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Cerusico

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Tutti i contenuti di Cerusico

  1. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    Ciao, @Talia. Ecco, qui emerge la mia totale inesperienza coi bambini. Mi è difficile associare comportamenti e pensieri a una età precisa, quindi accolgo la tua indicazione molto volentieri, visto che fa anche il paio con quella di @Befana Profana. Per tutto il resto, non posso far altro che ringraziarti. @Macleo, ciao e ben trovato! Cito Géricault perché è l'autore del quadro di cui Laura stava componendo il puzzle, e che viene ripreso anche verso la fine. Non fondamentale, comunque. Sono molto contento che tu abbia apprezzato il testo. Uh, che memoria! Sì, ho capito perfettamente cosa intendi. Non cito le tue segnalazioni una per una, ma mi è chiaro il concetto. In effetti, il tentativo in questo testo è di trovare un'espressività più elaborata, e questo è frutto di alcune letture degli ultimi mesi e del tentativo di far mie alcune cose che ho apprezzato. Per esempio: Proprio questo è uno dei meccanismi che ho adoperato: rendere l'immagine da tre punti di vista diversi, variando spesso l'angolo di camera, se vogliamo dirla cinematograficamente. Va detto che la tecnica potrebbe essere adottata male (anzi, probabilissimo ), e che anche in caso di ottima applicazione potrebbe non piacere. Però ho provato a fare esattamente quello. Lì ho fatto riferimento a un'esperienza diretta: un puzzle de La libertà che guida il popolo fatto con mia sorella quando avevo una decina d'anni. Magari anche il nonno di Laura era particolarmente aperto da questo punto di vista. @Kuno, più o meno ho risposto a @Befana Profana sulle cose che mi fai notare. Credo che vada trovato l'equilibrio giusto, ma non è semplice. Credo sia un momento di passaggio, e questo è il primo testo che scrivo in questo modo, mentre finora ci avevo provato solo in fase di revisione di testi vecchi. Grazie a tutti per gli utili spunti di riflessione.
  2. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    Eh. Ciao, @Ton. Se hai tempo e voglia, potresti indicarmi un esempio dei passaggi che hai trovato telegrafici? Te lo chiedo perché così provo a rifletterci. Ti ringrazio molto per il passaggio e per l'apprezzamento. Ripeti, ripeti pure! Grazie, @Rhomer, per la lettura e per l'apprezzamento. Sono contento in particolare del tuo giudizio sulla prosa, perché pur nel poco tempo a disposizione del MI ho tentato di curarla e limarla al meglio delle mie possibilità. Sai che non ci avevo affatto pensato? Un collegamento forse inconscio, chissà. Grazie, davvero. Bella lettura, in linea con le mie intenzioni, cosa che mi fa particolarmente piacere.
  3. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    Ho dimenticato il possibile e oltre. Sono messo malissimo.
  4. Cerusico

    Mezzogiorno d'inchiostro 126 - Topic ufficiale

    @Cicciuzza, ho dimenticato di aggiungere [MI 126] nel titolo del topic. Sono proprio arrugginito. Puoi farlo, per favore? Scusami per il disguido. Il racconto è questo: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/43159-diresti-il-sole/
  5. Cerusico

    Mezzogiorno d'inchiostro 126 - Topic ufficiale

    Traccia di mezzanotte L'assenza
  6. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    Dimenticavo. Traccia di mezzanotte L’assenza
  7. Cerusico

    Insieme brinderemo nel respiro del sole

    Ciao, @Letizia Finato. Premetto che non sono un lettore di fantasy e che, di conseguenza, è un genere che conosco poco. Tuttavia, provo a rendermi utile facendo qualche considerazione sparsa sul tuo frammento. Spero che potrai ricavarne qualcosa. Mi soffermo in primis sullo stile. Credo sia scorrevole e, nel complesso, piuttosto chiaro. Emerge una certa sicurezza dal punto di vista sintattico, dato che usi frasi composte in maniera differente e ciò, per quanto mi riguarda, garantisce al brano un decorso fluido e convincente. Ho individuato un solo refuso, che ti segnalo a breve, e qualche immagine non del tutto centrata. Passo agli esempi delle cose a mio modo di vedere migliorabili. Hai costruito la scena con un buon parallelo tra le gocce d'acqua e le lacrime (se ho inteso bene), trovo quindi superfluo e forzato l'aggiunta finale, quel "dolore così forte!", che mi sembra depotenziare l'immagine. Secondo me potresti eliminarlo e il brano ne trarrebbe beneficio. Nulla di sbagliato, ma è la prima similitudine che salta alla mente quando si usa "pesante". Piuttosto che cadere nel cliché, meglio provare altre strade, altre immagini. O lasciare solo "pesante". Qui mi sono un po' inceppato nella lettura, per via della tua scelta di collocare l'avverbio prima del verbo. Al mio orecchio la frase suona poco fluida a livello ritmico, per cui ti suggerirei di posizionarlo altrove (dopo il verbo, per esempio), oppure di eliminarlo del tutto. Un piccolo refuso: là. Per quanto riguarda il contenuto, invece, posso darti poche impressioni. Il momento è drammatico, riesci a far passare la sofferenza, tuttavia ho riscontrato non pochi problemi nel capire quale personaggio facesse o dicesse cosa. In più, la presenza di diversi nomi, alcuni di personaggi, altri, presumibilmente, di popoli o luoghi, rende tutto abbastanza confuso. Mi rendo conto, però, che si tratta di un estratto da un romanzo, ragion per cui posso supporre che tutti i nomi che citi e i personaggi che muovi siano già ben chiari al lettore arrivato a questo punto, e che quindi non si tratti di un difetto della tua scrittura. Buona fortuna con la stesura del tuo romanzo. Alla prossima!
  8. Cerusico

    Cosa state leggendo?

    Finito un paio di sere fa. L'ho adorato, soprattutto nella parte del bambino: i suoi testi, il suo modo di ragionare sulle cose, il suo modo di affrontare la tragica perdita del padre mi hanno coinvolto e colpito tantissimo. Credo sia un romanzo davvero bello. Ora ho in lettura Fiori per Algernon.
  9. Cerusico

    Le incisioni [revisionato]

    Commento Le incisioni Alice arriva all'ultimo gradino, piega le ginocchia per saltare, i piedi affondano nella sabbia asciutta. Scosta una bottiglia di birra e un pallone sgonfio, calpesta mozziconi di sigaretta. Le alghe brune, rinsecchite dal sole di fine ottobre, oscillano al ritmo del vento leggero. La spiaggia è una striscia sufficiente per quattro ombrelloni appena, schiacciata tra una scogliera che penetra nel mare e un promontorio ricoperto di arbusti che la tiene al riparo dagli sguardi del paese; alle spalle, una stradina polverosa che conduce al porto in disuso. Vibra nell'aria l’odore di una barca di legno riversa su un fianco, addossata agli scogli, elegante e silenziosa agonia dell’adolescenza di Alice. Sfila le scarpe e cammina sulla battigia, cullata dal rassicurante mormorio delle onde; da lontano giunge il grido di un gabbiano. Se riuscisse ad abbandonare, anche solo per un istante, la percezione dell’esistenza di Guido, intento a fumare appoggiato alla ringhiera arrugginita, si convincerebbe di essere sola al mondo. Raggiunge l’estremità della riva, cerca con lo sguardo uno scoglio per metà sommerso, si incanta mentre lo osserva. L’acqua si è impossessata di un bel pezzo della spiaggia, Alice pensa ai pomeriggi trascorsi lì, sempre troppo brevi; poi pensa a Maurizio. Valuta il percorso per raggiungere la meta senza rischiare di scivolare. Indugia sui sassi pungenti, riscoprendo la delicatezza delle piante dei piedi, un tempo quasi insensibili. Giunta a destinazione, si accoccola e passa la mano sulla pietra umida. Un minuscolo granchio si ripara in una rientranza; di fianco, i polpastrelli di Alice sfiorano ciò che ha resistito a ventiquattro anni di pioggia, di rassegnazione e di salsedine. Accetta che sono quelle iniziali, a malapena distinguibili, il motivo per cui ha chiesto al marito di fermarsi lì: una M e una A un po’ sghemba, col tratto orizzontale troppo lungo, incorniciate da un cuore spigoloso. Il viso le sfiorisce in un sorriso triste. *** Maurizio stava suonando un pezzo dei Sonic Youth quando lei lo baciò. A lui cadde di mano il plettro e spalancò gli occhi. Aveva quindici anni, Alice, e lui ventiquattro, un viso tutto angoli e gambe magrissime; non era bello, ma era con lui che aveva sognato di fare l’amore per la prima volta. E dopo, quando lui si era disteso ansimante e l’aveva accolta sul petto, lei fu certa per qualche minuto che avrebbe ascoltato battere il cuore di Maurizio ogni giorno della sua vita. Parlarono dei loro nomi preferiti, associandoli a figli immaginari di un futuro distante, le sembrò un discorso solenne che ben si accordava all'occasione. «Non voglio figli» disse lui, accarezzandole i capelli. «Perché?» gli chiese stupita. Lui non rispose, sollevò una spalla e poi riempì i polmoni d’aria, liberandoli con un sospiro. «Perché vuoi togliere a un’altra creatura la possibilità di vivere un momento come questo?» lo incalzò. «Perché questi momenti passano. E poi non ti rimane niente.» «Ma che dici? Per noi non finiranno mai. E comunque, rimane sempre il ricordo, no?» «I ricordi fanno soltanto male.» «Anche quelli belli?» «Soprattutto quelli.» «Ma allora… che senso ha tutto questo?» Lui strinse le labbra, lo sguardo distante a scandagliare le stelle. «Forse ha senso adesso, in questo preciso istante. Adesso è bello, adesso è magico. Ma non resterà così. Cambieremo noi, cambierà il ricordo di ciò che abbiamo fatto e anche il valore che gli daremo non sarà lo stesso. E alla fine, di tutto quanto, non resterà niente.» Lei rimase in silenzio, incerta se proseguire una conversazione che stava portando via l’emozione dalle guance candide. Lui lo avvertì, allora la strinse un po’ di più. Alice ricordò le parole di Gilda, compagna di tanti pomeriggi monotoni trascorsi tra una panchina e un sogno di fuga. Penserai che è per sempre, le aveva detto mangiando un gelato al pistacchio, dentro un vestitino che metteva in evidenza linee che Alice poteva ancora solo sperare di avere, poi avrai un altro, e un altro ancora, e capirai che tutto è fatto per finire. Non che fosse d’accordo, Alice. E proprio per quello un brivido le scosse il corpo minuto, percorrendole la colonna vertebrale. Si rannicchiò avvolgendosi nel telo e si unì a lui, come se quello fosse l’unico modo per trattenerlo e per non permettere al tempo voluttuoso di portare via ogni cosa. *** Maurizio si laureò a dicembre di quell'anno, a gennaio salì su un treno, a Roma trovò ad accoglierlo un lavoro a tempo determinato e un appartamento condiviso con studenti. Alice attese Pasqua per rivederlo. Erano trascorsi tre mesi dalla partenza, ma la città aveva masticato e sputato fuori un Maurizio allegro e spigliato in un modo che non la faceva sentire al sicuro. Dagli occhi era sparita la malinconia di cui si riempivano mentre osservava i tramonti e poi Alice, nello scorcio di estate che avevano condiviso. Attesero che il sole calasse sulla stessa spiaggia della prima volta, per replicare gesti, respiri e parole che si erano svuotati di significato, mentre lei pensava di non voler essere lì e che Gilda, forse, aveva ragione. Si salutarono come vecchi amici, lontani dall'ingresso di casa, e lei comprese che nulla sarebbe stato come prima, neanche quando, di lì a tre anni, si sarebbe diplomata. L’idea di trasferirsi a Roma per vivere con lui le sembrò di colpo una fantasia infantile lontanissima, troppo eterea per essere afferrata e troppo flebile per poter essere ritenuta autentica. Alice si voltò, asciugò una lacrima e, senza concedersi traccia di dubbi, si lasciò definitivamente alle spalle la spensieratezza. *** «Alice!» La voce di Guido le giunge da lontano, uno schiaffo che la riporta sulla terra. Coi polpastrelli ripercorre ancora una volta la A incisa con un sasso appuntito, simulacro di una materia fatta di speranze e ingenuità. Tira su col naso e si solleva per tornare lì dove sa di voler stare. Con le scarpe in mano, cammina sulla sabbia fresca fino alle scalette. Reti rosse, strappate e logore sono ammucchiate a un’estremità della barca, l’odore è di legno marcio misto a pesce andato a male. Quando passa vicino, Alice scorge una scritta sbiadita sulla vernice azzurrina ormai scrostata. Con la sua scrittura infantile, chissà quando, aveva scritto: Tutto potrei sopportare tranne perderti. «Dai, che sta piangendo» la richiama Guido. Gli dà un bacio sulla punta del naso, apre la porta posteriore dell’auto, prende in braccio il bimbo e gli sussurra Sono qui, non vado da nessuna parte. «Torniamo a casa» dice al marito. «È messa proprio male, la spiaggia» sottolinea Guido avviando il motore. Alice assicura il figlio sul seggiolone, prende posto sul sedile del passeggero e appoggia la fronte al finestrino. Lo sguardo sorvola le orme che ha lasciato sulla sabbia, poi si concentra sull'orizzonte: uno spicchio color tuorlo d’uovo sta tuffandosi velocemente in mare. «Un tempo era meglio» risponde appena il sole sparisce. «Tutto è meglio quando si è ragazzini.» Quando si immettono in autostrada, Guido le chiede sottovoce: «Dorme Maurizio?» Lei si volta, osserva il viso del bambino, le sue labbra socchiuse a formare un cuoricino. Poi annuisce, e torna a guardare avanti.
  10. Cerusico

    Le incisioni [revisionato]

    Che onore, un commento di @Mister Frank! Sono contento che tu abbia colto questo, perché coincide in pieno col mio intento: calare il lettore in un contesto ambientale che è specchio del mondo interiore di Alice. Se ti è arrivato, se con te ha funzionato, allora il risultato è raggiunto in pieno. Suppongo di sì, ma tutti abbiamo, di tanto in tanto, una specie di bisogno di calarci nel passato, con nostalgia, rimpianto o con l'ombra di un sorriso. Credo sia del tutto umano. Ciao, @Mister Frank!
  11. Cerusico

    Le incisioni [revisionato]

    Mattia, ho fatto tardi a rispondere e temo che non leggerai mai questa risposta, ma voglio comunque ringraziarti per il passaggio. E il tuo commento per me vale molto, assolutamente. In particolare, qui: hai colto alla perfezione il concetto alla base del racconto. Mi interrogo su quest'aspetto, per provare a capire cosa dia questa impressione. Sì, anche. Inoltre, la mia volontà era di fare in modo che la spiaggia fosse lo specchio dei ricordi di Alice, distanti e sciupati dal tempo. Vero, lì forse ho peccato di insicurezza. Come mi era capitato di dire ai tempi del MI in cui avevo postato questo racconto, in realtà il nome non deve essere necessariamente letto come un rimpianto connesso alla persona: può diventare, almeno nelle mie intenzioni, simbolo di un'epoca di sogni e di speranze che la vita, inevitabilmente, ha provveduto a cancellare o trasformare, nel migliore dei casi. Quindi in quel nome Alice può vedere non tanto un amore passato, ma un'intera fase della sua vita che continua a vedere con una certa dose di rimpianto (per la spensieratezza perduta) e che vuole portarsi dietro nella nuova vita. Grazie del passaggio, @Emy. Sintetico e gratificante grazie davvero, @Edu. Ciao, @camparino. Ti ringrazio per la lettura e anche per i suggerimenti di modifiche: li valuterò uno per uno. Mi spiace che il commento non ti sia servito per il MI, visto che ieri non c'era, ma mi ha fatto molto piacere il tuo passaggio e il tuo apprezzamento.
  12. Cerusico

    Buon compleanno, AndC

    Tanti auguri anche qui, prode traslocatore onirico.
  13. Cerusico

    Cosa state leggendo?

    Ho letto un sacco di cose dall'ultima volta che ho postato qui. L'ultima - nonché il romanzo che ho preferito in assoluto tra quelli letti negli scorsi mesi - è Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli (del quale ho letto anche il valido, seppur inferiore, Fedeltà), che intercetta una forma di sensibilità simile alla mia e che, in virtù di questo, mi ha investito emotivamente dalla prima all'ultima pagina. Uno dei più bei romanzi che mi sia capitato di leggere, da un bel po' di tempo a questa parte.
  14. Cerusico

    Le parole di Nefeli

    Ciao @Luca Ferrarini, ti leggo per la prima volta e provo a dirti le mie impressioni generali. Cercherò di separare le mie osservazioni tra forma e contenuto. Forma In questo testo - non so se si tratta di una tua precisa caratteristica - noto una certa abbondanza: per abbondanza intendo una serie di cose, che includono le d eufoniche, una certa ricchezza di dettagli sensoriali e di tentativi di esprimere in modo elaborato pensieri e sensazioni della protagonista. In certi passaggi ho percepito un certo barocchismo che, secondo il mio mero gusto estetico, potrebbe essere sfrondato, per far sì che le immagini ne emergano rinvigorite. In tal senso, anche un uso più accorto della punteggiatura potrebbe aiutare alcuni periodi. Un esempio: Qui, ti confesso, ho fatto fatica ad arrivare in fondo alla frase, nella mia mente non si sono formate immagini chiare ma sono stato travolto da troppe congiunzioni, troppe parole, troppo di tutto per essere realmente assimilato e apprezzato. E questo, a mio modo di vedere, è l'aspetto più farraginoso del testo, quello che gli fa perdere di incisività dal punto di vista strettamente formale. Maggiore limpidezza, maggiore pulizia e meno sovrabbondanza credo gioverebbero non poco. Infine, in un paio di occasioni usi gli come pronome clitico, riferendoti a Nefeli che è invece donna. Te ne riporto un esempio: Ho trovato invece carezzevole il modo in cui fai compiere a Nefeli il suo viaggio interiore, un percorso lungo che poi rende efficace il finale. E a tal proposito, passo ai... Contenuti Sul fronte del contenuto del tuo racconto, ammetto che soffre di una staticità estrema. La tua protagonista non compie sostanzialmente alcuna azione fino alla fine, limitandosi a ripercorrere la sua vita e ciò che l'ha condotta a essere ciò che è. Tuttavia, a mio personalissimo avviso, questo sembra più un meccanismo a uso e consumo del lettore: sono cose che Nefeli sa perfettamente, e suona vagamente artificioso il fatto che riepiloghi dentro la sua testa snodi che, suppongo, conosce alla perfezione. Dopo i primi due terzi di racconto, che trovo sovraccarichi stilisticamente e artificiosi come contenuto, trovo che tu abbia trovato una dimensione più chiara, che ho sentito maggiormente vicina, e lo fai nel finale, col ritorno a casa di Nefeli: lì, quando lei guarda fuori dalla finestra, ho ricevuto le informazioni davvero interessanti su di lei, sul suo modo di concepire il mondo, e su come viva la scrittura. In questo, per me, risulta senz'altro la parte più riuscita del tuo racconto. A rileggerti!
  15. Ecco gli esiti: http://www.premiocalvino.it/ogni-desiderio-incipit-selezionati/ Ne hanno selezionati 25, 5 in più del previsto.
  16. Cerusico

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Claudia, andrà bene, comunque andrà. Buona serata!
  17. Cerusico

    Auguri Macleo!

    Tanti auguri, @Macleo!
  18. Cerusico

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    @Ribel, credo tu abbia ragione, il mio calcolo riguarda le probabilità di vittoria. Domani, per curiosità, mi consulto con un collega esperto di statistica.
  19. Cerusico

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Se proprio vogliamo addentrarci in questi vicoli ciechi, fatti di calcoli di probabilità e di altre cose a mio avviso piuttosto superflue, allora diciamo che le probabilità che almeno uno su 22 partecipanti qualsiasi finisse in cinquina - assumendo che ciascuno dei 1169 avesse uguali probabilità - sono per l'esattezza 1,88%. Fine parentesi statistica. Edit: Ma forse non è vero nulla, e questa è la probabilità di uno dei 22 di vincere il premio.
  20. Cerusico

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Naturalmente sì. Dal bando: Tutti gli autori delle opere non selezionate nella cinquina finalista devono ritenersi immediatamente liberi da ogni obbligo verso DeA Planeta Libri.
  21. Cerusico

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Dal bando (http://www.premiodeaplaneta.it/regolamento/): In caso di utilizzo di pseudonimo, DeA Planeta Libri si impegna a tutelare l’anonimato dell’autore, tranne nel caso in cui l’opera venga eletta vincitrice del Premio.
  22. Cerusico

    Premio DeA Planeta [28/02/19]

    Ecco la cinquina: La marocchina di Silvia Bottani La congregazione di David Mancini (pseudonimo) Io sono luce di Rosa Matteucci L’esercizio di CP (pseudonimo) Nel silenzio delle nostre parole di Diego Tommasini (pseudonimo)
  23. Cerusico

    Tunué

    L'informazione relativa alla lunghezza massima dei testi la si trova qui: https://www.tunue.com/categoria-prodotto/home/romanzi/ Riporto: "L’unica cosa certa è che cerchiamo testi, oltre che di elevata qualità letteraria, di lunghezza non superiore alle 250.000 battute”
  24. Cerusico

    L'umano dietro la luce

    Ci tengo a dire che ci sono anche quelle in cui siamo venuti male.
  25. Cerusico

    L'umano dietro la luce

    @Cerusico e @mhayli, indianone, chicken tikka masala, Milano.
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