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Cerusico

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Tutti i contenuti di Cerusico

  1. Vedo che c'è chi ha fatto meglio di te, anche nello schifo.
  2. Cerusico

    Ora, prima e prima ancora

    Sì, hai ragione, la consecutio di quella frase è rivedibile. Il bisogno di quegli abbracci lei potrà averlo in qualsiasi momento, anche nel futuro, e allora punterei a una riformulazione di questo tipo: Lei un modo l’aveva trovato, mi aveva lasciato i suoi abbracci perché potessi prenderli ogni volta in cui ne avrei sentito il bisogno.
  3. Cerusico

    Di parole perdute e di crateri lunari

    @Rica, mi lasci senza parole, come il protagonista del racconto. Il tuo apprezzamento mi emoziona tanto. In particolare, quando dici: Non credo possa esistere riconoscimento più lusinghiero di questo. Grazie per l'attenzione con cui hai letto il testo e per i tuoi suggerimenti di editing, dei quali approfitterò, assolutamente. Grazie ancora. @bwv582, ciao! Hai ragione, non me n'ero proprio reso conto, nonostante fosse molto "fastidiosa". Certo non ti nego che un po' è voluta: inizialmente avevo citato Calvino e Buzzati, ma poi ho optato per Paolo Volponi, sia per "variare" un po' dai nomi più standard, sia per il contesto WD. Non è corretta, in effetti. Ho cercato una legatura col paragrafo precedente (cosa fatta anche in qualche altro punto del testo), come se fosse una naturale prosecuzione, ma soggetto e verbo non sono ben coordinati. La cosa, tuttavia, rende la frase piuttosto colloquiale, cosa che potrebbe anche essere concessa, diciamo così. Ci penserò, comunque. Unisco queste due considerazioni. Sulla prima: avevo pensato al DAMS, poi ho scoperto che a Bologna il DAMS è stato inaugurato nel 1971, e allora ho optato per lettere. Non che sia impossibile che lei abbia poi proseguito e fatto un percorso nel cinema, al di là degli studi, però colgo il gancio con la seconda considerazione e mi chiedo se non sia possibile sfruttare la combinazione. Se l'incontro con Marian avvenisse nel 1969 (e, a quel punto, invece del ventisei potrebbe avvenire proprio il venti luglio), allora due o tre anni dopo, al momento dell'iscrizione all'università, lei potrebbe scegliere proprio il DAMS. Forse involontariamente mi hai fornito un buon gancio. Per il resto, hai speso parole così positive da lasciarmi senza parole, anche tu, rendendomi un buon alter ego del protagonista del testo. Sono lusingato dalla tua stima, e ti ringrazio doppiamente, anche per avermi voluto segnalare. Grazie, @Adelaide J. Pellitteri. Sono contentissimo che il testo sia arrivato anche a te, e che tu abbia apprezzato il tempo in compagnia delle mie parole, e dell'assenza delle stesse.
  4. Cerusico

    I racconti della Sesta Luna - Quinto ciclo

    Complimenti, @mercy! Avevo letto il racconto, ci ritornerò.
  5. Cerusico

    Ora, prima e prima ancora

    Ciao, @Rica. Ti ho letta appena hai pubblicato, anche in virtù del tag e della dedica: ti ringrazio molto per aver pensato a me a proposito di questa storia così intima e legata a vicende familiari e rapporti coi propri nonni. Passo con colpevole ritardo, e credo che ormai ti sia stato detto tanto, ma ho cercato di leggere il meno possibile gli altri commenti, altrimenti avrei rischiato di non scriverti nulla, e mi sarebbe dispiaciuto. Come ti ho già detto altrove, questo racconto mi ha sinceramente commosso, e tendo a pensare che questa reazione sia connessa al modo in cui viene rivalutata la figura della nonna a posteriori, a come la sua durezza e mancanza di empatia venga spiegata e diventi altro, diventi addirittura altruismo nel finale. L'incipit, in relazione al senso del testo, lo trovo azzeccato in particolar modo: usi termini duri, oppure parole associate a cose dure e secche: ardesia, calcagni screpolati, fiori stinti, l'unto della treccia, gli occhi tondi da scimmia ne restituiscono un'immagine quasi ferina, molto distante dalla nonna buona e affettuosa dell'immaginario. Il ritorno della protagonista sui luoghi della giovinezza e della nonna è abilmente sfruttato per rievocare nuove immagini della nonna, il suo tenere tutti a distanza, la sua mancanza di gesti d'affetto. Ne emerge un personaggio tetro, scorbutico, respingente, e non posso non notare l'equilibrio complessivo delle parti, il viaggio materiale che diventa motivo per rimestare nei ricordi, anche in quelli sopiti o nascosti sotto al tappeto della quotidianità e della distanza. Stilisticamente, non trovo granché da dire. Trovo che il tono complessivo si adatti così bene alla storia raccontata da costituirne una parte a tutti gli effetti, in uno di quei felici casi in cui forma e contenuto viaggiano a braccetto e si completano vicendevolmente. Sulle singole frasi anche, che posso dire? Forse l'unica su cui mi sono fermato, con la sensazione di una mano calcata più del necessario sul calembour, è questa qui: Insomma, inezie. Il finale, poi. Prima, il dialogo con la madre che consente alla protagonista di vedere sotto una nuova luce ogni cosa, di capire ogni distanza e ogni silenzio della nonna. Infine, la questione dell'armadio pieno di abbracci. Ecco, lì ammetto di aver ceduto, ed è stata un'emozione bella. Mi rendo conto di aver fatto un commento un po' inutile, ma d'altronde un testo del genere non lascia granché spazio alle parole: va soltanto letto, vissuto e ammirato. Molto bello, Rica.
  6. Cerusico

    I racconti della Sesta Luna - Quinto ciclo

    Un bel racconto @Rica, mi ha commosso.
  7. Ma anche peggio, tutto sommato.
  8. Cerusico

    L'ultimo film che avete visto

    Weekend produttivo in cui ho guardato tre film, tra seconde visioni e prime volte: Amores perros di Alejandro González Iñárritu: primo film del cineasta messicano, e che debutto. Diviso in tre parti, ciascuna delle quali segue personaggi e storie diverse che, però, trovano un loro sottile tratto di unione: incidenti d'auto, cani, oppure incontri fortuiti. La prima parte è eccezionale, la seconda incredibilmente fiacca, la terza si riprende. Nel complesso, film dalla struttura interessante e con ottimi momenti. Io e Annie di Woody Allen: su Woody io non so mai cosa dire, lo trovo praticamente sempre brillante, ironico, nevrotico, divertente, tagliente e altri aggettivi in -ente e in -ico. Qui, forse, c'è la sua summa stilistica, non solo in termini tematici, ma anche di rapporto diretto col pubblico e di costruzioni meta-cinematografiche. The hateful eight di Quentin Tarantino: non lo avevo visto all'uscita, l'ho recuperato ora e non mi ha lasciato soddisfatto. Ho trovato un po' un riciclo di situazioni e personaggi già visti e, alla lunga, per me Tarantino sta mostrando la corda nel suo citazionismo esasperato. Rimane, per fortuna, sempre qualche passaggio interessante, e la sua innata abilità di saper tenere sulla corda con soli dialoghi, anche in sequenze lunghissime.
  9. Cerusico

    Cosa state leggendo?

    Divani: Il giorno della nutria (Tunué) di Andrea Zandomeneghi: nuovo esordio italiano per Tunué, nella collana di romanzi italiani curata da Vanni Santoni. Zandomeneghi, già in Crapula, sforna un romanzetto assai breve che è un semi-trattato filosofico sulle nevrosi contemporanee, tutte racchiuse nel protagonista nonché voce narrante. Uno sfoggio costante di erudizione, nella prosa e nel contenuto, che, una volta rimosso, svela l'assoluto vuoto della struttura, della trama e dei contenuti. Angeli e demoni di Dan Brown: non leggevo Dan dai tempi de Il codice Da Vinci. L'ho ripreso stavolta, durante un viaggio aereo. Dopo le prime pagine sono riuscito a spegnere il cervello e, da quel momento in avanti, sono riuscito più o meno a godermi una trama sghemba, una scrittura sciatta e personaggi quasi farseschi. Oggi ho iniziato La strada di Cormac McCarthy.
  10. Cerusico

    La vita tragicomica

    Non vedo l'ora di non leggerlo! Gab, buona fortuna con la tua nuova creatura. La copertina è molto bella, fai sistemare il post d'apertura perché secondo me merita di essere vista. Spero di leggerti presto!
  11. Cerusico

    [MI 127] Mamma- nome comune di persona, femminile, singolare.

    @caipiroska, ti ricordo con racconti piuttosto sanguinolenti e grotteschi, se la memoria non mi inganna, e ti ritrovo invece con un mainstream elegante nella prosa e disperato nei contenuti. Credo che il testo funzioni bene, è pulito e presenta una buona cura, aspetto primario dal quale una narrazione non può prescindere. Di questa donna emergono tante cose: frustrazione, rabbia, impotenza. Arrivano tutte, e non hai nemmeno troppo bisogno di specificarlo, perché emerge da ogni cosa, permea ogni simbolo che hai scelto per esprimere la sua condizione. Ti chiedo, per puro spirito di confronto, se fosse necessario che lei avesse così tanti figli. Mi interrogo proprio sul piano squisitamente narrativo: cosa sarebbe cambiato se il figlio fosse stato anche uno soltanto? E quindi, riformulando, qual è l'impatto della numerosità della prole rispetto alla sua condizione? Ti espongo il mio parere: credo che anche un unico figlio potesse giustificare i suoi attuali sentimenti. Non trovo che lei sia sfinita dai tanti figli (sebbene, naturalmente, acuiscano il tutto), quanto dall'insoddisfazione, dal non aver mai davvero voluto ciò che ora si ritrova ad avere. Ad ogni modo, ti faccio i miei complimenti per la riuscita di un brano in cui era facile cadere nel retorico e nelle frasi fatte. Per fortuna - e per bravura, soprattutto - sei riuscita a tenerti alla larga da entrambe.
  12. Cerusico

    Cosa state leggendo?

    Letti: La città delle streghe (La Corte editore) del nostro @LuckyLuccs: romanzo storico suggestivo, dalla scrittura solida. Ho delle remore su qualche aspetto strutturale (un inizio a scoppio un po' ritardato, finale tronco), tuttavia ho trovato una scrittura solida, del giusto livello, non sciatta e non troppo costruita. Il romanzo dell'anno (La nave di Teseo) di Giorgio Biferali: avevo abbastanza apprezzato il suo esordio per Tunué, L'amore a vent'anni, e ho comprato questo a scatola chiusa, il giorno dell'uscita. L'ho trovato incredibilmente fiacco, vuoto, retorico, banale. Poi, sul finale, un colpo di scena permette di rivalutare almeno in parte il romanzo nel suo complesso. Ma non basta, e non credo che Biferali abbia molto altro da dire. Babilonia - Viaggio nell'Italia del sesso (Piemme) di Carmelo Abbate: saggio sul mondo sotterraneo di scambi di coppia et similia. L'ho trovato piuttosto opaco, poco sorprendente, con pochissimo o nullo valore aggiunto rispetto all'immaginario classico attorno al tema.
  13. Cerusico

    Nuove e vecchie Emoticon

  14. Cerusico

    [MI 127] Il centro dell'Universo

    Tralascio qualsiasi annotazione stilistica e lessicale: il testo è curato e le piccole imperfezioni sono dettate dallo scarso tempo a disposizione, quindi è inutile anche soffermarcisi. Ho trovato il testo strutturalmente valido: ha un andamento circolare, che in buona misura si attaglia al protagonista, un personaggio fermo. In tal senso, non solo la traccia è perfettamente centrata, ma lo è anche la citazione, sia in relazione alla traccia, sia in relazione al racconto. L'idea del pellegrinaggio sui luoghi chiave di un avvenimento percepito come segnante, grave, fondamentale l'ho trovata bella e profonda. Tocca temi a me cari e questo me la fa sentire assai vicina. Dal punto di vista stilistico trovo un buon equilibrio tra le parti, scelte precise e abbastanza neutre, che si adattano alle atmosfere. Vorrei provare anche a fornirti le mie reazioni da lettore, sulle quali magari potrai compiere le tue riflessioni, se vorrai. Arrivato al ricordo cruciale, quello del litigio, che dovrebbe essere il momento di maggiore impatto emotivo del racconto, mi sarei aspettato di reagire in modo più forte, di essere più colpito. Non è stato così, non del tutto, e allora ho provato a riflettere sulle motivazioni di questo impatto smorzato. Ho tratto queste due conclusioni: la prima è che ho trovato troppo marcate alcune considerazioni, come per esempio: Quando racconti lo scontro, fai riferimento a tre schiaffi. Arrivare a ipotizzare una morte l'ho trovato eccessivo, a meno che non sia una distorsione volontaria, ovvero una visione del tuo protagonista, figlia del senso di colpa o di chissà che altro. L'altro aspetto, invece, è più strutturale, e riguarda l'assenza di segnali in quella direzione. Il protagonista sembra un personaggio inerte e passivo, e questa esplosione è difficile da inglobare nell'idea che mi ero fatto di lui fino a quel punto, mi è parsa quasi una incoerenza. Nel complesso, considerando i tempi del MI e anche la delicatezza del tema, trovo che sia un buon lavoro. Inoltre, è sempre un piacere leggere testi confezionati con cura artigianale e col rispetto - dovuto - alle parole.
  15. Cerusico

    Perché all'autore esordiente non si perdona nulla?

    Magari fosse come dici, @gierre13. In verità io vedo tanti romanzi di esordienti, pubblicati anche da grosse CE, dei quali si potrebbe fare tranquillamente a meno. Il mio pensiero, in generale e cercando quindi di trovare una chiave costruttiva a questa discussione, è che i rifiuti andrebbero analizzati a fondo. La reazione peggiore è quella di scagliarsi contro il sistema, sentendosi derubati di qualcosa, foss'anche solo una possibilità. Credo che l'atteggiamento ideale sia quello di una sana e robusta autocritica, che porti in primis a una minore indulgenza nei confronti dei propri testi. Premesso che di capolavori in giro non ne vedo, nemmeno tra i grossi autori, qui secondo me trai una conclusione assai affrettata. L'interesse di una CE è avere il miglior testo possibile, che funzioni sotto quasi tutti i punti di vista: stile, trama, personaggi, commerciabilità. Nel panorama editoriale attuale, anche un buon libro non è garanzia di ritorno economico, va da sé che i criteri di valutazione su cosa pubblicare e cosa no debbano essere piuttosto rigidi e precisi. Ma ciò non implica che debba trattarsi di un "capolavoro". I capolavori, mi ripeto, sono rarità assolute.
  16. Cerusico

    Guanto di Sfida

    In bocca al lupo, @AdStr e @ITG. Vi leggerò volentieri. (Non è vero) (Ma forse sì)
  17. Cerusico

    Guanto di Sfida

    Insomma, fate talmente schifo che lo staff sta fingendo impegni a rullo, nonostante tutti sappiano che @Niko è in vacanza da sedici mesi. Sono orgoglioso di voi.
  18. Cerusico

    Diventa Sostenitore

    Ben arrivati, @Ton e @mercy!
  19. Cerusico

    Compleanni nel WD

    @The_Butcher_of_Blaviken tanti auguri, cumpà. E auguri pure al tuo quasi omonimo, quello che ha saputo scrivere il nickname: @The Butcher Of Blaviken
  20. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    Commento Diresti il sole Laura sta sognando di cantare, apre gli occhi quando sfuma l’eco delle ultime note. Le labbra tremano di una vibrazione infelice, irrompono le 15:58 squadrate e autunnali, Laura mastica l’idea che i sogni vadano moltiplicati per il segno meno affinché somiglino alla realtà. Affiora, eversivo, il desiderio ormai divenuto pericolosa consapevolezza: uscirà da sola. Strizza gli occhi, pizzicati dalla luce troppo bianca delle nuvole montane che indugiano alla finestra, si consegna al freddo e batte i piedi sul pavimento perché solo così sente di poter partecipare al rumore del mondo. Nasconde nella felpa le braccia sottili ed esamina la parete rosa, il riquadro vuoto in attesa dell’ultimo puzzle, un dipinto di Théodore Géricault. Sono trascorse due settimane dal salotto del nonno, dai trentotto pezzi sparsi sul tavolo, dall'interruzione: il penultimo ricordo riguarda nonno Gino che declama il nome del pittore – la sua erre moscia così bene si intonava col francese – prima di dirle di cercare il pezzo per completare il volto triste del vecchio intento a guardare il mare. Le campane della Chiesa Madre suonano l’ora, Laura sa che nessuno le fa dondolare più davvero, e che quella che sente è solo una riproduzione che si innalza e poi cala sul paese quieto, ricordandogli il silenzio. Nel secondo cassetto del comodino, tra pacchi di fazzoletti, caramelle, una merenda rubata dalla dispensa e un paio di bigliettini della sua migliore amica, Laura prende una chiave: nessuno sa che è lì, nessuno sa che ce l’ha lei, e questo le mette addosso un brivido, qualcosa di un po’ più intenso delle volte in cui, a suo padre, fa segno di aver mangiato il panino a ricreazione, tutto, non ne ho lasciato neanche un pezzetto, papà. La ragione le dice di non farlo, di aspettare le cinque e i suoi genitori, invece Laura indossa il cappottino da ragazza più grande e seria dei suoi dieci anni. Sente sulle orecchie il soffice calore del cappellino di lana col pompon fucsia, esce di casa ed è sicura, quando abbandona il vialetto di accesso, che la vedranno tutti, arriveranno a prenderla i suoi genitori o forse addirittura i carabinieri. Trema per il vento che si insinua tra le pieghe della sciarpa e raggiunge il collo, ma trema soprattutto perché non è mai uscita da sola. Si sente in balia di un mondo equamente suddiviso tra le possibilità seducenti della libertà e il pericolo di ogni cosa di cui è ignara. Prosegue spedita a bordo strada, attenta, come in ogni istante della sua vita, a qualsiasi rumore. Non avverte molta attività umana: non passano auto, l’unico bar della periferia ha il pomeriggio di chiusura, sta iniziando a piovere e Laura è senza ombrello. Deve fare in fretta, perché se si mettesse seriamente a diluviare non potrebbe più nascondere la verità ai suoi genitori. E spiegare le sarebbe impossibile. Lo è per le cose appena più complesse delle azioni quotidiane, lo sarebbe ancor di più per provare a esprimere la ragione per cui sta andando a casa del nonno. La raggiunge in cinque minuti, guarda prima la finestra chiusa, poi la porta: la immagina aprirsi, rivede Nonno Gino sull'uscio due settimane prima, le aveva sorriso ed era rimasto a guardarla allontanarsi, appoggiato allo stipite, con una mano sul petto e una smorfia che non sembrava un sorriso. Va alla porta laterale della villetta a un piano, usa la chiave che lui le aveva dato il ventitré settembre, giorno del suo decimo compleanno. L’odore della cucina è quello degli stufati cotti per ore, il salone è impregnato di anice e di sigari toscani. Non percepisce note dissonanti, solo un buio scoraggiante. Accende le luci, il giallo opaco dona vita artificiale al vaso di fiori finti e alla sequenza di foto dei nonni. Laura si stupisce che non ce ne sia neanche una in cui non siano insieme, come se avessero vissuto solo in funzione dell’altro, eppure sa che il nonno è stato solo a lungo. Lei conosce la nonna soltanto dai suoi racconti, inframezzati da carezze alle foto e da sguardi che si perdevano lontano. Laura sceglie la foto più bella, quella del giorno del matrimonio, e la porta sul tavolo. Trova l’incastro del primo pezzo, nota un sottile filamento rosso, compone il drappo poggiato sulle spalle dell’anziano afflitto. Guarda l’ora una volta soltanto, poi, sotto gli occhi scintillanti del nonno ancora ragazzo, completa il puzzle e batte le mani, saltellando sulla sedia. Si ferma subito, osserva la foto, avverte un dolore che dolore non è al centro dello stomaco. Una lacrima le scende pigra, devia il percorso fino a incocciare le labbra, Laura sente in bocca il sapore del sale. Si alza in piedi, prende il vetro dalla dispensa, lo posiziona con cura sul puzzle e lo fissa coi fermi. È grande, è il primo puzzle da mille pezzi. Il nonno le aveva promesso un regalo per quando l’avrebbero finito, Laura riflette su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, l’unica divisione del mondo a cui è stata educata: se così fosse, allora la morte del nonno sarebbe senz'altro l’evento più ingiusto da cui è stata colpita. Cerca una busta grande dove mettere il puzzle per portarlo a casa, e solo ora capisce quanto sia debole e infantile il suo piano, si chiede come abbia fatto a non risolvere prima il problema del trasporto e come pensava di tenerlo nascosto ai suoi. Avvilita, Laura batte un pugno sul vetro, ma anche nell'impeto ha un moto di rammarico che la porta a non forzare il colpo. Prova a urlare, non produce alcun suono e torna a battere sul vetro, ancora e ancora, fino a quando non compaiono le prime crepe che si estendono a raggiera, irregolari, ipnotiche. Diresti il sole. Laura sobbalza, arresta il pugno in aria e si guarda alle spalle, intimorita da una voce che sa provenire dalla sua testa. Il riverbero della voce di nonno Gino la incita a mimare parole difficili (Diresti la fotocopiatrice), nomi di città (Diresti Stoccolma) o di oggetti comuni (Diresti il pennello da barba); immagini riaffiorano della sua sorpresa, di quando si stupiva dei fantasiosi modi di Laura per esprimersi senza bisogno di parole. Lo specchio del soggiorno le restituisce un tentativo di sorriso e una guancia rigata, si asciuga e guarda l’ora. Intreccia le mani di scatto, estremo tentativo di zittirsi che applica a ogni mancanza che le viene fatta notare: sono le cinque e dieci. Mette a posto la foto del nonno, gli manda un bacio da lontano ed esce di casa. Fa fatica a chiudere a chiave la porta, quando ci riesce inizia a correre ma il puzzle le crea complicazioni. Sa che dovrebbe riportarlo indietro e tornare a casa più in fretta possibile, che c’è ancora una tenue speranza che i genitori non siano rientrati; ma sceglie di non farlo. Cammina a passo sostenuto, senza più paura: si è impossessata di lei una placida rassegnazione. Tiene stretto il puzzle come se fosse uno scudo quando vede un’auto rallentare e affiancarla. Sua madre scende, sul viso rassicurante le sopracciglia disegnano lo spavento, si inginocchia sulla strada bagnata e la stringe a sé con la foga di chi teme che l’altro possa svanirgli tra le braccia. È in quel momento che a Laura cedono le spalle, le lacrime diventano non più arginabili e smette di giocare all'adulta. A casa, fa cenno ai genitori di seguirla in camera. La aiutano a sfilare il puzzle dalla busta, la madre con gli occhi gonfi le dice che compreranno un vetro nuovo, per farlo essere perfetto come tutti gli altri. Laura scuote la testa, prende il puzzle e lo colloca nello spazio ritagliato sulla parete. Si allontana di qualche passo, torna a ruotarlo appena un po’, lo ricontrolla. Osserva gli uomini agitare ciò di cui dispongono per chiedere soccorso, mentre un altro pare indicare un punto lontano, da dove proviene luce. Laura mette le mani dietro la schiena e le sfugge un sorriso. Si volta verso i genitori, il padre è pensieroso, lei mima il sole. Loro non capiscono, ma a Laura va bene così.
  21. Cerusico

    Mezzogiorno d'inchiostro 126 - Topic ufficiale

    Congratulazioni, @Ton! Debutto scoppiettante. Ah, c'è pure @Kuno... vabbè, ben fatto, dai.
  22. Cerusico

    Mezzogiorno d'inchiostro 126 - Topic ufficiale

    Ringrazio mia madre per avermi fatto bello, le mie sorelle per aver sempre creduto in me, la mia compagna che è fonte di quotidiana bellezza, il criceto Pippo che avevo nel '97, Paolo Sorrentino per ispirarmi sempre costruzioni cariche di meraviglia, la regina Elisabetta che è l'unica certezza dell'eternità e dell'infinito, e ancora... Vabbè dai, basta. Grazie a chi mi ha votato e a chi mi ha dato utili segnali, a chi mi ha letto con ribrezzo e chi lo ha fatto con piacere. Essere il primo non rosso, sotto quel raccomandato di @Kuno, è roba per stomaci forti e palati foderati di zinco. Buona fortuna ai finalisti; per tutti gli altri, tornate ancora più cazzuti.
  23. Cerusico

    Beretta Mazzotta Agenzia Editoriale

    Mi sono avvalso del servizio di valutazione di Chiara Beretta Mazzotta. Non credo di avere molto da aggiungere a quanto già detto, però riporto la mia esperienza. Come saprete, la prassi prevede l'invio del testo, della sinossi e di una biografia. Viene effettuata una valutazione preliminare, volta a determinare se si tratta di un tipo di testo che l'agenzia ritiene di poter trattare. Da quel che ho inteso, i parametri non riguardano tanto la qualità del testo, quanto il genere e il tipo di storia. Chiara non fa mistero, per esempio, di non conoscere il fantasy e di non poterlo trattare. Se la valutazione preliminare ha esito positivo, viene inviato all'autore il preventivo. Nel mio caso, per un romanzo di circa 230 cartelle il preventivo è stato di 300 euro più IVA al 22%, per un totale di 366 euro. Viene dunque fissata la data per l'incontro con Chiara, che può svolgersi di persona presso la sede dell'agenzia a Milano, oppure via telefono o ancora via Skype. Tra l'accettazione del preventivo e l'incontro sono passati meno di venti giorni. Vivendo a Milano, ho avuto la possibilità di incontrare Chiara, che è senza dubbio una professionista serissima e preparata, oltre che una persona accogliente e socievole. Nel corso dell'incontro abbiamo parlato del romanzo, dal punto di vista della forma e dei contenuti. Mi ha segnalato le aree a suo modo di vedere più problematiche, così come i punti di forza. Successivamente, abbiamo affrontato il discorso dei possibili sbocchi editoriali. Chiara, infatti, pur non essendo un'agente letterario, collabora con alcune agenzie alle quali propone i testi in cui crede e che ritiene adeguati a ciò che cercano gli agenti. Abbiamo parlato delle possibilità editoriali del mio testo, con nomi di case editrici a suo modo di vedere adatte al tipo di testo. L'incontro è durato un'ora abbondante. Mi ha poi inviato la scheda di valutazione scritta, che conteneva più o meno quanto già espresso a voce, e il romanzo con alcune annotazioni a margine. Cosa succede ora? Succede che mi ha chiesto di riflettere sulle sue indicazioni e di contattarla per parlarle degli interventi che intendo fare. Una volta concordati, mi occuperò di lavorare sul testo e Chiara si rende disponibile a rileggerlo, senza ulteriori pagamenti, finché non si arriverà alla massima soddisfazione reciproca. A quel punto si deciderà a chi proporlo. Su Chiara editor non credo di poter aggiungere molto: è una professionista precisa, con le idee molto chiare e con una conoscenza profonda delle dinamiche del mondo editoriale. Ovviamente, l'asticella è piuttosto alta, perché ogni testo lo valuta anche con gli occhi della scout, quindi non ci sono sconti. Trovo sia giustissimo così. Sono molto soddisfatto dell'esperienza, che non so come andrà avanti. La cosa che mi dà più fiducia è la disponibilità di Chiara ad ascoltare le mie idee per un nuovo romanzo, sul quale potremmo collaborare fin dalle fasi iniziali. Trovo sia un bel punto di partenza per chi nel mondo editoriale non ha mai messo piede e si ritrova spaesato e privo di riferimenti.
  24. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    Figurati! Proverò a migliorare. Cercherò qualcosa, grazie per la segnalazione!
  25. Cerusico

    [MI 126] Diresti il sole

    E di questo ti ringrazio, @Befana Profana: potrò riflettere sulle scelte e valutarle secondo una ottica diversa. Eh, non hai tutti i torti sarà che sono cresciuto con un gusto piuttosto macabro, però non è una considerazione da scartare, la tua. Magari sceglierò qualche altro dipinto. Grazie, @mercy. Penso che la strada non sia chiarissima, in realtà, ma a volte è necessario provare qualcosa di differente per comprendere cosa funziona davvero per noi. E credo valga un po' per tutto. Se continuiamo a fare sempre le stesse cose, al netto del contorno i risultati saranno sempre identici. Ciao, @Alba360. Ho immaginato che Laura volesse completare il puzzle, un progetto condiviso col nonno. Se fosse andata coi suoi genitori, probabilmente avrebbero portato il puzzle a casa, lei lo avrebbe portato a termine lì. Ma lei sentiva la necessità di farlo proprio nel posto in cui aveva trascorso tanti pomeriggi col nonno. Quello che cercavo di trasmettere era l'apertura degli occhi.Laura si sveglia, apre gli occhi e la prima cosa che vede è la sveglia digitale che segna l'ora. Tutto qua. Faccio riferimento alla difficoltà che avrebbe a spiegare il motivo per cui è voluta andare da sola. E non è connesso alla sua difficoltà di esprimersi, ma proprio alla complessità delle sue emozioni, che non è in grado di comunicare. Fantastico. Ciao, @Adelaide J. Pellitteri. In realtà, la bambina è muta, non sorda. Ringrazio tutti coloro che sono passati e che si sono presi il tempo per lasciarmi un'impressione.
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