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Cerusico

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    Informatico misantropo orsacchiottone
  • Compleanno 31/01/1984

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  1. Cerusico

    Tutto quel buio

    A un mese esatto di distanza dal commento, finalmente passo a ringraziarti, @Ton. Vivo un contrasto coi complimenti, perché da un lato li percepisco come immeritati, dall'altro aumentano in qualche misura la pressione quando scrivo nuove cose, perché mi macero all'idea di non riuscire a replicare qualcosa di buono (discreto, sufficiente, meno schifoso... insomma, quello) che ho fatto in precedenza. Però, miei ragionamenti superflui a parte, non posso che apprezzare il tuo passaggio e l'apprezzamento, che diventa ancora più significativo proprio perché viene da un lettore "elitario e spocchioso". Per il resto, avrò tempo e modo per fare ancora schifo, non temere.
  2. BookRepublic, in collaborazione con alcune case editrici, mette a disposizione il download gratuito di un ebook presente in questa lista, in costante aggiornamento man mano che aderiscono altre CE. https://www.bookrepublic.it/promozioni/ioleggoacasa-ebook-gratis/
  3. Cerusico

    Cosa state leggendo?

    Dunque, ho letto cose: Restiamo così quando ve ne andate, Cristò, TerraRossa: una bella voce, un tipo di storia che personalmente tendo ad apprezzare, narratore piuttosto atipico, gestione dei tempi della narrazione altrettanto curiosa. Forse il finale non mi ha del tutto convinto, ma è senza dubbio un testo interessante che mi ha fatto scoprire una CE da tenere d'occhio. Febbre, Jonathan Bazzi, Fandango: racconto sulla vicenda personale dell'autore, omosessuale cresciuto a Rozzano e che racconta in parallelo il presente, in cui scopre di essere sieropositivo, e il suo passato difficile. Non l'ho apprezzato particolarmente, innanzitutto per stile - basta, basta, basta e ancora basta con questo minimalismo sfrenato, tre parole e a capo, basta - ma anche per tono. Inoltre, davvero troppo facile vendersi con una storia come questa, l'ho percepita come una mossa commerciale e non autentica. Insomma, no. Veleno, Pablo Trincia, Einaudi: reportage di una storia vera, quella di una serie di casi riguardanti bambini allontanati dalle proprie famiglie negli anni Novanta in Emilia Romagna. Inquietante in entrambe le fasi: quella iniziale di indagine, tra narrazioni di satanismo, uccisioni di gatti e bambini, riti nei cimiteri, e quella finale in cui subentrano tutti i dubbi su quelle versioni dei fatti. Interessante come le informazioni e le narrazioni influenzino se stesse, come si moltiplichino, come siano pilotabili. Cattedrale, Raymond Carver, Einaudi: non avevo mai letto nulla di Carver, pur conoscendolo già abbastanza bene per aver letto analisi della sua produzione. Come immaginavo, non è decisamente la mia tazza di tè. L'ho letto bene, comunque, ma il suo sguardo non mi attrae, il suo stile ancora meno. La libertà, Ben Okri, La Nave di Teseo: un romanzo strano quanto affascinante. L'autore è nigeriano (credo sia il primo autore africano che leggo) e racconta una storia che miscela il distopico col fantastico in una grande metafora sulla libertà personale, sul libero arbitrio, sulle forme di controllo e sull'implacabile bisogno umano di affermare la propria autonomia. Curioso anche nella forma, molto raccontato, con capitoli brevissimi. Pieno di simboli e pregno di un fascino misterioso e inafferrabile. Non sono certo di aver capito bene tutto, però la lettura è stata avvolgente e ipnotica. Una passeggiata nella zona, Markijan Kamysh, Keller: resoconto delle molteplici visite che l'autore, un ragazzo ucraino figlio di un uomo morto per via delle conseguenze delle sue attività a Chernogyl, compie nella Zona di esclusione. L'ho trovato intrigante come ogni cosa distante dal mio mondo e dalla mia quotidianità, mi sono sentito trascinato in luoghi inquietanti e abbandonati, che l'autore riesce a rivestire di fascino e significato. Una bella scrittura, uno sguardo non banale. Non lasciarmi, Kazuo Ishiguro, Einaudi: mi chiedo come faccia Ishiguro a convincermi nonostante il suo modo di costruire le storie mi lascia piuttosto tiepido. Dopo Quel che resta del giorno, anche con Non lasciarmi è riuscito, soprattutto nelle ultime pagine, a coinvolgermi, e questo lo fa anche grazie a tutto ciò che c'è stato prima, quelle stesse pagine che avevo voltato un po' svogliato. Immagina un mondo distopico di cui non offre molti dettagli, limitandosi alle dinamiche relazionali tra i tre personaggi principali. Riesce ad analizzare i rapporti in maniera profonda, narrandoli in modo non banale, con una ricostruzione a ritroso che affascina per maestria e coerenza. Di tutte le ricchezze, Stefano Benni, Feltrinelli: una specie di fiaba per adulti che ho letto con piacere, per quanto mi sia sembrata troppo leggera.
  4. Cerusico

    Tutto quel buio

    Tutto quel buio Conserva due sensazioni materiche della notte dopo il Disastro: non aveva mai sentito così netta, nel petto, la lacerazione indotta dalla perdita, e le fu chiaro, senza apparente ragione e senza possibilità di smentita, che nel grembo portava il figlio dell’uomo che aveva seppellito. Dalle pareti, dai comodini, dal tavolino in soggiorno sono sparite le foto di Guido: Guido che mostra la medaglia, Guido con la cuffia, Guido col braccio che mulina e fende l’acqua, Guido che sorride, Guido che la abbraccia, ride, nuota, la bacia, ride, ride, ride e lei non sopporta di vederlo ridere per casa, di vederlo esultare per una vittoria ormai priva di senso, proprio non ne ha, lei è senza di lui ma allo stesso tempo ha un bimbo che le ricorda ogni giorno chi era Guido, glielo ricorda mentre lei vorrebbe dimenticare, dimenticare tutto, dimenticare Guido, e se ci fosse un sistema, qualsiasi sistema, vorrebbe dimenticare anche se stessa, dormire per ingannare la realtà e indurla a fare a meno di lei, per tutto il resto del tempo, dormire per tutto il resto del tempo. Non dorme in camera da letto dalla prima notte dopo il Disastro, passa la serata in soggiorno, davanti alla tv. La sera diventa notte senza che lei abbia modo di sganciarsi da se stessa, chiude gli occhi e la mente si apre, esplora abissi da cui vuole tenersi distante, ed è allora che ingurgita due pillole, neanche sa più di cosa si tratti, il ricordo è sfumato e cominciano a essere sfumate anche le voci provenienti dal televisore, quella di Guido però no, la sente ancora nelle orecchie, la sente, anche mentre le pillole fanno effetto, chiude gli occhi, la voce di lui nelle orecchie, e le sembra di muoversi, di camminare senza sfiorare il pavimento, di raggiungere un luogo in cui può ancora toccare Guido, può sentire la sua voce da vicino, da così vicino. Non si sveglia fino al primo mattino. Alessandro non piange, quando va in camera lo trova sorridente, le braccia protese per farsi prendere, desideroso di diventare parte del mondo. Lo fa mangiare, il bambino gongola nella stretta materna, sbrodola appena un po’, lei vorrebbe piangere ma si trattiene, poi lo rimette nel box e va in bagno, una nausea nervosa, vomita, sa che non va bene ma la consapevolezza non basta, non sa che fare, non vuole parlarne a nessuno, magari le toglierebbero anche le pillole, le direbbero di fare esami e lei non vuole, non ora, non più. Controlla l’applicazione con cui tiene traccia del sonno. Ha iniziato ad avere paura, paura di sé durante il sonno, di notte le sembra di allontanarsi così tanto da sé che a volte crede di poter smarrire la strada del ritorno, una notte senza stelle la inghiottirebbe senza restituirla più, e lei lo desidera, lo desidera al punto di temerlo, è ossessionata dalla possibilità che non si svegli più o che si svegli chissà dove, e allora controlla, controlla ogni suono che produce. Stanotte ne ha emessi tanti, lo vede dal grafico, dalle onde, dal resoconto che indica un sonno agitato. Sposta il cursore sui primi rumori, preme play, si sente un fruscio costante, una base, come se lo spazio generasse un rumore preciso, sibilante; qualcosa sbatte, forse una finestra, uno scricchiolio della struttura, o semplicemente la notte, perché il buio ha una sua base ritmica, e non corrisponde a quella della luce. Alessandro, un verso del bambino, il telefono ha registrato i suoni del baby monitor, un fruscio, un respiro pesante, il respiro di lei che dorme grazie alle pillole, il respiro cresce, cresce anche il fruscio, un lieve scatto, un cane che abbaia sulle note di una canzoncina infantile, poi si sente una voce distorta, una voce che sembra un tessuto bucherellato, pronuncia parole inintelligibili, e il suono sembra così vicino, così vicino che potrebbe afferrarlo, il suono, e farlo diventare materia, spalmarselo addosso, ingurgitarlo e poi vomitarlo, vomitare ancora, invece continua ad ascoltare, il bambino ride, è divertito, un fruscio, un altro scatto, come di serratura, e i rumori registrati finiscono, torna il respiro di lei che dorme, le pillole, l’attesa del mattino, lo schermo del telefono si spegne e le restituisce il riflesso del suo volto scavato, le borse sotto gli occhi, la bocca aperta, un’espressione di confusione che fa presto a diventare paura. Cena presto, consuma un pasto leggero, Alessandro gioca con la poltrona giocattolo che sembra un cagnolino, con la mano preme un pulsante, la musica della notte, un cane allegro abbaia e Alessandro ride, cerca la mamma, lei rifugge gli occhi di Guido che non sono incastrati nel volto di Guido, porta il bambino in camera e manda giù due pillole per addormentarsi il prima possibile, per sfuggire a tutto quel buio. Sente una musica, le note ossessive della canzone infantile che ha ancora nelle orecchie, fin dalla mattina, da quando l’ha sentita nelle registrazioni sul telefono. Si diffonde come in stereofonia, dall’altoparlante del baby monitor poggiato sul tavolino invaso da piatti di plastica e bicchieri rovesciati, ma stavolta è diverso, è ancora notte, il suono non è una registrazione, proviene dalla stanza da letto, accompagnato dai mugolii divertiti di Alessandro, da una voce adulta, graffiata, che sembra di un altro mondo, sembra che da un altro mondo stia provando a comunicare con questo. Si sveglia, si sveglia davvero, il cagnolino giocattolo abbaia. Si accorge solo in quell’istante di essere in piedi, come se non potesse disporre di percezioni sensoriali prima che gli occhi si aprano. La musica non proviene dal baby monitor, è lì, ce l’ha di fronte, nel box, il bambino se ne sta a braccia protese, sempre, sempre protese, in attesa di lei, e lei non ce la fa più a vederlo così, a guardarlo vivere e muoversi e volerla, a guardarlo avere bisogno di lei, non fa in tempo nemmeno a pensare che non dovrebbe trovarsi lì, non ricorda di esserci arrivata, quella consapevolezza silente le fa cacciare un urlo isterico, il bambino la guarda e il viso gli si contrae, gli occhi si incurvano, la fronte si ridisegna e, quando la canzone finisce, inizia a piangere. Lei torna in soggiorno e afferra il cellulare, ringrazia il dio in cui ha smesso di credere per aver avviato l’applicazione, non ricorda quando, torna indietro di qualche minuto e sente tutto, sente i movimenti, la voce, si lacera il velo che ha usato per rapportarsi col mondo fin dal giorno del Disastro, il velo che l’ha protetta dal buio, da tutto quel buio che cerca di entrare, che alla fine è riuscito a entrare. Nella registrazione si sentono i rumori del suo riposo inquieto, una sofferenza sommessa che si manifesta attraverso fruscii di lenzuola e lamenti, si interrompono quando si alza, lo capisce perché sente un rumore attutito che conosce bene, il telecomando che scivola e cade sul tappeto, e poi i passi, i talloni sul pavimento freddo, passi nervosi che si allontanano. Viene invasa dal terrore di assistere a qualcosa che non dovrebbe conoscere, nessuno dovrebbe sapere cosa fa nel sonno, il sonno è l’assenza dell’io razionale, l’abbandono di sé, lei invece è lì, testimone della sua stessa coscienza che percorre il corridoio, entra nella camera da letto e lei lo sa, lo sa perché il telefono ha registrato i suoni del baby monitor, sibilanti passi di piedi nudi, un verso allegro di bambino e poi la sua voce, Smettila, Alessandro sorride, le sembra di vederlo mentre si porta la manina alla bocca, ride e lei gli dice Smettila di tormentarmi, smettila, smettila, smettila!, lo dice al bambino che ride, ride ancora, si sente un colpo, lei sobbalza ma poi parte la canzoncina, la solita canzoncina. Non lo ha toccato, non gli ha fatto pagare la colpa di avere nel suo stesso respiro l’essenza di Guido, Guido che ha smesso di nuotare, gli occhi di Guido che ora sono di Alessandro, gli occhi che hanno visto arrivare l’auto contromano, troppo vicina, troppo vicina, il Disastro, non ha potuto neanche provare a sterzare, andava così veloce ed era così tanto vicina, l’attimo del Disastro, chi ce l’aveva il tempo, ha potuto solo protendersi su di lei, un gesto istintivo, un corpo che sceglie di proteggere e non proteggersi, un atto conclusivo che definisce una vita intera. Le è morto in grembo, lo vede ora, le sembra di risvegliarsi ancora una volta, di farlo con un dolore insopportabile alle tempie, col cranio fracassato di Guido poggiato sulle sue gambe, nella posizione di molte serate in cui lo ha tenuto tra le braccia, e da allora ha iniziato a piangere, poi ha messo un velo che nessuno può vedere, ha scelto di non guardare più nel buio, il buio di quella sera, il buio da cui è emerso Alessandro, e ci pensa mentre si avvicina al box, interrompe la registrazione, fa partire tutti i giochi musicali, la giostra-carillon, Alessandro la guarda, gli occhi ancora umidi del pianto, lei non lo sa, non sa cos’ha in faccia, quale sia la sua espressione, in mano stringe le forbici, le stesse che ha usato per i ritagli dei giornali, quelli in cui Guido nuotava, Guido esultava sul podio, Guido mostrava la medaglia, Guido con gli occhi che lei continua a vedere tutti i giorni, i ritagli finiti in un cassetto chiuso a chiave, assieme alle foto. Gli occhi di Alessandro la perseguitano e lei non ce la fa più, non ce la fa proprio, gli si mette di fronte e sa che è giunto il momento di farla finita.
  5. Cerusico

    Compleanni nel WD

    Non cominciate ad avanzare pure pretese, mo'.
  6. Cerusico

    Beretta Mazzotta Agenzia Editoriale

    No, @Bambola. Il testo non è stato ritenuto idoneo.
  7. Cerusico

    Beretta Mazzotta Agenzia Editoriale

    Chiudo il cerchio della mia esperienza. Riepilogo rapido: primo contatto nel marzo 2019 a manoscritto accettato, ho richiesto la valutazione incontro con Chiara ad aprile 2019, discussione sul testo, sugli interventi consigliati e possibili prospettive editoriali pochi giorni dopo, mi è stata consegnata la scheda con relativi suggerimenti Mi sono preso del tempo per riflettere, ho ripreso il testo e l'ho quasi riscritto da zero. L'ho sottoposto a una seconda valutazione (a un prezzo ridotto di più della metà rispetto alla prima). Chiara ha riletto il testo, e lo ha letto anche Chiara Deiana, sua collaboratrice. Ho così ricevuto un parere aggiornato da parte di Chiara Beretta Mazzotta, che ha potuto confrontare le due versioni, e uno "fresco" da parte della sua collaboratrice, che ha redatto la scheda. Ci tengo a sottolineare la professionalità di questa agenzia. La data di consegna è stata rispettata alla perfezione, la disponibilità al dialogo e ai chiarimenti è sempre massima, così come sono puntuali le risposte. Naturalmente, l'occhio di chi valuta è severo e orientato al mondo editoriale, quindi bisogna avere ben chiaro quali sono le aspettative dall'altra parte. Dal mio punto di vista, per chi vuole investire dei soldi per una valutazione del proprio lavoro, è una scelta consigliabile per i motivi sopra elencati: precisione, professionalità, competenza, chiarezza. Nessuno sconto quando c'è da muovere critiche. E credo che non ci siano molti altri modi per crescere davvero.
  8. Cerusico

    Auguri marci al Cerusico

    Rigrazie, Miss. Sono riuscito a evocare anche te, Lercio Stregone Fetido. Mi sembra una bella cosa che ti ricordi ancora quanto faccio schifo.
  9. Cerusico

    Auguri marci al Cerusico

    @mhayli Grazie di cuore, @Marcello e @H3c70r
  10. Cerusico

    Compleanni nel WD

    @Emy @bwv582 @Miss Ribston @Kuno @mercy
  11. Ah però, che schifo di tracce.
  12. Cerusico

    I racconti della Prima Luna - Sesto ciclo

    @Eudes in forma smagliante.
  13. Cerusico

    Scrittopoli 2019 — Finale

    Madò, ho vinto più cose oggi che nel resto della mia vita messe insieme e moltiplicate per 15. Come potrò ripagarvi di tutto questo? Smettendo di scrivere, dite? Dunque, chiudiamola qua: da quando sono attivo sul WD (inizio 2018) posso dire che si sia trattato del contest più bello, intrigante, ben congegnato e un sacco di altre belle cose. Ed è davvero sorprendente soprattutto sapendo che dietro c'è stato @AdStr. Un grazie alle splendide untrici, che hanno tirato la carretta. A @Thea che ha sfornato un racconto meglio dell'altro, scrivendo sempre rigorosamente in 5-6 minuti, non si sa come faccia. A @Ospite Rica che è subentrata e ha subito piazzato un racconto con un preavviso di 24 ore, e ci ha trainato in questa finale. Ma pure a @Plata, che nella prima tappa ci ha letto e supportato, dandoci un sacco di fiducia. Ci rifaremo, lupo. A tutti i compari di avventura, del mio girone, dell'altro, ai finalisti, ai concorrenti vecchi e a quelli incrociati per la prima volta. Ma poi oh, fatemi fare i complimenti a @Eudes, che si deprezza sempre troppo: bravo, Eud. E ai rustelloni: che squadra, emozioni che non si provavano dall'impresa di Steven Bradbury alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City. Infiniti. Bravi i giudici @AdStr, @Miss Ribston e @Kikki : avete dato vita a un contest intrigante, con una formula super. Carinissimi anche tutti i premi extra e farlocchi. Veramente una gran bella organizzazione. Hanno avuto un occhio lungo a prendervi in staff. E ora, insomma, si dia inizio alle danze, secondo la maniera del cerusico. Scendete in pista presto che lo spazio è poco. <-- questo sono io
  14. Cerusico

    Scrittopoli 2019 — Finale

    Riporto una domanda da parte di mio cugino: non è che si potrebbe fare anche una medaglietta tarocca per @Plata?
  15. Cerusico

    Scrittopoli 2019 — Finale

    Via, già piazzate su LinkedIn e sul curriculum.
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