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Cerusico

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  1. Cerusico

    Copertine omaggio a racconti del WD

    @Miss Ribston, è bello che tu abbia pensato di condividerle. Ricordo quando ne parlasti e forse ti dissi che avresti regalato un momento di felicità a tanti rendendole pubbliche. Che dirti, mi colpisce la varietà, sia a livello cromatico che di composizione. Inoltre, pur non capendo nulla di disegno e di grafica, mi sembrano tutte molto diverse anche come realizzazione, oltre che come concetto. La mia molto elegante (non come me) e molto fumosa (questo sì, come me). Grazie mille.
  2. Cerusico

    [MI 119] Le incisioni

    Ciao @Alba360 La questione del nome è tra le più dibattute, in effetti. Lo trovo comprensibile, così come qualsiasi opinione in merito. Diciamo che esce un attimo dalle questioni strettamente narrative e si entra nella sfera delle impressioni personali e di quel magico meccanismo dell'immedesimazione: io lo avrei fatto al posto suo? E qui, come dicevo, ogni parere è altrettanto rispettabile, ragion per cui non ho nulla da ribattere alle tue considerazioni. Anzi, ti ringrazio per aver espresso il tuo punto di vista. Mi sembra una cosa bella che un semplice racconto possa favorire questo tipo di interazione. A volte, in qualche chiacchierata un po' alcolica con amici di vecchia data, mi è capitato di sentire frasi come: "Eh, ma io lo so che tanto una come lei non la ritrovo più", riferite a legami vissuti diversi anni fa, qualcuno anche in fase adolescenziale. Credo che il tempo agisca come setaccio e lasci dei residui, le cose più vere e profonde. Magari il ricordo della persona specifica è sbiadito, ma persistono le sensazioni, ciò che si è vissuto o che si pensa di aver vissuto. Perché non va dimenticato come il tempo può ridimensionare tanto in difetto quanto in eccesso, facendo assumere, specie per gli animi un po' più tendenti alla malinconia, un valore del tutto nuovo alle cose. A me piaceva l'idea di questa donna, ormai adulta e matura, che mantiene un legame con la sé stessa del passato, accarezzandone sogni e sguardi speranzosi. Che, come dicevo in qualche altra risposta, non significa rimpianto della persona in quanto tale. Non credo affatto che Alice rimpianga ancora Maurizio. Penso, piuttosto, che il ritorno su quella spiaggia rappresenti per lei un ritorno ai luoghi della spensieratezza. Temo di averlo fatto anch'io nel risponderti grazie ancora, Alba. @caipiroska, sono stupito della tua analisi per un motivo: ricalca quasi pedissequamente le mie intenzioni. In particolare: Di questo sono contentissimo perché hai notato il mio tentativo di creare un contesto che non ha nulla di desiderabile o "magico", che voleva essere per giunta proprio l'immagine decaduta di ciò che era. Molto vero. Grazie mille per le tue parole, @caipiroska. Mi rendono molto contento.
  3. Cerusico

    [MI 119] Le incisioni

    Proprio così, Marcello. Grazie per aver chiarito il dubbio. Impagabile come sempre.
  4. Cerusico

    [MI 119] Le incisioni

    Penso che esistano poche cose più soddisfacenti di questa, per chi cerca di scrivere. Grazie per avermelo detto, @Lauram. No, anzi! Visti anche gli interessanti e diversi punti di vista espressi in precedenza, mi piace che ciascuna esprima il proprio. Credo che si tratti di esperienze e sensazioni comuni, ma ciascuno di noi le ha vissute in maniera differente. Proprio per questo, secondo me, ogni testimonianza ha valore. Ciao @AndC, la trovo una buonissima sintesi. In particolare, mi fa molto piacere che tu abbia percepito l'alone di cinismo che permea il testo. Avevo un po' il timore che la parte più infantile e sentimentale potesse prendere tutto lo spazio. Per evitarlo ho cercato in primis di proporre un luogo magico per eccellenza in una veste dimessa. Tutto ha il sapore dell'abbandono e del dimenticato, sulla spiaggia. Felice che ti sia arrivato anche il senso di rassegnazione. Credo che ci sia un momento in cui si esaurisce la resistenza al dolore, in un certo senso; ed è il momento in cui si cominciano ad accettare compromessi, che sembrano il minore dei mali. Forse anche il matrimonio di Alice appartiene a questa categoria di scelte. Su entrambi i punti entra con forza il filtro personale, quindi accetto ogni tipo di posizione in merito, dalle più emotive a quelle più "crude". Mi fa piacere che tu non abbia trovato entrambi i punti cardine poco credibili o faciloni. Mai e poi mai. Le prendo tutte in considerazione. Poi magari qualcuna la rigetto, ma ce ne fosse anche soltanto una in grado di farmi modificare una posizione, un punto di vista, be', ne sarebbe valsa la pena eccome. Non li commento uno per uno, ma sono tutti preziosi e ne condivido diversi. Rispondo su un paio. Ci avrei messo il congiuntivo, non so, però... "che il mare si fosse impossessato"... Ho avuto il tuo stesso dubbio, ma non sono riuscito a scioglierlo. Magari se passa @Marcello può dirci la sua in merito. Detta così, sa un po' di "classico". In questo caso, personalmente adopererei anche l'aggettivo possessivo che di norma si tende ormai ad evitare: "compagna dei suoi monotoni"... comunque, vedrei se la frase si può riformulare... ecco: mi suona da "formula" letteraria. Sono d'accordo. Spesso si ricorre alla prima idea/immagine/concatenazione di parole che salta alla mente, ma è frequente che quella sia la cosa più banale. Le strofe della canzone le ho volute utilizzare come separazione tra le parti temporali (presente - notte della prima volta - il ritorno di Maurizio - ancora presente). Sono quindi un espediente narrativo, non sono parole scritte da nessuna parte nei luoghi del racconto. Le connessioni sono due: è il brano che Maurizio sta suonando in spiaggia, e inoltre ho provato a trovare una connessione tra vicenda e parole della canzone. Grazie come sempre, @AndC.
  5. Cerusico

    [MI 119] Le incisioni

    Ciao @AnnaL. La mia spiegazione può anche non convincere, per carità. Sono qui proprio per ascoltare i giudizi esterni e farne tesoro. Se è passato questo messaggio allora c'è qualcosa che non va, perché non era ciò che intendevo veicolare. Quindi ti ringrazio per avermelo fatto presente. Ti ho trovata! Come dicevo in una precedente risposta, certe frasi emergono dai miei ricordi personali, diretti o indiretti. Sono certissimo di aver avuto a che fare con persone che quelle cose le pensavano davvero, e con tutta la forza dell'adolescenza. Iniziavo a temere di avere ricordi molto confusi, leggendo alcune opinioni ricevute finora. Meno male che ci sei tu a darmi conferma che pensieri di quel tipo possono effettivamente nascere. Grazie di cuore per lettura e pareri, Anna.
  6. Cerusico

    [MI 119] Le incisioni

    Ciao @Edu, sì, un ricordo ordinario che, proprio per questo, può dare spazio all'universalità dell'esperienza. Quando cerco il realismo attingo a ciò che mi circonda, e di solito sono cose semplici. Grazie per la lettura e non farti problemi per un errore di scrittura da cellulare, figurati. Ciao @Befana Profana, ho letto con interesse tutte le tue considerazioni. Cito questa perché è quella che, oltre a dare un tuo personale parere sulla vicenda, mi offre anche uno spunto su cui posso riflettere. Ho messo in grassetto la frase che ritengo più attinente alle mie intenzioni. Il fatto che tu lo abbia percepito è positivo e mi rende molto soddisfatto, ma quel che dici in merito al finale evidenzia un aspetto che probabilmente ho sottovalutato, vale a dire la chiave di lettura. Più su ho dato una spiegazione sulla faccenda del nome, però ammetto che non l'avevo vista nella prospettiva che hai posto tu. Ci rifletterò su, può darsi che questo tuo suggerimento: ecco, io l'avrei chiuso qui il racconto. possa essere interessante e da valutare. Grazie mille per l'attenzione e i pareri utilissimi.
  7. Cerusico

    [MI 119] Le incisioni

    Ciao @Talia, sono molto contento del tuo commento perché mi permette di ascoltare un punto di vista che mi è senz'altro utile. Senza dubbio. Per questo racconto ho attinto molto ai miei ricordi. La frase di Gilda, per esempio, è presa pari pari da ciò che mi disse una mia amica adolescente. Non è un caso se l'episodio avviene quando la protagonista ha 15 anni, tra l'altro i 15 anni di un tot di tempo fa, diversi da quelli odierni. Volevo che in lei scorresse potente la forza dei sogni più infantili e ingenui, ma anche più belli e veri, dal mio punto di vista. Non volevo rileggere in ottica adulta le sensazioni di una ragazzina al primo amore. Volevo permetterle di lasciarsi trasportare senza pensare a quanto fosse irrealizzabile ciò che pensava. Sai, credo che in generale crescere significhi in buona misura costruire un cinismo di fondo che, nell'attuale società, sembra l'unica arma adoperabile per sopravvivere. Mi piace ancora credere che sia possibile sognare, anche in modo infantile, anche solo quando si è troppo piccoli per conoscere di più il mondo che ci circonda. Divagazione a parte, ti ringrazio di cuore per avermi espresso il tuo personale punto di vista: per me è importantissimo il confronto e da tutto questo posso soltanto imparare. Ne sono certo. Ti dico come l'ho intesa io, o meglio, cosa mi ha spinto a chiudere in quel modo. Credo che ripensare, da adulti, a un amore adolescenziale forte e sognante significhi molte cose. E solo una piccola parte di essa è connessa alle sensazioni provate e alle promesse, mantenute o meno. Penso invece che quando si ripercorrono certi sentieri ormai lontani, con occhio più maturo e stanco, si riveda innanzitutto la versione più autentica di sé, quella più fortemente connessa alla nostra natura, non alle sovrastrutture che nel tempo abbiamo costruito. Personalmente, quando mi fermo a pensarci, provo una naturale nostalgia del mio sguardo di allora, di come guardavo il mondo e gli altri. Ed è quella la sensazione che volevo evocare. Nello scegliere il nome del figlio, secondo me, Alice non ha ripensato con nostalgia al suo Maurizio, ma a sé stessa quella notte su quella spiaggia. Grazie mille, Talia.
  8. Cerusico

    [MI 119] Le incisioni

    Ciao @Kikki, bentrovata e grazie per il passaggio. Questo mi fa piacere, soprattutto se detto da una donna. Tempo addietro, in chat, dicevo di non aver praticamente mai "usato" personaggi femminili, e che avevo un po' il timore di farlo. Non capisco me stesso, come posso pensare di capire una donna? Mi ero però ripromesso di fare un primo tentativo alla prima occasione utile. Grazie per il tuo riscontro. Sì, è una incongruenza logica che ho notato anch'io, ma ormai avevo pubblicato. Pazienza. Potrei cavarmela dicendo che lei introduce l'argomento, lui la ascolta un po' e poi le dice quella frase. Ti ringrazio per tutte le tue utili annotazioni.
  9. Cerusico

    [MI 119] Prenotazione obbligatoria

    Ciao @Macleo, memore di un racconto di un MI di qualche mese fa, avevo immaginato che potessi trovare terreno fertile con una traccia di questo genere. E in effetti non ti sei smentito. Ho trovato molto divertente e ben costruito il dialogo surreale, ai limiti del parossismo, tra il parrucchiere e il cliente. A me non disturba affatto nemmeno il finale, che può calzare per un personaggio così estremo e caricato. La cosa interessante di questo testo, a mio modo di vedere, è il fatto che crei subito uno stato di tale sospensione, come se ci si trovasse in un paese fiabesco con personaggi impossibili, che poi tutto ti è consentito. O meglio, io come lettore ti concedo di portarmi dove vuoi, di leggere anche i più cervellotici dialoghi e le più astruse giustificazioni, trovandole sempre collocate in maniera giusta e condivisibile. Un bel lavoro in bilico tra umorismo e burocrazia sfrenata.
  10. Cerusico

    Mezzogiorno d'inchiostro n. 119 Topic ufficiale

    Tema di mezzogiorno: La poesia dei luoghi ordinari
  11. Cerusico

    [H2018] No Vacancy

    Ciao @nanoFatato, passo in ritardo, ma lo faccio per darti il mio parere sul tuo testo. La premessa fondamentale è che mi è piaciuto il linguaggio e lo stile che hai scelto di adoperare. Da ammiratore di autori come Dashiel Hammett, Raymond Chandler e Mickey Spillane, e in generale di tutta la scuola dei duri della letteratura e del cinema hard boiled americano, l'ho trovato asciutto, duro e coerente al punto giusto. Ottenere questo tipo di resa non è affatto facile e penso tu abbia fatto un buonissimo lavoro per rendere credibile e solido il tuo brano. Per quanto riguarda l'idea, alla base del testo, l'ho trovata non meno buona, ma sicuramente un po' più fumosa. Lasci molti dubbi sul perché e sul come avvenga ciò che avviene nella stanza, e inoltre ho trovato la conclusione un po' fuori fuoco rispetto al tono complessivo del testo e dei contenuti. Ciò non lede più di tanto al risultato complessivo, ma sono dell'idea che qualche piccolo dettaglio in più, ben calibrato, possa rendere ancora più appetitosa la pietanza. Come dicevo, oltre allo stile ho apprezzato molto la costruzione su piani temporali alternati, che funziona piuttosto bene e lascia sempre la voglia - classica da thriller, questa - di sapere cosa succede sull'altro piano, in un crescendo costante che porta a voler sempre voltare pagina. In ottica di un costante miglioramento, cerco di individuare qualche elemento sul quale penso si possa lavorare per rendere il testo migliore. Una prima cosa, a mio parere, sono i dialoghi. Te ne riporto un paio di esempi. Non so, la risposta non riesco a sentirla uscire dalla bocca del tuo protagonista. Mi sembra fin troppo articolata e dettagliata. Che necessità ha, per esempio, per dire che si trova in quella direzione? Sono dettagli, eh, nulla di grave, ma secondo me soprattutto nei dialoghi la sintesi paga sempre, cercando di calarsi quanto più possibile sul piano di un dialogo reale. Anche qui lo trovo un po' verboso, spingendosi fin sull'intimo, quasi, con la preghiera finale. Un altro aspetto sul quale un minimo accorgimento può significare tantissimo è la resa estetica, soprattutto nel caso di testi brevi che alternano piani temporali. Degli indicatori di divisione (che so, anche tre asterischi, per esempio), l'uso del corsivo, oppure di un altro tempo verbale. Insomma, c'è la necessità di rendere evidente ed esplicito che si tratti di cose avvenute in momenti diversi. Più è palese, più il lettore si sentirà accompagnato con mano sicura, senza perdere di vista la piacevolezza della narrazione. Queste le mie note. Sottolineo ancora una volta il mio generale apprezzamento. Un buon lavoro che ha ancora margini per essere reso ottimo. A rileggerci!
  12. Ripeto quanto già avevo detto: mi è parso un contest riuscitissimo, per un insieme di ragioni. A mio parere è una formula da tenere presente anche per occasioni future, perché aggiunge una dimensione da gioco di ruolo, in cui si è parzialmente coinvolti in una vera e propria trama. Credo si possa spingere in questa direzione per ottenere dei risultati davvero interessanti e divertenti. E insomma, grazie a tutta la macchina organizzativa e a tutti i partecipanti, senza i quali anche la migliore delle proposte andrebbe perduta. Leggervi e rileggersi assume sempre una valenza enorme nel bagaglio autoriale che con pazienza tutti noi, chi più chi meno, cerchiamo di costruire e di accrescere. Lo Stregone è talmente in disaccordo da non averti permesso nemmeno di taggarmi.
  13. @Miss Ribston, questa rimarrà tra le cose di cui sono più orgoglioso. Grazie mille! Ora vado a cercare sul dizionario un po' di parole.
  14. Penso che a questo punto ci sarebbe bisogno di una targhetta al merito per ogni aggiornamento.
  15. Al di là dell'esito del voto e della decisione dello stimatissimo @Stregone, per me questo è uno dei contest più belli e interessanti da quando bazzico sul WD. Per questo motivo ringrazio tutti, dagli organizzatori a ogni singolo partecipante, per aver condiviso questo tour de force di scrittura e lettura che è stato stimolante. Come ogni volta, mi fate uscire con qualche consapevolezza in più, in primis come lettore: di questo non sarò mai abbastanza grato. Bravi tutti gli orribili 31 per essersi messi in gioco, anche chi da certe tematiche e atmosfere si tiene di solito molto distante. E' stato particolarmente interessante leggervi anche in questa insolita veste.
  16. Cerusico

    Edizioni e/o

    Due tra le più interessanti e virtuose realtà recenti del panorama editoriale italiano. Ti faccio i miei migliori auguri affinché possa andare in porto una delle due opzioni. Mi scuso con lo staff per l'off topic.
  17. Letti tutti, riletti alcuni, commentati pochissimi (ma ho stretto un patto con la mia coscienza di ripassare da tutti una volta esauriti gli "obblighi" di voto). Infine ho votato, abbastanza a fatica per sceglierne tre nel mio novero di papabili. In bocca allo Stregone.
  18. Dalla pagina Facebook del premio: I testi in concorso nella XXXII edizione del Premio Calvino sono 724. Tra questi, il Comitato di Lettura sceglierà i finalisti da sottoporre alla Giuria.
  19. Cerusico

    [H2018] Proba cantarului

    Cancellato su richiesta dell'autore.
  20. Cerusico

    [H2018] Proba cantarului

    Ciao @Federico72, e grazie mille per lettura e commento. Sulla tua impressione: probabilmente l'avrei avuta anch'io, leggendo il testo. Tuttavia, avendo avuto modo di visitare Viscri, pur non sapendo come fosse due secoli fa posso assicurarti che tuttora è un luogo dalle sembianze e dallo stile di vita sostanzialmente simili a quelli di un secolo fa. Nel mio immaginario, quindi, la Viscri dell'Ottocento assomiglia a una specie di borgo medievale. Se il finale ti è parso frettoloso è solo colpa mia e non dello spazio. Ti ringrazio tantissimo per le opinioni espresse e per l'apprezzamento. A presto!
  21. Cerusico

    [H2018] Proba cantarului

    Ciao @nanoFatato. Questo è uno dei tanti motivi per cui è sempre fondamentale farsi leggere. Nonostante le riletture, non mi ero mai accorto di quanto potesse essere sbagliato quel termine, di cosa evochi alla mente del lettore. Ti ringrazio per avermelo fatto notare. Sì, l'ho immaginata come una manovra diversiva per fuggire. Poi immagino che abbia seminato il panico nel villaggio, ma questo va oltre i contenuti del racconto. Ciao @Talia, credo che il tuo suggerimento sia perfettamente compatibile col racconto, e potrebbe essere un finale efficace, senza dubbio. Se dovessi "giustificare" la scelta, ti direi che la trasformazione e la fuga dello strigoi ha messo il villaggio in stato d'allerta. Ho immaginato che tutti si siano rinchiusi in casa per proteggersi e ciò potrebbe rendere la caccia più complicata; perché non sfamarsi usando il corpo del boia, già pronto a essere divorato? Ciao @caipiroska, ben trovata. Dunque, il fatto che lo strigoi vivesse lì è reso evidente dal fatto che venga chiamato per nome, quindi si può evincere che fosse conosciuto. Del patto si parla in uno dei paragrafi finali: Il boia è colui che ha quest'incarico. Lo dicono le creature stesse: L'unico salto che viene richiesto al lettore - o almeno credo - è quello di capire le motivazioni del suicidio del boia. Trovatosi nella condizione di avere poche ore residue per procurare una nuova vittima per le creature, e con lo strigoi a piede libero, non trova una soluzione se non uccidersi prima che le creature vadano a richiedergli il loro dono mensile. Questo non lo escludo, sì. Dal punto di vista narrativo, avevo necessità di far sì che la prova del peso andasse in maniera differente rispetto al solito, altrimenti non avrei avuto un racconto se tutto fosse andato liscio. Ho scelto quindi di far andare male la prova, e nel cercare un espediente per farlo ho pensato a una classica figura del folklore rumeno, che per giunta ben si connetteva alla prova stessa. Se infatti essa era praticata per verificare eventuali connessioni col demonio da parte dell'imputato, quale miglior momento per far manifestare una creatura davvero malvagia? Questo il motivo. Ciao @mina99, secondo me l'informazione era necessaria per evitare che le cose risultassero confusissime. Può darsi che potesse essere già colto da altro, però non me la sentivo di lasciare troppo oscuri due aspetti: la connessione tra boia e creature, e la collocazione temporale. Poi che possano esserci infiniti modi per annegare diversamente le informazioni nel testo è e sarà sempre vero. Praticamente perfetta questa interpretazione. Sul seguito, invece, temo che sia proprio come dici tu: il villaggio rimarrà in stato di pericolo finché qualcuno non si assuma la responsabilità. Il boia non ha risolto il problema del villaggio col suo suicidio, ma si sentiva spacciato in quanto prima vittima designata. Quindi ha preferito uccidersi che attendere ed essere divorato vivo. Un ringraziamento a tutti per la molteplicità di pareri, punti di vista e suggerimenti. Ringrazio @camparino e per chiudere rispondo a @Macleo: Hai perfettamente centrato l'incaglio della storia. Ne ero consapevole già mentre scrivevo il racconto, ma mi sono dato una possibile spiegazione: il boia non sempre si è procurato le vittime in maniera lecita, ovvero in seguito a un processo e a una condanna per motivi più o meno validi. A volte è stato costretto a procurarsi vittime in modo più criminoso ancora, usandola poi come scusa per accusare qualche innocente da sfruttare per una successiva pubblica condanna. Cosa che fa anche in questo caso; ma gli va male.
  22. Cerusico

    Jukebox

  23. Cerusico

    [H2018] Il mondo in negativo

    Piccola nota sul medico che usa prima il tu e poi il lei. Sul testo non ricordo altre cose da sistemare dal punto di vista della coerenza e dell'ortografia. Passo quindi a considerazioni di carattere generale, concentrandomi su due aspetti. Il primo è strettamente narrativo. Hai marcato in maniera ossessiva la debolezza del protagonista, che si definisce tale più e più volte. Non sto a contarle, ma la percezione è che ripetuta proprio tanto, utilizzando quasi sempre lo stesso aggettivo sostantivato. La mia impressione è che sia una scelta voluta, tuttavia vorrei riflettere con te sulla necessità di mantenerla. Suppongo che un possibile motivo per farlo possa essere il rimarcare la condizione del protagonista, visto che racconta la storia in prima persona. Ma se noi ne facessimo a meno, e accettassimo solo il rapido e incisivo incipit come auto-descrizione, cosa perderemmo? Ne verrebbe forse fuori un ritratto meno limpido per il lettore? Il personaggio risulterebbe meno problematico, meno borderline? Il mio personale parere è che non perderebbe assolutamente nulla, ma naturalmente la scelta è e sarà tua. Il secondo aspetto è invece legato alla trama stessa. Prendo un brano in cui la voce narrante si descrive. Da questo ritratto io deduco che si tratti di una persona che fatica a stare con la gente, un disadattato, se così vogliamo definirlo. Ora, quando introduci il tema della porta, a me ha trasmesso il significato ben spiegato dal medico: Partendo da questi due elementi, onestamente ho faticato a star dietro alla scia di morte che il personaggio si lascia alle spalle. Dico questo perché non ho mai avuto la sensazione che lui covasse odio nei confronti degli altri, né che fosse maltrattato o deriso, Anzi, addirittura arriva a dire che gli altri lo sopravvalutano. Sulla base di queste premesse, su di me non ha avuto un buon impatto la sequenza di omicidi di cui si macchia, e anche la porta stessa ha perso quel valore simbolico che aveva. Non so cosa ne pensi tu in quanto autrice, però ci tenevo a darti la mia impressione di lettore. Detto questo, mi rendo conto che tolti gli omicidi non ti sarebbe rimasto nulla di orrorifico, quindi comprendo la scelta. Eppure persiste l'impressione che si potesse scegliere una strada diversa, spingendo magari sulla dimensione parallela, per rimanere connessi a tracce e boe del contest. Per chiudere, un generale apprezzamento per la forma, sulla quale non ho individuato ragioni d'intervento significative.
  24. Cerusico

    [H2018] Proba cantarului

    In realtà poco prima: quindi non è più sulla bilancia. Volevo rompere l'elenco, quindi la risposta è la stessa a entrambe le tue considerazioni, Che naturalmente ci stanno. Sì, probabilmente hai ragione. Volevo intendere che passano delle ore, ma per loro è insignificante, non avendo una netta concezione del tempo. No, era impiccato. Qualcuna delle creature/voci narranti azzannano il boia sotto al gomito. Lo zoom sull'avambraccio è motivato dalla necessità di infilarci una mutilazione. Lo dicevo prima a Befana Profana: in una revisione (che non farò mai) toglierei direttamente tutto il finale cruento che stona con la storia. Non temere, lo fanno anche quando ci sono. Ci sta, prendo nota anche di questo. Le mie motivazioni sono connesse a sue aspetti: il primo è la mia scelta di non specificare cosa stia parlando. Per farlo uso vari modi per fare riferimento alle creature: uso strisciare, sibilare, ma anche bocca e mani. La seconda è che mi sembrava interessante raccontare la prova del peso, uno strano modo per giudicare sospettati di stregoneria che mi colpì particolarmente quando visitai la Romania. Esatto. Citazione splendida, per giunta: amo libro e film. Ciao @Pulsar, ti ringrazio molto per avermi espresso il tuo parere. Sono certo che con gli elementi giusti si possa fare qualcosa di buono in termini orrorifici anche in così poco spazio, ma dopotutto - e senza che questa voglia suonare in alcun modo come giustificazione - l'horror non è unicamente il sobbalzo, lo spavento e l'inquietudine. E' anche atmosfera, ambiente, contesto. Diciamo che la mia idea non mi consentiva grossi spaventi, o meglio, non ho avuto idee in tal senso; allora ho preferito puntare sulla creazione di un contesto quanto più possibile avvolgente. Felice di averti intrattenuto. Ci si ribecca dalle tue parti!
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