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Cerusico

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  1. Cerusico

    Perché all'autore esordiente non si perdona nulla?

    Magari fosse come dici, @gierre13. In verità io vedo tanti romanzi di esordienti, pubblicati anche da grosse CE, dei quali si potrebbe fare tranquillamente a meno. Il mio pensiero, in generale e cercando quindi di trovare una chiave costruttiva a questa discussione, è che i rifiuti andrebbero analizzati a fondo. La reazione peggiore è quella di scagliarsi contro il sistema, sentendosi derubati di qualcosa, foss'anche solo una possibilità. Credo che l'atteggiamento ideale sia quello di una sana e robusta autocritica, che porti in primis a una minore indulgenza nei confronti dei propri testi. Premesso che di capolavori in giro non ne vedo, nemmeno tra i grossi autori, qui secondo me trai una conclusione assai affrettata. L'interesse di una CE è avere il miglior testo possibile, che funzioni sotto quasi tutti i punti di vista: stile, trama, personaggi, commerciabilità. Nel panorama editoriale attuale, anche un buon libro non è garanzia di ritorno economico, va da sé che i criteri di valutazione su cosa pubblicare e cosa no debbano essere piuttosto rigidi e precisi. Ma ciò non implica che debba trattarsi di un "capolavoro". I capolavori, mi ripeto, sono rarità assolute.
  2. Cerusico

    Guanto di Sfida

    In bocca al lupo, @AdStr e @ITG. Vi leggerò volentieri. (Non è vero) (Ma forse sì)
  3. Cerusico

    Guanto di Sfida

    Insomma, fate talmente schifo che lo staff sta fingendo impegni a rullo, nonostante tutti sappiano che @Niko è in vacanza da sedici mesi. Sono orgoglioso di voi.
  4. Cerusico

    Diventa Sostenitore

    Ben arrivati, @Ton e @mercy!
  5. Cerusico

    Compleanni nel WD

    @The_Butcher_of_Blaviken tanti auguri, cumpà. E auguri pure al tuo quasi omonimo, quello che ha saputo scrivere il nickname: @The Butcher Of Blaviken
  6. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    Commento Diresti il sole Laura sta sognando di cantare, apre gli occhi quando sfuma l’eco delle ultime note. Le labbra tremano di una vibrazione infelice, irrompono le 15:58 squadrate e autunnali, Laura mastica l’idea che i sogni vadano moltiplicati per il segno meno affinché somiglino alla realtà. Affiora, eversivo, il desiderio ormai divenuto pericolosa consapevolezza: uscirà da sola. Strizza gli occhi, pizzicati dalla luce troppo bianca delle nuvole montane che indugiano alla finestra, si consegna al freddo e batte i piedi sul pavimento perché solo così sente di poter partecipare al rumore del mondo. Nasconde nella felpa le braccia sottili ed esamina la parete rosa, il riquadro vuoto in attesa dell’ultimo puzzle, un dipinto di Théodore Géricault. Sono trascorse due settimane dal salotto del nonno, dai trentotto pezzi sparsi sul tavolo, dall'interruzione: il penultimo ricordo riguarda nonno Gino che declama il nome del pittore – la sua erre moscia così bene si intonava col francese – prima di dirle di cercare il pezzo per completare il volto triste del vecchio intento a guardare il mare. Le campane della Chiesa Madre suonano l’ora, Laura sa che nessuno le fa dondolare più davvero, e che quella che sente è solo una riproduzione che si innalza e poi cala sul paese quieto, ricordandogli il silenzio. Nel secondo cassetto del comodino, tra pacchi di fazzoletti, caramelle, una merenda rubata dalla dispensa e un paio di bigliettini della sua migliore amica, Laura prende una chiave: nessuno sa che è lì, nessuno sa che ce l’ha lei, e questo le mette addosso un brivido, qualcosa di un po’ più intenso delle volte in cui, a suo padre, fa segno di aver mangiato il panino a ricreazione, tutto, non ne ho lasciato neanche un pezzetto, papà. La ragione le dice di non farlo, di aspettare le cinque e i suoi genitori, invece Laura indossa il cappottino da ragazza più grande e seria dei suoi dieci anni. Sente sulle orecchie il soffice calore del cappellino di lana col pompon fucsia, esce di casa ed è sicura, quando abbandona il vialetto di accesso, che la vedranno tutti, arriveranno a prenderla i suoi genitori o forse addirittura i carabinieri. Trema per il vento che si insinua tra le pieghe della sciarpa e raggiunge il collo, ma trema soprattutto perché non è mai uscita da sola. Si sente in balia di un mondo equamente suddiviso tra le possibilità seducenti della libertà e il pericolo di ogni cosa di cui è ignara. Prosegue spedita a bordo strada, attenta, come in ogni istante della sua vita, a qualsiasi rumore. Non avverte molta attività umana: non passano auto, l’unico bar della periferia ha il pomeriggio di chiusura, sta iniziando a piovere e Laura è senza ombrello. Deve fare in fretta, perché se si mettesse seriamente a diluviare non potrebbe più nascondere la verità ai suoi genitori. E spiegare le sarebbe impossibile. Lo è per le cose appena più complesse delle azioni quotidiane, lo sarebbe ancor di più per provare a esprimere la ragione per cui sta andando a casa del nonno. La raggiunge in cinque minuti, guarda prima la finestra chiusa, poi la porta: la immagina aprirsi, rivede Nonno Gino sull'uscio due settimane prima, le aveva sorriso ed era rimasto a guardarla allontanarsi, appoggiato allo stipite, con una mano sul petto e una smorfia che non sembrava un sorriso. Va alla porta laterale della villetta a un piano, usa la chiave che lui le aveva dato il ventitré settembre, giorno del suo decimo compleanno. L’odore della cucina è quello degli stufati cotti per ore, il salone è impregnato di anice e di sigari toscani. Non percepisce note dissonanti, solo un buio scoraggiante. Accende le luci, il giallo opaco dona vita artificiale al vaso di fiori finti e alla sequenza di foto dei nonni. Laura si stupisce che non ce ne sia neanche una in cui non siano insieme, come se avessero vissuto solo in funzione dell’altro, eppure sa che il nonno è stato solo a lungo. Lei conosce la nonna soltanto dai suoi racconti, inframezzati da carezze alle foto e da sguardi che si perdevano lontano. Laura sceglie la foto più bella, quella del giorno del matrimonio, e la porta sul tavolo. Trova l’incastro del primo pezzo, nota un sottile filamento rosso, compone il drappo poggiato sulle spalle dell’anziano afflitto. Guarda l’ora una volta soltanto, poi, sotto gli occhi scintillanti del nonno ancora ragazzo, completa il puzzle e batte le mani, saltellando sulla sedia. Si ferma subito, osserva la foto, avverte un dolore che dolore non è al centro dello stomaco. Una lacrima le scende pigra, devia il percorso fino a incocciare le labbra, Laura sente in bocca il sapore del sale. Si alza in piedi, prende il vetro dalla dispensa, lo posiziona con cura sul puzzle e lo fissa coi fermi. È grande, è il primo puzzle da mille pezzi. Il nonno le aveva promesso un regalo per quando l’avrebbero finito, Laura riflette su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, l’unica divisione del mondo a cui è stata educata: se così fosse, allora la morte del nonno sarebbe senz'altro l’evento più ingiusto da cui è stata colpita. Cerca una busta grande dove mettere il puzzle per portarlo a casa, e solo ora capisce quanto sia debole e infantile il suo piano, si chiede come abbia fatto a non risolvere prima il problema del trasporto e come pensava di tenerlo nascosto ai suoi. Avvilita, Laura batte un pugno sul vetro, ma anche nell'impeto ha un moto di rammarico che la porta a non forzare il colpo. Prova a urlare, non produce alcun suono e torna a battere sul vetro, ancora e ancora, fino a quando non compaiono le prime crepe che si estendono a raggiera, irregolari, ipnotiche. Diresti il sole. Laura sobbalza, arresta il pugno in aria e si guarda alle spalle, intimorita da una voce che sa provenire dalla sua testa. Il riverbero della voce di nonno Gino la incita a mimare parole difficili (Diresti la fotocopiatrice), nomi di città (Diresti Stoccolma) o di oggetti comuni (Diresti il pennello da barba); immagini riaffiorano della sua sorpresa, di quando si stupiva dei fantasiosi modi di Laura per esprimersi senza bisogno di parole. Lo specchio del soggiorno le restituisce un tentativo di sorriso e una guancia rigata, si asciuga e guarda l’ora. Intreccia le mani di scatto, estremo tentativo di zittirsi che applica a ogni mancanza che le viene fatta notare: sono le cinque e dieci. Mette a posto la foto del nonno, gli manda un bacio da lontano ed esce di casa. Fa fatica a chiudere a chiave la porta, quando ci riesce inizia a correre ma il puzzle le crea complicazioni. Sa che dovrebbe riportarlo indietro e tornare a casa più in fretta possibile, che c’è ancora una tenue speranza che i genitori non siano rientrati; ma sceglie di non farlo. Cammina a passo sostenuto, senza più paura: si è impossessata di lei una placida rassegnazione. Tiene stretto il puzzle come se fosse uno scudo quando vede un’auto rallentare e affiancarla. Sua madre scende, sul viso rassicurante le sopracciglia disegnano lo spavento, si inginocchia sulla strada bagnata e la stringe a sé con la foga di chi teme che l’altro possa svanirgli tra le braccia. È in quel momento che a Laura cedono le spalle, le lacrime diventano non più arginabili e smette di giocare all'adulta. A casa, fa cenno ai genitori di seguirla in camera. La aiutano a sfilare il puzzle dalla busta, la madre con gli occhi gonfi le dice che compreranno un vetro nuovo, per farlo essere perfetto come tutti gli altri. Laura scuote la testa, prende il puzzle e lo colloca nello spazio ritagliato sulla parete. Si allontana di qualche passo, torna a ruotarlo appena un po’, lo ricontrolla. Osserva gli uomini agitare ciò di cui dispongono per chiedere soccorso, mentre un altro pare indicare un punto lontano, da dove proviene luce. Laura mette le mani dietro la schiena e le sfugge un sorriso. Si volta verso i genitori, il padre è pensieroso, lei mima il sole. Loro non capiscono, ma a Laura va bene così.
  7. Cerusico

    Mezzogiorno d'inchiostro 126 - Topic ufficiale

    Congratulazioni, @Ton! Debutto scoppiettante. Ah, c'è pure @Kuno... vabbè, ben fatto, dai.
  8. Cerusico

    Mezzogiorno d'inchiostro 126 - Topic ufficiale

    Ringrazio mia madre per avermi fatto bello, le mie sorelle per aver sempre creduto in me, la mia compagna che è fonte di quotidiana bellezza, il criceto Pippo che avevo nel '97, Paolo Sorrentino per ispirarmi sempre costruzioni cariche di meraviglia, la regina Elisabetta che è l'unica certezza dell'eternità e dell'infinito, e ancora... Vabbè dai, basta. Grazie a chi mi ha votato e a chi mi ha dato utili segnali, a chi mi ha letto con ribrezzo e chi lo ha fatto con piacere. Essere il primo non rosso, sotto quel raccomandato di @Kuno, è roba per stomaci forti e palati foderati di zinco. Buona fortuna ai finalisti; per tutti gli altri, tornate ancora più cazzuti.
  9. Cerusico

    Beretta Mazzotta Agenzia Editoriale

    Mi sono avvalso del servizio di valutazione di Chiara Beretta Mazzotta. Non credo di avere molto da aggiungere a quanto già detto, però riporto la mia esperienza. Come saprete, la prassi prevede l'invio del testo, della sinossi e di una biografia. Viene effettuata una valutazione preliminare, volta a determinare se si tratta di un tipo di testo che l'agenzia ritiene di poter trattare. Da quel che ho inteso, i parametri non riguardano tanto la qualità del testo, quanto il genere e il tipo di storia. Chiara non fa mistero, per esempio, di non conoscere il fantasy e di non poterlo trattare. Se la valutazione preliminare ha esito positivo, viene inviato all'autore il preventivo. Nel mio caso, per un romanzo di circa 230 cartelle il preventivo è stato di 300 euro più IVA al 22%, per un totale di 366 euro. Viene dunque fissata la data per l'incontro con Chiara, che può svolgersi di persona presso la sede dell'agenzia a Milano, oppure via telefono o ancora via Skype. Tra l'accettazione del preventivo e l'incontro sono passati meno di venti giorni. Vivendo a Milano, ho avuto la possibilità di incontrare Chiara, che è senza dubbio una professionista serissima e preparata, oltre che una persona accogliente e socievole. Nel corso dell'incontro abbiamo parlato del romanzo, dal punto di vista della forma e dei contenuti. Mi ha segnalato le aree a suo modo di vedere più problematiche, così come i punti di forza. Successivamente, abbiamo affrontato il discorso dei possibili sbocchi editoriali. Chiara, infatti, pur non essendo un'agente letterario, collabora con alcune agenzie alle quali propone i testi in cui crede e che ritiene adeguati a ciò che cercano gli agenti. Abbiamo parlato delle possibilità editoriali del mio testo, con nomi di case editrici a suo modo di vedere adatte al tipo di testo. L'incontro è durato un'ora abbondante. Mi ha poi inviato la scheda di valutazione scritta, che conteneva più o meno quanto già espresso a voce, e il romanzo con alcune annotazioni a margine. Cosa succede ora? Succede che mi ha chiesto di riflettere sulle sue indicazioni e di contattarla per parlarle degli interventi che intendo fare. Una volta concordati, mi occuperò di lavorare sul testo e Chiara si rende disponibile a rileggerlo, senza ulteriori pagamenti, finché non si arriverà alla massima soddisfazione reciproca. A quel punto si deciderà a chi proporlo. Su Chiara editor non credo di poter aggiungere molto: è una professionista precisa, con le idee molto chiare e con una conoscenza profonda delle dinamiche del mondo editoriale. Ovviamente, l'asticella è piuttosto alta, perché ogni testo lo valuta anche con gli occhi della scout, quindi non ci sono sconti. Trovo sia giustissimo così. Sono molto soddisfatto dell'esperienza, che non so come andrà avanti. La cosa che mi dà più fiducia è la disponibilità di Chiara ad ascoltare le mie idee per un nuovo romanzo, sul quale potremmo collaborare fin dalle fasi iniziali. Trovo sia un bel punto di partenza per chi nel mondo editoriale non ha mai messo piede e si ritrova spaesato e privo di riferimenti.
  10. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    Figurati! Proverò a migliorare. Cercherò qualcosa, grazie per la segnalazione!
  11. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    E di questo ti ringrazio, @Befana Profana: potrò riflettere sulle scelte e valutarle secondo una ottica diversa. Eh, non hai tutti i torti sarà che sono cresciuto con un gusto piuttosto macabro, però non è una considerazione da scartare, la tua. Magari sceglierò qualche altro dipinto. Grazie, @mercy. Penso che la strada non sia chiarissima, in realtà, ma a volte è necessario provare qualcosa di differente per comprendere cosa funziona davvero per noi. E credo valga un po' per tutto. Se continuiamo a fare sempre le stesse cose, al netto del contorno i risultati saranno sempre identici. Ciao, @Alba360. Ho immaginato che Laura volesse completare il puzzle, un progetto condiviso col nonno. Se fosse andata coi suoi genitori, probabilmente avrebbero portato il puzzle a casa, lei lo avrebbe portato a termine lì. Ma lei sentiva la necessità di farlo proprio nel posto in cui aveva trascorso tanti pomeriggi col nonno. Quello che cercavo di trasmettere era l'apertura degli occhi.Laura si sveglia, apre gli occhi e la prima cosa che vede è la sveglia digitale che segna l'ora. Tutto qua. Faccio riferimento alla difficoltà che avrebbe a spiegare il motivo per cui è voluta andare da sola. E non è connesso alla sua difficoltà di esprimersi, ma proprio alla complessità delle sue emozioni, che non è in grado di comunicare. Fantastico. Ciao, @Adelaide J. Pellitteri. In realtà, la bambina è muta, non sorda. Ringrazio tutti coloro che sono passati e che si sono presi il tempo per lasciarmi un'impressione.
  12. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    Ciao, @Talia. Ecco, qui emerge la mia totale inesperienza coi bambini. Mi è difficile associare comportamenti e pensieri a una età precisa, quindi accolgo la tua indicazione molto volentieri, visto che fa anche il paio con quella di @Befana Profana. Per tutto il resto, non posso far altro che ringraziarti. @Macleo, ciao e ben trovato! Cito Géricault perché è l'autore del quadro di cui Laura stava componendo il puzzle, e che viene ripreso anche verso la fine. Non fondamentale, comunque. Sono molto contento che tu abbia apprezzato il testo. Uh, che memoria! Sì, ho capito perfettamente cosa intendi. Non cito le tue segnalazioni una per una, ma mi è chiaro il concetto. In effetti, il tentativo in questo testo è di trovare un'espressività più elaborata, e questo è frutto di alcune letture degli ultimi mesi e del tentativo di far mie alcune cose che ho apprezzato. Per esempio: Proprio questo è uno dei meccanismi che ho adoperato: rendere l'immagine da tre punti di vista diversi, variando spesso l'angolo di camera, se vogliamo dirla cinematograficamente. Va detto che la tecnica potrebbe essere adottata male (anzi, probabilissimo ), e che anche in caso di ottima applicazione potrebbe non piacere. Però ho provato a fare esattamente quello. Lì ho fatto riferimento a un'esperienza diretta: un puzzle de La libertà che guida il popolo fatto con mia sorella quando avevo una decina d'anni. Magari anche il nonno di Laura era particolarmente aperto da questo punto di vista. @Kuno, più o meno ho risposto a @Befana Profana sulle cose che mi fai notare. Credo che vada trovato l'equilibrio giusto, ma non è semplice. Credo sia un momento di passaggio, e questo è il primo testo che scrivo in questo modo, mentre finora ci avevo provato solo in fase di revisione di testi vecchi. Grazie a tutti per gli utili spunti di riflessione.
  13. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    Eh. Ciao, @Ton. Se hai tempo e voglia, potresti indicarmi un esempio dei passaggi che hai trovato telegrafici? Te lo chiedo perché così provo a rifletterci. Ti ringrazio molto per il passaggio e per l'apprezzamento. Ripeti, ripeti pure! Grazie, @Rhomer, per la lettura e per l'apprezzamento. Sono contento in particolare del tuo giudizio sulla prosa, perché pur nel poco tempo a disposizione del MI ho tentato di curarla e limarla al meglio delle mie possibilità. Sai che non ci avevo affatto pensato? Un collegamento forse inconscio, chissà. Grazie, davvero. Bella lettura, in linea con le mie intenzioni, cosa che mi fa particolarmente piacere.
  14. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    Ho dimenticato il possibile e oltre. Sono messo malissimo.
  15. Cerusico

    Mezzogiorno d'inchiostro 126 - Topic ufficiale

    @Cicciuzza, ho dimenticato di aggiungere [MI 126] nel titolo del topic. Sono proprio arrugginito. Puoi farlo, per favore? Scusami per il disguido. Il racconto è questo: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/43159-diresti-il-sole/
  16. Cerusico

    Mezzogiorno d'inchiostro 126 - Topic ufficiale

    Traccia di mezzanotte L'assenza
  17. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    Dimenticavo. Traccia di mezzanotte L’assenza
  18. Cerusico

    Insieme brinderemo nel respiro del sole

    Ciao, @Letizia Finato. Premetto che non sono un lettore di fantasy e che, di conseguenza, è un genere che conosco poco. Tuttavia, provo a rendermi utile facendo qualche considerazione sparsa sul tuo frammento. Spero che potrai ricavarne qualcosa. Mi soffermo in primis sullo stile. Credo sia scorrevole e, nel complesso, piuttosto chiaro. Emerge una certa sicurezza dal punto di vista sintattico, dato che usi frasi composte in maniera differente e ciò, per quanto mi riguarda, garantisce al brano un decorso fluido e convincente. Ho individuato un solo refuso, che ti segnalo a breve, e qualche immagine non del tutto centrata. Passo agli esempi delle cose a mio modo di vedere migliorabili. Hai costruito la scena con un buon parallelo tra le gocce d'acqua e le lacrime (se ho inteso bene), trovo quindi superfluo e forzato l'aggiunta finale, quel "dolore così forte!", che mi sembra depotenziare l'immagine. Secondo me potresti eliminarlo e il brano ne trarrebbe beneficio. Nulla di sbagliato, ma è la prima similitudine che salta alla mente quando si usa "pesante". Piuttosto che cadere nel cliché, meglio provare altre strade, altre immagini. O lasciare solo "pesante". Qui mi sono un po' inceppato nella lettura, per via della tua scelta di collocare l'avverbio prima del verbo. Al mio orecchio la frase suona poco fluida a livello ritmico, per cui ti suggerirei di posizionarlo altrove (dopo il verbo, per esempio), oppure di eliminarlo del tutto. Un piccolo refuso: là. Per quanto riguarda il contenuto, invece, posso darti poche impressioni. Il momento è drammatico, riesci a far passare la sofferenza, tuttavia ho riscontrato non pochi problemi nel capire quale personaggio facesse o dicesse cosa. In più, la presenza di diversi nomi, alcuni di personaggi, altri, presumibilmente, di popoli o luoghi, rende tutto abbastanza confuso. Mi rendo conto, però, che si tratta di un estratto da un romanzo, ragion per cui posso supporre che tutti i nomi che citi e i personaggi che muovi siano già ben chiari al lettore arrivato a questo punto, e che quindi non si tratti di un difetto della tua scrittura. Buona fortuna con la stesura del tuo romanzo. Alla prossima!
  19. Cerusico

    Cosa state leggendo?

    Finito un paio di sere fa. L'ho adorato, soprattutto nella parte del bambino: i suoi testi, il suo modo di ragionare sulle cose, il suo modo di affrontare la tragica perdita del padre mi hanno coinvolto e colpito tantissimo. Credo sia un romanzo davvero bello. Ora ho in lettura Fiori per Algernon.
  20. Cerusico

    Le incisioni [revisionato]

    Commento Le incisioni Alice arriva all'ultimo gradino, piega le ginocchia per saltare, i piedi affondano nella sabbia asciutta. Scosta una bottiglia di birra e un pallone sgonfio, calpesta mozziconi di sigaretta. Le alghe brune, rinsecchite dal sole di fine ottobre, oscillano al ritmo del vento leggero. La spiaggia è una striscia sufficiente per quattro ombrelloni appena, schiacciata tra una scogliera che penetra nel mare e un promontorio ricoperto di arbusti che la tiene al riparo dagli sguardi del paese; alle spalle, una stradina polverosa che conduce al porto in disuso. Vibra nell'aria l’odore di una barca di legno riversa su un fianco, addossata agli scogli, elegante e silenziosa agonia dell’adolescenza di Alice. Sfila le scarpe e cammina sulla battigia, cullata dal rassicurante mormorio delle onde; da lontano giunge il grido di un gabbiano. Se riuscisse ad abbandonare, anche solo per un istante, la percezione dell’esistenza di Guido, intento a fumare appoggiato alla ringhiera arrugginita, si convincerebbe di essere sola al mondo. Raggiunge l’estremità della riva, cerca con lo sguardo uno scoglio per metà sommerso, si incanta mentre lo osserva. L’acqua si è impossessata di un bel pezzo della spiaggia, Alice pensa ai pomeriggi trascorsi lì, sempre troppo brevi; poi pensa a Maurizio. Valuta il percorso per raggiungere la meta senza rischiare di scivolare. Indugia sui sassi pungenti, riscoprendo la delicatezza delle piante dei piedi, un tempo quasi insensibili. Giunta a destinazione, si accoccola e passa la mano sulla pietra umida. Un minuscolo granchio si ripara in una rientranza; di fianco, i polpastrelli di Alice sfiorano ciò che ha resistito a ventiquattro anni di pioggia, di rassegnazione e di salsedine. Accetta che sono quelle iniziali, a malapena distinguibili, il motivo per cui ha chiesto al marito di fermarsi lì: una M e una A un po’ sghemba, col tratto orizzontale troppo lungo, incorniciate da un cuore spigoloso. Il viso le sfiorisce in un sorriso triste. *** Maurizio stava suonando un pezzo dei Sonic Youth quando lei lo baciò. A lui cadde di mano il plettro e spalancò gli occhi. Aveva quindici anni, Alice, e lui ventiquattro, un viso tutto angoli e gambe magrissime; non era bello, ma era con lui che aveva sognato di fare l’amore per la prima volta. E dopo, quando lui si era disteso ansimante e l’aveva accolta sul petto, lei fu certa per qualche minuto che avrebbe ascoltato battere il cuore di Maurizio ogni giorno della sua vita. Parlarono dei loro nomi preferiti, associandoli a figli immaginari di un futuro distante, le sembrò un discorso solenne che ben si accordava all'occasione. «Non voglio figli» disse lui, accarezzandole i capelli. «Perché?» gli chiese stupita. Lui non rispose, sollevò una spalla e poi riempì i polmoni d’aria, liberandoli con un sospiro. «Perché vuoi togliere a un’altra creatura la possibilità di vivere un momento come questo?» lo incalzò. «Perché questi momenti passano. E poi non ti rimane niente.» «Ma che dici? Per noi non finiranno mai. E comunque, rimane sempre il ricordo, no?» «I ricordi fanno soltanto male.» «Anche quelli belli?» «Soprattutto quelli.» «Ma allora… che senso ha tutto questo?» Lui strinse le labbra, lo sguardo distante a scandagliare le stelle. «Forse ha senso adesso, in questo preciso istante. Adesso è bello, adesso è magico. Ma non resterà così. Cambieremo noi, cambierà il ricordo di ciò che abbiamo fatto e anche il valore che gli daremo non sarà lo stesso. E alla fine, di tutto quanto, non resterà niente.» Lei rimase in silenzio, incerta se proseguire una conversazione che stava portando via l’emozione dalle guance candide. Lui lo avvertì, allora la strinse un po’ di più. Alice ricordò le parole di Gilda, compagna di tanti pomeriggi monotoni trascorsi tra una panchina e un sogno di fuga. Penserai che è per sempre, le aveva detto mangiando un gelato al pistacchio, dentro un vestitino che metteva in evidenza linee che Alice poteva ancora solo sperare di avere, poi avrai un altro, e un altro ancora, e capirai che tutto è fatto per finire. Non che fosse d’accordo, Alice. E proprio per quello un brivido le scosse il corpo minuto, percorrendole la colonna vertebrale. Si rannicchiò avvolgendosi nel telo e si unì a lui, come se quello fosse l’unico modo per trattenerlo e per non permettere al tempo voluttuoso di portare via ogni cosa. *** Maurizio si laureò a dicembre di quell'anno, a gennaio salì su un treno, a Roma trovò ad accoglierlo un lavoro a tempo determinato e un appartamento condiviso con studenti. Alice attese Pasqua per rivederlo. Erano trascorsi tre mesi dalla partenza, ma la città aveva masticato e sputato fuori un Maurizio allegro e spigliato in un modo che non la faceva sentire al sicuro. Dagli occhi era sparita la malinconia di cui si riempivano mentre osservava i tramonti e poi Alice, nello scorcio di estate che avevano condiviso. Attesero che il sole calasse sulla stessa spiaggia della prima volta, per replicare gesti, respiri e parole che si erano svuotati di significato, mentre lei pensava di non voler essere lì e che Gilda, forse, aveva ragione. Si salutarono come vecchi amici, lontani dall'ingresso di casa, e lei comprese che nulla sarebbe stato come prima, neanche quando, di lì a tre anni, si sarebbe diplomata. L’idea di trasferirsi a Roma per vivere con lui le sembrò di colpo una fantasia infantile lontanissima, troppo eterea per essere afferrata e troppo flebile per poter essere ritenuta autentica. Alice si voltò, asciugò una lacrima e, senza concedersi traccia di dubbi, si lasciò definitivamente alle spalle la spensieratezza. *** «Alice!» La voce di Guido le giunge da lontano, uno schiaffo che la riporta sulla terra. Coi polpastrelli ripercorre ancora una volta la A incisa con un sasso appuntito, simulacro di una materia fatta di speranze e ingenuità. Tira su col naso e si solleva per tornare lì dove sa di voler stare. Con le scarpe in mano, cammina sulla sabbia fresca fino alle scalette. Reti rosse, strappate e logore sono ammucchiate a un’estremità della barca, l’odore è di legno marcio misto a pesce andato a male. Quando passa vicino, Alice scorge una scritta sbiadita sulla vernice azzurrina ormai scrostata. Con la sua scrittura infantile, chissà quando, aveva scritto: Tutto potrei sopportare tranne perderti. «Dai, che sta piangendo» la richiama Guido. Gli dà un bacio sulla punta del naso, apre la porta posteriore dell’auto, prende in braccio il bimbo e gli sussurra Sono qui, non vado da nessuna parte. «Torniamo a casa» dice al marito. «È messa proprio male, la spiaggia» sottolinea Guido avviando il motore. Alice assicura il figlio sul seggiolone, prende posto sul sedile del passeggero e appoggia la fronte al finestrino. Lo sguardo sorvola le orme che ha lasciato sulla sabbia, poi si concentra sull'orizzonte: uno spicchio color tuorlo d’uovo sta tuffandosi velocemente in mare. «Un tempo era meglio» risponde appena il sole sparisce. «Tutto è meglio quando si è ragazzini.» Quando si immettono in autostrada, Guido le chiede sottovoce: «Dorme Maurizio?» Lei si volta, osserva il viso del bambino, le sue labbra socchiuse a formare un cuoricino. Poi annuisce, e torna a guardare avanti.
  21. Cerusico

    Le incisioni [revisionato]

    Che onore, un commento di @Mister Frank! Sono contento che tu abbia colto questo, perché coincide in pieno col mio intento: calare il lettore in un contesto ambientale che è specchio del mondo interiore di Alice. Se ti è arrivato, se con te ha funzionato, allora il risultato è raggiunto in pieno. Suppongo di sì, ma tutti abbiamo, di tanto in tanto, una specie di bisogno di calarci nel passato, con nostalgia, rimpianto o con l'ombra di un sorriso. Credo sia del tutto umano. Ciao, @Mister Frank!
  22. Cerusico

    Le incisioni [revisionato]

    Mattia, ho fatto tardi a rispondere e temo che non leggerai mai questa risposta, ma voglio comunque ringraziarti per il passaggio. E il tuo commento per me vale molto, assolutamente. In particolare, qui: hai colto alla perfezione il concetto alla base del racconto. Mi interrogo su quest'aspetto, per provare a capire cosa dia questa impressione. Sì, anche. Inoltre, la mia volontà era di fare in modo che la spiaggia fosse lo specchio dei ricordi di Alice, distanti e sciupati dal tempo. Vero, lì forse ho peccato di insicurezza. Come mi era capitato di dire ai tempi del MI in cui avevo postato questo racconto, in realtà il nome non deve essere necessariamente letto come un rimpianto connesso alla persona: può diventare, almeno nelle mie intenzioni, simbolo di un'epoca di sogni e di speranze che la vita, inevitabilmente, ha provveduto a cancellare o trasformare, nel migliore dei casi. Quindi in quel nome Alice può vedere non tanto un amore passato, ma un'intera fase della sua vita che continua a vedere con una certa dose di rimpianto (per la spensieratezza perduta) e che vuole portarsi dietro nella nuova vita. Grazie del passaggio, @Emy. Sintetico e gratificante grazie davvero, @Edu. Ciao, @camparino. Ti ringrazio per la lettura e anche per i suggerimenti di modifiche: li valuterò uno per uno. Mi spiace che il commento non ti sia servito per il MI, visto che ieri non c'era, ma mi ha fatto molto piacere il tuo passaggio e il tuo apprezzamento.
  23. Cerusico

    Buon compleanno, AndC

    Tanti auguri anche qui, prode traslocatore onirico.
  24. Cerusico

    Cosa state leggendo?

    Ho letto un sacco di cose dall'ultima volta che ho postato qui. L'ultima - nonché il romanzo che ho preferito in assoluto tra quelli letti negli scorsi mesi - è Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli (del quale ho letto anche il valido, seppur inferiore, Fedeltà), che intercetta una forma di sensibilità simile alla mia e che, in virtù di questo, mi ha investito emotivamente dalla prima all'ultima pagina. Uno dei più bei romanzi che mi sia capitato di leggere, da un bel po' di tempo a questa parte.
  25. Cerusico

    Le parole di Nefeli

    Ciao @Luca Ferrarini, ti leggo per la prima volta e provo a dirti le mie impressioni generali. Cercherò di separare le mie osservazioni tra forma e contenuto. Forma In questo testo - non so se si tratta di una tua precisa caratteristica - noto una certa abbondanza: per abbondanza intendo una serie di cose, che includono le d eufoniche, una certa ricchezza di dettagli sensoriali e di tentativi di esprimere in modo elaborato pensieri e sensazioni della protagonista. In certi passaggi ho percepito un certo barocchismo che, secondo il mio mero gusto estetico, potrebbe essere sfrondato, per far sì che le immagini ne emergano rinvigorite. In tal senso, anche un uso più accorto della punteggiatura potrebbe aiutare alcuni periodi. Un esempio: Qui, ti confesso, ho fatto fatica ad arrivare in fondo alla frase, nella mia mente non si sono formate immagini chiare ma sono stato travolto da troppe congiunzioni, troppe parole, troppo di tutto per essere realmente assimilato e apprezzato. E questo, a mio modo di vedere, è l'aspetto più farraginoso del testo, quello che gli fa perdere di incisività dal punto di vista strettamente formale. Maggiore limpidezza, maggiore pulizia e meno sovrabbondanza credo gioverebbero non poco. Infine, in un paio di occasioni usi gli come pronome clitico, riferendoti a Nefeli che è invece donna. Te ne riporto un esempio: Ho trovato invece carezzevole il modo in cui fai compiere a Nefeli il suo viaggio interiore, un percorso lungo che poi rende efficace il finale. E a tal proposito, passo ai... Contenuti Sul fronte del contenuto del tuo racconto, ammetto che soffre di una staticità estrema. La tua protagonista non compie sostanzialmente alcuna azione fino alla fine, limitandosi a ripercorrere la sua vita e ciò che l'ha condotta a essere ciò che è. Tuttavia, a mio personalissimo avviso, questo sembra più un meccanismo a uso e consumo del lettore: sono cose che Nefeli sa perfettamente, e suona vagamente artificioso il fatto che riepiloghi dentro la sua testa snodi che, suppongo, conosce alla perfezione. Dopo i primi due terzi di racconto, che trovo sovraccarichi stilisticamente e artificiosi come contenuto, trovo che tu abbia trovato una dimensione più chiara, che ho sentito maggiormente vicina, e lo fai nel finale, col ritorno a casa di Nefeli: lì, quando lei guarda fuori dalla finestra, ho ricevuto le informazioni davvero interessanti su di lei, sul suo modo di concepire il mondo, e su come viva la scrittura. In questo, per me, risulta senz'altro la parte più riuscita del tuo racconto. A rileggerti!
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