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don Durito

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206 Strepitoso

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  1. don Durito

    Pornografia

    Sì, anche a mio avviso è meglio questa versione. Ciao e suerte
  2. don Durito

    Il male è buio

    No, non sbagli @Poeta Zaza, però anche Baudelaire ha passato i suoi guai giudiziari, non certo per aver ucciso-stuprato ecc., ma per aver cantato quella che allora (e in parte ancor oggi) era ritenuta la "feccia" della società. E qui si aprirebbe l'annosa questione se sia più riprovevole cantare il male o farlo. Per certi versi questa questione è un po' quella posta da Brecht quando si domandava se sia più criminale fondare una banca o rapinarla.
  3. don Durito

    Il male è buio

    La poesia "moderna", almeno quella degli ultimi due secoli, ha avuto commercio col "male" più che col "bene". Ammesso che esistano due entità contrapposte definibili come "bene" e "male", la mia opinione è che il poeta deve conoscere il "male", quindi farlo entrare in sé, se vuole cantarlo. Baudelaire, tanto per citare il solito noto, ma anche il "maudit" Rimbaud (ecc.), Baudelaire, dunque, ha scritto "Les fleurs du mal", libro che rappresenta il capostipite della modernité. Mentre per trovare il "bene", quello, per esempio, del "cantico delle creature", bisogna andare indietro nei secoli.
  4. don Durito

    Pornografia

    Ciao @Lmtb99 la poesia nel suo insieme mi è piaciuta, ma ci sono alcune osservazioni che vorrei fare. Innanzitutto la sua "cifratura" iniziale non rende possibile al lettore, anche - e soprattutto - in mancanza di un contesto adeguato (in particolare di altri testi d'una possibile silloge), capire il significato di queste "foglie / del mio dolore", ovverossia intendere, al di là della sua cifra metaforica, il referente semantico. Secondariamente, ti suggerirei di togliere l'apocope perché fa molto poesia d'antan. Meglio ripristinare la forma corrente "sono solo" che, trattandosi d'una poesia, rende anche meglio, coi due bisillabi, il martellamento fonico "sóno sólo". Anche suona, a mio avviso, male. "Placata", forse? che riprenderebbe anche il fonema /p/ di "pigra". Nella mia lettura del tuo testo il fulcro fonico e semantico insieme mi pare essere dato dalla forte assonanza-consonanza (o quasi-rima) tra e la quale unisce il tema "corporeo" della fame a quello del desiderio, e mi pare che questo incontro di lessemi veicoli l'intero significato del testo.
  5. don Durito

    Incursori o rifinitori?

    Se devo pensare al mio lavoro di scrittura adottando i due antonimi proposti da Vonnegut jr., posso dire che mi ritrovo sia in un "metodo" che nell'altro. Vale a dire che nemmeno all'inizio scrivo in fretta, alla "brutto dio" (chissà com'è l'espressione originale, in italiano si direbbe "alla c... di cane"), unicamente per fissare l'"idea", ma nel contempo cerco anche uno stile adeguato. Dopodiché mi metto a revisionare (a "rifinire") il testo scritto fino allo stremo, e anche oltre.
  6. don Durito

    I pescatori di pietre

    Ciao @Edu e ri-dài con la Scarlett! Stavolta le hai addirittura riservato un posto in prima fila. Di passaggio frettoloso tra una deportazione e l'altra in una campagna dove la connessione internet è assente (ma in compenso cinghiali e daini abbondano), dico solo che il restyling ha conferito al racconto una maturità e (a suo modo) una complessità che prima si intravedeva soltanto. Invece di dimagrire il racconto è ingrassato, ma i chili messi su ci volevano proprio. Perché la letteratura è anche l'arte d'aggiungere, oltre che del levare. E qui la narrazione ha acquistito sfaccettature "intriganti". Inasomma, è un altro racconto. Prosit.
  7. don Durito

    [FdI 2019-1] Amore e Psiche

    Ciao @Ton un buon racconto, molto bene impostato e dallo stile solido. Detto questo, il mio commento è marginale, di dettaglio per così dire, ossia riguarda una certa imprecisione colla quale il racconto ha inizio. Ora, immagino che il settore di rue de Vaugirard cui tu ti riferisci appartenga al 15 arrondissement (ossia 15esimo). E un appartamento di ca. cinquanta metri quadri non è un "cantuccio", ma, se non proprio una reggia, è quantomeno principesco. A Parigi gli spazi abitativi sono molto ristretti, e per acquistare un "cantuccio" del genere, nel 15esimo poi, arrondissement di tutto rispetto, possono ballare, minimo, cinquecentomila (euri). Al netto di queste minuzie, il racconto vale (ma questo te ,l'ho già detto). Ri-ciao y suerte
  8. don Durito

    Cosa state leggendo?

    Può succedere (anche a me è successo) che dopo la lettura di Faldella, ma anche degli altri "scapigliati", nei propri scritti venga fuori un pastiche stilistico influenzato da loro. Ed è un peccato che Faldella & Co. siano poco ricordati, oggi. Gadda ha attinto a piene mani da loro.
  9. don Durito

    L'uomo del casello

    Hola, @Thea, come l'uomo del casello anch'io dico che E non è detto che tu stessa, in quanto autrice, ne possa sapere di più. Una volta scritto, un testo ha in sé le proprie ragioni, e i propri significati. Non farò le "bucce" al tuo scritto. Voglio solo dirti che il tuo racconto m'è piaciuto. Assai. Ci sono momenti di scrittura in cui si sente la zampata dello scrittore Un'ultima cosa: anch'io all'uscita dell' autostrada scelgo di proposito il casello col casellante (e se ci trovo la casellante tanto meglio). Ma è soltanto perché non ho il telepass. Dovrò farmelo, prima o poi (della serie: quando la realtà prosaica distrugge la poesia) Ciao y suerte e, a proposito di fiori,
  10. don Durito

    Fedele

    Ciao @davidep, ti ringrazio per il commento. Credo che nella memoria di molti, risalendo a qualche tempo fa, ci sia una di queste figure che le avversità della vita hanno sconfitto ma che nel contempo non sono riuscite a cancellare un certo loro portamento per dir così "nobile", che comunemente venivano chiamate "barboni". Io ho cercato di tratteggiare uno di loro, mescolando fantasia a realtà. Vero, sono cose, queste, che talvolta all'autore passano inosservate, ecco la necessità di occhi terzi. Sì, non è detto che Fedele non abbia un seguito. Già ho qualche idea... Gracias y suerte
  11. don Durito

    Cosa state leggendo?

    Per me è stato il miglior Gabo che ho letto. E' un Gabo diverso, molto diverso dal suo "capolavoro" (Cent'anni). Sarà per questo m'è piaciutissimo (si può neologizzare?), L'autunno.
  12. don Durito

    Suicidio a chilometri zero

    Dopo averlo letto, mi sono domandato: Perché me l'ero perso a suo tempo, questo ottimo racconto? Per cui rimedio facendoti i miei complimenti: un racconto divertentissimo. E, non secondariamente, maturo.
  13. don Durito

    Il grande bugiardo / The Linchpin (1 di 3)

    Non credo che una tecnica sia valida a prescindere, direi che sono tutte relative e in funzione di cosa l'autore vuol "comunicare" al lettore colla sua narrazione, o in che modo vuole coinvolgere il lettore nella sua narrazione. Certo, la tecnica, o meglio l'impostazione cinematografica rende la narrazione agile, conferisce al racconto un surplus di dinamicità e vividezza. Se invece l'autore punta stilisticamente sulla sperimentazione e sul lavoro linguistico di cesello (a esempio, che so, un Gadda), allora la "tecnica" cinematografica non serve, non è più un valore aggiunto. Prima ho parlato di volontà comunicativa dell'autore, ma il senso d'un testo letterario va al di là (e per fortuna) della stessa volontà dell'autore. Se un testo letterario riflettesse o comunicasse soltanto quello che l'autore ha voluto dire, non si spiegherebbe il fatto che ogni generazione continua a leggere testi scritti secoli o decenni prima trovandovi ogni volta significati nuovi.
  14. don Durito

    Il grande bugiardo / The Linchpin (1 di 3)

    Ti do la mia interpretazione. Non necessariamente la parola scritta si trasforma in immagini vivide e dinamiche, a volte stenta a farlo per incapacità oppure all'autore interessa produrre sul lettore un diverso effetto narrativo. Insomma, il tutto dipende dalla "poetica" particolare adottata (anche inconsapevolmente, o soprattutto inconsapevolmente) dall'autore e dalla sua indole narrativa. Ma nel tuo caso, o meglio nel caso della tua descrizione di Dostoevskij sballottato in carrozza per le strade di Londra, le immagini mi sono parse immediatamente cinematografiche, come se stessi assistendo a un film anziché leggendo un racconto. Questo aspetto cinematografico, a esempio, viene a mancare nel brano successivo, "Londra, 1989", per evidenti ragioni di costruzione narrativa. Un'ultima cosa: la prosa non va asciugata stendendola al sole, bensì col phon, altrimenti s'infeltrisce. Se proprio vuoi far asciugare qualcosa al sole, fallo con la poesia. Hasta luego, y suerte
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