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Macleo

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    Fra color che son sospesi sull'abisso
  • Compleanno 07/04/1949

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    Uomo
  • Provenienza
    Milano Bormio
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    Anatocistici

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  1. Macleo

    [MIXL] Un venerdì pomeriggio in Questura

    Beh, direi proprio di sì. Vediamo, ci sono due personaggi in una stanza seduti di fronte: un ragioniere sospettato e una poliziotta (nella prima parte entra e esce un altro poliziotto, quindi restano sempre due personaggi). Che nella prima parte il narratore sia il sospettato lo si capisce subito quando chiede un avvocato. Poi c'è una riga bianca, segno che qualcosa cambierà nella seconda parte, all'inizio della quale è scritto "Nei polizieschi americani, dei quali sono una grandissima fan"...: di sesso femminile, quindi, e subito dopo dice che è una poliziotta (ed è proprio questo - il potere – il motivo principale per il quale sono entrata in Polizia. Perché sono una donna.).
  2. Macleo

    [MIXL] Il naso d'Alice

    Bravissima, @Befana Profana, un racconto perfetto. Devo confessarti che, arrivato a 2/3, ho provato a pensare come l'avrei finito io, ma io tuo finale è nettamente superiore a quello che mi era venuto in mente. Speriamo solo che Alice non si rivolga al chirurgo estetico che ha canottizzato la Marini o la Marcuzzi.
  3. Macleo

    La minzione del geometra Messana

    la moglie avrebbe dovuto capire, senza bisogno che lui glielo ricordasse, che avendole chiesto di cambiare il vestito, avrebbe dovuto preparargli anche scarpe diverse. Francamente, questo punto mi sembrava chiaro. O no? Detto così è chiarissimo e, se uno non capisce (io), dovrebbe essere tanto peggio per lui. Tuttavia, insisto solo un attimo non per pignoleggiare, ma solo per far rilevare (la qual cosa serve anche a me stesso) quanto sia facile, scrivendo, provocare impreviste reazioni e malintendimenti in chi legge. Tutto chiarissimo se uno legge l'ultima frase così, come del resto tu volevi fosse letta: "ma non le disse di cambiare le scarpe, tanto sapeva bene che lei lo avrebbe capito da sola". Io, invece, avevo letto: "ma non le disse di cambiare le scarpe perché altrimenti, da questa eccessiva frenesia di apparire inappuntabile, lei avrebbe potuto capire che teneva a piacere a qualcun'altra." Ripeto ancora per evitare fraintendimenti: è chiaro che hai ragione tu e che la lettura corretta è la tua, ma ho voluto solo spiegarti come si può cadere facilmente in errore.
  4. Macleo

    Mezzogiorno d'Inchiostro EXTRA-LARGE [Off topic]

    Non è proprio così!
  5. [MIXL] Un venerdì pomeriggio in Questura Presto (traccia di mezzanotte)
  6. Macleo

    [MIXL] Un venerdì pomeriggio in Questura

    Commento Presto (traccia di mezzanotte) L’ufficio sembrava proprio quello di Montalbano. Mobili polverosi degli anni ’30, uno schedario pieno di pratiche, un Crocifisso, stampe ingiallite alle pareti e una foto di Mattarella, sfuocato proprio come appare in televisione. Qualcuno bussò alla porta. «Chiunque sia, se ne vada!» dissi a voce alta per farmi sentire, e la poliziotta in borghese seduta davanti a me sussultò. «Avanti o indietro lo possiamo dire solo noi. Vieni pure, Rotunno.» ribatté in tono seccato, mentre entrava un altro poliziotto. «Ti ho portato il registratore. Sentiamo cos’ha da dirci il nostro ragioniere.» disse il nuovo venuto che trovai istintivamente antipatico. Da tempo immemorabile ero un accanito spettatore di qualunque telefilm poliziesco americano in circolazione, e non aspettavo altro. «Avvocato» annunciai in tono perentorio come avevo visto fare migliaia di volte «Voglio un avvocato!» I due i poliziotti sussultarono. «Un avvocato! E per farne che?» «Per sapere se posso rispondere alle domande» risposi «anche se sono abbastanza sicuro che non me lo permetterebbe mai. Si incazzano a morte quando uno lo fa.» «Ma allo stato lei non è indagato né sospettato, e questo non è un interrogatorio. Vogliamo solo assumere informazioni ai fini delle nostre indagini.» «Non dovreste avere un mandato?» «E per che cosa, per perquisirle la testa?» «Quindi non mi proponete neppure un patteggiamento?» chiesi ancora con una punta di delusione nella voce "Tanto lo rifiuterei.». «Per patteggiare ci dev’essere qualcosa da confessare. Ce l’ha?» puntualizzò lui iniziando ad innervosirsi. «Anche se l’avessi, sarebbe tempo buttato via, il giudice non accetterebbe mai una mia confessione. Vi siete dimenticati di leggermi i diritti.» «Guardi che qui non siamo mica in America.» «Mi sta dicendo che in Italia non abbiamo diritti? L'ho sempre sospettato.» «Sto dicendo che mi sono rotto le palle!» concluse lui facendo l'atto di abbandonare la stanza, ma prima di levare il disturbo si rivolse alla sua collega. «Per favore, parlarci tu e tienimi al corrente. Però vedi di non sparargli, anche se è insopportabile. So di chiederti molto, ma ricordati che è venerdì pomeriggio e ti rovineresti il weekend.» Così restammo soli. Lei sembrava arrabbiata, ma ai miei occhi era ancor più affascinante. Mi ero anche accorto che, mentre parlavo, aveva accarezzato più volte il manganello. Un esplicito lapsus freudiano di tipo sessuale, su questo non c'era il minimo dubbio, così la scrutai ancor più attentamente. Capelli corvini, occhi neri, fisico importante forgiato dalla dieta mediterranea, seno prorompente e braccia nude massicce e abbronzate. Proprio il mio tipo di donna, una vera donna del Sud. «Complimenti, ragionier Galimberti» mi apostrofò con tono severo «ha ottenuto quello che voleva, non è vero?». «Glielo confesso, ma credevo che ci sarebbe voluto più tempo.» «Non è solo merito suo. Il mio collega doveva eseguire alcuni accertamenti, fra poco ne conosceremo l'esito.» Poi improvvisamente sembrò rilassarsi. «Ma adesso vorrei che lei mi raccontasse quello che sa a proposito del suo ambiente lavorativo, confidandomi anche le sue impressioni più recondite. Credo che lei sia la persona giusta perché mi sembra parecchio intelligente, molto più dei suoi colleghi.» Per qualche attimo restai in silenzio, godendomi quell'inaspettato complimento. Non tutti si accorgevano subito del mio acume, e alcuni sembrava che non se ne accorgessero affatto. «D'accordo» risposi «Per lei questo e altro…» «Basta questo, grazie!» puntualizzò lei mettendo le mani avanti, e io iniziai a raccontare. ******** Nei polizieschi americani, dei quali sono una grandissima fan, tutti trattano i poliziotti a calci in culo. Socchiudono appena la porta di casa senza togliere la catena e, quando vedono i loro distintivi, gliela sbattono in faccia, li chiamano porci e li sfidano a tornare con un mandato. Ma provate solo a fare qualcosa del genere con me e vi sbatto dentro con un pretesto qualunque, poi si vedrà quando potrete uscire. Da noi le cose sono molto diverse e la gente - intendo la gente più o meno onesta -, ha ancora rispetto e soggezione della Polizia. Magari non ci ama, specie nelle città, ma è conscia del nostro potere e sa che, con qualunque tipo di autorità costituita, c'è poco da scherzare. Se capiti male, per tirartene fuori devi sputare sangue anche se hai ragione al cento per cento. Sono paure incistate nel DNA grazie a secoli di dominazioni straniere, stati di polizia, delazioni, ricatti, pizzi istituzionali, tasse fuori di testa, burocrazia ingiusta e merdosa e fascismo: retaggi secolari che non se ne vanno facilmente dalla testa. Ed è proprio questo - il potere – il motivo principale per il quale sono entrata in Polizia. Perché sono una donna, e vedere spegnersi sulla faccia di un maschio arrogante quel sorrisetto idiota di sfida e di superiorità mi regala una soddisfazione che non ha prezzo. Miracoli di un distintivo, una pistola, un paio di manette e uno sfollagente, strumenti validi e indispensabili nella mia professione. Ma non vorrei che vi faceste della idee sbagliate. Mica si devono mostrare sempre i muscoli e, spesso, per raggiungere il miglior risultato sono meglio l'astuzia e la gentilezza. Come in questo caso. «Sino a pochi anni fa le banche funzionavano» mi stava infatti raccontando tutto zelante il ragionier Galimberti «e quindi anche noi funzionari più o meno funzionavamo, da cui il nostro nome. Poi le cose sono parecchio cambiate e adesso il compito principale degli istituti di credito è quello di incassare gli F24, le multe e le bollette della luce e del gas: sino a quando tutti non faranno tutto online. Soprattutto per chi come me si occupa del Private Banking, ovvero della gestione dei pochi patrimoni individuali rimasti, la vita è dura. Per far passare il tempo bisogna ingegnarsi tra cappuccini al bar, sesso in ufficio, social network, giochi on line, siti porno e chat a go-go. Non siamo ancora al livello degli impiegati pubblici - che timbrano i badge uno per tutti e poi te li trovi a cazzeggiare a frotte in giro -, ma poco ci manca.» Questo è proprio scemo, pensai fra me e me. Manco realizzava di avere di fronte proprio un funzionario pubblico e mi accorsi che, inconsciamente, avevo nuovamente iniziato ad accarezzare il manganello. Gli avrei dato volentieri un paio di mazzate, ma al momento non me lo potevo permettere. «Come se non bastasse si era messo a darmi il tormento anche il nuovo Direttore, il “cavalier” Rotella. Un meridionale con i capelli radi, unti e forforosi tirati all’indietro, lo sguardo sfuggente, la bocca tumida con un neo violaceo in rilievo sul labbro inferiore e una voce chioccia che spesso si stemperava in un risolino derisorio in falsetto. Non so se conosce il tipo.» Come no, pensai, era il sosia perfetto del Questore e questa era proprio la prima cosa alla quale avevo pensato quando l'avevo visto stecchito sulla scena del crimine. Ancora di più quando l’avevo incontrato di nuovo, molto più rilassato, sul tavolo dell'obitorio dopo l'autopsia. «Per qualche incomprensibile motivo mi aveva preso di mira e mi utilizzava per i suoi giochetti cretini e le sue prese per il culo insulse, come fossi il giullare di corte. Mobbing, quindi, o se preferisce bossing, perché esercitato dall’alto in modo scaltro e subdolo. Favorito per di più dalla piaggeria dei miei colleghi che facevano a gara a tenergli bordone ammiccando, ridacchiando e anche rincarando la dose per guadagnare punti preziosi ai suoi occhi cisposi. Perché aveva anche gli occhi cisposi, prima mi ero dimenticato di dirlo. Tranne poi mettersi a parlar male di lui proprio con me, come fossimo amiconi nella stessa barca. Che gente schifosa!» «Già, non me ne parli. Anche qui succedono cose del genere.» «E il Rotella mi ostacolava pure nella carriera scrivendo note caratteristiche negative, false e inventate, che mi impedivano di avanzare di grado. Che schifo! Meno male che ho un alibi, altrimenti dovreste per forza sospettare di me con tutto il sangue marcio che mi ha fatto sputare. In effetti l’avrei ucciso molto volentieri.» «E l’ha fatto?» «Macché, gliel’ho detto che ho un alibi. Come tutti sapevano, il Rotella lasciava la banca ogni giorno qualche minuto prima delle 17 per prendere il treno delle 17:20 dalla Stazione Centrale per Monza, dove abitava. Il mio orario di lavoro, invece, termina alle 17:30, cosa che potete controllare esaminando la registrazione delle telecamere.» «Ciò che dice è vero, ma ieri è stato un giorno speciale. C’è stato un incidente su una linea ed è stato annunziato il ritardo di un’ora per moltissimi treni, fra i quali quello del Rotella. Quindi lei avrebbe avuto tutto il tempo per commettere l’omicidio. La banca dista circa 10 minuti dalla Centrale e il Rotella è stato spinto sotto un autobus Malpensa Express alle 17:45; nella concitazione del momento, nessuno ha notato se da un uomo o da una donna. Purtroppo in quel punto non ci sono telecamere.» «Già, ma dell’incidente e del ritardo l’ho appreso solo oggi dal giornali. Quando sono uscito dal lavoro, pensavo che lui fosse già arrivato a Monza.» In quel momento entrò nella stanza un altro individuo che posò sul tavolo un tabulato e un foglio con molti appunti scritti a mano. «Però noi abbiamo controllato le telefonate in entrata e in uscita dalla banca di quella giornata, sa è la routine. Ce n’è una in entrata nel suo ufficio alle 17:30 da un cellulare. I colleghi l'hanno chiamato ed è di un passeggero che ieri alla Centrale l’ha prestato al Rotella, sentendo anche la sua telefonata. Il suo capo si era accorto di aver dimenticato in banca il proprio cellulare e, in tono molto sgarbato, ordinava all’interlocutore di portarglielo immediatamente. Ma non al binario, perché occorre esibire il biglietto per entrare. L'appuntamento era dove partono e arrivano i bus di Malpensa.» «Non so niente di questa telefonata, e in ufficio ci sono altre persone che potrebbero aver risposto ed essersi recate all’appuntamento. Ad esempio la signorina Aquilini, un po' il mio omologo femminile. Era infatti vittima designata dei commenti sboccati a doppio e a triplo senso, e delle grossolane avances sessuali dello stesso Rotella. Anche se in realtà è lei che ci tiene sempre a farsi sempre notare ed è seminuda persino alla festa di Natale, tanto è vero che protesta regolarmente dicendo che il riscaldamento è troppo basso. Molto appariscente, insomma, anche se stiamo parlando di un tipo tutto rifatto: labbra, tette, faccia, culo e chissà che altro. Non certo il mio genere, perché la mia donna ideale, se mi permette l'ardire...» «Lasci stare, che non è il caso!» Avevo intuito dove il ragioniere voleva andare a parare e l'avevo fermato in tempo. Mai dare spazio a questi individui perché si sa benissimo cosa può succedere se li fai allargare troppo. Inconsciamente la mia mano tornò ad accarezzare il manganello, sembrava che non potessi farne a meno. Poi la porta si aprì e rientrò Rotunno, il mio partner. «Ecco fatto!» esclamò posando sul tavolo un cellulare «È quello del Rotella e, per i nostri tecnici, sbloccarlo non è stato un problema. L’assassinato non era molto tecnologico, ma aveva scaricato una simpatica applicazione da pochi euro. Evidentemente dimenticava, o lasciava spesso in giro, il cellulare incustodito ed era curioso di sapere chi si provava a sboccarlo per accedere ai suoi dati. Il software, dopo che si inserisce un PIN errato per tre volte, scatta una foto dell’interessato e la conserva in galleria. E guardi un po’ chi c’è qui!» Sullo schermo apparve un’istantanea del faccione piuttosto corrucciato del Galimberti. Sullo sfondo s'intravvedeva la Stazione Centrale e, in giallo, c'era l’orario dello scatto: le 17:40. «Però è stato un incidente!» tentò di dire il ragioniere, suscitando la mia reazione. «Questo lo dirà al processo. Personalmente parlerei piuttosto di una serie di circostanze impreviste che hanno lavorato tutte insieme per offrirle un’occasione insperata! Il treno ha ritardato la partenza regalandole un’ora di tempo, poi il capo le ha telefonato ordinandole di portarle il cellulare proprio dove arrivano velocissimi i bus. Magari l’ha presa per il culo con il suo solito modo rozzo e grossolano, lei non ci ha visto più per la rabbia e la frustrazione, non è riuscito a trattenersi e gli ha dato una spintarella. Peccato solo che, qualche minuto prima, non avesse resistito alla tentazione di inserire il PIN per sbloccare il suo cellulare. Magari ci ha provato con la data di nascita, o il nome di sua moglie o del cane. Questo sì che è stato un incidente! Beh, adesso è venuto per lei il momento di far venire un avvocato, e non certo una mezza calzetta.» Quindi Rotunno chiamò i colleghi perché provvedessero a metterlo dentro in stato d’accusa. A quel punto ci facemmo reciprocamente i complimenti, dandoci il cinque, e ce ne andammo a mangiare una bella pizza margherita dietro la Questura.
  7. Macleo

    La minzione del geometra Messana

    Si ripeteva da trentadue anni che sarebbe stato meglio fare il sonnellino in pigiama piuttosto che vestito. Non capisco di che finzione si parla. Direi “di” sentirsi trasandato. Ma non doveva pensava di mettersi in pigiama? Comunque, questo punto mi sembra un po’ troppo ripetuto e ribadito. Magari se le tirò in su. Ma tanto, a che serve, mica possono restare così! Rivedrei la punteggiatura di questa frase. Oh, solo per oggi sia ben inteso, senza mettere in discussione le regole. Insomma, l’eccezione che conferma, come si dice. Cosa dovrebbe capire da scarpe intonate al vestito? Più che forte, il potere nella giustizia mi sembra citato a sproposito. Anche questa frase non la capisco. Il geometra sarebbe arrivato ad un posto di prestigio per le proteste dei dipendenti che si sentivano maltrattati, nonché per la volontà dell’AD di tenere sottotono il settore. Non mi sembrano interessi, e non vedo come possano essere concomitanti. Direi: chi avrebbe potuto dimostrare che egli avesse torto? Su questo testo sono parecchio perplesso perché si mischiano espressioni piuttosto dubbie (almeno per me), nonché il finale (“Il geometra Messana si alzò per pisciare. Non poteva davvero dire che la vita fosse avara, con lui”, senza punto in fondo e piuttosto slegato da quanto precede), con considerazioni che mi sono molto piaciute. La descrizione dello squallore della vita lavorativa – almeno in questa particolare azienda - della pochezza dei suoi personaggi, dai vertici in giù, convince sicuramente; come pure l’adozione generalizzata dei patetici, ma efficaci, escamotage con i quali si conquista, si esercita, si mantiene e si consolida il potere. Purtroppo c’è una buona dose di verità in tutta quest’ipocrisia, né il linguaggio “anticato” – che fa pensare ad anni passati da tempo – ci può esimere dal pensare che anche oggi poco sia cambiato. L’eliminazione di qualche frase troppo involuta e di qualche insistenza, a mio avviso migliorerebbe ancora il testo.
  8. @Kuno, ti taggo. all’improvviso avete a disposizione più tempo del previsto, che ve ne fate? Avete a disposizione... che ne fate... potrebbe far pensare che il racconto debba svolgersi in prima persona singolare o plurale. Oppure chi ha, o ha avuto, più tempo a disposizione può essere anche una terza persona, ovvero il protagonista del racconto? Grazie.
  9. Macleo

    Sospensione dell'incredulità

    Grazie mille. Quanto al WTF ho in serbo qiualcosa di veramente orrido per quando sarà il momento.
  10. Macleo

    Andrej

    Uhhhhh addirittura! Te l'avevo detto!
  11. Macleo

    Andrej

    Addirittura.
  12. Macleo

    Sospensione dell'incredulità

    commento Stavo leggendo per l’ennesima volta Pinocchio, il mio libro preferito, quando improvvisamente sentii un antipatico formicolio nella zona del cranio in cui risiede l’emisfero cerebrale sinistro. Questi, come tutti sanno, presiede ai movimenti volontari della parte destra del corpo dell'uomo e, per quanto riguarda i suoi due organi perfettamente al centro, controlla la narice destra del naso e il pene con scappellamento destrorso. Come se non avesse già abbastanza da fare, sovraintende anche alle funzioni del ragionamento logico e a quelle del pensiero analitico. Ero arrivato al punto nel quale Pinocchio, trovandosi nel ventre del Pesce-cane, s'imbatte in un Tonno filosofo. «Ma che minchia sto leggendo?» sbottai lanciando il libro direttamente nel camino «Collodi pretende forse che mi beva queste assurdità?» Eppure, come ho detto all’inizio, non era certo la prima lettura, e in precedenza quelle stesse pagine mi avevano sempre divertito senza provocarmi reazioni isteriche. L’unica spiegazione logica era che, per ragioni fisiche o psicologiche al momento sconosciute, fosse avvenuta nella mia mente una sospensione della sospensione dell’incredulità: ovvero di quel meccanismo che ci forza a mettere a riposo le facoltà critiche nei confronti delle incongruenze e delle illogicità di un’opera, per proseguire nella sua lettura ricavandone anzi grande godimento. Il giorno seguente ci riprovai prendendo dalla libreria un altro del miei libri preferiti, il Piccolo Principe in francese. Purtroppo già nelle prime pagine il pilota, precipitato nel Sahara, incontra un bambino che gli chiede di disegnare una pecora. Una pecora? Subito mi girarono le palle e il libro – anche se si trattava di una rara prima edizione autografata - fece la stessa fine di Pinocchio. A questo punto mi sorse il dubbio che la patologia fosse ancora peggiore di quanto avessi immaginato. Forse non si trattava di una semplice sospensione, ma il fenomeno avrebbe potuto rivestire il carattere della definitività, trattandosi di una cessazione irreversibile. Per rilassarmi accesi Sky, dove stavano trasmettendo Avatar, un film che al cinema mi era piaciuto. Adesso, invece, la magia di Cameron non mi ammaliava più e Sigourney Weaver sembrava falsa come una moneta da tre euro. Cambiai canale e c’erano dei politici da Lilli Gruber che facevano le solite promesse elettorali. Ma qualcuno veramente poteva credere a buffoni di tal genere? Evidentemente la fiducia nel prossimo, una particolare forma della sospensione dell’incredulità, mi era andata a zero. Quale altra forma avrebbe dovuto ancora capitolare? La successiva fu la fede religiosa, quando su un altro canale sentii un prete sproloquiare a proposito della resurrezione dei morti, operazione improponibile e priva di senso e significato. Seguirono a ruota affetto e amore, per cui restai in poco tempo senza amici e senza partner. Ogni essere umano, a suo modo, prima o poi mentiva, ingannava o manipolava anche involontariamente i suoi simili. Nessun rapporto con l'umanità, quindi, poteva esistere e resistere senza il potente filtro naturale che mi era venuto a mancare! Lo stesso giorno guardai lo specchio e decisi che mi facevo schifo: non c’erano attenuanti e perdono neppure per me, lo spirito autocritico spadroneggiava nella mia mente senza freni e limiti. Realizzai che vivere sempre con gli occhi ben aperti, senza illudersi, giustificare e scusare, equivaleva a non poter vivere. Stavo correttamente per suicidarmi, ma il mio cane venne a chiedermi di uscire per fare la pipì e capii cosa dovevo fare. Perché gli animali non fingono e non deludono, ma sono esattamente quel che sembrano e che promettono, senza veli e senza artifici. Loro non richiedono nessuna sospensione dell'incredulità. Ora sono il responsabile del canile municipale e sono felice.
  13. Macleo

    Andrej

    Non ho compreso la valenza di questa notizia. Il fatto che si siano trasferiti da un altro luogo credo non abbia nessuna importanza, il punto è il prezzo che si deve pagare con i Ragazzi-Più-Grandi. Questo sistema di dialogo senza trattini e caporali mi piace molto. Sei molto abile nel non far nascere dubbi a proposito di chi sta parlando. Ottima anticipazione dedicarle Qui invece mi sono perso. Andrej dice che la poesia è roba da checche. Poi tocca a Carlo e poi ancora Andrej dice che la poesia gli piace e checca sarà l'altro. Mi sembra di notare una incongruenza Il passaggio nel regno dei morti, che coinvolge anche il precedente dialogo con Carlo, forse potrebbe essere preceduto da qualche avvisaglia o meglio esplicitato. Così com'è richiede di tornare indietro per una seconda rilettura, che però male non fa Beh, non credo proprio che tutti i tuoi racconti siano orridi, surreali e grotteschi, questo è originale, delicatissimo e pieno di poesia a fronte della rozzezza dei ragazzi più grandi. E' la prima cosa tua che leggo e la trovo veramente eccezionale e molto diversa da tutte le altre che trovo nei dintorni. Il fatto di voler commentare qualcosa che nessuno aveva ancora commentato mi ha portato fortuna. Tutti i miei complimenti, quindi, soprattutto per la parte finale. E tutto ciò senza mai cadere nel banale e nella tentazione di suscitare commozione, il che stonerebbe e farebbe perdere punti che, invece, qui sono al massimo. Merita di essere scelto come racconto migliore del periodo.
  14. Beh, ma che c'entra, quella era solo una presa in giro. Qui, quando il ragazzo entra in crisi perché da nano diviene gigante, è il modo terapeutico per non farlo sentire gigante. Quindi, almeno secondo me, è originale. Non è il lettore a trarre le sue conclusioni, ma uno dei personaggi e - di conseguenza - il narratore/scrittore. Pegagogico, sei sicuro che sia il termine appropriato? Sì, non è il lettore a trarre le conclusioni, ma uno dei personaggi e - di conseguenza - il narratore/scrittore. E allora, che male c'è, sono forse il primo a farlo? Non mi dire che è il solito show, dont' tell delle scuole di scrittura creativa. Grazie del tempo dedicato.
  15. Traccia: altezza Commento Ormai il tavolino d'angolo all'esterno del bar gelateria Briolli è come fosse mio, che sono il miglior cliente: il padrone del locale non ci fa sedere nessun altro. Se poi si è durante il weekend e tutti gli altri posti sono occupati, mi chiama al cellulare e io, pur di non lasciarlo a degli sconosciuti, anche se ho altro da fare mi precipito in paese e mi ci siedo. Oggi, però, è giorno feriale e c'è solo un ragazzo che beve un'aranciata nel tavolino accanto. È veramente un bel ragazzo altissimo, di certo più di uno e novanta. Ha però un'espressione triste e preoccupata, e il perché mi piacerebbe proprio saperlo. Poi in strada passa un corteo di poche persone che pubblicizzano un piccolo circo, di quelli che si fermano solo qualche giorno nei paesi e si trasferiscono subito. C'è un clown che distribuisce volantini con le attrazioni e gli orari, mentre un nano lo segue a distanza suonando un tamburo. Proprio in quel momento il ragazzo vicino a me scoppia a piangere a dirotto e il mio amico geometra Del Cass, che sta arrivando per il solito appuntamento, mi guarda scuotendo la testa. A quel punto non riesco a trattenermi e chiedo al ragazzo se possa essergli d'aiuto. Non sono fatti miei e potrebbe mandarmi al diavolo, ma questo gigante singhiozzante mi fa troppa pena. Lui mi ringrazia e mi risponde che nessuno lo può aiutare. “Mi scusi, non ho neppure la forza di raccontarle la mia storia. Però può farlo il suoi amico, non ho nulla in contrario. Tanto in paese tutti ne sono a conoscenza.» Il geometra si siede accanto a me, ordina un bianchino, e inizia a parlare. «Devi sapere che, sin da piccolo, Villiam - questo è il suo nome – iniziò ad evidenziare gravi problemi di crescita. Risultò affetto da quel particolare tipo di nanismo per il quale il fisico riesce a mantenere le corrette proporzioni tra le parti del corpo, ma lo sviluppo resta bloccato. Naturalmente i genitori consultarono un'infinità di medici in Italia e all'estero, che tentarono ogni genere di terapia, anche sperimentale. Nulla da fare, il bambino restava di infima statura, facile e inerme preda delle feroci prese in giro dei suoi coetanei, in quelle circostanze cattivi e crudeli come nessuno. Dato che, raggiunta l'adolescenza, la sua salute mentale peggiorava sempre più e si rifiutava persino di alimentarsi, fu portato dal più quotato psicoterapeuta di Milano, il professor Norberto Vasile Guazzoni. Questi, dimostrando una straordinaria pazienza e professionalità, con innumerevoli sedute ottenne infine il risultato di donargli la serenità. E raggiunse il suo scopo, questo è molto importante sottolinearlo, facendogli accettare nel profondo della sua psiche il fatto di essere un nano. Riuscì, insomma, a convincerlo di essere come gli altri, sotto certi aspetti migliore degli altri, ma in un corpo minuscolo che egli imparò a non odiare, ma a trovare normale anche se diverso. In altre parole Villiam imparò a convivere con se stesso e con la propria immagine riflessa nello specchio, senza provare più sentimenti d'angoscia e di ribellione. Adesso era un nano consapevole della propria condizione, si sentiva un nano e, dopo le lunghe sedute di analisi, era persino orgoglioso di esserlo. Era finalmente riuscito a raggiungere un difficile equilibrio tra fisico e psiche.» A questo punto il geometra, prima di continuare, tira un profondo respiro e capisco che siamo arrivati al punto cruciale. «Chi, invece, non riuscì mai ad accettare la situazione fu il padre, il cui comportamento colse tutti di sorpresa. Egli, infatti, sempre più disperato per il figlio, alla fine decise di tentare l’ultima carta, la più pericolosa. Di nascosto e senza dire nulla a nessuno - né alla moglie, né ai medici - prese letteralmente a ingozzarlo come fosse un tacchino utilizzando l’ipercalorica specialità di queste parti, i pizzoccheri. E, incredibilmente, il risultato fu quello che ora hai sotto gli occhi! Naturalmente i medici non accettarono mai il fatto e parlarono di una rarissima remissione della malattia, mentre il Parroco gridò al miracolo.» «Ma allora tutto andò a posto!» dissi. «Macché! In effetti sarebbe stato molto meglio se il professor Vasile Guazzoni fosse stato meno convincente e il padre non l'avesse fatto allungare così tanto. Il ragazzo, infatti, quando si vide crescere a dismisura, essendo ormai psicologicamente e intimamente convinto di essere un nano, iniziò a sentirsi un'attrazione da baraccone, un fenomeno ambulante, un vero e proprio personaggio da circo e ciò, come hai appena visto, lo fa soffrire ancora di più di quanto non l’abbia fatto soffrire in passato il fatto di essere piccolo.» «Ma questo professore non tentò di risolvere la situazione, facendo sì che Villiam prendesse confidenza con il suo nuovo aspetto e ne fosse felice, sentendosi anzi affrancato da un enorme peso?» «Infatti ci provò, ma proprio per il fatto di essere stato troppo convincente in precedenza, ancor prima di iniziare la terapia realizzò che non avrebbe potuto fare affidamento sulla sua solita base di credibilità, carisma e capacità persuasiva. Tu, infatti, cosa mai penseresti di una persona che, in un primo tempo, ti ripete ossessivamente che è bello essere un nano, e successivamente viene a raccontarti che devi essere straordinariamente felice di non esserlo?» «Hai ragione, ora capisco perfettamente il problema e il motivo del turbamento di Villiam quando ha visto il nano mascherato del circo.» «Proprio così!» interviene Villiam che è stato a sentirci in silenzio mentre parlavamo «Mi sento un essere snaturato, un traditore di me stesso, un'identità confusa e assurda. Non sono più niente e nessuno! Accidenti a mio padre e a quello che ha fatto, sia pure con le migliori intenzioni. Ma mi dica sinceramente, signore, guardandomi cosa vede? Chi vede? Chi pensa che io sia?» Rimango un attimo a pensare, guardandolo fisso. Certo, la prima idea che viene in mente è quella di rispondergli che è un ragazzo altissimo e attraente che ha davanti a sé tutta la vita e dovrebbe essere fiducioso e sereno, altro che quello che era! Ma ora che conosco la sua storia, so che se lo facessi, sbaglierei. Questo è quello che gli hanno detto e ripetuto tutti sino alla noia – di non essere più un nano - e che lui, a causa dei suoi trascorsi e della precedente analisi, non accetterà mai. E improvvisamente la soluzione del problema mi balza chiara in mente e comprendo quello che è giusto dirgli, alla faccia di quel pirla del professor Vasile Guazzoni. «Io vedo... » gli dico allora guardandolo fisso negli occhi «Io vedo... un nano! Non vedo nient'altro che un nano! Tu sei uno stramaledetto nano.» «Ma come un nano?» fa Villiam incazzandosi di brutto «Lei mi prende in giro! Non vede che sono altissimo?» «E allora? Te lo ripeto ancora, tu sei un nano, ma non un nano qualunque! Tu sei un nano importante, un grande nano, anzi... SEI IL NANO PIU' ALTO DEL MONDO, MA RESTI SEMPRE UN NANO E SEMPRE LO SARAI!» Lo dico quasi urlando e scandendo le parole, tanto che il proprietario del bar esce fuori e si mette a guardarci. «Ora finalmente capisco!» dice Villiam piangendo «È proprio così. Non è vero che sono un fenomeno da baraccone, un essere snaturato, un traditore di me stesso, un'identità confusa e assurda! Io sono sempre un nano... solo che sono il nano più alto del mondo!» E allora, ecco che mi ringrazia e mi bacia le mani, mentre io mi ritraggo modesto, poi saluta tutti e scappa via, affrancato per sempre dal suo incubo. «Ora è libero grazie a lei! E' stato veramente eccezionale, è stato fantastico!» «Verissimo!» rincara la dose il geometra Del Cass «Non ho parole! Sei sicuramente il più grande psicoterapeuta da bar del mondo!» Proprio così, dicono. E, francamente, con tutta la buona volontà, non vedo proprio come potrei contraddirli in qualche modo.
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