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don Durito

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  1. don Durito

    La cura

    La seconda che hai detto. "Controcorrente" era solo un'allusione da letterato del cazzo. Può darsi, dovrei chiedere al mio Es. Ma i latini già conoscevano la risposta: De te fabula narratur. Proprio così, ho "annusato" questa tua indole, non si tratta di punti precisi del testo, ma della stessa atmosfera in cui la narrazione è calata. Il rischio, potenziale, di tutto ciò è una certa oscurità non giustificata. Gracias por las flores. A ti tambien. Mejor:
  2. don Durito

    Bonaventura e il tacco della morte

    Poi lo leggerò con calma, perché questo frizzante stile dialogico m'invoglia alla lettura. Intanto mi complimemento con te per aver resistito al richiamo aggettivante barbarish di "fottute". Però non ci insisterei, e a poca distanza, tra l'altro E mi complimento anche per il tocco di metaracconto che hai conferito alla narrazione all'explicit. (Vabbe', sì, l'ho scorso fino in fondo. Ti dico, la lettura prende)
  3. don Durito

    La cura

    Ciao @Rica, la mia impressione nel leggerti è che hai conseguito uno stile maturo e ben consolidato, asciutto fino talvolta alla secchezza, di cui in questa narrazione disponi al meglio. Quindi la "questione" formale direi che è risolta. Quanto all'aspetto contenutistico ddella narrazione, visto che come dici tu stessa il racconto è andrebbe letto congiuntamente al sequel (e a tutti gli altri "quel" di cui il testo definitivo si compone), per poterlo capire nella sua complessità. Nonostante l'illuminazione retrospettiva che dall'explicit risale à rebours chiarendo il senso complessivo del racconto (compresa l'alternanza di situazioni temporalmente lontane tra loro e dei punti di vista), mi sembra che tu indulga, complice lo stile ellittico, a una certa cripticità/ermeticità testuale. E che più che in punti precisi della trama, questa indulgenza mi pare una cifra narrativa che struttura l'intero testo. Insomma, concordo anch'io sul fattto che non solo sia giusto, ma sia doveroso da parte dell'autore istigare il lettore ad attivare i suoi neuroni senza servirgli su un piatto d'argento la pappa già fatta, tuttavia un eccesso in questa operazione può portare a una oscurità "supplementare" del contenuto, per così dire. Con cariño . Vale. Salud
  4. don Durito

    Su biccu/L'Angolo

    Posso dire un "Complimenti!" ritardatario ma molto sentito?
  5. don Durito

    Bartleby e compagnia di Enrique Vila Matas

    Enrique Vila-Matas, ottimo scrittore. Io però sono fermo a "Parigi non finisce mai". Se mai ricomincerò a leggere, sarà una delle mie prime letture.
  6. don Durito

    Una rosa

    Bello questo tuo flash su un'esistenza che sta appassendo (o almeno questo è ciò che crede la protagonista). Vi ravviso qualcosa del poème en prose, genere nobile (Baudelaire, Mallarmé, Rimbaud) oggi un po' appannato. Del resto, mi par di capire che le tue origini sono di poeta poetessa. Già all'incipit metti in chiaro le cose, fornendo la chiave di lettura di tutto il pezzo con un'immagine molto bella: Però, va bene la poesia, ma qui ce n'è troppa:
  7. don Durito

    Purismo letterario...si o no?

    Sì, proprio di quelli. Quelli che tu citi, a mio avviso, sono i contesti, o contenuti secondari, propri e specifici per ogni epoca. Ma credo che nessun scrittore si limiti a de-scrivere "di Internet, delle missioni spaziali, dell'attentato alle Twin Towers", ossia un contesto relativo all'epoca in cui vive o alla sua fantasia avveniristica, senza mettere in gioco, per così dire, i "soliti" grandi temi (o contenuti), amore, ecc., o anche malvagità (il Cattivo), bontà (il Buono), fedeltà, tradimento, ecc. (tanto per allargare la rosa tematica). Comunque, su buona parte di quello che dici sono d'accordo. Un'ultima cosa: a volte si dà importanza eccessiva ai "contenuti" anche perché la "famigerata" sinossi, cui di questi tempi viene conferita (dalle stesse CE) un'importanza eccessiva (prima non era così), ossia è diventata la conditio sine qua non per farsi .leggere dalle CE, lo impone, ma ciò è dovuto a ragioni utilitaristiche. E della sinossi la forma letteraria è la prima vittima.
  8. don Durito

    Purismo letterario...si o no?

    Perché nei commenti molti utenti basano in buona parte la loro analisi del testo sugli aspetti "tecnici" relativi alla corretta costruzione della frase, insistendo più sulla forma che sul contenuto? Se questo è il punto, direi che la ragione di tale priorità mi sembra concernere le basi della scrittura letteraria ("lebbasi", come direbbe un economista di mia conoscenza), perché da frasi formalmente corrette nascono immagini letterarie compiute e solide, che scorrono nella scrittura fino a renderla letteraria. Mentre da frasi zoppe sul piano sintattico-grammaticale vengono fuori immagini zoppe che invece di s- correre si trascinano penosamente. E in letteratura sono le immagini a fare la parte del leone. Anche perché, assumendo il fatto che la letteratura esista (almeno, mentre sul fatto che cosa essa sia scrittori e affini ne stanno discutendo da vari secoli senza esser pervenuti - almeno finora - a un punto di vista comune), nel corso dei secoli tutti, ossia tutti i contenuti sono stati espressi dal discorso letterario (del resto, non è un mistero che i grandi temi dell'esistenza siano compresi dalle dita d'una mano), mentre non è così per le immagini, cioè per la forma. Un contenuto (senso, significato, messaggio) lo puoi ripetere all'infinito solo e soltanto se gli conferisci una forma nuova o innovativa, mentre non vale il contrario.
  9. don Durito

    Nuova Santelli edizioni

    Perché la "nuova discussione" su questa CE non è stata ancora messa a punto?
  10. don Durito

    Cosa state leggendo?

    Cippi Martinelli, Eternamente straniero, sottotitolo: "Un medico napoletano nella Selva Lacandona" (BFS edizioni). Scritto bene. Lettura gradevole. @Rica , forse, piacerà
  11. don Durito

    Berta, il prato e la città

    Ciao @Rica, non capisco perché vorresti inserire nel racconto gesti d'accompagnamento o comunque teatralizzati ai fini della drammatizzazione del testo. La favola funziona (bene) già così, temo che s'appesantirebbe aggiungendovi didascalie teatrali, e che in ogni caso non si tratterebbe d'aggiunte, ma d'una vera e propria riscrittura in funzione rappresentativa. Ripeto, la favola scorre ottimamente come un fiume verso la foce dell'Evento, che è ben introdotto e le sue cause circostanziate. Qui il "dire" è importante più che in altri racconti, perché alla sua base c'è (e non potrebbe non esserci) l'elemento didattico che regge la narrazione. E direi che il massimo di resa di questa favola lo possa dare una sua lettura ad alta voce, per cui, volendo, la drammatizzazione si potrebbe spostare a quel livello, con calibrate modulazioni delle voci, perché io vedrei più voci che concorrono alla narrazione. Come esempio mi viene da portare la domanda Potrebbe essere formulata da una "voce fuori campo", come si dice a teatro, perché è una voce di raccordo, una domanda-pretesto la cui funzione è di fornire un assist alla narrazione. Un brano non capisco ? Invece in questo passo mi pare che il didatticismo sia eccessivo, e che la favola rischi di trasformarsi in una sorta di guida turistica Il testo, e qui concludo, è ricco d'immagini letterarie riuscitissime, in cui si avverte la zampata della scrittrice, come questa Hasta luego, profesora, y suerte
  12. don Durito

    [MI 121] Gennarino l'aporia

    @Edu, bel racconto (ma questo te l'hanno già detto), fai entrare fisicamente il lettore all'interno della narrazione, non lo lasci ai bordi costringendolo a sbirciare e origliare... però. quel "Volsi lo sguardo a destra e a sinistra", dài, molto letterario, ma poco adatto allo stile narrativo colloquiale della voce narrante. "Esse est percipi" (e quel che ne consegue) diceva il vescovo Berkeley più di tre secoli fa, e Gennarino è una sua vittima. Per riscattarlo, il Gennarì, ovvero perché si rimaterializzi anche con le tapparelle tirate giù, fagli leggere "Materialismo ed empiriocriticismo", si sa mai che si ravveda. Però il rischio è che ti scompaia da sotto il naso questo tuo racconto.
  13. don Durito

    [MI 121] Il caffè che non ti aspetti

    Gradevolissimo, @Poeta Zaza, il tuo cuentito, che riflette al meglio la tua indole creativa, almeno da quanto leggo di te in giro. Mi resta un dubbio (per dirlo à la Zaza): si tratta d'aforismi costruiti intorno a un racconto, o d'un racconto costruito attorno ad aforismi? Nell'attesa di scioglierlo, chapeau!
  14. don Durito

    Il gatto con le lentiggini

    in un racconto direi sia meglio (qui ho omesso il "che", ma questo non è un racconto ) non om ma "punteggiare" vuol dire mettere i punti, come nella punteggiatura. Mi sa che l'espressine "camminare sulle punte" non si possa sintetizzare
  15. don Durito

    Il gatto con le lentiggini

    @Emy, bello, veramente, la struttura iterativa, indovinatissima per questa favola surreale, e lo stile, molto appropriato. Sembra una "cosa" alla Queneau, del tipo OuLiPo. E l'autore che si rivolge al lettore, che gli dà consigli, che lo indirizza nelle azioni, ottima trovata che s'iscrive nel solco d'una tradizione letteraria di tutto rispetto Ti segnalo alcune frusaglie: drizzate, i due sostantivi sono femminili, o ancor meglio ritte, rizzate. io invertirei "ora è in piedi" per convincermi a... a fargli ti sei mangiata "sono" mi sfugge, ma tant'è I maledetti della notte, che al posto del determinativo metterei l'indeterminativo: "un muco giallastro", oppure il partitivo del ? elettrizzate "le orecchie e la coda drizzate" .. non riesco più a quotare, vabbe', ma son tutte piccolezze. Complimenti
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