente inadatto: sia a caratterizzare il personaggio, come hai notato, sia come dettaglio narrante, superfluo e distraente.

     

    Ti ringrazio per aver scelto il racconto per la tua settimana, e per il commento utile e lusinghiero.

     

     

    Il 20/7/2019 alle 20:20, caipiroska ha scritto:

    C'è gente che la cerca per tutta la vita.

    Basta alla fine trovare qualcosa che valga il prezzo del biglietto che abbiamo pagato per essere qui...

     

    Forse è proprio quella la cosa difficile, e talvolta demotivante: non trovare, o nemmeno capire, cosa ci sia a valere il prezzo. Ma sono convinto che ci sia, e che pazienza e fedeltà a un ideale possano venire ripagati, prima o poi.

     

    Grazie mille!


  6. Ciao, @Ernest. Sì, è stato tutto rapidissimo, molto più di quanto mi aspettassi: ho ricevuto riscontro il giorno dopo l'invio.

     

    5 ore fa, Ernest ha scritto:

    Se non ho capito male, invii il tuo racconto a uno dei collaboratori di Nazione Indiana e poi se sei fortunato che lo legga, tra i numerosi invii, e gli piaccia, ti viene pubblicato.

     

    Esatto. O almeno, io ho fatto così, e sono stato fortunato.

     

    Grazie per la lettura e per l'apprezzamento!


  7. La settimana di @queffe era piuttosto popolata e c'erano dei testi meritevoli. Proprio per questo motivo mi sento particolarmente felice per la scelta e per queste parole:

     

    1 ora fa, queffe ha scritto:

    I miei complimenti a tutti e tre e un grazie particolare a Cerusico: leggere questo tuo racconto è stato, per me, un vero godimento.

     

    È davvero confortante sapere di aver ottenuto quest'effetto, a maggior ragione su un lettore attento ed esperto.

     

    Grazie, @queffe, e complimenti - già che ci sono - a @Sira e @m.q.s. per aver vinto le loro settimane.

     

    Spoiler

    E grazie anche a te, @AdStr. :cerusico:

     

     

    • Grazie 2

  8. Il 28/6/2019 alle 11:19, AndC ha scritto:

    E dunque, alla luce del tutto consiglieri una piccola modifica: quello che io ho percepito come mancanza è il "qui" in Italia, ossia lo stesso posto dove vive il protagonista, mentre il "lì" può essere fuorviante, perché fa pensare a un luogo "altro" rispetto a dove vive lo stesso protagonista.

     

    Perfetto, ho sfruttato quest'ottimo suggerimento per evitare qualsiasi possibile ambiguità. Grazie mille, Andrea! <3

     

    @gecosulmuro, piacere di incrociarti. Ti ringrazio per il commento, davvero lusinghiero dal mio punto di vista. Non so ancora bene se si tratti di un genere in cui mi muovo bene, o che sia quello in cui intendo farlo, tuttavia ricevere un riscontro circostanziato come il tuo mi indica quantomeno una possibile direzione per la mia scrittura. E sull'editing, ci mancherebbe :) è necessario per chi è già davvero bravo e avanti lungo il cammino, figuriamoci per un aspirante autore.

    Grazie ancora, e alla prossima.

     

    Il 30/6/2019 alle 21:17, Emy ha scritto:

    @Cerusico Luca, sono senza parole, non so quante ne ho perse leggendo e quante ancora ne perderò nelle letture successive perché stanne certo che ce ne staranno, di letture successive. Scritto nel modo magistrale, è il tuo racconto più bello, secondo me. Piaciuto tanto, tanto. Ho gli occhi lucidi, mannaggia a te! 

     

    @Emy, cosa posso dirti, se non grazie? Grazie per il tuo sostegno e per la tua fiducia: li ho sempre sentiti e mi aiutano tanto. Contentissimo che il racconto ti sia piaciuto e che ti abbia emozionata. :rosa:


  9. Il 27/6/2019 alle 13:34, Shikana ha scritto:

    Questo mi ha subito portata alla Maga di Cortazar, in Rayuela.

     

    Ciao, @Shikana :) parto da qui: non ho ancora letto Cortazar, mi piace l'idea che tu abbia colto una connessione. Dopotutto, tutti i testi hanno come sfondo un retaggio letterario condiviso, appartengono a un quadro più ampio, spesso senza che l'autore ne sia del tutto consapevole.

     

    Il 27/6/2019 alle 13:34, Shikana ha scritto:

    Mi commuove la via di fuga, il tentativo di aprire una porta d'emergenza per evitare di pensare a quanto sta accadendo. Lo trovo innocente, fragile.

     

    Lo è, infatti. E una via di fuga è proprio il muro comunicativo che il personaggio pone tra sé e il resto del mondo, attraverso la progressiva eliminazione di parole associate a momenti dolorosi. Segno di fragilità, e del suo modo di stare al mondo.

     

    Il 27/6/2019 alle 13:34, Shikana ha scritto:

    E quasi vedo il padre e il ragazzo come due facce dello stesso sentire, che vanno avanti chiusi ognuno nella propria parte di dolore e si cercano, si vedono, ma non si toccano davvero. E quel tiramisù che dovrebbe essere un collante fa solo male. È troppo presto. 

     

    Sono ammirato, perché hai saputo cogliere delle sfumature, nella tua lettura, davvero non banali. Hai visto in maniera chiara elementi più o meno nascosti, connessioni tenui. Mi conforta molto, perché significa che sono abbastanza nette da emergere a una lettura attenta e di qualità come quella che - bontà tua - mi hai concesso.

     

    Il 27/6/2019 alle 13:34, Shikana ha scritto:

    Alla fine, qui, lui ha imparato un nuovo modo per dire "resta", e la cosa stupenda, che chiude perfettamente il quadro, è che lo fa con il tiramisù, il ripetere sua madre morta nella sua vita. Per questo prima ho detto che la dicotomia non c'è più: vita e morte si accettano, hanno imparato a convivere. 

     

    Non posso che ripetere quanto detto sopra: sei entrata nel testo in maniera profonda, e quando capita è davvero una specie di piccola magia. Ti sono grato non solo per l'apprezzamento, che mi fa tanto piacere, ma soprattutto per l'attenzione e per la sensibilità con cui ti sei approcciata al brano. :rosa:

     

    Il 27/6/2019 alle 13:49, Poeta Zaza ha scritto:

    Ma sei tu :cerusico:che l'haì scritto? Wow! 

     

    Ebbene sì, credo di aver tanta bruttura da esorcizzare e di volerlo fare attraverso storie un po' sognanti. :)

     

    Il 27/6/2019 alle 13:49, Poeta Zaza ha scritto:

    Uno per tutti: il simbolismo della cassetta postale è un valore aggiunto al racconto!

     

    Felice che tu lo abbia apprezzato, @Poeta Zaza, perché molto è giocato proprio sul simbolismo (e in questo ha ragione @Thea, ho una certa propensione per l'utilizzo di simboli e trovo rappresentino un modo molto potente per trasmettere emozioni con la scrittura, senza necessariamente scadere nel sentimentalismo).

     

    Grazie ancora. :rosa:

     

    22 ore fa, Thea ha scritto:

    Ormai credo di riuscire a distinguere alcuni elementi ricorrenti nella tua scrittura. Ci sono dei temi che si ripetono: i rimpianti, i sentimenti inespressi, la fragilità interiori, i ricordi d'infanzia, i ricordi legati a oggetti, cibi o luoghi che assumono quindi un intenso valore simbolico. I simboli in generale direi che ti piacciono. 

     

    In primis, notevole che tu abbia sconfitto la pigrizia per commentare, mi lusinga la cosa. :D

     

    Sì, direi che più o meno quelli sono i temi che mi stanno più a cuore. La cosa interessante è che emergono di loro spontanea volontà, non sono pilotati, e questo mi fa capire che si tratta di cose che "sento".

    Sul simbolismo, come dicevo poco sopra, credo rappresenti un buon modo per esprimere sentimenti in narrativa (così come al cinema, forse ancora di più). Se si riesce a caricare un luogo o un generico oggetto di significati, quando poi lo si utilizza scenicamente l'impatto è notevole, almeno su di me. Ci si prova, insomma.

     

    22 ore fa, Thea ha scritto:

    Bravo come sempre (quanto costa l'iscrizione al tuo fan club?).

     

    Chiedo e ti faccio sapere :comedicitu: a parte gli scherzi, grazie mille. 


  10. Il 25/6/2019 alle 16:44, AndC ha scritto:

    Il gioco del "perdere le parole" è narrativamente sublime.

     

    Non sai quanto mi faccia piacere questo apprezzamento, @AndC. Molto del racconto, e della sua idea originaria, muove proprio intorno a questo "gioco", e credo che se arriva questo, arriva tutto.

     

    Su qualche ripetizione ci ho lavorato e ci sto lavorando in fase di revisione. L'ambientazione è italiana: mi sono chiesto se potesse confondere l'indicazione del whisky, e ho optato per rimuovere il dettaglio, peraltro superfluo.

     

    Sulla lunghezza non saprei, onestamente: a me sembra che abbia il respiro che deve avere, ho tagliato ancora qualcosina, ma parliamo di poche cose, una manciata di caratteri per scendere sotto i 15.000.

     

    Per il resto, grazie e basta, come sempre. <3


  11. Letti:

     

    • La strada, di Cormac McCarthy: primo libro che leggo del celebrato autore americano. Una scrittura trattenuta e ficcante che incide sulla pelle del lettore una storia che usa come sfondo uno scenario post-apocalittico, ma che, a mio sentire, tratta i temi della paternità e dell'eredità che lascia un padre a un figlio. Bellissimo. Già che c'ero, ho guardato The road, il film tratto dal romanzo, ma non l'ho trovato allo stesso livello.
    • La straniera, di Claudia Durastanti: entrato in cinquina per il Premio Strega, è una auto-fiction che racconta in modo romanzato l'esperienza dell'autrice. Con uno stile forzatamente poetico e spesso lezioso fino a sfociare nel fastidioso, inanella pagine su pagine di banalità e di noia.
    • Il nostro bisogno di consolazione, di Stig Dagerman: un brevissimo saggio, o articolo che dir si voglia, che tocca temi dolorosi e profondi. Diventa quasi un testamento spirituale del giovane autore svedese, che si sarebbe suicidato dopo un paio d'anni. Struggente, intenso, complesso nonostante la brevità. Ritornerò a leggerlo.
    • Storia di Ásta, di Jón Kalman Stefánsson: la storia della vita di una donna, dal concepimento alla vecchiaia, che si concatena con le vite di altri personaggi, narrate in modo frammentario attraverso flussi di ricordi. Una scrittura sognante, profonda e leggera allo stesso tempo, nella quale ho trovato la dimensione ideale per l'emozione e per il piacere della lettura. Sono incantato.

     

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