Vai al contenuto

Macleo

Scrittore
  • Numero contenuti

    2.248
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni vinti

    2

Macleo ha vinto il 13 gennaio

Macleo ha inserito il contenuto più apprezzato di quel giorno!

Reputazione Forum

429 Straordinario

Su Macleo

  • Rank
    Fra color che son sospesi sull'abisso
  • Compleanno 07/04/1949

Contatti & Social

Informazioni Profilo

  • Genere
    Uomo
  • Provenienza
    Milano Bormio
  • Interessi
    Anatocistici

Visite recenti

1.984 visite nel profilo
  1. Macleo

    Guanto di Sfida

    Guarda che scherzavo, @AlexComan, hai tempo sono al 20, altro che dieci giorni.
  2. Macleo

    [MI 117 - fuori concorso] Un'insolita eredità

    Ciao @Emy e grazie. Per quanto riguarda la busta, intendevo una di quelle solite degli studi professionali, con i dati del mittente prestampati. Non saprei come altro dirlo senza dilungarmi troppo nella descrizione.
  3. Macleo

    Guanto di Sfida

    Grazie, @AlexComan, lasciami riposare almeno 10 giorni. Poi fatti vivo
  4. Macleo

    Guanto di Sfida

    Grazie, @Joyopi. Comunque la cintura ti stava malissimo, era troppo larga
  5. Macleo

    Guanto di Sfida

    Grazie, @queffe
  6. Macleo

    Guanto di Sfida

    campione dal 3 settembre, ma a tutt'oggi senza iscrizione nell'albo e cintura. @Joyopi non la molla manco a morire
  7. Macleo

    Guanto di Sfida

    Sotto a chi tocca.
  8. Macleo

    Suicidio a chilometri zero

    Che figura di merda, indovinate dove mi hanno sorpreso stamattina a dormire come un bambino? Lasciate stare, non ci riuscirete mai. Ma procediamo con ordine. Più o meno un paio di anni fa, magari anche tre o quattro, per la seconda volta nella vita ho deciso di suicidarmi. La prima, da ragazzo, era andata malissimo perché ci avevo provato con un’overdose di maionese. Il metodo l’avevo letto su un libro, accorgendomi solo troppo tardi che era un testo umoristico. Da questa esperienza avevo ricavato solo una cagarella durata parecchi mesi e un’avversione profonda e irreversibile per quella maledetta salsa. Questa volta, quindi, ci tenevo a far le cose bene. E infatti pensa e ripensa, un’infinità di tempo è passato nella fase organizzativa. Di sicuro non volevo soffrire, far danni e lasciare scocciature agli eredi. Inoltre non avrei sopportato di fornire ancora una volta agli altri l'occasione di parlare male di me come avevano sempre fatto in vita. O meglio, di parlare male di me da morto proprio per come ero morto. Ciò che volevo assolutamente evitare era che qualcuno, leggendo i particolari del mio gesto, potesse dire qualcosa del tipo: «Ma guarda che idiota! Non solo in vita non ha mai combinato nulla di buono, ma anche suicidandosi ha fatto casino ed è riuscito a fare le cose male. E infatti non è morto subito, ma solo dopo atroci sofferenze!» Vi spiego le mie perplessità con qualche esempio. Buttarsi dalla finestra è un attimo, ma puoi restare solo storpio o, peggio, cadere sulla testa di qualche passante o provocare addirittura un incidente automobilistico. Allora meglio il gas, ma purtroppo mi era venuto in mente solo dopo aver fatto installare le piastre elettriche. L’impiccagione? Però se il collo non si spezza subito con conseguente distacco del cervelletto, ti tocca morire soffocato: ci vuole un mucchio di fatica e dolore, mentre sgambetti come un idiota. Avevo quasi deciso di spararmi a casa con un fucile da caccia, ma i miei parenti avrebbero dovuto chiamare un muratore per riparare i buchi nella parete, un imbianchino per gli schizzi di sangue e un'impresa di pulizia per la moquette. Mi avrebbero maledetto per l’eternità! Farlo all’aperto? Ma cosa sarebbe potuto succedere alla psiche di un bambino che mi avesse trovato in un cespuglio, magari tre o quattro giorni dopo la morte? Dovetti scartare anche alcune location altrimenti perfette, tipo luoghi desertici, sabbie mobili e crepacci montani per non costringere i congiunti a defatiganti iter burocratici volti a ottenere la dichiarazione di morte presunta. Stavo quasi per gettarmi in mare dal ponte di una nave, ma nuoto come un pesce, per cui avrei potuto ripensarci e tornare a riva anche dopo parecchi giorni passati a mollo, gettando nello sconforto i familiari, ormai abituatisi all’idea della mia scomparsa. Mentre mi spremevo le meningi, sorse un ulteriore problema. Dato che erano passati molti anni, non ricordavo più il motivo che mi aveva portato ad assumere quella drastica decisione. Niente, buio assoluto. Infine arrivai alla conclusione che dovevo fidarmi di me stesso. Per arrivare a tanto, infatti, una valida ragione dovevo pure averla avuta, e ciò mi doveva bastare. Se invece avessi iniziato a cagar dubbi al riguardo, temendo di avere adottato una decisione sbagliata o anche solo eccessiva rispetto a un problema che non ricordavo, la mia autostima sarebbe crollata a zero e avrebbe avuto inizio un lungo periodo di depressione che mi avrebbe in ogni caso portato al suicidio. Per cui, a conti fatti, era meglio sopprimersi senza porsi troppe domande, evitando l’ennesimo calvario. Tornai quindi alla fase di messa a punto, ma ero sempre più scoraggiato. Per quanto riguarda le modalità, alla fine decisi di stordirmi con alcol e droghe per trovare il coraggio di avvelenarmi e, per prudenza, terminare l’opera sparandomi con una pistola. Nel più il meno, pensai, ma rimaneva sempre da decidere dove effettuare l’insano gesto. Poi finalmente, dopo tanto tempo, ecco l'idea geniale, quella che ieri sera mi ha portato nel luogo perfetto dopo avere riscritto il classico biglietto d'addio, ormai spiegazzato e reso quasi illeggibile a causa di un erroneo giro in lavatrice. Avevo inoltre dovuto spendere un mucchio di soldi per prendere il porto d'armi e procurarmi del nuovo veleno, in quanto quello che avevo a suo tempo acquistato aveva superato abbondantemente la data di scadenza e avrebbe potuto danneggiarmi seriamente lo stomaco. Seduto su una panchina fuori dell'edificio, ho aspettato che anche l'ultimo impiegato uscisse chiudendo le porte. Come al solito ero arrivato troppo presto, ma era più forte di me: quando avevo un appuntamento, non potevo fare a meno di presentarmi con forte anticipo nel timore di eventuali e sempre possibili contrattempi. Odiavo, infatti, fare attendere la gente nel timore che mi avrebbe giudicato impreciso e facilone. Ma che dire di questa volta? Ovviamente non c'era nessun orario da rispettare e nessuna persona da fare attendere, ma ormai l'abitudine era radicata e non c'era nulla da fare. Dopo avere forzato una porta secondaria e aver lasciato una busta con venti euro per la riparazione, sono finalmente entrato all'interno dell'Istituto di Medicina Legale. Perché questa è stata la mia idea geniale! Quale miglior posto per un suicidio, infatti, di un obitorio dove hanno la massima dimestichezza con i cadaveri, nessuno si impressiona e tutti i santi giorni puliscono perfettamente l'ambiente? Non ci sarebbe stata neppure la necessità del trasporto perché ero già nel luogo di destinazione. Inoltre, poiché avevo da tempo deciso che avrei donato i miei organi, alcuni ancora in discreto stato di funzionamento, mi trovavo già in un luogo dove un chirurgo li avrebbe potuti espiantare senza inutili perdite di tempo. Da ultimo, ma non in ordine d’importanza, avevo potuto lasciare l'auto nel box e venire a piedi perché l'edificio è a poca distanza da casa mia e, quindi, quei fetentissimi Ausiliari della Sosta avevano perso l'ultima occasione per elevarmi una multa. Riassumendo. Si erano versati fiumi di inchiostro a proposito del delitto perfetto, ma io sarei stato sicuramente ricordato per avere inventato, e realizzato, il suicidio a chilometri zero. Così l'avrebbero chiamato i giornalisti della carta stampata e dei tiggì, ne ero sicuro! Sono quindi entrato in una sala autoptica, mi sono spogliato, piegando ordinatamente i vestiti, e ho avvicinato al letto un tavolino dove ho appoggiato il biglietto di addio, l’autorizzazione all'espianto, una bottiglia di whisky, un potente sonnifero, il barattolo del veleno e la pistola carica. Mi sono sdraiato cercando di respirare il meno possibile, perché il forte odore di disinfettante presente nell'aria mi faceva schifo. Per decenza mi sono coperto l'inguine con un asciugamano pulito e ho legato all'alluce sinistro un cartellino con le mie generalità, data di morte compresa, che avevo diligentemente precompilato a casa. Poi mi sono messo le cuffie e ho caricato sul cellulare il software musicale individuando la playlist Finale di stagione, creata molto tempo fa con lo scopo di conciliarmi il sonno eterno accompagnandomi nell'ultimo viaggio. Non mi ricordavo tutti i brani che avevo scelto, ma ero sicuro che iniziasse con Samba pa ti per continuare poi con Knockin' On Heaven's Door, Candle in The Wind e River Of Tears. Infine mi son fatto fuori la bottiglia di whisky, ingoiando nel contempo il sonnifero, dopodiché mi sono addormentato profondamente e così mi hanno trovato oggi. Come ho detto all’inizio, che figura di merda! Non c’è niente da fare, per quanto tu possa assumere decisioni ponderate, con intelligenza e raziocinio, e ti organizzi al meglio con scrupolo, qualcosa può sempre andare storta. Anche il mio geniale suicidio a chilometri zero.
  9. Macleo

    Penna e Spada - Il topic per le votazioni

    Grazie, @paolati. Il fatto è che mi piace troppo quando mi fai i complimenti
  10. Macleo

    Penna e Spada - Il topic per le votazioni

    Scusa, @queffe, ma non mi è chiaro il rapporto causa - effetto. Perché due racconti simili non potrebbero essere anche originali?
  11. Macleo

    Penna e Spada - Il topic per le votazioni

    Grazie a @queffe e @Emy. Lo so, lo so, @Kuno, mi è andata di lusso, altro che bene!
  12. Macleo

    Lista, giuria e annunci

    Grazie, @flambar
  13. Macleo

    Lista, giuria e annunci

    Grazie @paolatie e @wyjkz31
  14. Macleo

    [MI 117 - fuori concorso] Un'insolita eredità

    Grazie, sono d'accordo, va bene così com'è, breve, leggero e appena frizzante. Un bicchiere di vinello, quindi. Anche per @Thea e @Pierpiero, il racconto è abbastanza autobiografico. Negli anni 80' avevo come cliente a Piacenza la Gabbiani, macchine per la lavorazione del legno. Seguivo anche i contratti con gli sponsor del figlio Beppe, pilota di formula uno sull'Osella. Magari qualcuno ricorderà. Si lavorava duramente tutto il giorno e la sera s'andava a mangiare un boccone dal signor Dante, nella villetta così come l'ho descritta anche se le gentili signore non erano discinte. Chi voleva, poi, poteva anche "integrare" finendo in bellezza la giornata. Non io, naturalmente, perché sono dotato di una volontà ferrea e posso resistere a qualsiasi tentazione! Che vi devo dire, certe cose succedevano, e succedono, solo in Emilia.
×