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Macleo

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    Milano Bormio
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    Anatocistici

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  1. Macleo

    Taxi writer - Prima tappa

    [TW-1] Peccato originale
  2. Macleo

    [TW-1] Peccato originale

    Commento Lorenzo si accomodò sulla poltrona, ancora in vestaglia. Non era una domenica qualunque, quel giorno compiva quarant’anni di matrimonio. Lo sguardo corse al vassoio d’argento sul tavolino dove vide riflesso il proprio volto distorto. Nulla di nuovo: sapeva di avere perennemente un'espressione tra il critico, il disilluso e l’annoiato. Solo quand’era in casa perché fuori, con gli amici, i conoscenti e i clienti, era molto diverso, quasi l’opposto. Circostanza che i figli non mancavano mai di rinfacciargli. «La gente ti descrive come una persona sempre allegra, spiritosa e acuta» gli dicevano «di sicuro ti confondono con qualcun altro.» Una volta tanto non poteva dar loro torto. Ma quale era il “vero” Lorenzo? Probabilmente ne esisteva uno solo che si adattava alle diverse circostanze. Come a dire che a casa c’era qualcosa che lo deprimeva e lo condizionava in senso negativo, anche se non poteva certo muovere accuse troppo pesanti perché, guardandosi attorno, c’era di peggio. Sua moglie Luisa aveva troppo presto dismesso l’entusiasmo giovanile per rivelarsi fredda e indifferente. Era abile nella gestione della casa, ma incapace di rendergli la vita lieta e degna di essere vissuta con un minimo d’amore e di passione. Quanto ai figli, Federico era un quarantenne pigro e svogliato che abbandonava l’usuale apatia solo per riempirsi di adrenalina con qualunque gioco, bastava fosse d’azzardo. In negozio ci veniva solo a tempo perso e Lorenzo tirava un sospiro di sollievo quando, dopo l’immancabile discussione, si eclissava per qualche giorno. La figlia era separata e viveva di nulla. Appuntamenti dal parrucchiere e dall’estetista, amici e amiche senza cervello e il figlio Luca lasciato troppo spesso con la babysitter. «Cu-cu! Buon anniversario, papà!» Fece un salto. Il figlio l’aveva sorpreso arrivandogli silenzioso alle spalle e coprendogli gli occhi con le mani, un gioco che lo faceva sempre incazzare. «Ciao, Federico, grazie. Come tutti gli anni ho un regalo per te. Sai che abbiamo questa strana abitudine, io e Luisa, di cogliere l'occasione dei nostri anniversari per "passarvi" qualcosa, una specie di anticipazione dell’eredità in comode rate. A tua sorella ci avrà già pensato tua madre, credo le abbia donato qualche suo gioiello.» «Grazie mille, papà Invece voi rifiutate ogni presente, anche un pensiero, perché dite che quando volete una cosa ve la comprate.» «E infatti i regali non mi sono mai piaciuti. O sono inutili, o non sono azzeccati, o è sbagliato il momento, oppure mi andrebbero bene e li sto quasi desiderando, ma allora chi me li fa mi leva la soddisfazione di comprarmeli io stesso. Per eliminare questi rischi ti ho firmato il solito assegno. Se tu fossi ancora un ragazzo ti direi di spenderlo bene, ma sei un uomo e quindi… te lo dico lo stesso. Spero vivamente che questo pezzo di carta non veda mai una sala giochi o una stanza da poker.» «Ma se non ci metto piede da un casino di tempo! Perché non mi vuoi credere?» «Vuoi dire che giochi solo online? E com'è? Magari ti diverti anche di più!» «Proprio non ce la fai a lasciarmi in pace e devi sempre rovinare tutto, non è vero? Comunque ti ringrazio dei soldi, anche se sei riuscito come al solito ad avvelenare il tuo bel gesto! Quanto a te, non ti ho portato proprio nulla, neanche un libro. Sei contento?» «Hai fatto bene perché l'avrei lasciato lì, sul tavolino, senza leggerlo perché non l'ho scelto io. Poi magari in libreria, dopo ore e ore di pazienti indagini, l'avrei comprato eguale senza ricordarmi di averlo già ricevuto in dono.» Restarono per un po’ in un silenzio carico di tensione. Lorenzo era consapevole di non lasciare mai nessuna possibilità al figlio, ma era più forte di lui e si odiava per questo. «Che faccia scura che avete tutti e due! Come al solito, anche oggi avete litigato.» Luisa e Silvia erano entrate con Luca, l’unico nipote. «Guardate che bell’anello ho avuto dalla mamma. Mi ha dato anche altre cose, ma questo mi piace da morire. Buon anniversario, papà!» Lorenzo all’inizio diede uno sguardo distratto alla mano della figlia, ma poi vi accentrò l’attenzione aggrottando le sopracciglia. Quando parlò, la sua voce era diversa. «Grazie, Silvia. Oh, c'è anche il mio amico Luca.» «Ciao, nonno! Buon anniversario! Ma di che cos'è l'anniversario?» «Il nonno e la nonna festeggiano quarant'anni da quando si sono conosciuti! Non da quando si sono sposati, come fanno tutti, ma da quando si sono incontrati. Il nonno è contro tutte le convenzioni, se sai cosa vuole dire questa parola, e non dà importanza agli aspetti che giudica solo formali. Come il matrimonio.» «Non ho capito niente! Ma come vi siete conosciuti, nonno, me lo racconti?» «Va bene. Da qualche tempo lavoravo nel negozio di mio papà, che tu non hai mai conosciuto, quando...» «E che lavoro facevi?» «Lo stesso che faccio anche ora. Creavo e vendevo gioielli. Anzi, proprio il giorno prima avevo realizzato il mio primo anello che avevo chiamato "Sospiro del vento".» «E poi cos'è successo?» «È entrata una signora, la bisnonna Giulia, con sua figlia, tua nonna Luisa.» «E tu ti sei innamorato subito della nonna?» «No, per la verità, ma ho visto che era molto carina. Le abbiamo mostrato vari oggetti perché a giorni sarebbe stato il suo compleanno e la mamma voleva farle un regalo.» «Scommetto che la bisnonna le ha regalato proprio il tuo anello.» «No, non quello, ma un altro molto bello e di gran valore. Il mio anello è scomparso quel giorno stesso… sino ad oggi quando l’ho rivisto al dito della mano della tua mamma. E adesso questo fatto la nonna me lo devi spiegare.» «Non c’è nulla da spiegare, ti stai sbagliando. Quel gioiello è uno dei tanti che mi hai regalato nel tempo.» «Non mi sbaglio e lo sai benissimo. Allora parlo io. Mio padre allora aveva assunto in negozio Emma, la ragazza che quel giorno ha licenziato.» «Ma cosa vai a rivangare, ti sembra il momento?» «Vuoi continuare tu, o continuo io?» Lorenzo aveva alzato la voce. «E va bene, vuoi farmi confessare e io confesso. Avevo capito che tu ed Emma eravate innamorati…» «Proprio così, forse solo una cosa da ragazzi, ma violenta come gli amori che divampano a quell'età per la prima volta.» «Quel giorno, appena entrata in negozio, mi hai guardato appena e io mi sono sentita offesa. Nello stesso tempo, vedendo che c'era qualcosa fra voi, sono diventata gelosa. Ti incontravo spesso per strada, mi piacevi e ti volevo. Lei ci ha mostrato la tua creazione non solo con ammirazione, ma con amore e orgoglio, come se tu le appartenessi... e io l'ho odiata. Alla fine, quando ha portato via l'espositore, un attimo prima ho preso l'anello. Volevo toglierle qualcosa, levarle dal volto quella stupida espressione adorante nei tuoi confronti. Ero molto giovane e, lo ammetto, viziata, ed è stata un'azione istintiva. Me ne vergogno, ma l'ho fatto senza pensarci, come un dispetto verso lei che ti guardava come fossi Dio. Non pensavo certo che sarebbe stata licenziata perché sospettata del furto, non l'ho fatto per questo.» «E invece l'hai fatto proprio per questo, anche se non vuoi ammetterlo. Poi, invece di eliminarlo in qualche modo, l’hai tenuto nascosto per anni, come fosse un trofeo. Oggi, probabilmente, ti è scappato fra gli altri gioielli che hai regalato.» «Ma che dire di te, allora? Se avessi voluto veramente bene ad Emma, non avresti avuto nessuna esitazione e l'avresti difesa con coraggio. Invece hai lasciato che tuo padre la licenziasse, soffrendo in silenzio e basta. Ma adesso, dopo quarant’anni, che vuoi fare?» Lorenzo stava pensando. Tutto sarebbe potuto veramente crollare a causa di un peccato originale, come se la loro unione fosse stata costruita sulla sabbia? Guardò la moglie, che aveva un’espressione dura e ostinata sul viso. Il figlio pareva vicino a scoppiare in una risata, mentre Silvia sembrava poco interessata e vagamente stupita. Solo Luca lo guardava con grande tristezza. Qualcosa era cambiato, qualcosa doveva accadere. Ma cosa? Proprio non lo sapeva. Si appoggiò con le spalle alla poltrona e chiuse gli occhi.
  3. Macleo

    Il colloquio di Anna [frammento]

    Gentilissimo @Gualduccig, qualunque opera tu stia scrivendo – sappiamo che questo ne è solo un frammento – di sicuro sai scrivere, e questo è un ottimo presupposto e un buon inizio per chi abbia intenzione di scrivere. Per cui, continua a scrivere perché leggerti è un piacere: nessun errore, la punteggiatura a posto e l’occhio scivola che è un piacere sino alla fine. Non resta che andare a caccia di fesserie. Ma forse è proprio quello che vuoi, se chiedi di ricevere commenti. Magari sei un perfezionista. Questo termine non lo conoscevo e lo sono andato a cercare. Non c’è molto però, perché il significato non si discosta molto dall’interpretazione più semplice, ovvero picassiano eguale a “di Picasso” o “tipico di Picasso”. Per cui ho pensato che facessi riferimento alle caratteristiche del suo viso, ovvero lineamenti un po’ deformati secondo uno schema geometrico volto a sottolinearne l'espressività. Del resto, ciò quadrerebbe con la descrizione della sala riunioni che dovrebbe esserne l’esatto contrario: legno che pretende d’esser nobile, superfici quasi laccate, totale mancanza di spigoli vivi. Ho capito bene o volevi dire qualche altra cosa? Di solito queste storpiature dei nomi mi disturbano un po’ perché sono sempre troppo volute ed esagerate. Qui, invece, no, tanto che sono quasi sicuro di avere già assaggiato la Grappa Slavonia. Minima annotazione, metterei due virgole: una prima del “ma” e una dopo “Petronia”. Un bell’inciso, insomma. Beh, bisogna proprio dire che i dialoghi sono sempre piacevoli, nonché acuti, spiritosi e senza mai cadute di stile. Altra caratteristica tua che mi piace è che non ci sono parole inutili, tutto serve ed è giusto che ci sia. Qui mi è sfuggito il piano del picassiano a proposito dell’introduzione della grappa Slavonia nel mercato cinese. Vuole in qualche modo adattare il proprio prodotto – una versione alleggerita - o educare il consumatore cinese “parvenu” ai gusti europei? Mi è inoltre capitato di offrire più giri di una grappa di serpente, molto comune in Cina, a una quindicina di poliziotti che mi stavano interrogando e il gusto mi è sembrato molto forte e privo di una nota leggera e vibrante. Ma questi sono impressioni personali. Forse è più corretto parlare degli Stati Uniti. Questa annotazione – chiaramente riferita a Trump - è fortissima. Però al termine della frase c'è un refuso, ovvero la virgola dopo "o" e prima che "so". Probabilmente volevi scrivere: "Pensi alla filosofia, alla democrazia o che so io. Però scriverei: "Pensi alla filosofia, alla democrazia o ad altro del genere." Ma “骑虎难下” non vuol dire “cavalcare la tigre”, ovvero non farsi sorprendere dagli imprevisti? Anche qui c'è un piccolo refuso perché "Diciamo così, sì." dovrebbe essere all'interno del virgolettato. Bene, ho finito e non mi resta che farti ancora i complimenti e sollecitarti ad avanzare con il tuo libro.
  4. Macleo

    Taxi writer - Topic ufficiale

    Una commedia in tre atti, naturalmente.
  5. Macleo

    Taxi writer - Topic ufficiale

    @Anglares, il racconto si può sviluppare il forma di commedia? O non è più un racconto?
  6. Macleo

    [MI 140] Più o meno come fa un piccione

    Come sempre piacevole e originale, e poi a me i piccioni piacciono, ma mai da mangiare. Poi, da quando ho visto quel fantastico film "Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza", non ne posso più fare a meno. Grazie del piccione, a buon rendere.
  7. Macleo

    [MI 140] Libertà

    @Edu, sei sempre bravo, ma questa volta lo sei stato ancora di più. Nemmeno un'incertezza e una scrittura essenziale che trasmette un mucchio di concetti senza un attimo di respiro: nulla potrebbe essere eliminato o cambiato senza togliere qualcosa al racconto. Hai fatto proprio bene a fare il liceo. Ironia della sorte, avrei volentieri iniziato il mio commento citando proprio la frase che è tanto piaciuta allo scrittore incolore, quella delle mazzate. Mi ha preceduto, e non è la prima volta. Complimenti ancora.
  8. Macleo

    [MI 140] L'origine del male

    Bravissima, questo è geniale. Ho pensato la stessa cosa quando è nato mio fratello, ma ero già "fuori" da due anni e non ho potuto intervenire. Commenti ridotti all'osso perché c'è poco da dire. Il racconto , scritto magostralmente, è veramente potente e colpisce dove deve colpire. Ma non è che questo è solo l'inizio e, prima o poi, potremo leggere le avventure omicide della piccola che cresce? Non oso pensare all'asilo. Del resto, che altro ti puoi aspettare quando leggi: Complimenti!
  9. Macleo

    [MI 140] Gli ultimi saranno i primi

    «Ehi, tu, fermati e torna indietro! Ridammi subito le mie tre bustarelle o ti denunzio ai Carabinieri!» Qualcosa non quadra.
  10. Macleo

    [MI 140] Gli ultimi saranno i primi

    Dov vuoi, basta che sia imbottito.
  11. Macleo

    [MI 140] Ideologia donna

    Si, ma nel mostrare ad altri quello che si è scritto per qualche correzione e qualche dritta non c'è nulla di male. Anche i mostri sacri, credo, passano attraverso gli editor.
  12. Macleo

    [MI 140] Una mongolfiera per te

    Forse è meglio "erano". Scappato il punto interrogativo? Leverei il secondo "Milano". "ci" è minuscolo. Beh, già che l'hai detto, vien voglia di sapere quale. Bravissimo! Un racconto stupendo che sembra una storia vera (lo è?) tanto è il timore della disillusione, la concitazione e poi la felicità che sei riuscito a infondere nelle frasi. In mezzo a tutte le fesserie che sentiamo intorno, in mezzo a tutti i citrulli che sparlano a spoposito, questo racconto è proprio un raggio di sole e una sorsata d'acqua fresca.
  13. Macleo

    [MI 140] L’ultimo arrivato

    Di sicuro hai sgrammaticato apposta la frase, ma lo farei più meglio. Ad esempio: "Voglio dire che, se con gli altri a scuola e fuori ci vado d’accordo e stiamo bene insieme, con lui mi faccio più dal ridere e quindi sto più bene." Beh, hai reso molto bene il modo di pensare e parlare di un bambino e il racconto mi è piaciuto per la sua freschezza. Peccato che poi crescano.
  14. Macleo

    [MI 140] L'estraneo

    Dato che il finale contraddice l'affermazione iniziale, la notizia del trasferimento la metterei in bocca a uno qualsiasi dei bei tipi che hai così efficacemente descritto. Racconto paesano simpatico e istruttivo. Nulla di particolarmente nuovo, ma scritto bene come sai fare.
  15. Macleo

    [MI 140] L'acqua che passa

    Beh, sì, questo è insopportabile. Bel racconto e bella l'idea del bicchiere. Ogni tanto, però, si fa un po' fatica a capire il discorso e serve una seconda lettura. Ad esempio: Forse è il verbo "dipendere", forse la mancanza di qualche virgola o il soggetto che cambia dal "torrente" alla "montagna", ma il senso per un attimo si perde in un rivolo imprevisto. Insomma, non mi è chiaro se il danno di Tommaso dipenda dai capricci della natura o da interventi umani, piuttosto che da tutti e due. Il racconto è bello e ben congegnato, tanto da meritarsi una rivisitazione per renderlo più sicuro e scorrevole in qualche punto.
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