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dfense

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  1. dfense

    Oltre edizioni

    Esiste già una discussione aperta su questo editore:
  2. dfense

    [Gioco] Catena musicale

    Black Sabbath - Lord OF This World
  3. dfense

    [Gioco] Catena musicale

    Varanasi Baby - Afterhours
  4. dfense

    Edizioni il viandante

    A seguito dell'invio di una mia proposta, dopo qualche tempo sono stato ricontattato via mail. Il contenuto della missiva? In breve: "...Riteniamo il tuo manoscritto meritevole, ma purtroppo non possiamo pubblicarlo per mancanza di spazio nel nostro catalogo". Questa mi è (più o meno) nuova. Non sarebbe più logico chiudere le selezioni? Davvero mi sfugge il senso di ricevere e leggere un testo se poi, per motivi che non m'interessa particolarmente approfondire, non si ha modo, qualora questo piacesse, di pubblicarlo.
  5. dfense

    La loro parte

    https://www.gliscrittoridellaportaaccanto.com/2019/01/scrittori-intervista-marco-di-carlo-le-mie-storie-vogliono-vedere-la-luce.html
  6. dfense

    La loro parte

    Un dolce pomeriggio di musica e parole... parlando di letteratura e, naturalmente, di "La loro parte". http://www.radiocittaperta.it/djmix/elephant-talk-con-federica-del-26-01-2019/
  7. dfense

    Per farcela

    http://loggioneletterario.it/2019/01/lampi-dietro-agli-occhi/
  8. dfense

    [Gioco] Catena musicale

    Jens Lekman- It Was a Strange Time in My Life
  9. dfense

    Lampi dietro agli occhi

    LAMPI DIETRO AGLI OCCHI Ci sono persone che parlano ai propri cani come fossero dei bambini. Li guarda, rapito, si stringe nelle spalle. Vorrebbe capirli. Perché lo fanno? Lorenzo non ama i cani, né tanto meno chi li coccola e li vezzeggia. Foglie gialle, rosse e marroni. Ce ne sono a migliaia, forse a milioni. Sono enormi e bellissime. Non è molto che ha smesso di piovere, e il sole, ora, dona a ogni cosa colori incredibilmente vividi. La schiena adagiata contro le assi di legno della panchina. Lo sguardo rivolto verso la strada poco distante, al di là della siepe, verso l'asilo comunale. Le mamme che aspettano i propri figli hanno smesso di essere ciò che erano un tempo -esseri di sesso femminile del tutto privi di qualsiasi attrattiva-, adesso gli appaiono come donne piacenti, spesso persino desiderabili. Ci riflette su, mentre accende una sigaretta. Aspira profondamente, e lascia che il fumo confonda l'immagine di un cane che, fuggito al controllo del proprio padrone, gli salta in grembo. Ha il suo muso a un palmo dal naso. Lo fissa negli occhi. Sorride. Lo disgusta, ma è un piacere vedere soltanto due grossi globi marroni privi di espressione e non leggerci dentro nessuna morte. Con i cani non gli riesce. Quando è stata la prima volta che ha scorto la fine di un uomo guardandolo negli occhi? Non lo ricorda. Accarezza la testa del labrador. Si guarda attorno. “In fondo”, pensa, “non è poi così male”. Da quel giorno niente è stato più lo stesso. Gli basta fissare chi ha davanti e, con un lampo dietro agli occhi, visualizza il modo in cui morirà. Da bambino sognava di avere un superpotere, uno qualsiasi, qualcosa che potesse distinguerlo dai suoi coetanei. Non avrebbe mai immaginato che il desiderio si sarebbe avverato, che gli avrebbe causato tanto dolore. Non era per niente fico come sperava parecchi anni fa, quando le mamme erano solo mamme. Roberto morirà con tutti i suoi lunghi capelli in testa, falciato da un pirata della strada. A lui non ha detto nulla. Gli sembra improbabile riuscire a convincerlo a non attraversare la strada per il resto dei suoi giorni. In che modo potrebbe giustificare questo bizzarro ammonimento? Non saprebbe nemmeno dirgli che tipo di strada sarà quella dove i suoi genitori poseranno una piccola lapide con una foto in cui sorride. Lui non avrebbe mai scelto quella... Sì, ma sarà in città o in campagna? Magari al mare? In montagna? E poi quando? Di giorno o di notte. I dettagli sono spesso confusi, parti irrilevanti di uno sfondo monocromatico. Sua zia era raggiante, appena un anno prima aveva sconfitto un brutto tumore. Quella avrebbe dovuto essere un'operazione di routine, niente di preoccupante. Lorenzo lo sapeva: Giovanna non avrebbe mai lasciato quell'ospedale... eppure lei era felice. «Come mai sei qui?», gli aveva chiesto. Suo nipote non aveva di meglio da fare? «E adesso? Perché piangi?». Inghiottire le lacrime fu un'impresa disperata, che si sforzò di portare a termine per non rendere quegli ultimi momenti più tristi di quanto avrebbero dovuto essere. «Tra mezz'ora sarà tutto finito, non ti preoccupare». Ne era convinta. Serena e sorridente, lo aveva accarezzato. Magari era solo una fissazione, la sua, si stava sbagliando. Aveva pregato a lungo, lui che non crede all'inferno e al paradiso, ma sua zia non si era risvegliata. Un evento imponderabile, secondo i chirurghi. Quando muoverà il passo decisivo nell'esaltante ciclo dell'azoto, tra circa vent'anni, Giulia sarà grassa e sdentata. Si troverà in un paese straniero, e avrà il sorriso sulle labbra. Ai piedi di una palma, le mani strette a quelle di un uomo di colore. È così che finirà. Una consapevolezza, questa, che cinque anni fa non gli ha impedito di innamorarsene. La pensa ancora, Giulia. Non è stato semplice... Dopo di lei non c'è stata nessun altra. “Che senso ha?”, si dice sempre, tentando di dirigere gli occhi lontano da quelli della ragazza che ha di fronte. «Perché non mi guardi?». Anche lei, come tutte le altre, glielo aveva chiesto. No, non è stato affatto semplice. Il sole cala lentamente e va a nascondersi dietro una fitta selva di pini. Il labrador si è accucciato ai suoi piedi. «Dov'è il tuo padrone?», gli chiede. Poi sbotta a ridere. Scuote la testa. Si sente molto stupido... “O molto triste?”, pensa. Non saprebbe dire. Gli passa una mano sulla schiena. Una carezza distratta, un gesto che lo stupisce. Quasi si commuove. Dopo aver vinto la paura, preso da una strana eccitazione, aveva provato a guardarsi allo specchio. Si era fissato a lungo, sperando che quel dono disgraziato riuscisse a rivelargli qualcosa sulla propria morte. È una presenza costante, nei suoi pensieri, e nulla lo solleverebbe maggiormente che conoscere il modo in cui saluterà questo mondo. “Che sia un cane anch'io?”, si è chiesto spesso, sconvolto dall'assenza di immagini di trapasso nei propri occhi. Sua madre è morta un paio di anni fa. Lui non era ancora diventato quello che è. Suo padre pare abbia ancora qualche anno davanti a se, anche se non saprebbe dire il numero preciso. «Cerca di non prendere treni», gli consiglia, ogni volta che va a trovarlo. «Per nessun motivo!». Il vecchio lo fissa con aria interrogativa. Si è fatto una nuova vita, con una badante russa. Sembra felice. «Perché?», gli domanda. Mio figlio è impazzito? «Fidati, dammi retta per una volta!» dice, guardando la sua donna, una cinquantenne dagli occhi di ghiaccio. Sorride enormemente, accarezzandogli la testa calva, ma morirà lontano da lui, in un posto pieno di neve. Una brava donna, Katrina. “Non vedrai un centesimo della sua eredità”, pensa, mentre la osserva annaspare tra i ghiacci di un paese che non sa. La stagione migliore ha lasciato il campo libero alla malinconia, all'ocra, al magenta, al viola. Questo è l'autunno. In Canada dev'essere meraviglioso. Lorenzo vorrebbe andarci, prima di morire. “Anche qui, però, non è male”, considera, col naso all'insù, scorgendo una fetta di cielo azzurro tra le fronde dell'albero che lo sovrasta. Non è qui, né in Canada, la felicità. In nessun luogo dimora il sorriso che ha perso. Per un attimo ha l'impressione che si trovi negli occhi di quel cane. Magari finirà sotto una macchina oggi stesso, o fra molti anni, lui, però, non lo saprà mai. Questa certezza lo consegna nudo e innocente alla sera che sta calando. Il vento si fa teso e carica il cielo di nubi gonfie di pioggia. È ora di andare. Lorenzo fa per alzarsi dalla panchina. Il cane ha un'espressione afflitta, del tutto simile alla sua. Si sente molto solo. Gli dispiace lasciarlo lì, ma l'idea di portalo con sé non lo sfiora nemmeno per un istante. Lo rispetta, questo sì. Gli piace credere di non riuscire a prevederne la morte perché quella bestia è munita del medesimo potere che lo inchioda a responsabilità il cui peso sa di non essere in grado di sostenere ancora a lungo. “Forse è per questo che abbaiano”, pensa, “ci vogliono dire di fare in fretta, e di stare attenti”. “Amami, finché sei in tempo!”, lo sente latrare. Anche lui è destinato a vivere senza padrone, solo, a conoscere la fine degli altri, ma non la propria. È tutto già scritto, non c'è scampo, e... «Achille!?»: è una donna che urla. Una mamma? «Achilleee!?». Il cane abbaia. Lorenzo dice: «Ti chiami Achille?», poi sbotta a ridere. «Parliamo coi cani, adesso!». Scuote la testa. È quasi buio ma, anche se gli alberi che hanno divorato il sole sono sagome nere contro un fondale grigio, c'è ancora una discreta visibilità. «Achilleee!?». Una voce davvero fastidiosa, che lo irrita. «Achilleee!?». Ma dov'è? Una donna minuta e un po' grassottella si paventa, sbucando da dietro un cespuglio alle sue spalle. Il labrador salta sulla panchina, incurante di Lorenzo, lo calpesta, e si tuffa tra le braccia della padrona. «Amore, di mamma!», esclama, la piccola decerebrata, del tutto indifferente alla sua presenza. Poi, dopo essersi scambiata effusioni con il quattro zampe, si volta e: «Oh, mi scusi! Le ha dato fastidio?», chiede. Lorenzo cerca di metterla a fuoco. Non è un granché, e non pare neppure particolarmente intelligente. «Si figuri. Non fa niente», risponde. Il volto rigido, contratto dall'ira. La donna gli è molto vicina, ora. L'ultimo bagliore del giorno che muore illumina i suoi occhi. Sembrano belli, e... sono già passati parecchi anni, lei sta piangendo. Le lacrime si perdono nella ragnatela di rughe che le avvolge il viso. Porta una mano al petto. «Amore mio», dice. È in ginocchio su un tappeto di foglie bagnate. «Sto arrivando. Non ti ho fatto aspettare troppo, vero?». Le parole strozzate in gola. Un ultimo rantolo, poi cade. Gli occhi vitrei, senza vita, spalancati su una lapide di marmo. Sopra c'è inciso un nome che conosce bene: Lorenzo Inestra. Il suo. Sorride, incredulo. «È stato buono?», domanda la donna, guardando Achille. Un tuono, poi le prime gocce di pioggia. «Sì, buonissimo», dice Lorenzo, «e... e poi io amo i cani».
  10. dfense

    Per farcela

    Grazie @Marcello, molto gentile. Ci avevo provato senza successo!
  11. dfense

    Nove pezzi

    NOVE PEZZI «Questa è una cassa per il passaggio di massimo nove pezzi», dice la cassiera. È sabato pomeriggio. Quella che viene comunemente definita “l'ora di pranzo” non è passata da molto. Il sole freddo e pallido di febbraio filtra attraverso i vetri sporchi della porta dell'uscita d'emergenza e le illumina il viso stanco. È una donna di mezz'età. Se ne sta seduta dietro la cassa. I capelli arruffati, le borse sotto gli occhi, le palpebre a mezz'asta. Sogni chiusi in scatole a tenuta stagna e la mia stessa voglia di essere altrove. Labbra sottili su cui non si posa un sorriso da troppo tempo, ora ancora più contratte. «E dove starebbe scritto, signora?», domanda con arroganza il tizio a cui si sta rivolgendo la cassiera. I due si guardano. Per un momento, non più di tre o quattro secondi, c'è un silenzio tombale. Nessuno dice nulla. Sopra la testa dell'uomo convinto che la donna abbia arbitrariamente deciso di non far passare la sua spesa sul lettore di codici a barre, giganteggia un avviso. Sul cartello c'è scritto: “Cassa per il passaggio di massimo nove pezzi”. Luca osserva la scena dal reparto surgelati. Non è abbastanza vicino da riuscire ad ascoltare la replica della cassiera, ma, anche se si trovasse dietro quel ciccione strafottente, non udirebbe nulla. Stringe gli occhi. Vede la donna indicare quella semplice avvertenza con un dito. Il volto immobile. Non dice una parola. L'uomo alza il capo, la bocca semi spalancata. Poi cambia espressione. Borbotta qualcosa, a bassa voce stavolta. Non chiede scusa. Spinge il carrello stracolmo verso la cassa a fianco. Luca sorride, compiaciuto. Sente profondamente sua la soddisfazione che, è certo, pervade il petto della cassiera. Lei continua a battere scontrini come se nulla fosse. La luce di un giorno inutile le muore lentamente addosso. Luca conosce bene la gretta spavalderia che ha dato voce a quel bifolco. Quante volte, suo malgrado, ci si è dovuto confrontare? “Troppe!”, pensa, mentre osserva, incuriosito, la donna. Adesso sta sorridendo. Vorrebbe dirle... non sa cosa. Forse solo farle i complimenti... già, ma per quale motivo? No, gli piacerebbe chiederle cosa si prova a mettere a tacere uno stronzo del genere. “Ora si sente meglio, vero?”. Ma c'è dell'altro, a dire il vero, qualcosa che sente riguardarlo da vicino, che vorrebbe condividere con lei. Sarebbe bello fermare il tempo con una mano, vivere eternamente in questo momento, godere di... Si avvicina alla sua cassa. Desideri confusi, sulla punta della lingua, rimbalzano malamente su un trampolino a dieci metri da una pozza di acqua piovana: lei. Nel suo carrello ci sono un mucchio di cose. Le guarda. Decisamente più di nove pezzi. Si chiede se ha veramente bisogno di tutta quella roba... Sospira, lasciando le parole, zanzare cieche e ubriache, libere di cercare un po' di sangue da un'altra parte. Un mostro senza nome cresce dentro di lui. Per tutto il resto del giorno, non fa che tormentarlo. Lo spossa. “Sono malato?”, si domanda. “Cos'ho di preciso?”. Non ha appetito, né voglia di bere. Strano. Ogni cosa gli appare vuota e incolore. Non c'è niente in TV che riesca a catturare la sua attenzione. È distratto. Da cosa? Membra fiacche. La testa pesante. Quando apre le imposte della finestra e tira su la serranda, la notte è già calata da un pezzo. Uno schiaffo di vento gelido non sembra sortire alcun effetto. Respira profondamente, poi il freddo lo costringere a rimettere dentro la testa. Passa le mani sul viso, se lo stropiccia con forza, nemmeno potesse riuscire a cambiargli forma. Guarda l'orologio. Segna le 23:00. È piuttosto presto. Di solito non si corica mai prima di mezzanotte, ma... Si rigira nel letto da non sa quanto tempo. Ha l'impressione che qualcosa, là fuori, si stia muovendo. Ne percepisce il respiro, eppure non si alza per controllare di che si tratta. La sveglia sul comodino segna le 2:00. Non passa molto tempo prima che si ritrovi con un corpo nudo stretto al petto... Sua madre se ne sta, rannicchiata e tremante, tra le sue braccia. È più piccola che mai. Pensa a tutte le cose che non le ha mai detto. Forse le reputava poco importanti, o magari aveva solo timore di confidargliele. Si sente morire. “Il tempo passa invano”, considera, “e fa un gran male”. I capelli bianchi, le articolazioni doloranti, il silenzio, specie quello che verrà dopo... dopo di lei. Come riuscirà a sopportarlo? Una parte di lui vorrebbe svegliarsi adesso, uscire senza prendersi la briga d'infilarsi pantaloni e scarpe, e correre dall'altra parte della città. Pneumatici che sfrigolano d'urgenza sull'asfalto bagnato. Mascelle serrate e preghiere tra i denti, a centoventi all'ora, fino a giungere davanti a un portone, fino a tempestarlo di pugni, fino a gridare: «Mamma, stai bene?», con quanto fiato ha in gola, nella notte più buia e lunga di cui avrà mai memoria. Vorrebbe svegliarsi, ma rimane lì, con le lacrime agli occhi, a coccolare quella donna che gli vuole bene, geloso, e impaurito se pensa al domani, al giorno che incalza e pretende i suoi occhi aperti. Al suono della sveglia, la sua stretta si scioglie istantaneamente. Mamma dov'è? È ora di alzarsi, di vivere il vero. Tra pochi minuti, nel silenzio pesante della sua casa vuota, davanti a una tazza di caffè bollente, e per tutto il resto della giornata, in ogni luogo in cui transiterà stancamente, in testa avrà un solo pensiero. “Un'idea stupida”, penserà. Stavolta prende il cestino. Gira a lungo tra gli scaffali. Ha l'aria di un bambino che si è perso in un luna park. Vuole prendere nove pezzi, non uno di meno né uno di più, della roba che non ha acquistato ieri, cose importanti, come l'allegria di una buona bottiglia di vino, o l'avvolgente dolcezza del miele. Poi qualcosa per dare sapore a ciò che non ne ha. Del sale, ovviamente (non c'è niente di peggio di un piatto insipido), e una spezia in grado di scuoterti la lingua, sì, del peperoncino, perché quel fuoco, la passione necessaria per giungere a chiudere degnamente un giorno, gli serve davvero. Anche la serenità che può infondere un infuso di camomilla non si può trascurare. Sì, impossibile farne a meno. Altrettanto fondamentale è il piacere di un buon ascolto. Te lo può dare solo un impianto hi fi di qualità. Alta fedeltà. Già, decisamente utile. Ama la musica. L'aiuta a vivere un'esistenza più decorosa. Certo, il mega stereo nel cestino non entrava, quindi ha optato per un paio di cuffie, per sentire più vicino ciò che lo fa stare bene. Prima, mentre le afferrava dallo scaffale, ha pensato a sua madre. Un brivido gli ha percorso la schiena. Ha rivissuto il momento in cui la teneva stretta, quella paura. Il buio che gli si chiudeva attorno fino a soffocarlo, e poi questo giorno... Ma adesso non c'è tempo per pensarci. Sono le 20:10. Il supermercato chiuderà tra venti minuti. Affretta il passo. “Forza!”, pensa. Sì, gli serve la forza, un'altra cosa essenziale per andare avanti. Del ginseng potrebbe fare al caso suo... «E della colla», mormora, «per quando le cose vanno in frantumi». Perchè no? Può essere utile. Ora nel cestino ci sono otto pezzi, e non ha davvero più bisogno di nulla. Avvicinandosi alla cassa, tra un cliente e l'altro, la vede armeggiare nervosamente coi lunghi capelli neri. Le vanno davanti agli occhi, le danno fastidio. Sembra distrutta. Ancora un momento, giusto il tempo di riordinare le parole, le cose importanti, “gli anni”, pensa. “Ne avrà almeno dieci più di me”, considera, ma non gl'importa. Ancora un pezzo, il nono, poi si mette in coda. È l'ultimo della fila. Vedendolo avvicinarsi, la cassiera getta uno sguardo verso il cestino colmo. «Questa è una cassa per il passaggio di massimo nove pezzi», dice, automa con le pile scariche che non è altro. Luca le sorride come a una cara amica. «Sì, sì, so leggere, io!», esclama, nemmeno fosse il cliente dietro il buzzurro del giorno prima, sicuro che lei coglierà al volo il senso della battuta. Poi, non appena l'ultima sillaba ha spiccato il volo dalle labbra asciutte, immagina che probabilmente avrà già rimosso l'episodio, e che le sue parole, prive del richiamo a quell'evento, potrebbero suonare spocchiose quanto quelle del cafone analfabeta. L'espressione torva della donna sembra confermare i suoi timori, ma il sorriso che le rivolge la confonde. “Cosa intende dire?”, pare domandarsi. Mentre vino e miele passano veloci sopra il lettore, si affretta ad aggiungere: «È stato buffo ieri... quel tipo che le ha chiesto dove fosse scritto che era una cassa per non più di nove pezzi». Lei si ferma per un attimo, il suo sguardo perso nel vuoto, poi sorride. Adesso ricorda. «Capita, purtroppo!», dice, facendo scorrere il sale, il peperoncino e la camomilla. «La capisco. Anch'io lavoro a contatto con la gente. Non è facile, e...». La donna annuisce vigorosamente, e anche le cuffie finiscono nella busta di plastica. «e...», prosegue, «alla fine sei talmente stanco che ti dimentichi di essere un uomo, fai fatica anche a parlare, a esprimere ciò che hai dentro. Vorresti solo un po' di silenzio. Poi però ti accorgi di quante cose ti mancano... Non hai più nulla», dice, guardando la sua spesa. Riprende fiato, stupefatto da una loquacità che non gli è mai appartenuta. La cassiera si ferma una seconda volta. Un sorriso, il suo, che Luca non sa interpretare. Stavolta lo sta guardando in viso. Lo fissa negli occhi. «Sono d'accordo» afferma, «ci mancano un sacco di cose... il senso della misura, ad esempio». Per un istante, proprio quando arriva il turno del ginseng e della colla, gli viene il dubbio che stia facendo riferimento a lui, al suo insensato sproloquio. «Mi scusi», le dice. «Di cosa?». «Di essere stato privo del senso della misura... è che ho voglia di parlare», confessa, quasi commuovendosi. Non ne capisce la ragione. Sorride. «È strano, anche perché sono stanco quanto lei, e di solito non sono un gran chiacchierone, mi creda». La donna ride. Una risata chiara e rumorosa. Digita il codice a barre dell'ultimo pezzo. «No, non mi riferivo a lei», dice. «Mi fa piacere scambiare due parole, e poi è vero, ha ragione, abbiamo bisogno di qualcosa, di qualcuno che...», si passa, pensierosa, il nono pezzo tra le mani. «Come dire... che rompa il silenzio!». È la verità che aspettava di condividere? Non sa, ma adesso si sente meglio. «Sì!», dice Luca, entusiasta, «e di un abbraccio!», esclama, quasi senza rendersene conto. La cassiera è visibilmente divertita. «Già, di un abbraccio» dice, «perché no?». Un'ipotesi che le appare tanto assurda da essere plausibile, risolutiva, per certi versi. Già, magari può bastare. Forse non serve altro. Luca la guarda. “Chissà a cosa sta pensando?”, si domanda. Presumibilmente a questa giornata che sta per salutarla senza lasciare traccia, ma... a quel codice non corrisponde alcun prezzo. La cassiera osserva la testa rasata di quel simpatico cliente, poi quella molla per capelli che non vuole saperne di rivelare il proprio prezzo. «Le serve proprio?» chiede, sorridendogli, desiderosa di andarsene a casa. «A me no», risponde Luca, «ma pensavo che a lei avrebbe fatto comodo».
  12. dfense

    Per farcela

    Quindici storie strane, in cui si parla di un sacco di cose. Dell'alienazione che ci consuma osservando la vita scorrere dall'interno di un'automobile, per esempio. Riuscirà l'amore a destare il protagonista dal suo torpore? Scopritelo leggendo “Addizioni”. A volte, ciò che è “Reale” spaventa. Una giovane conduttrice di talk show strappalacrime consumerà la sua vendetta in diretta. “Pay to play” ci ricorda che spesso per giocare bisogna pagare. I protagonisti ne sono consapevoli. Eventi imprevisti li metteranno di fronte a qualcosa di sgradevole: la propria vita. “Faenza” è voglia di cose nuove, il bisogno di dimostrare qualcosa a se stessi (sì, ma cosa?). Siamo liberi di scegliere, anche se a volte ce lo dimentichiamo. “Libero arbitrio” parla di come, fino alla fine (anche quella del mondo), un uomo può decidere quale strada percorrere. La vita può riservare sorprese inaspettate quando “Quel secondo lungo un giorno” sembra non voler passare. Cosa succederebbe se il tempo, di tanto in tanto, decidesse di fermarsi e ripartire senza preavviso, dopo alcuni minuti... o magari dopo un giorno? È spiegato qui. “La vita sognata” è un incubo futuribile. In un mondo in cui il lavoro è divenuto una schiavitù legalizzata, i rivoluzionari... sognano. “Lampi dietro agli occhi” torna a suggerire quanto l'amore possa ricondurre all'ordine anche una persona condannata al caos emotivo dal proprio bizzarro superpotere. “Mutuo frazionato” è l'impossibilità di scendere a patti col tempo che passa. La cronaca di una passeggiata attraverso i pezzi di cui siamo composti. Quanti? Nove, direi, già “Nove pezzi”, non uno di più, per una spesa davvero importante. “Liberate te ex inferi” indaga la morte. Si può davvero descrivere in modo adeguato? Il protagonista vuole provarci. “Post” è Dio su Facebook, con tutto quel che ne consegue. Chi può dirsi davvero “Privilegiato”? Il più disgraziato tra gli umani? Forse. “Rotolare” descrive il modo in cui, venendo giù dalle pendici del ventunesimo secolo, e da una irta collinetta di bugie, ci si possa ritrovare... negli anni cinquanta? Con il permesso di Vargh Arseth, insieme alla propria amica del cuore, naturalmente! Come è noto, siamo ciò che sembriamo agli occhi di chi ci sta davanti, e non sempre riusciamo a fornire la versione migliore di noi stessi. Cosa ci serve “Per farcela”, e riuscire nell'intento di... arrivare a domani? Lo scoprirete leggendo.
  13. dfense

    Per farcela

    Titolo: Per farcela Autore: Marco Di Carlo Autopubblicato: Streetlib ISBN: 9788829587599 Data di pubblicazione: 03/01/2019 Prezzo: digitale, 1,99€ Genere: Racconti Caratteri: 408000 Quarta di copertina o estratto del libro: Quindici storie strane, in cui si parla di un sacco di cose. Dell'alienazione che ci consuma osservando la vita scorrere dall'interno di un'automobile, per esempio. Riuscirà l'amore a destare il protagonista dal suo torpore? Scopritelo leggendo “Addizioni”. A volte, ciò che è “Reale” spaventa. Una giovane conduttrice di talk show strappalacrime consumerà la sua vendetta in diretta. “Pay to play” ci ricorda che spesso per giocare bisogna pagare. I protagonisti ne sono consapevoli. Eventi imprevisti li metteranno di fronte a qualcosa di sgradevole: la propria vita. “Faenza” è voglia di cose nuove, il bisogno di dimostrare qualcosa a se stessi (sì, ma cosa?). Siamo liberi di scegliere, anche se a volte ce lo dimentichiamo. “Libero arbitrio” parla di come, fino alla fine (anche quella del mondo), un uomo può decidere quale strada percorrere. La vita può riservare sorprese inaspettate quando “Quel secondo lungo un giorno” sembra non voler passare. Cosa succederebbe se il tempo, di tanto in tanto, decidesse di fermarsi e ripartire senza preavviso, dopo alcuni minuti... o magari dopo un giorno? È spiegato qui. “La vita sognata” è un incubo futuribile. In un mondo in cui il lavoro è divenuto una schiavitù legalizzata, i rivoluzionari... sognano. “Lampi dietro agli occhi” torna a suggerire quanto l'amore possa ricondurre all'ordine anche una persona condannata al caos emotivo dal proprio bizzarro superpotere. “Mutuo frazionato” è l'impossibilità di scendere a patti col tempo che passa. La cronaca di una passeggiata attraverso i pezzi di cui siamo composti. Quanti? Nove, direi, già “Nove pezzi”, non uno di più, per una spesa davvero importante. “Liberate te ex inferi” indaga la morte. Si può davvero descrivere in modo adeguato? Il protagonista vuole provarci. “Post” è Dio su Facebook, con tutto quel che ne consegue. Chi può dirsi davvero “Privilegiato”? Il più disgraziato tra gli umani? Forse. “Rotolare” descrive il modo in cui, venendo giù dalle pendici del ventunesimo secolo, e da una irta collinetta di bugie, ci si possa ritrovare... negli anni cinquanta? Con il permesso di Vargh Arseth, insieme alla propria amica del cuore, naturalmente! Come è noto, siamo ciò che sembriamo agli occhi di chi ci sta davanti, e non sempre riusciamo a fornire la versione migliore di noi stessi. Cosa ci serve “Per farcela”, e riuscire nell'intento di... arrivare a domani? Lo scoprirete leggendo. Link all'acquisto: https://www.kobo.com/it/it/ebook/per-farcela
  14. dfense

    Emersioni

    "Bene"... quindi un'altra branca di Castelvecchi, che dirige gli indesiderati (numerosi, non ne dubito) verso il Seme Bianco (di cui tutti conosciamo il modus operandi). Sono molto (ma molto) dubbioso.
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