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Macleo

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Macleo ha vinto il 13 gennaio 2018

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    Fra color che son sospesi sull'abisso
  • Compleanno 07/04/1949

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  • Genere
    Uomo
  • Provenienza
    Milano Bormio
  • Interessi
    Anatocistici

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  1. Macleo

    [MI 135] I piedi sotto alle coperte

    In effetti questo simpatico e cinico racconto - anch'io mi muovo spesso sulla stessa lunghezza d'onda, - racchiude in sé anche una morale profonda diretta al genitore del protagonista ricattatore: se proprio devi andare a puttane o a travestiti, meglio andare molto, ma molto lontano da casa. Alcuni, tempo permettendo, vanno infatti persino in un altro comune. Mi è quindi piaciuto, anche se ho qualcosa da dire su: Per la mia lunga e consolidata esperienza - sono molto più anziano di te - , l'innervosente alito di fresco, che ogni tanto può accarezzare gli alluci nel bel mezzo della notte, non dipende dal fatto che tutti e due i piedi siano o meno perfettamente posizionati sotto le coperte, ma dal fatto che il lato del letto, in prossimità del quale si sta dormendo, non è stato fatto a regola d'arte. Infatti se le lenzuola, al momento del mattutino rifacimento della stanza , era troppo abbondanti nell'altro lato del letto rispetto al "nostro", può avvenire che, nel girarsi e rigirarsi notturno nostro e/o del (della) nostro(a) compagno(a), per il noto effetto "tiraggio" - ben conosciuto in fisica quantistica - venga a scoprirsi l'assetto globale esterno del letto dalla nostra parte, (lenzuola + copriletto + trapunta, piumone o coperta), con gli antipatici effetti che hai così ben descritto nel tuo testo.
  2. Macleo

    [MI 135] I poveri non hanno i denti

    Bestiale, @Ippolita2018, abbiamo incrociato i commenti esattamente nello stesso istante!
  3. Macleo

    [MI 135] I poveri non hanno i denti

    Bellissimo testo, @Ippolita2018, molto sentito, interiore e vissuto. Ciò che più mi è piaciuto è la protagonista, che avrebbe potuto essere molto diversa e "buonista" attirando le simpatie di molti lettori che, invece, l'anno trovata quasi antipatica e si sono stupiti di alcune sue reazioni e pensieri. E invece, proprio per questo è credibile e molto umana. Lo stesso errore in cui caddi molto tempo fa, sentendomi poi un perfetto cretino con la sola attenuante di star vivendo una vita troppo comoda, diversa e lontana dai veri derelitti, dagli "ultimi". Parlando di Gino Strada con un suo amico e collega mi era permesso di criticare alcuni suoi interventi. Al che lui, con molta gentilezza, mi fece presente che non potevo utilizzare il mio metro con chi aveva visto e vissuto sulla sua pelle tutti i giorni , e per troppo tempo, cose tanto orribili da non poter neppure essere immaginate. Come chi, fatte le debite proporzioni, sta in un centro d'ascolto e va per strada a respirare la puzza dei dimenticati.
  4. Macleo

    [MI 135] L'ultimo uomo

    Ottimo pezzo scritto in aderenza a una traccia che tu stessa hai definito troppo dettagliata e coercitiva. Chi è l'ultimo uomo e perché è restato da solo? Personalmente mi verrebbe da riscrivere il testo eliminando ogni riferimento troppo umano (moglie e figli, ad esempio). L'ultimo uomo potrebbe essere Dio restato da solo dopo aver giocato con l'ultimo gatto.
  5. Macleo

    [MI 135] L’ULTIMA CASA

    Ti interessa affittare un cane per farti a buon diritto un giretto in corso Italia?
  6. Macleo

    [MI 135] Luna a scacchi

    qui mi confondo un po', forse volevi scrivere che gli stavano? Il figli dello scrivano, IL QUALE (che) gli stava... Non capisco dove sta il problema perché era e non è? Stiamo parlando della stessa notte, no? Si, ma alle 4 di mattina le 18 del pomeriggio precedente possono giustificare un tempo verbale precedente hai perso il punto dopo corte Non credo proprio ci voglia, almeno io non lo metto mai, come qui: "«Comunque ora siamo messi molto male!» osservò il cerimoniere «La plebaglia è eccitata e nervosa... " Alcuni mettono invece le virgole come fosse un inciso, ma a me non piacciono forse, bene e senza risparmio? Qui ci hai quaso preso. Ovviamente volevo scrivere "mangiare e bere". Ho corretto. Grazie del commento
  7. Macleo

    [MI135] Non so scrivere con la luce accesa

    E allora, se le cose stanno così e i risultati sono questi, sarà meglio che facciate molte cose insieme, @Emy e @Ton. Diventerete come Battisti & Mogol, Fruttero & Lucentini, Stigler & Otis.
  8. Macleo

    [MI 135] L’ULTIMA CASA

    Direi "mi viene in mente" Tipico dei liguri. In un mio racconto, infatti, ho scritto: "Colline verdi incombono alle spalle, ansiose di mantenere le loro promesse, ma il destino e la pagnotta sono sempre stati e sempre saranno sul mare. Rimangono sogni da gita familiare i funghi, le castagne e i fichi, i campi da bocce sotto i pergolati, le osterie tra gli olivi, i terrazzamenti coltivati con sapienza, il profumo leggero delle erbe aromatiche e quello acre delle fascine che ardono." Sei ligure? Quel "si apprestano" non mi fa impazzire. Potresti scrivere "si mostrano", "compaiono", "si delineano" oppure , più poetico, "si appalesano". Più che comprensibile, da parte di una ex, questa abusatissima stoccatina punzecchiante. Direi che manca una virgola dell'inciso e "sta" non deve avere l'accento. "però il senso di angoscia, che quotidianamente provo, non si sta attenuando nonostante la doppia seduta settimanale." ti è scappata una "elle" eliminerei il secondo verbo ripetitivo Più che "angosciosi", direi "angoscianti" o "angosciati", a secondi ciò che volevi dire “Mi dica, allora! Che aspetta, parli.” Quel "sebbene rilassanti" lo capisco poco. Il secondo "non", assolutamente non ci sta, due negazioni affermano. Complessivamete il racconto mi è piaciuto e non è bastato il moralismo finale tipo pistolotto a farmelo dispiacere. Comunque, a tua discolpa, l'aggancio con la realtà era necessario, lo richiedeva una traccia parecchio difficile. Un bel racconto con minimi difetti.
  9. Macleo

    [MI135] Non so scrivere con la luce accesa

    Scusa, @Ton, ma il mio era puramente un appunto legato al tipo di scrittura, né accusatorio né complimentorio. Semplicemente non ho riconosciuto nel testo il tuo stile - che ormai credo di conoscere a apprezzo - , magari il tuo apporto è stato di diversa natura, ma non per questo meno rilevante. In altre parole, leggendo il racconto - tipicamente e fortemente Emyiano - non ho pensato che potesse essere stato scritto a quattro mani.
  10. Macleo

    [MI135] Non so scrivere con la luce accesa

    Personalmente abolirei queste frasi iniziali e finali, le uniche banali e abusate in questo bellissimo testo. Tra l'altro, non se ne sente alcun bisogno. La frase "l suono della voce di Adah riempie gli spazi di luce assente.", che invece è molto bella, potrà agevolmente trovare spazio altrove. Posso capire bene cosa significa, ma stranamente non ne ho trovato traccia da nessuna parte su su internet. Un racconto suggestivo, evocativo e originale. Bellissimo e struggente, ma non inutilmente commovente. Si sentono persino cigolare le assi del pavimento di legno vecchio. Questa indubbiamente è la tua dimensione (non intendo dire per forza quella funebre) e infatti, ogni volta che te ne discosti, a mio avviso il risultato è assolutamente inferiore. Di Ton non ne ho visto neanche l'ombra.
  11. Sarei davvero molto curioso di leggerlo, spero proprio che tu lo scriva. Fatto, puoi guardare qui: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/46861-mi-135-luna-a-scacchi/?do=findComment&comment=826080 Però non vale neppure la metà del tuo. Il Covid-19 mi ha ucciso l'ispirazione
  12. Macleo

    Mezzogiorno d'inchiostro 135 - Topic ufficiale

    [MI 135] Luna a scacchi Traccia di mezzanotte: Il sole è calato
  13. Macleo

    [MI 135] Luna a scacchi

    commento Traccia di mezzanotte: Il sole è calato Il Conte era fuori dalla grazia di Dio perché aveva dovuto correre in quel luogo fetido interrompendo un’orgia che stava riuscendo parecchio bene, il che non si poteva certo dire di tutte le orge di corte. Le prostitute, bene o male, erano infatti sempre le stesse con le loro tette strizzate nei corpetti tirati alla morte, e i nobili invitati, dotati di scarsa fantasia, si limitavano a prenderle in modo monotono e ripetitivo. Inoltre, a furia di mangiare a quattro palmenti durante le interminabili cene propedeutiche ai festini, erano tutti diventati grassi come porci e disgustosi a vedersi nelle loro nudità sudate. Stavano meglio vestiti, in quanto gli abiti comodi e a sbuffo almeno confondevano le acque e rendevano la loro vista più accettabile. Ma, per fortuna, quella notte erano presenti i tre giovanissimi e attraenti figli dello scrivano che gli stava predisponendo la biografia a futura memoria, ed era stato piacevole ed eccitante vederli all’opera. Sembrava quasi che fosse la prima volta che lo facevano, ed erano genuinamente infoiati e instancabili nell’attività amatoria. Erano le quattro di notte e si trovava nelle segrete della torre davanti alle sbarre della cella del condannato a morte, il quale doveva sempre essere guardato a vista per evitare che riuscisse in qualche modo ad anticipare l’esecuzione, rovinandone l’impatto scenico. La cella aveva, nei restanti lati, tre robusti muri finemente decorati con i geroglifici e le iscrizioni di tutti i prigionieri che erano passati di lì, né mancava, sul muro verso l’esterno, la classica finestrella dentro la quale, al momento, faceva bella mostra di sé una candida luna piena. Il Conte, che giustamente intendeva la frase “vedere il sole a scacchi” come sinonimo di “essere in prigione”, si stupì nell’osservare per terra l’immagine a quadri, nitida e perfetta, creata dalla luce dell’astro nel passaggio attraverso l’apertura. Mentalmente raccomandò a se stesso di riferire il suo originale e quasi poetico pensiero allo scrivano perché lo inserisse nelle sue memorie, aggiungendo un tocco di sensibilità e di umanità alla sua immagine che sarebbe durata nei secoli a venire. Era giunto alla torre accompagnato dal cerimoniere di corte, al quale consigliò di chiudersi la patta dei pantaloni che, nella fretta di interrompere l’opera, aveva lasciata spalancata. Quindi si rivolse bruscamente al comandante delle guardie che l’aveva avvertito dell’inconveniente. «Allora, capitano, mi dica cos’è successo.» «Per la verità, nulla di particolare sino alle due di mattina. Al calar del sole era iniziata l’ultima notte del condannato, eguale ad altre centinaia di notti che ho vissuto con altri prigionieri, uomini e donne, delinquenti e streghe. Alle sette è venuto il prete che è stato accuratamente perquisito prima di entrare nella cella. Ma tanto, il condannato non ha voluto confessarsi, si tratta di un senza Dio. Più tardi si è vista la moglie, che abbiamo fatto parlare con lui per una decina di minuti attraverso le sbarre. Poi gli abbiamo servito l’ultima cena, esattamente come la cucina di corte ce l’ha fatta avere. Ha mangiato e bevuto a sazietà.» «Un pasto da re!» intervenne il cerimoniere di corte «Tra l’altro, un bracconiere aveva preso un paio di lepri che i guardiacaccia gli hanno sequestrato, e le ho fatte cucinare per lui. Preferisco dar da mangiare e da bere molto ai condannati, magari anche con la forza; tanto più in abbondanza quanto più sono importanti e prestigiosi. E questo qui lo è di sicuro. È un arruffapopolo, capace di sedurre la folla con parole mielate, tipo libertà e altre stronzate del genere. Idee molto, ma molto pericolose per Vostra Eccellenza, non è una novità. Ma poi, quando la testa rotola, i muscoli si rilassano e i condannati si sporcano davanti e dietro, ciò vale più di mille parole. E più si sporcano e si umiliano di conseguenza, tanto più scendono nella considerazione del popolino. Per questo devono mangiare e bene senza risparmio.» «Molto astuto!» approvò il Conte «E dopo la cena, che è successo?» «Il prigioniero si è seduto sul pagliericcio senza dormire, ma verso le due si è sentito male. È rotolato per terra in preda a dolori al ventre e alle costole. Noi siamo intervenuti subito, ma non c’è stato nulla da fare. Verso le tre è venuto il medico, da me avvertito, che ha escluso si sia trattato di un avvelenamento, che ha sintomi precisi. È morto e basta, forse l’ha ucciso l’emozione o la paura, non sarebbe la prima volta. Non tutti sono fatti per stare impavidi in battaglia.» Proprio in quel momento si udì un rumore e l’attenzione del Conte fu attirata sulla cella adiacente a quella del morto, questa dotata però di una solida porta con finestrella. «Maledizione!» disse «Ma chi c’è là?» «Il bracconiere, Eccellenza.» intervenne il capitano «Dopo tutti gli arresti, da Voi comandati, che abbiamo compiuto fra la plebaglia, nelle prigioni non ci stava più neppure uno spillo e l’abbiamo portato qui.» «Maledetto bastardo, quindi tu osi cacciare le mie lepri. Domani dategli cento frustate condite col sale.» «Ma quando mai, Eccellenza! Vivo da solo in una baracca nel bosco che confina con le terre di vostro cugino il Duca, e solo lì vado a caccia di notte. Non mi permetterei mai di rubare niente a voi, Dio mi è testimone!» «E da quando rubare a quello schifoso di mio cugino è reato? Che il bracconiere sia liberato oggi stesso.» «Comunque ora siamo messi molto male!» osservò il cerimoniere «La plebaglia è eccitata e nervosa e molti, ne sono sicuro, sarebbero pronti a schierarsi dalla parte del nostro ex facinoroso. Lo spettacolo che si doveva svolgere all’alba è assolutamente necessario in questo momento. Da una parte per spaventare e servire da monito, dall’altra perché, da che mondo è mondo, il popolo ama le esecuzioni che rappresentano lo sfogo naturale della loro eccitazione e del loro malcontento. La violenza placa la voglia di violenza. Così adesso siamo nel guai.» «Già, sono d’accordo, qualcosa domani ci deve pur essere. Ricordo che i Britanni hanno addirittura un’espressione particolare per dire che lo spettacolo non può mai essere fermato. E se lo portassimo, morto com’è, con il cappuccio a coprirgli il volto e sorretto da due carcerieri come se fosse preda della paura?» «Troppo scialbo, il morituro deve potersi muovere liberamente per essere insultato e anche percosso da nostri amici prezzolati. In seguito la folla li imita, come farebbe un branco di pecore. Se il condannato se ne stesse immobile, al pubblico mancherebbe l’emozione.» «E allora? Nessuno ha un’idea? Si può sapere che vi pago a fare?» Gli rispose un silenzio imbarazzato. Nel frattempo la luna era tramontata e si intravvedevano già le prime luci dell'alba. «E allora ci penso io, come al solito! Fate dire in giro che il bracconiere è morto, tanto viveva da solo e nessuno se ne interesserà, quindi sotterrate al suo posto il condannato. Fra poco il nostro cacciatore di frodo avrà l’onore di andare in scena come attore principale, senza neppure essere passato dalla gavetta. Ubriaco fradicio, drogato, fate un po’quel che volete. Ma con il cappuccio già in testa, le mani legate, la bocca cucita e il cappio al collo. Il gioco è fatto, ma è possibile che debba pensare da solo a tutto senza poter contare su nessuno di voi?» «Però è proprio per questo che Vostra Eccellenza è il Conte, e noi no!» Così disse quel gran leccaculo del cerimoniere, e i presenti scoppiarono in una bella risata liberatoria. Tutti, tranne il bracconiere.
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