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Stefano Iatosti

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  • Genere
    Maschio
  • Provenienza
    Roma
  • Interessi
    Letteratura, arte, musica.

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  1. Stefano Iatosti

    L'AMULETO

    Scendo all’imbocco della medina, la città araba. Le botteghe mi disorientano con la profusione della merce esposta. Contratto l’acquisto di un anello e con l’amuleto di cui finalmente sono entrato in possesso m'inoltro nel dedalo fra le pareti cieche e bianche da cui non arrivano suoni. La città non è più così aliena: una sua porzione minuscola mi appartiene, la stringo fra le dita. Ma in fondo siamo noi, l’amuleto, la fedele e immarcescibile riproduzione di noi stessi, il feticcio custodito nella tasca da cui non ci separeremo più. Il viaggio è il riscatto della condizione nomade, è l'idea e l'atto della scelta, l'aleatorietà del movimento, il confronto, il disagio, la scena vuota, lo specchio e il pozzo, il simbolo e la cosa, l'avventura e la sua parafrasi burlesca, il centone di ogni altro viaggio passato e a venire. La vita quotidiana, al paragone, è una parentesi ottusa, per quanto ripetuta, ostinata, che non riesci proprio a grattar via.
  2. Stefano Iatosti

    IDENTIFICAZIONE

    La critica di Cartier-Bresson al pubblico delle mostre, che non guarda più le opere limitandosi a identificarle, va estesa alla percezione del mondo, che ci scorre accanto, sempre più conforme alle nostre aspettative. Che cosa si deve mettere a fuoco per comprendere? Rivelare del già noto una visuale inaspettata o piuttosto concentrare l'attenzione sul singolo dettaglio e da quello ricostruire un’intera città? Cogliere il riflesso dei passanti sulle vetrine o il nostro, nel volto specchiato dal retrovisore, identico ogni giorno, ogni giorno differente? La città è un museo senza catalogo, un repertorio di forme in divenire, l'ininterrotta scenografia di se stessa. Dalla banchina di una stazione contemplo la sponda opposta, il sincronismo dei treni. Potrei scendere a una qualsiasi delle prossime fermate; mi preparo a una risoluzione improvvisa, sogno di prendere in contropiede la mia immagine che trascorre le sue giornate protetta dalla routine quotidiana. Che cosa c'è di più esotico della routine?
  3. Stefano Iatosti

    L'ALTROVE QUOTIDIANO

    L’altrove quotidiano è un diario di viaggio in formato digitale, costituito da brevi narrazioni e aforismi sulla città e sulle motivazioni del viaggiare. La struttura è frammentistica, priva di un preciso riferimento cronologico, fitta di rimandi e digressioni. La prima sezione, Promenades 1990, è dedicata a Parigi: vi compaiono descrizioni e analisi di monumenti, ma anche di strade e vetrine, grandi magazzini e caffè frequentati da scrittori o curiosi. La seconda sezione, che dà il titolo al libro, è dedicata al senso del viaggio, considerato come impulso e necessità atavica dell’uomo. Il rapporto che s’instaura con gli spazi e i paesaggi della natura, gli ambienti urbani e le persone ha, infatti, conseguenze decisive sulla definizione della propria identità, su quella di una coppia o di un intero gruppo sociale.
  4. Stefano Iatosti

    L'ALTROVE QUOTIDIANO - sinossi

    L’altrove quotidiano è un diario in formato digitale, costituito da note di viaggio, brevi narrazioni e aforismi sulla città e sulle motivazioni del viaggiatore. La struttura è volutamente frammentaria, priva di un preciso riferimento cronologico, fitta di digressioni. La prima sezione, Promenades 1990, è dedicata a Parigi: vi compaiono descrizioni e analisi di monumenti, ma anche di strade e vetrine, grandi magazzini e caffè frequentati da scrittori o curiosi. La seconda sezione, che dà il titolo al libro, è dedicata al senso del viaggio, considerato come impulso e necessità dell’uomo fin dalla Preistoria. Il rapporto che s’instaura con gli spazi e i paesaggi della natura, gli ambienti urbani e le persone ha, infatti, conseguenze decisive sulla definizione della propria identità, su quella di una coppia o di un intero gruppo sociale.
  5. Stefano Iatosti

    KASSIOPI

    Dalla costa albanese, ci separava un niente, un braccio di mare, poche centinaia di metri; le ombre sui monti, le luci di un porto nella notte, vicinissime. Seduti sul molo, ci sembrava di distinguere un vocio, le grida dei pescatori, ma era solo il vento, il frusciare della risacca; la riva immaginata è rimasta preclusa per un niente, una scadenza burocratica, ventiquattr’ore di troppo per ottenere il visto, prima di partire. Languore degli ultimi giorni d'estate, quando sei sempre a un passo dal raggiungere quello che non sapevi di cercare, prima che tutto di nuovo s’incaselli nell’alveo quotidiano.
  6. Stefano Iatosti

    ITINERANTI

    Viaggiando, si vive la precarietà della propria condizione con leggerezza. Siamo immersi nel presente, nel flusso percettivo del qui e ora ma è la nostra cognizione del passato, a modificarsi impercettibilmente: allontanarsi nello spazio, allarga gli orizzonti temporali e la memoria scopre nuovi territori, connessioni e ricorrenze mai notate. Sottratti all’ansia del quotidiano, non ci affidiamo più ai segni del destino per procedere: l'autentica divinazione riguarda solo quanto è già accaduto, tanto più oscuro, nella sua irrimediabilità, di qualunque profezia. Ecco l’alveo, l’abbraccio dei moli, lo schieramento delle case nel porto. Ci aspetta una lunga teoria di agnizioni. Ma quando, con passo barcollante affrontiamo l’asfalto della banchina, ci coglie subito un senso d’estraneità, quasi fosse il déjà vu di un altro, lo sfalsamento fra il ricordo e il dato, la svagatezza e l’ovvietà dell’esserci, i fotogrammi a sovrapporsi senza mai combaciare. E non sai più se sia il presente, una proiezione del passato o viceversa. Il vento si alza di notte e soffia rabbioso, a folate, la tenda, pare stia per prendere il volo, la teniamo ferma con il peso dei nostri corpi. All’alba riprendiamo la marcia. Un ritorno frazionato in continue soste, in partenze successive, l’insofferenza per ogni ostacolo che rallenti il cammino, l’arsura, gli insetti, il puzzo di sudore, l’angustia dell’abitacolo, la nostra tenda di vetro e di lamiera, lanciata in mezzo al deserto. Al mattino ci prende l’ansia di arrivare, la sera, il rimpianto per quello che abbiamo lasciato alle spalle.
  7. Stefano Iatosti

    LA RICERCA DEL VUOTO - PERCEZIONI

    I luoghi sollecitano domande ma suggeriscono risposte elusive. La ricerca del vuoto è anch’essa una forma di horror vacui. Siamo fuori dall’abitato e rasentiamo i cubi bianchi delle case di campagna, sempre più rade. La brezza che spira dal mare stordisce quasi fosse maestrale: è un’ebbrezza impalpabile, un’estraneità riconquistata, siamo viandanti solitari, stranieri in una terra straniera, per quanto stranamente familiare, di una familiarità che ormai si fatica a ritrovare a casa nostra. Viaggiando, si vive la precarietà della propria condizione con insolita leggerezza. Siamo immersi nel presente, nel flusso percettivo del qui e ora ma è la nostra cognizione del passato, a modificarsi impercettibilmente: allontanarsi nello spazio, allarga gli orizzonti temporali e la memoria scopre nuovi territori, connessioni e ricorrenze mai notate. Sottratti all’ansia del quotidiano, non ci affidiamo più ai segni del destino per procedere: l'autentica divinazione riguarda solo l’accaduto, tanto più oscuro, nella sua irrimediabilità di evento, di qualunque profezia.
  8. Stefano Iatosti

    LA PRIMA COPPIA SULLA TERRA

    Il vento caldo solleva la sabbia, è il nostro deserto privato, un luogo che ci appartiene e non dobbiamo condividere con nessuno. Siamo soli, completamente soli nel silenzio, la sabbia si deposita sui nostri corpi, dilata gli spazi e rallenta lo scorrere del tempo, viviamo uno stato d’incoscienza vigile, trasognati e ricettivi, stringendo gli occhi per il riverbero. Non c’è deserto che non riveli le sue rose per chi ha la vista acuta. Il mondo è destinato a noi, un mondo vergine che nessuno ha mai conosciuto. Ci siamo lasciati alle spalle i percorsi obbligati, il computo del tempo quotidiano, le date di scadenza e quelle cerchiate sul calendario: siamo la prima e l’ultima coppia sulla Terra, gli stessi di diecimila anni fa, nel silenzio, finalmente noi stessi.
  9. Stefano Iatosti

    SAVANE SOMMERSE

    “Savane sommerse” è una raccolta di undici racconti brevi, edita da Lepisma. La savana sommersa descrive le vicissitudini di una coppia, in viaggio attraverso il Sahara per raggiungere i siti neolitici, dove le incisioni rupestri testimoniano l’esistenza, in luogo del deserto, di un’immensa savana, abitata da popolazioni dedite alla caccia e alla pastorizia. In Rifrazioni si mettono a confronto le fantasie erotiche parallele di due coniugi durante una vacanza in un paese nordafricano. Il deserto che avanza suggerisce, attraverso le visioni dell'unico personaggio, un futuro al tempo stesso reale e immaginario. Paradise narra la vicenda di due amanti, ospiti e, per così dire, prigionieri di un albergo di lusso, a pochi chilometri dal fronte di una guerra incomprensibile. L’intervista, ambientato negli anni Sessanta in una città dell’Africa occidentale francofona, ha come protagonista l’inviato di un settimanale parigino, alle prese con il dittatore locale e i suoi nemici reali o presunti. Nella Cura dell’insonnia si descrivono le innovative pratiche terapeutiche di un centro clinico che è anche un laboratorio di ricerca sperimentale. Un viaggio di solo ritorno mostra gli effetti di una particolare sostanza psicotropa sulla percezione del reale. In White screen, un video d’arte a tema mistico scatena nel solitario visitatore del museo una forma delirante d'identificazione con l'artista. Shelter è un racconto ad anello, fondato sul paradosso di una soluzione che è anche la causa del problema. In Round harb si prefigura il destino di una nota località turistica in completo abbandono, frequentata da una comunità neo-hippy. Alla base della Strada segreta della notte, infine, vi è l’ipotesi fantastica di un improvviso arrestarsi del moto di rotazione terrestre, con conseguenze catastrofiche sul clima. Che si narri di viaggi concretamente realizzati o di percorsi della mente, sogni, deliri o allucinazioni, nell'esperienza dei vari personaggi si delinea un reticolo d’itinerari compulsivi: i tragitti interiori ne definiscono la geografia affettiva, il paesaggio involuto della psiche, il quotidiano labirinto, che è anche il nostro.
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