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  1. Edizioni SuiGeneris

    Sì, @jadrowsky88, rispondono anche in caso di rifiuto (ammesso che nel frattempo non abbiano cambiato politica a riguardo). Per quanto concerne i tempi, non ti so dire con precisione, ma da quanto ricordo non sono molto lunghi.
  2. Bolognese Editore

    Non mancherò! Grazie @ElleryQ, non ci avevo pensato !
  3. Bolognese Editore

    Nome: Bolognese Editore Generi trattati: dal sito: "pubblica prevalentemente biografie e saggi, con un particolare occhio di riguardo per le realtà e i personaggi del territorio. Occasionalmente si occupa anche di narrativa". Modalità di invio dei manoscritti: http://bologneseeditore.blogspot.it/p/contatti_6.html via mail - proposte.bologneseeditore@gmail.com (Alla c.a. della Segreteria Editoriale) Distribuzione: Libro Co. Italia Srl, e i principali distributori digitali http://bologneseeditore.blogspot.it/p/distribuzione_16.html Sito: http://bologneseeditore.blogspot.it/p/home-page.html Facebook: https://www.facebook.com/bologneseeditore/
  4. Carbonio Editore

    Nome: Carbonio Editore Generi trattati: Filosofia, narrativa fiction/ non fiction Modalità di invio dei manoscritti: non specificato Distribuzione: non specificato Sito: https://carbonioeditore.it Facebook: https://www.facebook.com/Carbonioeditore Giovane casa editrice milanese. Hanno un catalogo molto interessante, in cui, però, non c'è un solo autore italiano. Seppur presumibilmente free, non credo che al momento prendano in considerazione esordienti (sul sito non ci sono specifiche precise, a riguardo). Magari mi sbaglio. (Magari...)
  5. Dark Zone

    Anch'io ho ricevuto un riscontro (positivo, nel mio caso), dopo un tempo relativamente lungo (poco meno di sette mesi). Purtroppo non ho potuto dar seguito alla loro proposta in quanto, nel frattempo, avevo già preso accordi con un altro editore per il romanzo sottopostogli, comunque confermo la serietà. Il contratto è dettagliato e privo di dark zone (perdonate il gioco di parole...), sì, insomma, niente da dire. Peccato non averci potuto collaborare, nel loro campo d'azione letterario, principalmente fantasy in ogni sua forma e declinazione "laterale" (da notare che il lavoro che gli ho proposto era piuttosto un mix di generi che lambiva solo in parte il loro universo, a dimostrazione, anche, di una certa apertura mentale) non sembrano secondi a nessuno.
  6. Carteggi Letterari Le Edizioni

    Nome: Carteggi Letterari Le Edizioni Generi trattati: Narrativa (italiana e straniera), poesia (italiana e straniera), saggistica Modalità di invio dei manoscritti: non specificato Distribuzione: non specificato Sito: http://www.carteggiletterari.it/ Facebook: https://www.facebook.com/carteggiedizioni
  7. 21 Editore

    Nome: 21 Editore Generi trattati: Quattro, le collane descritte nella prima pagina del sito. Modalità di invio dei manoscritti: via mail - autori@21editore.it Distribuzione: non specificata Sito: http://www.21editore.it/ Facebook: https://www.facebook.com/21editore/ N.b. Dal sito: "21 Editore si chiama così in onore dell’omonimo articolo della Costituzione italiana. La casa editrice è nata a Palermo nel 2011 e la prima pubblicazione è stata una rivista (21 Magazine) dedicata prevalentemente alla Sicilia".
  8. No Reply Edizioni

    Nome: No Reply Edizioni Generi trattati: narrativa di vario genere. Modalità di invio dei manoscritti: via mail: manoscritti@noreply.it http://www.noreply.it/pag/contatti.html Distribuzione: non specificato Sito: http://www.noreply.it/ Facebook: https://www.facebook.com/noreplyedizioni/ Dal sito: "No Reply è un laboratorio nato nella primavera del 2003 in nome dell'interazione fra mezzi di comunicazione: editoria, musica, video, grafica, fumetti. In un panorama mediatico sempre più informato alla contaminazione, No Reply vuole riflettere (sul)la cultura contemporanea in maniera trasversale, attraverso la ricerca formale sulla lingua e il crossover tra i vari generi musicali". A dire il vero, consultando sito e profilo Facebook, non ho capito se e quanto sono attivi.
  9. Ciao amic*

    Benvenuta @Francesca Maria Pagano. Buona permanenza nel forum, e i migliori auguri per la tua attività editoriale!
  10. La loro parte

    Altro giro altra presentazione... Se qualcuno fosse in zona e avesse voglia di fare un salto, sarebbe bello conoscervi proprio in questa circostanza. Invitatevi! https://www.facebook.com/events/732996820236963/
  11. Tralerighe libri

    Hai ragione @FabrizioSani! L'intestazione identica mi ha tratto in inganno, chiedo scusa! Curioso, però, che si chiamino col medesimo nome. Non mi era mai capitato.
  12. Tralerighe libri

    In seguito ad un mio invio, sono stato contattato da questo editore. Dopo una breve analisi del testo ed un paio di consigli su come migliorarlo, elencati con cura i servizi che mi avrebbero offerto (è sempre un pessimo segno quando ti espongono "il menù"!) e discusso con trasporto sul fatto che "distinguersi in un panorama editoriale affollato come l’attuale non è facile né per gli autori esordienti né per gli editori indipendenti, soprattutto se entrambi agiscono da soli", (per quanto mi riguarda, un altro evidente campanello) hanno paventato la loro reale natura di editore "a doppio binario" (come minimo), facendomi presente che: "Per sostenere tutte queste fasi della pubblicazione chiediamo una partecipazione ai costi quantificabile (non è specificato l'esborso dovuto). Nell’importo è compreso un omaggio di 50 copie del libro per l’autore. Questi sono i fatti, poi fate voi... (Naturalmente non ho ritenuto necessario contattarli per farmi inviare il contratto di edizione)
  13. [Gioco] Catena musicale

  14. La parte di lui Da qualche tempo a quella parte, la direzione generale aveva sostituito il vecchio Sirigatti, ormai prossimo alla pensione, con un giovane di belle speranze; uno splendido quarantenne, apparentemente spuntato dal nulla, a cui il significato della parola “gavetta” era del tutto sconosciuto. Si diceva fosse il figlio illegittimo di Giovanni Prezione, il proprietario della Grandemarchi, signore e padrone, tra le altre cose, della Work & Joy, la celebre catena di discount di articoli per il fai da te che consentiva a Massimo e ai suoi colleghi di permettersi l’affitto di un graticcio in periferia a cui tornare a fine giornata, un posto ameno dove potersi finalmente sentire liberi di odiare la propria occupazione quotidiana. Poco prima di abbandonarsi a un disgraziatissimo sonno screziato da incubi di natura lavorativa, nessuno avrebbe chiesto loro conto del mogio triste che gli sfaldava le guance. Arturo Ritorti, il nome e cognome dell’oscuro figuro che, in effetti, pareva la copia del suo presunto padre. A differenza del Dottor Prezione, che nel corso degli anni si era fatto crescere una lunga barba da Hell’s Angel, il suo volto era glabro come quello di un bambino. In compenso, sotto gli occhi, sfoggiava occhiaie violacee degne di Nosferatu. In confronto al pur poco accomodante Sirigatti, Ritorti faceva la figura del sergente maggiore Hartman. Dal severo istruttore di Full Metal Jacket pareva aver mutuato l’eloquio forbito e finemente genitoriale. «Ha le stigmate del vero leader» dicevano i più asserviti. «È un’insopportabile rompicoglioni» affermavano tutti gli altri. Quella mattina, poco dopo aver timbrato il cartellino, aveva convocato Massimo nel suo ufficio. «Ritorti ti vuole parlare» gli aveva detto un caporeparto con un’espressione dolente, liberamente traducibile con: “Ti capisco, fratello. Tieni duro, il mio cuore è con te!”. Il direttore lo stava aspettando con il sorriso più falso del mondo stampato sulla faccia, ne era certo. Aperta la porta, con l’anima a tracolla e la morte nel cuore, lo aveva trovato lì. Dita intrecciate e occhi spiritati, come sempre. Sul piano dello scrittoio dietro il quale era barricato, una penna stilografica che non aveva mai usato e una cornice d’argento con dentro la foto di un bambino dai capelli crespi e dalla carnagione piuttosto scura: a detta dei bene informati, suo figlio, sebbene né lui né la sua consorte potessero vantare origini nordafricane. Chi aveva voglia di pensar male era libero di farlo, a Ritorti non importava, la sua unica preoccupazione era far sì che il negozio prosperasse. Questa, la sua missione ufficiale. In realtà aveva palesato la propria natura di cacciatore di teste fin dal primo giorno. Dopo aver spadroneggiato nel centro Italia, la Work & Joy si apprestava ad affermarsi come una realtà di primo livello su scala nazionale, e ai piani alti avevano avvertito la necessità di svecchiare il parco venditori. Potare i rami secchi, i contratti full-time, quelli più onerosi, questo era venuto a fare; a rendergli la vita difficile, come minimo, a fargli capire che era giunta l’ora di guardarsi attorno, per così dire… «Massimo. Ti vedo cupo, pensieroso. Non ridi mai!» aveva esordito, guardandolo fisso negli occhi. «Io qui ho bisogno di gente allegra. Da te, come dagli altri “vecchi”, passami il termine, mi aspetto molto di più. Siete la spina dorsale del negozio, cazzo. Come fate a presentarvi al lavoro con quella faccia? In questo periodo di crisi avete la fortuna di lavorare per un’azienda con i controcoglioni, seria, solida… che vi paga tutti i mesi». Quel Voi non era certo frutto di un eccesso di galanteria tardo ottocentesca. Massimo era lì in rappresentanza della sua vituperata categoria, anche se nessuno lo aveva investito dell’ingrato ruolo di ambasciatore. Non sapeva cosa dire. Non che le sue parole lo stessero colpendo, né tanto meno che gli inducessero qualche tipo di elementare attività celebrale. Per un naturale spirito di conservazione, aveva deciso di mettere in stand-by ogni forma di pensiero, così come la sua lingua. Non era ancora giunto il momento di rimpinzarsi con una succulenta fetta di autostima mandandolo a farsi fottere. «Non puoi continuare così, devi cambiare atteggiamento, e di corsa! Hai capito?». Massimo aveva annuito, vittima di una specie di ipnosi, ma quasi felice che fosse tornato a un meno spersonalizzante e più consono Tu. «Posso renderti la vita molto dura, qui dentro. Spero che te ne renda conto». Era come se i suoi muscoli facciali si fossero pietrificati. Malgrado si sentisse appassire, aveva l’impressione che dalla sua espressione marmorea trasparisse noncuranza e sprezzo del pericolo. La cosa, quest’assurda quanto illusoria convinzione, lo rincuorava. «Da oggi mi aspetto maggiore disponibilità da parte tua. E poi salutami, cazzo… quando passi qui davanti – davanti al suo ufficio, intendeva – non saluti mai». Si trattava dell’unica cosa dannatamente inappuntabile che gli era uscita di bocca. Aveva ragione: non lo salutava mai. Non ci riusciva, era più forte di lui. “Non sono in grado di augurare una buona giornata a gentaglia come te” avrebbe voluto dirgli, eppure si era limitato ad annuire di nuovo e a congedarsi con un pavido: «Non mancherò!» nemmeno fosse diabetico e l’autostima di cui sopra avesse la forma invitante, ma suo malgrado mortifera, di un’enorme torta al cioccolato. Al netto di quello sgradevolissimo incontro, lo attendeva comunque una giornata tutt’altro che spassosa. Nei pressi della sua postazione, già stazionava un dinamico duo che aveva l’aria di essere in possesso dei requisiti base per fargli perdere la pazienza. Moglie e marito, probabilmente. A guardarli, stentava a credere a chi asseriva che, Flinstones a parte, esseri umani e dinosauri avevano abitato la Terra in ere geologiche differenti. Era certo che da ragazzo, il signore che tamburellava con le dita nodose della sua mano di cartapesta sul piano della scrivania, avesse cavalcato un triceratopo, che durante i week-end si fosse cimentato nella caccia allo pterodattilo. Già si vedeva sorreggersi la testa sul punto di esplodere. Di norma, spiegare qualcosa a persone di quell’età era un’impresa epica. I più, poi, erano sgarbati come adolescenti cresciuti in un sobborgo malfamato. «Buongiorno» aveva detto, riservandogli un sorriso a denti stretti, tirato e fasullo come quello di una marionetta, preparandosi al peggio. «Buongiorno a lei» gli aveva risposto l’uomo porgendogli la mano destra. Una stretta tremolante ma calorosa in cui, con l’aiuto della sinistra, lo aveva intrappolato in un saluto più confidenziale di quanto avrebbe voluto. «Innanzitutto desidero ringraziarla per il tempo che ci sta dedicando». La moglie, al suo fianco, annuiva silente. Massimo aveva strabuzzato gli occhi. Si era aspettato di doversi esprimere a gesti e grugniti. Era nervoso. Si sentiva ancora a disagio per via del colloquio con Ritorti. Forse avrebbe avuto bisogno di qualcuno da aggredire piuttosto che di quei due. Il tono della sua voce era calmo… come quello di Gandhi, si era detto, benché non avesse mai sentito parlare il Mahatma, qualcosa capace, in un modo che gli pareva impossibile spiegare razionalmente, di trascinarlo di peso in un mondo di sogno in cui concetti come stupidità, aggressività, e cattiveria erano sconosciuti, o, nella peggiore delle ipotesi, artifici letterari di fiabe per bambini scalmanati. Storie spaventevoli con una morale facile e radiosa: solo i buoni sopravvivono. Parlava lentamente, scandendo le parole. Nessuna inflessione dialettale. Uno splendido attore di teatro, un Vittorio Gassman con la dirittura morale di un mistico indiano. Spiegate le sue esigenze – stava cercando un decespugliatore che potesse manovrare malgrado le sue braccia inferme – come da copione, si era lasciato scappare confidenze poco attinenti allo specifico campo di attività del commesso che aveva di fronte. Nel giro di cinque minuti gli aveva ripetuto di avere ottantuno anni un numero di volte che non avrebbe saputo dire. «Sa, io e la mia signora ci siamo ritirati in campagna, ma di chiamare un giardiniere non ho voglia. D’altra parte, con la pensione che mi ritrovo, non posso nemmeno permettermelo». In gioventù aveva lavorato in Rai come direttore d’orchestra. Gli studi in composizione e tromba, e quindi qualche anno di oscura gavetta. Aveva snocciolato nomi da far tremare le ginocchia. Gente che aveva fatto la storia dell’intrattenimento radiotelevisivo della nazione. Massimo era stato rapito da quell’inconsueto fossile parlante. Si struggeva nella rimembranza di quegli anni, non tanto perché all’epoca aveva i capelli in testa e tutta la forza necessaria a potare una siepe senza l’aiuto di un costosissimo – ma potente e ultraleggero – marchingegno elettrico, quanto perché: «Ho fatto davvero una bella vita» aveva detto. Gli sembrava impossibile che esistesse qualcuno in grado di asserire una cosa del genere senza essere ubriaco fradicio. Certo, c’era sempre la possibilità che assumesse qualche farmaco da anziano con delle sorprendenti proprietà allucinogene, ma dubitava di essere mai stato più lucido di quel mucchietto d’ossa. Gli aveva porto un attrezzo che il vecchio pareva in grado di maneggiare con una certa agilità. Lo aveva guardato muoverlo su e giù, come se di fronte a lui si trovasse un grosso cespuglio. Sembrava soddisfatto, di cosa, Massimo, non avrebbe saputo dirlo, eppure era felice di averlo accontentato. Un appagamento che non aveva nulla a che fare con quello di un fido galoppino fiero di aver portato a termine il lavoro in maniera professionale, era più simile al contenuto ma caldo sentimento di gioia, quasi una forma di gratitudine nei confronti di un dio finalmente misericordioso, che un figlio prova dopo aver fatto qualcosa di buono per il proprio padre. Fin troppo banale, a quel punto, farsi vincere dalla tentazione di lasciarsi andare a bilanci malinconici. D’altra parte non aveva certo la presunzione di ritenersi una persona singolare. Esaurito da tempo lo slancio adolescenziale sull’onda del quale si era creduto un tipo “speciale”, il reflusso da età adulta, e i numerosi fallimenti in svariati campi dello scibile umano, lo avevano convinto di essere un individuo del tutto ordinario, quindi perché non abbandonarsi alla deliziosa voluttà della depressione? Mentre accompagnava la coppia in cassa, chissà perché, gli era venuto da pensare a Ritorti. A ben vedere, ad avvilirlo non era tanto la ciclopica portata dei propri insuccessi, l’impossibilità di poter dire, a quarant’anni da quel momento, una cosa tipo: «Ho fatto davvero una bella vita» quanto il constatare che la reale sussistenza di soggetti del genere – genere squisito vecchietto colto e beneducato – non era da rubricarsi alla voce “leggende metropolitane”. Con l’immagine sfocata ma indelebile degli occhi spiritati di Ritorti marchiata a fuoco sul fondo delle palpebre, la seppur evanescente corporeità dell’ex direttore d’orchestra che lo precedeva di qualche passo pareva suggerirgli quanto segue: “Esistono persone meravigliose, creature capaci di dipingere un sorriso sul tuo viso stanco senza alcuno sforzo… ma non appartengono al tuo mondo. Ora piangi pure se ti va, ma non troppo, però… io qui ho bisogno di gente allegra, cazzo!”.
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