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JellicleSwan

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  1. JellicleSwan

    Piove governo ladro - capitolo 3 di 3

    No, sono iscritta al WD da poco tempo. Insomma due bradipi al prezzo di uno! Sul discorso della genialità, non ho mai detto che c'entri con una laurea. E il caso di Mozart dice che nel suo campo artistico, la musica, era un genio, ma di sicuro nella vita normale era un cafone. Bresciani è un cafone e un mediocre proprio nel suo campo lavorativo (se poi questo concetto non emerge a sufficienza nel racconto, allora dovrò prendere provvedimenti, poco ma sicuro). Occhio che hai scritto prima una cosa e poi, nell'esempio, il suo contrario. Comunque a quel che ne so, al giorno d'oggi si usa il "ts". Per ragioni di lavoro, da una dozzina d'anni mi ritrovo sotto il naso testi tradotti dal giapponese, con molti traduttori diversi, e ho sempre e solo visto il "ts", mai la "z". ...e nell'epilogo si scopre pure che l'efficientissimo sovraintendente ha l'hobby della pittura ed è un genio!
  2. JellicleSwan

    Piove governo ladro - capitolo 1 di 3

    Su questo passaggio credo ci sia un equivoco: Christian è un semplice promotore finanziario, cioè uno che "piazza" determinati prodotti (titoli di stato, obbligazioni, fondi d'investimento) a dei risparmiatori. Col mondo della finanza ha un rapporto da semplice collocatore, non è un top - super - mega - manager ad alto livello. Quindi, partendo da lui, non si rimedia chissà quale "inchiesta nel mondo della finanza". Okay invece sulle altre obiezioni, in linea con le precedenti.
  3. JellicleSwan

    Copertina: l'autore ha voce in capitolo?

    Spero che tu abbia ragione! Ma alla fine, forse tutto ciò dimostra che, nonostante esistano leggi e regole più o meno feree in materia di grafica, impaginazione, font, ecc, resta - da parte di professionisti e profani - una bella percentuale di gusto personale con cui confrontarsi.
  4. JellicleSwan

    Piove governo ladro - capitolo 3 di 3

    Wow, Bradipi, finora sei stato l'unico a dare un'interpretazione così radicale! (WD a parte, un'altra ventina di persone ha letto questo racconto.) E sebbene Christian possa aver frainteso e sovrainterpretato una mare di cose, non darei mai del "genio" a una persona (A) maleducata e ( che non distingue un "ts" da una zeta. Come pure non penserei così male di un giovane professionista che svolge bene il suo lavoro (in un ambito per nulla facile) e sta costruendo, mattone dopo mattone, le basi per una vita auspicabilmente felice. Resta poi il fatto che non è mica tanto chiaro, se Castellani abbia o non abbia fatto qualcosa di male... Comunque è evidente che qualcosa in tutta la baracca non funziona, quindi prima o poi ci rimetto le mani. Grazie anche a te! P.S. Ehm, scusa la curiosità... ma perché "Bradipi" al plurale?
  5. JellicleSwan

    Copertina: l'autore ha voce in capitolo?

    Eh. Insomma. Hanno sparato il titolo a caratteri cubitali, praticamente riempie tutta la copertina. E intorno al titolo si intravedono delle figure in silhouette. Lì per lì sembrava un buon compromesso per risolvere anche altri problemi (ad esempio la necessità di usare un titolo stringato e accattivante per un libro che affrontava un argomento complicato e poco commerciale), ma più la guardo e meno mi piace. Ma resto comunque molto orgogliosa di averlo pubblicato, quindi alla fine il problema della copertina dal mio punto di vista ha un valore relativo!
  6. JellicleSwan

    Piove governo ladro - capitolo 3 di 3

    Non voleva esserlo. Come dicevo poco fa ad alatea, il nocciolo per me era un altro, era solo l'incontro/scontro psicologico e morale. Non so come spiegarmi... hai presente certi racconti di Carver in cui non sono i fatti a contare, anzi spesso i fatti rimangono "sospesi", ma tutto si concentra nei dialoghi e negli atteggiamenti dei personaggi? Sul possibile moto di pietà di Christian alla fine, nella tavola calda. devo pensarci su. Io quando prendo una persona in antipatia, e soprattutto mi sono sentita trattare male e ingiustamente da quella persona che è evidentemente un cretino, anche nel momento migliore della mia vita avrei delle difficoltà a rivedere il mio giudizio. Sono sufficientemente meschina da privilegiare il gusto della rivincita, e forse da questo punto di vista Christian mi assomiglia. Però posso cercare di "ammorbidire" un po' la situazione. Detto questo, grazie mille per i suggerimenti! E una domanda a voi che siete forumisti su WD da più tempo di me: se un giorno volessi ripubblicare il racconto limato e corretto, devo aprire dei topic nuovi o riesumare quelli già esistenti? Grazie ancora!!!
  7. JellicleSwan

    Piove governo ladro - capitolo 3 di 3

    Ehm, non era nelle intenzioni del racconto creare un mistero. Non voleva essere la storia di un "giallo", ma semplicemente uno sguardo sulla mediocarità di una persona, che riesce a condizionare un'altra persona. Non dico che succeda a tutti indifferentemente, ma ad alcuni succede. E fra questi alcuni, ci sono Bresciani e Christian. Oddio. Allora il racconto proprio non funziona!!! Bresciani è ispirato a un mio conoscente. Una persona che io non frequento, ma di cui so praticamente tutto perché lo conosce bene un mio parente chiacchierone (e attendibile). Questo Bresciani è una persona che: non ha mai avuto voglia di studiare in vita sua; idem lavorare; si crede un genio ed è invece una mente normale, se non un po' tonto; ha cambiato un sacco di lavori in vita sua perché non gli piacevano mai, e soprattutto non gli veniva mai attribuito alcun ruolo di comando; è di quelli "ah se c'ero io, lì, si che le cose funzionavano!"; quando rimedia qualche soldo (ad esempio ha venduto un pezzo di terra che aveva ricevuto in eredità), lo spreca cambiando l'auto appena può, vivendo al di sopra delle sue possibilità e acquistando oggetti a rate, che poi fa fatica a pagare. Si sente sempre più furbo degli altri e tende a fregare il prossimo, salvo poi farsi sempre beccare e dover risarcire danni e quant'altro. Insomma la mia tesi era: al mondo esistono i mediocri. Disgraziatamente, a volte questi mediocri si trovano in posizioni di responsabilità e condizionano la vita degli altri. Ma, a volte, il destino ci concede su di loro delle piccole, intime rivincite, che arrivano dritte dalla parte più irritabile di noi. Hmmm... vero. Ammorbidirò questa parte. Ma infatti non è per forza così: Christian, come chiunque altro, "buoni" inclusi, ha i suoi aspetti meschini. Devo farlo capire meglio, eh? Grazie mille dell'aiuto, e dell'apprezzamento stilistico che mi ha tirata un po' su!
  8. JellicleSwan

    Piove governo ladro - capitolo 2 di 3

    Il mio ragionamento era stato il seguente. Primo, Zanetti non è una cima. Secondo, è stato appena umiliato da Bresciani. Inoltre Christian ha cercato di lisciarselo come poteva. Io intendevo Zanetti come un ingenuo che si è lasciato andare e si è sfogato col primo venuto, con cui aveva una cosa in comune: il trattamento subìto da Bresciani. Eh no! Un vagabondo scaldasedie come Bresciani non aspetta, anzi, se può va via due minuti prima! Non so, non è detto che Christian abbia questa presenza di spirito... ci penso. Sì, ma - si spera - poliziotti meno cretini di quelli mandati a lavorare in quel buco di ufficio. Però in effetti potrei fargli azzardare l'ipotesi di tentare coi Carabinieri. Ehm... in effetti li conosco, perché sono tutti ispirati a persone vere. Una scheda personaggio è sempre un esercizio utile, ne ho fatte diverse in passato, ma in questo caso non so quanto mi sarebbe utile. Certo che lo so: è divorziato da diversi anni. Quindi è solo. Un ulteriore elemento che contribuisce a motivare il suo carattere scontroso e il suo desiderio di rivalsa su chiunque gli capiti a tiro. Non hai mai incontrato una di quelle persone perennemente incavolate con il mondo intero?
  9. JellicleSwan

    Piove governo ladro - capitolo 1 di 3

    Ciao Unius e Alatea, cerco di replicare ad alcune vostre osservazioni. Quelle che NON riporto, sono quelle su cui vi do completamente ragione (in particolare grazie a Unius per le informazioni su gradi e appellativi tra poliziotti) e che pertanto verranno modificate nel racconto. Questa è la prima di una serie di obiezioni che trovo ragionevoli, ma che hanno tutte una sola risposta in comune: il fatto che Bresciani, stringi stringi, sia un cretino e un borioso pieno di sé. E anche Zanetti, sebbene più discreto e non altrettanto maleducato, è una persona di scarsa levatura. La cretineria e la vagabondaggine di Bresciani sono anche la ragione per cui l'interrogatorio viene condotto in modo tanto sgradevole. Bresciani è scocciato perché la denuncia di Christian arriva proprio quando manca poco alla fine del suo turno. Vuole prendere tempo per potersene andare all'una, appioppando la stesura della denuncia al collega. In più, Bresciani - speravo che si evincesse dal modo in cui guarda Christian, i suoi vestiti, il fermacravatta - è pregiudizialmente negativo nei confronti di Christian perché lo vede come un damerino ben vestito, che fa un lavoro prestigioso, mentre lui sta chiuso in quel buco di ufficio da una vita. E ovviamente, essendo una persona mediocre (non avete mai incontrato gente del genereall'anagrafe, in ospedale, all'ufficio postale, in banca...?), non si rende conto della sua mediocrità e tende ad avercela col mondo se la sua vita non gli risderva le soddisfazioni che secondo lui gli sarebbero dovute. E' vero, qui ho esagerato. Era una citazione di un fatto realmente avvenuto! Ma se nel racconto stona, va sicuramente tagliata. Esatto! Bresciani non è affatto professionale! La descrizione dell'ambiente riprende quasi completamente un vero commissariato che ho visto. Le schede personaggi posso farle, ma non sono sicura che cambierebbero moltissimo il racconto: in fondo, di quei personaggi, a me interessavano alcune cose fondamentali: per esempio Bresciani indebitato, lasciato dalla moglie, trasferito, frustrato, poco professionale e desideroso di rifarsi su resto del mondo. Bresciani in realtà è ispirato a una persona che conosco. Potrei aver fatto confusione con altri calendari, ma avrei giurato di ricordarmene uno con un'aria molto antiquata. Controllerò! Questo è evidentemente l'aspetto che non sono riuscita a rendere: come dicevo prima, il fatto che Bresciani provi antipatia per Christian "il damerino". Potrei anticipare la nozione che Christian fa il promotore finanziario, approfittando del momento in cui farò vedere i documenti. Così magari entro nei pensieri di Bresciani che, come tante persone, quando sentono parlare di finanza credono di avere di fronte qualcosa di subdolo e strisciante. Che dite?
  10. JellicleSwan

    maternità e scrittura

    Ciao! Vi racconto il mio caso, perché va un po' "al contrario" rispetto a quanto detto fino ad ora. Ho una bambina di quasi due anni, Micaela, che credo rientri grosso modo nella media come grado di "impegnatività". Poche ore di sonno i primi mesi, poi un graduale miglioramento, e ovviamente gli alti e bassi dovuti a influenze, dentizione, ecc ecc. Bene: appena Micaela ha iniziato ad aggiustare i suoi orari dei pasti, e visto che da un certo momento in poi io non avevo più latte e sono passata all'artificiale (quindi poteva pensarci anche il papà, a darle la pappa)... quello è stato il preciso momento in cui ho detto: "voglio ricominciare a scrivere, anzi non solo, voglio frequentare un corso di scrittura creativa". E questo perché ero convinta, e ora lo sono anche più, che ritagliare degli spazi tutti miei fosse un modo per essere più soddisfatta e serena, il che sarebbe poi andato a vantaggio anche di Micaela. E così è stato. Certo il primo anno il tempo non era tantissimo: ho frequentato quasi sempre le lezioni ma ho scritto pochino (ovviamente dipendeva anche dalla quantità di lavoro, io sono libera professionista e lavoro da casa, ci sono periodi di relativa calma e altri in cui le scadenze mi pressano in continuazione). Il secondo anno, ovvero quello tuttora in corso, sta andando meglio: ho trovato anche il tempo di seguire un po' il WD, cosa che prima non avevo mai fatto perché mi rendevo conto che non avrei avuto le energie anche per questo. E niente sensi di colpa, perché Micaela cresce serena, mangia e dorme, è una bambina spudoratamente felice. Tanto che lo scorso gennaio me ne sono andata per un weekend (ven-sab-dom), insieme ai miei amici del corso, a fare un'esperienza divertentissima che abbiamo chiamato "prigionia creativa": tre giorni chiusi in un agriturismo al centro di un antico borgo medievale, noi soli armati di portatili, per poter dedicare alla scrittura tutto il tempo che volevamo. Micaela per quei tre giorni è stata con il suo babbo (con un piccolo aiuto da parte delle nonne) ed è andato tutto bene. Talmente bene che ripeterò la "prigionia creativa" a metà maggio. Insomma, alla fine sono anch'io del partito che privilegia la qualità alla quantità. Se tutti i giorni passo almeno un po' di tempo giocando con Micaela o portandola fuori, lei "in cambio" è capace di passare delle intere mezz'ore facendosi i fatti suoi o giocando da sola con le costruzioni. Così siamo felici entrambe... e io scrivo.
  11. JellicleSwan

    Critiche

    Io prendo molto male le critiche "tecniche", quelle cioè in cui vengo beccata ad aver commesso errori di logica: sviste sulle date, sugli orari, su contesti che credevo funzionassero in un certo modo e invece mi viene dimostrato che funzionano in un altro... le prendo male nel senso che detesto farmi beccare ad essere disattenta o frettolosa. ARGH!!! Poi nell'arco di 24 ore mi passa e ringrazio il cielo che qualcuno me li faccia notare, gli errori di quel genere, perché così posso fare le dovute correzioni e dare maggior solidità al testo. Insomma le trovo critiche utilissime. Sulle critiche "stilistiche" dipende dai casi. C'è la volta che penso "hmmm, secondo me non è vero", la volta che penso "orpo! ha proprio ragione!", e ovviamente un'infinità di vie di mezzo. La volta che veramente mi abbatto, è quando qualcuno non capisce il racconto. Di recente mi è successo tre volte nell'arco di un mesetto, e allora mi chiedo: sono troppo criptica? Devo essere più chiara? Ma se fossi più chiara, spiegherei troppe cose e rovinerei la sorpresa... insomma non finisco più di farmi domande. In questi casi, per districarmi uso due principi: quello statistico e quello di autorità. Il primo mi dice che se a non capire il racconto sono solo una o due persone, su - per esempio - venti persone che l'hanno letto, probabilmente è un problema loro e non mio; il secondo mi dice che se la mancanza di comprensione arriva da uno scrittore professionista (ebbene sì, mi è capitato), probabilmente ha ragione lui e non io. Quando i due criteri entrano in collisione, è la fine.
  12. JellicleSwan

    Copertina: l'autore ha voce in capitolo?

    Non credo che ci sia una regola fissa. Posso citare un paio di casi: 1. Sul blog che racconta la genesi del libro "Mani nude" di Paola Barbato, l'autrice racconta - fra le altre cose - anche come venne creata e scelta la copertina. Mi pare di ricordare che lei un minimo di voce in capitolo l'abbia avuta, se non altro perché ha tampinato in continuazione i suoi editor di riferimento. L'indirizzo del blog è
  13. JellicleSwan

    Piove governo ladro - capitolo 3 di 3

    Piove governo ladro - 3° capitolo Stava parcheggiando, quando squillò il cellulare. Guardò il display e gli venne un colpo. Castellani! Non sapeva se fosse il caso di rispondergli. Aveva voglia di sorbirsi un’altra scarica di insulti e minacce? Poi gli venne un’idea. Premette il tasto di risposta e subito dopo attivò la funzione del registratore. - Pronto! Pronto! Carbonari, è lì? – sentiva dall’auricolare. Rispose quando fu sicuro che il cellulare stesse registrando la conversazione. - Sì, pronto! Mi scusi, stavo facendo manovra. - Nessun problema. Senta Carbonari, lo so che ci siamo lasciati in modo turbolento, ma oggi la chiamo per darle una bellissima notizia. - Davvero? – rispose Christian restando sulla difensiva. - Io e mia moglie siamo tornati insieme! - Mi fa piacere. - Era da un po’ che ci stavamo riavvicinando, e finalmente ce l’abbiamo fatta. - Sono contento per voi. - Volevo dirle che con mia moglie ho parlato anche di lei, sa, della nostra discussione dell’altro giorno, come dire… insomma, Carbonari, le devo proprio chiedere scusa, sa? In effetti quell’ultima operazione ero stato io a volerla fare, anche se lei continuava a dirmi di no. Invece mia moglie in tutti questi anni ha sempre conservato la sua parte di quei fondi d’investimento che lei ci aveva consigliato anni fa, ed è molto soddisfatta di come sono andati! - Erano dei fondi obbligazionari, vero? – disse Christian. - Dieci fondi in tutto, sette obbligazionari e tre bilanciati. E hanno retto bene all’impatto della crisi, sa? Meglio degli azionari! Vivissimi complimenti per la scoperta dell’acqua calda, pensò Christian. - Insomma, vorremmo vederla e decidere come muoverci, adesso. Mia moglie – a proposito, mi fa segno di salutarla - ha studiato un po’ di quotidiani e riviste, dice che potrebbe essere il caso di tornare a investire sulle azioni. Meglio perderlo che trovarlo, un cliente del genere. Però, se c’era di nuovo la moglie a contenerlo, poteva valere la pena. E poi, chi sapeva come avrebbe reagito a un eventuale rifiuto? - In maniera moderata, però sì, qualche variazione sul portafoglio si potrebbe fare. Quando vogliamo vederci? - Lei è libero giovedì mattina? Verso le dieci? - Va bene. Vengo come al solito io da lei? - Perfetto! Ah, Carbonari? Stia tranquillo, che non sono più arrabbiato con lei! Era un modo di fargli capire che era stato lui, quella mattina? Era veramente stato lui? O, come aveva detto il sovrintendente, era stato un ubriaco, magari un matto di passaggio? Christian non era più sicuro di voler andare avanti con la denuncia. - Va bene, ci conto. Arrivederci! Christian interruppe la registrazione e rimase seduto in macchina. Forse quella mattina, turbato dalle minacce di Castellani, aveva male interpretato l’accaduto. Era sicuro che la macchina misteriosa avesse acceso di colpo fari e motore? O magari, senza che lui ci avesse fatto caso, si era immessa dalla stradina che faceva angolo poco più su? Christian scosse la testa. Con tutti quei dubbi e ripensamenti, altro che denuncia. Mise in moto e tornò a casa, dove riversò diligentemente nel suo computer il file con la telefonata di Castellani. Poi si impose di tornare alla sua vita normale: casa, moglie, lavoro, appuntamenti, amici. Ogni tanto gli tornava in mente Bresciani, e quel piccolo ma pungente sentore di un’ingiustizia subìta, di un acuto fastidio impossibile da cancellare del tutto, come certe vecchie ferite che a periodi tornano a farsi sentire. Poi, col tempo, riuscì a non pensarci più. L’incontro con Castellani e sua moglie andò splendidamente. Il datore di lavoro di Christian quasi non credeva che fosse riuscito a recuperare un cliente tanto volubile e gli promise una cospicua gratifica natalizia. Inoltre la moglie di Castellani aveva riportato nelle mani di Christian un capitale notevole; e poiché nei mesi successivi gli investimenti andarono bene, il valore della percentuale di Christian aumentò. Infine, anche il notaio di Reggio era soddisfatto dei rendimenti ottenuti con i primi fondi che Christian gli aveva suggerito. Tanto soddisfatto da procurargli due nuovi clienti, notai anch’essi. Andare a Reggio due o tre volte al mese era scomodo, ma ne valeva la pena: per il guadagno e per la soddisfazione. Un altro era, però, l’evento che Christian attendeva con maggiore ansia: la nascita del suo bambino. Il fatidico giorno, come tutti i papà, seguì con trepidazione l’inizio del travaglio; attese a lungo fuori dalla sala parto; sobbalzò di gioia quando l’ostetrica gli fece vedere il bimbo; stette col naso appiattito contro il vetro della nursery; si commosse quando vide i primi tentativi di allattamento. Era raggiante, ma dopo quasi trentasei ore senza dormire era anche terribilmente stanco. – Vai a casa – gli disse sua moglie. - Così mangi, dormi un pochino e torni più tardi. Noi due stiamo bene – aggiunse guardando il bimbo che dormiva nella culla accanto al letto. – Poi viene mia sorella, non resto da sola. E comunque anche io vorrei cercare di dormire un po’, appena terminano le visite. Christian accettò di buon grado e uscì dall’ospedale. Era l’una e il suo stomaco brontolava, ma aveva troppo sonno e nessuna voglia di mettersi a cucinare. Dall’altra parte della strada vide una tavola calda: vi si diresse senza indugio. Si accomodò a un tavolino e ordinò un piattone di spaghetti alla carbonara, in onore del piccolo Carbonari appena venuto al mondo. Sorrideva ancora come un ebete al pensiero del bimbo e si apprestava ad addentare la prima forchettata, quando vide entrare un poliziotto. Bresciani. I loro sguardi si incrociarono per un istante e Christian, suo malgrado, si sentì ancora intimidito da quell’uomo burbero e squallido. Guardò subito da un’altra parte, vergognandosi di se stesso. Con quel tizio non aveva più nulla a che fare: eppure, nonostante i loro percorsi si fossero incrociati più di due mesi prima, e per una misera decina di minuti, sentiva forte il senso di timidezza e disagio, e il rancore per l’ingiusto atteggiamento che aveva dovuto subire. Bresciani non aveva riconosciuto Christian. Si sedette a un tavolino e ordinò dei tortellini pasticciati. Dalla pila di quotidiani ammassati su una panchetta scelse la Gazzetta dello Sport e iniziò a sfogliarla, leggendo distrattamente i titoli. Christian si sentiva quasi malato, malato nella testa. Il suo bambino era appena nato, il lavoro andava a gonfie vele, lui e sua moglie erano felici e innamorati, eppure la vista di quell’omuncolo riusciva a rovinargli la giornata. Sentiva di nuovo mescolarsi dentro di sé il fastidio di un uomo perbene davanti all’arroganza di un maleducato, la delusione di un cittadino davanti all’inettitudine delle istituzioni, il timore di una persona qualunque davanti al potere nelle mani sbagliate. Sapere di essere nel giusto non impediva a Christian di biasimare se stesso per quelle emozioni. Più cercava di pensare ad altro, più la presenza di quell’uomo lo metteva a disagio. La sua pasta si raffreddava. Si riscosse quando vide entrare un altro poliziotto, che andò dritto verso Bresciani. - Signore? Ha lasciato queste in ufficio – gli disse, porgendogli un mazzo di chiavi. - Grazie, Pagliarani – disse Bresciani allungando la mano. - Di niente. A domani – salutò l’agente uscendo. - A domani – replicò Bresciani con la testa già immersa nelle pagine della Gazzetta. A Christian scappò un sorrisetto. Gli era tornata in mente la faccenda del concorso da ispettore, di cui Bresciani quella volta attendeva i risultati. Però, guardacaso, Bresciani era ancora lì, a pranzare in una tavola calda vicino al suo ufficio. Quell’ufficio nel quale sarebbe tornato anche il giorno dopo. Il sorriso sulle labbra di Christian si fece più marcato. E poi il giorno dopo, e quello dopo ancora, e così via. Relegato fino alla pensione in un piccolo commissariato di periferia, lui con la sua esperienza trentennale e la sua boria. A Christian venne in mente il proverbio cinese dell’uomo che si siede sulla riva del fiume e vede passare il cadavere del suo nemico. Il destino gli aveva offerto un piccolo assaggio di giustizia, dal sapore intenso e delizioso. Alzò lo sguardo verso il cameriere, che gli si era avvicinato. - Non le piace? Non ha mangiato quasi niente – disse il cameriere indicando il piatto ancora pieno. - Mi ero solo distratto – rispose Christian con un sorriso soddisfatto, adagiandosi contro lo schienale della poltroncina. – In realtà è la miglior carbonara che abbia mai mangiato.
  14. JellicleSwan

    Quando esplode l'amore

    Ciao! Qualche commento anche da parte mia, se può servire. Qui ho iniziato a farmi domande sull'identità del suo ultimo amore, insospettita dal riferimento all'usura del tempo, un'idea che di certo non si adatta a un essere umano in carne e ossa, né - credo - a qualcosa di impalpabile come un sentimento. Avrei qualche riserva sull'espressione "come si metteva con qualcuna", che mi sembra molto - troppo - colloquiale, io avrei messo una cosa tipo "come iniziava una relazione nuova"... ma credo che stiamo entrando nel grande regno del gusto personale. In questo capoverso mi sono fatta l'idea che si trattasse di un manichino, quelli dei negozi di abbigliamento. Addirittura, con un volo di fantasia, avevo pensato che lui le avesse dipinto un volto. Trovavo verosimile l'ipotesi del manichino perché a un manichino si può - relativamente - stringere la mano (meglio che a una bambola gonfiabile) e, soprattutto, lo si può vestire, perché è nato per quello. Annotazione stilistica: la frase "Si può dire che non le facesse mancare nulla" mi pare un po' ridondante, io la asciugherei un bel po' riducendola a un semplice "Non le faceva mancare nulla". Qui ero praticamente sicura di averci azzeccato, col manichino! Sono stati i vestiti e la biancheria a portarmi nuovamente fuori strada. Anche qui asciugherei l'inizio della frase, che secondo il mio gusto diventerebbe "Le acquistava spesso vestiti oppure biancheria intima" ecc ecc. Lì per lì, questo passaggio non aveva aggiunto né tolto niente alla mia idea. In seguito, però, collegandolo ad un altro passaggio, mi ha fatto capire che ero fuori strada. Nel secondo periodo ci sono un "ma" e un "però" che secondo me sono abbastanza vicini da stridere. Prenderei in considerazione l'idea di rivedere la frase. Qui ho avuto un primo dubbio. Portarsi a casa in Italia un manichino dalla Germania suonava un po' complicato. E poi difficilmente ai manichini nei negozi viene dipinto un volto, di solito restano con la faccia bianca. Stabilito comunque che si trattava di qualcosa di inanimato, mi ha fatto molta tenerezza il sorriso triste e vago sul volto malato. Come confermare che Giustino è un po 'matto, ma dolce. Ecco, questo è stato il capoverso che, collegato anche a quello di cui dicevo sopra, mi ha fatto pensare che forse si trattava di una bambola gonfiabile. Il motivo è stato l'insistenza sull'aspetto sesuale della faccenda. Col manichino, uno al massimo riesce a combinare qualche evoluzione autoerotica, invece l'insistenza sul concetto di "fare l'amore" mi ha portata nella direzione giusta, confermata ovviamente dall'ultimo capoverso. Sempre per la serie "asciugare il superfluo", avrei fatto a meno degli aggettivi "medievale" e "beige", che non aggiungono né tolgono niente alla storia. Trovo, anche alla luce del comportamente di Giustino alla fine, che questo protagonista sia molto ben descritto nella sua gentilezza e sensibilità che compensano il suo squilibrio. Il tutto mediante le sue azioni e le sue abitudini, insomma non hai mai detto "Giustino era un tipo dolce e sensibile", ma lo hai mostrato, il che è sempre una gran bella cosa, in un racconto.
  15. JellicleSwan

    Concorso Nuovi Autori Science Fiction

    Significa che non è ammesso il rientro a margine all'inizio di ogni capoverso? Grazie, JellicleSwan
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