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dfense

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  1. dfense

    Bolognese Editore

    @Niko L'indirizzo Facebook e il sito non risultano raggiungibili. Credo abbiano cessato l'attività.
  2. dfense

    [Gioco] Catena musicale

    Hail The Sun - Rolling Out The Red Carpet
  3. dfense

    Arrivare a domani

    Ancora due parole su Arrivare a domani... https://millesplendidilibriblog.wordpress.com/2019/05/20/arrivare-a-domani-di-marco-di-carlo-recensione/
  4. dfense

    [Gioco] Catena musicale

    Crying - There was a Door
  5. dfense

    Arrivare a domani

    Se ne parla anche qui: https://convenzionali.wordpress.com/2019/05/16/arrivare-a-domani/?fbclid=IwAR1OmenW8fBGqm3cPCHrkDDhCWDWujRSZaUo5176KbFegQeEpYH5mehugjY Per chi abbia voglia di saperne (e leggerne) di più, vi rimando qui:
  6. dfense

    Alessandro Polidoro Editore

    Ho inviato non ricordo quando... mai sentiti, nemmeno per confermare la ricezione 😁
  7. dfense

    [Gioco] Catena musicale

    Rolling Blackouts Coastal Fever - An Air Conditioned Man
  8. dfense

    Arrivare a domani

    Si suol dire che chi ben comincia é a metà dell'opera. Prima recensione, primo sorriso... https://bostonianlibrary.blogspot.com/2019/05/recensioni-in-pillole-arrivare-domani.html
  9. dfense

    Monetti Editore

    Nome: Monetti Editore Sito: http://www.monettieditore.it/ Catalogo: non specificato. Qui il link per gli autori: http://www.monettieditore.it/content/21-pubblica-con-noi Modalità di invio dei manoscritti: http://www.monettieditore.it/content/21-pubblica-con-noi Distribuzione: http://www.monettieditore.it/content/14-librerie-dove-trovare-libri-monetti-editore) Facebook: assente
  10. dfense

    Arrivare a domani

    Periferia di una grande città italiana. Romana è una ragazzina di etnia rom costretta a combattere il pregiudizio. Ha fiducia nel mondo, persino nello sconosciuto a cui trova il coraggio di chiedere un favore. «Non ho il cellulare. Posso fare una telefonata dal tuo?». La domanda mette l'uomo in difficoltà. Lui è schiavo della paura, di minacce che vede spuntare da ogni angolo del pianeta. Un volto, il suo, specchio di una sofferenza e di una insoddisfazione tutta occidentale. Non come quello sorridente di Tarek, il fruttivendolo tunisino, o di Piotr, il senzatetto polacco. Nel medesimo lembo di terra martoriata si muove anche Consuelo, la colf peruviana. Jamal, il bengalese che gestisce un internet point. Aminah, la prostituta nigeriana. Adrian, il rumeno che passa metà della sua giornata in un garage sotterraneo. Qiang, l'ex-professore fuggito dalla Cina. Romolo, il ladro tossicodipendente. Dieci storie destinate a incrociarsi, legate dal filo sottile di un contatto fugace. Dieci piccole tracce che cercano di resistere agli urti della vita. Anche quando la speranza sembra voltare le spalle. Dieci anime che ambiscono solamente ad "arrivare a domani". In quanti ce la faranno davvero?
  11. dfense

    Arrivare a domani

    Venti di guerra nucleare, dall'altra parte del pianeta. Attentati terroristici a due passi da casa. Pandemie buone appena per far strepitare qualche giornalista ipocondriaco minacciano di decimare chiunque non si sottoponga a un costoso vaccino sperimentale, e poi... “Questo maledetto mal di testa!”, dice a se stesso, massaggiandosi le tempie. Il viso trasfigurato in una maschera di dolore grottesca. “Un tumore... cos'altro può essere? La mia sopravvivenza è minacciata a ogni angolo di strada, i prossimi sessanta secondi potrebbero essere gli ultimi che mi vedranno comparsa muta sul palcoscenico di questo pazzo, pazzo mondo”. Ci vuole tempo per riuscire a fare quel che deve, e lui sente di non averne, o meglio, il timore che qualcuno o qualcosa possa sottrargliene anche solo un secondo lo paralizza. La paura è la sua sovrana incontrastata, colei che lo muove alla maniera di un burattino. Esce di rado, non ha voglia di conoscere gente nuova, e se s'innamora difficilmente riesce a trovare il coraggio di dichiararsi. Una volta era diverso, anche se, a ben vedere, non si è mai distinto per essere un cuor di leone. Di norma preferisce restare celato nell'ombra, osservare passivamente le reazioni altrui, piuttosto che essere il detonatore che le scatena. Meglio darsi per vinto e struggersi come un poeta crepuscolare per le occasioni perdute, la gioventù che sfiorisce invano, anziché passare all'azione piegando gli eventi alle proprie esigenze con grazia e risolutezza, alla stregua, per intenderci, di un Richard Gere dotato della tempra leggendaria di Chuck Norris. Massimo guarda dritto di fronte a sé, rassegnato a una fine tanto prossima quanto poco entusiasmante. Ragazzini che si lanciano nel vuoto a celebrare l'atto conclusivo di uno sconcertante gioco al massacro. Uomini e donne dalla salute cagionevole, con una prole a carico numericamente adeguata a formare una squadra di calcetto, che attraversano la città con mezzi pubblici in perenne ritardo per sbarcare il lunario, e poi... “Dannazione, domani devo tornare al lavoro!”. Una settimana di ferie passata a far la spola tra il cinema sotto casa e il parco poco distante non l'ha ristorato come aveva sperato. Massimo sbuffa e... «scusa, signore. Ti posso chiedere un favore?». Di fronte a lui, una coppia di piccole rom. Dodici anni o giù di lì. Come destato da un sonno non troppo piacevole, strabuzza gli occhi. «Dimmi», le dice, storcendo il naso. È la più facilmente sovrapponibile a degli standard estetici da adolescente italiana a parlare. «Non ho il cellulare. Posso fare una telefonata dal tuo?». C'è un attimo di silenzio, rotto appena dallo scoppiettio della marmitta bucata di un motorino di passaggio. «Dalle tue mani», si affretta a specificare. È evidente quanto sia consapevole di suscitare sospetto nel proprio interlocutore per il semplice fatto di essere quel che è. Non sbaglia, infatti. «Non ho credito», mente Massimo, senza scomporsi più di tanto. Si stringe nelle spalle, sorride debolmente, mentre una parte del suo cervello considera quanto possa essere difficile, e triste, e frustrante, combattere determinati pregiudizi legati a degli stereotipi razziali e sociali, e un'altra ghigna e sussurra: “Col cazzo che mi freghi. Una telefonata dalle mie mani... sì, certo. Quanti nanosecondi possono occorrere a un dinamico duo di zingare per fottermi l'IPhone? Una telefonata... e a chi? Ci sarà senz'altro un complice dall'altra parte della strada, pronto a memorizzare il mio numero per...”. Non ha un'idea precisa su cosa potrebbe mai farci, con il suo numero di cellulare, in che modo, quell'astuto cyber rom, riuscirebbe a usarlo contro di lui, ma la cosa, questa improbabile eventualità, lo spaventa ugualmente. Ha bisogno di qualche minuto per elaborare una paranoia abbastanza contorta da giustificare il timore ancestrale che lo spinge a stringere al petto il borsello e a voltarsi per sincerarsi quanto le due si siano allontanate. La fantasia non gli fa difetto. Riuscisse a trovare il modo di far piovere dal cielo un euro ogni volta che si trova a dipingere scenari disgraziati per ciò che lo attende avrebbe risolto da tempo il problema della propria sussistenza, sì, insomma, di tornare al lavoro, domani, potrebbe farne tranquillamente a meno. Riprende a guardare di fronte a sé. Di fronte a se non c'è nulla. Il ristorante greco di Krikor vicino un barbiere alla moda, di quelli in cui irsuti hipster taglia capelli, le caviglie nude e le braccia coperte di tatuaggi, ti invitano, sorridendo, ad accomodarti su poltrone tardo ottocento per poi sfilarti quaranta euro senza quasi che tu te ne accorga. Sì, d'accordo, ma non c'è nulla. Massimo vorrebbe penetrarlo, quel niente travestito da capitale europea finto cosmopolita, trovare una fessura tra le maglie di certo non così fitte dello spazio tempo per riuscire a infilarci la testa, per fare capolino e sbirciare un po' la dimensione parallela che c'è dietro. Gli piace immaginare l'esistenza di un mondo dietro il mondo. Un posto che, a un primo sguardo, risulti del tutto simile a quello in cui si muove stancamente da quasi quarant'anni, ma che a un osservatore attento, categoria alla quale s'illude di appartenere, rivelerebbe presto meraviglie e nuove possibilità. Nuove possibilità, pensa, mentre un sorriso vago gli si allarga sulla faccia semi addormentata e la ragazzina rom torna ad avvicinarglisi. Massimo corruccia lo sguardo in una smorfia di profondo disagio, quando le si para davanti. «Puoi darmi cinquanta centesimi, per fare una telefonata? Per favore»: la sua nuova questua cantilenante. Con una rapida occhiata, Massimo si accorge dell'assenza della sua compagna. “Forse è nascosta dietro quel cassonetto, pronta a scagliarsi contro di me non appena metterò mano al portafoglio”, pensa senza pensare veramente, un riflesso pavloviano in un anfratto umidiccio del suo cervello. Sì, un agguato in piena regola! «Ti prego! Devo chiamare mio padre. Non sa dove sono». Massimo sbuffa e abbassa lo sguardo. Forse dice la verità, considera, cercando invano un po' di fiducia nel genere umano nei pressi della tasca in cui tiene il portafoglio. Lo estrae con un movimento lento, sensuale, per certi versi. Lo apre, vi fruga dentro con fare da vecchina di fronte alla giovane e impaziente cassiera di un supermercato. Non c'è poi granché da cercare. Una banconota da venti euro, una da cinque, e una singola moneta da due. Scuote la testa, e nell'orrida pantomima di un uomo contrito dice: «Mi dispiace, ho solo due euro, ma mi servono». Una menzogna, comunque la si voglia vedere. Ne ha altri venticinque, e un bancomat tutt'altro che sguarnito. “Mi servono”, si ripete nella testa senza aprire bocca. Uno sciocco mantra silenzioso che non conduce ad alcun pensiero puro, o rivelazione di quel mondo dietro il mondo che, di tanto in tanto, si affanna a cercare. «Ti prego! Te li cambio. Ti porto il resto» piagnucola lei. Massimo alza gli occhi al cielo, scocciato. È di un bianco molto luminoso. Lo atterrisce. «Dai, su!» esclama, per nulla persuaso della sua buona fede. «Su, fai la brava» dice, come a suggerirle la condotta migliore, la strada da seguire, quella retta, che la condurrà tanto a una santità niente affatto cercata quanto, ovviamente, lontano da lui. «Ti pregooo!!» torna a ripetere la piccola. Non è per un inconsueto rigurgito di carità cristiana che alla fine le porge la moneta. «Grazie!» gli dice la ragazzina rom, non poi così raggiante. «Ti porto il resto» lo rassicura. Massimo, che ha continuato a tenere gli occhi bassi per tutto il tempo, si stringe nelle spalle e sputa un «sì, va bene» a mezza voce, certo che non rivedrà mai l'euro e cinquanta centesimi che gli spettano come pegno al suo falso buon cuore. “Mi servono”, si ripete mentre la osserva voltare l'angolo e scomparire alla sua vista. Allunga le mani di fronte a se, nell'aria vuota, in un gesto da ubriaco, a scostare i lembi di una tenda immaginaria. La dimensione parallela. Socchiude gli occhi, pronto ad accogliere la luce che tra non molto lo investirà di grazia. Non sta attraversando alcun portale, e di sicuro nemmeno un bel periodo. Questo appare evidente agli occhi di chiunque lo osservi brancolare nel buio poco rassicurante della sua coscienza. Nello specifico, un uomo affacciato a un balcone del palazzo di fronte. Una sigaretta appesa alle labbra sottili. La canottiera bianca ma un po' sporca lascia scoperti gli avambracci pelosi e possenti di chi non ha nulla da cercare altrove. È tutto qui e ora. O al massimo giù al cantiere, dove ogni mattina va a guadagnarsi pane birra e Gratta e Vinci. È distante non più di sei metri, lo vede chiaramente, quel pazzo che abbranca il nulla con tanta determinazione. Scuote la grossa testa bovina. “Ce n'è di matti in giro per le strade”, pensa, esalando un enorme nube di fumo. Non è particolarmente disturbato dalla sua presenza. “L'importante”, si dice, “è che non mi rompa i coglioni. A gente del genere conviene non incrociare mai la mia strada”. Poi c'è una donna che stende i panni. Il ventre gonfio che tende un orribile vestito a fiori da gestante in sovrappeso. Anche lei non può fare a meno di notare quel buffo ometto intento a varcare la soglia di un tempio che non vede la luce del sole da almeno mille anni. Non pensa a niente, ma sorride. Non è divertita, no. Eppure sorride. Sferza l'acqua in eccesso da una gonna, prima di appenderla al filo che corre da un capo all'altro del suo balcone. Continua a sorridere. C'è anche la piccola rom, naturalmente. Rimane interdetta per un attimo, di fronte a quell'immagine inconsueta: un uomo adulto impegnato in un gioco da bambini di cui non riesce a comprendere il fine. «Ecco!» esclama, destandolo dal suo torpore. Massimo riapre gli occhi che, perso nel proprio delirio, ormai teneva chiusi, e inquadra una mano tesa verso di lui. Sul palmo aperto, due monete. Una da un euro, l'altra da cinquanta centesimi. Per un istante viene percorso dal desiderio di stringerla, quella manina lercia. Non sa perché. È solo una specie d'impulso elettrico, un nonnulla che giace nello sterminato cimitero dei sogni irrealizzati, che non arriva nemmeno in prossimità di quell'area del cervello deputata a trasformare il pensiero in azione, a tradurre in movimento l'intenzione. «Grazie!» dice lei. Massimo si fa tintinnare le monete nel palmo. Sospira. Ha la vista un po' appannata. Evidentemente, suppone, non aveva bisogno che della somma necessaria a pagarsi una telefonata (quella che lui le ha negato) all'internet point dietro l'angolo. Si sente molto stanco, e parecchio stupido. «Grazie a te le» fa, alzando appena gli occhi.
  12. dfense

    Arrivare a domani

    Titolo: Arrivare a domani Autore: Marco Di Carlo Collana: Passi Casa editrice: Edizioni Fogliodivia ISBN: 9788894434101 Data di pubblicazione: 12/05/2019 Prezzo: 10 euro Genere: Romanzo breve Pagine: 104 Quarta di copertina: Periferia di una grande città italiana. Romana è una ragazzina di etnia rom costretta a combattere il pregiudizio. Ha fiducia nel mondo, persino nello sconosciuto a cui trova il coraggio di chiedere un favore. «Non ho il cellulare. Posso fare una telefonata dal tuo?». La domanda mette l'uomo in difficoltà. Lui è schiavo della paura, di minacce che vede spuntare da ogni angolo del pianeta. Un volto, il suo, specchio di una sofferenza e di una insoddisfazione tutta occidentale. Non come quello sorridente di Tarek, il fruttivendolo tunisino, o di Piotr, il senzatetto polacco. Nel medesimo lembo di terra martoriata si muove anche Consuelo, la colf peruviana. Jamal, il bengalese che gestisce un internet point. Aminah, la prostituta nigeriana. Adrian, il rumeno che passa metà della sua giornata in un garage sotterraneo. Qiang, l'ex-professore fuggito dalla Cina. Romolo, il ladro tossicodipendente. Dieci storie destinate a incrociarsi, legate dal filo sottile di un contatto fugace. Dieci piccole tracce che cercano di resistere agli urti della vita. Anche quando la speranza sembra voltare le spalle. Dieci anime che ambiscono solamente ad "arrivare a domani". In quanti ce la faranno davvero? Link all'acquisto: https://www.ibs.it/arrivare-a-domani-libro-marco-di-carlo/e/9788894434101 https://www.mondadoristore.it/Arrivare-a-domani-Marco-Di-Carlo/eai978889443410/
  13. dfense

    [Gioco] Catena musicale

    Built To Spill - Never be the same
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    Edizioni FogliodiVia

    In circa un paio di mesi
  15. dfense

    Edizioni FogliodiVia

    Infine anche la mia collaborazione si è concretizzata (si tratta di un romanzo breve, già disponibile in pre order, sul sito. A breve i dettagli nella pagina dedicata...). Al momento posso solo confermare quanto di buono detto in precedenza. Siamo soltanto all'inizio, ovviamente è presto per tirare le somme ma, se si esclude qualche piccolo rallentamento, fisiologico, quindi comprensibile, considerando le attuali dimensioni della casa editrice, sono lieto di far parte della loro squadra. Vi tengo comunque aggiornati sui futuri sviluppi!
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